Annalisa Bruchi

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È ora di ripartire

Capire l’economia per disegnare meglio il domani, per superare la crisi con consapevolezza. Il mercoledì in seconda serata su Rai2 Annalisa Bruchi conduce “Restart”, programma scritto dalla giornalista e da Alessandro Sortino. Nella squadra l’editorialista e scrittore Aldo Cazzullo

Annalisa Bruchi,2020

Partiamo dal titolo, perché “Restart”?

Perché siamo a una ripartenza, non dobbiamo stare fermi. Abbiamo capito che si deve convivere con questo virus, è vero che non mancheranno momenti in cui ci saranno delle strette, come adesso, però il Paese non si può fermare, cosa che dice anche il governo. Certo, dobbiamo prestare grande attenzione, ma sarà comunque una ripartenza, e vogliamo raccontare ai telespettatori come convivere con questa situazione che dovremo portarci dietro per buona parte del 2021.

Un racconto nel segno della concretezza…

Cercheremo di fare parlare la gente, gli imprenditori, se ripartiamo lo facciamo con il lavoro. Facendo parte dell’Europa abbiamo anche la grande opportunità di avere dei fondi, che noi monitoreremo. Tutti questi soldi da spendere possono segnare la ripartenza, l’occasione per fare davvero una politica industriale seria in questo Paese, con una progettualità di lungo periodo.

Raccontare e spiegare in modo semplice l’economia al pubblico televisivo: da dove si comincia?

Con un linguaggio semplice e diretto, spesso e volentieri vengono usate parolone per raccontare cose anche facili. A “Restart” cerchiamo di spiegare cose complicate con parole semplici. Quando noi parliamo di Recovery Plan, di Next Generation Ue, di Mef, non facciamo riferimento a cose che non ci riguardano, perché proprio dalle decisioni inerenti queste sigle arrivano i soldi in tasca agli italiani. Le persone stanno facendo un grande sforzo per cercare di capire tante cose, anche se le istituzioni, alle volte, ci mettono del loro per complicarle.

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N. 41 a pag.18

Alessandra Mastronardi

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Mi piacciono le sfide

© P.BRUNI

«Ho amato fare “L’Allieva” ed esserne spettatore per la sua semplice umanità, senza fronzoli, artifizi o drammi. Abbiamo provato a dare onestà ai personaggi, e credo che questo si veda» racconta al RadiocorriereTv Alessandra Mastronardi, la Alice più seguita della tv

Alice è cresciuta…

E non è più un’allieva. La terza stagione si apre con Alice che ha realizzato il suo sogno di diventare un medico legale e avere al suo fianco, nella vita come nella professione, il suo CC. La vedremo fare in conti con una rocambolesca, e per niente romantica, proposta di matrimonio. Queste nuove puntate saranno un cerchio che, in qualche modo, tenderà a chiudersi. Si sposeranno i nostri eroi? Non lo sappiamo, quello che è certo, però, è che il matrimonio diventa il suo incubo preferito, un sogno che non finisce mai bene. Sarà un segno? (ride). Il lavoro e la crescente autonomia la porteranno spesso a scontrarsi con Claudio, non più il suo maestro, né tantomeno il suo mentore, ma un collega, spesso rivale. Avrà un nuovo faro, la Suprema, che rappresenta chi vuole diventare AA, un miraggio che sarà il terzo incomodo nella sua relazione.

Donne in carriera da una parte, uomini che hanno paura di perdere prestigio dall’altra…

La Suprema ha un impatto freddo e distaccato con il mondo del lavoro, ha costruito intorno a sé una corazza perché, come ben sappiamo, il mondo della medicina legale è particolarmente maschile. Ci tengo però a ricordare che, in tre anni de “L’Allieva”, al nostro fianco ci sono state solo consulenti donne, e questo è meraviglioso. Tornando al personaggio interpretato dalla Liskova, il suo è un ruolo molto delicato, sarà lei a far capire a questa giovane professionista a quanto abbia rinunciato nella vita privata per fare carriera. Alice vorrebbe al contrario non rinunciare a una vita, a una famiglia e la troveremo spesso di fronte a un bivio, in un tentativo difficile di equilibrio tra le due parti di questa medaglia. È questa la sfida più grande di Alice, la stessa che abbiamo noi donne tutti i giorni: dimostrare che ce la possiamo fare, se ce lo consentono.

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Nicole Grimaudo

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La grande gioia di fare l’attrice

L’artista siciliana è tra i protagonisti della seconda stagione di “Nero a metà”, in onda con grande successo su Rai1: “scelgo solo ruoli che mi diano emozione. Mi innamoro di una storia alla prima lettura del copione”

New entry nella serie di Rai1, com’è stato interpretare l’agente di polizia Marta Moselli?

Tra i tanti ruoli fatti sino ad ora, vestire i panni di Marta è stato abbastanza complicato, perché non mi ero mai rapportata, in una serie o in un film, con la morte di un figlio. Raccontare un dolore di questo tipo, calarsi nella parte, da madre, è ancora più devastante. Cercare di individuare e intercettare quella che è la paura di ogni mamma e interpretarla è stato un lavoro squarciante, allo stesso tempo è stato anche il motivo che mi ha spinto a fare parte di questa squadra straordinaria. È stata una sfida entrare in un ruolo così tanto drammatico, senza diventare melensa o una macchietta, mantenendo credibilità, cercando di raccontare un dolore con tanta dignità.

Cosa significa vestire una divisa in una serie televisiva che raggiunge un pubblico così ampio?

Significa cercare di portare sempre più alto il nome di coloro che lo fanno realmente. È una responsabilità molto grande, per di più poliziotti e carabinieri sono molto attenti a come raccontiamo il loro mestiere.

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Valentina Romani

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La speranza di rinascere

La promettente e giovane attrice in “Mare fuori”, su Rai2 in sei puntate, interpreta Naditza, una zingara che vive di truffe e furti: “La sua caparbietà e la sua determinazione mi hanno affascinata – ci racconta – Questa serie è un messaggio di speranza dove i giovani parlano non solo ad altri giovani, ma anche ad un pubblico adulto”.

foto di Sabrina Cirillo

“Mare fuori” è un film di speranza?

Assolutamente sì e anche dal titolo si intuisce. Il mare è il simbolo della libertà, delle possibilità. Il mare è estate, è vacanza, speranza, vita.

Che tipo di verità state trasmettendo al pubblico con “Mare fuori”?

Sicuramente c’è la verità che parla della difficoltà dell’adolescenza. Una fase così delicata in cui ci si scopre, ci si avvia alla ricerca degli adulti che si vuole essere un domani. La verità che vogliamo comunicare è senza dubbio il fatto che il vero esempio dei giovani sono gli adulti e che chiunque può sbagliare, chiunque si può trovare in un momento difficile, non importa dove, ma contano gli esempi che abbiamo davanti. E poi, un tema ricorrente nella nostra storia, è l’allenamento alla responsabilità, che è una delle caratteristiche che cominci ad acquisire nella fase adolescenziale.

Naditza è un personaggio carico di energia, ma che lotta con un momento complesso dell’esistenza di ciascuno, l’adolescenza. Lei che adolescente è stata?

Io sono stata un’adolescente per alcune cose simile a lei. E’ stata difficile, perché anch’io ho assaporato passo passo la fase di transizione verso l’essere adulta. E’ stata un’adolescenza piena di energie e libera, e di questo devo ringraziare i miei genitori che mi hanno lasciato la possibilità di scegliere, una fase di scoperta. E’ stata anche un’adolescenza un po’ diversa, perché ho iniziato a lavorare subito e non ho seguito un percorso universitario. Ma quello che mi sono ripromessa di fare è restare Valentina, che conta sui valori e sui rapporti che si sono costruiti nel tempo.

Come si è sentita nell’interpretare Naditza, cosa ha trovato nel personaggio, e in qualche luogo profondo dell’anima le assomiglia?

Sicuramente mi ha colpito la  sua caparbietà, la sua determinazione. Cose che mi hanno sorpreso e affascinato sin dalla prima fase di lettura. Nonostante “Mare fuori” sia un messaggio di speranza, è anche il racconto delle vite difficili. La sua energia è stata un’altra caratteristica che mi ha affascinato. Tutte caratteristiche che mi hanno obbligata a guardarmi indietro e a pormi delle domande: ma io ero così determinata quando ero adolescente? La risposta credo che sia sì. In questa lunga introspezione che ho fatto nella preparazione del personaggio, mi sono trovata simile a lei in alcune cose. D’altra parte, una bambina che va dai genitori a cinque anni e dice “voglio fare l’attrice”, è un po’ una cosa strana e io ho insistito e perseverato su questo desiderio.

La giovane rom che interpreta ha preferito il carcere alla famiglia. Quanto coraggio ha avuto?

Tanto. Questa è un’altra caratteristica che mi ha accecato di lei. E’ una adolescente molto coraggiosa. Sicuramente la sua è stata una forma di tutela e questo richiede molto coraggio. La famiglia dovrebbe essere il porto più sicuro nella vita, ma non per lei. Allora si cerca un approdo e il suo è il mare fuori.

Quanto incidono le scelte sbagliate nella vita?

Credo abbastanza, però sono indispensabili, perché le scelte sbagliate che facciamo servono ad imparare. Anch’io ho fatto molti errori, ma ad oggi mi rendo conto che, se alcune cose non le avessi sbagliate, non le avrei capite o non le avrei capite al momento giusto. L’errore credo sia sano, umano e non si può evitare.

C’è sempre la speranza di rinascere e di correggere gli errori del passato?

Assolutamente sì. E’ proprio da un momento di difficoltà, come la fase dell’adolescenza o dalle brutture della vita che nasce la bellezza, l’arricchimento.

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Chiara Ferragni

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La Tv racconta la favola Ferragni

Un’intera serata dedicata alla fashion influencer più potente e famosa del mondo. Il 5 ottobre, in prima visione assoluta, Rai2 trasmette il film “Unposted” di Elisa Amoruso seguito dall’intervista esclusiva di Simona Ventura

Ha solo trentatré anni e la sua fama la precede in ogni angolo del mondo grazie a una platea di oltre 21 milioni di follower su Instagram. Chiara Ferragni, nata a Crema nel 1987, ha creato dal nulla un impero, diventando in dieci anni un’imprenditrice digitale di successo globale e, secondo la rivista statunitense Forbes, l’influencer di moda più potente del mondo. Una favola moderna 2.0 quella della bionda Chiara, mamma di Leone e moglie del cantante Fedez, diventata in pochissimo tempo un’icona di stile, di eleganza e di vita. Come una Re Mida dei giorni nostri, Chiara porta al successo ogni iniziativa che sposa, ultima in ordine di tempo l’interpretazione, insieme a Baby K, del brano “Non mi basta più”, popolarissimo nei mesi estivi e che ha ottenuto il doppio disco di platino. Al “Fenomeno Ferragni” Rai2 dedica l’intera serata del 5 ottobre, per fare conoscere al pubblico televisivo uno dei volti più rappresentativi del made in Italy di oggi e probabilmente di domani. Alle 21.20 la rete trasmette il film “Unposted” coprodotto da Rai Cinema, accolto con grande favore lo scorso anno a Venezia, e l’intervista realizzata da Simona Ventura nei giorni scorsi al Museo delle Arti del XXI secolo di Roma. “Chiara Ferragni è riconosciuta universalmente come un fenomeno italiano, ci piaceva l’idea di trasformarla in un evento per farla conoscere meglio nella televisione generalista” dice il direttore di Rai2, Ludovico Di Meo. “Quando mi hanno proposto questa intervista mi è piaciuta subito – afferma Simona Ventura – io e Chiara abbiamo tante cose in comune, siamo nate in provincia, abbiamo fatto della nostra passione una cifra nel lavoro, abbiamo creato qualcosa nella comunicazione.

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Elisa Isoardi

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Ballo per conoscere meglio me stessa

La popolare conduttrice scende in pista ogni sabato sera nel programma di Milly Carlucci: “Danzare mi stupisce ogni giorno di più”

Come è entrata a fare parte del cast di “Ballando con le Stelle”?

È nato tutto lo scorso anno, quando sono andata ospite come ballerina per una notte danzando un charleston su una coreografia di Samuel Peron. Provai solo un paio d’ore e andò bene, il pubblico e i giurati gradirono. E così Milly mi ha proposto di partecipare, una cosa che il mio cervello non poteva concepire (sorride). Pensare di ballare in uno dei pochi talent veri della televisione non faceva parte dei miei progetti. Ma Milly è stupenda, è andata bene e ho accettato.

In queste settimane non ha mai pensato “ma chi me l’ha fatto fare”?

Non per la fatica, ma per il mio approccio all’insegnamento del ballo. Mi dicono di contare…un, due, tre…  e così a volte mi chiedo chi me l’abbia fatto fare (sorride). Scherzi a parte, quando mi riguardo sullo schermo, mi chiedo: chi è quella lì che balla? Perché “quella lì che balla” non è che la conosco poi così bene. Ho sempre visto il mio fisico con molto rispetto, ma non pensavo a certe sue potenzialità, a dove potesse arrivare. Ora ho consapevolezza: il ballo mi sta aiutando a conoscermi meglio.

In gara l’abbiamo vista scendere in pista anche da sola…

Nella seconda puntata (per il ricovero del maestro Raimondo Todaro). Anche quella è stata un’esperienza importante, che mi ha fatto ripensare a mia nonna, che affrontò periodi di difficoltà familiari prendendo in mano la situazione. Lei era l’economa di casa, era parsimoniosa, e mandò avanti la famiglia. Non ho fatto altro che quello che facevano le donne di una volta, con un po’ di coraggio. Niente di straordinario.

Ci racconta l’emozione del primo ballo in diretta?

Enorme, perché avevo tanta paura di fare qualcosa che fosse azzardato. Non sono molto “leggera”, non parlo del peso, ma del movimento. Ma quando si accendono le luci si allinea tutto alla perfezione. “Ballando” è un programma magico.

Con Raimondo Todaro è stato feeling al primo incontro?

Lo conoscevo già da prima, veniva spesso ospite nei miei programmi. Ci sono stima e affetto reciproci e questo è la base. Con il ballo, espressione corporea che fa uscire anche le cose più nascoste, ci stiamo conoscendo ancora meglio.  “Ballando” è un percorso vero, di vita.

Qual è stato il primo consiglio del suo maestro?

Di lavorare sul portamento, quello che una ragazza che ha fatto sempre ciclismo e sport maschili non aveva, o comunque aveva poco. Raimondo dice che in me è naturale, bisogna tirarlo fuori e lo stiamo facendo.

Che rapporto aveva con il ballo prima di questa esperienza?

Lo guardavo e basta (sorride).

Non andava a ballare nemmeno da ragazzina con gli amici?

Sono venuta a Roma a 16 anni, ho saltato quel periodo bellissimo che sto recuperando oggi con una consapevolezza diversa.

Elisa è contenta…

È bello farsi coccolare dopo 20 anni di conduzione, ed è bello farlo fare da Milly. Sto dando tutta me stessa e i risultati arrivano.

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Monica Maggioni

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Il racconto dei fatti in una chiave diversa

Una conversazione informale con un personaggio della vita pubblica lungo una strada cittadina, un approfondimento documentaristico, un confronto in studio tra due visioni diverse del mondo. Da lunedì 5 ottobre in seconda serata Monica Maggioni torna su Rai1

Il programma della seconda serata del lunedì di Rai1 torna in onda con una veste nuova, un format inedito e uno studio ispirato a “Dogville” di Lars von Trier. “Uno studio è sempre un luogo piccolo che però viene attraversato dal mondo e che tenta di raccontare quello che accade fuori nel mondo, anche noi cercheremo di fare questa cosa” afferma Monica Maggioni, conduttrice e autrice di “Settestorie”, appuntamento che definisce “un viaggio attraverso dei modi diversi di raccontare”. Nel programma, dice la giornalista al RadiocorriereTv, “ci sarà un’intervista iniziale che non è un’intervista, ma una conversazione, proprio perché cerchiamo di entrare con le persone in una dimensione per la quale si raccontino un po’ di più di quello che fanno di solito. Ci sarà quindi un reportage immersivo che ci porterà dentro, in profondità nella realtà, e ci sarà un confronto tra due persone e due visioni del mondo per capire, senza pregiudizi, quali sono le opinioni che si confrontano là fuori”. 

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È SEMPRE MEZZOGIORNO

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Con Antonella, come a casa

Lunedì 28 settembre alle 12 debutta su Rai1 il nuovo programma quotidiano che accompagna i telespettatori fino all’ora di pranzo. La cucina e l’attualità, il gioco e il sorriso. La conduttrice al RadiocorriereTv: “Il mio intento è quello di fare compagnia alla gente, con la mia serenità e anche un forte senso di gentilezza e di empatia nei confronti del pubblico”

Il mezzogiorno di Rai1 è stato per tanti anni la sua casa, come si appresta a vivere questo ritorno?

Con grande emozione e con la consapevolezza che le cose sono diverse, che viviamo in un momento totalmente nuovo, che la vita è sicuramente cambiata, non solo la mia ma quella di tante persone. Voglio portare nelle case la mia serenità e anche un forte senso di gentilezza, di empatia nei confronti del pubblico, per raccontare, giocare, ascoltare, sentire le persone al telefono.

Ad attenderla, a braccia aperte, ci sono tanti telespettatori…

Sono molto contenta di ritornare al mio posto, anche se quella di tornare a mezzogiorno, come ho detto tante volte, non è stata una mia scelta, ma la concomitanza di scelte del direttore, che voleva già fare, e di una mia volontà di tornare in onda con una piccola cosa. Poi, forse, le piccole cose non sono nel mio karma e quindi mi è stato chiesto di tornare al mio posto. Così ho pensato, proviamo quest’anno e poi faremo una valutazione. Penso di essere una professionista e come tale mi metto a disposizione in un momento in cui tornare ha tanti significati. Il mio intento è quello di fare compagnia alla gente, e questa è la cosa più importante.

Il pubblico si aspetta di trovare un’Antonella rigenerata anche da una nuova esperienza di vita, dalla campagna, da un lungo periodo di assenza dallo schermo. Chi è Antonella oggi?

Quella di sempre con una maggiore semplicità, ho scoperto anche la passione per la campagna, cosa che non avevo mai considerato. Porto in studio un po’ del mio mondo, al di là di quello del bosco, della natura che abbiamo capito quanto ci è mancata durante il lockdown, quando chi aveva un balcone l’ha rivalutato come se fosse una foresta. Credo che la cosa più importante sia il senso del piccolo paese, della provincia, che è da sempre stata una delle mie manie. Nel programma di mezzogiorno per anni ho pensato a questo, anche scegliendo le ricette, a chi torna a casa per il pranzo dal lavoro, cosa che capita maggiormente in provincia. A Milano, come in ogni altra grande città in cui i ritmi sono frenetici, è difficile che qualcuno all’ora di pranzo si metta davanti alla tv. Viceversa, dove abitavo io, a Legnano, o dove vivo ora, ad Arquata Scrivia, nella val Borbera a metà tra l’appennino piemontese e quello ligure, c’è chi torna a casa a pranzo, un po’ come succedeva nella mia famiglia. Mio papà aveva un colorificio, tornava a casa e accendeva la televisione.

Come sarà il programma?

Ho una scenografia in cui i divani sono sostituiti dalla mia cucina, sullo sfondo c’è un grande led che trasmette realmente le immagini del bosco che circonda la mia casa. Così vedremo in diretta se pioverà, se nevicherà. Non è giusto avere immagini edulcorate e finte di un bosco che non esiste, anche perché a dicembre la vegetazione è molto diversa da quella di settembre. Vogliamo osservare il susseguirsi delle stagioni, la caduta delle foglie a ottobre, il rosso del castagno, via via che cambierà il tempo avremo un bosco diverso. Davanti al led c’è una grande vetrata dalla quale si ha accesso allo studio, lì ci sono gli elementi scenografici del bosco: alberi fatati, altalene, gli animali ricostruiti.

E una volta all’interno?

Ci sono la grande cucina e l’angolo delle nonne. Sì, proprio delle nonne che parlano, cuciono, leggono, discutono, come se fossero in una sorta di veranda. Con me ci saranno anche una zia, la zia Cristina, che cucinerà il piatto del giorno.

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N. 39 a pag.8

LE STELLE DI BALLANDO

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Voglio mostrare la mia anima

L’attore Gilles Rocca tra i concorrenti del programma di Milly Carlucci: «Ballare è qualcosa di unico»

Ci racconta il suo incontro con Milly?

Mi è arrivata una telefonata di Ballandi (società che co-produce il programma) mentre ero in viaggio verso Milano e mi è stato detto che Milly mi voleva incontrare per “Ballando con le stelle”. Il giorno dopo ci siamo visti e abbiamo parlato di tutto.  Dopo un paio d’ore c’era già il contratto sul tavolo del mio agente.

Cosa l’ha convinta a decidere di scendere in pista?

È stato tutto molto rapido e ovviamente non ho esitato un istante. Sapere che Milly Carlucci vuole che tu faccia il suo programma e ti prende con questa velocità… Facendo l’attore sono abituato a fare i provini e attendere un po’ di tempo le risposte, un’attesa piena di ansia. È stato un colpo di fulmine! Io sono cresciuto con i programmai di Milly Carlucci e Fabrizio Frizzi, da bambino guardavo “Scommettiamo Che?”, una delle poche trasmissioni che mia mamma mi faceva seguire fino a tardi, anche quando dovevo andare a scuola. Lavorare con Milly è davvero un sogno che si realizza.

Ci racconta l’emozione del primo ballo in diretta?

Pensavo che avrei avuto molta ma molta più paura, perché la danza è un territorio che non mi appartiene. Facendo l’attore i debutti a teatro o al cinema mi sono più familiari, in realtà avevo una sana grinta e tanta adrenalina unite a una grande voglia di ballare. È stato un esordio carico, atteso, per di più siamo stati gli ultimi a esibirci e, non sapendo a che punto del programma saremmo dovuti andare in scena, io e Lucrezia (Lando) ci siamo riscaldati per tutta la trasmissione. Ho la fortuna di avere una maestra meravigliosa, sia a livello tecnico che umano, di dolcezza, sono felice di essere in coppia con lei. Ci siamo conosciuti prima del lockdown e abbiamo fatto un solo giorno di prove, poi, purtroppo si è fermato tutto. Abbiamo sempre continuato a sentirci, a chiamarci, instaurando un rapporto di simbiosi, cosa che il ballo richiede.

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N. 39 a pag.26

Edoardo Ferrario

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Paese reale

Il comedian romano è tornato in esclusiva con otto puntate su RaiPlay, in un talk show irriverente e originale, nel quale interpreta il conduttore e gli ospiti raccontando vizi, virtù e contraddizioni dell’italiano medio: “Amo la comicità e osservo molto le persone – ci spiega – Il nostro è un Paese schiacciato tra due generazioni. Ai millennials bisogna parlare con sincerità”.

Com’è possibile avere successo interrogando su tutto, ma non rispondendo a niente?

Il clame del programma, che ha citato, è provocatorio. “Paese reale” è la parodia di un talk show nel quale interpreto il conduttore e tutti i personaggi che sono chiamati ad intervenire in studio in collegamento. Amo molto i talk show dove la forma è uguale, ma la declinazione diversa. Ci sono alcuni nei quali la notizia viene approfondita, ci sono molti altri nei quali, dopo due ore di chiacchiere, ci si interroga su da dove si era partiti. Il conduttore, in questo caso, è molto narciso e moralista, oltre che libertino quando deve chiamare l’applauso e afferma proprio che questo è il primo talk show dove regnano le opinioni e ai fatti finalmente diciamo un secco “no grazie”. E’ un talk show nel quale le opinioni sono il panettone e i fatti sono i canditi che fanno schifo a tutti. Che non si centri mai il fatto, per lui non è mai un problema.

Come nascono i personaggi ospiti del suo show e che lei stesso interpreta?

A me piace la comicità osservazionale e mi piace lo studio sul personaggio. Ho interpretato personaggi come un secessionista che è deluso dai secessionisti precedenti e che ha dichiarato, la piazza dove vive, uno stato autonomo. C’è un commerciante di calzature che ha dichiarato guerra, nel suo piccolo negozio, alla Silicon Valley e all’e-commerce che gli hanno tolto il lavoro. C’è un radical chic che dal tetto della sua terrazza loda i giovani resilienti e c’è poi un giovane che è dovuto andare a Londra per lavoro e che si chiede cosa possa essere la resilienza. Tutti descrivono in qualche modo la società italiana in questo momento storico.

Osserva molto le persone?

E’ la mia passione. Sono un grande osservatore, amo molto la comicità che si basa sul personaggio come quella di Carlo Verdone, Corrado Guzzanti, Antonio Albanese e di tutti i comici che facevano personaggi. Diciamo che sono il genere di persona che ascolta le conversazioni ai tavoli al ristorante.

Cos’è per lei il tanto evocato “paese reale”?

E’ un’espressione molto ambigua, di gergo giornalistico e molto spesso nei talk show, nel momento in cui si accenna a un’idea progressista, c’è sempre il conduttore che dice “sì bellissimo, ma adesso andiamo a sentire cosa ne pensa il paese reale”. Però magari il paese reale è lo stesso che ha lanciato l’idea progressista. Tutto sommato è la descrizione che la televisione dà del Paese. Io al momento credo che l’Italia sia un Paese con una società piuttosto confusa e in crisi di identità. Mi sembra di vedere un Paese nel quale ci sono generazioni che hanno vissuto il periodo più prospero della nostra storia e che non vogliono rinunciare ai propri agi, facendo finta che il mondo non sia cambiato. Dall’altra parte ci sono dei giovani ai quali l’unica speranza che è rimasta in Italia è quella di internet, che può offrire ancora delle possibilità ai giovani, altrimenti devono andare ad inseguire i propri sogni all’estero. L’Italia, anziché investire sui giovani, chiede loro di essere resilienti quando invece vorrebbero progetti su cui lavorare.

Un vizio, una virtù e una contraddizione dell’italiano medio…

Il vizio è quello di non essere mai autocritici. Una virtù è quella di saper aiutare. Una contraddizione sta nel fatto che non riesca mai a conciliare il suo principale vizio con la principale virtù.

Quali invece i pregi e i peggiori vizi dei presentatori dei talk show di oggi?

I pregi li hanno quelli bravi, con la capacità di saper approfondire la notizia e di saper essere sempre puntuali e obiettivi nella descrizione della puntata. Il vizio nel quale molti cadono è purtroppo quello del narcisismo. Infatti molto spesso il talk show diventa il teatro che il conduttore utilizza come palcoscenico.

Come definisce il suo racconto dell’Italia?

E’ un Paese schiacciato tra due generazioni.

Chi è Edoardo Ferrario in “Paese reale”?

Io non faccio parte di quei comici che vogliono insegnare al pubblico qualcosa. Non mi piacciono i comici realisti. Non amo la satira politica in questo momento storico, perché penso che i politici non siano mai stati così limpidi, nel senso che non hanno nessun problema a dire che affermano una cosa e poi hanno cambiato idea dopo tre giorni per mero opportunismo. Peraltro, oggi i politici utilizzano moltissimo la comicità a proprio vantaggio e pagano dei social media manager per realizzare dei meme su di loro, per renderli più simpatici agli occhi dell’elettorato. Credo che Edoardo Ferrario in “Paese reale” sia un comico che fa satira sugli elettori che preferisco di gran lunga rispetto alla satira sui politici.

Continua a leggere sul RadiocorriereTv N. 39 a pag.22