La Fabbrica del Mondo

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Una serie originale in tre puntate, ideata e condotta da Marco Paolini e dallo scienziato evoluzionista Telmo Pievani, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica. Domande, storie, testimonianze per raccontare il nostro il nostro presente e temi come l’energia, la crisi ambientale, il saccheggio delle risorse naturali e il cambiamento climatico, l’evoluzione della specie e delle tecnologie. Sabato 8 gennaio alle 21.45 su Rai3

Rifare le cose con le parole è un’impresa. Marco Paolini ci prova ancora una volta, per raccontare non il passato, ma il presente del nostro pianeta, con una serie originale in tre puntate: La Fabbrica del Mondo, in onda da sabato 8 gennaio in prima serata su Rai3.
La trasmissione, ideata e condotta assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani, unisce la narrazione teatrale con il pubblico presente, alla divulgazione scientifica, al racconto cinematografico, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza, dell’economia, della letteratura che denunciano il disastro verso il quale siamo lanciati, restando però inascoltate.
Partendo dai temi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, Paolini e Pievani snodano la narrazione come fosse la costruzione di una cattedrale che non saremo noi a vedere, ma i nostri pronipoti.
Che cosa fece Gaudì con la Sagrada Familia? Sapeva che le dimensioni dell’impresa andavano oltre la sua vita. Quel che conta è che, anche se non ha finito, è riuscito a farne vedere il disegno.
Il racconto si svolge all’interno una grande fabbrica, stratificata per epoca e mutamenti, un luogo che diventa metafora di un mondo che fabbrica sé stesso.
Paolini e Pievani partono dalla nascita del pensiero ecologico e indagano il confine tra naturale e artificiale – una distinzione che oggi non regge più perché l’incontaminato è un mito – per parlare di un pianeta dove nel 2020 il peso di ciò che l’uomo nel tempo ha costruito ha superato quello della biomassa, di tutte le forme di vita.
Il dialogo tra Paolini e Pievani si arricchisce di incontri con grandi pensatori, noti o meno conosciuti, con i quali dare forma con le parole alla “cattedrale”: scrittori come Noam Chomsky, Andri Snaer Magnason e Daniele Zovi, saggisti come David Quammen e Loretta Napoleoni, scienziati come Naomi Oreskes, Barbara Mazzolai, Laura Airoldi e Mariella Rasotto, economisti come Mariana Mazzucato, giornalisti come Paolo Capelli, esploratori come Alex Bellini.
La Fabbrica si dilata, uscendo dalle mura dell’enorme costruzione: gli incontri avvengono in luoghi simbolo del disastro a cui andiamo incontro come l’altopiano di Asiago, dove nel 2019 la tempesta Vaia ha abbattuto un milione di alberi in pochissimi minuti, un disastro naturale che si origina da un errore umano, o in riva al mare, nel golfo di Trieste sferzato dalle raffiche di un giorno di bora.
La Fabbrica del Mondo, che per millenni ha garantito la sopravvivenza dell’essere umano, ora si è inceppata, tocca fare una gran manutenzione per ripararla, per salvare quel presente che lentamente si disfà sotto i nostri occhi e immaginare un’idea di futuro che non sia la ripetizione del presente. 
E allora il racconto si snoda anche attraverso incontri surreali come quello con Noè, il manutentore senza età della Fabbrica del Mondo che vive da sempre nei suoi sotterranei accostando conoscenza umana nelle sue varie forme.  Noè è il burbero attuatore degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, accompagnato da Gaia, altro personaggio fantastico che lo richiama ai suoi doveri e lo spinge a buttare il cuore oltre l’ostacolo.
Il racconto è scandito anche da momenti di teatro con i corvi “meccatronici” di Marta Cuscunà che, come un coro nel teatro greco, osservano e commentano.
Domande, storie, testimonianze per raccontare il mondo contemporaneo su temi come l’energia, la crisi ambientale, il saccheggio delle risorse naturali e il cambiamento climatico, l’evoluzione della specie e delle tecnologie. Fili e trame per comprendere quanto siano strettamente correlate l’immagine della foresta amazzonica depredata e quella di una vita umana appesa a un respiratore di una moderna terapia intensiva.

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Bravi, sconosciuti e uguali

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TALI E QUALI

Sull’onda del successo di “Tale e Quale Show” edizione 2021, al via sabato 8 gennaio in prima serata su Rai1 il varietà condotto da Carlo Conti che vedrà sul palco 42 specialissimi “non professionisti”. In giuria Loretta Goggi, Giorgio Panariello e Cristiano Malgioglio

Prende il via sabato 8 gennaio in prima serata “Tali e Quali”, il varietà di Rai1 che nel corso di quattro puntate darà spazio a straordinari artisti ‘non professionisti’, che si sono proposti nei mesi scorsi sul sito o alla redazione del programma, e sono stati scelti per il loro essere identici in tutto e per tutto ai personaggi musicali che interpretano. Padrone di casa, come sempre, Carlo Conti. Il nuovo anno inizia con un programma che, sulla scia del grande successo di pubblico e di social di “Tale e Quale Show” 2021, darà spazio ad Artisti bravissimi quanto sconosciuti, persone comuni ma vere eccellenze, che vivranno l’emozione di calcare lo stesso palcoscenico dei “Big” che li hanno preceduti, di presentarsi davanti alla stessa giuria (Loretta Goggi, Giorgio Panariello, Cristiano Malgioglio e un quarto giudice a sorpresa) e di affrontare lo stesso meccanismo di voto. Dagli studi televisivi ‘Fabrizio Frizzi’ di Roma, si potrà vedere una parrucchiera “che è” Mina o un geometra “Tale e Quale” a Vasco Rossi, e poi idraulici, professoresse, camerieri, infermiere, baristi… e anche “cover band” di studenti identici ai Beatles o agli Abba. Tutti loro, straordinariamente e incredibilmente uguali ai propri beniamini, racconteranno le loro storie e proporranno le loro passioni, la loro gioia, la loro musica e la loro bravura sul palco, rigorosamente dal vivo. Ascoltati e applauditi dagli ospiti musicali e dal pubblico presenti in studio. 42 esibizioni sorprendenti in 4 puntate. Tutti i protagonisti, oltre alla grande trepidazione della loro “prima volta”, proveranno anche il brivido di essere seguiti dal team di grandi professionisti di “Tale e Quale Show”: dai costumisti ai coreografi, dai truccatori ai parrucchieri, così come i “vocal coach” Maria Grazia Fontana, Dada Loi, Matteo Becucci e Antonio Mezzancella e la “actor coach” Emanuela Aureli. Gli arrangiamenti sono curati dal maestro Pinuccio Pirazzoli, le coreografie sono di Fabrizio Mainini, la scenografia di Riccardo Bocchini, i costumi di Simonetta Innocenti, la regia di Maurizio Pagnussat.

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NON MI LASCIARE

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Al via su Rai1 lunedì 10 gennaio in prima serata la serie thriller in otto episodi con Vittoria Puccini, Alessandro Roia e Sara Felberbaum. Una storia tesa e realistica, che ha al suo centro il tema mai così attuale dei reati informatici e dei crimini contro l’infanzia. Un poliziesco che porta i protagonisti dalle calli e dai canali di Venezia fino alle nebbie del Polesine e che terrà lo spettatore incollato alla poltrona. La regia è affidata a Ciro Visco.

Tra le profondità buie del deep web e la superficie dell’acqua della laguna, la serie scava negli abissi dell’animo umano unendo al mistero e all’azione l’indagine psicologica. “Non mi lasciare”, diretta da Ciro Visco,  è una storia che ha al suo centro le emozioni, perché per combattere il più odioso dei crimini, quello contro bambini innocenti, c’è bisogno di amore, di cura, di fiducia. A prendere il pubblico per mano in questa storia ricca di colpi di scena, è il vicequestore Elena Zonin (Vittoria Puccini), una poliziotta che dietro l’ossessione per il suo lavoro nasconde un passato doloroso. Elena si ritroverà a dare la caccia a una pericolosa rete di criminali che adesca bambini in condizioni svantaggiate e li vende all’asta sul web. In questo viaggio presto capirà che i suoi nemici sono molto più potenti di quello che credeva. E che, per riuscire a portare un po’ di luce nell’oscurità, dovrà prima salvare se stessa. Elena vive e lavora a Roma, dove si occupa di crimini informatici e dà la caccia a una rete di pedofili responsabile del rapimento e della vendita sul web di minori. Quando viene ritrovato nella laguna di Venezia il corpo senza vita di un bambino, indaga subito sul caso, convinta che sia riconducibile alla più vasta inchiesta alla quale si dedica da anni. Per lei andare a Venezia significa anche tornare a casa, perché è da lì che è andata via misteriosamente vent’anni prima. Qui ritrova Daniele (Alessandro Roia), il suo grande amore di allora, ora diventato poliziotto come lei, e Giulia (Sarah Felberbaum), la moglie di Daniele, che un tempo era la sua migliore amica. Tra i tre si ricostruisce, passo dopo passo, lo stesso legame forte e caldo di una volta, ma con la malinconia del tempo passato, delle occasioni perdute e dei segreti inconfessabili che riguardano quei vent’anni che Elena ha trascorso lontana da loro. La protagonista si ritroverà stretta tra i ricordi e i luoghi della sua giovinezza, proprio mentre l’indagine porterà i poliziotti a scoperchiare un caso complesso e articolato. Un caso che finirà per coinvolgere nemici influenti e insospettabili, ponendo Elena e Daniele nell’occhio del ciclone di una missione senza precedenti e che metterà a repentaglio la loro stessa vita.

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Il bambino 23: la storia e i sogni di Brando

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RAI LIBRI

È il romanzo d’esordio di Stefano Buttafuoco, giornalista Rai. Un libro crudo, capace di parlare al cuore del lettore senza tanti filtri. Un’autobiografia spietata in cui l’autore, partendo dalla malattia del figlio affetto da una sindrome genetica rara, parla di una famiglia che prova con forza e orgoglio a ritrovare il suo equilibrio, del suo rapporto con la fede e delle sue due grandi passioni che gli hanno dato la forza di andare avanti: l’amore per il suo lavoro da inviato e il pugilato, lo sport che più di altri incarna i valori della resilienza e dello spirito di sacrificio

Nel mondo, sono soltanto ventitré i casi di una particolare variante della Sin- drome di West riconducibile a una rarissima mutazione genetica: bambini innocenti colpiti dalla crudeltà del caso, da un destino che non guarda in faccia nessuno. Assieme a loro, ventitré famiglie a cui viene stravolta la vita e che vengono gettate nel baratro, senza preavviso, senza aver preparato lo straccio di un bagaglio per un viaggio verso una meta sconosciuta. Lungo il quale, di certo, non ti godrai il percorso. “Ventitré casi in tutto il mondo rappresentano un numero troppo esiguo per sperare nella scienza – afferma Stefano Buttafuoco, giornalista della Rai e autore de “Il bambino 23”, romanzo in cui racconta la vicenda di suo figlio Brando – nessuno si prenderà mai la briga di investire un solo euro o mezzo dollaro per trovare una soluzione. Fino al ventiduesimo caso, di questa variante aggressiva della Sindrome di West non sapevo praticamente nulla: quasi ne ignoravo l’esistenza, derubricandola men- talmente a umana compassione verso un problema altrui. Il ventitreesimo, invece, mi ha aperto gli occhi sull’abisso e adesso conosco tutto di questa maledetta disabilità infantile. Perché il bambino numero ventitré è Brando: mio figlio”. Il messaggio del volume, edito da Rai Libri, è forte e netto ed è quello di non mollare mai, anche quando tutto sembra perso, perché la vita è un viaggio a ostacoli che vale sempre la pena affrontare con entusiasmo e coraggio.

Che cosa racconta “Il bambino 23”?

È un libro scritto in maniera diretta, senza convenevoli, parla della mia vita che è cambiata dopo l’avvento del secondo figlio, Brando, affetto da una mutazione genetica rara, ma è anche la storia di una famiglia che cerca con forza di ritrovare il proprio equilibrio.

Un racconto che prevede chiavi di lettura differenti…

I temi trattati sono tanti, la fede, la paura e anche i valori a cui mi sono aggrappato per andare avanti, anche nei momenti più difficili. In particolare, la passione per la mia professione di inviato e poi la boxe, il pugilato, lo sport che più di altri incarna i valori della resilienza e il sacrificio.

Qual è il messaggio che vuole dare ai lettori?

Il messaggio è chiaro, la vita va vissuta comunque in ogni momento, anche se tutto sembra remare contro, perché è un bellissimo viaggio a ostacoli che vale sempre la pena di affrontare con entusiasmo e con il sorriso.

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… ma quando c’è l’amore…

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UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA

Un rapporto intenso e appassionato tra due giovani rischia di naufragare per qualche “segreto” di troppo. Perché Adalberto è un licantropo e Luna è umana. Cristiano Caccamo ed Emanuela Rei sono tra i protagonisti della commedia diretta da Volfango De Biasi, nelle sale italiane da giovedì scorso. Il RadiocorriereTv ha intervistato i due attori. Nel cast anche Massimo Ghini, Lucia Ocone, Lillo, Ilaria Spada, Paolo Calabresi

Ci presentate Luna e Adalberto?

EMANUELA: Luna è una ragazza solare, innamoratissima del suo Adalberto e ricambiata. Ma una volta rimasta incinta deve conoscere i genitori del fidanzato, che sono un po’ particolari (sorride). L’occasione farà venire a galla numerosi altarini e si scoprirà che anche lei ha detto qualche bugia…

CRISTIANO: Quando scopre che Luna è incinta, Adalberto, nato da una coppia di mostri, si trova in grande difficoltà. L’unica possibilità che ha per sapere se il figlio nascerà come lui, o umano come Luna, ignara di tutto, è andare a casa dei genitori per consultare lo specchio magico…

La commedia, il grottesco, un film divertente con un cast d’eccezione, come è andata?

EMANUELA: Una bellissima esperienza, anche perché amo la commedia, la comicità. Sono contenta di avere ritrovato Cristiano, con il quale avevo girato una serie per ragazzi una decina di anni fa, altrettanto contenta di avere lavorato con un cast di grandi attori come Lillo, Lucia Ocone, Massimo Ghini, Paolo Calabresi, Ilaria Spada, persone splendide con un umorismo pazzesco che mi hanno aiutato tantissimo.

CRISTIANO: Mi sono trovato molto bene. Di commedia horror in Italia non se ne fa tantissima, le dinamiche sono quelle familiari che qui vengono portate all’estremo. Quasi tutti in famiglia si ritrovano una mamma gelosa e uno zio un po’ strano (sorride).

Una commedia che gioca sulle nostre imperfezioni, sulle differenze…

EMANUELA: Sulle mostruosità di ognuno di noi (sorride).

CRISTIANO: Sulle differenze e sulla loro accettazione. Il mio personaggio voleva stare lontano dalla sua famiglia, poi deve accettarla, ma i mostri in realtà chi sono? I genitori di Adalberto, quelli di Luna?

EMANUELA: In fondo in fondo, dentro ognuno di noi c’è un po’ di mostruosità. C’è chi la conosce e la tiene a bada e chi non ci riesce. Credo sia giusto lavorare prima su di noi e poi puntare il dito contro gli altri. Penso sia una morale importante.

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Cartoons on the Bay in multipiattaforma

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Dal 3 all’8 dicembre la 25esima edizione del Festival internazionale dell’animazione crossmediale e della tv dei ragazzi, promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com. Digital, Live & Hibrid, tre anime per essere in linea con un mondo in evoluzione

Ci siamo. Pochi giorni ancora e “Cartoons on the Bay” aprirà i battenti con la sua 25esima edizione. In attesa del 2022, quando il Festival tornerà in presenza in Abruzzo, Rai e Rai Com hanno presentato il ricchissimo calendario dell’edizione prossima al taglio del nastro, che vivrà sulle piattaforme Cartoons on the Bay Channel, RaiPlay e Mymovies.it che offriranno al pubblico e agli accreditati tipologie diverse di contenuti, dalle interviste con i protagonisti dell’animazione e del mondo dei linguaggi transmediali, alle opere selezionate per i concorsi internazionali, il tutto organizzato con un palinsesto on demand. A presentare in conferenza stampa l’edizione 2021 di “Cartoons on the Bay”, prima tra tutti la presidente di Rai Com, Teresa De Santis: “Questo festival, grazie anche al grande lavoro del direttore Roberto Genovesi, va oltre l’animazione nei termini tradizionali, centra tutto sulla crossmedialità, cioè sullo sviluppo avanzato e sulla possibilità di usare l’animazione come apripista nella capacità di costruire nuovi modelli produttivi. La Rai pensa di poter dare un contributo importante con questa iniziativa e con questa vetrina che porta materiale proveniente da tutto il mondo. Abbiamo tutti bisogno di nuove ispirazioni per produrre con nuove modalità ‘multipiattaforma’, dalla Tv lineare alle piattaforme, che con il Covid hanno insegnato a fruire in maniera massiva il prodotto in modo differente”. Soddisfatto anche l’amministratore delegato di Rai Com Angelo Teodoli: “Vorrei paragonare i cartoni animati all’olio perché sono un veicolo importante, un fluidificatore di cultura, hanno un linguaggio paragonabile a quello di un buon olio. Se fai assaggiare un buon olio a un americano, a un sudafricano, la reazione sarà sempre la stessa. Sono un veicolo importante perché diffondono cultura e quasi prescindono dal linguaggio perché sono essi stessi un linguaggio”.  Direttore artistico del festival per la dodicesima stagione consecutiva è Roberto Genovesi: “I contenuti di questa edizione, che sarà ricchissima, sono in parte anticipati dal manifesto disegnato per noi da Andrea Cascioli e dedicato al grande Nathan Never, l’eroe della scuderia della Sergio Bonelli Editore che proprio il 18 giugno del 2021 ha festeggiato i suoi 30 anni di vita. Quest’anno sono anche 10 anni che il grande Sergio Bonelli ci ha lasciato. Un’altra delle cose che vogliamo ricordare fortemente è la scomparsa di Franco Battiato celebrato con la sua canzone ‘No time no space’ nel manifesto. Ricorrono anche i 100 anni dalla nascita di Emanuele Luzzati che noi celebriamo sempre con il suo Pulcinella”. 

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La vita è una figata!

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MARIA CHIARA GIANNETTA

Presentato in anteprima alla 78ma Mostra del Cinema di Venezia, il crime drama “Blanca” si ispira al personaggio della scrittrice Patrizia Rinaldi e si avvale della prestigiosa consulenza del Maestro Andrea Bocelli. Il RadiocorriereTv ha incontrato l’attrice pugliese che interpreta la protagonista: “È una donna risolta, sa cosa vuole dalla vita: inseguire e perseguire la giustizia. Questa è però anche la sua ossessione”. Il lunedì in prima serata su Rai1

Chi è Blanca? Che lavoro ha fatto su di lei?

È una ragazza che a 13 anni, in seguito a un incidente, resta cieca in maniera permanente. Il pubblico la conosce però quando ne ha più o meno 25 ed è una donna risolta, sa cosa vuole dalla vita: inseguire e perseguire la giustizia. Supera così un concorso e ottiene uno stage come consulente all’interno della Polizia. È stata una preparazione complessa, anche perché il secondo lockdown e le limitazioni imposte hanno, in qualche modo, condizionato lo studio. Ho guardato molti film, letto libri e incontrato persone che avrebbero potuto aiutarci a trovare l’ispirazione giusta, come Maria Ligorio, una campionessa paralimpica di corsa, e Veronica Tartaglia, campionessa nazionale di scherma. Quest’ultima mi ha schiarito le idee su come lavorare con Fiona, il cane guida di Blanca, anche lei ne aveva uno come compagno di vita.

Com’è stato affidarsi a Fiona?

Fantastico! Era la sua prima volta da “attrice” e come cane per ciechi. Insieme abbiamo fatto un training di circa un mese, vedendoci quasi tutti i giorni per entrare in sintonia e metterci alla prova con la sceneggiatura, anche se poi abbiamo lasciato spazio all’improvvisazione. Sono certa che chi ama i cani impazzirà per lei e per il rapporto che ha con Blanca.

Una serie che ha già un primato: la prima produzione al mondo a utilizzare l’olofonia…

Si tratta di una speciale tecnica di registrazione del suono che permette di riprodurlo esattamente come lo percepisce Blanca. Lo spettatore a casa avrà l’immediata possibilità di sentire come lei, perché i suoni si spostano con le immagini.

Il progetto vanta una consulenza speciale, quella di Andrea Bocelli. Che scambio c’è stato tra voi?

In fase di preparazione, con Jan Maria Michelini, il regista, ho incontrato Andrea Bocelli a casa sua, in un ambiente a lui familiare che ci ha permesso di comprendere come si muove un non vedente in un luogo che conosce, e cioè in modo normalissimo, e ascoltare il racconto delle sue esperienze. La nostra Blanca si è ispirata a lui, dovevamo delineare una personalità con la stessa attitude di Andrea, mettere in luce il suo essere indipendente, una intraprendenza che la spinge a non mollare mai.  

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La mia nuova età… dietro la macchina da presa

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ALESSANDRO GASSMANN

Si definisce una persona timida, anche se poi nelle interviste è costretto a raccontarsi, e lo fa in maniera elegante. Del personaggio che interpreta nella serie “Un Professore”, il giovedì su Rai1, dice: «Dante piace perché non giudica, non si pone sul piedistallo, ma parla con i ragazzi per aiutarli a ragionare, a trovare la loro strada nella vita. È quello che fa proprio la filosofia, non induce a frettolose decisioni o giudizi, ma spinge le persone a ragionare sulla propria esistenza»

L’abbiamo lasciata in difficoltà ne “I Bastardi di Pizzofalcone”, la ritroviamo in cattedra, e non è la prima volta, ma soprattutto nuovamente a tu per tu con il pubblico della Rai!

Mi fa molto piacere, speriamo non sia troppo (sorride). Sono felice perché “Un professore” è una serie che amo moltissimo. Ho affrontato un personaggio che mi ha insegnato tanto, lavorare poi con Alessandro D’Alatri, con Claudia Pandolfi e con un cast di giovani eccezionali, è stato un viaggio bellissimo.

Con Claudia Pandolfi vi siete ritrovati dopo molto tempo…

Ci siamo lasciati nel 2000 a sbaciucchiarci sul lago di Como in “Piccolo mondo antico”, ci ritroviamo dopo oltre vent’anni, io sicuramente invecchiato, lei migliorata. Come immaginavo, ho incontrato un’attrice cresciuta, proprio perché è una donna intelligente, simpaticissima, la compagna di lavoro ideale. Claudia è un’attrice che può fare tante cose, in questo progetto porta una vena di verità e di sensibilità. 

Nei panni di Dante Balestra, il prof che tutti avremmo voluto incontrare a scuola. Lei dove ha “trovato” questo personaggio?

Non ho mai avuto un professore così, forse anche per questo la mia attività scolastica è stata molto mediocre, per non dire pessima. Dante piace perché non giudica, non si pone sul piedistallo, ma parla con i ragazzi per aiutarli a ragionare, a trovare la loro strada nella vita. È quello che fa proprio la filosofia, non induce a frettolose decisioni o giudizi, ma spinge le persone a ragionare sulla propria esistenza. Balestra fa tutto questo con divertimento, appassiona e obbliga i ragazzi a porsi delle domande, ma soprattutto a trovare loro stessi la soluzione.

Questa la filosofia di vita di Dante, a quali principi, “più o meno filosofici”, si ispira ancora Gassman per essere un buon essere umano?

Per quel che mi riguarda non so se sia il caso di scomodare la filosofia, molto più banalmente, cerco di comportarmi bene e di dare attenzione a chi ne ha più bisogno. Lo faccio da sempre aiutare chi ha poco, senza trarre vantaggio dal mio essere una persona fortunata. Chi non è d’accordo con le mie idee, mi definisce spesso un “radical chich”, termine che detesto, che mi innervosisce perché non mi appartiene. Il radical chic, se dovesse esistere, è colui che da un piedistallo giudica gli altri senza fare nulla. Ritengo di essere una persona che fa molto e giudica poco, forse sono più un volgare moderato.

Se la “fortuna” la si usa bene, può essere d’aiuto per l’altro…

Lo è sicuramente, ma è abbastanza raro che succeda, soprattutto in un Paese come il nostro. Se nasci in una sfera sociale di un certo tipo tendi a rimanerci, chi parte con meno possibilità di farcela, di solito ha poche possibilità di migliorare la propria condizione. L’Italia non è proprio un Paese meritocratico, funziona molto per raccomandazioni, amicizie… Il problema principale da noi è la corruzione, ed è una sciagura che sia così diffusa.

Parlare di scuola in un momento storico in cui tanto si rumoreggia su questo argomento, sui giovani e poco si fa veramente, cosa rende “speciale” “Un Professore”?

Nel nostro racconto non c’è il Covid, quando è scoppiata la pandemia eravamo in fase di lavorazione e non c’era più tempo per riscrivere e adattare la serie alla stretta attualità. Credo però che la storia non sarebbe cambiata tanto, il rapporto tra Dante e i suoi allievi sarebbe rimasto lo stesso, forse ancora più importante. Se le cose dovessero andare bene e si dovesse pensare a una seconda stagione, è probabile che questo tema venga preso in considerazione, lo riterrei giusto. La fiction parla di scuola, ragazzi, di rapporti tra adulti e giovani, e molto altro, ma è interessante osservare un personaggio centrale che tende a unire le persone, ad ascoltare. C’è voglia di approfondire la conoscenza degli altri, esattamente il contrario di quello che fa la nostra società oggi, e i social hanno qualche responsabilità. Fortunatamente nel mondo virtuale le cose vanno peggio che nella realtà. Di insultare o comportarsi male nascondendosi dietro un telefonino, chiusi nella propria stanzetta, sono capaci tutti, farlo fuori meno. Decade un po’ questa aggressività, anche se quello che vediamo in questi giorni…

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Un professore

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NOVITA’

Da giovedì 11 novembre, in prima serata su Rai1, la serie interpretata da Alessandro Gassmann e diretta da Alessandro D’Alatri. Una commedia in sei serate con Claudia Pandolfi, Nicolas Maupas, Damiano Gavino, un viaggio singolare ed emozionante tra generazioni

foto di Anna Camerlingo

Dante Balestra, appena arrivato al liceo Leonardo Da Vinci di Roma, è un prof di filosofia anticonformista e affascinante. Insegna in modo eccentrico il pensiero dei grandi filosofi e aiuta gli allievi a ragionare con la propria testa. Alcuni colleghi lo trovano irritante, ma grazie a lui Socrate, Nietzsche, Epicuro e gli altri grandi pensatori non sono capitoli di polverosi manuali di filosofia, ma compagni di viaggio che aiutano a risolvere i piccoli e i grandi problemi della vita.  Nella serie diretta da Alessandro D’Alatri per Rai Fiction, in onda da giovedì 11 novembre in prima serata su Rai1, Alessandro Gassmann veste i panni dell’insegnante che torna a Roma dopo anni di assenza per occuparsi di suo figlio Simone (Nicolas Maupas), quando la sua ex moglie si trasferisce per lavoro a Glasgow. “Una serie diversa da quelle con cui mi ero confrontato finora, in quanto le linee di narrazione si svolgevano tutte in una decisa orizzontalità: come un prezioso tessuto composto da più fili – afferma D’Alatri – Il primo filo era già contenuto nel titolo: la figura di un professore, nello specifico di filosofia, con la qualità di essere fortemente empatico e lontano dalle convenzioni. Il professore che tutti avremmo sognato di avere. La filosofia, applicata alla realtà del vivere quotidiano era un’altra occasione imperdibile: costruiva, oltre a meravigliose occasioni di riflessione, divertenti tonalità di commedia e l’esplorazione di variegati sentimenti tra le generazioni”. Il rapporto tra Dante e Simone non è facile. Il ragazzo, infatti, attraversa un momento delicato dei suoi sedici anni; ha da poco scoperto la propria omosessualità, e tutto vorrebbe tranne che avere Dante in casa come padre e in classe come professore. In effetti padre e figlio sono agli antipodi. Dante è anticonformista e rivoluzionario; Simone è rigido e non ha mai infranto le regole; è cresciuto in fretta perché il padre se ne è andato quando era ancora un bambino. Inizialmente con lui Dante non ne combina una giusta. Non immagina, Simone, che l’apparente leggerezza del padre nasconde un animo ferito, perché sul cuore di Dante gravano dei pesi di cui nessuno sa, eccetto Virginia, sua madre. Qualcosa del suo passato che ha condizionato la vita. Nonostante il passato o forse anche per quello, Dante si appassiona a Manuel (Damiano Gavino) la “pecora nera della classe”, ma anche il più incline alla filosofia, e cerca di occuparsene, ma la cosa destabilizza ancora di più Simone, che ha scoperto di essersi innamorato proprio di lui. Sarà Anita (Claudia Pandolfi), la mamma di Manuel, a interrompere la scia delle conquiste. Dante infatti capisce che quello che si è creato tra lui e Anita non è mera attrazione e, anche se confusamente, intuisce che la più improbabile delle storie d’amore potrebbe rivelarsi la storia della sua vita e la chiave per affrontare finalmente il suo passato.

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L’amore visto dalla scienza

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SUPERQUARK+

Dal 21 ottobre la nuova serie di Piero Angela in dieci puntate in esclusiva su RaiPlay

Dall’attrazione all’innamoramento, dalla scelta del partner alla salute del buon sesso, passando per il rapporto di coppia, la gelosia e il tradimento, per finire con quello che appare essere uno dei grandi problemi della nostra società, la mancanza dei figli. Dal 21 ottobre saranno disponibili in esclusiva su RaiPlay dieci nuove puntate di “Superquark+”, tutte dedicate all’amore dal punto di vista della scienza, per tentare di capire cosa succede agli esseri umani quando stabiliscono relazioni amorose. Il programma, realizzato appositamente per la piattaforma e pensato per un pubblico sempre più digitale, ha Piero Angela come “padrone di casa” che guida lo spettatore nel tema di ogni puntata. Ad accompagnarlo i servizi degli autori di “Superquark”, le interviste agli esperti e gli interventi dei cinque giovani ricercatori-divulgatori che sono stati protagonisti anche della prima stagione. Ad impreziosire ogni puntata dieci brevi cartoni animati di Bruno Bozzetto che affrontano la sessualità con rigore scientifico, ma anche con la consueta ironia.

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