GIOVANNA BOTTERI

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Dopo l’emergenza saremo forse migliori

Il RadiocorriereTv intervista Giovanna Botteri, corrispondente Rai da Pechino nei difficili giorni del Coronavirus: “in questi momenti recuperi il senso di quello che fai, di lavorare per un’azienda pubblica, del tuo dovere morale di raccontare, di cercare di spiegare il più possibile”

La stessa epidemia, due mondi distanti, la Cina e l’Europa. Come vedi, da Pechino, l’emergenza Coronavirus in Italia?

Speriamo di uscirne fuori tutti, perché o ne usciamo fuori tutti o non ne esce nessuno. La verità è che fino a quando continua a circolare il Coronavirus nel mondo, nessuno, da nessuna parte del Pianeta, potrà riprendere la sua vita normale. Adesso in Cina non ci sono più contagi, ma ci sono i contagi che avvengono fuori dalla Cina, è una battaglia da fare tutti assieme, cosa che Pechino e l’Italia hanno capito per primi. I Paesi che hanno pensato che non sarebbe capitato a loro, che sarebbero stati risparmiati da questa terribile sofferenza, come dice l’Oms, hanno fatto un peccato mortale, bruciando  tempo prezioso.

Quando hai avuto la percezione della gravità dell’emergenza?

Quando tutto è scoppiato, quando a noi che eravamo in Cina il presidente Xi Jinping ha detto che il Paese era in guerra, per cui improvvisamente le città si sono svuotate, tutto è stato chiuso e la gente si è barricata in casa C’è stata grande paura per un nemico che tu sapevi essere terribile, ma non sapevi da dove potesse venire, dove potesse nascondersi. In quel momento c’era la sensazione che stesse arrivando qualcosa di drammatico, mentre in Europa c’è stata una lunga fase in cui molti hanno pensato che l’emergenza non sarebbe mai arrivata tanto lontano, che era qualcosa che colpiva solo la Cina. È stato difficile avvertire che il pericolo stava montando e sentire dall’altra parte quasi una sottovalutazione.

Ogni giorno racconti la Cina (e tutta l’Asia) agli italiani, una grande responsabilità. Più stanca o più fiera del tuo ruolo?

C’è forte pressione, ci sono stanchezza e paura di ammalarsi, di restare infettati. Credo comunque che in questi momenti recuperi il senso di quello che fai, di lavorare per un’azienda pubblica, del tuo dovere morale di raccontare, di cercare di spiegare il più possibile.

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PECHINO EXPRESS

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Siamo i ragazzi della porta accanto

Il RadiocorriereTv intervista Fabrizio e Valerio Salvatori, gli #inseparabili del programma di Rai2 condotto da Costantino della Gherardesca. “Chi ci ha seguito, ci ha visti per ciò che siamo nella vita di tutti i giorni – affermano – giovani con lo zaino in spalla, come quando siamo partiti da Pescara per andare a cercare occasioni di lavoro a Milano”

La vostra avventura a Pechino Express è finita alla quarta puntata alle porte della Cina. Risultato a parte, com’è andata?

FABRIZIO: L’avventura è stata bellissima da un punto di vista umano, ci siamo rafforzati come fratelli gemelli e come coppia in ambito lavorativo. Abbiamo anche rinvigorito ulteriormente l’energia positiva che ci contraddistingue, che è poi la nostra linfa primaria. A Pechino si è vista ed è risultata fondamentale in situazioni in cui qualcuno avrebbe mollato.

Non vi arrendete con facilità…

VALERIO: Siamo due che non mollano, è stato il nostro motto sin da prima della partenza. Chi ci ha seguito a “Pechino Express”, ci ha visti per ciò che siamo nella vita di tutti i giorni, ragazzi con lo zaino in spalla, come quando siamo partiti da Pescara, dove studiavamo economia, per andare a cercare occasioni di lavoro a Milano. C’è chi ha il sogno americano, noi avevamo il sogno milanese, tanta voglia di fare esperienze, di crescere. Prendevamo il treno nella notte, ci è capitato di dormire in stazione, cercavamo lavoro e di corsa si tornava a Pescara per fare un esame all’università. Abbiamo sempre voglia di metterci in gioco, anche in gara, nonostante fossimo spesso tra gli ultimi, si recuperava.

Eravate già stati in Oriente?

FABRIZIO: Abbiamo sempre viaggiato molto, prima con i nostri genitori, poi da soli, conosciamo bene l’Europa, siamo stati anche in Canada, in Tunisia, ma mai in Oriente. Eravamo emozionati al pensiero di andare in quella parte del mondo, era un sogno nel cassetto.

Quale emozione avete provato quando siete sbarcati in Thailandia?

VALERIO: C’era tanta adrenalina, per noi è stato un banco di prova, una grande opportunità ed eravamo pronti a dare il massimo.

FABRIZIO: C’era anche un po’ di paura, il gioco riservava tante incognite. “Pechino Express” è un programma imprevedibile, dai passaggi agli alloggi, alla sopravvivenza.

Siete abituati ad adattarvi alle situazioni difficili?

FABRIZIO: Siamo ragazzi acqua e sapone, facciamo una vita semplice. Abbiamo vissuto la vita degli studenti universitari, senza troppi agi (sorridono).

Il momento più difficile e quello più divertente…

VALERIO: La notte trascorsa nella tenda per strada, abbiamo anche pianto. Venivamo da una giornata complessa, i passaggi non ci erano andati proprio bene, eravamo stanchi e affamati, ma è stato anche il momento in cui è emersa la nostra forza. Ho capito che mio fratello è tutto per me.

FABRIZIO: A divertirci erano invece i nostri tentativi di trovare un passaggio, tentavamo di fare breccia sulle ragazze thailandesi. Il nostro look, che in Italia e in Europa funziona bene, là non faceva proprio colpo. 

Credete che il vostro aspetto, forse un po’ inusuale, vi abbia penalizzato?

FABRIZIO: In alcune situazioni sì. I thailandesi sono molto ospitali ma anche molto timidi, il nostro look li poteva un po’ destabilizzare. Due ragazzi uguali, capello rosso, barba alla Robinson Crusoe… Quando poi capivano che avevano  di fronte due bravi ragazzi, la diffidenza passava.

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DOC. NELLE TUE MANI

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Un medico, un uomo

Ispirata alla vera storia del dottor Pierdante Piccioni, la nuova serie di Rai1 coprodotta da Rai Fiction, interpretata da Luca Argentero e diretta da Jan Maria Michelini e Ciro Visco, racconta la malattia come possibilità di nuova occasione, di cambiamento, di sfida. Da giovedì 26 marzo in prima serata

Autorevole, sicuro, impeccabile. Lo vorremmo sempre così il medico che ci cura. Andrea Fanti è un giovane e brillante primario di Medicina Interna. Le sue diagnosi sono veloci, acute e corrette. È temuto e rispettato dai colleghi e dai pazienti, con i quali è particolarmente distaccato e pragmatico. L’empatia per lui è fuorviante, ripete spesso che il malato è il peggior medico di se stesso. Un giorno, a spezzargli in due la vita, è uno sparo. A premere il grilletto è il padre di un paziente deceduto nel suo reparto. Quando si risveglia dal lungo intervento chirurgico, appare subito chiaro che il proiettile ha cancellato dal suo cervello i ricordi degli ultimi dodici anni di vita. Riconosce i colleghi, dei quali nota però, con stupore, le rughe e i cambiamenti. La memoria di Andrea si è fermata a un passo dalla morte di suo figlio Mattia. Scopre la scioccante verità quando dal letto d’ospedale chiede di lui; si trova così a vivere di nuovo il lutto per quella perdita. Anche dell’esperienza di primario non ha consapevolezza, né arriverebbe mai a immaginare di essere stato un despota in corsia, severo e freddo con tutti. Ora Andrea è finito improvvisamente dall’altra parte. È un paziente inchiodato a un referto inequivocabile: corteccia cerebrale gravemente lesionata.

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Peppino Mazzotta

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Fazio? Si faccia una famiglia

Il RadiocorriereTv incontra l’amato attore calabrese, tra i protagonisti, da oltre vent’anni, de “Il Commissario Montalbano”. “Nessuno di noi si aspettava di fare per tanto tempo il personaggio che gli era stato affidato allora – afferma – Il rapporto che si crea è curioso, Giuseppe Fazio per me è un po’ come un parente e i parenti sono oggetto di un amore incondizionato, ma a volte anche di un po’di tensione”

A oltre vent’anni dalla prima stagione come sta l’ispettore Fazio?

Bene, è un personaggio cresciuto nel tempo, un po’ per mano di Andrea Camilleri che lo scriveva, un po’ grazie agli sceneggiatori che gli hanno dato sempre più spazio. Penso che sia un personaggio che abbia fatto breccia nell’affetto del pubblico.

Come è cambiato, nel tempo, il suo vivere il personaggio?

Non è facile dirlo, dopo tanti anni non si riesce più a distinguere dove inizi l’uno e dove finisca l’altro. È cambiato perché sono cambiato io, sono cresciuto, quando ho iniziato ero un ragazzino e oggi sono un adulto. Nel frattempo è anche cambiato Giuseppe Fazio per come è scritto, ha sempre avuto più spazio a fianco del commissario. Continua a non avere una vita privata, è un personaggio dalla funzione narrativa precisa, come accade nei gialli, il suo compito è quello di stare a fianco dell’investigatore.

Due puntate dal sapore particolare, quelle del commissario Montalbano che stanno andando in onda. Senza il maestro Andrea Camilleri, senza il regista storico Alberto Sironi, senza lo scenografo Luciano Ricceri

Per noi questo è un anno un po’ diverso da tutti gli altri, perché tre papà della serie sono andati via, erano i papà più importanti, quelli che l’hanno creata. Rispetto al passato, quando la trasmissione delle puntate era un momento di gioia, c’è un po’ di dolore, che abbiamo vissuto un po’ per conto nostro e un po’ tutti insieme.

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Lucrezia Lante della Rovere

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Che bel filmone la nostra vita!

L’attrice romana, co-protagonista della serie di Rai1 “Bella da morire” si racconta, tra pubblico e privato, al RadiocorriereTv. “In un personaggio puoi metterci tutto ciò che sei – afferma – anche le tue contraddizioni, non siamo mai definibili in una cosa sola”. E ancora: “La vita è uno specchio. Prima ti specchi in tua madre, che poi si specchia con te, poi ti specchi nelle tue figlie. Vedi tutto che si ripete, vedi quanto i figli siano simili a te, a volte anche negli errori”

Da domenica scorsa, su Rai1, interpreta Giuditta Doria, un Pm, una donna tenace, che nella storia diretta da Andrea Molaioli ha un ruolo chiave, come è stato vestirne i panni?

Bello e divertente, perché quando si lavora con un soggetto scritto molto bene, con una bellissima sceneggiatura, con un bravissimo regista, un cast molto forte e con dei temi che ti appartengono è tutto più semplice. Stiamo raccontando di tre donne: Giuditta, il procuratore capo, Eva, la poliziotta e Anita, l’anatomo-patologa, tre figure contemporanee, la cui prerogativa è l’ossessione per il lavoro. Interpretare ruoli così moderni è interessante e poi la serie ha un “filo jaune”, un pretesto: l’assassinata, voce narrante, è una ragazza che ha il sogno di fare la showgirl, lei racconta l’amore puro.  Dalla sua storia vengono declinate tutte le possibilità dell’amore, quello filiale, quello fraterno, quello violento, quello matrimoniale.

Che donna è Giuditta?

È realizzata nel lavoro e non ha tempo di avere figli, ha una cyclette in ufficio perché non riesce nemmeno ad andare in palestra. Ha avuto un marito che si è sempre dedicato a lei , come spesso succede dopo un matrimonio molto lungo e anche soddisfacente, l’amore finisce, perché ci sono le crisi dell’età, c’è il non sentirsi più desiderata. Giuditta, a cinquant’anni, si sta scoprendo in una nuova fase della vita, viene criticata da Eva (Cristiana Capotondi) che, avendo un’altra età, la rimprovera.

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Francesca Figus

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Le donne unite, una grande forza

Si divide tra cinema e teatro, nella sua carriera un grande incontro, quello con Ettore Scola. Ama fare gruppo e ritiene che “la collaborazione al femminile rappresenti una vera forza”. In “Passeggeri Notturni” interpreta la stravagante e carismatica zia Agnese, che insegna al protagonista bambino a sognare e “a guardare il mondo come se fosse la prima volta, con gli occhi della scoperta”

Cosa deve convincerla di una storia, di un personaggio, di una sceneggiatura?

Se quella storia, quel personaggio o quel che viene scritto in una sceneggiatura vorrei rivederlo al cinema, a teatro o in tv. Ragiono da spettatrice, ma per la serie di Riccardo Grandi ha pesato certamente la scrittura di Carofiglio che ben conoscevo. Questo è un progetto molto elevato, che parte da uno scrittore eccelso e, quando un attore ha la fortuna di lavorare con una sceneggiatura scritta in questo modo, non deve lasciarsela scappare.

La scrittura di Carofiglio, pur nella sua grandezza, è accessibile a tutti

Questa è la sua forza, la grande capacità di arrivare a tutti con un sottotesto molto forbito. Il lettore non si accorge che con le parole sta sempre dicendo qualcosa di importante.

Il protagonista di “Passeggeri Notturni” è un uomo, Claudio Gioè, ma nella serie sono le donne che muovono la storia

Le linee femminili sono diverse e tutte fondamentali. C’è la protagonista Valeria, il personaggio interpretato da Nicole Grimaudo, quello della sorella e poi c’è la “mia” carismatica zia Agnese, che Enrico incontra nei primi episodi della serie, e dalla quale riceverà uno sguardo sul mondo romantico e poetico. Il mio personaggio si muove al di fuori degli schemi e anche per questo l’ho amato fin da subito, quando Gloria Giorgianni mi ha proposto di prendere parte al progetto. Era già scritto nelle pagine di Carofiglio. Noi ci siamo divertiti con i costumi, con il trucco e il parrucco per dare allo spettatore, fin dalla prima inquadratura, l’idea di chi fosse questa donna. Pensate che nella prima scena indosso un vestito fucsia molto acceso che, per una che vive nella Murgia pugliese, è piuttosto insolito, ma serve a raccontare bene l’indole di Agnese.

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Radio di bordo

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Mare da amare

Raffaele Roselli e Germana Brizzolari sono le voci e le guide del programma di Rai Radio1, in onda ogni sabato mattina alle 10.05

Raffaele Roselli, l’ideatore del programma

Un anno di Radio di Bordo, come è stato questo primo anno di navigazione?

Una splendida avventura che ha dato riscontri positivi in ogni porto in cui siamo approdati. Rai Radio1 ha aperto una finestra sul mare, su chi lo vive e chi lo abita, che prima non c’era. I riscontri sono stati molto positivi, al di là degli ascolti, degli ascoltatori, dell’apprezzamento, a darci soddisfazione sono state anche l’attenzione e la disponibilità di tutti gli ospiti che abbiamo avuto, dalle istituzioni come la Guardia costiera, la Marina militare, le Capitanerie, agli sportivi che ci hanno raccontato le loro avventure, a coloro che ci hanno regalato le proprie esperienze e testimonianze.

Il mare visto dal mare, ma anche il Paese visto dal mare. Che cosa hai imparato da questo anno di trasmissione?

Quanto la nostra cultura sia intrisa di storia e di vissuto di mare, attraverso chi in mare ci lavora, come ad esempio i pescatori. Chi va per mare ha un sentimento che va oltre l’interesse economico specifico. C’è qualcosa di più profondo che riguarda la cultura che abbiamo dentro e il modo in cui tutto questo viene vissuto. Lo abbiamo sperimentato e sottolineato attraverso la passione di tutti gli ospiti, nomi noti e meno conosciuti, ma che hanno storie enormi da raccontare. Una tra tante quella del pescatore di Chioggia che ci ha detto come, in tanti anni di mare, abbia sempre conservato la spazzatura trovata nelle reti.

A raccontare molto del rapporto tra l’Italia e i suoi mari sono anche le nostre rubriche, “La parola del mare”, attraverso la quale recuperiamo termini marinareschi, o quella delle ricette del mare, “Sapori di mare”.

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Catello Maresca

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Napoli è…

Catello Maresca è il nuovo sostituto Procuratore Generale di Napoli. Da dieci anni ai vertici della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo campano è conosciuto per le sue battaglie contro la criminalità organizzata. In magistratura dal 1999, a lui si devono importantissimi risultati nella lotta alla malavita, il suo nome è infatti legato alla cattura del boss del clan dei Casalesi, Michele Zagaria. Con Maresca abbiamo parlato dell’Associazione “Arti e Mestieri” che vuole avvicinare i giovani ai mestieri dell’antica tradizione partenopea, da lui creata insieme all’editore Rosario Bianco. Nelle scorse settimane è avvenuta la consegna degli attestati di fine corso a venti ragazzi, seguiti e coordinati da Barbara Carino

Come è nata l’idea di un’associazione dedicata alla formazione e all’avviamento al lavoro di giovani provenienti da famiglie in difficoltà in condizioni di disagio socio-economico?

Da più di dieci anni cerco di andare nelle scuole a parlare con i ragazzi, per comprendere le ragioni del disagio, che dalle nostre parti sfociano molto spesso in comportamenti violenti, in microcriminalità e poi, purtroppo, in fenomeni più complessi come la camorra, la criminalità organizzata. Avverto da tempo la necessità di dare risposta a un quesito che i giovani mi sottopongono: lo Stato dov’è? Cosa fa per noi? Un paio d’anni fa, insieme ad alcuni amici, abbiamo pensato di farci noi Stato, come persone comuni, di interpretare questa esigenza e di intercettare questa richiesta, offrendo ai giovani qualcosa di semplice che ci è sembrato immediato e naturale: una preparazione, un’istruzione, un avviamento professionale al lavoro.

Quali e quanti corsi sono stati avviati?

Siamo partiti con un corso per pizzaiolo, quindi con uno di arte presepiale e uno di giornalismo. Abbiamo cercato di comprendere, attraverso questionari, cosa volessero fare i ragazzi. Siamo al terzo anno e il corso di pizzaiolo è quello che ci ha dato soddisfazioni grandissime, tanto da ripeterlo. Alcuni allievi sono riusciti ad aprirsi una pizzeria loro, altri hanno trovato lavoro in altre pizzerie. Ci sono state anche delusioni, ovviamente, ragazzi che abbiamo perso per strada e che non hanno dato seguito alla loro volontà iniziale.

In quali altre direzioni procederete?

Cerchiamo di fare tutto ciò che ci viene proposto, di recente abbiamo iniziato una collaborazione con i servizi sociali, con il Tribunale dei minorenni, con alcune carceri minorili della Campania, per creare link con alcuni altri amici imprenditori che abbiano voglia e possibilità di assumere, di prendere questi ragazzi un po’ sotto la loro vigilanza e tutela. Passo dopo passo cerchiamo di andare avanti per offrire qualche altra possibilità. L’idea è quella di cercare di dare, anche se goccia nell’oceano, un’alternativa credibile alla criminalità organizzata.

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Giancarlo Magalli

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Con entusiasmo e ironia

Il RadiocorriereTv incontra uno dei maestri della televisione italiana, al timone da molte stagioni de “I Fatti Vostri” su Rai2. “Quando frequenti le case delle persone da tanto tempo diventi un po’ un amico, uno di famiglia”, afferma. Il popolare conduttore ricorda gli esordi di “Non stop” e gli altri grandi successi sulle reti Rai e non nasconde di provare ancora un grande amore per il piccolo schermo

Per la prima volta in tanti anni vediamo “Piazza Italia” a porte chiuse, che sensazione prova in questi giorni difficili?

Non è piacevole, ma bisogna adattarsi. Per il lavoro vale lo stesso discorso della vita di tutti i giorni. Non è bello non potere andare più al ristorante, riunirsi con gli amici, non poter fare una gita, un week-end, ma è fondamentale per noi e per gli altri, quindi si fa. Certo, alla mattina quando arrivo in studio e non c’è il pubblico e vedo solo i tecnici con le mascherine e i guanti, mi dispiace, ma cerchiamo di essere ugualmente un po’ di compagnia ai telespettatori. Nella quotidianità ci conforta il pensiero che se ci comportiamo bene contribuiamo a contenere il contagio, in televisione ci conforta invece pensare che la nostra presenza serva a informare le persone che sono costrette a stare a casa.

Come ha costruito nel tempo il rapporto di fiducia e affetto che ha con i telespettatori?

Quando frequenti le case delle persone da tanti anni diventi un po’ un amico, uno di famiglia. L’autorevolezza, tra virgolette, te la conquisti dicendo quello che pensi, pagando anche un prezzo per questo, non essendo opportunista o un raccomandato, e sono cose che la gente apprezza. Poi, è chiaro, che non puoi piacere a tutti, che non tutti condividono i tuoi pensieri, al tempo stesso sono confortato dal fatto che la stragrande maggioranza delle persone che vedo, sento e incontro mi dimostra simpatia.

“I Fatti Vostri” sono solo l’ultima delle tante trasmissioni condotte, cosa prova nel pensare alla tanta strada percorsa?

La sensazione che hanno tutti quando si guardano alle spalle e vedono di avere percorso tanta strada: è l’angoscia di non averne più tanta davanti, e non parlo solo di strada professionale, ma di vita. Tante volte mi sorprendo a pensare a ciò che ho fatto tanni fa e mi sembra di averlo fatto ieri, questo mi fa un po’ effetto, ma mi dà anche soddisfazione. Sono soddisfatto di avere condotto almeno una quindicina di anni “I Fatti Vostri”, parallelamente ho fatto due “Domenica In”, tre “Fantastico” un sacco di sabati sera, da “Fantastica italiana” a “Mille lire al mese”, devo dire quasi tutti programmi di successo, poi, qualche inciampo può capitare, ma come dice Pippo Baudo, che è il nostro maestro, la carriera è un po’ come il “Giro d’Italia”, non è indispensabile vincere tutte le tappe, a vincere è chi ha avuto la media migliore. L’importante, nella media, è avere fatto cose buone.

C’è un programma, tra i tanti che l’hanno vista autore o conduttore, che le è rimasto particolarmente nel cuore?

Il primo in cui mi dettero fiducia, era il 1977 quando Bruno Voglino mi incaricò di scrivere un programma dedicato ai giovani e di trovare dei bravi talenti. Mi impegnai e nacque “Non stop”, un grande classico che ancora oggi mi dà soddisfazione avere scritto. Massimo Troisi, Carlo Verdone, Enrico Beruschi, i Gatti di Vicolo Miracoli e altri ancora, artisti poi diventati famosi, erano tutti miei amici, attori che conoscevo, che avevo visto quando lavoravo nei villaggi e che avevo invitato personalmente nel cast, quindi ho ancora oggi la soddisfazione di avere dato una mano ad alcuni bravi personaggi a venire fuori. “Non stop” è stata la prima medaglia che mi sono appuntato sul petto e di cui ancora vado fiero. A rendermi felice è stato poi ogni programma che ha avuto buon riscontro di pubblico, parliamo di un’epoca in cui i le prime serate facevano 11 milioni di spettatori. Oggi, con il 14 per cento di share, un programma lo si considera un successo, una volta lo si sarebbe chiuso. L’offerta è cambiata, è aumentata, oggi ci sono centinaia di canali tra i quali scegliere, però, e questo ci dà soddisfazione, “I Fatti Vostri” raggiunge sempre lo share più alto di Rai2.

Cosa c’è del Magalli degli inizi in quello di oggi?

L’entusiasmo, mi sono sempre divertito nel fare questo lavoro, facevo l’autore perché non mi facevano fare il presentatore, ma in realtà io volevo fare quello. Solo che agli inizi degli anni Sessanta di reti televisive ce n’era una, di presentatori ce n’erano due, l’idea di volere andare a fare quel lavoro era un po’ come volere andare a fare l’astronauta, una follia che non confidavo a nessuno. Guardavo la televisione e avevo i miei miti che erano Mario Riva, Corrado, sognavo di occupare il loro posto e quando, dopo tanti anni, il figlio di Riva, Antonello, mi chiese di presentare il “Premio Mario Riva” al Sistina con Garinei, Trovaioli, dicendomi che tra i conduttori ero quello che più ricordava Mario, io mi sciolsi. In assoluto il miglior complimento.

Cosa pensa se pronuncio la parola “format”?

Ci sono format eccellenti, che mi sarebbe anche piaciuto condurre, penso a “Chi vuol essere milionario?” a “L’Eredità”, ad alcuni game divertenti. Il format in sé non è una cosa brutta, lo diventa però quando è l’unica fonte dalla quale fare nascere le trasmissioni. Oggi un autore come ero io anni fa, che ha portato tanti programmi in Rai, non ha spazio né occasione. Si vuole vedere il programma già fatto, non c’è il coraggio che aveva Giovanni Salvi, il grande capo del varietà, che leggeva una pagina e mezzo e capiva se un’idea sarebbe stata un successo oppure no.

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Siren

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Su Rai4 la seconda stagione

Le sirene guidate dall’affascinante Ryn tornano in prima visione assoluta dal 9 marzo ogni lunedì in prima serata

L’attesa seconda serie arriva dopo il successo della prima stagione che, trasmessa lo scorso autunno, ha totalizzato una media di 1,68 per cento di share, con un sorprendente picco di 720.098 ascoltatori per il 2,96 per cento. Creata e prodotta da Eric Wald e Dean White, “Siren” racconta le avventure degli abitanti della cittadina costiera di Bristol Cove, scossi dall’arrivo di Ryn, giovane donna dal passato misterioso alla ricerca della sorella Donna, che è stata rapita dall’esercito locale. I biologi marini Ben e Maddie scoprono che Ryn e la sorella in realtà sono sirene e aiutano la donna a venire a capo della vicenda. Nella seconda stagione, il numero di creature marine si moltiplica, Ben e Maddie cercano di ristabilire un contatto con Ryn in seguito agli eventi catastrofici che chiudevano la prima stagione ed Helen scopre un insospettabile lato oscuro che metterà in discussione il passato di Bristol Cove.

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