SECONDA SERATA

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Gli occhi del musicista

 

 

I suoni, le parole, la grande canzone italiana. Da martedì 13 gennaio torna su Rai 2 il programma condotto da Enrico Ruggeri

 

 

Dopo due stagioni che hanno offerto al pubblico musica di qualità e buone riflessioni sul passato e sul presente, torna in seconda serata su Rai 2, da martedì 13 gennaio, “Gli occhi del musicista”, il programma di Enrico Ruggeri scritto insieme a Ermanno Labianca. “Gli occhi del musicista” è un’esperienza coinvolgente e divertente, dove la musica assume il suo ruolo di linguaggio universale per esplorare l’attualità, ripercorrere la storia e trasmettere emozioni, legando la musica anche al cinema, alla letteratura e allo sport. Cinque puntate, ognuna incentrata su un tema diverso: l’amicizia, il viaggio, gli ultimi, la relazione tra il cinema e la musica, e la canzone intelligente, quella ironica, imprevedibile e poco allineata di tanti interpreti che verranno ricordati. Cinque appuntamenti con racconti e performance. In studio con Enrico Ruggeri, in questo viaggio nella musica, ci saranno Alice De André, giovane attrice e regista e l’attore e comico Vincenzo Albano. In ogni puntata una vera e propria rock band, formata da Francesco Luppi (tastiere e pianoforte), Davide Brambilla (tromba, flicorno, fisarmonica, tastiere), Sergio Aschieris (chitarre), Johnny Gimpel (chitarre), Phil Mer (batteria) e Mitia Maccaferri (basso), eseguirà brani iconici legati al tema della serata o accompagnerà gli ospiti durante le loro esibizioni, regalando performance uniche e irripetibili. Non mancheranno artisti musicali di grande rilievo che racconteranno le loro carriere e rifletteranno sul tema portante. “Gli occhi del musicista” è un programma Rai Cultura di Enrico Ruggeri e Ermanno. La regia è di Stefania Grimaldi.

 

 

Cinque domande a Enrico Ruggeri

 

In onda con la terza stagione di “Gli occhi del musicista”, che conduttore si sente?

Mi sento un padrone di casa che racconta storie di vita accompagnate da vera musica dal vivo.

 

La musica in tv, come raccontarla e valorizzarla?

Innanzitutto, serve una vera band, non dei professionisti che “tirano giù” i pezzi seguendo uno spartito, ma dei musicisti che arrangiano le canzoni come fossero alle prove di un concerto. Poi ci vuole qualcuno che, con parole appropriate, sappia creare interesse su una canzone prima di suonarla.

 

Che tipo di viaggio umano si può fare attraverso la musica?

La musica rappresenta il nostro bagaglio emotivo, la nostra Storia, la nostra crescita interiore: senza musica non c’è conoscenza di sé e del mondo.

 

Come vede il cantautorato contemporaneo?

La musica italiana è in buona salute: è stata messa all’angolo dagli algoritmi, dalla cattiva programmazione, dagli interessi di chi preferisce artisti senza cultura e consapevolezza, più manovrabili e sostituibili da altri in qualsiasi momento.

 

Come guardano, l’oggi, i suoi occhi da musicista?

Sono tempi di intolleranza, violenza e superficialità: io cerco di allargare la coscienza delle persone per renderle migliori.

 

 

MASSIMO LOPEZ

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Il mio segreto? Ascolto il pubblico

Da oltre quarant’anni è uno dei volti più amati e apprezzati in Tv come a teatro. Il suo sguardo è sinonimo di ironia, empatia e risate. RadiocorriereTv intervista l’attore marchigiano, giurato d’eccezione a «Tali e Quali», il venerdì in prima serata su Rai 1

 

 

Cosa significa far parte del mondo di «Tali e Quali»?

«Tali e Quali», come anche «Tale e Quale Show», sono un’isola felice. Sono stato chiamato da Carlo Conti nelle vesti di giudice speciale già nelle scorse edizioni e ho sempre avuto la sensazione di trovarmi in un ambiente decisamente familiare. Non professionisti dello spettacolo, ma persone che hanno voglia di mostrare il proprio talento, la propria passione, alla platea TV.

Che cosa le stanno lasciando i concorrenti di «Tali e Quali»?

In «Tali e Quali» i non professionisti sono molto interessanti. Per molti di loro la partecipazione al programma è un punto di partenza e, al tempo stesso, un punto di arrivo, un traguardo importantissimo. Sono motivati, perfezionisti, emozionati, emozionanti e danno sempre il massimo. Il mio ruolo di giudice, a dir la verità, non è molto semplice, perché per l’impegno che ci mettono tutti inserirli in una classifica, con un primo e un ultimo, è una bella responsabilità.

Come va con i suoi colleghi di giuria, Malgioglio e Marcuzzi?

La giuria è molto divertente, c’è intesa, complicità. Ovviamente il nostro è anche un ruolo al quale si richiede leggerezza e gioco. Quindi sì, si giudica, però poi bisogna anche divertire il pubblico e divertirsi.

Di Cristiano Malgioglio lei è anche provetto imitatore…

Mi diverto molto. Lui gradisce moltissimo la mia imitazione, che ogni volta nasce dall’improvvisazione, dal momento che si vive, senza che ci sia nulla di preparato o di organizzato. E poi non è solo la voce: posso imitare anche un atteggiamento, un gesto. Tutto deve nascere in maniera estremamente spontanea.

Una carriera di successo nella quale l’arte dell’imitazione ha avuto, e ha tutt’ora, un ruolo importante. Come si entra in un personaggio?

Non c’è una regola precisa, che si tratti di un personaggio da imitare o da studiare. Tutto nasce sicuramente dalla propria formazione: la mia, indubbiamente, è teatrale, nata piano piano, e in questo anche l’istinto ha il proprio motivo di essere e aiuta moltissimo. L’attore è una specie di merlo indiano, con la capacità di osservazione e imitazione del genere umano e, se vogliamo, anche degli oggetti inanimati. Quindi osservare, osservare e, nel caso dell’imitazione, cercare di riprodurre.

Quali sono i personaggi da lei vestiti che, nel corso degli anni, le sono rimasti maggiormente nel cuore?

Sono tanti, infiniti, perché tutti quelli che ho fatto, in qualche maniera, li ho scelti. Non ce ne sono che io abbia fatto senza voglia. Tra i tantissimi imitati ad ottenere grande consenso ci sono stati i papi, Maurizio Costanzo, i politici. Ancora oggi le imitazioni più richieste sono quelle dei pontefici.

Cosa deve avere un personaggio perché lei decida di “farlo suo”?

Il personaggio deve avere delle caratteristiche particolari nel parlare, nel gesticolare, qualche difetto, qualche tic. Particolarità che ti devono colpire, che devi osservare con una sorta di lente di ingrandimento, per poterle poi riprodurre.

Nel 2015 prese parte con successo a «Tale e Quale Show»: che ricordo ha di quell’esperienza?

Fu un’esperienza veramente fantastica. Mi sono sempre sentito pienamente a mio agio, con un ottimo padrone di casa, ma anche con compagni di gioco assolutamente empatici e divertenti. E poi ricordo l’impegno nel trasformarsi con il trucco, grazie a truccatori meravigliosi. Non dimenticherò mai quelle ore piacevolissime nelle quali assistevo alla mia trasformazione in un altro personaggio.

Cosa la diverte del mestiere dell’attore?

Tutto. Scelsi questo mestiere quand’ero ragazzo e sapevo di fare un po’ un salto nel vuoto: non c’era nulla di sicuro se non il mio desiderio di volerlo fare. Se mi si chiede quale sia stato il mio più grande successo, rispondo che è proprio il fatto di aver iniziato, con grande gioia ed entusiasmo. Da questo punto di vista mi sento un privilegiato: non per i traguardi raggiunti, ma per vivere ogni giorno il mestiere dell’attore, nuove sfide, nuovi personaggi.

TV e teatro: che spazio hanno nel suo cuore?

Spesso si fa il paragone fra la TV e il teatro. La televisione mi ha dato tantissime soddisfazioni, ma essere sul palcoscenico è forse la cosa più bella per il riscontro immediato che hai con la gente. Io ho bisogno di vedere il pubblico, di sentire il suo stato d’animo; vorrei addirittura avere le luci meno forti sul viso per poter intravedere i volti di chi ti sta ascoltando. C’è uno scambio fantastico. Il teatro è forse la cosa più bella, senza voler rinnegare tutto il resto.

Qual è il segreto per raggiungere il cuore del pubblico?

Non credo che ci sia un vero e proprio segreto. Probabilmente conta l’esperienza che vivi come attore, quanto tu riesca a coltivare il cuore del pubblico, a non deluderlo e a comprendere quello che cerca da te. Lo puoi capire soltanto nel tempo, viaggiando insieme, facendo spettacoli nei vari teatri. A volte è il pubblico stesso a suggerirti quale sia la linea da seguire. Il rapporto non è mai a senso unico.

La Preside

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Elogio della speranza

 

«La scuola può salvare una vita?» È la domanda alla base de La Preside, la nuova serie originale con Luisa Ranieri, presentata in anteprima ad Alice nella Città, dal 12 gennaio in prima serata Rai 1

 

 

Al centro del racconto una intensa e straordinaria Luisa Ranieri, nei panni di una dirigente scolastica appassionata e combattiva, e la “sua” scuola, un presidio di resistenza civile immerso in un contesto difficile, dove ogni studente che resta in classe rappresenta una conquista, un passo concreto verso il riscatto educativo e sociale di un intero territorio. Accanto a lei ci sono i “suoi” ragazzi, portatori di storie complesse, sogni fragili, passioni brucianti, canzoni e ferite aperte. Liberamente ispirata alla vicenda reale di Eugenia Carfora, preside di Caivano divenuta simbolo di coraggio e determinazione nella lotta contro l’abbandono scolastico, la serie racconta la missione di una donna visionaria e ostinata che, al suo primo incarico, sceglie consapevolmente di guidare l’Istituto Anna Maria Ortese di Napoli: una scuola segnata dal degrado e dall’emarginazione, stretta nel cuore di una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, ma pronta a diventare un luogo di rinascita e speranza. Una vicenda potente e attuale, che restituisce valore al ruolo della scuola come presidio di legalità, speranza e futuro. È possibile salvare i ragazzi da un destino di criminalità e analfabetismo attraverso la scuola? Anche quando non vogliono essere salvati? Eugenia Liguori, 47 anni, ha un entusiasmo travolgente e un’incapacità totale di arrendersi, convinta che il cambiamento sia possibile. È per questo che, al suo primo incarico da preside, sceglie l’Istituto Anna Maria Ortese di Napoli: un vero inferno in terra. Situato nel cuore di una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, l’Ortese è tristemente noto per l’assenteismo cronico degli studenti e per una carenza assoluta di risorse. Ma ciò che per chiunque altro sarebbe una sfida disperata, per Eugenia diventa una missione. Come ama ripetere: «quando le cose sono così brutte, è facile immaginarle più belle». Determinata a salvare quei ragazzi, Eugenia segue solo il proprio istinto, infrange le regole e si espone continuamente al pericolo, sostenuta unicamente dal suo entusiasmo contagioso. L’unico a condividere i suoi metodi è Vittorio, un insegnante di italiano appena arrivato dal Nord, affascinato dalla storia e dalla fama dell’Ortese.

Il commento del regista Luca Miniero

«Con “La Preside” ho avuto la possibilità di portare sullo schermo l’eccezionale storia della dirigente scolastica Eugenia Carfora, che con la determinazione di un’eroina ha creato un istituto superiore d’avanguardia a Caivano, proprio laddove la dispersione scolastica e la criminalità tra i giovani registrano numeri altissimi. Sono proprio i ragazzi il carburante che alimenta la preside nonostante le numerosissime difficoltà; i giovani sono il futuro, e ogni minuto perso è un ragazzo in meno sui banchi di scuola. Se lo ripete come un mantra la protagonista, e la sua tenacia e frenesia si esprime attraverso l’ampio utilizzo della macchina a mano, che la segue senza sosta tra le mura di una scuola che con forza e coraggio rimette in sesto giorno dopo giorno, coinvolgendo inevitabilmente anche lo spettatore. Quando la macchina si ferma invece, cogliamo le fragilità e le conseguenze emotive di un lavoro estenuante, con sfide che continuano anche tra le mura di casa. La fotografia di Francesco Di Pierro arricchisce di spessore e calore anche gli ambienti più brutali, ricercando la poesia attraverso tinte naturali. La dualità tra le due vite della protagonista, quella lavorativa e quella privata, sono sottolineate da una precisa scelta delle location: da un lato la famiglia a Portici, placida e con il suo sfogo sul mare, dall’altra San Giovanni a Teduccio (qui nelle vesti di Caivano), piena di ombre, misteriosa e affascinante. Il lavoro di scenografia di Giada Esposito è stato determinante per raccontare questa storia di speranza. La scuola, il cuore pulsante della vicenda, è il segno tangibile e visibile che le cose si possono cambiare: un pezzo alla volta la vediamo trasformarsi da discarica a moderno istituto superiore, e così anche i suoi studenti, contagiati dalla voglia di migliorarsi.

La serie è un racconto corale, e gli attori di questo incredibile cast hanno giocato un ruolo fondamentale nel dare verità e calore ad ogni personaggio, anche grazie ai costumi di Chiara Ferrantini che ne completano il ritratto. Luisa Ranieri, con cui avevo già lavorato, rappresenta perfettamente l’intricato spettro emotivo di questa forza della natura, e con lei Alessandro Tedeschi, Daniela Ioia, Enzo Casertano e Ivan Castiglione, che sono solo alcuni dei nomi che permettono a questa grande storia di arricchirsi di emozioni. Tra i giovani spicca l’ormai nota Ludovica Nasti, qui affiancata da un coro di nomi nuovi che riempiono lo schermo con il loro piglio fresco e talento.»

ORIGINAL

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Il dietro del dietro le quinte di Don Matteo

 

Un viaggio unico e divertente nel backstage della serie di punta di Rai 1. Già disponibile su RaiPlay

 

 

Per la prima volta Nino Frassica porta il pubblico dietro (ma proprio dietro!) le quinte della storica fiction. “Il dietro del dietro le quinte di Don Matteo” è un viaggio unico e divertente arrivato su RaiPlay in concomitanza alla messa in onda della prima puntata della quindicesima stagione della serie di punta di Rai 1, successo assoluto da venticinque anni. Tra ciak sbagliati, personaggi iconici e misteriose sparizioni, ogni episodio è un tuffo nel caos (spesso esilarante) della macchina produttiva. È così che, giorno dopo giorno, Frassica presenta al pubblico le figure professionali che animano il set svelando le imprese necessarie per mandare in onda la fiction più amata d’Italia. Accompagnano il format clip esclusive e interviste speciali ai grandi professionisti della serie, il tutto condito con tanta ironia e tanta assurdità. “Il dietro del dietro le quinte di Don Matteo” è una produzione Lux Vide per Rai Contenuti Digitali e Transmediali, direttore Marcello Ciannamea, condotto da Nino Frassica, regia di Massimiliano Sbrolla.

 

Il primo episodio

 

È il primo giorno di riprese della nuova stagione di “Don Matteo”, e Nino porta gli spettatori direttamente con lui sul set. Tra un ciak e l’altro, e una chiacchierata con il protagonista Raoul Bova, tutto sembra andare per il verso giusto. O quasi… perché Pippo sembra in crisi, e non sa più se vuole continuare a fare il sagrestano!

 

 

 

 

 

 

NUOVA EDIZIONE

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Tali e Quali 2026

 

 

Nicola Savino debutta alla conduzione dello show di Rai 1. Sul palco, a. contendersi la vittoria, imitatori dilettanti e semi-professionisti. In giuria Cristiano Malgioglio, Alessia Marcuzzi, Massimo Lopez e un quarto giudice a sorpresa. Da venerdì 9 gennaio in prima serata su Rai 1

 

 

Debutta venerdì 9 gennaio alle 21.30 su Rai 1 la nuova edizione di “Tali e Quali”, il varietà che per quattro settimane metterà al centro della scena imitatori dilettanti selezionati tra migliaia di video arrivati al programma. Per la prima volta alla guida della trasmissione ci sarà Nicola Savino. Sulla scia del successo di “Tale e Quale Show”, il nuovo anno televisivo si apre con un appuntamento dedicato a interpreti straordinari, ma non ancora noti al grande pubblico: persone comuni che avranno l’occasione di salire sul palco dei ‘Big’. Concorrenti selezionati non solo per le doti vocali e mimiche, ma anche per una somiglianza reale e immediata con i loro beniamini, elemento che ridurrà al minimo l’intervento di trucco e parrucco. In giuria Cristiano Malgioglio, Alessia Marcuzzi, Massimo Lopez, affiancati nella prima puntata da Carlo Conti. Il risultato atteso è un mix di emozione e divertimento. Le prime tre puntate ospiteranno 10 artisti a serata, i migliori due andranno direttamente al quarto appuntamento ‘Finale’, dove si sfideranno con i 4 Campioni delle edizioni precedenti del programma, tutti a caccia del titolo di ‘Campione di Tali e Quali 2026’. Nelle prime tre puntate farà il suo ingresso anche Carmen Di Pietro, che parteciperà alla gara nei panni di un concorrente “di fantasia”, che però dovrà imitare a sua volta un cantante famoso. Un doppio travestimento che promette di essere doppiamente esilarante… Immancabile l’iconico Ascensore che consentirà ad alcuni candidati esterni alla gara principale di proporsi alla giuria in pochi secondi, tentando di conquistare un posto tra i concorrenti titolari nella puntata successiva.

 

NUOVA EDIZIONE

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Sabato sera con The Voice Kids

 

Al via il 10 gennaio il popolare show di Rai 1 in versione junior condotto da Antonella Clerici. In giuria i coach Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt

 

 

Da sabato 10 gennaio, in prima serata su Rai 1, torna “The Voice Kids”, la versione junior del celebre talent show che premia le più belle voci del Paese tra i sette e i quattordici anni. Alla conduzione l’impareggiabile Antonella Clerici che accompagnerà il pubblico alla scoperta delle storie, dei talenti e dei sogni dei nuovi piccoli protagonisti. Al suo fianco, confermatissimi nel ruolo di coach dall’edizione senior, Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt. Una nuova stagione che si apre all’insegna della musica e del divertimento, con tanti ospiti che si alterneranno sul palco per gli ormai irrinunciabili duetti con i concorrenti e con i coach. Una formula vincente che, come di consueto, prende il via con le tradizionali “audizioni al buio” distintive del programma, con i coach di spalle che ascolteranno i piccoli concorrenti senza poterli vedere. Sarà solo la loro voce a doverli conquistare e, in quel caso, il coach potrà voltarsi per aggiudicarsi il concorrente in squadra. Se più coach si volteranno, invece, sarà il concorrente a decidere a chi affidare il proprio percorso. Nel corso delle quattro puntate di “Blind Auditions” ciascun coach potrà avvalersi del “Super Pass”, ovvero garantire ad un concorrente particolarmente talentuoso l’accesso diretto alla finale, e del “Super Blocco”, con cui impedire ad un altro coach di scegliere un concorrente. Al termine della fase di audizioni, ogni coach avrà una squadra formata da nove concorrenti, di questi solo tre raggiungeranno la finale che, il 14 febbraio, decreterà il vincitore dell’edizione. “The Voice Kids” sarà sempre disponile on demand su RaiPlay e visibile all’estero su Rai Italia. Già durante la messa in onda, su RaiPlay saranno disponibili i contenuti “on demand” di The Voice Kids: le clip di tutte le esibizioni dei cantanti, gli interventi degli ospiti e tutti i momenti più emozionanti da rivedere in tempo reale.

 

LA TV DELLE FESTE

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Ogni promessa è debito

 

 

Lunedì 5 gennaio, alle 21.30 su Rai 1, in diretta dall’Auditorium Rai di Napoli, Vincenzo Salemme sarà protagonista della sua nuova commedia, un progetto di Rai Cultura che porta ancora una volta il grande teatro in televisione, con lo stile inconfondibile dell’attore, drammaturgo e regista partenopeo

 

 

Una serata che celebra la forza del racconto dal vivo e il legame profondo tra palcoscenico e telespettatori, grazie all’estro creativo di Vincenzo Salemme che, da cinquant’anni, scrive, dirige e interpreta le proprie commedie, mantenendo vivo un modello di teatro popolare e d’autore raro nel panorama contemporaneo. Lunedì 5 gennaio, alle 21.30 su Rai 1, in diretta dall’Auditorium Rai di Napoli, Vincenzo Salemme porta in scena “Ogni promessa è debito”. Il voto religioso, la promessa di donare una cospicua cifra in danaro alla Santa protettrice del proprio paese, valgono comunque, anche se fatti da un sonnambulo in dormiveglia? È proprio quello che accade a Benedetto Croce, proprietario di una piccola pizzeria sulla spiaggia di Bacoli. L’uomo, a bordo di una barca, finisce sugli scogli, ritrovandosi disperso in mare insieme ai suoi figli e al suo cameriere di sala. Privo di sensi, per un colpo in testa, durante l’incidente, riesce a rivolgersi a Sant’Anna e lancia un messaggio alla radio di bordo: “vi prego, se venite a salvarci, io faccio un voto a Sant’Anna, prometto di donare 5.557.382 euro e 60 centesimi!” Una barca raccoglie il suo appello e li soccorre. Una volta tornato a terra sano e salvo, tutti gli chiedono conto di quel voto, ma lui non ricorda proprio niente, come accade a tutti i sonnambuli. Nessuno crede al suo sonnambulismo e tutti vantano diritti su quei soldi. Ma la domanda è una sola: perché decidere di donare una cifra così alta e soprattutto così precisa al centesimo? Questi soldi esistono o sono solo il frutto di una inspiegabile e oscura spinta dell’inconscio? Come farà Benedetto a districarsi fra tutte queste domande? Soprattutto come farà a sottrarsi alla regola non scritta nel codice legale, ma in quello dell’etica popolare che ci obbliga a rispettare le promesse solenni perché come sappiamo bene “ogni promessa è debito!!?”  La commedia è scritta, diretta e interpretata da Vincenzo Salemme. Il cast vede, inoltre, sul palco, in ordine alfabetico: Nicola Acunzo, Domenico Aria, Vincenzo Borrino, Sergio D’Auria, Oscarino Di Maio, Pina Giarmanà, Gennaro Guazzo, Antonio Guerriero, Geremia Longobardo, Rosa Miranda, Agostino Pannone e Fernanda Pinto.

 

Prima di noi

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Una famiglia, sessant’anni di storia: il racconto intimo di un Paese

Una saga famigliare, che attraversa la Storia e che diventa romanzo di formazione di una nazione intera. Da domenica 4 gennaio su Rai 1, “Prima di noi”. Il RadiocorriereTv ha incontrato Daniele Luchetti, regista insieme a Valia Santella, Linda Caridi e Andrea Arcangeli, rispettivamente Nadia Tassan e Maurizio Sartori, capostipiti della grande famiglia protagonista delle serie

 

 

Daniele Luchetti, regista

Il film attraversa sessant’anni di storia familiare e collettiva. Qual è stata la bussola narrativa di questo viaggio?

La bussola è stata fin dall’inizio Nadia Tassa, la capostipite di questa grande famiglia. Tutto parte da lei, da una scena quasi mitica: una notte di luna in cui chiede al cielo quale sarà il suo destino. Nadia incarna una forza originaria, un’energia che attraversa generazioni. Accanto a lei c’è però un’altra corrente, più oscura: quella rappresentata da Maurizio, l’uomo di cui si innamora. È un antieroe, in un’epoca in cui gli antieroi non erano ammessi. La sua fragilità, la sua depressione – allora senza nome – diventano una frattura che si propaga nel tempo. Il film nasce proprio dall’attrito tra queste due tensioni: l’euforia del costruire e la fatica di vivere. È un racconto più psicanalitico che politico, che parla delle nostre famiglie e, in fondo, delle origini emotive di questo Paese.

Quando i personaggi passano dalla pagina allo schermo e diventano davvero “vivi”?

Nel momento in cui arrivano gli attori. La scrittura può essere solida, strutturata, ma resta bidimensionale. È l’attore che la rende tridimensionale, che mette il personaggio in crisi, ne scopre le contraddizioni, gli impulsi istintivi. Se poi l’attore riesce anche a sorprenderti, è lì che il racconto prende veramente vita.

Linda Caridi

è Nadia Tassan

Cresciuta in un casale della campagna friulana insieme alla famiglia composta di sole donne perché gli uomini sono al fronte, Nadia Tassan è una sognatrice, crede in un futuro bellissimo nonostante gli orrori della Prima guerra mondiale. Quando si presenta alla sua porta Maurizio Sartori, un giovane soldato stanco e affamato che dice di essersi perso tra le montagne, non può non accoglierlo. Soltanto a lei Maurizio rivela di essere un disertore e questo segreto li unirà per sempre, sancendo l’inizio di una relazione che li porterà ad avere tre figli, Gabriele, Domenico e Renzo. La loro vita insieme non sarà facile, ma Nadia è una “costruttrice” che ripete a ogni crisi la certezza che troveranno “un modo per volersi bene” e continuerà a essere profondamente innamorata di Maurizio anche quando non lo avrà più al suo fianco. Il loro è un legame indissolubile.

Nadia è il motore della storia. Come trova la sua voce all’interno di un racconto così corale?

Nadia non deve trovare la sua voce: ci nasce. È una donna naturalmente a suo agio nel mondo, anche quando il mondo è difficile, ostile o doloroso. Questa sua naturalezza non elimina la fatica, ma le permette di attraversarla senza perdere slancio. È sempre in movimento, e nel muoversi trascina con sé tutto ciò che la circonda. È una forza vitale che non si spegne, nemmeno nei momenti più duri.

La storia inizia in Friuli, terra di confine. Che tipo di confini attraversa il suo personaggo?

Nadia vive costantemente “oltre”. Anche quando la vediamo tra le montagne, il suo sguardo è già proiettato altrove. Supera confini geografici, ma soprattutto emotivi: delusioni sentimentali, difficoltà materiali, solitudine. Eppure ha sempre con sé gli strumenti per affrontare tutto questo. Cerca di trasmettere a figli e nipoti una lezione semplice e potente: esiste il mostro, ma esiste anche la spada; c’è la paura, ma c’è anche il coraggio. In questo continuo equilibrio tra forze opposte, Nadia semina una fiducia che continua a ricadere su chi le sta intorno, come una pioggia leggera.

Andrea Arcangeli

è Maurizio Sartori

La sera in cui arriva al casale Tassan, Maurizio Sartori porta con sé il terrore della guerra e un segreto: l’abbandono dell’Esercito Regio dopo la ritirata di Caporetto, una colpa che lo tormenterà per tutta la vita e che, come un fantasma, perseguiterà i figli che avrà con Nadia e anche i nipoti. Maurizio è un “distruttore” e, pur trovando conforto tra le braccia di Nadia, continuerà a sentirsi un uomo in perenne fuga da tutto, compresi i figli, troppo diversi da lui, dal lavoro che perde in continuazione per colpa del suo brutto carattere e dell’alcol, dalle battaglie politiche a cui non crede, dai compagni. Capirà troppo tardi che solo l’amore, avrebbe potuto salvare lui e la sua famiglia

Maurizio è invece una figura irrisolta. In che modo è allo stesso tempo costruttore e distruttore?

Maurizio è un uomo che ama profondamente. A vent’anni incontra la donna che resterà il centro della sua vita. Ma è anche un uomo che soffre di una depressione che, all’epoca, non aveva strumenti per essere riconosciuta. Il suo conflitto è tutto interno: desidera costruire, ma non riesce a prendersi cura di ciò che ha. Non per cattiveria, ma per mancanza di linguaggio, di consapevolezza. La sua mente lavora contro di lui. Oggi potremmo leggere questa condizione attraverso la terapia o la psicanalisi; allora era solo un uomo perduto, incapace di dare un nome al proprio dolore.

Che tipo di eredità lascia una famiglia così complessa?

Spesso lasciamo un’eredità senza saperlo. A volte non è fatta di esempi positivi, ma proprio del contrario. Essere stati qualcosa fino in fondo, anche quando è stato distruttivo, può offrire a chi viene dopo la possibilità di scegliere un’altra strada. L’eredità, allora, non è imitare, ma avere il coraggio di deviare. Di trovare la propria direzione, senza essere prigionieri di quella che ci è stata consegnata.

Don Matteo 15

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Con il cuore

 

 

Questa è una serie che, nel tempo, non ha solo conquistato il cuore delle persone, è riuscita a parlare a tutti, credenti e non. Esiste, infatti, una vocazione laica, quella che spinge ogni persona a interrogarsi sul proprio progetto di vita. E questa volta anche l’amato don Massimo dovrà, come tutti, affrontare nuove e inattese sfide. Da giovedì 8 gennaio in prima serata Rai 1

 

Cosa è la vocazione? In una serie come “Don Matteo” la risposta sembra semplice: la chiamata di Dio, il progetto che Dio ha pensato per ciascuno, per chi crede. Ma la vocazione non è solo religiosa. “Don Matteo” parla a tutti, credenti e non, perché esiste anche una vocazione laica, quella che spinge ogni persona a interrogarsi sul proprio progetto di vita. Qual è la strada che siamo chiamati a seguire? In cosa possiamo essere la parte migliore di noi stessi? Sono queste le domande che attraversano la nuova stagione e che coinvolgeranno tutti i protagonisti: don Massimo, Cecchini, il Capitano, Giulia, ma anche quelli nuovi. Ognuno di loro, prima o poi, sarà chiamato a chiedersi: qual è il mio posto nel mondo? La serie ritorna con la quindicesima stagione ed è pronta, ancora una volta, a conquistare il cuore degli spettatori. Di cuore, infatti, questa serie ne ha sempre avuto tanto, a partire dal suo protagonista, don Massimo, sempre pronto ad aiutare il prossimo insieme agli insostituibili Natalina e Pippo e, naturalmente, al Maresciallo Cecchini. Accanto a loro ritroveremo altri volti noti e amati, come la coppia formata dal Capitano dei Carabinieri Diego Martini e Giulia Mezzanotte, la sorella di don Massimo. Nella scorsa stagione ci hanno fatto sognare e gioire, e ora li ritroviamo felici e innamorati, ma anche in una fase della vita in cui è naturale fermarsi a fare bilanci. Se Diego sembra avere le idee chiare sul futuro, Giulia vive invece un momento di profonda incertezza: ha appena perso la madre, non ha una direzione professionale definita e fatica a capire quale sia davvero il suo posto nel mondo. Chi invece sembra averlo trovato è la nuova e giovane Marescialla della caserma di Spoleto, Caterina Provvedi. O forse no. Il suo trasferimento, infatti, sembra essere il frutto di un disguido che la porta a contendersi il ruolo nientedimeno che con il Maresciallo Cecchini. Insieme promettono situazioni esilaranti e tanti guai, ma anche momenti di profondità: dietro il suo atteggiamento un po’ goffo, Caterina nasconde un mondo interiore che tiene ancora segreto. Un segreto che, almeno all’inizio, condivide soltanto con don Massimo. Anche don Massimo, in questa stagione, dovrà affrontare nuove e inattese sfide. Si imbatterà in una giovanissima adolescente incinta e senza memoria, che chiamerà Maria, e che accoglierà in canonica insieme al suo bambino, il piccolo Max. Oltre ai casi da risolvere, don Massimo si troverà così ad affrontare anche difficoltà “da padre”, diviso tra la cura di un neonato e quella di un’adolescente fragile e smarrita. Le domande sono molte: da dove viene Maria? Cosa le è successo? Trovare una risposta diventerà una priorità, per il bene della ragazza e del suo bambino. Perché il passato di Maria è la chiave di tutto e nasconde una minaccia che don Massimo dovrà riconoscere e fermare in tempo.

 

I NUOVI PERSONAGGI 

Caterina Provvedi (Irene Giancontieri)

È la nuova Marescialla della caserma di Spoleto: estroversa ed entusiasta, si butta ad aiutare il prossimo senza pensarci troppo e, proprio per questo, finisce spesso nei guai. Dopo qualche iniziale divergenza, anche Cecchini non tarderà ad affezionarsi a lei, colpito dal suo grande cuore e dalle sue fragilità, oltre che da un segreto del suo passato. Caterina, del resto, non sa mentire: arrossisce, si blocca, parla a vanvera o scappa, facendosi sempre scoprire. Anche il Capitano Martini inizierà presto ad apprezzarne le qualità, diventando per lei un punto di riferimento professionale. Aiutandola a crescere, farà emergere la sua forza e determinazione e comincerà a guardarla sotto una luce nuova, più intima e inattesa, che potrebbe avvicinarli.

Maria (Fiamma Parente)

Sotto l’altare di una piccola chiesa di campagna viene trovata una ragazza di circa sedici anni, stesa a terra come un angelo caduto dal cielo. È così che incontriamo Maria. Non sappiamo nulla di lei: è incinta, ha perso la memoria e non ricorda nemmeno il suo nome. Sarà don Massimo, che l’ha salvata, a chiamarla Maria e ad accoglierla in canonica insieme al bambino appena nato. Ma chi è davvero? Da dove viene e chi è il padre di suo figlio? Mentre alcuni frammenti di memoria riaffiorano, qualcuno dal suo passato torna a cercarla.

Giona Sandrini (Edoardo Miulli)

Giona ha 16 anni e non sa ancora quale sia il suo posto nel mondo. Ha lasciato la scuola e lavora alla pompa di benzina di famiglia. Diffidente e abituato a cavarsela da solo, è cresciuto senza un padre e con una madre sempre al lavoro. Soffre di ADHD e a scuola ha sempre fatto fatica, senza che nessuno se ne accorgesse davvero. Don Massimo lo convince a tornare sui banchi, dove incontra Maria. Il loro legame diventa subito profondo: due fragilità che si riconoscono e si sostengono, forse andando anche oltre l’amicizia.

Mathias Belli (Andrew Howe)

Ha poco più di trent’anni, un sorriso irresistibile ed è di origine argentina. Mathias lavora da anni nella moda, tra Milano, Parigi e New York. A Milano ha conosciuto Giulia, con cui oggi ha un rapporto quasi inesistente… se non fosse per un dettaglio: sono sposati, da un matrimonio giovanile mai sciolto. Il suo ritorno porterà scompiglio nei sentimenti di Giulia, ma anche una nuova possibilità: Mathias intuisce il suo talento nella moda e la spinge a trasformare una passione in un lavoro. Giulia guarderà avanti con Diego o tornerà indietro con Mathias?

L’inizio della storia… 

EPISODIO 1 – Un angelo caduto dal cielo 

In una chiesetta di campagna, don Massimo trova Maria, una ragazza di 16 anni, ferita e priva di sensi. È incinta e, quando riprende conoscenza, non ricorda nulla di quello che è successo né del suo passato. Chi è questa ragazza? In caserma, intanto, è arrivata Caterina Provvedi, la nuova Marescialla che dovrebbe sostituire Cecchini. Sì, perché a causa di una ‘piccola’ dimenticanza del Capitano, Cecchini rischia di andare in pensione.

EPISODIO 2 – Nel ventre della balena  

Attraverso il giallo di puntata conosciamo Giona, un ragazzo problematico che ha abbandonato la scuola e non ha nessuna intenzione di tornarci. Il Capitano, intanto, non se la passa proprio benissimo: da una parte deve fare i conti con l’ira di Cecchini – che ha scoperto che a breve dovrà abbandonare l’Arma – e dall’altra deve fare i conti con l’arrivo a Spoleto di Mathias, una vecchia conoscenza di Giulia, che sembra essere più di un amico.

DOCU-REALITY

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Quando il Boss è in incognito

 

Da lunedì 12 gennaio il programma condotto da Elettra Lamborghini torna in prima serata su Rai 2 con quattro nuovi appuntamenti

 

Tornano le storie e le emozioni di “Boss in incognito”. Il secondo ciclo di puntate dell’undicesima edizione del docu-reality di Rai 2, realizzato in collaborazione con Endemol Shine Italy, torna in prima serata da lunedì 12 gennaio con Elettra Lamborghini, nuova conduttrice dallo scorso settembre. Sarà ancora lei a raccontare le storie dei boss che hanno deciso di affrontare la sfida di lavorare per una settimana insieme ai loro dipendenti sotto mentite spoglie. Quattro i nuovi appuntamenti, ciascuno dedicato a realtà aziendali italiane d’eccellenza. I boss non saranno gli unici ad andare in incognito e a camuffarsi, assumendo una nuova identità. Ad aiutarli nella loro missione, in una o più occasioni, ci sarà, in ogni puntata, la stessa Elettra Lamborghini, sotto copertura, con un nuovo aspetto e identità sempre diverse, per non farsi riconoscere. L’esperienza di “Boss in incognito” metterà in contatto due mondi solitamente separati e distinti: quello dei boss e quello dei dipendenti, permettendo, sia agli uni che agli altri, di incontrarsi, comprendersi e conoscersi meglio, tra sorprese ed emozioni. Ai dipendenti, impegnati a lavorare o con il loro boss o con Elettra Lamborghini (pronti a impersonare un lavoratore con il loro travestimento), verrà detto che in azienda si sta girando “Job Deal”, un nuovo programma che aiuta alcune persone che hanno perso il lavoro a trovarne uno nuovo.  Solo una volta terminata la settimana di riprese, i lavoratori scopriranno l’identità di chi li ha affiancati durante le loro mansioni.