SERIE TV

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Nel cuore e nella memoria di Imma

 

Tra addii commossi e nuove consapevolezze, Barbara Ronchi, Massimiliano Gallo e Alice Azzariti raccontano la quinta stagione di “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”: un viaggio tra radici arcaiche, trasformazioni familiari e il legame indissolubile con una terra che rallenta il tempo. La domenica in prima serata su Rai 1

 

 

Dopo otto anni di successi, indagini e caffè presi al volo tra i Sassi di Matera e dintorni, il mondo di Imma Tataranni giunge al capitolo finale. La quinta stagione non è solo il proseguimento di un racconto poliziesco, ma un bilancio emotivo profondo per i suoi protagonisti. Nelle parole di Barbara Ronchi, Massimiliano Gallo e Alice Azzariti, emerge il ritratto di una “famiglia” cinematografica cresciuta insieme ai propri personaggi, in simbiosi con una Basilicata che non è mai stata un semplice sfondo, ma un’anima pulsante e contraddittoria. Dalla “danza” di complicità tra Diana e Imma, alla rivoluzione tecnologica e personale di Pietro, fino alla maturità di Valentina, questa stagione segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dal passato al futuro. Un addio (o forse un arrivederci) che profuma di pazienza, resilienza e di quella bellezza lucana che, come dicono i protagonisti, “è sempre stata lì, aspettando solo di essere vista”.

 

Massimiliano Gallo (Pietro De Ruggeri)

Come cambia la “danza domestica” tra Pietro e Imma in questa stagione? Cambia il contesto: c’è una casa nuova, piena di tecnologia straordinaria con cui Pietro litiga spesso. Ma cambia soprattutto la vita rispetto alla figlia, dopo l’uragano che ha colpito la famiglia. Pietro in questa stagione è rivoluzionario: cambia look, cambia tutto. Non trattiene nulla della vecchia casa, vuole voltare pagina.

Pietro sembra mostrare sfumature diverse in questi nuovi episodi…

Mi sono divertito molto perché le dinamiche sono scritte benissimo. I personaggi sono evoluti rispetto alle prime stagioni perché è cambiata la loro storia d’amore. Ho avuto la possibilità di esplorare sfumature diverse, passando con naturalezza dalla commedia ai momenti più emozionali.

La serie racconta una Basilicata reale, lontana dalle cartoline. Come si riflette questo in Pietro?

Pietro è l’emblema di quella terra. Ha una forte identità territoriale, un legame viscerale con i valori arcaici ma anche lo slancio verso il futuro. Quando vado a Matera, nel centro storico, sento la “centralità della terra”: il silenzio ti costringe a rallentare. Pietro incarna questo ritmo.

Cosa vi siete detti con il cast l’ultimo giorno di riprese?

Ci siamo guardati e abbiamo realizzato di aver vissuto sette anni intensissimi. Abbiamo girato durante la pandemia, in una Matera blindata e deserta che attraversavamo da soli. Ne esco arricchito: lavorare con professionisti di questo livello ha trasformato il cast in una vera famiglia.

 

Barbara Ronchi (Diana De Santis)

Nella quinta stagione riparte la “danza” tra Imma e Diana. Che tipo di ballo dobbiamo aspettarci?

È un ballo estremamente felice. Sono innamorata di questa amicizia così immediata, fatta di un passato lungo che affonda le radici nel liceo, ma nutrita oggi di ascolto e fiducia. Sono donne adulte che continuano a crescere e cambiare, quasi fondendosi. Diana è l’altra metà di Imma; in questi anni si sono donate tantissimo.

Diana sembra aver trovato la sua dimensione ideale, quasi “dietro le quinte”. È così?

Sì, ha fatto un percorso importante. A un certo punto ho pensato che la crescita professionale dovesse definirla come donna realizzata in modo autonomo, ma lei ha capito — e in fondo lo sapeva già — che il suo posto è dove ama essere: nel dietro le quinte. Diana brilla di luce riflessa ed è felice di farlo. Ama aiutare la “front woman” perché vede in Imma una forza capace di fare del bene a Matera.

A proposito di Matera e della Basilicata: terra di contraddizioni arcaiche ma aperta al progresso. Quale tratto di questa terra appartiene a Diana?

Direi la pazienza. È il tratto che più la unisce alla sua terra: una terra che ha sofferto, che è risorta e che oggi è bellissima, anche se forse lo è sempre stata e non sapeva come dirlo.

Come ha salutato Diana alla fine di questo lungo viaggio?

È stata una separazione consensuale. Non ci siamo dette addio, perché lei sarà sempre lì, sugli schermi, ogni volta che vorrò rivederla. Porto con me otto anni di memoria e il regalo più grande: l’amicizia profonda con Vanessa (Scalera), un legame che è andato di pari passo con quello dei nostri personaggi.

 

Alice Azzariti (Valentina Tataranni)

Crescere tra bilanci e nuove consapevolezze

Valentina è cresciuta molto. Cosa rappresenta per lei questa nuova stagione? Valentina non è più una bambina. Questa è la stagione dell’importanza dell’unione familiare, un tema centrale proprio mentre i suoi genitori, ormai separati, decidono di vendere la casa di famiglia. Inizialmente prova a farsela andare bene, ma emergeranno tristezza e dispiacere. Inoltre, verrà ammaliata da una “guru spirituale”, Barbara Piacentini, in una fattoria ecosostenibile. Scoprirà presto che non è tutto oro quel che luccica.

Quali tratti dei genitori convivono nel carattere di Valentina?

Dal padre ha preso la tenacia, l’essere testarda e il credere fermamente in ciò che fa. Dalla madre, invece, una certa sensibilità e, paradossalmente, la capacità di essere accondiscendente a volte, nonostante tiri dritto per la sua strada.

Dopo tutti questi anni sul set, che bilancio fa di questa esperienza?

Sono cresciuta letteralmente con il personaggio. Ho iniziato a 17 anni e ora ne ho 24. È stato un percorso bellissimo che porterò sempre nel cuore; Valentina è parte della mia vita e finisco questa avventura con il cuore pieno.

NUOVA STAGIONE

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Illuminate

 

 

La domenica in seconda serata su Rai 3 la docu-serie sulle vite esemplari di quattro grandi donne italiane. Dopo la prima puntata su Tina Lagostena Bassi, in arrivo quelle dedicate a Lea Pericoli, Eleonora Giorgi e Rosita Missoni

 

 

 

Ci sono le protagoniste del Novecento italiano al centro della settima stagione di “Illuminate”, la docuserie in quattro puntate di Rai Cultura, in onda la domenica in seconda serata su Rai 3. Se nella prima puntata, disponibile su RaiPlay, Cristiana Capotondi ha raccontato Tina Lagostena Bassi, una delle pioniere della giustizia femminile in Italia. Nel secondo docu-film, Sveva Alviti dà voce e corpo a Lea Pericoli, “La Divina” icona del tennis femminile italiano tra gli anni ‘50 e ’60, prima telecronista donna e pioniera di uno stile che ha cambiato per sempre l’eleganza in campo. Il racconto si struttura come una partita di tennis: scambio dopo scambio, set dopo set, l’attrice attraversa le tappe decisive della sua vita. Dall’infanzia in Africa alla determinazione di diventare una campionessa, dal ritiro dall’attività agonistica alla lunga carriera come giornalista di moda e commentatrice sportiva, fino alla battaglia contro il cancro, che la rese la prima testimonial italiana per la ricerca e la prevenzione oncologica. Ironica, colta e combattiva, Lea Pericoli è stata tra le prime sportive a imporsi anche fuori dal campo, lasciando un’eredità di libertà, grinta e modernità. Nel terzo episodio, a un anno dalla sua scomparsa, il docu-film dedicato a Eleonora Giorgi, icona del cinema italiano, si costruisce come un omaggio intimo e sincero che intreccia due storie e due sguardi: quello di Eleonora e quello di Ornella Muti, altra diva senza tempo, collega e amica. È proprio Ornella Muti a guidare gli spettatori in un viaggio nel ricordo della vita e dell’arte di Eleonora, ma anche nella stagione d’oro del cinema italiano degli anni ’70 e ’80, che entrambe hanno attraversato da protagoniste assolute. Il racconto ripercorre gli esordi di Eleonora, la consacrazione con “Borotalco” – che le valse il David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista – fino al debutto alla regia con “Uomini & donne, amori & bugie”, che segna simbolicamente l’incontro artistico tra le due dive, con Ornella Muti nei panni della protagonista. Infine, Greta Ferro intraprende un viaggio intimo e simbolico alla scoperta di Rosita Missoni, eccellenza della moda e del design italiano nel mondo. Accolta dalla famiglia Missoni nella storica casa-atelier a Sumirago (Varese), l’attrice condivide una giornata speciale con le persone più vicine alla stilista, scoprendone un volto inedito: non solo l’artefice di un successo internazionale, ma anche la donna, la creatrice e la custode di un’eredità fatta di affetti, visione e memoria. Il racconto si snoda anche attraverso i luoghi che hanno fatto da sfondo alle vicende delle protagoniste. “Illuminate” si conferma un importante appuntamento del racconto al femminile della Rai, che ha portato sullo schermo, attraverso altrettanti docu-film originali, ben ventotto storie di donne italiane esemplari, talentuose e appassionate che, con la potenza di un uragano, hanno rivoluzionato gli ambii in cui si sono distinte – dalla scienza al cinema, dalla letteratura alla moda, dal canto all’imprenditoria – raggiungendo importanti traguardi anche a livello internazionale e diventando un modello di determinazione e coraggio per generazioni di donne. “Illuminate” è una produzione Anele in collaborazione con Rai Cultura.

 

ALESSANDRO GASSMANN

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A tu per tu con Guerrieri

 

L’attesa è finita: uno dei personaggi più amati della letteratura giudiziaria italiana approda finalmente sul piccolo schermo. Il RadiocorriereTv ha incontrato l’attore protagonista che dà corpo e voce all’avvocato penalista nato dalla penna di Gianrico Carofiglio. La serie diretta da Gianluca Maria Tavarelli è in onda il lunedì in prima serata su Rai 1

 

 

Finalmente Guerrieri arriva in Tv. Come si affronta un personaggio così radicato nell’immaginario dei lettori? È stato un lavoro di addomesticamento”?

Non l’ho addomesticato, perché un uomo così va vissuto, non domato. Siamo partiti da una base di scrittura altissima, quella dei romanzi di Carofiglio. Il nostro compito era restituire cinematograficamente la bellezza di quelle pagine. È stata la sfida interpretativa più impegnativa della mia carriera: Guido è un uomo complesso, un bravissimo penalista di Bari che affronta casi di omicidio, ma di cui seguiamo soprattutto le mille sfaccettature della vita privata.

Com’è stato lavorare con Gianluca Maria Tavarelli alla regia?

Sono felice di aver affrontato questo viaggio con lui. Gianluca è uno dei registi più forti che abbiamo; ha il dono di portare il cinema in TV senza snaturarlo. Ha creato una serie appassionante, emozionante e, a tratti, anche divertente. Ha saputo scegliere il cast giusto per rendere la serie corale: qui non c’è un “eroe” perfetto, ma un gruppo di persone che mostrano i propri difetti.

Nella serie vediamo Guerrieri tornare a boxare. Che valore ha questo sport per lui? È solo una questione di forma fisica?

Assolutamente no. La boxe è il suo specchio, il suo modo di parlare con se stesso. È lo sfogo necessario per elaborare le ingiustizie che deve superare quotidianamente. Sul ring, Guido dialoga con la propria persona e cerca di migliorarsi. È una metafora del suo stare al mondo: un uomo che non è un mero esecutore di leggi, ma uno che “parteggia” per le persone che difende.

Che ruolo gioca la città di Bari in questa produzione?

Bari ne esce bellissima, misteriosa, quasi magica, specialmente nelle scene notturne. È a tutti gli effetti la seconda protagonista della serie.

Tra i faldoni dello studio, l’aula di tribunale e i vicoli della città, quale dimensione di Guerrieri ha preferito interpretare?

Come attore, ho amato profondamente la parte giuridica. Essendo Carofiglio un uomo di legge, era necessaria una precisione assoluta. Volevo essere credibile per chi fa questo mestiere davvero. Durante il dibattimento avevamo sul set veri avvocati penalisti che seguivano la costruzione dei processi; ricevere i loro complimenti è stato il regalo più grande.

Carofiglio dice spesso che “la verità è un’idea complessa”. Cosa rappresenta per lei e per il suo personaggio?

Per Guerrieri la verità è essenziale, vive per perseguirla. Personalmente, io sono uno che tende a dire sempre quello che pensa; mia moglie mi rimprovera spesso per questo, ma credo sia il modo migliore di vivere. Mi affascinano le fragilità di Guido: non nasconde i suoi errori, non si vergogna di chiedere scusa o di piangere. In un mondo che insegue la perfezione, io cerco personaggi fallaci, imperfetti. Sono i più interessanti da raccontare.

Cosa si augura per il futuro di questo progetto?

Un attore deve rappresentare una vita. Io fingo di essere altri e spero che la gente ci creda. Guerrieri mi ha regalato l’orgoglio di portare in scena un uomo dedito alla giustizia ma profondamente umano. Continuerò a farlo finché avrò storie così potenti da raccontare.

ULISSE

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Versailles in piano sequenza

 

 

Rai Cultura e Alberto Angela, in collaborazione con l’Établissement public du château, du musée et du domaine national de Versailles presentano lo speciale in onda lunedì 2 marzo in prima serata su Rai 1

 

 

Un viaggio alla scoperta di una delle regge più famose al mondo, attraverso le stanze più sfarzose, ma anche quelle più nascoste e inaccessibili che solo raramente i turisti visitano. Alberto Angela esplorerà Versailles attraverso un percorso di due ore e venti minuti, interamente girato con la tecnica del piano sequenza, il più lungo mai realizzato in tv al mondo, senza montaggio e senza stacchi su una seconda camera, droni inclusi. Una vera sfida che l’intero gruppo di lavoro ha deciso di accettare, poiché attraverso il piano sequenza il pubblico potrà rendersi conto dell’esatta collocazione di ogni spazio e capire meglio com’è fatta Versailles, quanto è grande e quanto magnifica. La telecamera seguirà Alberto lungo scale che portano ad alcove d’amore, attraverso porte segrete oltre le quali si infiltrano il desiderio d’amare e la paura di morire, sbucando in passaggi nascosti agli occhi dei curiosi. All’interno della reggia, un’assurda magnificenza creata per stupire, echeggiano le voci dei personaggi che l’hanno resa immortale: Il Re Sole, che ampliando il casino di caccia del padre, ha creato un altare al proprio orgoglio; Luigi XV, il beneamato, che ha intuito i primi scricchiolii di un mondo dorato che si sarebbe sbriciolato, ma fu incapace di porvi rimedio; Luigi XVI, e sua moglie Maria Antonietta, ultima regina di Francia e forse il personaggio più chiacchierato a Versailles. Parte del percorso segue la sua parabola in una reggia piena d’intrighi che, fin dal suo arrivo a soli quattordici anni, l’ha accolta come un corpo estraneo, un’intrusa, un’austriaca, e l’ha resa protagonista di una leggenda nera e terribile, incarnazione di tutti i mali di Francia. Eppure, nelle stanze da parata e in quelle private di Maria Antonietta, ristrutturate di recente, è evidente il volto di una donna che dalla frivolezza iniziale, ha saputo evolversi affrontando con dignità il suo tragico finale. Nel percorso anche la sosta in una piccola stanza, il gabinetto Fersen, dove il conte svedese Hans Axel Von Fersen, suo presunto amante, sostò a dormire durante le sue visite a Versailles. Si trattò di umore sublime e casto, come voleva la tradizione cavalleresca, oppure appassionato e carnale? Una risposta è nella loro corrispondenza, perché come disse la regina stessa: “tutto a te mi guida”. Tra le sue passioni certe c’era invece la moda: un meraviglioso vestito realizzato da Milena Canonero, per il film “Marie Antoinette”, diretto venti anni fa da Sofia Coppola, attende gli spettatori nella camera da letto della regina. L’interno della reggia, che ha più di duemila stanze e oltre duemila finestre, sarà animato dalla presenza di rievocatori storici e di un team di esperti – i curatori stessi del castello di Versailles – che racconterà la rigida etichetta attraverso la quale Luigi XIV teneva sotto controllo la nobiltà di corte. E poi la moda e i vestiti, i menù dei pranzi da parata e quelli privati preparati dal re stesso, gli oggetti preziosi che sono scampati alla violenza dei rivoluzionari, i delicati lavori di restauro delle tappezzerie. Il racconto di Alberto Angela sarà anche un tuffo nella vita quotidiana del castello nel “grand siècle”: come venivano riscaldate le stanze, le musiche e i balli, i giochi a carte e quelli sotto le lenzuola, tra favorite in competizione per sedurre il re e amanti ufficiali che si comportavano come vere regine.  E, per la prima volta in televisione, sarà visibile il nuovo allestimento della Galleria degli Specchi, ritornata al suo aspetto originario, così come i cortigiani la vedevano durante il regno del Re Sole. Un viaggio all’interno di una reggia dove si è praticata un’arte del vivere alla francese che ha suscitato l’ammirazione di tutte le corti europee del Settecento. E che attraversa la storia di un Paese anche quando la Rivoluzione pone drasticamente fine alla monarchia assoluta. Ci penserà infatti Luigi Filippo, molto tempo dopo il Terrore, a fare della reggia un museo dedicato a tutte le glorie di Francia, glorie fra le quali spicca una figura: Napoleone Bonaparte. A distanza di più di tre secoli dalla sua costruzione la reggia di Versailles continua a brillare come un diadema che la forza della Storia ha ineluttabilmente macchiato di oro e di sangue. “Versailles in piano sequenza”, con la regia di Gabriele Cipollitti, è stato realizzato dalla Direzione Produzione Tv della Rai, Centro di Produzione di Napoli, con la consulenza scientifica di Mathieu Da Vinha, Direttore del Centro di Ricerca della Reggia di Versailles.

 

 

 

#SANREMO2026

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Sal Da Vinci re del Festival

 

Con il brano “Per sempre sì” il cantautore ha vinto la 76esima edizione della kermesse sanremese e rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest di Vienna. Secondo sul podio Sayf con “Tu mi piaci tanto”, terza Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. La serata finale del Festival ha visto anche il passaggio di testimone da Carlo Conti a Stefano De Martino, prossimo direttore artistico e conduttore di Sanremo

 

 

 

Grande commozione e la dedica a Napoli. Sal Da Vinci ha trionfato al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Per sempre sì”. Secondo gradino del podio per Sayf, con “Tu mi piaci tanto”, terzo per Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. Alla cantautrice romana è stato assegnato anche il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale. Il Premio Bardotti per il miglior testo a Fedez & Masini con “Male necessario”. Fulminacci, con la canzone “Stupida sfortuna”, ha vinto il Premio della Critica “Mia Martini” per la Sezione Campioni. A lui, 26 voti dei giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Ariston Roof. A Serena Brancale, assegnato il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” Sezione Campioni. Nicolò Filippucci con “Laguna” si è aggiudicato infine il primo posto tra le nuove proposte.

La classifica di Sanremo 2026:

1 Sal Da Vinci – Per sempre sì

2 Sayf – Tu mi piaci tanto

3 Ditonellapiaga – Che fastidio!

4 Arisa – Magica favola

5 Fedez e Masini – Male necessario

6 Nayt – Prima che

7 Fulminacci – Stupida sfortuna

8 Ermal Meta – Stella Stellina

9 Serena Brancale – Qui con me

10 Tommaso Paradiso – I romantici

11 LDA e AKA 7even – Poesie clandestine

12 Luche’ – Labirinto

13 Bambole di pezza – Resta con me

14 Levante – Sei tu

15 J-Ax – Italia Starter Pack

16 Tredici Pietro – Uomo che cade

17 Samurai Jay – Ossessione

18 Raf – Ora e per sempre

19 Malika Ayane – Animali notturni

20 Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

21 Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta

22 Michele Bravi – Prima o poi

23 Francesco Renga – Il meglio di me

24 Patty Pravo – Opera

25 Chiello – Ti penso sempre

26 Elettra Lamborghini – Voilà

27 Dargen D’Amico – AI AI

28 Leo Gassmann – Naturale

29 Mara Sattei – Le cose che non sai di me

30 Eddie Brock – Avvoltoi

 

 

SERIE TV

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Mare fuori, stagione 6

 

I primi sei episodi disponibili dal 4 marzo su RaiPlay, l’intero box set dall’11 marzo. La serie, diretta da Beniamino Catena e Francesca Amitrano, sarà trasmessa in sei serate prossimamente su Rai 2

 

 

 

Torna su RaiPlay e Rai 2 una delle serie Tv più amate dal grande pubblico televisivo e della rete. Protagonista della vicenda l’IPM di Napoli, con le storie dei giovani detenuti che cercano di trovare la loro strada tra le sfide e le ombre della reclusione e la luce del mondo esterno. Al centro della narrazione c’è ancora Rosa Ricci, l’ultima e invidiatissima erede del boss don Salvatore, che navigherà tra complessi conflitti familiari, vendette incrociate del clan Di Salvo e la ricerca di un domani fatto di redenzione. L’arrivo tra le detenute di tre sorelle assetate di potere alimenterà dinamiche e storie segnate dal crimine, ma anche dalla possibilità di invertire la rotta. Tra i nuovi ingressi anche una ragazza di buona famiglia che ha commesso un errore imperdonabile e una giovane detenuta straniera dal passato misterioso. Parallelamente, altri ragazzi affronteranno le conseguenze delle proprie azioni, costruiranno relazioni significative e lotteranno per un futuro diverso, mentre le pressioni e i pericoli del loro ambiente di origine continueranno a minacciarli. A dirigere la serie, da un’idea di Cristiana Farina, i registi Beniamino Catena e Francesca Amitrano.

I PERSONAGGI

I RAGAZZI

Simone (Alfonso Capuozzo): che sia proprio lui ad aver attentato alla vita di Rosa? Il ragazzo sembra disposto a tutto per diventare il re di Napoli e regolare i conti in sospeso una volta per tutte. Ma ad ostacolare i suoi piani ci sono l’amore e la passione per due ragazze che lo affascinano per motivi diversi.

Tommaso (Manuele Velo): si è preso una pallottola per salvare Rosa e si trova a dover riflettere su quello slancio, semplice altruismo o le conseguenze di un amore difficile da decifrare? Intanto i sensi di colpa per il delitto commesso lo mettono a dura prova.

Luigi Di Meo detto Cucciolo (Francesco Panarella): mentre su di lui aleggia il sospetto di essere il killer di Rosa il ragazzo vive una fase difficile, diviso tra il dolore della morte di Milos e la preoccupazione per la madre. Il pensiero di vendicare il suo perduto amore e il desiderio di trovare nuove alleanze per prendersi la carriera criminale che desidera, lo terrà in vita.  Ma quale sarà il suo futuro?

Raffaele Di Meo detto Micciarella (Giuseppe Pirozzi): dopo essersi preso le sue responsabilità per la morte dell’avvocato, Micciarella è un ragazzo nuovo pronto ad affrontare la vita e ad aiutare gli altri. In particolare le sue attenzioni si rivolgono a Marta che fatica a sopportare la lontananza da Sonia. E alla fine si troverà di fronte ad una scelta che potrebbe cambiare la sua vita.

Pino ‘o pazzo (Artem): Alina è il nuovo amore di Pino, pronto per essere vissuto. Il ragazzo è convinto che lei sia quella giusta e nonostante alcuni imprevisti la rendano una sfida ardua da cogliere, Pino è pronto a sostenerla. Ma un evento drammatico lo metterà a dura prova e Pino potrebbe non essere abbastanza forte da gestire questa dura fase della sua vita.

Diego detto Dobermann (Salahudin Tidjani Imrana): Dobermann ha chiuso con la droga ed è deciso a riconquistare l’amore per Sonia che una leggerezza con Marta nella precedente stagione ha compromesso.  La sfida appare molto difficile ma Diego non è uno disposto ad arrendersi facilmente.

Samuele (Francesco Luciani): la sua passione per Lorenza lo porta a commettere qualche errore di troppo e la contrapposizione con la direttrice avrà tragiche conseguenze e qualcuno deciderà che è ora che paghi per la sua cattiveria.

Federico (Francesco Di Tullio): è il momento per Federico per capire da che parte stare, se continuare a sprecare la sua vita insieme all’amico di sempre oppure cominciare un cammino di redenzione.  Visto il rapporto tra i due, non sarà facile prendere una decisione.

LE RAGAZZE

Rosa Ricci (Maria Esposito): l’attentato che ha subito la porta a riflettere sulla sua vita e sulle scelte che ha fatto dettate anche dall’appartenenza alla sua famiglia. Ma chi ha provato ad ucciderla non ha intenzione di arrendersi. Intanto, grazie a Tommaso ma anche a sua madre, capisce qual è la vita che vuole davvero vivere.

Alina (Yeva Sai): la felicità sembra finalmente bussare alla sua porta con l’amore per Pino e una notizia che la scuote ma che alla fine accetta con entusiasmo. Il destino, però, ha scritto per lei un’altra storia.

Carmela (Giovanna Sannino): vive con preoccupazione l’attentato che Rosa subisce ma la ragazza è determinata a portare avanti il sogno che era di Edoardo. Diventare la regina di Napoli: per farlo è disposta a tutto. Ma un’inaspettata passione per un ragazzo rischia di compromettere i suoi piani.

Marta (Rebecca Mogavero): vive un momento di grande crisi per il riavvicinamento di Sonia e Dobermann ma trova in Micciarella un inaspettato sostegno. La ragazza conosce un sentimento fino a quel momento sconosciuto ma l’amore può fare anche molto male.

Sonia (Elisa Tonelli): il riavvicinamento con Dobermann la porta a riflettere sulla vera natura del suo rapporto con Marta a cui deve molto ma che deve gestire per poter crescere e diventare autonoma. Il cammino è duro e pieno di insidie che metteranno a dura prova le sue convinzioni.

Lorenza (George Li): impegnata come sempre a fare la ribelle per vendicarsi della madre, non si accorge dei pericoli che corre ma, quando la situazione sembra degenerare, Lorenza sembra ritrovare la ragione.

Mei Ling (Joyce Huang): di origini cinesi, quando arriva in IPM mette tutti in difficoltà, poiché nessuno riesce a comunicare con lei. La ragazza porta con sé un mistero, un oggetto segreto che deve nascondere e proteggere a ogni costo.

Sharon (Cartisia Somma): è una ragazza di umili origini, costretta a gestire il banco del pesce della sua famiglia, ambisce alla ricchezza e al potere. Ha stretto un’alleanza preziosa che può aiutarla nella sua ascesa e, anche se l’arresto potrebbe compromettere i suoi piani, sa come rendersi utile anche in IPM.

Marika (Carlotta Pinto): sorella di Sharon, Marika non condivide le sue stesse ambizioni. Coltiva invece il sogno del canto e troverà un’inaspettata alleata proprio in IPM. Non è facile per lei affrancarsi e liberarsi dall’influenza di Sharon, che continua a osteggiare il suo sogno.

Annarella (Greta De Rosa): adottata dalla famiglia di Sharon e Marika, Annarella farebbe di tutto per loro, in particolare per Sharon. Per la prima volta però le richieste di sua sorella la mettono in difficoltà, quando inizia a provare un inconfessabile attrazione per quello che dovrebbe essere il suo principale nemico.

Stella (Virginia Bocelli): è una giovanissima ragazzina allevata rigidamente per divenire un talento musicale, si macchia suo malgrado di un terribile crimine pur di sfuggire all’oppressivo ambiente domestico. In IPM si ritrova sola e spaurita, ma ha l’occasione per la prima volta di scoprire il potere dell’amicizia.  Alina, infatti, rivedendosi in lei la mette sotto la sua ala protettrice.

GLI ADULTI

Massimo Esposito (Carmine Recano): l’attentato a Rosa lo avvicina sempre di più a Maria e presto dovrà confrontarsi con i sentimenti che prova per lei. Ma non dimentica il suo ruolo all’interno dell’IPM e fa di tutto per convincere Rosa ad abbandonare la sua vita criminale. In un momento di crisi commette una leggerezza con una donna che lo metterà in grande difficoltà.

Sofia Durante (Lucrezia Guidone): la disperazione per la fuga della figlia metterà in grande crisi il rapporto con Beppe. Ma quando sembra essere tornato il sereno i drammatici eventi che accadono in IPM la porteranno a prendere importanti decisioni.

Beppe (Vincenzo Ferrera): vive con sofferenza la crisi del rapporto con Sofia ma i drammatici eventi che accadono all’IPM lo porteranno a concentrare le sue attenzioni su Pino.

 

Lino (Antonio De Matteo): gli errori del passato, la complicità con i milanesi, continuano a tormentare Lino fino a spingerlo a prendersi le sue responsabilità. Ma l’agente non è ancora pronto per ripartire e anzi precipita in una crisi difficile da affrontare.

Stefano Stazi (Romano Reggiani): è il nuovo giovane direttore dell’IPM soffocato da un padre oppressivo e intimorito dal nuovo incarico, si aggrappa scrupolosamente alle regole per non venire schiacciato dal peso delle responsabilità. Massimo è un prezioso alleato per lui ma rischia di diventare troppo ingombrante.

Claudia (Francesca Agostini): è una giovane e scrupolosa educatrice che arriva in IPM ad affiancare Beppe. Sotto l’ineccepibile preparazione nasconde un segreto del passato che ancora la tormenta e che è decisa ad affrontare proprio grazie alla vicinanza con i ragazzi.

Maria Ricci (Antonia Truppo): mentre lotta contro i fantasmi del passato, per vivere liberamente l’amore appena nato con Massimo, Maria cerca di stare vicina a sua figlia. Fa di tutto per sottrarre Rosa alle dinamiche dei clan e ricostruire con lei una vita normale.

Loredana (Tea Falco): nel disperato tentativo di essere madre per i suoi figli si avvicina pericolosamente a una figura autorevole nell’IPM e sviluppa per lui una crescente e pericolosa ossessione.

Gennaro (Agostino Chiummariello): una figura insostituibile nei complessi meccanismi dell’IPM è sempre un riferimento per i ragazzi che nutrono per lui un profondo rispetto.

Nunzia (Carmen Pommella): è la mamma che ogni figlio vorrebbe, severa ma sempre pronta al colloquio e al dialogo con i ragazzi, non esita a mettersi in gioco per farli sentire meno soli.

 

 

 

 

Sabrina Ferilli

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Una umanità travolgente


«Nel momento in cui Gloria diventa vera, senza rinunciare a se stessa, scopre di essere amata ancora di più» racconta l’attrice romana a proposito del suo personaggio – Gloria Grandi -, una donna che ora è costretta a misurarsi con la fragilità, riconciliandosi con le proprie radici e scegliendo di mostrare il suo lato più autentico

 

 

 

La prima volta di Gloria in tv ha spiazzato il pubblico per la sua irriverenza e originalità. Quale sarà il mood di questo film?

La bellezza di questo personaggio è sempre stata proprio la sua natura inusuale. È difficile raccontare figure così politicamente scorrette, che non inseguono facili simpatie o empatie. Ed è proprio questo che mi divertiva: è stata una scommessa che, fortunatamente, abbiamo vinto. La serie si chiudeva in modo molto misterioso, non si capiva esattamente cosa stesse accadendo, con il film riprendiamo Gloria esattamente da dove l’avevamo lasciata. Il suo è un percorso burrascoso – ma del resto, se non vive situazioni tempestose, Gloria non si sente nemmeno in pace con se stessa. Il film avrà un finale a sorpresa, ma questa volta chiude davvero il cerchio, concludendo la storia della nostra beniamina.

L’abbiamo conosciuta mentre tirava fuori gli artigli contro il giudizio degli altri. Ora la ritroviamo nel momento più basso della sua vita. Come reagirà?

Gloria non è una che si abbatte, figuriamoci nelle difficoltà, anche se ha fatto talmente tante cose che, in un certo senso, si trova a pagare per i propri errori. Senza anticipare troppo, posso dire che il film segna un passaggio importante, quello della riappacificazione con la sua vera identità, con le sue radici. Rispetto al passato, questa storia ha una cifra più umana, più intima, mostra un lato di Gloria che prima non avevamo visto.

Che cosa scopre delle sue fragilità?

In realtà Gloria non è fragile, piuttosto viene messa nella condizione di capire che forse il modo in cui si raccontava e si muoveva prima non era il migliore. Decide allora di diventare autentica, senza rinunciare alle sue caratteristiche – che fanno parte della sua natura di donna e di persona. E nel momento in cui si mostra per quella che è davvero, si accorge di essere amata ancora di più rispetto a quando appariva come una diva distante da tutto e da tutti. Questa nuova consapevolezza le regala un’umanità travolgente.

Quanto c’è di suo in Gloria? Quali caratteristiche personali ha portato nel personaggio?

Quando il personaggio è stato scritto, sono stata coinvolta attivamente e ho collaborato su alcuni temi e situazioni. Gloria ha delle particolarità caratteriali che mi appartengono: la velocità nella battuta, una certa goliardia, la capacità di raccontare anche le cose più pesanti con leggerezza, con un tono da commedia piuttosto che tragicomico. Questa è una cifra che sento molto mia, e ho fatto in modo che appartenesse anche a Gloria Grandi.

DOCUMENTARIO

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Il mio nome è Riccardo Cocciante

 

Il primo docufilm sulla vita del cantautore andrà in onda il 4 marzo in prime time su Rai 1

 

 

Nel mese del suo ottantesimo compleanno, Riccardo Cocciante torna a stupire il suo pubblico con l’annuncio di un film che racconta tutta la sua vita, dove l’aspetto personale e quello professionale si fondono restituendo il profilo di un artista la cui esistenza è da sempre indissolubilmente legata alla musica. Un anno, il 2026, che segna un grande ritorno per Cocciante: dal 26 febbraio tornerà anche in scena Notre Dame de Paris, l’opera popolare più esportata al mondo, con le musiche firmate dal Maestro, prodotta da Clemente Zard e interamente curata e distribuita da Vivo Concerti. In estate sarà inoltre protagonista di un tour da solista, prodotto anch’esso da Vivo Concerti, che lo vedrà esibirsi in alcune delle più suggestive location open air italiane. Il docufilm “Il mio nome è Riccardo Cocciante”, diretto da Stefano Salvati, farà scoprire allo spettatore le diverse sfumature di questo artista poliedrico, attraverso il suo inedito racconto in prima persona tra ricordi, difficoltà, incertezze e una ricchissima vita artistica. Il film ripercorre la vita di Cocciante dalla nascita fino alla lavorazione dei progetti dell’ultimo anno. Immagini di repertorio e fotografie personali inedite restituiscono il ritratto dell’artista in gioventù e del suo contesto familiare. Per la prima volta le elaborazioni grafiche saranno integrate anche da contenuti generati dall’AI che andranno a impreziosire i repertori giovanili della vita di Cocciante e si uniranno alle molte testimonianze raccolte. Da Laura Pausini a Gianna Nannini, da Elodie a Achille Lauro, da Mogol a Fiorella Mannoia, voci e testimonianze di colleghi e persone che hanno intrecciato i loro percorsi con il Maestro che completano la definizione del ritratto a tutto tondo di un artista di fama internazionale e di un compositore senza tempo. In onda il 4 marzo in prime time su Rai 1.

 

 

EVENTO

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Ci vediamo da Lucio

 

La musica che unisce generazioni nel segno di Dalla. In onda il 3 marzo in seconda serata su Rai 2, il programma condotto da Elenoire Casalegno racconta la quarta edizione della rassegna dedicata al cantautore bolognese. Tra premi, nuovi talenti e grandi interpreti, il progetto celebra l’eredità artistica del musicista e il valore di una musica che continua a innovare restando autentica

 

 

Che cosa rappresenta oggi questo progetto nel panorama musicale italiano?

Prima ancora del progetto bisogna pensare a che cosa rappresenta Lucio Dalla per la musica italiana. Io ne sento molto la mancanza e non credo di essere la sola. Parliamo di un artista che ha cambiato le regole della musica, della scrittura, dell’arrangiamento. Era un musicista capace di passare dal pop al jazz, dall’elettronica all’opera, muovendosi con naturalezza tra stili diversi. Sicuramente ha lasciato un segno profondo.

Questa edizione si svolge all’interno della casa di Lucio Dalla, un luogo simbolico e molto evocativo. Che atmosfera si respira registrando proprio lì?

Io in quella casa c’ero stata quando avevo vent’anni e mi colpì fortissimo, perché è un luogo pregno d’arte, che ti avvolge, ti abbraccia, ti circonda. Tornarci dopo quasi trent’anni mi ha dato una sensazione particolare: non sembra la casa museo di un artista scomparso. Quella casa è viva, è come se lui non se ne fosse mai andato. È una sensazione difficile da descrivere, ma non c’è tristezza, anzi: è come se la sua presenza fosse ancora lì.

 

La rassegna è dedicata alle forme innovative di musica e creatività. A suo avviso, che cosa significa oggi innovare davvero nella musica?

Significa non cercare di piacere a tutti a ogni costo, non inseguire le mode o usare scorciatoie per strizzare l’occhio al pubblico. Innovare vuol dire essere se stessi, non scendere a compromessi.

Il programma mette a confronto artisti affermati e nuovi talenti. Quanto è importante creare questo ponte tra generazioni diverse?

È un ponte necessario, non solo nella musica ma in qualsiasi settore. Mia nonna diceva sempre: “Se i giovani sapessero e i vecchi potessero”. È un insegnamento prezioso, perché ciascuno può dare molto all’altro. Le nuove generazioni non devono essere messe a confronto, ma tenute per mano. L’esperienza e l’insegnamento da una parte, l’energia e lo sguardo nuovo dall’altra: non deve esserci contrapposizione, ma unione.

Che immagine della musica italiana emerge da questa edizione?

Un’immagine molto aperta. Lucio era un artista che parlava con tutti, che attraversava i generi, dal jazz in poi. Quando la comunicazione è autentica, questo dialogo è possibile.

Il racconto televisivo oggi è spesso molto veloce, mentre questo progetto sembra voler dare spazio anche all’ascolto e alla narrazione. Pensa che il pubblico senta il bisogno di questo tipo di racconto?

Chi ama la musica sente questo bisogno. Non si può amare la musica italiana senza conoscere Lucio Dalla, senza entrare nella sua dimensione, nella sua vita, nella sua arte. Vale per chi la musica la fa, ma anche per chi la ascolta. E poi Lucio è ancora attualissimo: la buona musica non ha tempo, non ha età. Rimane un capolavoro, un’eredità che resta per sempre.

Dalla musica alla sua conduzione: con una lunga esperienza alle spalle, c’è stata una sfida particolarmente stimolante nel guidare un programma come questo?

È stato molto emozionante, soprattutto tornare in quella casa, rivivere certe sensazioni e scoprirne di nuove, anche attraverso gli aneddoti e le reazioni degli artisti ospiti. Ho visto, per esempio, Malika molto emozionata e felice di partecipare a questo omaggio. È riuscita a emozionare tutti, a strapparci una lacrima. È un’artista che, come Lucio, ama spaziare tra molti stili e riesce a toccarti nel profondo. La tecnica conta, certo, ma non basta. Un artista deve emozionare. La storia della musica è piena di interpreti che magari non avevano una vocalità straordinaria, ma arrivavano dritti dentro. Quando succede, capisci che lì c’è qualcosa di vero.

 

 

 

 

Rosso Volante

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Sport, amore, amicizia, coraggio

 

Eugenio Monti, per tutti il “Rosso Volante”, come lo soprannominò Gianni Brera. “Rosso” per il colore dei capelli e “Volante” perché il volo, la velocità era la sua stessa vita. È tuttora uno degli atleti più titolati al mondo, e la sua storia diventa un film diretto da Alessandro Angelini, in onda lunedì 23 febbraio su Rai 1. A vestire i panni del campione Giorgio Pasotti, mentre Linda Lee, moglie di Monti, è interpretata da Denise Tantucci

 

 

Eugenio Monti, per tutti il “Rosso Volante”, come lo soprannominò Gianni Brera. “Rosso” per il colore dei capelli e “Volante” perché il volo, la velocità era la sua stessa vita. È tuttora uno degli atleti più titolati al mondo. Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, presenta così l’opera: “Ringrazio chi ha permesso a questa storia di arrivare al pubblico, una vicenda particolare, sembrerebbe di nicchia, perché nasce da uno sport meno seguito, ma che in realtà parla a un pubblico molto più vasto. Un grazie particolare a Giorgio Pasotti, che mi ha fatto scoprire Eugenio Monti e ci ha permesso di portare la sua vita sul piccolo schermo, veicolando valori importanti come solo sa fare servizio pubblico. Ringrazio il Presidente Mollicone per aver ricordato l’importanza della narrativa popolare, che noi portiamo avanti con la televisione e con RaiPlay, raccontando spesso grandi personaggi, eroi e antieroi che hanno fatto la storia d’Italia. Quella di Monti è una storia di grande valore civile, che nasce dal suo genio e da quella lealtà sportiva che forse si è un po’ smarrita negli anni, ma che resta il sale di ogni competizione. Lo sport, in fondo, è empatia: capacità di stare con gli altri, apertura verso il prossimo e impegno totale di corpo, mente e cuore. Il mio ringraziamento va alla squadra: a Silvio Napolitano per la scrittura, ad Alessandro Angelini che, da grande regista, ha interpretato magnificamente il racconto, e al cast, con Giorgio che veste i panni del Rosso Volante. La citazione di Brera è emblematica: una penna straordinaria e intuitiva che, con un solo soprannome, ha saputo tratteggiare non solo un personaggio, ma un intero percorso di vita.”

 

Giorgio Pasotti

Come ha scoperto questa storia?

È avvenuto tutto per caso, ero ospite a un evento del CONI e, a un certo punto, è stato proiettato un breve filmato d’epoca sulle imprese dei grandi campioni del passato. Tra questi c’era il celebre episodio di Innsbruck 1964, dove Monti smontò un bullone dal proprio bob per darlo ai rivali britannici Nash e Dixon. Ne sono rimasto letteralmente folgorato, mi sono chiesto come fosse possibile che una storia di tale potenza etica fosse quasi dimenticata dal grande pubblico cinematografico. Da quel momento è iniziata una ricerca matta e disperatissima, ho iniziato a scavare negli archivi, a leggere biografie, cercare testimonianze dirette a Cortina d’Ampezzo, dove Monti era una vera leggenda. Mi sono ovviamente rivolto a  Rai Fiction, perché non volevo solo interpretarlo, ma desideravo che questo  progetto avesse il respiro di un’epopea sportiva che parlasse di lealtà prima ancora che di vittorie.

Chi era Eugenio Monti, oltre lo sport?

Non volevo fare un santino, ma raccontare un uomo spigoloso, un montanaro vero che però aveva una nobiltà d’animo fuori dal comune e un legame indissolubile con le sue Dolomiti.

La velocità era il suo mondo, ma nella vita Eugenio è mai riuscito a rallentare?

Ha rallentato solo quando ha conosciuto sua moglie, Linda Lee, nel ’69. Da quel momento ha diminuito la sua velocità, come spesso accade ai campioni che, quando incontrano un sentimento profondo, iniziano a percepire i rischi in modo diverso. Inconsciamente, non vogliono portare il peso emotivo degli affetti nella competizione, perché può diventare pericoloso. Con l’amore, Monti ha rallentato fisiologicamente fino al ritiro dall’agonismo, ma non ha mai abbandonato lo sport.

In che senso?

Nel senso che non bisognerebbe mai abbandonare l’attività fisica. Lo sport aiuta a vivere meglio, a scoprire i propri limiti e ad alzare l’asticella. Fare piccoli progressi quotidiani aiuta ad avere una mente focalizzata e libera dalle tensioni e dalle preoccupazioni della vita. Lo sport è, prima di tutto, salute.

Se avesse avuto la possibilità di incontrare il vero “Rosso Volante”, cosa gli avrebbe detto?

Forse non gli chiederei nulla. Mi basterebbe stargli accanto e respirare la sua grandezza.

 

Denise Tantucci

Chi è Linda Lee?

È una donna che non sta solo ‘accanto’ a un campione, ma che ne comprende la solitudine. In quegli anni lo sport era eroico e brutale; il mio compito era portare l’umanità dietro il casco e la velocità. È stata una figura fondamentale per Eugenio. Il film racconta i suoi ultimi anni: quelli paradossalmente più gloriosi, segnati dalla medaglia d’oro per il fair play, ma anche dalla consapevolezza della malattia e dell’età che avanza — un fattore determinante nello sport. Linda arriva e usa l’unica arma a sua disposizione: la sincerità. Quella del medico, che non può tacere sullo stato di salute, ma anche quella dell’essere umano che ne incontra un altro e sente di volerlo amare e proteggere. Nel film traspare la paura, ma anche la forza di restargli accanto; Linda impara a “essere pietra” per sostenerlo, anche quando avrebbe voluto solo essere sabbia e lasciarsi andare.

Com’è stato lavorare con Giorgio Pasotti?

Lavorare con Giorgio è stato naturale. Lui ha portato l’ossessione sportiva di Monti, io ho cercato di portargli la terra ferma. C’è una scena in particolare, girata al tramonto tra le cime, in cui abbiamo sentito davvero lo spirito di quegli anni.

Oltre lo sport, la storia di un campione, cosa deve rimanere?

Oggi siamo abituati a tutto e subito. Questa storia parla di attese, di bulloni svitati, di gesti che valgono più di una medaglia d’oro. Spero che i ragazzi della mia età capiscano che il successo non è nulla senza l’eleganza d’animo.”

 

La storia

  1. Eugenio Monti, campione di bob, ha 36 anni, ha vinto quasi tutto, ma gli manca l’oro olimpico ed è deciso a conquistarlo ai Giochi Olimpici invernali di Innsbruck. Monti realizza un tempo eccezionale, ma durante la gara si accorge che il rivale Tony Nash ha perso un bullone. Senza pensarci un attimo, gli dà il suo. Un gesto di grande lealtà sportiva che permette agli inglesi di vincere l’oro, mentre l’Italia deve accontentarsi del bronzo. Per il suo eccezionale esempio di fair play, il Comitato Olimpico Internazionale premia Monti con il trofeo Pierre De Coubertin, considerato la più alta onorificenza per un atleta. L’episodio del bullone è il punto di partenza di un racconto che ripercorre i quattro anni che portano Eugenio Monti (“Rosso Volante”, come lo soprannominerà il giornalista Gianni Brera per la sua audacia e il colore dei suoi capelli) a vincere l’agognata medaglia d’oro alle Olimpiadi di Grenoble nel 1968. Quattro anni di tenacia, cadute e speranze di un campione di grande talento che ha sempre sfidato la vita. Una storia di sport, amore, amicizia, coraggio.