TALE E QUALE SHOW

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I magnifici 11 (10 + 1) di Carlo Conti

Uno degli appuntamenti televisivi più apprezzati da pubblico e critica, fiore all’occhiello di Rai 1. Il programma di Carlo Conti è pronto a riaprire i battenti per una quindicesima edizione ricca di novità.  Da venerdì 26 settembre in prima serata con la super giuria composta da Cristiano Malgioglio, Giorgio Panariello e Alessia Marcuzzi

Un mix vivace e multigenerazionale di volti noti dello spettacolo italiano, che unisce personalità della televisione, della musica e dell’intrattenimento. Dal 26 settembre, in diretta dagli studi Fabrizio Frizzi di Roma, torna su Rai 1 “Tale e Quale Show” di Carlo Conti.

Il cast della 15esima edizione:

Pamela Petrarolo
Le Donatella
Marina Valdemoro Maino
Antonella Fiordelisi
Carmen Di Pietro
Samuele Cavallo
Gianni Ippoliti
Tony Maiello
Peppe Quintale
Flavio Insinna & Gabriele Cirilli

Gli artisti si esibiranno rigorosamente dal vivo, accompagnati dagli arrangiamenti del maestro Pinuccio Pirazzoli, con l’obiettivo di immedesimarsi nei grandi protagonisti della musica italiana e internazionale. Le varie ‘interpretazioni’ saranno impreziosite dalle coreografie di Fabrizio Mainini e del corpo di ballo fisso del programma. I tre talent più votati otterranno un bonus che si sommerà al voto della giuria composta da Giorgio Panariello, Cristiano Malgioglio e Alessia Marcuzzi. A loro si aggiungerà, in ogni puntata, l’ormai celebre quarto ospite speciale, interpretato in ciascuna puntata da un diverso protagonista del mondo dello spettacolo.

APPROFONDIMENTO

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Lo Stato delle Cose

Al via lunedì 22 settembre la seconda stagione del programma condotto da Massimo Giletti. In prima serata su Rai 3

Un racconto contemporaneo, immerso nella complessità dei tempi, che mescola destra e sinistra, il centro e la periferia del mondo, riuscendo a conquistare il pubblico più rigoroso ed esigente. La seconda stagione de “Lo Stato delle Cose”, il programma condotto da Massimo Giletti torna in onda da lunedì 22 settembre in prima serata, alle 21.20, su Rai 3. “Lo Stato delle Cose” è in continuo cambiamento e, per questo, non si lega ad un format scritto o ad una ritualità televisiva precisa, ma si presenta fluido come la realtà, in costante divenire. L’attualità, la cronaca, la politica, saranno cucite insieme dall’unico filo che da sempre caratterizza i programmi di Massimo Giletti: la ricerca, l’analisi e il racconto dei fatti, dai quali partire per “sapere” e ai quali tornare per “capire”.  “Ci sono temi che fanno molto discutere, che sono divisivi, ecco, bisogna avere la forza di andare su quelli – afferma il conduttore – Penso che la televisione debba vivere di ciò che succede nelle ultime 24 ore, è ovvio che si preparano racconti nel tempo di una settimana, ma devi anche essere in grado di avere il coraggio di buttare a mare tutto se un altro tema diventa dominante”. Le notizie e le storie al centro del dibattito pubblico saranno affrontate con ospiti e linguaggi sempre diversi: testimonianze in studio, servizi, ricostruzioni. Con l’abilità del conduttore che accompagnerà lo spettatore in un racconto che farà da bussola per coinvolgere e mettere ordine agli eventi. Tornano, poi, i “faccia a faccia” di Massimo Giletti con i nomi più prestigiosi del mondo del giornalismo e della cultura italiana e i confronti tra i protagonisti della scena politica che saranno chiamati a “sfidarsi” sui temi più urgenti: ciascuno difendendo il proprio punto di vista, ma accettando le regole di un confronto dialettico con l’avversario.E tornano anche le inchieste, per indagare in profondità e fornire al pubblico tutti gli elementi per informarsi al meglio. Protagonisti saranno anche i cittadini, con le loro denunce e il bisogno di risposte.  “Cercherò di scavare come abbiamo sempre fatto, questo è il mio obiettivo – dice il conduttore – a noi interessa fare un prodotto televisivo come si faceva ai vecchi tempi. Oggi è complicatissimo, i mezzi non ci sono più come prima, ma le idee, la passione e il coraggio suppliscono alle mancanze”.  “Lo Stato delle Cose” è un programma di Massimo Giletti, Emanuela Imparato, e di Elisa Esposito. La scenografia è di Maurizio Zecchin. La regia è di Sabrina Busiello.

LUANA RAVEGNINI

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La voglia di volersi bene

Al timone del programma di medicina ideato da Biagio Agnes nel lontano 1977, la conduttrice di “Check-Up” incontra il RadiocorriereTv: «I nostri obiettivi sono autorevolezza e chiarezza. Mi fa piacere, attraverso la divulgazione, essere d’aiuto alle persone che ci seguono». Tutte le domeniche alle 9.15 su Rai 1

Ventinovesima stagione di un programma che è parte della storia della nostra tv. Come sta oggi “Check-Up”?

“Check-Up” è in salute, sta bene. Il pubblico ha avuto piacere di ritrovare questo programma storico cinque stagioni fa, e anno dopo anno ci è stato vicino. Questo ci dà doppiamente gioia perché significa anche che le persone hanno voglia di volersi bene, di prendersi cura di loro stesse. La gente vuole stare meglio e in salute il più a lungo possibile. Il nostro è un viaggio che ogni settimana va dalla prevenzione, alla cura, alla guarigione.

Fare un programma di medicina, in televisione, nell’era dei social media… da dove si parte?

Credo che l’elemento più importante sia l’autorevolezza. I social stanno creando abbastanza scompiglio, soprattutto tra i giovani che li usano come principale strumento per documentarsi. “Check-Up” cerca di aprire gli occhi alla gente dicendo che quando c’è di mezzo la salute è fondamentale rivolgersi a uno specialista accreditato e non fidarsi del primo bravo oratore che afferma di avere la pillola portentosa per qualsiasi cosa.

Come nascono le vostre puntate?

Le nostre sono puntate a tema, che ci consentono di sviluppare un argomento a trecentosessanta gradi. Nella prima della stagione, ad esempio, ci siamo occupati di come rigenerarsi dopo il periodo estivo di vacanza. Partendo dall’alimentazione siamo arrivati alle patologie, alle abitudini di vita, con un occhio sempre attento a chi non è più giovanissimo.

Rigore scientifico ed empatia con il pubblico, qual è il punto di incontro?

Il paziente esce spesso dallo studio del medico chiedendosi “che cosa mi ha detto? Che cosa ho veramente?”. Credo che la cosa importante sia cercare di tradurre il linguaggio dei medici, il messaggio scientifico, in uno più alla portata della gente. È necessario arrivare al pubblico in modo chiaro.

Nel vostro dialogo con i telespettatori quali sono gli argomenti che più interessano?

La gente è molto interessata all’alimentazione. Oggi, grazie all’informazione, si conosce cosa fa bene e cosa fa male, quale sia lo stile di vita da adottare, così come quanto sia importante fare controlli periodici. C’è grande attenzione anche nei confronti delle problematiche psicologiche, che dopo il Covid si sono moltiplicate.

Cosa ti sta insegnando “Check-Up”?

Sono sempre stata interessata alla medicina e oggi sono davvero onorata di condurre questo programma. Mi fa piacere, attraverso la divulgazione, essere d’aiuto alle persone.

Una carriera iniziata proprio in Rai con Renzo Arbore, dopo l’intrattenimento sono arrivati i programmi di approfondimento, cosa significa lavorare per il Servizio Pubblico?

Mi reputo una donna molto fortunata, felice di questa possibilità che mi è stata data. Durante il mio percorso professionale ho preso parte a molti programmi di genere diverso, col senno di poi posso dire di essere orgogliosa di me: non finirò mai di dire grazie alla Rai che mi ha dato la possibilità di crescere.

Qual è il suo sogno professionale?

Con “Check-Up” il sogno è già stato realizzato (sorride).

Che cosa augura a Luana?

L’augurio non lo faccio a me stessa ma ai nostri figli, che possano vivere in un mondo migliore. Possiamo curarci, fare prevenzione, cercare di vivere in salute, ma voglio immaginare un domani in cui a prevalere non sia l’egoismo ma l’attenzione al prossimo.

ROCÍO MUÑOZ MORALES

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L’arte è anche bella risata

 

Protagonista al cinema, a teatro e oggi in tv con “Freeze” insieme a Nicola Savino. L’artista spagnola parla del game show del martedì di Rai 2 e del suo rapporto con il gioco: «Sono una eterna bambina. Mi piace giocare, imparare giochi nuovi, anche attraverso le mie figlie». E al RadiocorriereTv confida: «Amo l’imprevedibilità. Non organizzo mai troppo, non sono impostata. Mi piace sorprendermi, vivere la verità del momento»

Rocío, che rapporto ha con il gioco?

Sono una eterna bambina. Mi piace giocare, imparare giochi nuovi, anche attraverso le mie figlie. Credo che crescere non significhi smettere di giocare, bisognerebbe farlo più spesso anche da grandi.

A che cosa le piace giocare?

Sono molto fisica, amo i giochi che hanno a che fare con il movimento. Con le bambine organizziamo spesso delle caccia al tesoro, in casa o all’aperto. Negli ultimi tempi ho imparato a giocare a padel, ma amo anche giocare a palla e a racchettoni quando vado al mare.

Con i giochi di società come se la cava?

Mi piacciono i giochi di carte, ci gioco con mia madre e le mie figlie. Nel corso dell’estate ci siamo divertite molto tutte insieme.

Cosa ha pensato quando le hanno proposto di condurre “Freeze”?

Mi sono innamorata di questo gioco da subito, dopo aver visto l’edizione giapponese. Ridendo dall’inizio alla fine ho pensato che fosse giusto per me, che ne sarebbe valsa la pena farlo. Sia io che Nicola (Savino) ci stiamo divertendo proprio tanto…

Che intesa si è creata tra voi?

Ci conosciamo da tempo, avevamo già lavorato insieme e ritrovarsi è stato molto piacevole. Già all’epoca c’era intesa: abbiamo stima l’uno dell’altra, tra noi c’è fiducia.

Come sta andando con Mara Maionchi e Ubaldo Pantani?

Sono persone meravigliose, li ho sempre seguiti in tv. È bello ora averli vicino, da loro si può imparare questo mestiere, sono molto fortunata a poter condividere questa esperienza.

Che rapporto ha con l’improvvisazione e con l’imprevedibilità?

Amo l’imprevedibilità. Non organizzo mai troppo, non sono impostata. Mi piace sorprendermi, vivere la verità del momento. Credo che le cose più interessanti accadano proprio in quei frangenti. Vengo dal teatro, ogni anno mi ricavo uno spazio per farlo e del teatro amo la verità, l’immediatezza, anche l’imprevedibilità.

Da attrice di teatro che rapporto ha con la conduzione televisiva?

Credo nell’arte a 360 gradi. Mi piace l’idea di generare emozioni in qualsiasi modalità, non amo gli schemi e ho sempre voluto mettermi alla prova. Anche la televisione è un modo molto potente di comunicare con il pubblico e di farlo viaggiare lontano dal proprio presente attraverso l’intrattenimento. Ho studiato giornalismo ma non l’ho finito, ma più che l’informazione amo soprattutto l’intrattenimento.

Che cosa le ha lasciato lo studio del giornalismo?

Mi ha aiutato ad avere un’attenzione diversa verso gli altri e le loro storie. Mi ha fatto anche conoscere meglio le modalità per approcciarmi alle altre persone.

Che ruolo ha il pubblico nella sua vita?

Sono molto grata alle persone. Sono arrivata in Italia dodici anni fa e sono cresciuta professionalmente insieme al pubblico italiano che continua a seguirmi e a donarmi tanto calore. È sempre generoso, empatico. Tento di diventare una professionista ancora migliore proprio per dire grazie al mio pubblico con il massimo rispetto.

Che cos’è per lei la comicità?

Ho grande stima per chi sa fare ridere. È un mestiere difficile, serve talento. La velocità mentale e intellettuale alla quale viaggiano i comici mi incuriosisce tantissimo. Vivono a 300 km all’ora.

Cosa la diverte di più nella vita di tutti i giorni?

Nelle mie giornate sorrido moltissimo. Potrò sembrare banale ma a oggi le mie figlie mi fanno divertire, riescono a toccare corde che solo loro sanno toccare, con una purezza che mi fa davvero tanto ridere.

Che cosa le piace che le sue bambine dicano di questa mamma che lavora in teatro, al cinema e in tv?

Per loro sono semplicemente la mamma che fa questo lavoro. Mi vedono provare, studiare. Per loro quella è la mamma. Voglio che siano fiere di me, non tanto come professionista, ma come donna.

CRISTIANA CAPOTONDI E LUCIA MASCINO

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Vivaci, sanguigne, vitali, come la Romagna

La vita insegna a non adagiarsi mai, ma non fornisce istruzioni su come ricostruirsi. In che modo queste due donne si scopriranno resilienti?

CAPOTONDI: Marta è una donna a cui, improvvisamente, esplode la bolla della perfezione: una vita costruita e vissuta all’oscuro di molte verità. La sua resilienza e la sua trasformazione nascono proprio da questa necessità: scoprire la verità. È un percorso che la spinge a compiere una scelta folle — intraprendere un viaggio, un’avventura, coinvolgere la figlia e la suocera — fino ad approdare da Susanna.

MASCINO: Susanna ha cresciuto una figlia da sola, con qualche aiuto dal padre e dal fratello. Quando Marta entra nella sua vita, la vediamo barcamenarsi tra difficoltà economiche, il lavoro e la gestione della casa, senza smettere di occuparsi di una figlia quasi diciottenne che cresce in fretta. Si trova in un momento di grande crisi: ha rinunciato a molto, e non sappiamo cosa avrebbe potuto fare se la vita avesse preso una direzione diversa. L’incontro con Marta rappresenta per entrambe una nuova partenza, un’occasione per rimettersi in gioco.

 

La vicenda è ambientata in due mondi molto diversi: Milano e la riviera romagnola. Cosa rappresentano simbolicamente queste due ambientazioni?

 

CAPOTONDI: Per Marta, Milano è la città in cui non ha trovato la forza di esprimere il suo talento, perché ha scelto di essere prima di tutto moglie e madre. La Romagna, invece, la risveglia: è una terra meravigliosa, baciata dal mare, abitata da persone che buttano il cuore oltre l’ostacolo. Questo viaggio verso la Romagna è, in realtà, un viaggio dentro se stessa.

MASCINO: La Romagna viene raccontata come un luogo sanguigno, e lo è davvero, al di là della serie. È un posto che ti fa venir voglia di viverci subito. Marco Martinelli, fondatore del Teatro delle Albe, diceva: “È l’unico luogo che ha la radice nel mantello della terra unita all’Africa”. È una terra calda, vitale, vivace. Noi la rappresentiamo attraverso una comunità allegra e solidale che ruota attorno alla vita di Susanna: un luogo di provincia dove ci si sente liberi di essere anche un po’ strani.

L’inizio della storia…

Marta Rampini ha una vita perfetta: una bellissima casa a Milano, una figlia adolescente, Greta, e un marito, Enrico Rampini, che sembrano usciti da un libro delle fiabe. Tutto cambia quando Enrico improvvisamente scompare senza lasciare spiegazioni. Marta, insieme a Greta e alla suocera Rosa, parte alla volta di Marina di Romagna: un paesino della Riviera dove potrebbe esserci un indizio sul guaio in cui si è cacciato suo marito. Un guasto all’auto costringe Marta e la sua famiglia a fermarsi in una stazione di servizio particolare, che comprende anche un’officina, una piadineria e una pensione. La Rotonda – questo il nome del posto – è il regno di Susanna Niccolai. Ma accanto a lei c’è un colorito gruppo di familiari e amici: il padre Giovanni, detto Giovà, la figlia Asia, la cuoca Ornella, suo figlio Ahmed. C’è anche il fratello di Susanna, Giacomo, che è maresciallo dei Carabinieri. Il guasto alla macchina costringe Marta a prendere delle stanze nella pensione. Mentre la suocera Rosa fa amicizia con Giovà e la figlia Greta cerca di farla con Asia, Marta si avvicina a Susanna, una donna molto diversa da lei ma con cui, dopo un brusco impatto iniziale, sembra esserci una buona chimica. Bloccata lì, Marta decide di iniziare le sue indagini e per farlo cerca l’aiuto dell’affascinante Carabiniere Giacomo.


 

Il cast, la forza della serie

Il regista, Giacomo Campiotti, racconta…

«Ho accettato con piacere di lavorare a questo progetto perché i temi “nascosti” in questa divertente commedia mi sono subito sembrati interessanti. Marta (Cristiana Capotondi) è una donna a cui, improvvisamente ed inaspettatamente, crolla il mondo addosso. Decide di reagire, e per scoprire cosa le sia realmente successo, inizia un’indagine che la porta lontano da Milano. Ha perso tutto, ma si mette in gioco in modo originale, con una leggerezza molto “femminile”, aperta al nuovo. E il “nuovo” le si presenta appena approda in una piccola comunità che vive attorno a una stazione di servizio/bar/piadineria di Marina di Romagna. È una specie di famiglia allargata, allegra e un po’ sgangherata, in cui si affronta la vita con vitalità e una schiettezza ruvida ma sincera…  esattamente l’opposto della vita patinata di Marta, che sembrava perfetta ma si è invece rivelata basata su relazioni false e superficiali. Marta viaggia con la figlia Greta (Nicky Passerella), un’adolescente viziata e molto social, e la suocera Rosa (Valeria Fabrizi), un’anziana signora molto borghese, un po’ persa ma vitale e imprevedibile. Quando arriva in questo nuovo mondo la serie si “apre” insieme a lei, dando vita a un racconto corale. Con Marta scopriamo i nuovi personaggi, un’umanità ricca e variegata, e non solo per le fasce di età.  Ho cercato di dare una certa verità e profondità a tutti questi personaggi, ognuno raccontato nel mezzo di un percorso autentico di trasformazione, grande o piccolo.  Centrale è il personaggio di Susanna (Lucia Mascino), diffidente, pessimista, un po’ disillusa. Una mamma single in crisi economica.  Sua figlia Asia (Emma Benini) è un’adolescente introversa che sogna di diventare una scienziata, Giacomo (Eugenio Franceschini), il fratello di Susanna, si è appena separato, Giovà (Andrea Roncato), il loro padre, è un ex “plaboy romagnolo” che deve affrontare la vecchiaia. Con loro c’è Ornella (Valentina Ruggeri), “la regina della piadina”, che in teoria è solamente una dipendente, ma in realtà divide con loro tutte le gioie e i problemi. Anche lei ha un figlio adolescente, Ahmed (Omar Diagne), che piace molto alle ragazze, compresa Asia. Con l’arrivo delle “milanesi”, le loro storie si sfiorano, si intrecciano, e dalle diffidenze iniziali nascono delle amicizie: Marta con Susanna, e con Giacomo, Greta con Asia, Rosa con Giovanni. Giorno dopo giorno, le relazioni si fanno più profonde, anche se vengono messe a dura prova da avvenimenti clamorosi. Ho cercato di raccontare questi personaggi, arricchendo le sceneggiature con affetto, senza giudizio, trovando in ognuno di essi un momento di verità e di profonda umanità, per dimostrare che esiste la possibilità di vivere delle relazioni sincere, pulite, solidali e gioiose, anche in mezzo al turbinio di avvenimenti complicati. Siamo stati un gruppo di lavoro straordinario, abbiamo lavorato molto seriamente e con fatica: gli attori hanno resistito, davvero eroicamente, nei loro abiti estivi durante le riprese invernali.  Ma ci siamo anche molto divertiti, e fino ad oggi il gruppo non si è ancora sciolto! La forza di questa serie è, infatti, proprio il cast, a partire da Cristiana Capotondi, con cui avevo già lavorato altre due volte in passato. Insieme abbiamo cercato di rendere credibile il viaggio di Marta: una borghese, freddina e anche un po’ viziata, che si trasforma in donna intraprendente, pratica, capace di creare relazioni profonde.  Abbiamo giocato sulla sua iniziale leggerezza, a due spanne dalla realtà: un’apparente debolezza che diventerà la sua forza, in un’evoluzione sorprendente. Cristiana ha dato vita ad un personaggio così autentico, che tutti vorremmo avere Marta come amica. La sua trasformazione, come avviene nella vita, è contagiosa, per quelli che le stanno accanto., iniziando da Susanna, a cui Lucia Mascino (siamo alla terza serie insieme!) ha donato verità e una struggente fragilità che cerca di nascondere dietro a una dura scorza. Marta e Susanna si scoprono come due universi opposti ma complementari, e fondano un rapporto di autentica “sorellanza” (aiutate anche dalla grande sintonia che si è creata sul set proprio tra le due interpreti). Ho avuto l’onore di lavorare con due grandi, intramontabili star, Valeria Fabrizi e Andrea Roncato, i più “giovani” del cast per entusiasmo e apertura, pronti a seguirmi nell’arricchire e approfondire i loro personaggi in una linea di commedia agrodolce. Insieme abbiamo riso e ci siamo commossi. Con Emma Benini sono al terzo progetto, e per me è una certezza. Con Emma, Nicky Passarella e Omar Diagne ho lavorato cercando prima di tutto di mantenere la loro naturalezza e di utilizzare la loro naturale simpatia. I tre ragazzi assomigliano davvero ai loro personaggi e Nicky, come Greta, nasconde la sua profondità e sensibilità. Con Eugenio Franceschini abbiamo creato un bel personaggio maschile, forte senza paura di essere sensibile. Lascia il segno. Come la simpatica Valentina Ruggeri, con cui è stato un piacere lavorare per il suo grande talento e la simpatia. Intorno a loro si muove un intero cast di caratteri caldi e brillanti che aiutano a creare il nostro mondo intorno alla “Rotonda”. Voglio ringraziare la Rai e la Stand by me per la fiducia e il sostegno in questa bella sfida, e vorrei ricordare i miei grandi collaboratori del cast tecnico, che hanno regalato a questo film molto di più che la loro pur grande professionalità: il direttore della fotografia, Stefano Ricciotti, Davide Miele (montaggio), Enrico Serafini per la scenografia, Enrica Biscossi e Angela Capuano per i costumi e Carmine Padula per le musiche originali.»

MILLY CARLUCCI

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Festeggio con i miei dodici supereroi

 

Pronto ad alzarsi il sipario, all’Auditorium del Foro Italico di Roma, sulla ventesima edizione di “Ballando con le Stelle”. Il RadiocorriereTv ha incontrato la conduttrice (e anima) dell’amatissimo show di Rai 1 per carpire le emozioni della vigilia. Dal 27 settembre alle 20.35

Edizione del ventennale, quali sono gli obiettivi che si è proposta per festeggiare come si deve?

Il primo è sempre quello di divertire il pubblico sorprendendolo. Vent’anni significano tanta storia e tante storie che abbiamo raccontato. Potrebbe esserci anche un’assuefazione a tante delle nostre dinamiche, per questo vogliamo sorprendere tutti un’altra volta.

 

C’è un fil rouge che lega “Ballando” delle origini con quello della sua maturità?

La fortuna di avere incontrato vent’anni fa questo programma fortunatissimo che nel mondo sta continuando a mietere successi. È una formula universale che piace in Corea come in Australia, negli Stati Uniti come in Italia. Il bello è che il pubblico italiano ha amato il ballo e le storie dei nostri protagonisti, si è immedesimato nei nostri eroi. E così “Ballando” è diventato casa.

 

Paolo Belli da “bidello” diventa concorrente… lei e la giuria come farete a rimanere imparziali di fronte a un concorrente di famiglia?

Io rimango imparziale perché non mi butto mai nella mischia dei giudizi. È chiaro che per me Paolo è talmente fratello che non lo posso guardare con occhio neutro. La giuria, invece, lo aspetta al varco perché è divertente avere tra le grinfie un personaggio che conosci da vent’anni, di cui sei amico fino al midollo, e che puoi punzecchiare senza pietà senza che se la prenda a male.

 

Al di là del suo ruolo super partes, di tanto in tanto le viene voglia di spogliarsi dai panni dell’imparzialità e intervenire nel dibattito tra giuria e concorrenti per dire la sua?

No (sorride), sono l’allenatore della squadra che sta a bordo campo e vede i suoi impegnarsi in gara. L’allenatore conosce le storie di ognuno, le aspettative, le speranze. Ci sono un affetto e una complicità diverse da quelle di chi ha il ruolo del giudice.

 

Un ritorno in veste nuova per Massimiliano Rosolino, hai un consiglio per lui?    

Di essere semplicemente se stesso, spontaneo e simpatico come è. Sta conoscendo i protagonisti, ha fatto “Ballando con le Stelle” e sa cosa vuol dire.

 

Cosa ha dato “Ballando con le stelle” alla Tv italiana?

“Ballando” ha mantenuto in vita un genere che purtroppo è sparito dalla televisione italiana, il varietà. Noi siamo un talent, ma molti dei nostri ingredienti, dalle musiche ai costumi, dalle scenografie alle coreografie, tutto realizzato con la massima cura, fa parte della tradizione del varietà, soprattutto di quello di Rai 1.

 

Il varietà, genere di cui gran cerimoniere è stato Pippo Baudo, che abbiamo salutato il mese scorso…

Pippo ha creato una televisione che ha fatto crescere il gusto degli italiani negli anni, sprovincializzando l’Italia, portando al nostro pubblico i concetti del grande spettacolo americano. Pippo ha fatto da noi la sua ultima apparizione televisiva come ospite d’onore, ci fu un momento di celebrazione insieme a una bellissima intervista.

Quando pensa ai suoi spettatori raccolti davanti al televisore in salotto il sabato sera, ma anche ai tantissimi che vi seguono sui social e su RaiPlay, cosa prova?

Sono sempre emozionata del fatto che ciò che mettiamo in scena il sabato riesca a conquistare il cuore delle famiglie italiane. Questa è la nostra vera missione.

 

Ha voglia di attribuire un aggettivo a ognuno dei suoi magnifici dodici?

Ne voglio dare uno collettivo. La mia è una squadra di supereroi, ognuno di loro ha il proprio superpotere, la propria capacità di essere speciale per il pubblico italiano, una riconoscibilità, una fama importanti. Vengono a “Ballando con le Stelle” a mettersi in gioco per noi, e di questo gli siamo infinitamente grati.

A chi dedica questa ventesima edizione?

Innanzitutto, a Fabrizio Frizzi e a Bibi Ballando, che c’erano quando siamo partiti e che adesso non ci sono più, ma che rimangono per noi delle colonne del nostro mondo.

 

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LE COPPIE DI “BALLANDO CON LE STELLE”

Andrea Delogu-Nikita Perotti

Barbara D’Urso-Pasquale La Rocca

Emma Coriandoli-Simone Di Pasquale

Fabio Fognini-Giada Lini

Filippo Magnini-Alessandra Tripoli

Francesca Fialdini-Giovanni Pernice

Beppe Convertini-Veera Kinnunen

Marcella Bella-Chiquito

Martina Colombari-Luca Favilla

Nancy Brilli-Carlo Aloia

Paolo Belli-Anastasia Kuzmina

Rosa Chemical-Erica Martinelli

A giudicare le esibizioni, la giuria di “Ballando con le stelle 2025”: ai posti di comando ritroviamo pronti ad alzare le palette: Guillermo Mariotto, Fabio Canino, Ivan Zazzaroni, la capitana Carolyn Smith e Selvaggia Lucarelli. Immancabile la presenza fissa di Alberto Matano, conduttore di “Vita in Diretta”.

NUNZIA DE GIROLAMO

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Innamorata della gente (e della vita)

 

Pronta a tornare su Rai 1 con “Ciao Maschio” nel pomeriggio del sabato dal 19 settembre, la conduttrice si racconta al RadiocorriereTv: «Se sei vero alle persone arriva, e diventi uno di famiglia. Sia dalla politica che dalla televisione ho imparato come l’umiltà sia una dote fondamentale per lavorare dietro e davanti alle telecamere»

 

 

“Ciao Maschio” torna portando con sé una novità importante, da notte fonda si passa al pomeriggio del sabato, pronta a questa nuova sfida?

Sempre prontissima. Quando si tratta di sfide sono in prima fila per confrontarmi con me stessa. Ci sono modifiche che stiamo apportando al programma per renderlo più confacente alla fascia del daytime, è un lavoro anche entusiasmante, che ci dà l’opportunità di apportare dei cambiamenti. Tutto questo è adrenalinico…

Nuova energia…

…e nuova luce…  se da un lato sono dispiaciuta di abbandonare il sabato sera, è vero pure che sfido un nuovo pubblico, quello del pomeriggio.

Raccontarsi di notte, quasi sottovoce, e farlo invece alla luce del sole. Cosa può cambiare per i suoi ospiti?

Avranno un pubblico completamente diverso, ma per loro non cambierà nulla: non farò sconti su fragilità, emozioni, vita vera, sempre con tanta voglia di entrare nell’animo di chi ci verrà a trovare. Con le luci accese cercheremo di fare un po’ più rumore e affronteremo ogni argomento. Certo è che le carte, nel pomeriggio, saranno un po’ più leggere (sorride). Sarà sempre un programma di genere: avremo tre maschi con differenze molto forti tra loro, di settore, età, personalità. Ma arrivano la luce, la musica, il pubblico in studio.

Che caratteristiche deve avere un ospite per essere giusto per “Ciao Maschio”?

Deve essere coraggioso, vero, sfidante.

Tra i tanti ospiti che hanno popolato la trasmissione ce n’è stato uno che l’ha stupita per davvero?

Rispondo con il titolo di una canzone… “Gli uomini non cambiano” (sorride).

E uno che invece l’ha delusa?

Senza fare nomi posso dirle che ebbi molta difficoltà a intervistare un ospite perché respingente. In un altro paio di occasioni gli ospiti non mi lasciarono nulla. Per il resto “Ciao Maschio” è sempre stato un viaggio meraviglioso nell’animo maschile.

Prima c’era la politica, poi è arrivata la Tv. Cosa le hanno insegnato questi anni davanti alle telecamere?

Che la televisione è uno specchio dell’anima. Tanto è vero che ci sono persone che si siedono a tavola con te, che si accomodano nel salotto con te quando appaiono in video, e altre persone che non passano. È una questione di empatia, di energia vitale, di verità. Se sei vero alla gente arriva, e diventi uno di famiglia. Sia dalla politica che dalla televisione ho imparato come l’umiltà sia una dote fondamentale per lavorare dietro e davanti alle telecamere. Ho imparato anche che è meglio essere una formica piuttosto che una cicala. Le carriere fulminanti rischiano di essere semplicemente delle stelle cadenti. Già, più stelle cadenti che stelle comete (sorride).

Come è cambiato, da quando era in politica a oggi, il suo modo di vedere e ascoltare la gente?

Ho continuato ad ascoltarla. Penso davvero di essere una conduttrice con il master in politica, se mi devo riconoscere una dote, che nella vita diventa anche un difetto per la mia sensibilità, è l’ascolto. Sono obiettivamente e sinceramente interessata all’altro.

Il prossimo 10 ottobre festeggerà un compleanno importante… chi è Nunzia oggi?

Un dramma raggiungere i cinquant’anni (sorride)… Nunzia è una madre, una donna risolta e soddisfatta e al tempo stesso ancora una ragazzina con tanta voglia di vivere e di fare.

Che rapporto ha con il tempo che passa?

Non mi piace la vecchiaia, così come non mi piace la fine della vita. Ma questo è il viaggio che ci è concesso e vale la pena viverlo al meglio. Negli anni che verranno mi vorrò anche divertire molto, essendo stata una sempre molto perfettina nella vita che ho condotto.

Un grande amore per la vita…

Sempre. Ed è qualcosa che non si insegna, una luce che hai dentro.

Come festeggerà?

Una grande festa con la famiglia, gli amici, con le persone a cui voglio bene. Ora dovrò trovare il tempo per organizzarla (sorride).

Cosa regalerà a Nunzia?

Un viaggio con le mie due sorelle, che possa restare nei nostri ricordi, nei nostri cuori. Siamo molto legate, lo vedo come completamento di un percorso.

NICOLA SAVINO

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Vince chi “non fa”

 

Voce amata della radio, conduttore e autore alla tv, è pronto a mettersi in gioco, tra leggerezza e un pizzico di sadismo in stile giapponese, con la sua compagna Rocío Muñoz Morales, è pronto al debutto di “Freeze”, in onda su Rai 2 da martedì 16 settembre in prima serata

 

Bentornato in Rai. Come si sente?

Sono davvero felice. È la stessa felicità che ho provato sia alla presentazione dei Palinsesti a Napoli, sia entrando nello studio dell’Auditorium. È stata un’emozione che credo ricorderò per sempre. Sono stato accolto da tutti con grande calore, soprattutto a Napoli: c’erano quaranta gradi, ne avrei fatto volentieri a meno (ride). L’accoglienza ricevuta in studio mi ha commosso. Un entusiasmo dovuto forse anche alla presenza di Rocio e al momento particolare che sta vivendo, non capivo dove finisse l’applauso per me, per il piacere di rivedermi, e dove iniziasse quello per manifestare solidarietà ed empatia verso la mia compagna di viaggio.

A proposito di Rocio, quanto “iene” sarete insieme?

(ride)… direi parecchio, perché il programma ha una dose di cattiveria — bonaria, per carità, perché si gioca — ma c’è. In “Freeze” è impersonata dal Grande Freezer.

Ci spieghi meglio…

Il Grande Freezer non è altro che la giuria, o meglio una squadra di arbitri guidata da Mara Maionchi. Il programma si sviluppa sostanzialmente in due luoghi: lo studio, dove ci sono le tifoserie dei vari ospiti vip, che noi chiameremo “congelati”, e la stanza dei giochi, dove i concorrenti devono rimanere immobili. Qui capiteranno loro cose non sempre piacevoli.

Mara Maionchi, Ubaldo Pantani e…?

… di volta in volta ci sarà anche la voce della Nazionale di calcio, Alberto Rimedio. Per me è stato un onore, un sogno. Sentirlo raccontare i nostri giochi — tutto sommato futili e divertenti — è stato esilarante. C’è un gioco in particolare, quello della puzzola, che annunciato con la sua voce solenne assumeva un livello di serietà incredibile (ride). E lì ho citato una frase famosa di Manlio Scopigno (l’allenatore “filosofo” del Cagliari scudettato): “Tutto mi sarei aspettato dalla vita, tranne che vedere Comunardo Niccolai in mondovisione”. Parafrasandolo, in onda ho detto: “Tutto mi sarei aspettato dalla vita, tranne sentire Alberto Rimedio commentare il gioco della puzzola”.

Possiamo dire che nella vita c’è sempre “un momento puzzola”?
Assolutamente (ride). “Freeze” è un gioco per tutta la famiglia, e penso soprattutto ai bambini, ne andranno matti. Si basa su piccole paure, sugli “spaventini”, sulle puzze “adorate”, o su prove di silenzio e immobilità. È tutto molto primordiale, come molti format giapponesi da cui anche io nostro trae ispirazione.

Tra leggerezza e simpatico sadismo…

È un gioco sulla capacità dell’essere umano di trattenersi: resistere a spaventi, movimenti, odori, paure e, a volte, persino agli animali. C’è anche un cagnolone che punta a una pallina calata vicino ai concorrenti. Per prenderla, inevitabilmente, finisce per saltare addosso a chi è immobile. Io porto ancora i segni sulle braccia, non dai denti, ma dalle sue zampe!

Se i concorrenti resteranno “freezati”, voi conduttori cosa farete?
È il primo programma dove i concorrenti non devono fare niente: non li mandiamo su un’isola deserta, non li chiudiamo in una casa, non hanno compiti. E quel “non fare” che riesce meglio a noi che lavoriamo in tv (ride). Io e Rocio saremo la compagnia del pubblico, divertendoci a commentare quello che succede insieme ai vip non coinvolti nei giochi.

Cosa significa costruire oggi uno show per la prima serata?

Significa capire cosa possa interessare davvero al pubblico, cercando di fare un programma per tutti, trasversale. Io amo la cultura pop, mi piace pensare che possano guardarmi sia un bambino di otto anni, sia una signora di ottanta. Entrare nelle case con leggerezza è come sedersi sul divano accanto a loro.

Cosa ha capito di se stesso dal suo mestiere?

Ogni anno mi sento una persona nuova, con una consapevolezza diversa. Sarebbe bello essere come Benjamin Button, ma purtroppo il corpo non ringiovanisce (ride). Però dentro ci si migliora. Prima della registrazione di “Freeze” ho passato notti insonni, come mi succede sempre davanti a un progetto nuovo. Eppure, al momento della verità, non ho provato quell’ansia accecante, mi sono goduto l’attimo. Questo perché oggi mi fido un po’ di più di me stesso.

Cosa si aspetta dal lavoro, a questo punto della sua carriera e della vita?
E cosa ne posso sapere io (ride)? “Yesterday is history, tomorrow is a mystery, but today is a gift; that’s why it is called the present”. Mi godo tutto, anche questa intervista.

Cosa significa per lei giocare?

Giocare è il modo migliore per vivere il presente. Se penso a un momento felice della mia vita, ricordo quando stavo a casa di amici a giocare con i Lego. Un bambino non ha l’angoscia del domani, vive l’attimo. Quando riesco anch’io a ritrovarmi in quella condizione, i problemi spariscono.

Con “Freeze” rimarremo tutti immobili: su cosa resta “imperturbabile”?
Purtroppo mi “freezo” negativamente quando apro i quotidiani, che da almeno tre anni, se non di più, riportano quasi solo brutte notizie. Un tempo arrivavano anche buone notizie dal Medio Oriente o dall’ex Unione Sovietica. Oggi invece è un momentaccio, e non riesco a rimanere indifferente.

Il piacere di essere una voce amata dal pubblico. Qual è la sua più grande soddisfazione?
È vero che ormai faccio anche televisione, ma il fatto che il programma radiofonico che conduco con Linus abbia ascolti paragonabili — se non superiori — a un programma tv, non l’avrei mai immaginato. Con orgoglio e un po’ di commozione penso a mia madre. Più di trentacinque anni fa, quando decisi di smettere di studiare, lei mi disse con il suo accento calabrese: “A me va bene, ma ricordati che di Renzo Arbore ce n’è uno solo”. Aveva ragione: Arbore è unico. Però io e Linus, nel nostro piccolo, ci siamo tolti molte soddisfazioni.

Che rapporto ha con la tv?

Sono uno spettatore onnivoro, anche se ho ancora una debolezza per la televisione generalista. Non sono uno schizzinoso, guardo il day time, i programmi di cucina, quelli di storia. Adoro “È sempre Mezzogiorno” di Antonella Clerici, perché ha un’impronta molto radiofonica, spontanea… (nel frattempo Nicola Savino riceve una telefonata). Era Rocio: ha esordito con “Mi manchiiiiii” (intonando Fausto Leali). Ecco, questi siamo noi prima di “Freeze” (sorride). Dicevo, guardo di tutto: i game show, programmi di storia, a quelli politici preferisco la satira di Zoro a “Propaganda Live”. Anche questo, come il format di Antonella, ha lo stesso spirito improvvisato della radio. Per me la comunicazione è proprio questo: pensavi di fare una cosa, ma succede altro, e tu ci vai dietro.

Un giovane conduttore le chiede un consiglio: cosa gli direbbe?
Prima di tutto di guardare tantissima televisione. E poi non mettersi mai davanti a ciò che si presenta. Nessuno vuole presentare, tutti vogliono essere presentati. Il percorso di Stefano De Martino è, invece, sorprendente. È il primo giovane che prova fatto mestiere e si mette in gioco con grazia e intelligenza, non mette sé stesso al centro, ma quello che porta in scena. Questo è l’insegnamento che ho ricevuto dai miei autori, e che a mia volta cerco di trasmettere.

Pippo Baudo ci ha lasciato da poco. C’è qualcosa che avresti voluto chiedergli?
Ai maestri ci sarebbe da chiedere tutto. La sua era una tv “sartoriale”: il format di Pippo Baudo era Pippo Baudo. Dirigeva tutto, dal primo faretto all’ultima ballerina di fila. Un modo di lavorare straordinario, ma per me — che divido le mie energie tra radio e tv — impossibile da replicare. A lui e ad Arbore chiederei solo questo: “Come avete fatto?”.

 

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Le maschere rivelano e non nascondono

 

In esclusiva su RaiPlay dieci nuove puntate di “Nella mente di Narciso” con Roberta Bruzzone. Una docuserie di Rai Contenuti Digitali e Transmediali

 

 

Dopo il grande successo riportato con la prima stagione, sono arrivati su RaiPlay i nuovi episodi di “Nella mente di Narciso”, la docuserie di Rai Contenuti Digitali e Transmediali, condotta da Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense. Nella seconda stagione la conduttrice accompagna ancora una volta gli spettatori in un viaggio nel narcisismo patologico, approfondendo i profili dei protagonisti di alcuni tra i casi italiani più rilevanti e discussi degli ultimi anni: “Filippo Turetta – l’omicidio di Giulia Cecchettin”, “Veronica Panarello – l’omicidio di Lorys Stival”, “Andrea Pizzocolo – l’omicidio di Lavinia Ailoaiei”, “Antonio De Marco – l’omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta”, “Mario Perrotta – il caso Arianna Flagiello”. La docuserie, dieci puntate da 30 minuti, vuole fornire al pubblico una sorta di manuale d’istruzioni per riconoscere e allontanare possibili narcisisti e individuare quei comportamenti tossici ai quali prestare particolare attenzione. «Con “Nella mente di Narciso” vogliamo portare lo spettatore in un viaggio disturbante ma necessario: dentro le crepe della coscienza di chi ama solo sé stesso e distrugge chiunque osi metterlo in discussione – dice Roberta Bruzzone –. La cronaca nera è piena di storie che sembrano incomprensibili finché non si imparano a leggere le dinamiche del narcisismo patologico e perverso. Quelle che per molti sono solo “relazioni sbagliate” sono in realtà vere e proprie trappole psicologiche, in cui si consuma – spesso lentamente e silenziosamente – l’annientamento dell’altro. In questa serie accenderemo una luce sugli abissi dell’animo umano, per capire, riconoscere e soprattutto prevenire». «Nella mente di Narciso ha riscontrato un fortissimo gradimento da parte del nostro pubblico, catturato dai consigli della criminologa Roberta Bruzzone che accompagna lo spettatore a individuare il profilo del narcisista manipolatore e a difendersi da chi minaccia la propria incolumità psicologica e fisica – sostiene Marcello Ciannamea, direttore Rai Contenuti Digitali e Transmediali –. In questa seconda edizione, attraverso nuovi fatti di cronaca, la Profiler si concentra sulle migliori strategie investigative per descrivere le più comuni tipologie di manipolatori maligni, decodificando comportamenti ambigui e pericolosi per la vita stessa, comportamenti che anche e soprattutto il nostro giovane pubblico deve saper riconoscere.»

Si inizia con le puntate dedicate a Giulia Cecchettin e a Lorys Stival: la prima uccisa nel 2023 a Fossò, nella città metropolitana di Venezia, con settantacinque coltellate inferte dall’ex fidanzato Filippo Turetta che non accettava la fine della loro relazione.  L’omicidio della giovane, prossima alla laurea in ingegneria biomedica, ha avuto una grande risonanza mediatica. Il ragazzo è stato condannato all’ergastolo. L’altro caso trattato, avvenuto a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, racconta la tragica morte di Lorys Stival, di appena 8 anni, strangolato con delle fascette di plastica dalla mamma Veronica Panarello. La donna è stata condannata a trent’anni di carcere per omicidio e occultamento di cadavere. Si prosegue il 18 settembre con altre sei puntate dedicate a “Andrea Pizzocolo – l’omicidio di Lavinia Ailoaiei”,  ad “Antonio De Marco – l’omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta” per poi terminare con uno speciale sul caso di “Mario Perrotta – il caso Arianna Flagiello”.

 

50 Domenica In

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Con Mara Venier da domenica 21 settembre alle ore 14 su Rai 1 per festeggiare il cinquantesimo anniversario di uno dei programmi più popolari e amati della televisione italiana

 

Tutto iniziò il 3 ottobre del 1976, quando Corrado, in diretta, augurò per la prima volta la buona domenica al pubblico del Programma Nazionale, oggi Rai 1. Al suo fianco, Dora Moroni e il mago Alexander. L’informazione sportiva era curata da Paolo Valenti nella rubrica “90° minuto”. Nel corso delle 50 edizioni, si sono susseguiti alla guida del programma alcuni dei volti più amati della nostra televisione, da Pippo Baudo, per 13 volte al timone, a Mino Damato ed Elisabetta Gardini, da Raffaella Carrà a Lino Banfi, e ancora Marisa Laurito, Edwige Fenech, Gigi Sabani, Toto Cutugno e Alba Parietti. È il 24 ottobre del 1993 quando ad accendere la domenica televisiva arriva Mara Venier. Prima come co-conduttrice, insieme a Luca Giurato, Monica Vitti, Don Antonio Mazzi e Giampiero Galeazzi, poi come padrona di casa assoluta per un totale di diciassette straordinarie edizioni. A condurre la trasmissione, nel corso degli anni, anche Fabrizio Frizzi, Giancarlo Magalli, Amadeus, Carlo Conti, Paolo Bonolis, Lorena Bianchetti, Lorella Cuccarini, Paola Perego, Cristina Parodi. In onda per 49 edizioni dagli studi Rai di Roma (dai centri di produzione di Via Teulada, Dear, Teatro delle Vittorie), nel 1992 “Domenica In” venne trasmessa eccezionalmente dallo studio Tv2 del centro di produzione Rai di Napoli. Tanti i registi impegnati stagione dopo stagione dietro le telecamere, tra questi, per quattro indimenticabili edizioni, Gianni Boncompagni. La cinquantesima “Domenica In”, in onda dal 21 settembre alle 14 su Rai 1, oltre alle classiche interviste one-to-one di Mara Venier, sarà arricchita da uno spazio dedicato all’attualità nel quale si affronterà “la notizia” della settimana (un fatto di cronaca, di attualità, di costume, di gossip o di spettacolo), da un nuovo gioco telefonico che avrà come tema i 50 anni del programma che coinvolgerà il pubblico da casa, e da uno spazio dedicato ai sentimenti.