Fin che la barca va… ma devi remare!

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Venti minuti di navigazione quotidiani, al calar della sera lungo il Tevere, immersi nella bellezza e nella storia di Roma. Il viaggio con Piero Chiambretti riprende lunedì 6 ottobre alle 20.15 su Rai 3

 

 

Al via la nuova stagione del programma di Piero Chiambretti, traghettatore e conduttore delle nuove venticinque puntate del preserale di Rai Cultura, in onda da lunedì 6 ottobre su Rai 3. “Fin che la barca va…” ospita personaggi del giornalismo, della cultura, della politica, dello sport, del costume e dello spettacolo. Insieme a loro, Chiambretti pone riflessioni e approfondimenti su dove si sta andando e in quali acque si sta navigando. Immersi nella bellezza di una Roma da cartolina, nasce l’opportunità di confrontarsi e dialogare su temi attuali, provando a dimostrare che si è tutti sulla stessa barca. In questa edizione è ospite fisso Patrick Facciolo, che analizza le strategie comunicative di personaggi pubblici italiani e internazionali. “Fin che la barca va lasciala andare” cantava Orietta Berti… Chiambretti aggiunge alla nota canzone che dà il titolo al programma: “ma devi remare!”

 

 

 

Fabio Gallo

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In viaggio tra comunità, tradizioni e natura

 

La domenica alle 12.20 su Rai 1 è tornata “Linea Verde”, con una nuova stagione dedicata al racconto dell’Italia più autentica. Il conduttore è alla guida del programma insieme a Peppone Calabrese e Margherita Granbassi

 

 

Come ha vissuto l’emozione di diventare uno dei volti di “Linea Verde”?

Una gioia grandissima. Non vedevo l’ora, perché in fondo ce l’eravamo quasi promesso dieci anni fa, con Peppone, che prima o poi avremmo fatto qualcosa insieme. Quando finalmente è arrivato il momento, l’ho vissuto con grande entusiasmo e riconoscenza.

 

Come è stato iniziare questo percorso al suo fianco?

È stato come incontrare un amico. Ci siamo conosciuti a una presentazione dei palinsesti, ci siamo scambiati subito i numeri, e da lì sono nati pranzi, cene, lunghe chiacchierate al telefono durante i viaggi di lavoro. Abbiamo condiviso tanto anche prima di lavorare insieme e questo rende il nostro rapporto molto vero e spontaneo.

 

Qual è l’aspetto del programma che sente più vicino alla sua sensibilità?

Il racconto delle comunità, delle tradizioni, dei paesaggi, sono tutti elementi fondamentali, ma quello che sento più vicino è il racconto delle storie. È il motivo per cui faccio questo lavoro da sempre. “Linea Verde” offre infinite possibilità di incontrare persone e vicende che ti arricchiscono, grazie a una squadra che lavora con passione e attenzione. Ogni territorio diventa lo spunto per dare voce a chi lo vive.

 

Che cosa può rendere speciale una comunità locale italiana?

Paradossalmente il fatto che non la conosciamo. Spesso pensiamo di sapere tutto del nostro Paese, ma in realtà ci fermiamo ai luoghi comuni o alle grandi città. Invece le comunità vere, quelle che custodiscono identità e tradizioni, restano nascoste. La bellezza sta proprio nello scoprirle, perché ogni incontro riserva sorprese ed emozioni che non avresti immaginato.

 

Le feste popolari sono molto presenti nelle vostre puntate. Quale valore trasmettono al pubblico?

Sono un’autostrada che collega passato e presente. Raccontano come si è formata una comunità e come si è trasformata negli anni. In televisione hanno un impatto forte, perché non sono solo tradizione, ma diventano emozione condivisa.

 

C’è una storia di agricoltori o artigiani che l’ha colpita in modo particolare?

Sì, è accaduto di recente a Erice, in Sicilia. Ho incontrato una donna poco più che cinquantenne che lavora ancora con il telaio tradizionale, tessendo tappeti tipici. Prima ancora di iniziare l’intervista, soltanto sedendosi al telaio, si è commossa. In quel momento ho capito quanto quel gesto fosse profondamente legato alla sua identità e alla memoria della comunità. Una singola storia, anche nata da un’emozione, ti permette di spiegare un mestiere, una tradizione, un luogo. È come una festa popolare: dentro c’è l’anima di chi la vive.

 

Come si è preparato a questo nuovo ruolo di narratore dell’Italia più autentica?

In realtà non c’è stata una preparazione particolare, perché è ciò che faccio da 15 anni. Ho portato semplicemente la mia esperienza e la mia sensibilità dentro “Linea Verde”, dopo aver già avuto la fortuna di lavorare con altri spin off del programma negli ultimi anni. Sono una persona molto precisa, a volte persino troppo. Sono noto per essere un “rompiballe” e cerco sempre di migliorare. Mi impegno a fondo in ogni dettaglio.

 

C’è un territorio che l’ha sorpresa particolarmente?

I borghi interni del Cilento. Hanno una bellezza autentica: costruzioni in pietra, richiami medievali, un patrimonio rispettato e vissuto con orgoglio dagli abitanti.

 

Il programma mette al centro anche il rapporto tra uomo e natura. Lei come vive questo legame nella vita di tutti i giorni?

Lo vivo costantemente. Credo che per raccontare la natura bisogna viverla davvero. Io, paradossalmente, già prima di condurre programmi legati al territorio passavo molto tempo all’aperto. Sono nato a Roma, ma appena posso scappo fuori città. Anche con le mie figlie, cerco di trasmettere questa abitudine: certo, ogni tanto vogliono andare al parco giochi o a una festa, ed è giusto così, ma appena posso le porto al mare in inverno o a fare una scampagnata. È un modo di vivere, più che un semplice interesse.

 

Che cosa spera resti al pubblico di una puntata di “Linea Verde”?

La curiosità. Oggi, rispetto al passato, nelle nuove generazioni vedo appiattimento, e mi dispiace. Vorrei che chi guarda “Linea Verde” si sorprendesse e avesse voglia di scoprire di più. Spero che resti anche la sensibilità con cui cerchiamo di trattare le persone e i temi che incontriamo. Perché alla fine il programma è fatto di incontri, di storie e di rispetto.

Elenoire Casalegno

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Vi aspetto alle 6

Con “Good Morning Radio2”, in onda dal lunedì al venerdì, la conduttrice dà il buongiorno al pubblico del secondo canale di Rai Radio. Al RadiocorriereTv racconta il momento della sveglia alle 4.30, il frullato energetico con frutti di bosco pochi minuti dopo, l’arrivo negli studi di Corso Sempione alle 5.27 e, alle 6 in punto, la diretta. Un appuntamento nel segno del sorriso «perché sorridere – afferma – è fondamentale per la sopravvivenza del genere umano, fa bene alla mente e al cuore»

 

Dà il buongiorno, o meglio il good morning, al pubblico di Radio2, come sta andando questa nuova avventura?

Benissimo, abbiamo messo su una bella squadra, insieme a me ci sono Max Zoara, Mandrake (Giuseppe Ninno) e il Milanese Imbruttito (Luca Abbrescia). Cerchiamo di portare, per primi a noi stessi, e poi anche agli ascoltatori un po’ di leggerezza. “Good Morning Radio2” è una citazione del celeberrimo film “Good Morning Vietnam”, dove si vuole, in momenti complicati come il nostro, cercare di strappare un sorriso. Sorridere è fondamentale per la sopravvivenza del genere umano perché fa bene alla mente e al cuore.

 

Alle 6 in onda, a che ora suona la sua sveglia?

Esattamente alle 4.30 (per precauzione di sveglie ne metto tre), cosa che comporta una cena leggera tra le 19 e le 19.30, e poi alle 21.30 finire al cinema bianchini, tra materassi e cuscini (sorride), cercando di addormentarmi. I primi giorni non è stato facile, ma pian piano mi sto abituando. Alle 4.30 apro un occhio, tendenzialmente quello destro, poi l’altro, e cerco di strappare altri cinque minuti senza riaddormentarmi. Per fortuna sono molto veloce ed esattamente in 9 minuti sono pronta. Sono ritornata al passato, all’adolescenza, quando la sera, prima di andare a letto, mi preparavo già i completini, la borsa, il computer e il cellulare. È tutto organizzato e trovo il tempo di farmi anche un frullato…

 

Energetico…

Ci metto latte, banane, frutti di bosco e altri frutti.  E poi esco di casa. A Milano abito dal lato opposto di quello della sede della Rai di Corso Sempione, da dove andiamo in onda, ma poco dopo le 5 del mattino ci metto esattamente dodici minuti. Per la strada, a quell’ora, incontro gli operatori ecologici, i pochi edicolanti rimasti aperti in città, i panettieri, e arrivo in radio alle 5.27. Praticamente apro lo studio (sorride).

 

Com’è a quell’ora il primo approccio con i suoi compagni di viaggio?

Ho la fortuna di essere immediatamente sveglia, di non avere bisogno di carburare, sono da subito in modalità sorriso.

 

Che ruolo ha la radio nella sua vita?

Un amore che c’è sempre stato, che a volte ritorna, come in questo caso. La radio è divertente, veloce, ti permette di avere un contatto immediato con l’ascoltatore, a differenza della televisione. Ti dà la percezione degli umori delle persone in un preciso momento. La radio è libera.

 

C’è un brano musicale che la aiuta ad avere energia di prima mattina?

Quando salgo in macchina la radio è già sintonizzata su Rai Radio2 e mi fa compagnia fino agli studi. La musica che ascolto è molto legata al mio umore. Quando mi capita di essere un po’ abbacchiata preferisco brani molto ritmati…

 

Elenoire ha quindi uno spirito rockettaro?

Sì, lo ammetto (sorride). Vado dal punk rock a un rock più glam. Uno dei miei pezzi in assoluto preferiti è “Life on Mars?” di David Bowie, brano meraviglioso, che racconta di questa ragazza che fa fatica a vivere il presente e si domanda se ci sia mai vita su Marte….

 

Cosa probabile, la Nasa parla di tracce di vita passata…

Marte a parte, la Nasa dice che c’è vita altrove e che potremmo trovare a breve gli UFO.

 

Chi è Elenoire Casalegno oggi?

Una donna più ponderata e riflessiva di quando avevo vent’anni. Oggi non ho l’ansia di dover dimostrare, sono molto più presente a me stessa, più lucida, ho accettato anche i miei lati ombra. Poi, certo, la vita non smette mai di metterti alla prova. Quando arrivi a un’età certa, non a una certa età (sorride) hai più confidenza con te stesso, sei anche più in pace con te stesso. Al tempo stesso la bambina e la ragazza che ero non le abbandono mai. Quel bambino continua a essere dentro di noi e bisogna coccolarlo per non diventare grigi. L’entusiasmo di un bambino è contagioso e per questo amo farmi contagiare dalla loro energia.

 

Nel suo cassetto dei ricordi professionali ce n’è uno che le sta particolarmente a cuore?

Sono tanti, ma uno che porto con me da sempre è quello di aver lavorato con Raimondo Vianello, un gigante della televisione italiana. Raimondo mi ha insegnato tanto, a partire dal ritmo, bastava osservarlo. E poi la battuta, diceva che non è importante quanto rimani in video, ma come. Se azzecchi la battuta giusta al momento giusto, anche se sei rimasto per soli 5 minuti il pubblico ti ricorderà per tutta la puntata. Ed è così. Apprezzavo la sua semplicità, come quella della moglie Sandra Mondaini. Due persone normali, umili, i vicini della porta accanto.

Cosa la diverte e cosa la emoziona nella vita di tutti i giorni?

L’essere umano mi diverte molto, a tratti mi fa arrabbiare ma mi sa anche emozionare. Mi emoziono nel vedere due ragazzi giovani che si tengono per mano e si baciano, così come due anziani che hanno alle spalle 50 anni di vita insieme che si tengono ancora per mano. E poi il sorriso di chi incontri nell’ascensore, che ti dà il suo “good morning”. Amo sentire l’empatia.

 

 

Maria Chiara Giannetta e Giuseppe Zeno

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Nuove forze

 

Giunti alla terza stagione per Blanca e Liguori, per i quali sembra ancora difficile far uscire allo scoperto i profondi sentimenti che li uniscono, è arrivato il momento di iniziare un confronto profondo con se stessi. Ce lo hanno raccontato i protagonisti della serie, in onda il lunedì in prima serata Rai 1

 

Per Blanca e Liguori è proprio il caso di dirlo… che coppia!

GIANNETTA: Rispetto a dove li avevamo lasciati nella scorsa stagione, per loro non ci sono nuove avventure. Liguori inizia una convivenza con un’altra persona, mentre Blanca ha perso il suo Linneo e ora, più che mai, sente il bisogno della presenza di un amico.

Come cambiano gli equilibri con le new entry di questa terza stagione?

ZENO: I nuovi personaggi portano fratture, in alcuni casi insanabili, influenzando sia la trama orizzontale che quella verticale. Introducono mistero e tutto ciò che serve per far evolvere la storia in modo naturale.

GIANNETTA: Alcuni cambiamenti saranno indelebili.

Questa è la stagione della fragilità. In che cosa i vostri personaggi si scoprono vulnerabili?

GIANNETTA: Blanca si sente fragile ogni volta che deve affrontare responsabilità da sola. Questa volta non potrà contare sull’aiuto di nessuno.

ZENO: Liguori è un uomo emotivamente fragile: non riesce mai ad aprirsi davvero con l’altro. Forse, però, in questa stagione riuscirà a “curare” questa difficoltà, prendendo una direzione inaspettata.

Cosa significa avere qualcuno accanto per Blanca e Liguori?

GIANNETTA: Al di là del tipo di rapporto, tra loro c’è un legame profondo di fiducia ed empatia. Dopo tutto quello che hanno vissuto, si capiscono al volo. Blanca, ad esempio, sa che affrontare la perdita di Linneo con il sostegno di Liguori è meno doloroso.

ZENO: Avere qualcuno accanto è sempre fondamentale. Il confronto con l’altro ti aiuta a conoscerti, a riconoscere e superare fragilità e difetti, o a far emergere punti di forza. Essere soli, senza qualcuno che ti conosce, ti apprezza e ti rispetta, rende difficile persino riconoscere le proprie qualità.

Genova è una città molto presente nella serie. In cosa la ritrovate nei vostri personaggi?

GIANNETTA: Genova è tanto affascinante quanto complessa, anche dal punto di vista architettonico. C’è una confusione visiva in cui però ci si muove con naturalezza, proprio come Blanca. Vederla a suo agio in questa complessità racconta moltissimo di lei.

ZENO: Genova non è una città semplice, nemmeno da girare in auto con il navigatore. Ma è il luogo ideale per la storia di Blanca: percorsi tortuosi, intrecci complicati, quando basterebbe essere più diretti. E poi c’è il mare: a volte tempesta, altre rifugio e calma. Per Liguori rappresenta entrambe le dimensioni.

GIANNETTA: Non è un caso che molte scene di confronto tra i personaggi siano girate proprio davanti al mare.

In che cosa vi hanno sorpreso Blanca e Liguori?

GIANNETTA: Per me è stato un viaggio necessario, che mi ha permesso di scoprire fino a dove potevo spingermi, anche tirando fuori la mia parte più infantile e spontanea.

ZENO: In teatro e in tv spesso pensiamo che l’arte drammatica sia soprattutto parola. Invece, Liguori comunica più con i silenzi, che a volte sanno essere persino più incisivi.

 

 

La storia continua…

Serata 3 – Il delfino

Il tentato omicidio di un giovane tirocinante del Centro Recupero Animali Marini, precipitato da un tetto in circostanze sospette, porta Blanca e Liguori a indagare fianco a fianco e fa riaccendere i sentimenti dell’ispettore per la collega, ma Blanca è presa da altro. Insieme a Domenico, infatti, continua la ricerca del bambino legato a Valsa, su cui il mistero si infittisce: i due, sempre più vicini – con grande disappunto di Eva Faraldi, che tiene molto a Domenico, battono nuove piste per far luce sul caso.

 

Serata 4 – Paura del buio

Blanca, dopo un’aggressione subita dall’assassino di uno psichiatra al Museo del Buio, vive un momento di forte spavento. Decide quindi di prendersi una pausa dal lavoro operativo e Liguori si trova a indagare direttamente con Bacigalupo, che appare particolarmente interessato al caso. Intanto, Liguori cerca di stare vicino a Blanca, ma si accorge di non essere l’unico: anche Domenico le fa spesso visita per aggiornarla sul caso del bambino scomparso, su cui finirà per fare delle scoperte inaspettate.

 

Serata 5 – Acido

Mentre il commissariato San Teodoro è in subbuglio per il caso di uno sfregiatore che colpisce ragazze che si sottopongono alla chirurgia estetica, Blanca accoglie a casa Lucia, in visita a Genova e più caustica che mai. Mentre la nostra protagonista è alle prese con un segreto che fatica a rivelare alla ragazzina, anche Domenico sembra nascondere qualcosa a Blanca. Se ne accorge Liguori, che per proteggerla decide di seguire personalmente i movimenti di Domenico, finendo nei guai.

 

Serata 6 – Il bambino

Mentre Liguori affronta le conseguenze delle sue azioni, Blanca deve confrontarsi una volta per tutte con le bugie di Domenico, che la riguardano da vicino e la portano a chiedersi una volta per tutte se faccia bene a fidarsi di lui. In una corsa contro il tempo, Blanca decide di portare avanti l’indagine sul bambino scomparso mettendosi in pericolo in prima persona. Riuscirà a non avere paura del “buio” che troverà?

 

La Porta Magica

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Al via la seconda stagione del programma che mette al centro le persone comuni e il loro desiderio di trovare finalmente il coraggio di cambiare un aspetto della propria vita. Con Andrea Delogu, dal 29 settembre, dal lunedì al venerdì, alle 17 su Rai 2

 

 

Dopo aver raccontato in prima persona le loro storie, i protagonisti di puntata saranno guidati in un percorso di trasformazione per rivoluzionare il loro modo di vivere. I cambiamenti avranno a che fare con il look, la sfera fisica, il rinnovamento dell’ambiente in cui si vive, il life style, la cucina e altri aspetti cruciali della loro esistenza. Le storie de “La Porta Magica”, a seconda dei casi e dell’importanza della trasformazione richiesta, saranno raccontate nell’arco di una puntata, con la conclusione e lo svelamento del cambiamento in studio, o seguite nel corso di più puntate, con aggiornamenti periodici e uno svelamento finale in studio. Al timone Andrea Delogu, che prenderà per mano i suoi ospiti e li condurrà in un percorso di rinnovamento, avvalendosi, di volta in volta, della collaborazione dei suoi “Angeli”, un cast fisso selezionato per l’empatia, lo stile personale, la riconoscibilità al grande pubblico e la capacità di essere un supporto umano – oltre che tecnico – al cambiamento: il team metterà tutto il proprio sapere, la propria rete di collaboratori e un tocco squisitamente personale nella realizzazione del cambiamento desiderato. Dal 29 settembre, dal lunedì al venerdì, alle 17 su Rai 2.

 

 

 

FALCHI & MONTRUCCHIO

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Nella piazza più amata della Tv

 

Dal 6 ottobre alle 11.10 su Rai 2 riapre “I Fatti Vostri”. Alla conduzione, al fianco di Anna Falchi arriva Flavio Montrucchio. La trasmissione, tra le più longeve e amate della tv italiana, ideata da Michele Guardì, si rinnova con una scenografia moderna, nuove rubriche e un gioco telefonico per il pubblico da casa, senza rinunciare alla musica dal vivo dell’orchestra di Stefano Palatresi e al racconto quotidiano di attualità, emozioni e vita di tutti i giorni

 

Anna Falchi

Dal 2021 al timone de “I Fatti Vostri”: cosa significa per lei questa continuità?

Mi riempie di gioia perché ho trovato la mia seconda famiglia, che lavorando non è una cosa da poco, a partire da Michele Guardì e Giovanna Flora che continuano a darmi conferma, questo significa che hanno piacere di avermi e che ci troviamo bene. È una trasmissione che sento effettivamente mia ed è davvero come tornare a casa. È gioia allo stato puro.

Questa nuova stagione in che cosa si distingue rispetto alle precedenti che ha condotto?

Innanzitutto, c’è il mio nuovo partner. Poi abbiamo un nuovo studio, motivo per il quale iniziamo più tardi dell’altra programmazione del daytime. Tanti nuovi innesti, nuovi volti, confermati Stefano Palatresi, la sua band, Ilaria Mongiovì che canta, ragazza veramente molto talentuosa. Ci saranno nuove rubriche e un nuovo gioco. Quindi tante novità.

Qual è la sfida più grande nel mantenere vivo un programma così storico senza tradirne l’identità?

Sicuramente quella di mantenere un programma molto vivace, che cambia registro continuamente. L’intrattenimento inizia già dal primo mattino con musica, giochi e rubriche, e questo lo trovo molto rassicurante. Inoltre, vengono raccontati alcuni fatti di attualità. Ogni dieci minuti si cambia, cosa che rende il programma sempre dinamico e coinvolgente.

 “I Fatti Vostri” è una piazza che accoglie storie quotidiane, a volte commoventi, altre leggere: quale registro sente più vicino al suo modo di comunicare?

Negli anni ho avuto modo di toccare tante corde, perché le storie legate all’attualità si sono susseguite naturalmente. Spesso, grazie agli autori sempre vigili, abbiamo cambiato il programma anche all’ultimo momento, imparando così ad adattarmi e a vivere le storie con empatia. Allo stesso tempo sono abituata anche all’intrattenimento più leggero della quotidianità, dal cucinare al fare la spesa, dai fiori alla medicina. Mi viene naturale spaziare tra tanti argomenti. In tutto questo metto sempre passione e dedizione, cercando di entrare nelle case con garbo e gentilezza.

In questi anni il pubblico le si è affezionato molto: come vive questo rapporto diretto e familiare con i telespettatori?

Fortunatamente nella mia vita ho avuto un percorso ricco e variegato, cimentandomi in tanti lavori nell’ambito dello spettacolo. Ho iniziato come attrice, poi sono diventata conduttrice, ho fatto radio e teatro, riuscendo così ad abbracciare pubblici diversi. Quello che però sento più vicino è il pubblico della mattina, formato soprattutto da persone che restano a casa, magari più grandi o non più al lavoro. Essere per loro un punto di riferimento mi dà una grande gioia. All’inizio non è stato semplice, perché per una donna come me, che è stata anche un sex symbol, conquistare il pubblico femminile poteva sembrare più difficile. Ma col tempo ho avuto la soddisfazione di essere molto apprezzata dalle donne, e questo per me è il riconoscimento più bello. Le donne, si sa, sono più severe ed esigenti: per questo la loro stima mi gratifica enormemente. Quando vado in giro sento il loro affetto, vedo che si riconoscono in me, e questo mi riempie di piacere e orgoglio.

Dopo tanti anni di conduzione, cosa continua ancora a sorprenderla o a emozionarla in diretta a “I Fatti Vostri”?

Bisogna sempre saper improvvisare, e io sono sempre pronta. La cosa più bella è proprio l’adrenalina della diretta: è quello che amo di più, la capacità di regalare emozioni sempre nuove. In molti lavori, con il tempo, può subentrare la monotonia. Invece andare in onda tutti i giorni, con la necessità di restare attenta e vigile, mi fa sentire viva e mi dà una grande energia.

C’è un consiglio o una raccomandazione che Michele Guardì non manca mai di dare?

Sì, di porsi sempre con gentilezza, con rispetto, trattando tutti allo stesso modo. Qualunque persona ci si trovi davanti, bisogna mantenere educazione e, soprattutto, rivolgersi ancora con il “lei”.

Come concilia il lavoro con i suoi impegni in famiglia?

Fortunatamente è un programma che si concilia perfettamente con la mia vita di mamma. La mattina mi sveglio presto: accompagno mia figlia a scuola e poi vado a lavorare. A pranzo rientriamo insieme, e il resto della giornata è libero. È davvero un ottimo compromesso.

 

FLAVIO MONTRUCCHIO

Qual è stata la sua prima reazione quando le è stato proposto di condurre “I Fatti Vostri”?

Ero in una situazione piuttosto particolare quando mi ha chiamato Angelo Mellone, direttore del Day Time: mi trovavo in campagna a tagliare il grano con una falce. È stata una notizia del tutto inaspettata che mi ha travolto con un susseguirsi di emozioni improvvise. Ricordo bene quel momento così anomalo e surreale: ho avuto bisogno di un po’ di tempo per razionalizzare tutto.

Raccoglie il testimone da conduttori storici, ultimo in ordine di tempo Tiberio Timperi. Sente più responsabilità o più entusiasmo?

Entusiasmo è una parola che mi piace moltissimo ed è un aggettivo che mi accompagna sempre nelle mie conduzioni, perché è uno degli aspetti su cui faccio maggior affidamento. Mi piace trasmettere l’entusiasmo che provo nel fare questo lavoro. Non posso negare di sentire anche una certa responsabilità: non tanto nel confrontarmi con chi mi ha preceduto, ma perché è un programma storico e spero possa continuare anche con me.

Quale lato della sua esperienza porterà a “I Fatti Vostri”?

Porterò ciò che ho imparato non solo dalle conduzioni televisive, ma anche da altre esperienze: per tanti anni ho fatto l’attore, ho lavorato nel musical, quindi magari canticchierò qualche canzone (sorride). Porterò tutto me stesso, a partire dall’entusiasmo di cui parlavamo prima.

Qual è secondo lei la chiave per rinnovare un programma storico senza snaturarlo?

In questo caso sono stati rinnovati il conduttore e lo studio. Restano sempre la struttura e l’obiettivo del programma.

Nella piazza televisiva di Michele Guardì entrano in scena tante storie di persone comuni. Come si prepara ad accoglierle davanti alle telecamere?

Le persone comuni mi piacciono tantissimo, perché sono quelle con cui mi trovo meglio nella vita reale. Cercherò di ascoltarle, perché spesso in televisione vedo che alcuni conduttori prestano più attenzione a ciò che devono fare piuttosto che a ciò che dice l’interlocutore. Spero di riuscire sempre ad ascoltare attentamente quello che le persone raccontano.

Sta iniziando un percorso accanto ad Anna Falchi. Cosa apprezza di più del suo stile e cosa pensa che vi renderà una coppia equilibrata?

Credo ci sarà una giusta alchimia. Penso che troveremo la chiave giusta per lavorare bene insieme. L’importante è che la coppia risulti equilibrata e armoniosa davanti alle telecamere.

Cosa non può mancare nelle sue giornate per sentirsi a casa, anche durante il lavoro?

Per sentirmi a mio agio devo occuparmi anche della mia vita privata: accompagnare i miei figli a scuola, portare fuori l’immondizia. Quando sono al lavoro cerco di creare lo stesso senso di casa.

 

Blanca – Terza stagione

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La forza della fragilità

 

Maria Chiara Giannetta per la terza volta nei panni della consulente di Polizia più colorata e intuitiva, ma molte cose sono cambiate. Indossa sempre felpe colorate e l’atteggiamento è ancora scanzonato, ma la nostra eroina rivelerà un’inedita fragilità. Per la regia di Nicola Abbatangelo, da lunedì 29 settembre per sei serate in prima visione su Rai 1

 

Torna la consulente più colorata e intuitiva, ma molte cose sono cambiate, a cominciare dalla regia, affidata a Nicola Abbatangelo che afferma: “un’esperienza splendida raccogliere l’eredità di una serie potentissima ma anche stimolante dal punto di vista umano. Ho conosciuto da spettatore questa serie e vedendo una protagonista che lotta per vedere e farsi vedere e guardare il mondo. Nel pensare e immaginare questa terza stagione, tutto ruota attorno a questo sguardo. Quello che mi ha fatto innamorare di questa stagione è stato proprio vedere i personaggi guardare la propria vita e cercare di dare ora un nome alle cose, il nome ai sentimenti che provano, alle scelte che fanno.» E a proposito di Genova, sempre più protagonista, Abbatangelo aggiunge: «Non conoscevo bene Genova, sono entrato con gli occhi nuovi, di uno che osserva una città cercando dei posti magici e quelli anche più scuri.»

 

Eccola, è di nuovo lei: Blanca! Stesso intuito infallibile, sempre coraggiosa e generosa ma qualcosa è cambiato. La nostra eroina veste felpe colorate, porta la frangetta e non è più accompagnata da Linneo, la sua fedele amica a quattro zampe. Ora Blanca ha paura del buio, rifiuta il futuro e ha deciso di bastare a se stessa. Quale nuova sfida esistenziale la attende in questa nuova stagione?

Il suo sguardo, che ha sempre guardato al futuro con fiducia, all’inizio della nuova stagione mostra una inedita fragilità. Ha paura del buio e del futuro, nonostante le tante scommesse vinte. Accanto a lei i compagni di avventura di sempre: la giovane Lucia (Sara Ciocca), la fidata amica Stella (Federica Cacciola) e il padre Leone (Ugo Dighero), amorevole e premuroso; in commissariato, il Vicequestore Bacigalupo (Enzo Paci) e soprattutto l’ispettore Liguori (Vincenzo Zeno) che, alla fine della seconda stagione, ha scelto un’altra donna, anche se i sentimenti che prova per Blanca sono tutt’altro che svaniti. E anche Blanca non riesce a ignorare gli stessi sentimenti fino a quando, a sparigliare le carte nel loro rapporto, non arriverà Domenico Falena (Domenico Diele), un contractor che si occupa di sicurezza navale in zone marittime pericolose. Domenico lavora per un’agenzia diretta dalla affascinante manager Eva Faraldi (Matilde Gioli), che lo considera il suo agente migliore. Blanca lo incontra durante il caso di indagine della prima puntata, che si svilupperà per tutta la stagione e li metterà a stretto contatto sulle tracce di un bambino scomparso in circostanze misteriose, facendoli scoprire molto più simili di quanto pensassero. In ogni puntata un caso d’indagine con un’ambientazione particolare tra i luoghi caratteristici di Genova.

 

 

 

I NUOVI PERSONAGGI

 

Domenico Falena – 40 anni (Domenico Diele)

Scarponi consumati da anni di missioni e uno sguardo che tradisce la capacità di tenere a bada le emozioni. Domenico Falena non è un uomo comune: è un contractor, specializzato nella protezione armata delle navi cargo che attraversano le rotte marittime più insidiose. Quando non è in azione, vive a Genova, quartier generale della SSG – Superba Security Group – l’agenzia di sicurezza per cui lavora. È proprio qui, nella città portuale, che Blanca lo incontra durante l’indagine del primo caso di stagione. Falena, infatti, è coinvolto in prima persona in un mistero che si dipanerà lungo l’intera serie. Blanca inizialmente diffida di lui: i suoi “superpoteri” sembrano non avere effetto su quell’uomo enigmatico. Eppure, non può fare a meno di rimanere affascinata, scoprendo poco a poco che Falena le somiglia più di quanto avrebbe mai immaginato. Un incontro destinato a mettere in discussione molte delle sue certezze.

 

Eva Faraldi – 35 anni (Matilde Gioli)

Genova è da sempre una porta sul Mediterraneo, crocevia di commerci e turismo, con un porto capace di accogliere qualsiasi tipo di imbarcazione. È in questo scenario che opera la Superba Security Group, agenzia specializzata nella selezione e formazione di professionisti della sicurezza, nonché nella protezione armata dei cargo in partenza verso rotte ad alto rischio. A guidarla è Eva Faraldi, donna di grande fascino e carattere, stimata e rispettata nel suo settore. La incontriamo già nella prima puntata, quando le indagini portano Blanca e i suoi colleghi a incrociare Domenico Falena, suo dipendente. Fin da subito, Eva si mostra disponibile e collaborativa, pronta a fornire tutte le informazioni utili sul caso. Ma il legame con Falena non è soltanto quello tra datrice di lavoro e agente: per lei Domenico è il migliore, forse qualcosa di più.

 

Cristian Gardi – 50 anni (Biagio Forestieri)

Medico brillante e carismatico, Cristian Gardi dirige la prestigiosa Clinica San Francesco di Genova, rinomata per la neonatologia. Accanto alla carriera, coltiva però una profonda vocazione umanitaria: da anni è volontario in una Onlus di cooperazione internazionale che si occupa di promozione sociale e adozioni internazionali. I nostri lo incontrano mentre indagano sulla scomparsa misteriosa di un bambino. Dietro la sua competenza professionale e il rigore del ruolo, emerge un uomo di straordinaria umanità, capace di conciliare carriera e altruismo. Sarà proprio grazie a lui che il caso troverà la sua chiave di svolta?

 

Le prime due puntate

Serata 2 – Cane 3

Per la prima volta, Blanca sembra avere paura del buio: fatica ad accettare il suo nuovo cane guida – non gli dà nemmeno un nome, chiamandolo solo Cane 3 – mentre Liguori, ancora insieme alla fidanzata Veronica, forse è pronto a prendere una decisione per il futuro che potrebbe cambiare tutto. Ma le attenzioni del commissariato vengono presto catalizzate dal caso dell’omicidio di Valya, una suora venuta dall’Ucraina, legata alla misteriosa scomparsa di un bambino. L’indagine porta Blanca a conoscere Domenico Falena, un affascinante ed enigmatico contractor che lavora per un’agenzia di sicurezza navale genovese.

 

Serata 2 – Il Genovese

I nostri indagano sulla morte di una psicologa del carcere di Marassi, mentre Blanca vive un momento di grandi domande e affronta alcune questioni personali spinose. Eva Faraldi, la responsabile dell’agenzia di sicurezza per cui lavora Domenico, gli assegna una nuova missione lontana da Genova, ma la gelosia di Liguori, che non passa inosservata a Veronica, non riesce a placarsi. Dopo un incontro inaspettato con sua madre Nadia in carcere, Blanca sembra trovare le risposte che cercava.

 

Elisa Isoardi apre il Bar Centrale

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La provincia per capire meglio il Paese. Dal 4 ottobre alle 14 il nuovo show del sabato pomeriggio di Rai 1

 

 

Al via su Rai 1 dal 4 ottobre alle 14 “Bar Centrale”, il nuovo appuntamento del sabato pomeriggio, condotto da Elisa Isoardi, format originale prodotto dalla Direzione Intrattenimento Daytime in collaborazione con Stand by me. In “Bar Centrale” le notizie più commentate della settimana e quelle locali (di costume, società, spettacolo) diventano il pretesto per un confronto corale e inaspettato. In studio, insieme a Elisa Isoardi, tre ospiti fissi Serena Bortone, Rosanna Lambertucci e Davide Rondoni pronti a commentare l’attualità con intelligenza e leggerezza. Il cuore del programma è il collegamento con un bar di provincia. Ogni settimana, un piccolo borgo italiano apre le sue porte al pubblico, raccontando le storie della sua comunità. Tra un caffè e l’altro, le notizie vengono commentate in diretta dagli avventori del bar con un punto di vista autentico della provincia, che arricchisce e sorprende con spontaneità, ironia e buon senso. Studio e bar del paese danno così vita a un dialogo che unisce piazza e salotto, quotidiano e attualità, leggerezza e profondità. “Bar Centrale” è un racconto corale: la provincia non come folclore, ma come lente per capire meglio il Paese. Qui le notizie si trasformano in storie condivise, e il sabato pomeriggio diventa l’occasione per ritrovare il senso di comunità che unisce l’Italia.

 

AL CINEMA

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Testa o croce?

 

Ballata western ambientata in Italia con Nadia Tereszkiewicz, Alessandro Borghi e John C. Reilly. Nelle sale da giovedì 2 ottobre il film coprodotto da Rai Cinema, diretto da Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis

 

Agli inizi del ‘900, il Wild West Show di Buffalo Bill arriva a Roma per vendere agli italiani il mito della frontiera, a colpi di fucili a salve e spettacoli di cowboy. Qui, nella cornice di una gara di doma divenuta leggenda tra cowboys e butteri italiani, Rosa, giovane moglie del signorotto locale, si innamora di Santino, il buttero che vince la sfida. In seguito all’omicidio del marito, Rosa e Santino fuggono insieme, ma la giustizia, come sempre, è venduta al miglior offerente e sulla testa di Santino viene messa una grossa taglia. Con Buffalo Bill sulle loro tracce, Rosa sogna l’America, quella vera, non quella dei manifesti pubblicitari con i bisonti, ma il suo sogno dovrà fare i conti con la realtà. Perché, come in ogni ballata western che si rispetti, il destino lancia la moneta. E spesso, la verità resta sepolta sottoterra. Nelle sale da giovedì 2 ottobre “Testa o roce?” il film diretto dai registi italo-americani Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis, che vede nel cast Nadia Tereszkiewicz, Alessandro Borghi, John C. Reilly, Peter Lanzani, Mirko Artuso, Gabriele Silli, con la partecipazione di Gianni Garko. «Il nostro film nasce da una passione profonda per le ballate popolari, le leggende tramandate oralmente e i racconti che da bambini ci venivano narrati come se fossero verità. Storie tramandate di bocca in bocca, come le leggende di frontiera, dove la verità è sempre incerta e si trasforma, diventando mito – dicono i registi – con “Testa o Croce?” abbiamo messo in scena una ballata western ambientata in Italia, un anti-western che parte da premesse classiche (il cowboy, il duello, la fuga) per poi trasformarsi gradualmente in qualcosa di più magico e surreale. L’intento era rompere le convenzioni del genere, reinterpretandolo in chiave italiana e contemporanea». Per i registi il Wild West Show di Buffalo Bill è il punto di partenza, uno spettacolo itinerante che già all’epoca mescolava storia e finzione e costruiva miti attraverso la narrazione. «Secondo i giornali dell’epoca i butteri locali sconfissero i cowboy americani in una gara di doma – proseguono – da lì, abbiamo immaginato un film che si costruisce come racconto epico e postmoderno, dove realtà e finzione si confondono, e dove la narrazione stessa diventa parte del film».

 

RADIO RAI

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Dalla parte degli ascoltatori

 

Presentata all’Auditorium Parco della Musica a Roma l’offerta 2025-2026 di tutti i 12 canali della radiofonia del Servizio Pubblico

 

Web, FM e DAB; smartphone e smart speaker; PC, TV e connected cars; streaming e on demand. Una pluralità di accessi, formati e device, in un ecosistema radiofonico che ha moltiplicato negli anni le occasioni di ascolto. La radio: un’evoluzione continua e inarrestabile. Radio Rai, con il suo racconto infinito, propone l’’offerta più completa del panorama radiofonico italiano. Dodici Canali, tra generalisti e specializzati, e una vastissima offerta di podcast Original che arricchiscono la library di RaiPlay Sound. Un’offerta diversificata consente alle radio di distinguersi per linea editoriale, per raggiungere target differenti e più ampie fasce di pubblico. Sono 163 i Giornali Radio Nazionali e 18 quelli Regionali in onda settimanalmente su Radio1, alternandosi a spazi di attualità, politica, cronaca, fili diretti e speciali, mentre oltre 1.600 ore di sport all’anno fanno del Canale un’eccellenza nel presidio di tutti gli eventi sportivi, nazionali e internazionali. Più musica è la parola d’ordine di Radio2, che spinge sulla strada dell’intrattenimento con nuovi programmi e conduzioni, spazi di comicità, imitazioni e divertimento e una rafforzata presenza sul territorio. Radio3 è la radio del dibattito culturale e dell’approfondimento, con una proposta musicale ricca e di qualità e iniziative editoriali volte alla valorizzazione dei giovani talenti. Isoradio rafforza la sua mission di radio in mobilità, con una programmazione di flusso in cui l’informazione sul traffico si intensifica nelle fasce interessate da più elevati flussi di traffico. E poi le Radio Specializzate: Radio1 Sport, GR Parlamento, Radio3 Classica, Radio Tutta Italiana, Radio Kids, Radio Live Napoli, Radio Techetè e No Name Radio. Tutto questo è “raccolto” nella piattaforma, RaiPlay Sound, che contiene anche molto, molto altro. Un’offerta di podcast Original unica e contenuti che si arricchiscono sempre di più con contributi ogni volta diversi, che attingono anche all’universo della produzione Rai in logica effettivamente crossmediale e nel contesto degli obiettivi del Servizio Pubblico. Il presidio degli eventi accomuna tutte le radio, siano esse musicali, di intrattenimento, culturali, di informazione o in mobilità: attività on field ed iniziative editoriali, dal grande sport alla musica live, e poi ancora Festival, Fiere e Manifestazioni, per raggiungere il pubblico nel suo territorio. Radio Rai è ovunque, è community, è per tutti e per ciascuno, parla alla platea e al singolo ascoltatore, in una relazione unica e personale. Radio Rai si evolve e rimodula l’offerta. Una sfida complessa, in cui il cambiamento non può prescindere dalla necessità di salvaguardare l’unicità e la qualità del prodotto. L’innovazione editoriale si coniuga ogni giorno con la funzione di Radio Rai di servizio pubblico: tutte le attività e le iniziative traggono ispirazione dai principi generali definiti dal Contratto di Servizio. Radio Rai si distingue per il proprio impegno nel promuovere progetti di comunicazione sociale e culturale, rafforzando il legame con le istituzioni, con le organizzazioni del Terzo Settore e con i più importanti network di broadcaster internazionali. L’inclusione sociale, il pluralismo culturale, le battaglie contro il razzismo e le discriminazioni, la sostenibilità ambientale sono temi cari a Radio Rai e che Radio Rai tratta con forza e sensibilità attraverso contenuti dedicati, podcast, iniziative di sensibilizzazione, programmi di efficientamento energetico. Dietro Radio Rai ci sono le persone: quelle che la ascoltano e quelle che la fanno. C’è l’impegno di tutti, per portare ovunque voci, suoni, emozioni.

 

L’intervista a Marco Caputo, direttore Radio Rai

Dove ci porterà Rai Radio?

La Radio ci porta inevitabilmente verso il futuro perché ci “racconta” in tempo reale, ci porta verso il futuro perché è lo strumento più dinamico e si evolve con il cambiamento della società. La Radio ci porta dove vogliamo essere, facendoci vivere le emozioni di momenti ai quali non possiamo partecipare in prima persona.

La sua sfida per la nuova stagione?

 

Essere dove gli ascoltatori ci cercano e arrivare dove non siamo mai stati, per farci trovare. La sfida di Rai Radio è portare la ricchezza dei suoi contenuti agli ascoltatori con tutti i mezzi, anche quelli legati alle nuove tecnologie e alle nuove modalità di condivisione: dall’investimento sulla rete, all’utilizzo pieno ed efficace della piattaforma e delle nuove modalità di fruizione, alla presenza sul territorio (grandi eventi, live, manifestazioni sportive e culturali), dove possiamo incontrare i nostri ascoltatori rafforzando il senso e i valori della nostra community.

Come guardare al futuro senza dimenticare la nostra storia e la tradizione?

Alla Festa di Rai Radio abbiamo premiato Federica Taddei, conduttrice, in particolare di “Chiamate Roma 3131”, fin dalla sua prima edizione del 1969. Federica. assieme ad altri colleghi di Radio Rai” ha trasformato il modo di fare Radio, creando una comunicazione “bidirezionale”, aprendosi, grazie al telefono, a un confronto con gli ascoltatori che hanno iniziato a partecipare, attivando un dialogo. Tutto questo, che a noi sembra banale, soprattutto nell’epoca dei social, è stato, allora, una grande novità o meglio una straordinaria innovazione. L’innovazione è, da sempre, un valore di Rai Radio e il legame forte del servizio pubblico che ci proietta nel futuro, cercando di interpretare il contesto, e se possibile anticiparlo. Rai Radio per prima ha creato il senso di una community, sta a noi proseguire in questa direzione.

Quale è l’asso nella manica dei nuovi Palinsesti Radio?

La ricchezza dell’offerta di Radio Rai. La forza di dodici palinsesti che legati dai valori del Servizio Pubblico intercettano esigenze e necessità degli ascoltatori in ogni ambito.

Cosa rappresenta per lei la Radio?

La Radio mi ha accompagnato nella scoperta della musica, mi ha aiutato, con il suo racconto, a “immaginare” i fatti del mondo concedendomi spazi di riflessione ed emozione, creando quel legame individuale che è esclusivo del linguaggio della Radio. Dopo una lunga esperienza in tanti e diversi settori della Rai, la Radio rappresenta oggi una sfida professionale straordinariamente stimolante, per la sua storia, per la sua capacità di proiettarsi nel futuro, per quello che rappresenta come valore centrale della Rai e del Servizio Pubblico e per la possibilità di poter vivere questa esperienza assieme alle donne e agli uomini di Rai Radio, allo loro passione ed al loro entusiasmo.