ORIETTA BERTI

Sessant’anni di carriera con lo stesso entusiasmo

Con “Maledetto settembre”, insieme a Nina Zilli e Danti, Orietta Berti festeggia il sessantesimo anno tra musica, amicizia e nuove sfide. Un brano dal ritmo reggaeton per affrontare il ritorno alla quotidianità con l’energia dell’estate. E intanto guarda ai prossimi progetti, tra canzoni, libri e il desiderio di un documentario

Che cosa desiderava raccontare con “Maledetto settembre”?

A settembre si torna dalle vacanze, ci aspettano il lavoro, la scuola, tutti gli impegni e ci sentiamo già un po’ sotto esame. Questa canzone racconta proprio quel momento, ma lo fa con leggerezza, portandosi dietro un po’ dell’allegria dell’estate. A me mette serenità e voglia di cantare. Per il mio sessantesimo anno di carriera desideravo qualcosa di festoso, da condividere con il pubblico e con persone alle quali voglio bene. Farlo insieme a Danti e Nina è stato un bellissimo regalo.

Se ripensa agli esordi, che cosa ritrova di quella ragazza che cominciava a cantare?

L’emozione è sempre la stessa, quella non cambia. Oggi naturalmente ho un’esperienza diversa, ci sono tanti anni di lavoro e di concerti alle spalle, e questo mi permette di affrontare il palco con maggiore sicurezza e serenità. Ma l’entusiasmo è rimasto quello delle prime esibizioni. Quando arriva il momento di cantare, quella sensazione ritorna. È una cosa bella, perché dopo tanti anni sentire ancora quell’emozione significa che questo lavoro continua a piacermi moltissimo.

Per questo anniversario ha voluto accanto Nina Zilli e Danti. Come è nata l’idea di riunire le vostre tre voci e personalità?

Con Danti lavoro già da tempo, abbiamo realizzato diversi progetti e tra noi è nata un’amicizia vera, che coinvolge anche le nostre famiglie. Un ruolo importante lo ha avuto il mio manager Pasquale Mammaro, che ha creduto in questo gruppo di lavoro. Sono grata a lui, a Danti e a Nina: la confidenza e l’intesa che ci legano rendono questo progetto speciale. Per questo considero “Maledetto settembre” già un successo: per il piacere di aver lavorato insieme, di aver condiviso il tempo in studio, di esserci divertiti. E poi c’è Nina, che è bravissima. Mi piace come canta ed è anche una bravissima cantautrice. Io la ammiro molto per questa capacità: mi piacerebbe saper scrivere le canzoni, ma le parole non mi vengono! Con loro mi sono sentita davvero a mio agio.

Il brano racconta la fatica di tornare alla quotidianità dopo l’estate. Lei riesce a fermarsi oppure è sempre pronta a ripartire?

Io sono sempre in attività, c’è continuamente qualcosa da fare o da preparare. Ci sono nuove canzoni e anche progetti legati ai libri. Mi piace raccontare, ricordare le tradizioni, certe abitudini e certi mestieri di una volta. Anche nella musica sono cambiate tantissime cose: il modo di lavorare, di fare i dischi, di comunicare. Sono ricordi che mi fa piacere condividere. Poi c’è chi mi aiuta a rimetterli in ordine e magari ricorda particolari della mia carriera meglio di me!

Danti ha detto che la sua soddisfazione più grande è stata farle pronunciare “Chumbawamba”. Ci racconta quel momento in studio?

Abbiamo riso tantissimo! Quella parola proprio non mi veniva. La sentivo, cercavo di ripeterla, ma al momento di cantarla non mi veniva e ricominciavamo a ridere. Una cosa è averla in testa, un’altra è riuscire a farla uscire dalla bocca! Danti poi ha detto che essere riuscito a farmela pronunciare è stata la sua più grande soddisfazione. È stato un momento molto divertente della registrazione.

Che compagna di viaggio ha trovato in Nina e che cosa vi accomuna, anche fuori dalla musica?

Nina è una ragazza vera, molto legata alla famiglia, come me. Ha una bambina deliziosa e finiamo spesso per parlare dei piccoli: io racconto delle mie nipotine e lei della sua bambina. Sono conversazioni che ci avvicinano, al di là del lavoro. Poi, quando entra in studio, è precisissima. A sentirla registrare sembra quasi un’intelligenza artificiale, tanto è precisa! Io la guardo e penso a quanto sia brava.

Che effetto le fa vedere generazioni diverse cantare insieme le sue canzoni?

È bellissimo, anche perché io con i giovani mi trovo molto bene a lavorare. Ho fatto collaborazioni che mi hanno avvicinata a un pubblico diverso e che sono piaciute anche ai bambini. Mi piace questo incontro: ognuno porta il proprio modo di fare musica e si ha l’occasione di farsi conoscere anche da chi prima ascoltava altro. Io sono una cantante popolare, il mio pubblico è fatto di persone di tutte le età. Vedere che una canzone riesce ad arrivare a generazioni diverse è una grande soddisfazione.

Tra canzoni, libri e televisione, c’è ancora un desiderio artistico che vorrebbe realizzare?

Un documentario. Me lo propongono spesso, ma ancora non mi sono decisa. Di cose da raccontare, dopo sessant’anni di carriera, ce ne sarebbero tante! Bisognerebbe rimettere insieme i ricordi, gli incontri, i diversi momenti di questo percorso. Per ora ci penso, poi magari alla fine mi convincono.