BIAGIO ANTONACCI

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Arriva “Mustang”

Il nuovo album di inediti uscirà il 25 settembre e conterrà anche il singolo “You & Me”. Il progetto accompagna “Unplugged 2026”, il tour estivo che porterà l’artista in quattro luoghi di grande fascino storico e artistico, per quaranta concerti pensati come un incontro ravvicinato tra musica, pubblico e territorio

Biagio Antonacci si prepara a una nuova stagione artistica con l’uscita di “Mustang”, il nuovo album di inediti atteso per il 25 settembre 2026. Il disco, pubblicato su etichetta Iris e distribuito da Epic Records/Sony Music Italy, segna un nuovo capitolo nel percorso del cantautore milanese e conterrà anche “You & Me”, il singolo pubblicato lo scorso aprile. Il preorder dell’album è già disponibile. Per i fan che hanno acquistato un biglietto del tour è prevista una formula speciale: sarà possibile prenotare “Mustang” in versione CD o LP autografato a un prezzo dedicato, acquistandolo in esclusiva sullo store Sony Music e inserendo, al momento del checkout, il codice del sigillo fiscale riportato sul biglietto. L’annuncio del nuovo progetto discografico accompagna “Unplugged 2026”, il tour estivo che porterà Antonacci in una dimensione live più intima, essenziale e suggestiva. L’artista sarà infatti protagonista di 40 concerti in quattro arene italiane di straordinario valore culturale, storico, artistico e architettonico: il Teatro Greco di Tindari, a Patti, in provincia di Messina, l’Anfiteatro Romano di Lucera, in Puglia, l’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera, sul lago di Garda, e il Teatro Grande di Pompei, uno dei luoghi più iconici del patrimonio archeologico italiano.Un progetto che non si limita alla dimensione del concerto, ma diventa anche esperienza di relazione con i territori. Portare la musica in spazi così carichi di memoria significa costruire un dialogo tra canzoni, pietra, paesaggio e pubblico. La scelta di fermarsi più giorni nella stessa città consente ad Antonacci di vivere i luoghi con un tempo diverso rispetto ai ritmi consueti dei tour, spesso scanditi da spostamenti continui e tappe rapide. In questa formula, ogni concerto può diventare diverso dal precedente. Restare nello stesso luogo permette infatti di cambiare scalette, modulare il racconto musicale, creare una piccola comunità intorno all’evento e trasformare ogni tappa in un’esperienza più profonda. Il pubblico non assiste soltanto a un live, ma entra in un contesto dove la musica incontra la storia, l’arte, l’ospitalità e la cultura del posto. Lo stesso Antonacci ha raccontato il desiderio di condurre la propria musica in luoghi intrisi di storia e bellezza, dove sguardo e ascolto possano fondersi in un’emozione nuova. L’idea è quella di lasciare fluire le canzoni in spazi capaci di amplificarne il senso, tra memorie, affetto e paesaggi che fanno parte dell’identità italiana. Il tour partirà dal Teatro Greco di Tindari, per poi proseguire dal 21 luglio all’Anfiteatro Romano di Lucera, dal 4 settembre all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera e dal 22 settembre al Teatro Grande di Pompei, proprio nella settimana di uscita di “Mustang”. “Unplugged 2026” raccoglie e amplia il concept già portato dal vivo da Antonacci nel 2024: portare la musica in luoghi speciali, spesso visitati come mete culturali o turistiche, e trasformarli in spazi di ascolto, emozione e condivisione. Una scelta che valorizza non solo il repertorio dell’artista, ma anche alcune delle meraviglie del nostro Paese. Questi quaranta concerti rappresentano gli unici appuntamenti live dell’estate 2026 di Biagio Antonacci.

MUSICULTURA 2026

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Nel segno del talento

Dallo Sferisterio di Macerata la finale del Festival condotta da Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio. Sul palco gli otto vincitori del concorso Rosita Brucoli, Claudio Covato, Dduma, Mezzanera, Narratore Urbano, Isabella Privitera, Giovanni Toscano, Giulia Trovò. Lunedì 13 luglio in seconda serata su Rai 1

Otto vincitori, scelti tra 1.328 artisti provenienti da tutta Italia al termine di un lungo percorso di selezione, culminato nelle serate finali del 19 e 20 giugno allo Sferisterio di Macerata: sono questi i numeri e le storie al centro della finalissima della XXXVII edizione di Musicultura, il Festival della Canzone Popolare e d’Autore, in onda lunedì 13 luglio in seconda serata su Rai 1, e su Rai Radio1 lunedì 20 luglio alle 21.00 Protagonisti dello speciale televisivo sono: Rosita Brucoli (Milano) con Agente!, Claudio Covato (Siracusa) con Chiddu ca ma resta, DDUMA (Lecce) con Fimmine de guerra, MEZZANERA (Bologna) con Piume, Narratore Urbano (Torino) con Il mio coinquilino vuole uccidermi, Isabella Privitera (Bologna) con Eya, Giovanni Toscano (Pisa) con Emma e Giulia Trovò (Treviso) con Se non dovessi più tornare. Tutti i brani in gara portano la firma degli stessi artisti, sia nei testi che nelle musiche. La conduzione della finale è affidata, per il secondo anno consecutivo, alla formidabile coppia formata da Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio. Sul palco dello Sferisterio si alternano grandi protagonisti della musica e dello spettacolo italiano: Brunori Sas con Per due che come noi e in uno speciale omaggio a Jimmy Fontana interpretando Il mondo insieme a Maria Antonietta & Colombre; i Planet Funk con Who Said; Le Vibrazioni con Vieni da me; Alan Sorrenti con l’intramontabile Figli delle stelle; Santamarea con Tornado. Tra gli ospiti anche gli attori e conduttori Giampaolo Morelli e Riccardo Rossi. Lo speciale Musicultura 2026 racconta il meglio dell’emozione e del talento emersi nel corso dell’intero percorso del Festival. La Rai, in veste di main media partner, segue l’evento attraverso Rai Radio1, Rai TGR, RaiNews24, RaiNews.it, Rai Italia, RaiPlay e Rai Pubblica Utilità. Rai Radio1 è la radio ufficiale del Festival. Rai Italia diffonde il programma in ambito internazionale, portando Musicultura agli italiani nel mondo.

 

Novità dell’estate

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L’Eredità Summer

Marco Liorni alla guida dell’edizione estiva del game show più longevo della televisione italiana, in onda per la prima volta in access prime time. Dal 20 luglio alle 20.35 su Rai 1

A partire dal 20 luglio 2026, Marco Liorni condurrà L’Eredità Summer”, in onda tutti i giorni intorno alle 20.35, su Rai 1. Per la prima volta, il game show più longevo della televisione italiana approda con un appuntamento quotidiano in access prime time, all’insegna del divertimento, della competizione e delle novità. Forte degli straordinari risultati d’ascolto ottenuti nell’ultima stagione, che ha registrato una media di 4.492.000 telespettatori con il 27,4 per cento di share, il programma – realizzato in collaborazione con Banijay Italia – conserva il ritmo coinvolgente che lo ha reso uno dei format più amati dal pubblico. Tra i giochi della tradizione ritroviamo: La Scossa, il Gioco delle Date e il Gioco delle 6 Porte (che ricorda il Triello), pensati per rendere la sfida ancora più spettacolare grazie all’ausilio di immagini e filmati.

Novità nel meccanismo di gara: ogni settimana saranno in gioco dodici concorrenti, dei quali cinque verranno sorteggiati ogni sera per contendersi l’accesso alla celebre Ghigliottina. Al termine della settimana, il concorrente che avrà ottenuto il miglior risultato conquisterà un posto nel torneo finale, in programma nell’ultima settimana della trasmissione, dove sfiderà gli altri campioni delle settimane precedenti.

Si rinnova inoltre la Ghigliottina: il concorrente avrà la possibilità di acquistare una sesta parola-indizio per aumentare le proprie probabilità di successo. Il costo? Rinunciare a uno zero del montepremi, riducendolo di dieci volte, in cambio di un aiuto prezioso per arrivare alla soluzione finale.

Sessanta minuti di intrattenimento, gioco e spettacolo che vedranno protagoniste le professoresse Greta Zuccarello e Linda Pani, affiancate per l’occasione da due ballerini, pronti ad arricchire il racconto con momenti di leggerezza, energia e coinvolgimento.

Carlo Conti e Andrea Delogu

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Che musica ragazzi!

Le canzoni più belle e la magia di Piazza del Popolo a Roma. Carlo Conti e Andrea Delogu alla guida dell’evento musicale dell’estate. Da venerdì 17 luglio in prima serata su Rai 1, su RaiPlay e in contemporanea su Rai Radio 2 

 

Ottanta artisti sul palco, tutta la musica dell’estate. Cosa ci regala il “Tim Summer Hits 2026”?

CARLO: Uno scatto molto fedele della musica italiana di oggi. Ci sono artisti affermati, nuove proposte, linguaggi e pubblici diversi. È una festa della musica che mette insieme generazioni e gusti.

ANDREA: Regala non solo la musica dell’estate ma anche tanti brani che appartengono alla memoria di tutti e che farà piacere ascoltare anche a chi ama le grandi canzoni di ieri. Quest’anno abbiamo voluto aggiungere qualcosa in più: accanto alla musica ci sarà anche la comicità, con due ospiti che si alterneranno sul palco nel corso delle serate. Sarà uno spettacolo completo, arricchito dalla presenza di tanti ballerini e da grande energia dal vivo. Insomma, un appuntamento pensato per accompagnare un’estate che si preannuncia davvero caldissima.

Cosa significa, oggi, essere innovativi e rivoluzionari nella musica?

CARLO: Avere qualcosa da dire e trovare un modo personale per raccontarlo.

ANDREA: Ascoltare quello che vuole il pubblico e dare la propria versione. Chi ha un megafono così importante deve stare tra la gente.

 Tra gli artisti del momento chi riesce a esserlo?

CARLO: Ci sono molti nomi interessanti ed alcuni ho anche avuto la fortuna di portarli al Festival, tra questi Sayf, Tredici Pietro, Samurai Jay, Bambole di pezza, Nayt, Fulminacci, Ditonellapiaga. Mi piace chi riesce a costruire un’identità riconoscibile senza inseguire le mode del momento.

ANDREA: Le nuove generazioni, incredibilmente, sono potentissime su questo, ma anche le più abituate al palco. Anche grazie ai social c’è più coscienza di quello che vivono le persone.

Come sta la musica italiana e dove sta andando?

CARLO: Sta vivendo una stagione positiva. È molto più aperta alle contaminazioni rispetto al passato e dialoga con i mercati internazionali mantenendo una propria identità.

ANDREA: Sta molto bene. Trovo che il tormentone estivo abbia una funzione importante: regalare leggerezza e accompagnare le persone nei mesi più spensierati dell’anno. Ma non c’è solo questo. Accanto ai brani più immediati ci sono canzoni con testi interessanti e contenuti profondi, sostenuti da produzioni pop sempre più curate e contemporanee. È una scena molto varia, capace di parlare a pubblici diversi. E il fatto che continui a ottenere risultati importanti, sia negli ascolti sia nelle vendite, dimostra quanto sia viva e in salute.

 Che tipo di scambio musicale c’è tra di voi?

CARLO: Perfetto! Siamo una coppia di fatto dei “Tim Summer Hits”. Andrea ha una grande curiosità verso le nuove tendenze. Io porto un’esperienza diversa. Credo che il bello sia proprio il confronto tra punti di vista differenti.

ANDREA: Carlo insospettabilmente ha una playlist da ragazzino, tutto quello che sapeva da quando faceva il dj, tutti i Sanremo… Ma mi dà un paio di giri.

Carlo, cosa le hanno insegnato della nostra musica i suoi cinque Sanremo?

CARLO: La canzone resta al centro di tutto. Cambiano gli stili, cambiano i linguaggi, ma quando un brano arriva al pubblico trova sempre la sua strada.

Andrea, “Tim Summer Hits” è casa sua, cosa le ha insegnato in questi anni?

ANDREA: A divertirmi. Sì, è un lavoro, devo essere brava, precisa, devo sapere quello che devo dire, però se non ti diverti in un contesto dove chi sta davanti o accanto a te si diverte, allora risulti fredda, distaccata. I “Tim Summer Hits” sono una grande casa.

Mi citate tre brani dell’estate 2026 che canticchiate sotto la doccia?

ANDREA: Remo verso le grandi artiste che stimo molto. Canticchio il singolo di Annalisa, quello di Emma e Fibra e quello di Gaia.

CARLO: Di questa estate un po’ tutte.

 Cosa provate di fronte a una piazza gremita?

CARLO: Gioia, felicità e la responsabilità di sempre di riuscire a far divertire. Una piazza gremita è il segno della fiducia che il pubblico riconosce, fiducia che va rispettata cercando di regalare qualche ora di svago, leggerezza e felicità.

ANDREA: Io mi emoziono sia davanti a due persone che davanti a 80 mila. È bello stare su un palco e raccontare quello che accade insieme a chi ti guarda, perché sempre insieme a chi ti guarda, è casa.

 

Gli artisti della prima puntata

TESTO BOX:

Sul grande palco del TIM Summer Hits si alterneranno Angelina Mango e Marco Mengoni, Anna, Annalisa, Arisa, Delia, Ditonellapiaga, Emma, Fabri Fibra, Fred De Palma e Emis Killa, Fulminacci, Gaia, Irama, Levante, Merk &  Kremont, Noemi, Pinguini Tattici Nucleari, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Sayf, Serena Brancale, The Bausa, The Kolors, Tommaso Paradiso. Con incursioni da parte di Federico Basso.

 

 

Barbara Carfagna

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La sfida del Quantum

«Con l’intelligenza artificiale stiamo costruendo una nuova base su cui poggeranno la comunicazione, l’economia, la politica e perfino alcuni aspetti che appartengono tradizionalmente alla religione o alla cultura» afferma la conduttrice che nel 2027 celebra il decennale di “Codice”. La nuova stagione da venerdì 17 luglio in seconda serata Rai 1

Nuova stagione, nuove sfide. Qual è la sfida principale di questa nuova edizione di “Codice”?

Ce ne sono due, in particolare: le AI agentica e il Quantum. Per quanto riguarda la prima abbiamo realizzato una puntata in cui lo spettatore ha la possibilità di partecipare direttamente a un’esperienza immersiva, dialogando con un’intelligenza artificiale che non risponde in modo programmato, ma sulla base delle domande che le vengono poste. Non sono quindi dialoghi predefiniti, ma siamo di fronte a un sistema che reagisce e interagisce in tempo reale. Ho persino creato un mio avatar basato proprio su un’AI agentica, che risponde a domande come: «Che cosa è cambiato in questi dieci anni di Codice?» oppure «Che cosa ci aspettavamo dieci anni fa e che cosa c’è oggi?». L’ho addestrato esclusivamente sulle puntate della prima edizione del 2017 e, ogni volta, fornisce risposte diverse. La seconda grande sfida è il quantum, a cui abbiamo dedicato un’intera puntata, trasformando lo studio in un computer quantistico per spiegare come funziona questa tecnologia e quali potrebbero essere le sue conseguenze.

Se dovesse riscrivere oggi il codice sorgente della nostra società, quale riga pensa stia cambiando più velocemente? La politica, l’economia o la tecnologia?

In realtà stanno cambiando tutte contemporaneamente e noi stiamo assistendo a una trasformazione dell’infrastruttura stessa della società, non soltanto di quella umana. Con l’intelligenza artificiale stiamo costruendo una nuova base su cui poggeranno la comunicazione, l’economia, la politica e perfino alcuni aspetti che appartengono tradizionalmente alla religione o alla cultura. Oggi stiamo digitalizzando oggetti, aziende e organizzazioni e questo processo sta modificando radicalmente le fondamenta della società. Non esiste più soltanto un’infrastruttura fisica o di comunicazione, si sta formando un ecosistema basato sull’intelligenza artificiale, sempre più in grado di orientare e modificare i comportamenti umani, andando spesso al di là delle leggi nazionali. È un fenomeno che, per certi aspetti, sembra riguardare più la religione che la politica, ma rappresenta anche una grande sfida per quest’ultima. La vera differenza, rispetto alle rivoluzioni precedenti, è che oggi tutto è profondamente interconnesso, nessun ambito – politico, economico, tecnologico o persino religioso – può più essere considerato separatamente.

È più un vantaggio o un rischio?

Nel breve termine creerà inevitabilmente molti problemi, perché comporterà una profonda destrutturazione sociale, nel lungo periodo, invece, diventerà il nuovo ecosistema, proprio come accadde con l’arrivo dell’energia elettrica. Fino all’Ottocento, per esempio, gli orologi scandivano il tempo in modo completamente diverso, segnavano le sei ore, perché non esisteva la necessità di una sincronizzazione così precisa. Con l’energia elettrica sono cambiati radicalmente il concetto di tempo e di spazio, si è iniziato a lavorare anche di notte ed è venuta meno l’idea del ciclo naturale della giornata. Oggi, sempre di più nell’era del quantum e dell’intelligenza artificiale, la trasformazione sembra ancora più radicale: all’inizio ci saranno degli scompensi, ma nel tempo si darà vita a una nuova società e sarà una rivoluzione dalla quale non sarà più possibile tornare indietro.

Pensa che oggi i cittadini si fidino più degli algoritmi che organizzano la loro vita quotidiana oppure continuino a riporre maggiore fiducia nei governi?

È evidente che la politica e i governi stiano rincorrendo l’intelligenza artificiale, che già oggi organizza e regola molti aspetti della nostra vita molto più rapidamente delle istituzioni. In alcuni Paesi il processo è già iniziato e politica e intelligenza artificiale stanno progressivamente fondendosi. Quello che colpisce è che questo processo sia stato accolto soprattutto nelle autocrazie, ma qualcosa di simile sta accadendo anche negli Stati Uniti, e fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile. Bisognerà capire se la direzione presa condurrà verso realtà completamente tecnocratiche oppure se questa integrazione sarà possibile anche all’interno di un sistema democratico. La vera sfida sarà proprio trovare un equilibrio che non comprometta i principi della democrazia.

Racconta la tecnologia da molti anni. C’è una narrazione che la infastidisce più delle altre?

Mi infastidisce soprattutto la semplificazione, perché rischia, anche involontariamente, di favorire la diffusione di fake news o di trasmettere concetti sbagliati, alimentando entusiasmi o paure eccessive. La complessità non può essere ridotta a uno slogan, né in positivo né in negativo. Le persone devono comprendere l’importanza di informarsi, e il nostro obiettivo è raccontare temi complessi nel modo più chiaro possibile, senza tradirne il significato.

Come riuscite a farlo a “Codice”?

La fortuna del programma è avere settanta minuti a disposizione per ogni puntata, un tempo che favorisce l’approfondimento degli argomenti. A questo si aggiunge il fatto che fin dalla prima edizione abbiamo svolto un enorme lavoro di ricerca iconografica per trovare immagini che aiutassero a comprendere temi e concetti complessi. Abbiamo inoltre creato personaggi, come all’interno di Speciale Tg1, che il pubblico ormai conosce e segue con continuità, fidelizzandosi a questo tipo di racconto sia in televisione sia sulle piattaforme digitali. La fortuna è anche che un programma come “Codice” si rivolge a un pubblico che ha voglia di capire il mondo in cui vive per non restare indietro. Per questo durante la trasmissione utilizziamo parole chiave, soprattutto quando introduciamo termini inglesi o concetti nuovi destinati a entrare successivamente nel linguaggio comune. In questo modo facilitiamo la comprensione e permettiamo agli spettatori di approfondire in un secondo momento gli argomenti affrontati. Creiamo, in sostanza, una trasmissione aumentata, e in questo RaiPlay ci offre un supporto fondamentale.

Uno dei temi che affrontate è quello della neurodivergenza. Parole come ADHD e spettro autistico sono ormai entrate nel linguaggio comune. C’è il rischio di trasformarle semplicemente in nuove etichette?

Perché Alex Karp, CEO di Palantir, ha affermato che «il futuro sarà dei neurodivergenti»? Perché molti dei leader di questo tipo di aziende non appartengono alla categoria dei neurotipici – come lo stesso Karp – ma a quella dei neurodivergenti, profili oggi tra i più ricercati nel campo della cybersecurity o nei settori tecnologici. Senza voler romanticizzare la neurodivergenza, nel programma cerchiamo di analizzare e spiegare questo fenomeno, sul quale gli esperti esprimono opinioni molto diverse. La neurodivergenza è però strettamente collegata anche allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Esiste, infatti, una teoria secondo cui alcune forme di neurodivergenza rappresenterebbero una naturale evoluzione della specie, una sorta di processo di “speciazione”, favorito anche dall’AI generativa, che negli ultimi anni è stato oggetto di studi sempre più approfonditi. Accanto a questo, però, ci siamo affidati al parere dello psichiatra del Policlinico Gemelli, Gabriele Sani, che spiega con chiarezza la differenza tra ciò che costituisce una caratteristica biologica e ciò che invece rappresenta una patologia, evitando semplificazioni che rischiano di creare ulteriore confusione nelle famiglie e nell’opinione pubblica.

Se tra dieci anni dovesse realizzare una puntata speciale intitolata “Avevamo capito tutto”, quale previsione spera di aver azzeccato e quale, invece, si augura di essersi sbagliato?

Mi auguro di aver avuto ragione sulla possibilità di eliminare molte malattie genetiche grazie ai progressi della ricerca. Quello su cui invece spero sinceramente di essermi sbagliata riguarda il futuro delle democrazie. Mi auguro che, tra dieci anni, le democrazie come le conosciamo oggi siano ancora solide e capaci di affrontare questa trasformazione senza perdere la propria identità.

Rai per Piero Angela

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“Piero Angela modello esemplare di servizio pubblico”
Le parole dell’AD Carlo Fuortes e della Presidente Marinella Soldi

“Prepararsi al futuro” è il titolo scelto da Piero Angela per la prossima edizione del suo Superquark. Novantatré anni di età, maestro nella divulgazione scientifica, manteneva intatta curiosità di un bambino che scopre il mondo. Al suo entusiasmo per la conoscenza e per la scoperta la Rai e l’Italia intera devono molto. Le sue trasmissioni hanno saputo raccontare a tutti in modo semplice e affascinante argomenti complessi, aspetti del sapere che in passato erano riservati alle fasce più istruite della popolazione. Piero Angela nella sua lunga attività per la Rai ha mostrato come si possa fare un uso alto e insieme popolare del mezzo televisivo, realizzando un modello esemplare di servizio pubblico. Sperimentatore di tecniche televisive all’avanguardia, era amatissimo in azienda per professionalità e dedizione al lavoro. Sapeva valorizzare il contributo di ognuno, consapevole che la televisione richiede gioco di squadra.

Piero Angela, l’ultimo saluto

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Nei giorni scorsi Piero Angela, giornalista divulgatore di alta qualità e decano dell’Azienda, ha voluto lasciare sul social del suo programma SuperQuark l’ultimo messaggio di saluto ai telespettatori

“Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana.
Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano.
Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche, sedici puntate dedicate alla scuola sui problemi dell’ambiente e dell’energia.
È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati.
A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato.
Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese.

Un grande abbraccio “

Fabiana Giacomotti

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La Rai in mostra al Prix Italia

Il salone del Refettorio di Palazzo Venezia a Roma ospita l’esposizione temporanea “#ViaTeulada66, la tua Rai in dieci programmi che hanno fatto la storia”, a cura di Fabiana Giacomotti e realizzata in collaborazione con Direzione Rai Teche, Direzione Comunicazione e Direzione Produzione Tv. Da “Il Musichiere” a “Studio Uno”, da “Pronto Raffaella?” a “L’altra domenica”, scatti e oggetti per ripercorrere oltre sessant’anni di storia e di costume italiani. Il RadiocorriereTv ha incontrato la curatrice

Che cosa racconta la mostra “#ViaTeulada66”?

Via Teulada rappresenta la memoria e al tempo stesso è qualcosa di insito nella memoria, anche auditiva, degli italiani. Quando abbiamo pensato a come raccontare la Rai al “Prix Italia” nella Capitale, abbiamo detto: Qual è la migliore rappresentazione della Rai a Roma? A tutti è venuto immediatamente in mente la famosa frase “dagli studi Rai di via Teulada in Roma”.  Essendo una linguista quel “in” latino mi è sempre piaciuto molto perché è corretto, perché è il perfetto italiano. Devo essere onesta, per un momento ho pensato di fare questa mostra nella sede stessa della Rai, proprio in via Teulada, ma in questo periodo, con tutti gli studi occupati, non sarebbe stato possibile, così l’organizzazione del Prix ha individuato lo spazio del Refettorio di Palazzo Venezia. Il Refettorio è un luogo collettivo, che oltre a essere un palazzo meraviglioso del primo Rinascimento, è uno spazio pensato per accogliere tante persone, non a caso ricorda uno studio televisivo, proprio perché pensato per il gruppo, per tante persone insieme.

Continua a leggere sul RadiocorriereTv n. 38 da pg. 22

Massimiliano Gallo

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Nei miei personaggi cerco la verità

Premiato dal cinema, apprezzato dalla grande platea Tv. Massimiliano Gallo torna sul piccolo schermo nei panni di Pietro De Ruggeri, marito del sostituto procuratore Imma Tataranni nella serie diretta da Francesco Amato e trasmessa da Rai1. L’attore napoletano al RadiocorriereTv: «È un racconto moderno, Imma e Pietro sono due personaggi nei quali il pubblico potrà facilmente riconoscersi, due persone normali che diventano straordinarie proprio nella loro normalità»

Cosa l’ha portata nel mondo di Imma Tataranni?

Ho amato subito il progetto e il mio personaggio, Pietro De Ruggeri, il marito di Imma. Sentivo che nel soggetto c’era qualcosa di innovativo, pur nel suo essere così tradizionale. È un racconto in cui convivono crime e commedia, potresti pensare che sia una cosa già vista e rivista, ma secondo me, nel modo di raccontare i personaggi, c’è qualcosa di nuovo. Mi è piaciuta l’idea di raccontare una donna così moderna, perché Imma non è la strafiga di turno, non è ciò a cui siamo abituati dal racconto televisivo, la donna che tutto sa e che tutto vede. Lei è una donna imperfetta, con grande umanità, vive con consapevolezza il fatto di essere una donna in carriera, per cui cerca di barcamenarsi tra famiglia e lavoro, e non lo fa sempre bene.

Che cosa significa essere il marito di Imma?

Imma ha un marito che si sostituisce un po’ a lei, che fa un po’ da mammo. Pietro cerca di mediare il rapporto tra la figlia, che ha 17 anni con tutte le problematiche dell’adolescenza, e la moglie. Imma e Pietro lo fanno con grande serenità e consapevolezza, si sono dati dei ruoli all’interno della famiglia, per loro le dinamiche sono chiare. Lo sono un po’ meno per la madre di Pietro, che è una donna del Sud e che odia la nuora perché capita che si dimentichi anche di preparare la cena. È molto interessante il racconto di una donna che deve imporsi, in un mondo in cui è tutto al maschile, che di solito deve dimostrare di essere perfetta anche a casa. Imma di questo aspetto non se ne frega niente e questo lo trovo molto moderno.

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