VIRGINIA BOCELLI
Stella, una ferita da ascoltare
L’interprete di Stella racconta l’ingresso in “Mare Fuori” attraverso un personaggio fragile, riservato e segnato da un fatto grave. Nel percorso dentro l’IPM, il carcere diventa uno strumento di redenzione: uno spazio duro, ma anche capace di aprire una possibilità nuova, dove il pubblico è chiamato a guardare oltre la colpa e a riconoscere la persona
Interpreta un personaggio complesso come Stella: cosa l’ha colpita subito di lei?
La prima cosa che ho sentito, leggendo la sceneggiatura, è stata un senso di protezione nei suoi confronti: Stella porta dentro di sé esperienze durissime e, insieme, conserva una parte molto vera, molto sensibile, molto “pulita”. Ho capito subito che per avvicinarmi a lei non avrei dovuto giudicarla per quanto ha fatto ma provare a capire come si sente e quanto sia ferita dentro.
Stella entra in IPM da un contesto completamente diverso: quanto è stato difficile entrare nella sua storia?
Per fortuna Stella viene da un contesto fatto di ombre e di scelte incomparabilmente più dure. Però ho cercato di partire da qualcosa che sento mia. Potrei definirla “riservatezza”. Stella non si racconta subito, trattiene molto. Da lì ho cominciato a capirla davvero, a pensare come lei, a immaginare cosa stesse attraversando in ogni scena. Una volta dentro il suo mondo, le situazioni cominciano ad avere un senso diverso.
Il suo personaggio si macchia di un crimine ed è molto solo: come hai lavorato su questa fragilità?
Cercando di essere sincera, soprattutto nelle scene più dure. Quando un personaggio soffre così tanto, il rischio è di forzare l’emozione, di mostrare la sofferenza invece di sentirla davvero. Ho cercato di lasciare spazio a quello che Stella stava vivendo, senza aggiungere niente di mio che non c’entrasse. Non è stato semplice, ma avere un set sereno mi ha aiutata tanto.
Viene dal mondo della musica: recitare in una serie così intensa è stato davvero “un salto nel vuoto”?
Non proprio nel vuoto, ma è stato un salto grande. La musica la conosco da sempre, ci sono cresciuta dentro. Il set ha tempi completamente diversi: c’è l’attesa, il silenzio, e soprattutto ogni scena si costruisce pezzo per pezzo. All’inizio ero molto in soggezione: la paura più grande era non riuscire a piangere quando la scena lo richiedeva, non saper trasmettere emozioni a comando. È un modo di esprimersi diverso, e non sapevo se ne fossi capace. Però mi hanno accolta subito, mi hanno messo a mio agio, e questo ha fatto la differenza.
In questa stagione canta anche: si è sentita più sicura con la musica accanto alla recitazione?
In un certo senso sì. Quando Stella canta ho trovato qualcosa di familiare, un punto fermo dentro una storia molto intensa. E poi crescere nella musica mi ha insegnato ad ascoltare, a non avere fretta nemmeno delle pause. Sul set ho scoperto che serve la stessa cosa: anche una scena ha il suo respiro, i suoi tempi.
Racconta di essere cresciuta guardando “Mare Fuori”: che effetto le fa passare da spettatrice a protagonista?
È strano da spiegare. La guardavo con mia mamma fin dall’inizio, era di casa, seguivamo la serie insieme appena uscivano gli episodi. Poi mi sono trovata lì, in mezzo a quei corridoi, con le telecamere a poca distanza dal viso. La cosa più difficile non è stato il set in sé, ma sentire quell’obiettivo vicinissimo che aspetta la tua reazione, il tuo sguardo. Però è stato anche molto bello, proprio perché la conoscevo e ci tenevo davvero.
Lei è una grande fan del personaggio di Rosa Ricci: com’è stato trovarsi sul set con lei e con gli altri attori?
Rosa Ricci è un personaggio che cambia, che si mette in discussione. Ha strati che si scoprono uno alla volta. Quando sono arrivata sul set ero l’ultima entrata, gli altri si conoscevano già tutti, e mi sentivo un po’ in soggezione. Poi l’attrice che la interpreta mi ha chiamata al tavolo: “Tu sei Stella? Vieni a sederti con noi!” Non me lo aspettavo, ed è stato il momento in cui ho tirato un bel respiro.
Ha iniziato prestissimo tra musica, danza e studio: come riesce a tenere insieme tutto?
Ho imparato che se ti impegni seriamente in una cosa, poi quell’abitudine la ritrovi anche nelle altre. La danza e lo sport mi allenano a concentrarmi: quando sei in pedana o in sala prove, non puoi avere la testa altrove, e alla fine questo vale anche nello studio e sul set. Per la scuola cerco di restare in pari: faccio i compiti anche quando sono fuori, li mando ai professori. Quest’anno ho iniziato le superiori, ho anche il latino, che richiede una certa pazienza.
Dopo esperienze come “Doc – Nelle tue mani” e ora “Mare Fuori”, sente che la recitazione sarà parte del tuo futuro?
Lo sto ancora scoprendo e mi piace che sia così. La musica c’è sempre stata, è una presenza quotidiana. La recitazione mi ha aperto un modo diverso di esprimermi: entrare in una storia, attraversarla cercando di renderla vera. Ma non sento il bisogno di scegliere adesso. Adesso la priorità è studiare e crescere con calma, lasciando che le scelte arrivino quando sarà il momento giusto.
Cosa spera arrivi al pubblico di Stella, al di là della sua storia?
Spero che chi guarda riesca a non chiuderla subito in un’etichetta, non ridurla a “quella che ha sbagliato”. Stella ha fatto qualcosa di grave, e questo resta. Ma dietro certi gesti c’è spesso qualcosa che non è stato ascoltato in tempo. Se riuscissi a trasmettere anche solo questo, sarei molto contenta: l’idea che guardare le persone con più attenzione, senza fermarsi all’errore, possa fare davvero la differenza.