ROMANO REGGIANI

Un’esperienza incredibile

 

 

Nei panni del nuovo giovane direttore dell’IPM, l’attore bolognese entra nel cast della sesta stagione di “Mare fuori”, su RaiPlay e presto su Rai 2. Al RadiocorriereTv racconta le emozioni dell’incontro con il suo personaggio e parla della funzione educativa della serie: «Non ci sono messaggi equivoci: la legge va rispettata, la violenza non è mai la risposta». Tra fiction e cinema, per Reggiani anche il debutto alla regia con il corto “Per sempre”

 

 

 

Come ha vissuto l’incontro con un mondo strutturato e già forte della passione del pubblico come quello di “Mare fuori”?

“Mare fuori” è stato un fulmine a ciel sereno, una cosa non prevista. La Rai stava cercando un attore che potesse interpretare questo nuovo direttore, giovanissimo, per dare alla svolta anche narrativa alla storia. Il regista Beniamino Catena, bravissimo, che mi conosce perché avevamo già lavorato insieme, mi ha in un certo senso sponsorizzato e da lì sono piaciuto e sono riuscito a entrare in quel mondo. Per me è stata veramente un’occasione incredibile, un’esperienza di vita oltre che attoriale, che sono contento di continuare.

 

Chi è Stefano Stazi?

Un giovanissimo avvocato, bolognese come me, che ha un rapporto complesso col padre e che vince il concorso per dirigere l’IPM di Napoli. Si suppone che sia raccomandato, non ha mai lavorato in vita sua in ambito legale perché sognava di fare il musicista. In Stefano Stazi ho messo molto di me e la cosa che mi ha reso felice è che la Rai, gli sceneggiatori e il regista, hanno apprezzato e anche supportato le mie idee nella costruzione del personaggio. Abbiamo messo le basi per far crescere Stefano, è stato un inserimento non facile perché era davvero un attimo che sembrasse ridicolo.

 

Stefano ha in Massimo, il capo delle guardie all’IPM, il suo braccio destro, che dinamiche si creano tra i due?

Il rapporto tra Stefano e Massimo è particolare, conflittuale, non comunicativo.  Il “comandante” si vede arrivare questo ragazzo inesperto e si chiede “Ma chi è? Da dove esce? Chi l’ha mandato questo?”. Massimo capisce però quanto Stefano sia una buona persona, capace di affidarsi, nel tempo si creerà tra loro un rapporto quasi da padre e figlio, una connessione profonda. Stefano sa comunque assumersi le proprie responsabilità, cercando di non sbagliare. Sono molto felice di aver lavorato con Carmine Recano, così come con Vincenzo Ferrera e Lucrezia Guidone, che già conoscevo e della quale ho preso il posto nella storia.

 

Il disagio giovanile rappresentato nella serie non è molto distante da tante situazioni reali. Quale funzione può avere un prodotto di finzione come “Mare fuori” nei confronti di un pubblico giovane?

Credo che il successo di “Mare fuori” dipenda anche dal messaggio che continua a proporre. È una serie che parla di criminalità e di problemi molto seri, di violenza, di vite spezzate e salvate, ma che punta sempre a educare. Non ci sono messaggi equivoci: la legge va rispettata, la violenza non è mai la risposta. Anche per questo la sua fruizione continua a essere trasversale, piace a tutta la famiglia.

 

Già qualche anno fa le era capitato con “Mental” (disponibile su RaiPlay) di affrontare il tema del disagio giovanile. Cosa hanno dato all’uomo Romano queste esperienze professionali?

Un’occasione di crescita, sia a livello umano che attoriale. Sono realtà che conoscevo e conosco anche nella mia vita di tutti i giorni, sono una persona che nel suo piccolo si dà da fare, che vive con i piedi per terra. Al tempo stesso sono un uomo fortunato che non ha avuto troppi intoppi nella propria vita, e lo dico con gratitudine e non per cinismo. Non ho mai preso o scelto strade particolari, non mi sono mai trovato in situazioni così tanto sconvenienti, anche per questo motivo conoscere da vicino altri mondi ti rende più forte delle tue scelte e più consapevole.

 

Se a breve la vedremo nel nuovo film di Carlo Verdone, proprio in questi giorni assistiamo al debutto registico con il corto “Per sempre”.

Ho iniziato a fare l’attore col desiderio di mettermi alla prova,prima o poi anche come regista, per poter raccontare le mie storie, è chiaro però che per essere in grado di farlo bisogna prima crescere, avere esperienze di vita, capire a fondo chi si è e che cosa si vuole raccontare. “Per sempre” è un primo step, spero di un lungo percorso, e porta sullo schermo il tema dell’amore tra un uomo e una donna che si scelgono. Un amore che diventa però assenza nel momento in cui una delle due persone viene improvvisamente a mancare. È un tema che mi smuove molto perché da credente penso che al di là di questa vita ci sia qualcosa di altro, che non riusciamo a comprendere, ma che ci pone in costante connessione con chi ha fatto parte della nostra esistenza. Voglio esplorare il tema delle relazioni, credo nell’amore e che nell’amore sia giusto investire, anche da un punto di vista artistico, registico, nel rispetto del sentimento, senza mai essere invasivo.

 

A chi o a che cosa, nella vita, ha dedicato un suo “per sempre”?

Da dieci anni dico un “per sempre” vero e concreto alla mia fidanzata, andiamo d’accordo nonostante in una relazione, come nella vita, non sia sempre tutto rosa e fiori. La chiave è crescere insieme e investire su questa crescita.

 

Romano regista cosa chiede a Romano attore?

Quando scrivo una storia che voglio dirigere la mia scrittura è semplice e si basa su una totale verità di quello che sento. Amo il cinema sommesso, che non vuole mettersi in mostra, che non vuole battere record e nemmeno seguire le mode: da regista chiedo all’attore, quindi anche a me stesso, di essere sincero.

 

Come vive il suo essere un attore?

Con grande normalità, ho deciso di non vivere a Roma, ma nella mia Bologna, proprio per frequentare persone che non fanno il mio mestiere. Ho una vita privata che è molto lontana dal mio lavoro e questa cosa mi rende più forte, mi arricchisce, mi fa venire molte idee.

 

Romano, che cosa la rende felice?

Posso dire che in questo momento della vita sono felice e comunque non posso dire di non esserlo sempre stato perché sono fortunato, perché per me la felicità è avere una vita privata appagante, il lavoro, che pur amo profondamente, viene dopo.

 

TITOLO BOX:

“Per sempre”, Reggiani regista

 

TESTO BOX:

Il cortometraggio esplora lo spazio fragile tra ciò che vediamo e ciò che rimane invisibile nelle relazioni, nelle vite strappate. La regia di Romano Reggiani si pone al servizio della storia, privilegiando dialoghi autentici, reazioni spontanee ed emozioni non forzate. È un approccio che permette ai due protagonisti di costruire un’intimità reale, fatta di silenzi, esitazioni e gesti quotidiani. “Per sempre”, in concorso nei giorni scorsi al Festival del Cinema di Spello, racconta di un giovane ispettore che rientra a casa e si trova a fare i conti con la fragilità del suo “per sempre”, lottando per non lasciare che l’amore appena giurato svanisca. Interpretato da Romano Reggiani e Celeste Savino. Prodotto da Alessandro Leo (Aleo Film) e distribuito da Europictures.