PILAR FOGLIATI
Qualcosa di scritto…
Tra scienza e immaginazione, il racconto di donne e uomini che osano sognare. L’attrice racconta la nuova stagione di “Cuori”, tra sfide professionali, rivoluzioni culturali e storie d’amore predestinate
Cuori racconta di medici che hanno immaginato il futuro quando ancora non esistevano né strumenti né certezze. Cosa l’ha colpito di più di questo racconto di coraggio e visione?
Negli anni Sessanta c’era una voglia di immaginare qualcosa di grande, anche solo generare il desiderio di andare sulla luna, fa comprendere quale fosse lo spirito del tempo. Tutto sembrava possibile e l’Italia era un hub di ricerca importante a livello mondiale. Raccontare questa equipe medica alle prese con grandi scoperte scientifiche, nuove sfide, ricerche mediche all’avanguardia, è sempre affascinante. Come quello dell’insegnante, anche quello del medico credo sia un mestiere necessario, e mi ha colpito molto la capacità di questi professionisti di unire scienza ed emozioni. Comunicare ai parenti come sta un paziente richieda molta empatia, non solo competenza.
Come attrice, ma anche come persona, si sente più vicina alla razionalità della scienza o alla follia dell’immaginazione?
Bella domanda! Direi la seconda, è un augurio che faccio prima di tutto a me stessa. Se siamo vivi in terra, vale la pena vivere un po’ così, condizionati dalla follia dell’immaginazione.
Quindi anche nel lavoro si concedi la libertà di osare?
È qualcosa a cui do un gran valore e su cui sto lavorando. Imparare a osare, a essere più coraggiosi, mi sembrano dei buoni propositi per l’anno. Siamo ancora a gennaio, ancora si può (ride)!
In questa nuova stagione arriva un nuovo primario che sposterà gli equilibri alle Molinette. Come si pone Delia nei confronti di questo nuovo assetto?
Delia ha fatto molta fatica ad affermarsi in un ambiente maschile, poco incline ad accettare a una donna di potere. Quando il nuovo primario si rende conto che all’interno dell’ospedale ha una voce autorevole, che tutti l’ascoltano, si chiede, stupito, chi sia questa Delia Brunello. Con Luciano La Rosa (il nuovo primario interpretato da Fausto Maria Sciarappa) deve ricominciare daccapo, lui le taglia inizialmente i fondi della ricerca, ma lei non molla e, alla fine, lo aiuterà nella cura di una malattia rara che ha colpito suo figlio, conquistandosi rispetto e fiducia con competenza e diagnosi azzeccate. Delia non cerca uno spazio femminile dentro un ambiente maschile, ma uno spazio professionale basato sulla qualità del suo lavoro, senza distinzioni di genere. Il suo è un ragionamento molto rigoroso, in linea con la sua personalità.
E riguardo alla rivoluzione culturale degli anni ‘70, come la attraversa il personaggio?
Ogni stagione ha un grande evento storico, in questa stagione si parte dal 1974, l’anno del diritto al divorzio. Delia è una donna moderna, si specializzata negli Stati Uniti; torna in un Paese un po’ più indietro, ma ha una visione chiara del futuro. Affronta tutto con determinazione, dall’ostacolo di pazienti che non vogliono essere visitati da una dottoressa, fino alla conciliazione tra lavoro e maternità.
Quello che ancora accade…
Incredibile! Io immagino la dottoressa Brunello che accende la tv e vede dei servizi sulle lotte femministe, sulla fatica di essere donna, e poi penso a me stessa guardare un telegiornale e sentire, oggi, più o meno le stesse cose.
Secondo lei Delia potrebbe aver mai pensato di tornare negli Stati Uniti?
Probabilmente no. Delia è nata con la missione della medicina e, anche se l’Italia va male, il suo romanticismo e patriottismo la farebbero restare. È triste quando i nostri cervelli migliori fuggono all’estero. Esistono grandi competenze e genialità, ma manca un vero sostegno da parte dello Stato, che probabilmente non crede fino in fondo al valore della ricerca, dell’innovazione, del progresso.
Delia e Alberto, sempre divisi tra amore e responsabilità. Secondo lei, è più difficile rinunciare a un sogno o a una persona?
Il sogno senza qualcuno con cui condividerlo non ha lo stesso senso. Rinunciare a una persona che dà senso ai tuoi sogni è più doloroso, credo. Alla fine, come dicevano i Greci, siamo tutti animali egoisti, pensiamo esclusivamente alla nostra costruzione personale.
In questa stagione entra anche un sensitivo che fa vacillare la fede cieca nella scienza di Delia…
Sì, è un paziente ispirato a Gustavo Rol, che riuscirà a diventare amico della Brunello, pur essendo due personalità opposte. Lui le mostra un punto di vista diverso sulle cose umane, quelle del cuore, che non possono essere dimostrate.
C’è un interrogativo che condividi con Delia?
Forse se esistono amori predestinati, quanto sia scritto in amore. Credere nel destino quando si ha a che fare con i sentimenti mi piace molto, una sorta di “serendipity”. Va oltre il romanticismo, è bello abbandonarsi all’idea che ci sia qualcosa di scritto per noi, perché è una coccola per la mente piena di ansie. È molto tematico per Delia e Alberto, due che provano da una vita a stare insieme, tutto è contro di loro, eppure resistono. Perché è scritto (ride).
D’altra parta per la serie potremmo dire “Cuori e batticuori”…
Sarebbe un titolo perfetto! Pensa che inizialmente la serie si sarebbe dovuta chiamare “Cuori coraggiosi”.
Cosa le fa battere il cuore, al di là dell’amore?
Mia sorella piccola che a diciott’anni mi chiede consigli. È un momento concreto che mi rende felice.
Che cosa rimane in lei delle donne della sua vita?
Mia madre è un esempio di resilienza: ha avuto tre figli a 23 anni, quando aveva appena iniziato la sua carriera da giornalista. Quando siamo cresciuti, a quarant’anni ha ricominciato tutto, si è laureata in Bioetica con 110 e lode, lavorando con grande determinazione.
Come si trova a lavorare tra televisione, cinema e teatro?
Mi piace moltissimo essere un volto televisivo, lavorare in Rai, avere una parte “nazional popolare”, perché, come Delia, anche io ho uno spirito romantico, amo lavorare nel mio Paese. Nel cinema ho avuto la fortuna di incontrare Giovanni Veronesi, con cui ho scritto la mia opera prima, che mi ha reso veramente felice. Il cinema italiano ha delle difficoltà economiche e di riconoscimento, ma il genio e il talento non mancano. Bisogna solo crederci e valorizzarlo, pensando che anche questo sia un settore industriale fondamentale, capace di produrre valore. Bisogna prendersene cura.
E come si prendi cura di se stessa?
Sono molto disciplinata e rigorosa, questo è il modo in cui mi prendo cura della mia professione e di me stessa. È un modo per rispettare me stessa, il lavoro e le persone con cui condivido un pezzo di vita.
A quali progetti si sta dedicando ora?
Ho appena iniziato a girare una serie per la Rai, tratta dal libro di Alessia Gazzola, “Una piccola formalità”. Nel cast ci sono anche Lorenzo Richelmi, Alessio Boni, Stefano Rossi Giordani.