PIERLUIGI COLANTONI
Tutti cantano Sanremo
“Perdere l’amore”, “La solitudine”, “Volevo essere un duro”, “Maledetta primavera” e tanti altri brani senza tempo. Le melodie sanremesi più amate, le strade e le piazze dei centri storici italiani, musicisti, passanti e turisti: insieme per dare vita a un grande rito collettivo. Il direttore dell’Area Creativa della Direzione Comunicazione della Rai racconta al RadiocorriereTv come nasce e prende forma la campagna di comunicazione, in onda da alcune settimane sui canali Rai: «C’è stato un momento in cui la pubblicità era soltanto bellezza, estetica, modelli, oggi la comunicazione è reale, se le persone la sentono vera e sincera, allora la seguono, la sposano»
“Tutti cantano Sanremo” è il nome della campagna della Rai che sta accompagnando i telespettatori al Festival… come è nata?
È nata l’anno scorso mentre giravamo gli spot di Sanremo 2025. Ho pensato al claim di Carlo Conti “Tutti cantano Sanremo” e mi sono detto che sarebbe stato bello se quel “tutti” avesse significato veramente “tutti”. E così mi sono chiesto: cosa accadrebbe se un’orchestra collocata in una piazza, in una strada, iniziasse a suonare i temi del Festival? Cosa farebbero i passanti? Canterebbero? Si fermerebbero? Parteciperebbero? Ma quando l’abbiamo pensato non c’erano i tempi giusti per realizzare il progetto, che è stato rimandato di un anno.
Come avete scelto le città nelle quali girare?
Intorno a maggio-giugno abbiamo iniziato a contattare dei conservatori, che in alcuni casi si sono detti disponibili. Abbiamo quindi cercato di dare una rappresentazione dell’Italia intera, spostandoci da nord a sud e portando le nostre telecamere a Torino, Trento, Parma, Pesaro, Lucca, Roma e Cosenza…
… e le canzoni da suonare e cantare insieme al pubblico come sono arrivate?
Le abbiamo scelte insieme a Carlo Conti secondo alcuni criteri, in primis quello della cantabilità. Sono tante le canzoni rimaste nella storia della musica italiana, e molte di queste sono di Sanremo, ma non tutte sono dei veri e propri inni che le persone continuano a cantare. Abbiamo scelto quelle di cui il pubblico conosce il testo e che ama cantare in gruppo, i brani che aggregano. Secondo criterio è quello della resa dell’arrangiamento del brano eseguito da un’orchestra sinfonica. Pensiamo a “Incoscienti giovani” di Achille Lauro, arrangiata per archi e coro dal maestro Valeriano Chiaravalle: quando l’ascolti ti accorgi che quella canzone ha un senso molto completo anche in una versione classica.
Quali sono state le difficoltà che avete trovato lungo il percorso? Come le avete superate?
All’inizio non le immaginavo e non le potevo conoscere, ma quando abbiamo iniziato a condividere il progetto internamente, tutto è stato più chiaro. Una campagna non è mai di una sola persona ma di un intero gruppo di lavoro, l’idea è soltanto la matrice, che poi si somma ai tasselli portati dagli altri. Se in un primo momento, ad esempio, l’idea era di girare in una o due location al massimo, il confronto ci ha portati a scegliere il viaggio per le piazze italiane, da nord a sud. Dopo avere scelto i conservatori, abbiamo fatto in modo che le orchestre suonassero e registrassero i quindici brani scelti.
Passaggio fondamentale…
… sì, perché l’audio in presa diretta comportava molti rischi, a partire dal possibile disturbo del vento o dei rumori della strada, che avrebbero potuto compromettere la qualità e il risultato finale. E così, prima di andare sul set, ci sono state le prove e le registrazioni del sonoro. Tra novembre e dicembre siamo finalmente andati nelle piazze dove ci siamo dovuti confrontare con l’incognita delle condizioni meteo, perché la pioggia e la neve possono creare danni importanti agli strumenti musicali. Anche solo poche gocce d’acqua possono rovinare violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Nella tappa di Torino, ad esempio, il giorno della registrazione siamo stati accolti da grandi fiocchi di neve e così, per proteggere gli strumenti dei musicisti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, intervenuta nello spot, si è scelto di girare all’interno. Abbiamo pensato alla stazione dei treni, ma non c’erano i tempi per farlo e così abbiamo allestito una finta stazione nel foyer dell’auditorium della Rai. Tutti n fuga dalla pioggia anche a Lucca, dove un’orchestra di novanta persone è scappata dal temporale trovando rifugio in una vicina galleria.
Un progetto che ha riscontrato da subito l’entusiasmo della gente…
In un primo momento, quando l’operazione non era ancora conosciuta, le persone si avvicinavano e canticchiavano ma con un po’ di timidezza. Poi, per aiutarle, abbiamo coinvolto un vocal coach che è andato in mezzo a loro spiegando quello che stavamo cercando di fare. Quando hai 30-40 persone che iniziano a cantare, è un attimo che ne arrivino 50, 100. E così le nostre telecamere si sono concentrate proprio sul coinvolgimento della gente, sulla loro curiosità, sulle loro emozioni. Dal punto di vista registico abbiamo voluto riportare verità, entusiasmo. In questo tempo tecnologico di intelligenza artificiale, le persone hanno bisogno di un grandissimo calore umano. Sanremo rappresenta sicuramente uno degli eventi più caldi e più vivi, pensiamo al teatro Ariston, alle strade della città ligure piene di persone che acclamano gli artisti o che più semplicemente vivono l’atmosfera della festa.
Quando una campagna di comunicazione si può considerare riuscita?
Quando le persone che la guardano si sentono rappresentate e pensano che quella campagna parli anche di loro. Cantare a squarciagola, all’aperto, è un qualcosa che ci riguarda, che ci fa sentire vivi, che riguarda un po’ tutti noi. Credo che questa campagna abbia funzionato per l’energia umana e vitale che è riuscita a creare.
“Tutti cantano Sanremo” ha coinvolto telespettatori, territorio e social…
Quando abbiamo girato a Roma, in Piazza di Spagna, c’erano migliaia di persone, l’evento è subito rimbalzato sui social, è finito sui giornali, in televisione, dando vita a un secondo momento promozionale.
Direttore, in quale direzione va l’immagine del Servizio Pubblico radiotelevisivo? Come volete raccontare la Rai del futuro?
Ogni nuova campagna ci fa pensare. Quella sulle Olimpiadi, ad esempio, è molto contemporanea e moderna nel linguaggio. Quella su Sanremo è nel segno della partecipazione, componente di cui le persone oggi hanno e sentono necessità. C’è stato un momento in cui la pubblicità era soltanto bellezza, estetica, modelli, oggi la comunicazione è reale, se le persone la sentono vera, sincera, allora la seguono, la sposano. Credo che una direzione possibile sia proprio quella di ridare ai nostri spettatori verità, portandoli a essere parte, insieme a noi, di un processo creativo.
Cosa significa, per lei, ideare le campagne di comunicazione che raccontano la tv, la radio e la piattaforma della Rai?
Mi onora, ci onora, comunicare a tutto il pubblico italiano la possibilità di seguire i contenuti della Rai e lo sforzo di tutto il Servizio Pubblico. Mi sento fortunato di poter lavorare con una squadra straordinaria che è quella della Direzione Comunicazione guidata da Fabrizio Casinelli, che è l’Area Creativa, fatta di registi, di impiegati, di tante figure che non si fermano al semplice lavoro, ma che alzano l’asticella portando la sfida sempre più in alto.