PAOLA PEREGO

Fedele a me stessa

 

Il debutto in Tv a soli sedici anni, una carriera piena di successi, tanta voglia di sperimentare nel segno della sincerità e dell’ironia. A pochi giorni dal suo sessantesimo compleanno, il Radiocorriere Tv incontra la popolare conduttrice in onda su Rai 2 con due programmi molto amati dal pubblico, “Citofonare Rai 2” e “The Floor” in prima serata dal 6 aprile

 

 

Come si sta preparando a questa intensa primavera in video?

Con grande entusiasmo e tanto lavoro. Sono felice del raddoppio di “Citofonare”, che va in onda anche il sabato mattina, ma in una versione un po’ diversa da quella domenicale, e per la nuova esperienza di “The Floor”, programma molto divertente e che il pubblico di Rai 2 conosce già bene, in onda il lunedì in prima serata.

 

Cento concorrenti in gara, un grande tabellone da conquistare casella dopo casella, un montepremi da vincere. Ma “The Floor” è una sfida anche per Paola Perego…

Una sfida divertentissima, ti consente di giocare mentre lo conduci, rendendoti davvero partecipe, e poi professionalmente ho sempre bisogno di mettermi in gioco, di vivere nuove esperienze. Sono terrorizzata dalla noia e dalla ripetitività, condurre “The Floor” mi dà grande energia.

 

A proposito di tabelloni, che rapporto ha con quelli cartacei, con i giochi di società?

Li ho sempre adorati: Risiko, il Monopoli, il Gioco dell’oca. Oggi ci gioco con i miei nipoti, basta lanciare i dadi e la partita ha inizio. Servono strategia e fortuna e sono davvero molto divertenti. Sono giochi che uniscono le famiglie proprio come fa “The Floor”, programma che possono guardare insieme, davanti al video, sia la nonna che il nipote, magari sfidandosi tra loro da casa. Quando riesci a fare una trasmissione che è trasversale alle diverse generazioni, proprio come la nostra, puoi essere soddisfatto.

 

A giocare con i 100 concorrenti non sarà sola…

C’è Gabriele Vagnato, un ragazzo veramente molto talentuoso che io ho scoperto in questa esperienza. A dire il vero lui mi tratta un po’ da anziana signora, da boomer (sorride), ma ha l’età dei miei figli ed è giusto che sia così: insieme ridiamo veramente tanto.

 

Veniamo a “Citofonare Rai 2”, cosa la lega al programma?

Intanto un affetto immenso per Ludovico Di Meo, l’allora direttore, che purtroppo non c’è più, e che ho stimato tantissimo. Fu Ludovico a chiamarmi durante il lockdown e a chiedermi di scrivere un programma per la domenica mattina. Lo feci con Serena Costantini, che è la mia autrice, ci mettemmo al lavoro a distanza ed è nato “Citofonare Rai 2”. Il programma lo sento un po’ come una mia creatura, nel tempo siamo arrivati a toccare il 7-8 per cento di share. La soddisfazione è tanta, con il gruppo di lavoro siamo diventati una grande famiglia.

 

Che ruolo sociale ha per lei la televisione?

Per tante persone è sinonimo di compagnia. Ci sono gli anziani, c’è chi è solo. Al tempo stesso la tv è svago, un’occasione di evadere dalla quotidianità, proprio per questo con “Citofonare Rai 2” abbiamo voluto fare una sorta di varietà della mattina con l’intento di strappare una risata a chi ci segue.

 

Quanto c’è del suo percorso professionale e di vita nella donna che è oggi?

Tutto, nella vita di tutti i giorni sono come mi si vede in tv (sorride). Sono come sono, attraverso le mie esperienze di dolore e di rinascita, di sofferenza e di gioia, di vita. La vita ha tante sfaccettature.

 

Si è mai chiesta come sarebbe stata la tua vita se non avesse incontrato lo spettacolo?

Sì, perché io vengo dalla provincia, da una famiglia molto umile e probabilmente avrei fatto la segretaria a Brugherio. Ho ottenuto molto di più di quello che avrei potuto sognare da ragazza.

 

Che cosa sognava?

All’inizio di fare la parrucchiera, l’estetista, di avere un lavoro sicuro. Papà faceva il falegname, noi eravamo in quattro e mamma doveva essere a casa per noi. Quindi già trovare un posto fisso e portare a casa uno stipendio sarebbe stata una cosa straordinaria. Per un certo periodo pensai di studiare architettura ma poi arrivò la moda. Mi proposero un lavoro che accettai nell’intento di guadagnare qualche soldo. Da lì a poco arrivarono le prime esperienze in televisione.

 

Tv e non solo, di lei si dice che instancabile…

Diciamo che ho molti interessi. A partire dal mio podcast che si intitola “Poteva andare peggio”… Siamo abituati, e in certi periodi della mia vita l’ho fatto anch’io, a guardare ciò che poteva andare diversamente, a ulteriori obiettivi che avremmo potuto raggiungere, quindi a lamentarci. Ecco, oggi che sto per compiere sessant’anni (17 aprile), sono più orientata a vedere il bicchiere mezzo pieno, ad essere grata per ciò che ho. Di questo parlo con i miei intervistati, cercando di andare oltre il personaggio e di raccontare la persona. E quando si è tra persone bere, allora ci si riesce. Il mio podcast è uno spazio in cui si può e si deve essere se stessi.

 

Ad aprile sarà anche in libreria…

Con “A modo mio” (Sperling & Kupfer) nel quale ho raccolto 60 lezioni che ho imparato dalla vita. Non voglio dare consigli, non amando per di più chi li dà quando non sono richiesti, ma condivido le mie cadute, le mie fragilità, mi confronto su temi ritenuti tabù, dei quali spesso si preferisce non parlare. Lo faccio con sincerità e ironia. Quando arrivi alla mia età hai ancor di più l’esigenza di essere te stessa.

 

Paola è una donna felice?

La felicità è fatta di momenti, io sono molto serena. Con alti e bassi, come tutti.

 

Nella vita ha sempre fatto tutto a modo suo?

Sì, rimanendo sempre fedele a me stessa, e imparando anche a rimettermi in piedi dopo i momenti difficili. Se non ti poni delle domande vai avanti per inerzia. Se ti interroghi invece su chi sei, su cosa avresti potuto fare in maniera diversa, su cosa ti manca, ti metti in discussione e non ti annoi (sorride).