Maurizio Pagnussat
Traduco in immagini il battito delle canzoni
L’emozione che resta sempre nuova, il lavoro condiviso con gli artisti, le nuove soluzioni tecniche e la ricerca di un equilibrio tra tecnologia e sensibilità musicale. Il regista di Sanremo racconta come nasce la regia delle serate, il clima di lavoro con Carlo Conti e la lunga preparazione che rende possibile la diretta
Diversi Sanremo alle spalle, l’emozione è sempre forte e nuova?
Sempre forte. È un avvenimento che ti prende e che, per un lungo periodo, finisce per coinvolgere completamente la tua esistenza.
Come racconterà, per immagini, il Festival?
Quest’anno abbiamo puntato molto su una collaborazione stretta con gli artisti. Abbiamo proposto delle “mood board” insieme al reparto grafico della Rai e ai miei collaboratori. Il racconto sarà molto ritmato, con numerosi cambi di inquadratura, perché è un Festival giovane, con molti cantanti che si esibiscono per la prima volta sul palco dell’Ariston, e abbiamo cercato di costruire un’immagine coerente.
Tra tecnologia e cuore, qual è il punto di equilibrio?
Il cuore, il ritmo, il battito cardiaco, quello che la canzone esprime. Sto cercando di dare continuità a ciò che sento con le immagini, di tradurre in immagini quello che mi ispira la canzone.
Tecnicamente quali saranno le novità?
Ci sono novità abbastanza importanti: più camere volanti, diversi angoli di ripresa e non solo l’inquadratura centrale, ma anche molti tagli laterali. La scenografia può diventare multicolore, cambiare aspetti e trasformarsi. Ci saranno anche più grafica e diversi elementi che ho voluto introdurre rispetto allo scorso anno.
Cosa significa avere un conduttore come Carlo Conti?
È una garanzia, una presenza che tranquillizza, perché sappiamo che lo troviamo sempre nel posto giusto. Allo stesso tempo ci dà carica e ci sprona al divertimento. Non è un personaggio che soffoca, lascia molta libertà e con lui c’è grande sintonia: un clima ideale per esprimere al meglio il proprio lavoro.
Come si prepara alle lunghe dirette del Festival?
In realtà la diretta è forse l’elemento meno importante, o meglio, quando si va in diretta è già tutto pronto. La fase di preparazione è quella che mi coinvolge e mi impegna di più. Abbiamo una squadra di altissimo livello, quindi la diretta non ci spaventa. Potremmo andare avanti anche ventiquattr’ore… anche se speriamo di restare nei tempi e ottenere un buon risultato.
C’è un gesto scaramantico che fa prima del live?
Preferirei non dirlo. Sono un po’ scaramantico, ma con molte ore di diretta ci ho fatto il callo. Comunque qualcosa facciamo… diciamo che un augurio beneaugurante non manca mai.