MASSIMO LOPEZ
Il mio segreto? Ascolto il pubblico
Da oltre quarant’anni è uno dei volti più amati e apprezzati in Tv come a teatro. Il suo sguardo è sinonimo di ironia, empatia e risate. RadiocorriereTv intervista l’attore marchigiano, giurato d’eccezione a «Tali e Quali», il venerdì in prima serata su Rai 1
Cosa significa far parte del mondo di «Tali e Quali»?
«Tali e Quali», come anche «Tale e Quale Show», sono un’isola felice. Sono stato chiamato da Carlo Conti nelle vesti di giudice speciale già nelle scorse edizioni e ho sempre avuto la sensazione di trovarmi in un ambiente decisamente familiare. Non professionisti dello spettacolo, ma persone che hanno voglia di mostrare il proprio talento, la propria passione, alla platea TV.
Che cosa le stanno lasciando i concorrenti di «Tali e Quali»?
In «Tali e Quali» i non professionisti sono molto interessanti. Per molti di loro la partecipazione al programma è un punto di partenza e, al tempo stesso, un punto di arrivo, un traguardo importantissimo. Sono motivati, perfezionisti, emozionati, emozionanti e danno sempre il massimo. Il mio ruolo di giudice, a dir la verità, non è molto semplice, perché per l’impegno che ci mettono tutti inserirli in una classifica, con un primo e un ultimo, è una bella responsabilità.
Come va con i suoi colleghi di giuria, Malgioglio e Marcuzzi?
La giuria è molto divertente, c’è intesa, complicità. Ovviamente il nostro è anche un ruolo al quale si richiede leggerezza e gioco. Quindi sì, si giudica, però poi bisogna anche divertire il pubblico e divertirsi.
Di Cristiano Malgioglio lei è anche provetto imitatore…
Mi diverto molto. Lui gradisce moltissimo la mia imitazione, che ogni volta nasce dall’improvvisazione, dal momento che si vive, senza che ci sia nulla di preparato o di organizzato. E poi non è solo la voce: posso imitare anche un atteggiamento, un gesto. Tutto deve nascere in maniera estremamente spontanea.
Una carriera di successo nella quale l’arte dell’imitazione ha avuto, e ha tutt’ora, un ruolo importante. Come si entra in un personaggio?
Non c’è una regola precisa, che si tratti di un personaggio da imitare o da studiare. Tutto nasce sicuramente dalla propria formazione: la mia, indubbiamente, è teatrale, nata piano piano, e in questo anche l’istinto ha il proprio motivo di essere e aiuta moltissimo. L’attore è una specie di merlo indiano, con la capacità di osservazione e imitazione del genere umano e, se vogliamo, anche degli oggetti inanimati. Quindi osservare, osservare e, nel caso dell’imitazione, cercare di riprodurre.
Quali sono i personaggi da lei vestiti che, nel corso degli anni, le sono rimasti maggiormente nel cuore?
Sono tanti, infiniti, perché tutti quelli che ho fatto, in qualche maniera, li ho scelti. Non ce ne sono che io abbia fatto senza voglia. Tra i tantissimi imitati ad ottenere grande consenso ci sono stati i papi, Maurizio Costanzo, i politici. Ancora oggi le imitazioni più richieste sono quelle dei pontefici.
Cosa deve avere un personaggio perché lei decida di “farlo suo”?
Il personaggio deve avere delle caratteristiche particolari nel parlare, nel gesticolare, qualche difetto, qualche tic. Particolarità che ti devono colpire, che devi osservare con una sorta di lente di ingrandimento, per poterle poi riprodurre.
Nel 2015 prese parte con successo a «Tale e Quale Show»: che ricordo ha di quell’esperienza?
Fu un’esperienza veramente fantastica. Mi sono sempre sentito pienamente a mio agio, con un ottimo padrone di casa, ma anche con compagni di gioco assolutamente empatici e divertenti. E poi ricordo l’impegno nel trasformarsi con il trucco, grazie a truccatori meravigliosi. Non dimenticherò mai quelle ore piacevolissime nelle quali assistevo alla mia trasformazione in un altro personaggio.
Cosa la diverte del mestiere dell’attore?
Tutto. Scelsi questo mestiere quand’ero ragazzo e sapevo di fare un po’ un salto nel vuoto: non c’era nulla di sicuro se non il mio desiderio di volerlo fare. Se mi si chiede quale sia stato il mio più grande successo, rispondo che è proprio il fatto di aver iniziato, con grande gioia ed entusiasmo. Da questo punto di vista mi sento un privilegiato: non per i traguardi raggiunti, ma per vivere ogni giorno il mestiere dell’attore, nuove sfide, nuovi personaggi.
TV e teatro: che spazio hanno nel suo cuore?
Spesso si fa il paragone fra la TV e il teatro. La televisione mi ha dato tantissime soddisfazioni, ma essere sul palcoscenico è forse la cosa più bella per il riscontro immediato che hai con la gente. Io ho bisogno di vedere il pubblico, di sentire il suo stato d’animo; vorrei addirittura avere le luci meno forti sul viso per poter intravedere i volti di chi ti sta ascoltando. C’è uno scambio fantastico. Il teatro è forse la cosa più bella, senza voler rinnegare tutto il resto.
Qual è il segreto per raggiungere il cuore del pubblico?
Non credo che ci sia un vero e proprio segreto. Probabilmente conta l’esperienza che vivi come attore, quanto tu riesca a coltivare il cuore del pubblico, a non deluderlo e a comprendere quello che cerca da te. Lo puoi capire soltanto nel tempo, viaggiando insieme, facendo spettacoli nei vari teatri. A volte è il pubblico stesso a suggerirti quale sia la linea da seguire. Il rapporto non è mai a senso unico.