MARCO LOLLOBRIGIDA

Al centro della passione

Con il “Giro” ha preso il via la grande stagione di eventi che accompagnerà il pubblico della Rai fino al cuore dell’estate. Il RadiocorriereTv incontra il direttore di Rai Sport

Giro d’Italia, Mondiali, Coppa America, una stagione che parte alla grande…

La stagione è partita con il “Giro d’Italia” e proseguirà, a fine maggio, con il “Giro donne”, per la prima volta trasmesso in chiaro su Rai 2. Un evento al quale teniamo particolarmente e a cui riserveremo le stesse attenzioni che dedichiamo al “Giro”. Il 22, 23, 24 maggio trasmetteremo le regate preliminari dell’”America’s Cup” dal Golfo degli Angeli a Cagliari, una grande acquisizione di Rai Sport in vista del 2027 a Napoli, pronti a raccontare le speranze di Luna Rossa di vincere la Coppa in casa. Il ciclismo ritornerà a luglio con il “Tour de France”, in agosto vivremo gli europei di pallavolo maschili e femminili, gli europei di nuoto e quelli di atletica leggera. Un’offerta vasta che rappresenta tutti gli sport, a partire dal calcio e dai Mondiali che inizieranno l’11 giugno.

Come li racconterete?

Con le stesse forze che avremmo messo in campo se l’Italia avesse partecipato, e di questo siamo grati all’Azienda Rai. Avremo degli spazi nel daytime di Rai 1 dentro a “Unomattina” in cui parleremo delle partite giocate nella notte, su Rai 2 avremo “Dribbling”, che racconterà le storie dei protagonisti dei Mondiali, le città che ospiteranno le partite, la bellezza e le differenze culturali di un continente così vasto. Alle 18.30 ci sarà “Italia chiama America”, con i nostri inviati in Canada, Stati Uniti e Messico, quindi la partita, con pre e post, e poi “Notti Mondiali”, con un grande parterre e, bella sorpresa che non possiamo ancora svelare, il ritorno di un grande campione che sarà ogni sera con noi.

Il 3 e il 7 giugno la Rai trasmetterà le amichevoli dell’Italia contro Lussemburgo e Grecia. Cosa deve fare la Nazionale per ritrovare se stessa e tornare ad appassionare i tifosi?

Curare i settori giovanili che devono essere la priorità. Questo ha fatto la Francia con l’accademia di Clairfontaine, questo è accaduto in Germania, quando nel 2006 i tedeschi persero con noi in casa, o in Spagna, dove i settori giovanili spesso utilizzano lo stesso sistema di gioco della prima squadra e dove non hanno paura di fare giocare i ragazzi, anche a 16 o 17 anni. Ammesso e non concesso che esista un Musiala, se noi abbiamo paura di fare giocare i giovani, se pensiamo soltanto ai club e non alla nostra identità, non lo scopriremo e saremo sempre perdenti. Per quanto riguarda le due amichevoli le seguiremo con lo stesso impegno con il quale raccontiamo sempre l’Italia, a partire dallo studio sul posto. Personalmente sono contento che sia il Silvio Baldini a seguire l’Italia maggiore per queste due partite. Il signor Baldini è un uomo di valori e di valore. L’uomo giusto messo all’Under 21, che sa riconoscere il talento e sa dare uno schema educativo a questi ragazzi. Un uomo straordinario, non distante dalle persone.

Torniamo al “Giro”, che dopo la partenza in Bulgaria risalirà lo Stivale, da Catanzaro alle Alpi per poi chiudere a Roma…

Un “Giro” che speriamo porti alla vittoria di qualche bella speranza, magari italiana. Nelle sue ventuno tappe lo spettacolo della corsa unisce la sfida sportiva dei ciclisti al racconto del territorio che attraversa. Dalle nostre immagini, dalle voci dei telecronisti, emerge certamente giorno dopo giorno l’impresa dei campioni, ma non meno la narrazione di un’Italia che custodisce un patrimonio culturale e artistico unico. Raccontare il “Giro” significa sconfinare i perimetri dello sport per portare lo spettatore dentro al Paese. Lo facciamo nel corso di tutta la giornata, a partire da “Giro Mattina”, proseguendo con la tappa, con il “Processo alla tappa”, trasmissione che ci avvolge al suo romanticismo, invenzione bellissima di colui che è stato il più grande giornalista di tutti i tempi, Sergio Zavoli.

Cosa rende il ciclismo ancora tanto popolare?

La sua stessa natura, il fatto che le persone, oggi come ieri, si riversino lungo le strade per seguire il passaggio della carovana, la possibilità di osservare da vicino la fatica dei campioni, la sfida. È lo sport che fa sentire le persone vicine.

Cosa significa raccontare lo sport dai microfoni del Servizio Pubblico?

Da telecronista, ma anche da conduttore, e oggi da direttore di una testata nei confronti della quale sento una responsabilità enorme, penso che il giornalista non debba mai essere tentato di sostituirsi all’evento, che deve essere raccontato per quello che rappresenta in quel preciso momento. Se il telecronista cede al protagonismo corre il rischio di diventare una macchietta.