MANUELA MORENO

Tutta l’estate nel pomeriggio di Rai 1

Tra i volti più apprezzati dell’informazione della Rai, dal 29 giugno conduce l’edizione estiva di “Vita in diretta”. «La nostra sarà una scaletta aperta – afferma la giornalista – pronta ad accogliere anche quello che succede mentre siamo in onda» Dal lunedì al venerdì alle 16.10

 

Cosa hai pensato quando ti è stata proposta la conduzione della “Vita in diretta”?

Ho pensato… Che figata! (sorride). Ho provato una grande gioia e ho subito disdetto l’ombrellone che avevo prenotato. Ho organizzato la mia vita estiva in città, cosa a cui tra l’altro sono abituata, dopo aver condotto per due anni “Filorosso” nei mesi estivi.

Come sarà la tua “Vita in diretta”?

Partiamo dall’eredità, importante, che lascia Alberto Matano, che ha fatto una stagione straordinaria. Seguiremo ovviamente il suo filone partendo dai fatti, raccontando tutti i colori della cronaca, perché la Rai non va in vacanza. La nostra sarà una scaletta aperta, pronta ad accogliere in diretta anche quello che succede mentre siamo in onda.

C’è un consiglio che ti ha dato Alberto?

Ci siamo incontrati a pranzo e abbiamo parlato del programma. Lui, che conosce bene “Vita in diretta” e, essendo mio amico, conosce bene anche me, mi ha solo detto di divertirmi. Alberto mi ha presentato la squadra straordinaria del programma, dalla quale mi sono sentita subito molto tutelata e supportata.

Che rapporto hai con l’estate?

Per me l’estate è soprattutto mare, adoro trascorrere giornate intere sulla spiaggia, gli sport acquatici. Quest’anno cercherò di portare il mare in studio, almeno come sensazione. Le onde ve le farò sentire (sorride).

Tra i momenti più attesi del programma, nella sua versione invernale, c’è quello del tavolo, lo troveremo anche a luglio e ad agosto?

Non il tavolo ma un divano: ne abbiamo ordinato uno bellissimo. La puntata è un po’ più lunga e questo ci consentirà di metterci comodi, in salotto accoglierò tutti gli ospiti che vorranno venirci a trovare per raccontarci le loro storie.

Per anni ti abbiamo vista alla conduzione del tuo amato “Tg2”, quindi alla guida dell’approfondimento di prima serata con “Tg2 Post” e “Filorosso” su Rai 3, ora il pomeriggio sulla rete ammiraglia. Cosa rappresenta per te questo nuovo step?

È un nuovo tassello di un puzzle che questo lavoro straordinario mi offre e che va a comporre la mia esperienza in Rai, iniziata nel 1992. Ho fatto tantissime cose diverse tra loro e sempre con grande entusiasmo. Questo lavoro è la prima cosa che so fare, mi arricchisce giorno dopo giorno di più, mi diverte anche grazie all’interazione che mi consente di avere con le persone. E poi mi piacciono le nuove sfide, così come l’idea di poter sperimentare un programma di un’altra direzione (Intrattenimento DayTime), di collaborare con nuovi colleghi: è una scoperta continua. Sono rapporti di “colleganza” che si trasformano spesso in nuove amicizie.

Che cos’è cambiato, se qualcosa è cambiato, nel tuo essere giornalista nel corso degli anni?

La maturità e lo sforzo di mantenere questo lavoro fuori dalla routine. Ogni volta cerco di approcciarmi alla notizia senza darla per scontata, senza tecnica, però imparando a incanalare l’emotività trasformandola in energia. Solo così puoi allontanarti dall’ansia e scoprire, e vivere, la gioia di raccontare, senza mai dimenticare di essere un tramite tra i fatti e il telespettatore. Quando diventi tu stessa notizia vuol dire che devi andare a casa, che è ora di smettere.

Che cosa ti appassiona, ma anche che cosa ti spaventa, dei tempi che stiamo vivendo?

Non mi spaventa niente. Perché è la vita a essere così: ci sono gli alti e i bassi. Da giornalista sono cresciuta molto sulla strada e sono abituata a digerire tutto quello che accade, consapevole che anche dalle cose peggiori prima o poi si esce, si cresce, si va avanti. Penso al covid, nonostante il dramma che stavamo vivendo, le mille difficoltà, i programmi che chiudevano, noi con il tg siamo andati sempre in onda, ero ogni giorno in diretta, con o senza ospiti. Anche quell’esperienza fa parte ormai di me, del mio bagaglio professionale, mi ha formata moltissimo. Questo lavoro mi appassiona tanto anche perché sono innamorata della televisione, quando non la faccio la guardo (sorride).

E che cosa guardi?

Tutto. Dalle serie tv ai programmi di intrattenimento, così come i varietà, i reality. Cerco di capire come evolvono format e linguaggi, che riflettono spesso i mutamenti sociali, sul fronte radiofonico seguo anche numerosi podcast. Mi interrogo continuamente anche su come riuscire un po’ a svecchiare la narrazione e andare incontro alle esigenze di un pubblico che è sempre più social e meno televisivo e quindi portarlo a seguire la tv.

A proposito di rapporto con il pubblico, c’è qualcosa che ti fa piacere che gli spettatori pensino e dicano di te?

Sono contenta quando le persone mi salutano per strada e mi dicono di sentire vicinanza nella mia conduzione. Questa cosa mi riempie d’orgoglio e mi dà grande soddisfazione. Ho un pubblico molto femminile, che chiede empatia, che non vuole filtri. E nel mio modo di propormi di filtri non ce ne sono mai stati (sorride).

Il pubblico premia la spontaneità…

Quando vado in onda c’è ben poco copione perché nel corso di una diretta tutto può cambiare. Certamente devi prepararti, ma soprattutto devi essere pronta ad affrontare gli eventi. Altro errore da non fare mai è quello di porti dall’alto, il pubblico non cerca una maestrina, vuole capire insieme a te.

Ci indichi tre aggettivi che ti raccontano più di altri?

Allegra, seria e forte.

C’è un gesto, più o meno scaramantico, che fai prima di una diretta?

Mi tocco i capelli, li alzo, cerco di vaporizzarli, li stringo tra le mani. È un po’ una carezza consolatoria che mi dà forza, una forma di autoaffetto.