Lorella Boccia
Sul palcoscenico delle emozioni
Tra televisione, musica e nuovi progetti, la conduttrice napoletana racconta un’estate intensa e ricca di emozioni: «Voglio vivere quello che faccio, far arrivare chi sono davvero, senza troppe sovrastrutture. Il successo più grande è continuare a fare questo mestiere con curiosità ed entusiasmo». Protagonista del sabato di Rai 1 in diretta con “UnoMattina Weekly” alle 8.35, condotto con Marco Gallo e Giulia Bonaudi, e con “Musica Mia” insieme a Marco Conidi alle 17.05
Possiamo affermare con certezza che la sua estate non sarà all’insegna dell’ozio… come sta andando?
Bene, sono molto contenta. C’è tanto da fare e, a proposito di ozio, devo dire che l’estremo relax non fa per me, perché ho sempre bisogno di fare, di avere qualcosa che mi stimoli. Non sono mai ferma, ho sempre questa voglia di mettermi in gioco. Quindi questo periodo è molto in linea con la mia personalità e con il mio modo di vivere. Mi piace questo mestiere, quando arrivano momenti così intensi sono felice, sia per come stanno andando i programmi (Musica Mia e UnoMattina Weekly), sia per il rapporto che si è creato con i miei colleghi.
A proposito di colleghi: che squadra siete?
Quello della squadra è per me un tema estremamente importante, che arriva sicuramente anche dal mio passato professionale. Nasco come ballerina e ho lavorato tanto in gruppo, per questo la squadra viene ancora prima del contenuto che portiamo. È una cosa in cui ho sempre creduto e devo dire che lavoro con due squadre meravigliose, sia con “Musica Mia”, sia con “UnoMattina Weekly”. I miei colleghi sono persone con cui ho creato un legame forte, ci ritroviamo, lavoriamo insieme per ore, siamo in diretta il sabato e la domenica, viviamo gli stessi momenti. Magari finiamo tardi, poi si continua a parlare, nasce un’idea da un’altra idea. Tra noi c’è tanto rispetto, ma soprattutto tanto lavoro di gruppo. Secondo me questa unione poi arriva anche sul palcoscenico, perché il pubblico la percepisce.
A proposito di “Musica Mia”, attraverso la musica raccontate tante storie e ripercorrete grandi momenti della nostra musica. Che cosa racconta invece di lei la musica che ascolta in questo periodo?
In realtà è più la musica che mi chiede di essere ascoltata in questo periodo. Viaggiando con “Musica Mia” abbiamo incontrato tanti artisti, siamo andati nei luoghi in cui sono nati, cresciuti, abbiamo cercato di capire da dove arrivassero quelle canzoni e quelle storie. Quelle canzoni sono diventate un po’ la colonna sonora del programma, ma la cosa bella è entrare nella vita di un artista e capire perché ha scritto determinate cose. La musica, alla fine, fa proprio questo: i grandi autori raccontano la loro storia, ma quella storia diventa anche la nostra. Siamo miliardi di persone nel mondo, eppure viviamo emozioni simili. Puoi essere chi vuoi, fare qualsiasi lavoro, avere qualsiasi vita, ma alcune emozioni ci uniscono tutti. È un filo che annoda gli esseri umani, e andrebbe ricordato spesso, perché ci renderebbe più vicini.
Dopo tanti viaggi e tanti incontri, che cosa resta davvero delle persone che ha conosciuto?
Restano sensazioni difficili da replicare. Ho incontrato tante persone che non conoscevo e con cui, dopo pochi minuti, sembrava di parlare con qualcuno che conoscevo da sempre. Quando senti la passione di una persona, quando percepisci il suo entusiasmo e la sua voglia di raccontarsi, nasce qualcosa di speciale. Sono sensazioni che porti con te a casa, custodisci con cura e ricordi con piacere perché ha lasciato un segno importante.
Il sabato, invece, c’è l’emozione della diretta… come gestisce il momento in cui si accende la lucina rossa?
Prima di iniziare ho sempre un mio piccolo rituale, soprattutto in esterna, che non confesserò per scaramanzia (ride). Faccio dei vocalizzi, cerco di concentrarmi. La diretta ha sempre quella parte di adrenalina che mi piace.
La televisione ha tanta scrittura, il lavoro degli autori è fondamentale, però poi arriva quel momento in cui tutto prende vita. Quanto spazio concede all’improvvisazione, anche nella vita?
Tanto direi, però per me è fondamentale la preparazione, sapere bene cosa fare e di cosa sto parlando. Io sono una persona che si informa molto, mi piace conoscere la storia di chi ho davanti, capirne il percorso, anche se alla fine il rapporto umano trasforma tutto. Quelle informazioni servono per capire chi hai davanti, il suo vissuto, serve a preparare il dialogo, poi, però, anche se il terreno è stato preparato, insieme decidiamo dove andare, lasciando aperta la possibilità di cambiare percorso.
La televisione crea un legame con il pubblico. Qual è l’immagine di se stessa che vorresti lasciare?
Vorrei semplicemente arrivasse quello che sono, non penso troppo alla telecamera o a costruire un’immagine perfetta. Ho bisogno di godermi quello che faccio, se non vivo un momento, se non lo sento, si vede immediatamente. Io desidero vivere il presente, far arrivare chi sono davvero, senza troppe sovrastrutture. Ci sono anche le imperfezioni, certo, ma fanno parte di me.
C’è stato un momento in cui ha capito che il suo percorso sarebbe andato in questa direzione?
In realtà continuo sempre a mettermi in discussione. Non penso mai “sono arrivata, questa è la mia strada”. Cerco ogni volta di conquistarmi quello che faccio. Credo molto nella gavetta, nel fare ogni passo necessario, nel concentrarmi sul presente e dare il massimo.
La RAI custodisce un patrimonio enorme nelle sue Teche. Guardando alla televisione del passato, c’è qualcuno che considera un modello?
Probabilmente Raffaella Carrà, per il suo modo di raccontarsi e di porsi. Era già avanti su tante cose. Essendo il mio passato legato alla danza, lei era una persona completa: riusciva a unire tante forme artistiche. Però è anche vero che il tempo cambia e bisogna avere il coraggio di sperimentare e, per esempio, “Musica Mia” è un programma coraggioso perché mette al centro la musica pura, senza sovrastrutture. È qualcosa di cui sono molto fiera.
Ha un sogno artistico o un obiettivo che si è prefissata?
Non me lo fisso, sono sincera, perché cambio continuamente. Penso sia un po’ la natura dell’essere umano, magari tra un mese farei questa intervista in modo diverso, perché anche io nel lavoro continuo a cambiare. Quello che posso dire è che voglio migliorarmi sempre, rimanendo però fedele a me stessa. Una cosa che amo molto nel mio lavoro sono le interviste, dei momenti preziosi in cui incontri una persona che non conosci: ci si siede e inizia il racconto, il confronto. È un atteggiamento molto umano, come sedersi su una panchina al parco e iniziare una conversazione. In un periodo in cui forse manca un po’ di empatia, ascoltare davvero qualcuno secondo me è una cosa bellissima.
Chi è Lorella lontano dalle telecamere?
Più o meno la stessa persona. Mi piace vivere ogni momento della giornata. Ho bisogno della famiglia, degli amici, dell’aria aperta, di parlare con le persone, mi piace stare in mezzo alla gente, vivere le giornate. Poi certo, ci sono anche momenti miei, in cui ho bisogno di stare da sola, pensare e godermi i miei pensieri.
Quando una persona ha davvero successo?
Dipende da cosa significa successo per ognuno di noi. Questa parola ha tante sfumature, per me il successo è poter fare quello che mi piace, lavorare a programmi che mi stimolano, che mi insegnano qualcosa. Se esco da un’esperienza con qualcosa in più, allora significa che quella cosa mi ha lasciato qualcosa. “Musica Mia” mi ha insegnato tanto: sulla musica, sugli autori, sulle storie delle persone. Mi ha insegnato anche il rapporto con gli altri, l’ascolto e la condivisione. Secondo me il successo più grande è continuare a fare questo mestiere con curiosità ed entusiasmo.
Chiudo con la danza, il primo linguaggio artistico che le ha messo le ali. Che posto occupa nella sua vita oggi?
La danza avrà sempre un posto speciale, mi ha formata e mi ha resa la persona che sono. Prima comunicavo soprattutto con il corpo, poi è arrivata la parola, è arrivata la voce. Forse oggi sto imparando anche a lasciarmi andare un po’ di più, sono sempre stata molto precisa, alla ricerca della perfezione, ma sto imparando a vivere di più il momento. Spero un giorno non troppo lontano di riuscire a unire tutte queste cose: la voce, il corpo, il racconto. Un po’ come si faceva una volta, quando lo spettacolo era davvero un insieme di linguaggi.
Ti ringrazio Lorella, è stato davvero piacevole parlare con lei. Si percepisce una cosa: il sorriso racconta molto…
Grazie, questo è un bellissimo complimento. Credo che alla fine sia proprio questo: essere presenti, vivere quello che si fa e condividere qualcosa di vero con gli altri.