Lea Gavino
Una vita creativa
«Cerco di trasformare i sogni in progetti concreti, passo dopo passo» afferma la giovane attrice romana che, nella serie ispirata dai romanzi di Gianrico Carofiglio, interpreta Consuelo Favia, brillante, ironica e precisa praticante. “Guerrieri. La regola dell’equilibrio” con Alessandro Gassmann il lunedì in prima serata Rai 1
Com’è entrata a far parte di questo progetto?
È successo tutto molto velocemente. Mi hanno chiamata praticamente dall’oggi al domani, perché non riuscivano a trovare un’attrice per questo ruolo. Ho dovuto preparare scene molto complesse in pochissimo tempo, con tanti termini legali che non conoscevo affatto. È stata una sfida enorme, ma anche molto divertente e stimolante. Lavorare sotto pressione, sostenuti dall’adrenalina, a volte aiuta a tirare fuori più coraggio.
Come descriverebbe Consuelo?
È un personaggio piuttosto spigoloso, che può risultare antipatico a un primo impatto. È molto rigorosa, precisa, completamente dedita al lavoro. Allo stesso tempo, però, è anche molto empatica. Ha un rapporto quasi padre-figlia con Guerrieri, che è molto protettivo nei suoi confronti, come se fosse la figlia di un genitore single. Esplorare in scena questo contrasto è stato bellissimo.
Quanto c’è di lei in questa ragazza?
Ho avuto tempo per lavorarci bene durante l’estate, quindi ho potuto approfondire la sua personalità. Sicuramente c’è la mia ironia, un po’ pungente; invece, la sua disciplina e il suo perfezionismo sono aspetti che sento meno miei e che ho cercato osservando il comportamento di alcune amiche.
Ha avuto modo di confrontarsi con Gianrico Carofiglio?
L’ho incontrato verso la fine delle riprese, ma sul set eravamo seguiti da avvocati veri, che ci aiutavano con il linguaggio, i dettagli tecnici e ci suggerivano anche le movenze più corrette. A volte fermavano le scene per correggerci: una parola sbagliata poteva cambiare completamente il significato. È stato fondamentale per rendere tutto credibile.
Questa esperienza le ha fatto venire voglia di buttarsi nel mondo della giurisprudenza?
Direi proprio di no (ride), però ho capito che ci sono delle somiglianze con il lavoro dell’attore: anche un avvocato deve convincere, deve essere credibile, “recita” durante le sue arringhe e deve persuadere qualcuno. In fondo, anche questa è una forma di interpretazione.
Com’è stato lavorare con attori esperti come Alessandro Gassmann?
È stato incredibile, uno degli incontri più interessanti del mio percorso professionale. È un attore molto generoso, che gioca di squadra. Per lui è fondamentale che tutti siano concentrati e sullo stesso piano: non si pone mai con un atteggiamento di superiorità. Ama giocare in scena con l’improvvisazione e la sorpresa, basa il suo lavoro sulla condivisione ed è molto disciplinato e appassionato, preciso, non perde un colpo. Posso dire di aver imparato tanto, soprattutto sull’importanza della presenza e della relazione in scena. In mio fratello Damiano, che ha lavorato molto con Alessandro in “Un Professore”, rivedo molto di lui: è un maestro a cui ispirarsi.
In famiglia siete più di uno a lavorare nel mondo artistico. Come l’hanno presa i suoi genitori?
All’inizio con un po’ di preoccupazione, com’è normale, ma sono sempre stati molto sinceri e ci hanno lasciato liberi di coltivare le nostre passioni. Sono sostenitori cauti, mai genitori “groupie”, cosa che a me fa molta paura. Sono molto interessati al processo, più che al risultato finale. Credo che, in fondo, siano felici, anche perché ci hanno sempre permesso di coltivare le nostre passioni artistiche fin da piccoli. Alla fine, anche loro sono due artisti mancati (ride), bravissimi a raccontare storie: una delle prime capacità che chi vuole fare questo mestiere deve avere.
Nei suoi lavori interpreta spesso figure femminili forti. È una scelta?
Non sempre posso scegliere i ruoli, ma mi rendo conto che mi arrivano spesso personaggi femminili che cercano di affermarsi, donne che lottano per essere riconosciute in contesti difficili. Sono storie che mi appassionano molto.
Pensa che oggi ci sia abbastanza spazio per le donne nel vostro ambiente?
Purtroppo no, è evidente. Lo spazio è ancora limitato e il cambiamento è lento, ma ci sono tantissime artiste valide ed è importante continuare a farsi spazio, anche “sgomitando” un po’.
Attrice, ma anche cantante. Come convivono queste sue due anime?
In modo molto naturale. La musica fa parte della mia vita da sempre e ora ho deciso di condividerla di più, di renderla anche un lavoro. Le due cose si intrecciano: la recitazione aiuta nella musica e viceversa.
Dove si sente più se stessa?
Probabilmente quando canto. Nella musica racconto direttamente me stessa, anche perché scrivo le mie canzoni, mentre nella recitazione c’è sempre un filtro: il personaggio. A volte è bello nascondersi, altre sento il bisogno di essere completamente sincera.
Ha dei modelli di riferimento?
Sicuramente mia nonna. È sempre stata per me un esempio di indipendenza, di capacità di sognare e di emozionarsi. Mi ha insegnato a fermarmi e a guardare le cose con profondità. È il mio punto di riferimento più importante.
E oggi, come sogna?
Cerco di trasformare i sogni in progetti concreti. Non è sempre facile, ma provo a renderli realizzabili, passo dopo passo.
Quali sono i suoi obiettivi?
A breve termine, sicuramente realizzare un disco. A lungo termine, vivere serenamente di quello che amo fare.