Informazione

Nuovo look per il Tg3

Dall’edizione delle 19.00 di lunedì 21 settembre, Il Tg3 cambierà logo e veste grafica: un restyling per ammodernare l’immagine, con colori più chiari e luminosi, realizzato con le nuove tecnologie di cui dispone la Rai e rimandi, già nella sigla, all’informazione sui social media. Sarà l’occasione per rinnovare anche il legame con il pubblico, peraltro sempre saldo come attestano gli indici di ascolto in crescita, restando però sempre fedeli all’identità e ai valori della testata. Il RadiocorriereTv ha incontrato il direttore Pierluca Terzulli

Quale messaggio porta con sé questo cambiamento?

Che non si può rimanere fermi, che la tecnologia troppo spesso precede e travolge schemi e linguaggi consolidati. Tutti, anche i nostri. Restare fermi equivale a spegnersi. Noi, invece, vogliamo rendere il Tg3 sempre più forte e credibile, non ci accontentiamo degli ottimi ascolti che otteniamo. Vogliamo arrivare a un pubblico più ampio, alle persone che non attendono gli orari canonici delle reti generaliste per cercare le notizie, ma le vanno a scovare ovunque quando vogliono informarsi.

In che modo i valori del Tg3 – Tg storico Rai – si possono veicolare anche attraverso la sua immagine?

Il Tg3 nasce come telegiornale corsaro, testata che ha dato voce alla società civile, usando un linguaggio diretto, quello della “ggente”, come diceva Sandro Curzi, contribuendo a svecchiare, nel corso degli anni, l’informazione del servizio pubblico. Accanto a questo tratto distintivo, che si tramanda nel tempo di collega in collega – e che non ho alcuna intenzione di imbrigliare -, il racconto della politica, delle guerre con il loro riverbero drammatico sulla condizione economica dei cittadini, le piaghe che non guariscono, come i femminicidi e i morti sul lavoro, i cambiamenti culturali che attraversano la società italiana vanno raccontati attraverso strumenti nuovi. Un punto, però, deve essere chiaro: la rapidità, la cura dell’immagine non devono mai andare a detrimento dell’autorevolezza del racconto, dell’analisi e dell’approfondimento. Continueremo a farlo con determinazione. Nuotare controcorrente non è comodo per nessuno, ma noi siamo nati e cresciuti così, ci siamo abituati.

Che contributo possono, o devono dare, le nuove tecnologie e i social media alla narrazione quotidiana e all’approfondimento?

Uno dei punti centrali del piano editoriale, approvato dalla redazione a larghissima maggioranza, è stato il rafforzamento dell’informazione sui social. Se andiamo a vedere i ranking delle interazioni, dei video o le migliori performance dei servizi in rete si può rilevare una crescita esponenziale del nostro pubblico. Abbiamo cercato di evitare scorciatoie, puntando non sul gossip, ma su vicende di forte impatto sociale come, ad esempio, la morte di Fakir a Bologna o, ancor prima, il caso di Rami a Milano. Vicende tragiche e vergognose che hanno prodotto milioni di visualizzazioni. Ciò per dire che non ci facciamo dettare l’agenda dai social, ma usiamo le piattaforme per divulgare i nostri contenuti.

E cosa non devono sostituire?

Credo che tu ti riferisca all’intelligenza artificiale. La risposta è facile ma necessaria: le nuove tecnologie non devono mai sostituire l’elemento umano, il pensiero critico, la responsabilità deontologica del nostro lavoro di giornalisti. Ho la fortuna di dirigere una squadra di colleghi che da questo punto di vista, e da molti altri per la verità, non ha niente da imparare da nessuno.

Direttore, il Tg di una rete generalista, quali obiettivi deve porsi oggi?

L’obiettivo che ci poniamo è semplicemente quello di fare un buon giornale, chiaro, riconoscibile, coerente e diverso dalla concorrenza.