GIULIA VECCHIO
Peperoncino, sorrisi e ironia
Al timone della seconda stagione di “Hot Ones Italia” su RaiPlay, l’attrice si racconta al RadiocorriereTv: «Sono curiosa, fare domande è parte del mio modo di essere. Gli ospiti? Cerco di condividere le energie e di trasmettere loro accoglienza»
Cosa ha pensato quando le è stato proposto di condurre “Hot Ones Italia”?
La proposta mi ha molto gasata da subito… parlo già in maniera giovanile vedendo che andiamo su RaiPlay (sorride). Il programma in America è seguitissimo, e poi il mio predecessore in Italia è Alessandro Cattelan, un conduttore che stimo tantissimo e che ha coltivato bene il terreno. Fare delle interviste con grossi ospiti per me è una novità, il mio riferimento è Francesca Fagnani con il suo “Belve”. Mi chiedo, riuscirò ad essere così piccante?
Come si pone di fronte a un ospite pronto ad assaporare alette e domande?
In ascolto, cerco di coglierne l’energia. Sono un’attrice e non voglio assolutamente snaturarmi, sostituirmi a chi conduce da giornalista o a chi fa conduzione pura. A prescindere dalla piccantezza delle domande e delle alette, se l’ospite che ho di fronte è a disagio o ha paura, cerco di trasmettergli accoglienza.
E se si accorge che in qualche modo il suo interlocutore “svicola” per non rispondere?
Ne ho avuto uno che era molto bravo, bravo a fare show, ed è stato il suo forte (sorride). In questi casi la cosa importante è tenere il punto su ogni domanda.
Quanto ha deciso di affondare il coltello nel privato dei suoi ospiti?
Il nostro non è un programma di gossip, e proprio per questo cerco sempre di capire quanta disponibilità ci sia dall’altra parte. Ci sono delle cose private che possono anche fare male, deve sempre essere l’intervistato a decidere cosa condividere con il pubblico della propria vita.
Le capita di pensarsi nei panni dell’intervistato, alle prese con risposte da dare e alette da assaggiare?
Quando prepariamo le interviste mi chiedo sempre come risponderei se fossi al posto degli ospiti. Sono una grande curiosona e fare domande è parte del mio modo di essere. Mi succede anche con gli amici a casa, spesso, dopo qualche minuto, mi chiedono: “ma è partito il quiz”? (sorride). Lo faccio sempre con simpatia e ironia.
A Giulia piace più intervistare o rispondere a un’intervista?
Mi piace molto aprirmi, parlare, sviscerare i sentimenti, ma credo che sia nel ruolo dell’intervistata, che in quello dell’intervistatrice, l’elemento centrale sia l’ascolto. Da intervistata apprezzo che chi sta dall’altra parte sia in reale sintonia con me e segua per davvero quello che sto dicendo.
Peperoncino americano o italiano? Cosa c’è di diverso nelle due versioni del programma?
Le direi peperoncino italiano, ma solo per una questione di gusto. Nella vita non sono una grande fan delle salse, prediligo i sapori caserecci. Per quanto riguarda il programma, credo che quello americano sia molto più strong, i loro ospiti, nonostante l’intervistatore sia abbastanza sulle sue, hanno il senso della performance e reagiscono al piccante in maniera molto esasperata… “oh.. wow… amazing…” (sorride), cosa che in Italia accade più raramente. Aspetto molto positivo della nostra edizione è invece che gli italiani parlano tanto e hanno qualcosa da dire anche quando assaggiano l’aletta più piccante… Non li ferma proprio niente.
Quanto peperoncino c’è nella sua vita?
Tantissimo, infatti ho costantemente la gastrite…. sono la persona meno indicata a fare questo programma (sorride). A dire il vero la mia gastrite non deriva dal cibo piccante, ma dal tanto peperoncino che devo combattere ogni giorno.
Che cosa significa per lei lavorare nel Servizio Pubblico?
Vengo da una famiglia che ha sempre tenuto acceso la televisione su Rai 1 (sorride). Insieme a mia mamma, da bambina, guardavo “Carramba che sorpresa” di Raffaella Carrà e i programmi dei grandi della tv che sono passati dalla Rai. I miei primi lavori li ho fatti qui, e anche oggi, lavorare in un’azienda che mi ha insegnato tanto, è gratificante.
Tv o piattaforme, da spettatrice cosa preferisce?
Sono più una da tv perché sulle piattaforme rischio di perdermi. Amo la televisione anche per la compagnia che fa, certo, facendo questo mestiere e sapendo come si fanno i programmi, la guardo con senso critico.
Un programma che non può perdere?
“I Simpson”, li seguo sempre all’ora di pranzo quando mi metto a tavola. Mi divertono le loro contraddizioni, le loro storie, il senso di libertà.
Giulia e le imitazioni, cosa deve avere un personaggio perché lei decida “di farlo suo”?
Deve avere tridimensionalità, devo poterlo immaginare ovunque, come va a fare la spesa, cosa fa a casa, e poi deve avere una forma di grottesco, qualcosa per cui non si rende conto di essere veramente molto buffo.
Perché non perdere una puntata di “Hot Ones Italia”?
Perché tutti gli ospiti si sono veramente aperti e il piccante li ha fatti entrare in uno stato parallelo di libertà e di scioglimento. Ci saranno dichiarazioni molto belle.