GIORGIO CALCARA

Nell’universo di Franco Battiato

 

“Battiato svelato” racconto un artista che ha attraversato musica, filosofia e sperimentazione senza mai fermarsi a una sola definizione. Edito da Rai Libri, il volume mette insieme ricordi, visioni ed episodi di musicisti, intellettuali e amici che hanno condiviso con il maestro siciliano pezzi di strada: da Vincenzo Zitello e Gianfranco D’Adda, da Simone Cristicchi a Vittorio Sgarbi, Marco Travaglio, Michele Lobaccaro, Pietrangelo Buttafuoco, Syusy Blady e altri ancora.

 

 

Qual è stata la domanda che si è posto prima di curare un libro su Franco Battiato?

La prima cosa che mi sono chiesto è stata se servisse davvero un altro libro su Battiato. Ci sono già biografie, saggi, interviste, materiali televisivi e online. Io non avevo autorizzazioni per una biografia ufficiale e non volevo farne un’altra. Allora mi sono chiesto che tipo di libro potesse avere davvero senso. La risposta è arrivata pensando a tutte le persone che con lui avevano lavorato, studiato, vissuto esperienze: musicisti, collaboratori, amici. Ho pensato che forse, invece di raccontarlo “da fuori”, fosse più interessante lasciare che fossero loro a raccontarlo, senza mediazioni, senza filtri.

C’è stato un confine che ha scelto consapevolmente di non attraversare in questo libro?

Non ho voluto imporre una mia interpretazione. Ho lasciato liberi tutti gli intervenuti di parlare attraverso il cuore. Senza forzarli in una direzione, senza guidarli. Ed è stato sorprendente scoprire che, pur arrivando da mondi diversi, tutti restituivano più o meno la stessa immagine: quella di una persona profondamente generosa, curiosa, attenta alla vita, all’esistenza, agli altri. Questo mi ha molto colpito, perché da tante voci emergeva un’unica figura.

Qual è il tratto umano che l’ha sorpresa di più raccogliendo queste testimonianze?

Mi ha colpito la molteplicità delle sue vite. Battiato non era solo un autore o un cantante: era poeta, musicista, sperimentatore, cineasta. Nel libro emergono anche aspetti meno noti: per esempio il fatto che disegnasse, che fosse stato illustratore, che cantasse in dialetto salentino, che avesse attraversato linguaggi e territori culturali molto diversi. Tutto questo compone un universo creativo molto più ampio di quello che normalmente si conosce.

Ed era anche un grande sperimentatore…

All’inizio degli anni Settanta portò in Italia strumenti elettronici come il sintetizzatore VCS3, prima ancora di artisti come Brian Eno. Le sue ricerche sonore, i collage musicali, le strutture sperimentali lo collocano pienamente dentro l’avanguardia. Ma la cosa più interessante è che ha sperimentato non solo i generi, ma se stesso. Per decenni ha messo in discussione la propria identità artistica, cercando continuamente la bellezza in forme nuove. Ed è questo, forse, il vero significato della parola “maestro”.

Qual è l’aspetto meno noto che nel libro può sorprendere il lettore?

Ci sono moltissimi racconti personali, viaggi, episodi umani e ironici. Emergono lati molto quotidiani, a volte teneri, a volte spiazzanti. C’è anche un ricco apparato iconografico che mostra un Battiato diverso, più intimo, più domestico, lontano dall’immagine pubblica. È un’occasione, per chi lo conosce già, di scoprirlo di nuovo. E per chi non lo conosce, di avvicinarsi a un uomo prima ancora che a un’icona.

È stato spesso percepito come misterioso, criptico. Secondo lei lo era davvero?

Aveva un grande progetto: proteggere la propria anima. Usava linguaggi complessi, simboli, riferimenti filosofici e spirituali non per confondere, ma per custodire la sua intimità. Portava temi profondi e talvolta “occulti” dentro la canzone popolare. E così facendo ha alzato enormemente il livello della cultura musicale italiana.

Dopo aver lavorato a questo libro, sente di conoscere meglio Battiato o di percepirne ancora di più l’insondabilità?

Entrambe le cose. Più lo racconti, più ti avvicini, ma resta sempre qualcosa che non si lascia afferrare. E forse è giusto così. Questo libro mostra alcuni aspetti che lui avrebbe forse voluto tenere nascosti, ma sempre con rispetto.

Cosa cambia quando un artista smette di appartenere solo a una biografia e inizia ad appartenere a una comunità?

Ritengo che oggi, più che mai, l’esempio e l’opera di Franco Battiato sono da considerare come un bene culturale italiano, da custodire, difendere e promuovere con amore, verità e giustizia, e credo che questo bene appartenga definitivamente al mondo ed essendo quindi di tutti non è esclusiva di nessuno.

Se questo volume dovesse essere letto da chi scopre oggi Battiato per la prima volta, cosa spera resti al lettore dopo l’ultima pagina?

Il senso del sacro, della profondità. La percezione che Battiato non è stato solo un artista, ma una presenza che ha avuto un impatto reale sulla vita delle persone.