Francesca Fialdini
La forza delle fragilità
Una stagione intensa, da “Ballando” a “Canzonissima”, fino alla domenica di “Da noi a ruota libera”: «Esperienze molto diverse per linguaggi e ritmi, ma accomunate dal desiderio di entrare in relazione con il pubblico in modo autentico. Mi hanno insegnato che si può fare televisione popolare senza rinunciare alla profondità», racconta la conduttrice, oggi al timone di “Fame d’amore”, il programma che «prova ad accendere una luce senza giudicare, mettendo al centro l’ascolto e la possibilità di una rinascita». L’appuntamento è la domenica in seconda serata su Rai 3
Proprio in questi giorni sei tornata in onda con “Fame d’amore”, che viaggio affronti in questa settima edizione del programma?
Quest’anno è un viaggio ancora più delicato del solito, perché in questa settima edizione raccontiamo anche storie di ragazzi che stanno male, ma che non hanno ancora iniziato un percorso di cura. È una fase molto fragile, spesso silenziosa, in cui si fa fatica perfino a chiedere aiuto. “Fame d’amore” prova ad accendere una luce senza giudicare, mettendo al centro l’ascolto e la possibilità di una rinascita.
Come è cambiato, stagione dopo stagione, il tuo vivere e affrontare le tematiche del disagio giovanile legato ai disturbi del comportamento alimentare?
Mi ha cambiata profondamente. All’inizio avevo soprattutto il desiderio di capire, oggi sento anche una grande responsabilità. Ho imparato che dietro un disturbo alimentare c’è quasi sempre un dolore invisibile, una richiesta d’amore, di attenzione, di riconoscimento. E ho capito quanto gli adulti debbano tornare ad ascoltare davvero i ragazzi.
Il desiderio e il piacere di essere amati e di amare. Cosa hai capito, dell’amore, in questo ormai lungo viaggio?
Che l’amore vero non ti chiede di essere perfetto. Ti permette di essere fragile senza sentirti sbagliato. Molti ragazzi che incontriamo vivono una distanza enorme tra ciò che sentono e ciò che credono di dover essere. Credo che amare significhi prima di tutto fare spazio all’altro, senza volerlo cambiare.
Siamo ormai agli sgoccioli di una stagione televisiva che ti ha vista e ti vede impegnata su più fronti. La domenica pomeriggio, il sabato sera, ora “Fame d’amore”, cosa ti lascia e cosa ti ha insegnato questo lungo anno televisivo?
Mi lascia gratitudine. È stata una stagione intensa, molto diversa nei linguaggi e nei ritmi, ma sempre guidata dal desiderio di entrare in relazione con il pubblico in modo autentico. Mi ha insegnato che si può fare televisione popolare senza rinunciare alla profondità.
Con “Ballando con le Stelle” il pubblico Tv ha incontrato una Francesca Fialdini che ha dimostrato coraggio e determinazione, aspetti del tuo carattere prima meno conosciuti. Come ti senti oggi, dopo esserti svelata un po’ di più, e cosa abbiamo ancora da scoprire di ciò che sei?
“Ballando” mi ha ‘costretta’ a lasciare il controllo, e per una persona come me non è stato sempre semplice. Però è stato liberatorio. Mi sono divertita moltissimo. Mi ha fatto bene mostrare anche la fatica, l’imperfezione, ho perfino superato certe paure. Di me forse c’è ancora da scoprire la parte più ironica e leggera, quella che nella vita privata conoscono bene i miei amici.
Dopo “Ballando” sei tornata qualche volta in pista?
Qualche volta sì, ma senza telecamere è molto più divertente! Continuo a pensare che ballare faccia bene all’anima, perché ti obbliga a stare nel presente
Il sabato sera ti è ormai familiare, hai dimostrato come anche l’intrattenimento sia perfettamente nelle tue corde. E ora?
Ora continuo a lasciarmi sorprendere. Non ho mai inseguito un’etichetta precisa, un programma o un settore. Mi interessa fare cose che abbiano un senso, che emozionino o che lascino qualcosa. Poi il linguaggio può cambiare.
Dopo sei edizioni “Da noi a ruota libera” è un pilastro della domenica Tv, c’è un personaggio “impossibile” che vorresti intervistare? Qual è la prima domanda che gli faresti?
Mi sarebbe piaciuto intervistare Papa Francesco. Credo gli avrei chiesto: “Come si fa a non perdere la speranza davanti alla sofferenza del mondo?”.
Immaginati ospite, per una volta, di “Da noi a ruota libera” c’è qualcosa che ti piacerebbe raccontare di te al tuo pubblico?
Forse la mia parte più semplice. Io sono molto più quotidiana di come qualcuno immagina. Mi piacciono le cose normali, la famiglia, gli amici, i silenzi, il mare. E credo che la felicità, spesso, stia proprio lì.
Tempo di ricaricare le batterie, stai già pensando all’estate?
Sì, anche se faccio fatica a fermarmi davvero. L’estate per me è il momento in cui provo a recuperare tempo lento, letture, affetti, natura. Ho bisogno della mia famiglia, del mare per rimettere in ordine i pensieri e delle mie montagne.
Hai voglia di dedicare un pensiero a Francesca?
Le direi di continuare ad avere fiducia nella gentilezza. In un mondo che spesso premia chi alza la voce, scegliere la delicatezza resta un atto rivoluzionario.
Se ti chiedessi di dare un titolo a questa nostra intervista, che titolo sceglieresti?
“La forza delle fragilità”, perché credo che la vera forza nasca proprio dal coraggio di mostrarsi per ciò che si è, nel bene e nel male.