FABRIZIO BIGGIO
Ragazzi, c’è la Rai da scrollare
Nell’intervista al RadiocorriereTv i tanti colori dell’attore-conduttore che il grande pubblico della Rai ha scoperto al fianco di Rosario Fiorello, oggi alla guida di “Techegram”, il primo social show che ricorda la storia della Rai con leggerezza propria del linguaggio da social network. Dal 31 marzo su RaiPlay, ogni martedì con nuovi episodi, e dall’8 aprile alle 8 su Rai 2
Fabrizio, come sta?
Bene e sono molto felice. Questo lavoro è fatto di alti e bassi e quando ci sono dei momenti in cui riesco a fare tutto ciò che mi dà gioia, delle cose belle, cerco di godermele sperando che rendano felici anche gli altri: “La Pennicanza” con Rosario è una gioia quotidiana, la fiction “Le libere donne” è stata un sogno che si è realizzato, se avessi dovuto scegliere una sola fiction da fare nella vita avrei scelto questa, e ora c’è “Techegram. La Rai da scrollare” su RaiPlay…
Ce lo presenta?
È un programmino a cui tengo moltissimo che nasce da un’idea mia e di Luca Rea, storico autore Rai che ho conosciuto quando facevo “Stracult”. “Techegram” rappresenta un po’ una missione, quella di far conoscere le teche nel mondo, di spargere la voce, il verbo (sorride). La storia della Rai è quella del nostro Paese, per capire chi siamo dobbiamo anche capire chi eravamo, cosa abbiamo fatto, chi siamo stati. Insieme a Luca siamo andati a scovare delle chicche pazzesche, che se un tempo ci fossero stati i social sarebbero diventate virali. E da qui nasce l’idea di far diventare le teche un social network, quindi “Techegram”, in cui invece di scrollare i reel che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente tutti quanti si scrollano le perle scovate nei meandri delle teche.
Come funziona?
Noi sperimentiamo questo nuovo social network ogni volta con un ospite diverso, ed è proprio lui ad avere il totale controllo del programma grazie a un tablet dal quale si scrollano le teche. Decide dove fermarsi, dove skippare, quando rimettere in play, e anche cosa dire, come commentare. È un po’ come due amici che sono in metro insieme, scrollano il telefonino e commentano.
Come ha scelto i compagni di viaggio?
Intanto ho scelto tutte persone con cui so che mi sarei divertito o che mi incuriosivano, con cui sapevo si sarebbe creato un clima caldo, da chiacchiera tra amici. Devo proprio dire che ogni puntata ha un sapore diverso.
Che rapporto ha con i ricordi, con ciò che siamo stati?
I ricordi ci fanno sentire vivi. A portarci indietro nel tempo ci sono gli odori, ci sono le canzoni, e poi c’è la televisione. I ricordi televisivi sono una cosa calda, una roba che ti dà malinconia ma anche di gioia, ti spinge a riprovare emozioni lontane. Penso alla prima volta che vidi “Indietro tutta” insieme a mio padre, che era un grande fan di Arbore e Frassica, fu un momento incredibile… vedevo quella cosa pazzesca. Quel programma mi fece conoscere un umorismo nuovo, totalmente folle, che adorai sin da piccolo. Quelle emozioni mi fecero venire voglia di fare questo mestiere.
“Techegram” parla ai giovani…
Abbiamo trasformato le teche in reel, le abbiamo “memizzate”, perché volevamo che arrivassero anche ai giovani, che sono abituati a scrollare dopo 30 secondi, che hanno una soglia dell’attenzione meno alta della nostra. E quindi speriamo che quelle cose bellissime, incredibili e dissacranti, della Tv tra gli anni Cinquanta e Novanta, entrino in contatto con loro. In quella Tv c’era voglia di sperimentare, di rompere gli schemi.
In un suo “Techegram” personale quali reel non possono mancare?
“Goldrake”, il primo cartone animato che vidi in televisione, come detto “Indietro tutta”, il varietà “Non stop”, dove vedevo Massimo Troisi, Carlo Verdone che si camuffava e faceva i personaggi, ma penso anche alle sigle dei “Fantastico”, quelle di Lorella Cuccarni, di Heather Parisi, con i ballerini, che ti rimanevano in testa, e poi un reel di Fiorello ce lo metto per certo, perché Fiore è nella storia della Tv.
Com’è cambiato nel tempo il suo rapporto da spettatore con la televisione?
Mia madre era disperata perché stavo sempre davanti alla televisione. Adesso che in Tv ci lavoro le dico che allora stavo studiando (ride). Ho questa scusa. Ero incuriosito da quello che succedeva lì dentro. Ero ammirato e stupito da quante cose si potessero fare dentro a quella scatola magica… che poi adesso non è più una scatola, ma è una specie di scatola appiattita, come le scatole dopo un trasloco… La guardo ancora, vorrei che tornasse a sperimentare, che inventasse cose nuove.
In questa stagione si è messo profondamente in gioco, che esperienza è stata quella della recitazione in una fiction nei panni di un personaggio nuovo, lontano dalla comicità…
Lino Guanciale, il regista Michele Soavi, tutti quelli sul set, mi hanno dato una mano a farmi scoprire le mie corde drammatiche e devo dire che è stato eccezionale. Il set è stato per tre mesi come una famiglia, ci sono ricordi che porterò con me fino alla fine dei miei giorni.
In futuro accetterebbe altri ruoli drammatici?
Mi piacerebbe molto, nella speranza di poter sempre lavorare in progetti in cui credo. Pensi che il primo a dirmi che dovevo fare l’attore drammatico è stato Fiorello. Mi diceva: “C’hai una tristezza negli occhi che…”. E alla fine, evidentemente, aveva ragione.
A proposito di “Pennicanza”, “Mattinanza”, “Sveglianza”… quest’anno tutto nasce dalla radio. Ancora una volta lei è al fianco del maestro Rosario Fiorello…
Lavorare con Fiore è prima di tutto un divertimento, perché ho la fortuna di essere con un amico. Tante volte io mi dimentico quasi che tutto ciò che lui fa diventa mediatico, che se ne parla dappertutto, che ha milioni di persone che lo ascoltano, che lo seguono. Me ne dimentico veramente (sorride). Stare con lui è una scuola continua, dopo avere imparato i ritmi televisivi ora imparo quelli radiofonici. La radio l’avevo fatta poco, quindi non ero assolutamente nella mia comfort zone.
Come vive la popolarità?
Ma non ci penso! Il mio scopo non è mai stato quello di diventare popolare o famoso, non mi è mai interessato. Mi dispiace quando sento i ragazzi che vogliono ballare, recitare, cantare, solo per raggiungere la fama. Come se il successo fosse uno scopo, un valore. Ecco, io penso che la fama sia una conseguenza che arriva quando tu hai voglia di fare delle cose belle, in cui credi con onestà, senza furbizia. La popolarità per me non è fine a se stessa, ma una conseguenza. Se la gente smettesse di riconoscermi per strada non avrei problemi. Ovviamente l’affetto, i complimenti e il feedback di chi ci segue fanno sempre tanto piacere. Il pubblico è un po’ il nostro capo ufficio, è lui a giudicare il nostro lavoro.
A proposito di complimenti, ce n’è uno che apprezza in modo particolare?
Quando una persona ti ringrazia per avergli regalato una risata, un’emozione, è impagabile.
TITOLO BOX:
GLI OSPITI DI TECHEGRAM
TESTO BOX:
Tra gli ospiti: TonyPitony, Andrea Delogu, Giulia Vecchio, Giovanni Scifoni, Riccardo Rossi, Edoardo Prati, Massimiliano Bruno, Ivana Lotito, Michela Andreozzi. E ancora Emanuela Cappello, Pierpaolo Spollon, Roberto Lipari, Francesca Fialdini, Francesco Pannofino, Nino Frassica e Max Mariola. “Techegram”, original della direzione Rai Contenuti Digitali e Transmediali, direttore Marcello Ciannamea e di Rai Teche, direttore Andrea Sassano, è un programma di Luca Rea e Fabrizio Biggio, regia di Davide Emmer.