Fabio Gallo

In viaggio tra comunità, tradizioni e natura

 

La domenica alle 12.20 su Rai 1 è tornata “Linea Verde”, con una nuova stagione dedicata al racconto dell’Italia più autentica. Il conduttore è alla guida del programma insieme a Peppone Calabrese e Margherita Granbassi

 

 

Come ha vissuto l’emozione di diventare uno dei volti di “Linea Verde”?

Una gioia grandissima. Non vedevo l’ora, perché in fondo ce l’eravamo quasi promesso dieci anni fa, con Peppone, che prima o poi avremmo fatto qualcosa insieme. Quando finalmente è arrivato il momento, l’ho vissuto con grande entusiasmo e riconoscenza.

 

Come è stato iniziare questo percorso al suo fianco?

È stato come incontrare un amico. Ci siamo conosciuti a una presentazione dei palinsesti, ci siamo scambiati subito i numeri, e da lì sono nati pranzi, cene, lunghe chiacchierate al telefono durante i viaggi di lavoro. Abbiamo condiviso tanto anche prima di lavorare insieme e questo rende il nostro rapporto molto vero e spontaneo.

 

Qual è l’aspetto del programma che sente più vicino alla sua sensibilità?

Il racconto delle comunità, delle tradizioni, dei paesaggi, sono tutti elementi fondamentali, ma quello che sento più vicino è il racconto delle storie. È il motivo per cui faccio questo lavoro da sempre. “Linea Verde” offre infinite possibilità di incontrare persone e vicende che ti arricchiscono, grazie a una squadra che lavora con passione e attenzione. Ogni territorio diventa lo spunto per dare voce a chi lo vive.

 

Che cosa può rendere speciale una comunità locale italiana?

Paradossalmente il fatto che non la conosciamo. Spesso pensiamo di sapere tutto del nostro Paese, ma in realtà ci fermiamo ai luoghi comuni o alle grandi città. Invece le comunità vere, quelle che custodiscono identità e tradizioni, restano nascoste. La bellezza sta proprio nello scoprirle, perché ogni incontro riserva sorprese ed emozioni che non avresti immaginato.

 

Le feste popolari sono molto presenti nelle vostre puntate. Quale valore trasmettono al pubblico?

Sono un’autostrada che collega passato e presente. Raccontano come si è formata una comunità e come si è trasformata negli anni. In televisione hanno un impatto forte, perché non sono solo tradizione, ma diventano emozione condivisa.

 

C’è una storia di agricoltori o artigiani che l’ha colpita in modo particolare?

Sì, è accaduto di recente a Erice, in Sicilia. Ho incontrato una donna poco più che cinquantenne che lavora ancora con il telaio tradizionale, tessendo tappeti tipici. Prima ancora di iniziare l’intervista, soltanto sedendosi al telaio, si è commossa. In quel momento ho capito quanto quel gesto fosse profondamente legato alla sua identità e alla memoria della comunità. Una singola storia, anche nata da un’emozione, ti permette di spiegare un mestiere, una tradizione, un luogo. È come una festa popolare: dentro c’è l’anima di chi la vive.

 

Come si è preparato a questo nuovo ruolo di narratore dell’Italia più autentica?

In realtà non c’è stata una preparazione particolare, perché è ciò che faccio da 15 anni. Ho portato semplicemente la mia esperienza e la mia sensibilità dentro “Linea Verde”, dopo aver già avuto la fortuna di lavorare con altri spin off del programma negli ultimi anni. Sono una persona molto precisa, a volte persino troppo. Sono noto per essere un “rompiballe” e cerco sempre di migliorare. Mi impegno a fondo in ogni dettaglio.

 

C’è un territorio che l’ha sorpresa particolarmente?

I borghi interni del Cilento. Hanno una bellezza autentica: costruzioni in pietra, richiami medievali, un patrimonio rispettato e vissuto con orgoglio dagli abitanti.

 

Il programma mette al centro anche il rapporto tra uomo e natura. Lei come vive questo legame nella vita di tutti i giorni?

Lo vivo costantemente. Credo che per raccontare la natura bisogna viverla davvero. Io, paradossalmente, già prima di condurre programmi legati al territorio passavo molto tempo all’aperto. Sono nato a Roma, ma appena posso scappo fuori città. Anche con le mie figlie, cerco di trasmettere questa abitudine: certo, ogni tanto vogliono andare al parco giochi o a una festa, ed è giusto così, ma appena posso le porto al mare in inverno o a fare una scampagnata. È un modo di vivere, più che un semplice interesse.

 

Che cosa spera resti al pubblico di una puntata di “Linea Verde”?

La curiosità. Oggi, rispetto al passato, nelle nuove generazioni vedo appiattimento, e mi dispiace. Vorrei che chi guarda “Linea Verde” si sorprendesse e avesse voglia di scoprire di più. Spero che resti anche la sensibilità con cui cerchiamo di trattare le persone e i temi che incontriamo. Perché alla fine il programma è fatto di incontri, di storie e di rispetto.