EMA STOKHOLMA – CAROLINA REY – MANOLA MOSHLEI

E adesso… missione Ariston
(ma sempre con il tacco)

 

Tre personalità diverse. Tre modi di vivere il palco. Una sola voce comune: quella del “PrimaFestival”. Dal Emma – Carolina – Manola: le “Charlie’s Angels” di Carlo Conti. Dal 21 al 28 febbraio alle 20.35 su Rai 1, RaiPlay e Rai Radio2

 

 

Partiamo dall’inizio: la chiamata di Carlo Conti. Cosa avete pensato quando vi ha proposto la conduzione?

Ema: “Glielo dico o non glielo dico che il PrimaFestival l’ho già fatto?” (ride). Mi hanno sempre detto che Sanremo è una di quelle cose che fai una volta nella vita, e invece no… allora non ho detto nulla e ho ringraziato Carlo con un: “Che figata, sono troppo felice”. Diciamo che ho fatto, come sempre, la gnorri. Devo dire che, essendo una grande fifona, sono contenta di aver già avuto questa esperienza, perché le seconde volte sono più facili da affrontare. Ora so cosa mi aspetta, so cos’è il gobbo (ride)… e già questo aiuta! E poi con me ci sono due ragazze che conosco benissimo: sarà tutto più easy.

Carolina: Io ero convinta di aver fatto una battuta di troppo. Ero ancora impegnata con “Sanremo Giovani” e, quando ho visto la chiamata di Carlo – che spesso, di fronte alle mie freddure, mi risponde che mi scambierebbe con una Carolina a caso – ho pensato: “Ecco, ho esagerato” (ride). Invece mi ha detto che voleva propormi il “PrimaFestival” e a me si è gelato il sangue. Ho chiuso la chiamata, tutto l’aplomb che avevo cercato di mantenere con Conti è sparito e ho iniziato a piangere e saltare per strada senza alcuna dignità (ride). Un sogno nel cassetto che non avrei mai immaginato potesse concretizzarsi, perché non capita tutti i giorni che i sogni si realizzino davvero.

Manola: Non me l’aspettavo davvero. Ci speravo, certo, ma tra il dire e il fare ce ne passa. Ricordo che ero a Napoli per vedere la concorrenza, la finale di “X Factor”, perché cerco sempre di tenermi aggiornata su tutte le tendenze musicali. Quando ho ricevuto la chiamata di Carlo – tra l’altro eravamo ancora nel vivo di “Sanremo Giovani”, a ridosso della finale – ho risposto dicendo: “Dove ho sbagliato?” (ride). Di tutta risposta Carlo mi ha chiesto se avessi qualcosa da fare dal 21 al 28 febbraio… Sono impazzita di gioia. Credo che sia un gol importantissimo nella carriera, una bellissima occasione, un punto di svolta. Ne ho avuti tanti nella mia vita professionale, che hanno sempre preceduto un cambiamento importante. Mi auguro che sia così anche questa volta.

Con chi avete condiviso per prime questa emozione?

Ema: Con la mia agenzia, prima di tutto, perché mi piace troppo condividere le belle cose con chi lavora con me. Il lavoro per me è sempre una cosa di squadra. Prima ancora degli amici, volevo condividere la notizia con chi lavora con me ogni giorno.

Carolina: Con la mia famiglia. Anzi, ho fatto uno scherzo a mia madre dicendole che mi sposavo! Poi ho urlato al telefono: “Mi ha chiamato Carlo!”. Sono giorni che piango, ma di felicità. Abbiamo festeggiato tutti insieme a cena la sera stessa, perché le belle notizie sono davvero belle se puoi condividerle con le persone a cui tieni. La mia migliore amica, per esempio, mi ha preparato una scatola a forma di cuore con dentro tutti i regalini portafortuna e un kit di sopravvivenza per Sanremo. E anche lì ho pianto come una fontana…

Manola: Con mio padre. Mia madre non c’è più da qualche anno, ma è sempre stata quella che ha creduto nel mio fuoco creativo. Ha “istruito” bene mio padre, rassicurandolo e dicendogli sempre che fossi una piccola fiamma sotto una montagna di cenere: “Una volta che la sposti, è fatta”. Lui, che per me avrebbe voluto il posto fisso e vedeva nella mia quasi laurea in giurisprudenza la possibilità di una occupazione più sicura, oggi è il mio primo sostenitore. Poi ho chiamato tutti: la mia compagna, la sua famiglia… e ho iniziato a pensare ai professionisti che potranno affiancarmi in questo periodo.

Carlo vi ha definite le sue “Charlie’s Angels”. Che effetto vi fa?

Ema: Io sarei una spia bravissima, lo dico. Riesco a capire le cose dai piccoli dettagli! Non ho visto né la serie né il film, ma l’idea di giocare con tre personalità diverse mi diverte molto.

Carolina: Io avevo in mente il film con Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu; Carlo invece il telefilm. Quando gliel’ho fatto notare mi ha detto: “Mi stai dando del vecchio?”. Alla fine, qualunque fonte di ispirazione va bene. Lui è assolutamente convinto di questo ruolo e quando ce l’ha raccontato mi sono immaginata con la tutina di latex a fare la spia in giro per Sanremo. È un gioco divertente, un filo conduttore per raccontare il Festival in modo diverso.

Manola: Carlo è un professionista generoso, incredibile. Non ce ne sono tanti così in giro e mi dispiace leggere commenti negativi dei classici leoni da tastiera che giudicano senza conoscere il suo lavoro. Non sanno quanto sia importante per lui, quanto sia bravo in quello che fa. È stato lui, qualche anno fa, dopo avermi vista all’opera all’Arena di Verona mentre intervistavo alcuni cantanti italiani, a scrivermi subito offrendomi una grande opportunità lavorativa. Ha intuizioni geniali, ti cuce addosso un ruolo studiato solo per te. Sembra sempre amichevole, un po’ guascone, ma in realtà ti sta osservando, cerca di metterti in luce il più possibile. Guarda che ha combinato con me, Emma e Carolina. Per alcuni può sembrare ridondante – la bionda, la mora, la castana, ma secondo me l’ha fatto solo per farsi chiamare Charlie… Nel nostro gruppo WhatsApp siamo le “Carlo’s Angels”. Tutto torna.

Che valore ha per voi il lavoro di squadra?

Ema: È la parte che preferisco del lavoro. Amo la mia solitudine nella vita privata, ma al lavoro voglio confronto, discussione, scambio. Con Gino Castaldo in radio ci confrontiamo spesso, non solo sulla musica. Sono certa che con le ragazze ci troveremo bene: siamo abituate a stare insieme e, soprattutto, ci rispettiamo.

Carolina: Se funziona la squadra, funzioniamo tutte. Ho sempre lavorato in gruppo, pensando che non sia importante quanto dici, ma quello che hai da dire. Sarà stimolante lavorare insieme, supportarci e darci forza a vicenda.

Manola: Fondamentale. Per me è meglio che lavorare in solitaria. Se funziona una squadra, se funzionano le menti messe a confronto, si crea qualcosa di indistruttibile. Mi piace che il merito sia condiviso. È bello quando tra donne c’è collaborazione e solidarietà, come nel nostro caso: è tutto di guadagnato.

Provate a definirvi…

Ema: Sia Carolina che Manola sono persone realizzate. Potrei definirle entrambe donne “forti, toste, indipendenti”.

Carolina: Manola è forza, Ema creatività istintiva.

Manola: Carolina è una persona molto dolce, accomodante e accogliente: viene voglia di aprirsi con lei. Ema la amo, è come una sorella ormai. È una persona senza mezzi termini, una leonessa di cui ti puoi fidare al cento per cento.

In cosa siete diverse e in cosa vi assomigliate?

Ema: Abbiamo umorismi diversi. Io faccio battute che fanno ridere solo me (ride). Però condividiamo dedizione e rispetto. Io sono più diretta, Carolina più “patatona”, Manola ha un umorismo più inglese. Ci accomunano il tipo di carriera, la dedizione al lavoro, la passione per la radio. Tra l’altro abbiamo scoperto l’altro giorno che andiamo in onda tutte e tre alla stessa ora.

Carolina: Siamo diverse, abbiamo tre personalità forti, ma condividiamo il rispetto per il lavoro e per il percorso fatto. Abbiamo fatto gavetta, mattoncino dopo mattoncino, e questo ci unisce. Io magari butto tutto in caciara, Ema ha l’estro creativo, Manola è pragmatica. Ci compensiamo.

Manola: Secondo me ci somigliamo molto nell’approccio al lavoro: siamo metodiche, strutturate, precise, difficilmente in ritardo, e non è scontato. Sarà semplice condividere questa esperienza perché abbiamo grande rispetto l’una dell’altra. Siamo invece molto diverse nell’approccio quotidiano: io sono la più organizzata, loro a volte più “tra le nuvole”. Sono molto pragmatica, concreta, con i piedi per terra. Ho tutti gli orari segnati e le indicazioni precise delle cose da fare. Eppure, pur ricevendo tutte le stesse comunicazioni, mi arrivano sempre messaggi del tipo: “A che ora dobbiamo andare oggi?” (ride).

Arrivate tutte dall’esperienza nella commissione musicale di “Sanremo Giovani”. Quanto vi ha preparato a questo ruolo?

Ema: In quell’occasione penso solo ai giovani, non mi concentro su altro. Sono molto focalizzata sulla musica e sul dare ai ragazzi il consiglio giusto o una critica costruttiva. Forse questa esperienza ci ha aiutato a conoscerci meglio, a confrontarci sulle questioni musicali, anche se abbiamo gusti estremamente diversi.

Manola: Sono due cose molto diverse. Fare la “commissaria” a Sanremo Giovani è stata una grande e bellissima responsabilità, che rifarei mille volte, ma è stato anche molto complicato a livello emotivo. In fin dei conti avevi in mano il potenziale futuro di qualcuno, il loro sogno. Dire no non è mai facile. Il “PrimaFestival”, invece, sarà una responsabilità diversa: anche se c’è un gruppo di lavoro dietro, ci metto la faccia e mi sottopongo al giudizio.

Carolina: In realtà credo che la preparazione per il “PrimaFestival” venga da altre esperienze, perché il percorso nella Commissione di “Sanremo Giovani” comportava l’enorme responsabilità di giudicare dei ragazzi e la loro arte, decidendo – nel bene e nel male – il destino di una canzone. Sicuramente mi ha aiutato a comprendere meglio la grande macchina di Sanremo e la sua complessa organizzazione.

Il backstage è il cuore del “PrimaFestival”. Cosa vi incuriosisce di più?

Ema: La parte più bella sono le prove, che negli ultimi anni hanno attirato sempre di più l’attenzione dei giornalisti: ormai sembrano quasi una serata di Festival. In quel momento ti senti una privilegiata, perché mentre tutta l’Italia aspetta le serate di Sanremo, noi siamo lì a vivere tutto dal vivo. È un privilegio.

Carolina: L’aspetto più emotivo e autentico degli artisti. Il pubblico vede la performance impeccabile, sembrano tutti sicuri e concentrati, ma prima di salire sul palco c’è paura, insicurezza, verità. Andare a curiosare alle prove, raccogliere le emozioni del momento, osservare il rovescio della medaglia è affascinante.

Manola: Da radiofonica è inevitabile vivere più il backstage rispetto a ciò che avviene on stage. Siamo abituate a raccontare il dietro le quinte, a intervistare l’artista prima che si esibisca o subito dopo. Ma non mi era mai capitato al Festival di Sanremo. Il backstage dell’Ariston è una grande novità. Siamo pronte a raccontare tutto quello che a casa non arriva: il lavorio frenetico di questa macchina. Porteremo alla luce tutto il possibile, anche i camerini meno sfavillanti (ride).

Un tris di donne al “PrimaFestival”, Laura Pausini alla conduzione con Carlo Conti…

Ema: È sempre stato il momento delle donne, solo che spesso non è stato valorizzato nel modo corretto. Per presenza o per mancanza, si è sempre discusso del potere femminile. Carlo Conti non ragiona in questi termini: chiama a lavorare le persone in base alle competenze. Però è bello vedere che, andando avanti nel tempo, c’è sempre più parità numerica. Le donne, nonostante tutto quello che devono affrontare, alla fine spaccano.

Carolina: Sono stata felicissima per Laura Pausini, perché il primo regalo che ho chiesto ai miei genitori è stato il Canta Tu, che negli anni ’90 andava fortissimo con il disco de “La solitudine”. Credo di aver fatto fischiare le orecchie a tutti i parenti (ride). Vederla sul palco di Sanremo per me è un cerchio che si chiude, anche a livello di passioni musicali. Penso che ci siano sempre più donne forti nel mondo della musica ed è giusto che abbiano sempre più spazio. E una persona così generosa e attenta nel dare il giusto riconoscimento alle professioniste non poteva che essere Carlo Conti.

Manola: Sarebbe bello che la presenza di tante donne al Festival, e non solo, non facesse più notizia. Anche in questo Carlo si è rivelato per quello che è: un fan delle donne. Durante le selezioni di Sanremo Giovani ci diceva di non lasciare indietro le ragazze, perché ha ben chiara la percezione di quanto sia difficile per noi ottenere certe posizioni e credibilità. Non sono per niente sorpresa delle sue scelte.

Il vostro primo ricordo del Festival?

Emma: Elisa con “Luce”. Ero in Italia da pochissimo. L’ho vista poi al Primo Maggio e ho rivissuto quel momento pensando a Sanremo.

Carolina: Ho sempre guardato il Festival a casa e, soprattutto da quando vivo da sola, in compagnia di un gruppo d’ascolto con pizze e foglietti su cui annotare le classifiche personali. Da piccola lo guardavo con mia mamma, che è una cantante lirica e non ha mai apprezzato molto la musica leggera. Andava così: io amavo quella musica, lei la criticava (ride). Ora è rimasto tutto invariato, solo che adesso io ci sono dentro e lei critica pure me.

Manola: Sono cresciuta con mia nonna, perché i miei genitori mi hanno avuta molto giovani e hanno iniziato a lavorare subito, lasciandomi spesso da lei (ride). Abitavamo nello stesso palazzo: era tutto molto semplice, tranne il fatto che a casa sua giravano dieci nipoti, dall’adolescente di sedici anni fino a me, che ero uno scricciolo. I primi Sanremo che ricordo sono quelli di Pippo Baudo e duravano un’eternità, ma per noi quei cinque giorni insieme erano sacri. All’inizio non mi interessava molto, eppure guai a guardare altro: a un certo punto ho iniziato ad amarlo. È diventata una tradizione che mi ha sempre legata a lei. Il primo ricordo musicale forte è la vittoria di Laura Pausini nel ’93: quella canzone mi ha fatto impazzire, era la cosa più figa che fosse successa in Italia in quel momento.

Se poteste cantare una canzone di Sanremo?

Ema: “Se questa è l’ultima canzone e poi la luna esploderà…” (canta a squarciagola). Ha un ritornello pazzesco anche per noi stonati. È un invito a sfogarsi: in quel momento nessuno ti giudica.

Carolina: “L’essenziale” di Marco Mengoni. Una delle più belle canzoni del Festival, che ho cantato mille volte in macchina.

Manola: “Chiamami ancora amore” di Vecchioni. Mi emoziona, così come il ricordo di lui sul palco dell’Ariston con le braccia aperte, mentre si riprendeva quella luce che per un periodo non gli era stata riconosciuta. E poi torna, vince Sanremo e si apre all’Ariston.

Diretta TV: paura o adrenalina?

Ema: Paura.
Carolina: Adrenalina.
Manola: Adrenalina pura.

Ariston: tacco o sneaker?

Ema: All’Ariston si corre con il tacco, sempre. Anche a costo di sembrare un fenicottero.

Carolina: Tacco altissimo, così ad Emma posso arrivare un po’ più su del seno.

Manola: Tacco. Anche se il ginocchio che mi sono rotta l’anno scorso protesta.

Avete già pensato alla prima frase dopo il TG1?

Ema: Forse “Buonasera amici”. Ma prima recupero “Charlie’s Angels”, il film o il telefilm, così con gli autori capiremo quanto giocare, almeno per l’apertura, su questo tema.

Carolina: Mi preparo, ma poi mi affido all’emozione del momento. Voglio essere autentica. In questo momento ho idee un po’ vaghe e confuse, ma aspetto di vivere quell’attimo così come sarà.

Manola: Sicuramente mi presenterò. Chi fa radio ha l’abitudine di contestualizzare. Ma poi improvviserò.