ELISA DI EUSANIO
Istinto e verità
Dalla nuova serie ambientata sull’Appennino al lavoro con i giovani attori, l’attrice amatissima di “Doc” racconta un percorso fatto di libertà, disciplina e continua ricerca interiore: «Se non sei a fuoco come essere umano, non sarai a fuoco come artista»
TESTO
Che avventura è stata sull’Appennino insieme allo “sbirro” Vasco Benassi?
È stata un’esperienza incredibile, credo di non aver mai riso così tanto su un set. Claudio è davvero irresistibile, una scoperta umana oltre che artistica. Ogni scena diventava quasi un’impresa per noi “seri”, perché l’atmosfera era sempre piena di leggerezza. Si è creato un gruppo talmente affiatato che sembrava davvero una vacanza tra colleghi che si volevano bene. Abbiamo poi ricevuto un’accoglienza straordinaria da parte della gente del posto, è stato tutto all’insegna del divertimento.
Chi è Gaetana e cosa rappresenta per lei questo personaggio?
Gaetana è la cugina di Vasco, un’ispettrice di polizia profondamente legata al territorio, molto radicata nella realtà che la circonda. È una donna autentica, pratica, diretta, concreta, che si divide tra il lavoro in commissariato e la gestione del bar di famiglia, famoso per i suoi tortellini. Ama profondamente la sua famiglia, soprattutto il figlio – Macchio, interpretato in maniera perfetta dal bravissimo Jacopo Dei -, con cui ha un rapporto complesso.
Sul set tanti giovani attori: cosa rivede in loro rispetto ai suoi inizi?
Mi fanno una tenerezza incredibile. Oggi li vedo molto più centrati rispetto a come ero io alla loro età. Io ero confusa, incerta, mentre loro hanno spesso idee molto chiare. È bello accompagnarli anche nel percorso formativo, di cui mi occupo spesso quando non recito. Quando li incontro nei laboratori, nei workshop, magari arrivano con alcune domande, ma poi scoprono che le domande più importanti devono farsele da soli.
Cosa ha significato per lei confrontarsi con un cast “importante”?
È una grande occasione di crescita. Il confronto con attori di livello ti stimola a dare sempre il meglio e ti arricchisce continuamente. Quella di “Uno sbirro in Appennino” è stata un’esperienza molto formativa, anche perché, questa volta, sono entrata in questo progetto “dalla porta principale”, con un ruolo già forte.
Quanto c’è di lei in Gaetana?
Sicuramente la praticità e la schiettezza. Anche io sono una persona diretta, che va dritta al punto senza troppi filtri. In questo ci somigliamo molto.
Cosa spera arrivi al pubblico da questa storia?
Spero che arrivi l’energia che abbiamo vissuto sul set. C’era un’unione molto forte, un clima positivo e luminoso. Credo che quando un progetto nasce così, qualcosa arrivi sempre anche a chi guarda, poi è una serie ricca di elementi diversi, capace di parlare a tanti.
Nel suo lavoro di formazione, cosa chiedono oggi i giovani attori?
Spesso arrivano con il desiderio di diventare famosi, ma poi scoprono che il percorso è molto più profondo. Noi li aiutiamo a capire cosa vogliono davvero. Essere artisti significa scavare dentro se stessi: se non sei a fuoco come persona, non puoi esserlo nemmeno come attore.
Le regole aiutano o limitano un artista?
Le regole sono fondamentali, bisogna conoscerle perfettamente, ma proprio per questo, a un certo punto, vanno anche superate per difendere la propria unicità. Le personalità più interessanti sono spesso quelle meno “educate”, ma in senso costruttivo.
Con l’esperienza, l’emozione sul palco cambia?
Peggiora (ride)! Ho acquisito controllo, ma sento ancora più responsabilità verso il pubblico. Non riuscirò mai a entrare in scena con leggerezza, ogni volta è come ricominciare, con una grande tensione emotiva.
Ha ricevuto dei “no” importanti nella sua carriera?
Sì, uno in particolare molto recente. Ero arrivata in finale per un ruolo importante in un film significativo, e non essere scelta mi ha fatto male. Però è stato anche costruttivo, perché ho capito che stavo andando nella direzione giusta e che certe decisioni non dipendono solo da te. Inoltre, da quel momento sono arrivate altre opportunità importanti. I “no” vanno capiti e metabolizzati.
Come costruisce un personaggio?
All’inizio lo osservo da fuori, lo immagino, gli associo immagini e musiche. Poi arriva il confronto con il regista e si trova un punto comune e, a quel punto, lascio spazio all’istinto: sul set il personaggio prende vita davvero, cambia, cresce. È fondamentale restare aperti e non irrigidirsi su idee preconcette.
Riesce mai a “staccare” dal lavoro?
È difficile, la mente creativa lavora sempre, però sto imparando a fermarmi, soprattutto grazie ai miei cani. Con loro ho riscoperto il valore del presente, dell’ozio, della semplicità. È una forma di equilibrio molto importante per me.
Cosa può dirci del suo futuro prossimo?
Posso dire che ci saranno nuovi progetti, ma alcuni non sono ancora annunciabili. Posso anticipare che ci sarà una nuova serie e continuerò a portare in giro “Club 27”, uno spettacolo a cui tengo moltissimo, dedicato a grandi artisti come Janis Joplin, Amy Winehouse, Jim Morrison, Jimi Hendrix e Robert Johnson. È un progetto molto personale, che intreccia le loro storie con la mia.
Chi è Elisa fuori dal lavoro?
Una persona in divenire, come tutti. So cosa mi fa bene e cosa no, e cerco di prendermi cura del mio tempo e delle relazioni. Sono selettiva, amo la tranquillità, gli affetti veri. Non mi interessa apparire: preferisco una vita più autentica, lontana dal rumore.
Che ruolo hanno oggi gli artisti nella società?
Credo che possano ancora avere un ruolo importante. Gli artisti sono un ponte con il pubblico e possono contribuire al cambiamento. Esporsi è un rischio, ma a volte necessario. Viviamo un momento difficile, ma proprio da questi momenti può nascere qualcosa di nuovo. Io spero che ci siano sempre più voci coraggiose.