CRISTIANA CAPOTONDI E LUCIA MASCINO
Vivaci, sanguigne, vitali, come la Romagna
La vita insegna a non adagiarsi mai, ma non fornisce istruzioni su come ricostruirsi. In che modo queste due donne si scopriranno resilienti?
CAPOTONDI: Marta è una donna a cui, improvvisamente, esplode la bolla della perfezione: una vita costruita e vissuta all’oscuro di molte verità. La sua resilienza e la sua trasformazione nascono proprio da questa necessità: scoprire la verità. È un percorso che la spinge a compiere una scelta folle — intraprendere un viaggio, un’avventura, coinvolgere la figlia e la suocera — fino ad approdare da Susanna.
MASCINO: Susanna ha cresciuto una figlia da sola, con qualche aiuto dal padre e dal fratello. Quando Marta entra nella sua vita, la vediamo barcamenarsi tra difficoltà economiche, il lavoro e la gestione della casa, senza smettere di occuparsi di una figlia quasi diciottenne che cresce in fretta. Si trova in un momento di grande crisi: ha rinunciato a molto, e non sappiamo cosa avrebbe potuto fare se la vita avesse preso una direzione diversa. L’incontro con Marta rappresenta per entrambe una nuova partenza, un’occasione per rimettersi in gioco.
La vicenda è ambientata in due mondi molto diversi: Milano e la riviera romagnola. Cosa rappresentano simbolicamente queste due ambientazioni?
CAPOTONDI: Per Marta, Milano è la città in cui non ha trovato la forza di esprimere il suo talento, perché ha scelto di essere prima di tutto moglie e madre. La Romagna, invece, la risveglia: è una terra meravigliosa, baciata dal mare, abitata da persone che buttano il cuore oltre l’ostacolo. Questo viaggio verso la Romagna è, in realtà, un viaggio dentro se stessa.
MASCINO: La Romagna viene raccontata come un luogo sanguigno, e lo è davvero, al di là della serie. È un posto che ti fa venir voglia di viverci subito. Marco Martinelli, fondatore del Teatro delle Albe, diceva: “È l’unico luogo che ha la radice nel mantello della terra unita all’Africa”. È una terra calda, vitale, vivace. Noi la rappresentiamo attraverso una comunità allegra e solidale che ruota attorno alla vita di Susanna: un luogo di provincia dove ci si sente liberi di essere anche un po’ strani.
L’inizio della storia…
Marta Rampini ha una vita perfetta: una bellissima casa a Milano, una figlia adolescente, Greta, e un marito, Enrico Rampini, che sembrano usciti da un libro delle fiabe. Tutto cambia quando Enrico improvvisamente scompare senza lasciare spiegazioni. Marta, insieme a Greta e alla suocera Rosa, parte alla volta di Marina di Romagna: un paesino della Riviera dove potrebbe esserci un indizio sul guaio in cui si è cacciato suo marito. Un guasto all’auto costringe Marta e la sua famiglia a fermarsi in una stazione di servizio particolare, che comprende anche un’officina, una piadineria e una pensione. La Rotonda – questo il nome del posto – è il regno di Susanna Niccolai. Ma accanto a lei c’è un colorito gruppo di familiari e amici: il padre Giovanni, detto Giovà, la figlia Asia, la cuoca Ornella, suo figlio Ahmed. C’è anche il fratello di Susanna, Giacomo, che è maresciallo dei Carabinieri. Il guasto alla macchina costringe Marta a prendere delle stanze nella pensione. Mentre la suocera Rosa fa amicizia con Giovà e la figlia Greta cerca di farla con Asia, Marta si avvicina a Susanna, una donna molto diversa da lei ma con cui, dopo un brusco impatto iniziale, sembra esserci una buona chimica. Bloccata lì, Marta decide di iniziare le sue indagini e per farlo cerca l’aiuto dell’affascinante Carabiniere Giacomo.
Il cast, la forza della serie
Il regista, Giacomo Campiotti, racconta…
«Ho accettato con piacere di lavorare a questo progetto perché i temi “nascosti” in questa divertente commedia mi sono subito sembrati interessanti. Marta (Cristiana Capotondi) è una donna a cui, improvvisamente ed inaspettatamente, crolla il mondo addosso. Decide di reagire, e per scoprire cosa le sia realmente successo, inizia un’indagine che la porta lontano da Milano. Ha perso tutto, ma si mette in gioco in modo originale, con una leggerezza molto “femminile”, aperta al nuovo. E il “nuovo” le si presenta appena approda in una piccola comunità che vive attorno a una stazione di servizio/bar/piadineria di Marina di Romagna. È una specie di famiglia allargata, allegra e un po’ sgangherata, in cui si affronta la vita con vitalità e una schiettezza ruvida ma sincera… esattamente l’opposto della vita patinata di Marta, che sembrava perfetta ma si è invece rivelata basata su relazioni false e superficiali. Marta viaggia con la figlia Greta (Nicky Passerella), un’adolescente viziata e molto social, e la suocera Rosa (Valeria Fabrizi), un’anziana signora molto borghese, un po’ persa ma vitale e imprevedibile. Quando arriva in questo nuovo mondo la serie si “apre” insieme a lei, dando vita a un racconto corale. Con Marta scopriamo i nuovi personaggi, un’umanità ricca e variegata, e non solo per le fasce di età. Ho cercato di dare una certa verità e profondità a tutti questi personaggi, ognuno raccontato nel mezzo di un percorso autentico di trasformazione, grande o piccolo. Centrale è il personaggio di Susanna (Lucia Mascino), diffidente, pessimista, un po’ disillusa. Una mamma single in crisi economica. Sua figlia Asia (Emma Benini) è un’adolescente introversa che sogna di diventare una scienziata, Giacomo (Eugenio Franceschini), il fratello di Susanna, si è appena separato, Giovà (Andrea Roncato), il loro padre, è un ex “plaboy romagnolo” che deve affrontare la vecchiaia. Con loro c’è Ornella (Valentina Ruggeri), “la regina della piadina”, che in teoria è solamente una dipendente, ma in realtà divide con loro tutte le gioie e i problemi. Anche lei ha un figlio adolescente, Ahmed (Omar Diagne), che piace molto alle ragazze, compresa Asia. Con l’arrivo delle “milanesi”, le loro storie si sfiorano, si intrecciano, e dalle diffidenze iniziali nascono delle amicizie: Marta con Susanna, e con Giacomo, Greta con Asia, Rosa con Giovanni. Giorno dopo giorno, le relazioni si fanno più profonde, anche se vengono messe a dura prova da avvenimenti clamorosi. Ho cercato di raccontare questi personaggi, arricchendo le sceneggiature con affetto, senza giudizio, trovando in ognuno di essi un momento di verità e di profonda umanità, per dimostrare che esiste la possibilità di vivere delle relazioni sincere, pulite, solidali e gioiose, anche in mezzo al turbinio di avvenimenti complicati. Siamo stati un gruppo di lavoro straordinario, abbiamo lavorato molto seriamente e con fatica: gli attori hanno resistito, davvero eroicamente, nei loro abiti estivi durante le riprese invernali. Ma ci siamo anche molto divertiti, e fino ad oggi il gruppo non si è ancora sciolto! La forza di questa serie è, infatti, proprio il cast, a partire da Cristiana Capotondi, con cui avevo già lavorato altre due volte in passato. Insieme abbiamo cercato di rendere credibile il viaggio di Marta: una borghese, freddina e anche un po’ viziata, che si trasforma in donna intraprendente, pratica, capace di creare relazioni profonde. Abbiamo giocato sulla sua iniziale leggerezza, a due spanne dalla realtà: un’apparente debolezza che diventerà la sua forza, in un’evoluzione sorprendente. Cristiana ha dato vita ad un personaggio così autentico, che tutti vorremmo avere Marta come amica. La sua trasformazione, come avviene nella vita, è contagiosa, per quelli che le stanno accanto., iniziando da Susanna, a cui Lucia Mascino (siamo alla terza serie insieme!) ha donato verità e una struggente fragilità che cerca di nascondere dietro a una dura scorza. Marta e Susanna si scoprono come due universi opposti ma complementari, e fondano un rapporto di autentica “sorellanza” (aiutate anche dalla grande sintonia che si è creata sul set proprio tra le due interpreti). Ho avuto l’onore di lavorare con due grandi, intramontabili star, Valeria Fabrizi e Andrea Roncato, i più “giovani” del cast per entusiasmo e apertura, pronti a seguirmi nell’arricchire e approfondire i loro personaggi in una linea di commedia agrodolce. Insieme abbiamo riso e ci siamo commossi. Con Emma Benini sono al terzo progetto, e per me è una certezza. Con Emma, Nicky Passarella e Omar Diagne ho lavorato cercando prima di tutto di mantenere la loro naturalezza e di utilizzare la loro naturale simpatia. I tre ragazzi assomigliano davvero ai loro personaggi e Nicky, come Greta, nasconde la sua profondità e sensibilità. Con Eugenio Franceschini abbiamo creato un bel personaggio maschile, forte senza paura di essere sensibile. Lascia il segno. Come la simpatica Valentina Ruggeri, con cui è stato un piacere lavorare per il suo grande talento e la simpatia. Intorno a loro si muove un intero cast di caratteri caldi e brillanti che aiutano a creare il nostro mondo intorno alla “Rotonda”. Voglio ringraziare la Rai e la Stand by me per la fiducia e il sostegno in questa bella sfida, e vorrei ricordare i miei grandi collaboratori del cast tecnico, che hanno regalato a questo film molto di più che la loro pur grande professionalità: il direttore della fotografia, Stefano Ricciotti, Davide Miele (montaggio), Enrico Serafini per la scenografia, Enrica Biscossi e Angela Capuano per i costumi e Carmine Padula per le musiche originali.»