La storia della squadra di basket Juvecaserta, la prima e unica ad aver portato uno scudetto nel Sud. Il 21, 24 e 25 agosto, alle 22 circa su Rai 2
La bella favola della Juvecaserta, la prima squadra di basket del sud
Italia che, battendo la superfavorita Olimpia Milano, ha vinto lo scudetto di
basket nella stagione 1990-91. E’ la storia raccontata nella docuserie
“Scugnizzi per sempre” in onda in tre serate, il 21, 24 e 25 agosto, alle 22
circa su Rai 2. La serie ha un valore sportivo, ma anche umano e sociale e di
fatto viene proposta anche per fare da traino alla Nazionale italiana che,
proprio dal 25 agosto, disputerà i mondiali di pallacanestro.
Nata da un’idea del produttore Attilio De Razza e del regista-autore Gianni
Costantino, prodotta da Tramp Ltd in collaborazione con Rai Documentari,
“Scugnizzi per sempre” ripercorre le varie tappe sportive e umane della squadra
di ragazzi guidata da Nando Gentile ed Enzo Esposito, due tra i migliori
giocatori di quegli anni. La loro storia è la storia dell’intera comunità
casertana, identificata in quella squadra, simbolo del riscatto del Sud contro
il Nord, che resta ancora oggi l’unica ad aver portato uno scudetto in
Meridione. Sentimenti autentici, forti, contrastanti e sicuramente indimenticabili
nonostante sia trascorso molto tempo da quell’impresa “epica”.
Il racconto si snoda mischiando la fiction ad immagini di repertorio,
interviste agli “scugnizzi” di allora e ad esponenti del mondo che ruotava
intorno alla Juvecaserta, agli avversari affrontati sul parquet, tra cui i
giganti dell’Olimpia Milano, ai giornalisti e telecronisti che negli anni Ottanta-Novanta
narrarono le vicende del basket italiano e casertano. Tra gli altri
intervistati, Dan Peterson, Antonello Riva, Dino Meneghin, Roberto Brunamonti e
il brasiliano Oscar.
Quattro film italiani e
uno internazionale nel Concorso principale e tante altre opere nelle varie
sezioni per una presenza massiccia che testimonia la grande qualità della produzione
del Servizio pubblico. Ad aprire la rassegna mercoledì 30 agosto “Il
Comandante” di Edoardo De Angelis
Rai Cinema partecipa all’80ª
Mostra del Cinema di Venezia con quattro film italiani nel Concorso principale,
tra i quali il film di apertura. E con una grande varietà di opere che ha
contribuito a produrre tra film, film documentari, e cortometraggi, alcune
delle quali saranno distribuite in sala da 01 Distribution. In totale più di 25
titoli, tra la Selezione ufficiale e la Settimana della Critica. I quattro film
italiani in Concorso sono: “Comandante” di Edoardo De Angelis, che inaugurerà
il Festival, “Finalmente L’alba” di Saverio Costanzo,” Lubo” di Giorgio Diritti
e “Io Capitano” di Matteo Garrone che usciranno tutti in sala con 01
Distribution. «Rai Cinema è presente per la prima volta nella sua storia con
quattro film italiani e uno internazionale nel Concorso principale e altri
quattro Fuori concorso – afferma Paolo Del Brocco, amministratore delegato di
Rai Cinema –. Si tratta della presenza più rilevante della nostra
partecipazione al Festival, una selezione che riconosce la grande qualità della
produzione del Servizio pubblico nella diversità delle proposte. Opere molto
attese, che mettono al centro storie forti di autori di grande personalità,
tutte di respiro internazionale e con le caratteristiche ideali per poter
arrivare al cuore del pubblico. Opere che rispecchiano, tutte, le molteplici
sfaccettature della creatività degli artisti e della diversificazione delle
proposte dei produttori con i quali lavoriamo. Per riflettere ancora sui temi
del dibattito attuale, sono convinto che la creatività e il lavoro dell’uomo
rappresentino due punti fondamentali nella tutela della qualità e del suo
specifico culturale che oggi, più che mai, siamo tenuti a preservare e
rispettare. Tornando ai film in gara, abbiamo l’onore di accompagnare uno dei
maggiori rappresentanti del cinema americano, Michael Mann, che presenterà il
suo ultimo attesissimo film, “Ferrari”, con Adam Driver e Penélope Cruz. 01
Distribution distribuirà il film al cinema in Italia. È un grande piacere
inoltre poter presentare di nuovo alla Mostra di Venezia l’opera di un regista
visionario come Roman Polanski, “The Place”, anche questo tra i titoli di
prossima uscita con 01 Distribution. Con questo film, che sarà presentato Fuori
concorso, abbiamo replicato la partnership produttiva con Roman Polanski ed
Èliseo entertainment, come già per il precedente “L’ufficiale e la spia”. Tra i
titoli da segnalare Fuori concorso, “L’ordine del tempo”, l’ultimo lavoro di
Liliana Cavani, la regista che ha condiviso una lunga e fortunata storia con la
Rai, e che quest’anno riceverà il Leone d’Oro alla carriera. E “The Penitent”,
di Luca Barbareschi, nell’adattamento cinematografico dal testo del drammaturgo
Premio Pulitzer David Mamet, interpretato dallo stesso regista e da Catherine
McCormack, Adam James e Adrian Lester».
Sempre nella Selezione ufficiale della Mostra,
Rai Cinema partecipa con quattro titoli nella sezione Orizzonti, tra cui
l’esordio alla regia di Micaela Ramazzotti, “Felicità”, di cui l’attrice è
anche interprete al fianco di Max Tortora, Anna Galiena, Matteo Olivetti e
Sergio Rubini. E infine, come Evento speciale il cortometraggio “A voce nuda”
di Mattia Lobosco con Ginevra Francesconi, Andrea Delogu e Mattia Belardi, nome
d’arte del rapper italiano Mr Rain. Il corto è vincitore del contest “La realtà
che non esiste”, progetto nato con l’intento di indagare le minacce, le
opportunità e i problemi sociali legati al mondo del digitale. Tema di
quest’anno il “Sextortion”, estorsione e ricatto a sfondo sessuale attraverso i
social network e la Rete.
In prima e in seconda serata o nel daytime, i documentari si confermano uno dei punti di forza della programmazione sui canali tradizionali e su RaiPlay. Tra i titoli più attesi “Lucio per amico. Mogol racconta Battisti” (Rai 1), “Broken dream. Luca Attanasio”, “Enzo Tortora. Ho voglia di immaginarmi altrove” (Rai 3) e “Via Poma. Un mistero italiano” (Rai 2)
Anche con la stagione 2022-2023 Rai
Documentari si conferma protagonista della prima serata su tutte e tre le reti
generaliste con un’offerta che si declina attraverso diversi generi di
racconto. A Rai 1è destinato un progetto che ricorda Lucio Battisti
attraverso la preziosa testimonianza dell’amico Mogol, e un documentario
dedicato a Claudio Cecchetto, a cui si deve la scoperta di molti dei principali
talenti televisivi e musicali del panorama contemporaneo. Su Rai 2ritorna
il genere crime,con una serie di titoli che racconta casi di omicidio
rimasti scolpiti nell’immaginario collettivo, come il delitto di via Poma, a
oggi senza colpevoli. La prima serata di Rai 3metterà a fuoco la storia
recente del nostro Paese e la vita di alcuni personaggi della cultura e dello
spettacolo italiani. Grande l’attesa per il racconto biografico dedicato a Enzo
Tortora, che sarà l’occasione di ricordare un grande protagonista della
televisione e dello spettacolo e di riflettere sulla drammatica vicenda
giudiziaria che sconvolse ingiustamente la sua vita. Ripercorreremo quindi il percorso artistico e
umano di Giorgio Gaber, uno dei maggiori artisti italiani, capace di raccontare
con intelligenza e ironia la società, mettendo in luce le contraddizioni
dell’uomo contemporaneo. Un documentario ricorderà infine Luca Attanasio,
l’ambasciatore italiano in Congo ucciso in un attacco armato insieme ai carabinieri
Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo. L’offerta del prime time sarà
affiancata da numerosi documentari rivolti al pubblico della seconda serata e
del day time, dove troveranno spazio formati più brevi con biografie di
personaggi contemporanei che hanno raggiunto l’eccellenza nel loro campo, e
documentari di carattere sociale e istituzionale che arricchiranno l’offerta
nello spirito di servizio pubblico che la Rai svolge per il Paese.
Su Rai 3, i giovedì alle 21.20, tre tra i titoli operistici più amati: “Il Barbiere di Siviglia” (10 agosto), “Tosca” (17 agosto) e “Carmen” (24 agosto). Gli spettacoli sono tutti introdotti da Luca Zingaretti
“Il barbiere di Siviglia”, “Tosca” e “Carmen”:
tre tra i titoli operistici più amati dal pubblico per tre prime serate che Rai
Cultura propone su Rai 3 nel mese di agosto, tutte dall’Arena di Verona, che
quest’anno festeggia la centesima edizione del suo festival estivo. Gli
spettacoli sono tutti introdotti da Luca Zingaretti.
Dopo il successo di ascolti dell’“Aida” che
ha inaugurato il cartellone areniano in diretta su Rai1, con quasi un milione e
800mila spettatori, giovedì 10 agosto su Rai3 alle 21.20 è la
volta del“Barbiere di Siviglia” di Rossini, ambientato dal regista
Hugo De Ana – che firma anche scene e costumi – in un giardino da favola
rococò. Lo spettacolo, nato nel 2006, è stato registrato lo scorso giugno ed è
proposto in prima TV. Un labirinto mobile di siepi e grandi rose rosse di
diverse fogge e dimensioni incornicia le frizzanti gag rossiniane. Nel ruolo di
Figaro è impegnato Dalibor Jenis. Accanto a lui Vasilisa Berzhanskaya nei
panni di Rosina, Antonino Siragusa come Conte d’Almaviva, Carlo
Lepore e Michele Pertusi rispettivamente come Don Bartolo e Don Basilio. Sul
podio di Orchestra e Coro della Fondazione Arena, è impegnato il
giovane direttore d’orchestra Alessandro Bonato.
Giovedì 17 agosto, sempre alle 21.20 e sempre
su Rai3, è
la volta della “Tosca” di Puccini, proposta anch’essa in prima TV in
un allestimento di Hugo De Ana – regista, scenografo, costumista e light
designer – nato nel 2006 e registrato lo scorso luglio. Ai sontuosi costumi d’epoca, si affiancano
classici arredi e imponenti scenografie che aderiscono allo spirito
dell’opera: la scena unica si adatta con agevoli cambi a vista ai tre ambienti
del libretto, diversi set di un thriller ambientato nella Roma papalina del
1800, contesa dai rivoluzionari bonapartisti, controllata dal regime di polizia
dello spietato Barone Scarpia e guardata con distacco dalla colossale statua
dell’arcangelo Michele.
Protagonisti nei panni di
Floria Tosca e Mario Cavaradossi Aleksandra Kurzak e Roberto Alagna, compagni
d’arte e di vita. Accanto a loro il baritono Luca Salsi, che ha fatto del
Barone Scarpia uno dei suoi personaggi d’elezione. Orchestra e Coro
della Fondazione Arena sono diretti da Francesco Ivan Ciampa.
L’ultimo appuntamento, giovedì 24
agosto alle 21.20 sempre su Rai3, è con la “Carmen” di
Bizet, prima opera allestita da Franco Zeffirelli all’Arena di Verona nel
1995, ripresa e registrata lo scorso anno. Protagoniste le voci di Clémentine
Margaine nel ruolo del titolo, Gilda Fiume come Micaela, Brian Jadge come Don
Josè e Luca Micheletti impegnato nel ruolo del torero Escamillo. Sul podio di
Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona sale Marco Armiliato. Il Coro
di Voci bianche A.LI.VE. è diretto da
Paolo Facincani. Con la partecipazione straordinaria della Compañia Antonio
Gades, direttore artistico Stella Arauzo.
Un piccolo
gufo è il protagonista della serie animata in onda tutti i giorni alle 9.50 e
alle 19.15 su Rai Yoyo. (Disponibile su Rai Play)
Un nuovo
amico dei bambini è arrivato su RaiPlay e Rai Yoyo. Si tratta del gufetto ODO, basato
sulle illustrazioni dell’artista ucraina Alena Tkach e sul libro di Oliver
Austria. La nuova serie animata è in onda tutti i giorni, alle 9.50 e alle 19.15
su Rai Yoyo, oltre a essere disponibile su RaiPlay.
Odo è un
piccolo gufo che promette di essere molto diverso dagli altri uccelli notturni
della sua specie: lui di giorno non riesce a dormire. I suoi genitori, per
tenerlo occupato mentre dormono, lo hanno iscritto al Campo dei Giovani
Pennuti, dove Odo trascorre le sue giornate insieme alla minuscola Dudi, sua
grande amica, e agli altri volatili ben più grandi di lui. Odo è determinato a
dimostrare che, anche se piccolo, è capace quanto gli altri di contribuire alle
attività del campo, e in ogni episodio affronterà con intraprendenza ostacoli e
difficoltà senza scoraggiarsi mai. Ogni episodio conquista l’attenzione grazie
ad avventure divertenti e tenere, grazie alle bellissime immagini ispirate alle
illustrazioni della disegnatrice Alena Tkach.
Senza dare
ricette didascaliche, Odo tocca il cuore dei più piccoli e racconta loro storie
che riflettono situazioni della vita reale, dall’intolleranza al razzismo e
all’adozione, dalla nascita alla morte, dall’emigrazione al rispetto degli
altri e del pianeta. La serie educa i bambini ad affrontare e risolvere i
problemi e ad avere fiducia in se stessi, contrastando la diffusione, anche tra
i più piccoli, degli stati di ansietà e depressione.
Dietro le quinte della presidenza Napolitano. Da Rai Libri il volume della giornalista, ex quirinalista, Daniela Tagliafico. Nelle librerie e negli store online
L’altro Giorgio Napolitano, quello che le
cronache politiche non hanno quasi mai raccontato. Daniela Tagliafico ci
consegna un ritratto inconsueto e informale dell’undicesimo capo dello Stato
accompagnandoci “dietro le quinte di una Presidenza” che ha lasciato un segno
indelebile nella storia repubblicana. Nel volume di Rai Libri i fatti della
politica e della vita pubblica scorrono quasi in secondo piano. A emergere è
certamente l’uomo delle istituzioni che il New York Times definì “Re Giorgio”
per la sua capacità di traghettare l’Italia in un momento di difficile crisi
politico-istituzionale, ma soprattutto quello appassionato d’arte e di teatro,
di letteratura, di scienze di musica. Del mare. Di Giorgio Napolitano il libro
racconta anche la profonda spiritualità e la solida amicizia con Papa
Ratzinger, che al presidente rivelò, prima di darne comunicazione ufficiale,
l’intenzione di dimettersi dal Soglio pontificio.
Numerose le testimonianze raccolte
dall’autrice, dalle parole del cardinale Ravasi a quelle di Giuseppe Tornatore,
da Marcello Lippi a Paolo Nespoli, alle quali si uniscono aneddoti, retroscena
e curiosità della vita a Palazzo, degli impegni istituzionali, del rapporto con
il protocollo e i collaboratori. L’occhio attento della cronista per una
narrazione intima e autentica. “Re Giorgio. Dietro le quinte di una Presidenza” di Daniela Tagliafico, edito daRai Libri, è in vendita nelle librerie
e negli store digitali. L’autrice, laureata a Torino in Scienze Politiche,
allieva di Norberto Bobbio e Luigi Firpo, è giornalista dal 1982. Ha lavorato
molti anni con Enzo Biagi, collaborando con lui alle trasmissioni su Raiuno. Si
è occupata di politica estera e interna nella redazione del Tg1, del quale è
stata vicedirettrice. Nel maggio 2006, con l’elezione di Giorgio Napolitano a
presidente della Repubblica, ha assunto l’incarico di direttrice di Rai
Quirinale.
Il RadiocorriereTv incontra i componenti della popolare social factory che con cento milioni di visualizzazioni sul web, ottenute grazie ai divertenti e pungenti video di satira, ha conquistato l’attenzione e l’affetto del pubblico della rete
Ragazzi, ci raccontate nello
spazio di un tweet, per i pochi che ancora non vi conoscessero, chi sono i “The
Cerebros”?
“The Cerebros” è un gruppo di
amici scanzonati, composto da Berardino Iacovone, Gianmarco Esposito e Stefano
Bacchiocchi, che realizza video comici e virali sul web e che conduce il
programma radiotelevisivo “Fattacci”.
Il web vi ha riservato in questi
anni numeri altissimi, un aggettivo per descrivere il vostro successo…
“Immarcescibile” (ridono
fragorosamente). Scherziamo, immarcescibile non
sappiamo neanche cosa significhi… il nostro successo è: “prezioso”.
Come si mantiene e si consolida
un risultato artistico importante?
Noi crediamo tantissimo nel
lavoro quotidiano e nella continuità dell’impegno profuso. Gli ottimi risultati
ottenuti sul web, ci hanno infatti consentito di approdare in Radio e Tv, con il
format che conduciamo quotidianamente. Il format è impreziosito dalla presenza
della co-conduttrice Elena Tubertini e dell’opinionista televisivo Moreno
Amantini, con la sua rubrica “Promossi e Bocciati”.
Cosa significa fare satira oggi?
Il web fortunatamente è un mezzo
in cui c’è ancora molta libertà d’espressione, quindi, fare satira nei nostri
video comici non è un problema, basta essere coscienti che una parte del
pubblico potrebbe non essere d’accordo con noi e non farne un dramma (sorridono).
A ogni modo, quando facciamo satira prediamo ispirazione dai fatti d’attualità
e non facciamo prigionieri, nel senso che se una cosa non ci piace, la
prendiamo in giro, la “parodiamo”, la “scherziamo”. Spesso accade che questo
senso di fastidio, rispetto a qualcosa che è accaduto, sia condiviso da molti
utenti del web e ciò rende i nostri video virali sui social.
Il successo di “Mare fuori” ha
contagiato anche voi…
Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii tantissimo…
il successo di questa serie ha ispirato il nostro ultimo video comico che ha
spopolato su social network e media classici. C’è da dire che le serie tv ci
hanno da sempre portato bene, infatti, nel 2020 siamo arrivati al grande
pubblico e ai media nazionali con la saga “CovMorra”, una parodia, in 4 episodi,
della famosa serie tv “Gomorra”. Nella nostra parodia Genny Savastano e Ciro di
Marzio, non spacciano cocaina bensì Amuchina, che nei periodi di pandemia
sembrava essere un bene introvabile, tanto da essere soprannominata l’oro
trasparente. L’ultimo, video invece è ispirato al grandissimo successo ottenuto
dalla serie “Mare Fuori” ed abbiamo scherzato proprio sul fatto che da quando
sono arrivati i protagonisti di “MareFuori, quelli di “Gomorra” non li
riconosce più nessuno (sorridono).
La politica, l’attualità, la
cronaca… cosa solletica la vostra attenzione?
Tutto, non si butta via niente.
Come alimentate la creatività e
come nascono le vostre realizzazioni?
Ogni giorno, sia per la nostra
trasmissione radiotelevisiva che per trovare nuova ispirazione per i video
comici, rimaniamo aggiornati sull’attualità tramite i media d’informazione, ma
non possiamo trascurare i trend e le notizie che vengono lanciati dai social
network. Spesso, proprio da questi ultimi, prendiamo ispirazione per le notizie
da trattare nel nostro programma. Mentre per i video comici l’iter è un po’ più
complesso, nel senso che nel gruppo la mente creativa è quella di Berardino
Iacovone, che nei momenti più assurdi della giornata, mentre è dal barbiere,
mentre cucina o mentre dorme, come fossero delle illuminazioni, partorisce le
idee, che poi sottopone a Gianmarco e Stefano e se loro ridono quando lui le
racconta allora si realizza un video comico.
La ricetta di una parodia di
successo…
Non ve la possiamo dare,
altrimenti ci copiano tutti (sorridono).
Un progetto, una social factory,
che guardano al domani, in quale direzione?
Vorremmo andare avanti nella
direzione che abbiamo tracciato in questi ultimi anni, ovvero essere un
collettivo artistico polivalente, attivo sui social con i video comici, ma
anche sui media classici con programmi radiofonici e televisivi e, perché no,
magari anche con serate live e progetti cinematografici come le tanto amate
serie TV, non dimenticandoci mai del nostro obiettivo principale che è sempre
quello di far divertire il pubblico.
Come immaginate la vostra
maturità artistica?
Facendo contenuti comici e
conducendo un programma radiotelevisivo in Rai. Osp… scusate, questo non dovevamo
dirlo (ridono).
Il RadiocorriereTv intervista il direttore di Rai Documentari. «Per funzionare un documentario deve raccontare una storia o indagare una realtà che suscitino interesse nello spettatore. E deve farlo con un linguaggio narrativo moderno»
NAPOLI 07 LUGLIO 2023 PHOTOCALL DI PRESENTAZIONE DELL’ OFFERTA RAI 2023/2024.
NELLA FOTO FABRIZIO ZAPPI
Documentare i grandi
protagonisti, contemporanei e non. Qual è la linea editoriale del Servizio
pubblico?
Per Rai Documentari
consiste nel raccontare attraverso il linguaggio del documentario di creazione
i grandi protagonisti e gli avvenimenti emblematici nei quali si è condensata
la storia recente del nostro Paese, perché offrono un punto di vista privilegiato
per comprendere meglio un’epoca e le radici storiche e culturali del nostro
presente. Direi che sia i documentari più direttamente impegnati nel racconto
storico, sia quelli che per alcuni aspetti sono caratterizzati da un tono
leggero, cercano di dare un contributo alla costruzione dell’identità degli
italiani, colta nella sua storicità e nelle sue manifestazioni più
interessanti.
Uno dei titoli di punta
è il racconto di Lucio Battisti, ci spiega questa scelta?
Grazie alla
collaborazione artistica con Mogol, la sua musica e le sue canzoni hanno
segnato una rottura definitiva nella musica italiana e hanno influenzato
fortemente la cultura popolare, contribuendo alla formazione
della grammatica emotiva di milioni di italiani. Si tratta di un documentario
che rientra in una linea editoriale specifica che Rai Documentari dedica alla
musica italiana con prime serate su Rai 1, della quale fanno parte i
documentari dedicati a Franco Battiato (“Il coraggio di essere Franco”) e ai
Pooh (“I Pooh. Un attimo ancora”), che sono andati in onda nella scorsa
stagione ottenendo risultati straordinari in termini di share e di pubblico, dimostrando come il
documentario narrativo possa essere competitivo con le altre forme dello
storytelling televisivo, ovviamente con costi contenuti e molto interessanti
dal punto di vista strategico.
Cosa deve avere una
narrazione documentaristica per funzionare?
Sicuramente deve
raccontare una storia o indagare una realtà che suscitino interesse nello
spettatore. L’altro importante requisito è il linguaggio narrativo, che deve
essere moderno, competitivo con le altre forme dello storytelling e dialogare con altri linguaggi, dalla
fiction all’animazione. Un esempio è il documentario “4 giorni per la libertà.
Napoli 1943”, che andrà in onda a settembre in occasione della ricorrenza
dell’insurrezione di Napoli contro l’occupazione nazista, per il quale ci siamo
avvalsi dell’animazione per ricostruire alcune azioni eroiche, di sequenze
cinematografiche del capolavoro di Nanni Loy del 1962, ma anche di un brano rap napoletano cantato da Massimiliano
Gallo e della voce narrante di Luisa Ranieri.
Quali sono le principali novità in onda da
settembre?
“Lucio per amico.
Ricordando Battisti”, che andrà in onda in prima serata su Rai 1 il 13 settembre.
Sempre sulla rete ammiraglia andrà in onda un documentario dedicato a Claudio
Cecchetto, che ci condurrà attraverso la musica nel cuore degli anni Ottanta e
Novanta grazie alle interviste dei più grandi talent televisivi e musicali di oggi che
furono lanciati da Cecchetto. Su Rai 2 ritorna il generecrime con una serie di titoli che raccontano
casi di omicidio rimasti scolpiti nell’immaginario collettivo, mentre su Rai 3
una serie di otto appuntamenti settimanali metteranno a fuoco la storia recente
del nostro Paese e la vita di alcuni personaggi della cultura e dello
spettacolo italiani: da Tortora a Totò, da Giorgio Gaber a Enrico Mattei.
L’offerta del prime time sarà affiancata da numerosi
documentari rivolti al pubblico della seconda serata e del day time, dove troveranno
spazio formati più brevi con biografie di personaggi contemporanei che hanno
raggiunto l’eccellenza nel loro campo, e documentari di carattere sociale e
istituzionale che arricchiranno l’offerta nello spirito di servizio pubblico
che la Rai svolge per il Paese.
Tra i protagonisti di “Noos” su Rai 1 incontra il pubblico con ironia e semplicità: «Il divulgatore fa un po’ da ponte fra scienza e società»
Come è nata la sua passione per la
chimica?
La passione per la chimica è nata già
da quando ero bambino, come quella per le scienze in generale, perché io sono cresciuto
in un paesino di 4000 abitanti circondato da boschi. Quindi sono cresciuto,
circondato dalla natura e non si può non rimanerne affascinati. La chimica in
particolare: oltre ad aver avuto lungo tutto il percorso di studi dei docenti
molto bravi di scienze che mi hanno fatto appassionare alla chimica, è una
disciplina ponte, che ti collega al mondo sub microscopico degli atomi e delle
molecole, al mondo macroscopico che ci circonda. In questo passaggio, in questo
legame che crea, io mi ci perdo.
Quanto capire la chimica può aiutarci
nella quotidianità?
Tantissimo, perché in realtà tutto
quello che ci circonda è chimica, siamo circondati da chimica. Noi stessi siamo
delle macchine molecolari, delle macchine chimiche molto, molto complesse.
Rimaniamo in vita per una serie di reazioni chimiche che avvengono in ogni
istante nel nostro corpo. Conoscere non delle cose complicate, ma almeno dei
concetti di base della chimica ci aiuta a cucinare, perché la cucina è una
serie di reazioni chimiche. A pulire casa, per sapere quale prodotto utilizzare
per quella determinata macchia, senza farci fregare da certi siti che
propongono rimedi naturali che poi alla fine non funzionano. La chimica è
davvero straordinariamente utile, se compresa, per navigare la nostra vita
quotidiana.
Cosa significa essere un divulgatore?
Credo che essere un divulgatore
voglia dire offrire un servizio alle persone, mettersi al servizio della
cittadinanza. Viviamo nella società della conoscenza, forse mai come prima
d’ora sapere è potere. E allora, rendere accessibili dei concetti che possono
essere anche molto complessi, senza sminuire questa complessità, il classico
semplificare senza banalizzare la conoscenza prodotta dall’industria
scientifica, credo che sia fortemente democratico. La divulgazione è uno degli
strumenti della democrazia all’interno della società della conoscenza e quindi
il ruolo del divulgatore è quello di mettere in contatto dei mondi che
altrimenti difficilmente si parlerebbero, perché la scienza viene fatta nei
laboratori, nelle riviste accademiche. Eppure, la scienza ha ripercussioni
gigantesche sulla società e la società ha ripercussioni gigantesche sulla
scienza. Il divulgatore fa un po’ da ponte fra queste realtà.
Fisica e chimica, amiche o nemiche?
Direi molto amiche. Non ci sarebbe
fisica senza chimica e non ci sarebbe chimica senza fisica, tant’è che una
delle discipline che più mi appassionavano quando studiavo chimica, si chiamava
chimica-fisica, la disciplina ponte tra la chimica e la fisica. Non possono
l’una fare a meno dell’altra, sono entrambe discipline fondamentali, e quando
si parlano tirano fuori delle cose strepitose.
Quali sono le difficoltà che
incontra?
Trovo che la difficoltà maggiore sia
vincere quella che in gergo tecnico si chiama chemofobia, la paura che un po’
tutti abbiamo delle sostanze chimiche, ciò che percepiamo come chimico,
sintetico, fatto dall’industria, istintivamente ci spaventa. E questo ce
l’abbiamo un po’ tutti. Perché comunque, parliamoci chiaramente, nella seconda
metà del secolo scorso l’industria chimica alcune volte non si è comportata in
maniera ineccepibile. Da lì si è creata una frattura con la società e adesso
parlare di chimica è complesso perché c’è scetticismo. La difficoltà che trovo
è quella di riuscire a ricucire il legame fondamentale tra industria chimica e
cittadinanza, fra chimica e cittadinanza.
Cosa le ha insegnato Piero Angela?
Forse l’insegnamento più grande che
ho ricevuto da Piero, nel vederlo lavorare, è stato l’incredibile attenzione
che aveva per il suo pubblico. L’ultima
stagione di “Superquark+” l’abbiamo girata a luglio, sappiamo che Piero ci ha
lasciato poco dopo. E lui, fino all’ultimo, ha riletto, approvato o modificato,
ha dato suggerimenti a tutti i testi prima che andassimo in studio. Penso alla
fatica che quest’uomo ha fatto per vidimare i testi. Perché se un programma era
fatto da Piero Angela, allora lui doveva averlo letto e approvato e aver dato
il via libera alla sua registrazione. Questo rispetto nei confronti del pubblico
credo che sia una cosa che non mi lascerà mai.
GIULIANA GALATI
Alla portata di tutti, utile e affascinante
Raccontare la fisica è il suo mestiere. Del maestro Piero Angela dice: «Mi ha insegnato a sorridere davanti a una telecamera, ma anche l’importanza del riscontro altrui». Il giovedì sera a “Noos”, in prima serata su Rai 1
Come è nata la sua passione per la fisica?
La mia passione per la fisica è nata un po’
per caso. Quando ho fatto la tesina della maturità avevo deciso di trattare il
tempo come argomento trasversale e avevo approfondito quelli che sono i
paradossi della relatività di Einstein. Mi aveva molto incuriosito perché mi
sembrava un qualcosa di apparentemente magico e allo stesso tempo scientifico.
Ho cercato di capire se la fisica potesse essere la mia strada perché fino ad
allora non avevo assolutamente idea di cosa fare da grande. Ho iniziato a
chiedere a chi l’aveva studiata all’università, a partire dalla mia
professoressa del liceo, ad altri professori universitari che incontravo
durante le conferenze che andavo a sentire. Tutti mi dicevano che la fisica
dell’università era completamente diversa da quella che si fa a scuola. Stavo
frequentando il liceo classico e non riuscivo a capire quale potesse essere la differenza.
Una volta iscrittami a fisica mi è stato tutto più chiaro e dopo qualche
difficoltà iniziale ho capito di aver fatto la scelta giusta.
Quanto
capire la fisica può aiutarci nella quotidianità?
Noi siamo circondati da fisica, in qualsiasi
cosa che facciamo, è nella tecnologia che usiamo senza sapere neanche cosa c’è
dietro. Senza le conoscenze della relatività non potremmo mai costruire un GPS,
ma la fisica è anche nelle cose più semplici, come un frigorifero, oppure
sapere perché riusciamo a camminare su un pavimento. Probabilmente, nella
maggior parte dei casi, possiamo usare la fisica senza saperla così bene, però
se riusciamo a conoscerne i principi possiamo prendere delle piccole decisioni,
anche quotidiane, che ci fanno stare meglio. Banalmente, su come vestirsi o di
che colore comprare un’auto per evitare di soffrire troppo il caldo, oppure
possiamo prendere delle decisioni che sono molto più impattanti sulla vita di
tutti e quindi, per esempio, sulle forme di energia che possono essere più
sostenibili a lungo tempo.
Cosa significa essere un divulgatore?
Innanzitutto, far capire la bellezza e
l’importanza di quello che studi. Quando dico di essere una fisica le persone
rispondono spesso: “Sarai sicuramente un genio, non ci ho mai capito niente,
l’ho sempre odiata”. Vorrei invece dimostrare che la fisica è una materia che,
come tutte le altre, è alla portata di tutti, è utile e affascinante. Vorrei
trasmettere la mia passione e fornire qualche conoscenza in più, che può
tornare utile, e condividere il fascino che si prova nello studiare
l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande.
Quali
sono le difficoltà che incontra?
Una è quella di dare il messaggio che non
tutto, nella fisica, deve avere un fine utilitaristico. Tante persone si
aspettano che ci sia sempre una ricaduta pratica, per esempio una nuova
tecnologia, io invece per molto tempo ho fatto divulgazione sul mio ambito di
ricerca, che all’epoca erano i neutrini, che non si vedono e sono completamente
inutili per la nostra quotidianità. I neutrini ci attraversano, non possiamo
sfruttarli a nostro vantaggio, ma sono bellissimi e affascinanti. Possono darci
dei suggerimenti per risolvere i misteri dell’Universo, fanno cose stranissime.
È importante conoscerli, studiarli perché in realtà ci sono ricadute, anche se
indirette, magari non sul tema di ricerca in sé, ma sulle tecnologie che
vengono messe a punto per studiare quel tema.
Fisica
e chimica, amiche o nemiche?
Assolutamente amiche, anche se nelle puntate
di “Noos” ogni tanto io e Ruggero facciamo un po’ a gara a proporre
l’esperimento più spettacolare o più divertente. Fisica e chimica sono due
discipline che guardano alla realtà da due punti di vista diversi, che spesso
poi si incontrano e si sovrappongono. Al di là delle barzellette, sono materie
che vanno molto d’accordo e sono assolutamente complementari.
Cosa
le ha insegnato Piero Angela?
Sicuramente a sorridere davanti a una
telecamera, ma anche l’importanza del riscontro altrui. È una cosa che ho
imparato osservando il suo comportamento, quello di una persona che a
novant’anni continuava a chiedere il parere delle persone che erano intorno a
lui, per sapere se quello che aveva detto in una conferenza, in una puntata,
fosse abbastanza chiaro, corretto, se andasse bene. E se lo chiedeva lui, con
tutta l’esperienza che aveva, e sicuramente consapevole di essere il numero uno
in Italia, a maggior ragione lo dobbiamo fare tutti noi.
Pronta a partire per Lisbona per raccontare ai telespettatori di Rai 1 la Giornata Mondiale della Gioventù, ma anche a mettersi in gioco in un nuovo progetto dedicato all’amore, al corteggiamento, al rapporto genitori figli. Il RadiocorriereTv incontra la giornalista che ritroveremo anche alla guida di “A Sua immagine”: «Mi sento al servizio di chi ci guarda, cerco di portare in video la voce di tutti»
2021, A sua Immagine” Lorena Bianchetti
Sei la conduttrice che non si ferma
mai, come stai trascorrendo queste ultime settimane di luglio?
In riunione al computer con l’aria
condizionata accesa (sorride). Dopo avere girato l’Italia per realizzare
le puntate di “A Sua immagine” del sabato, e continuando ad andare in diretta
la domenica mattina, stiamo preparando gli appuntamenti dedicati alla Giornata
mondiale della gioventù che si svolgerà a dall’1 al 6 agosto a Lisbona. Anche
quando sono in sovraccarico mi ricordo sempre del punto da cui sono partita,
per me è tutto un dono.
Una Giornata mondiale della gioventù
speciale anche perché sarà la prima dopo il covid…
Proprio all’attesa di un evento tanto
amato dedicheremo alcuni appuntamenti straordinari da Lisbona. Sabato 29 luglio
alle 16, saremo in diretta su Rai 1 con uno speciale. Andremo in onda dalla
capitale portoghese anche venerdì 4 agosto alle 9.05 con un reportage dedicato
soprattutto ai quasi 60 mila ragazzi italiani che parteciperanno alla Giornata.
Doppio appuntamento sabato 5, alle 16 dal parco Tejo e poi, dalle 21.15 in
prima serata. Il 6, dopo la diretta del mattino, torneremo a Roma.
Riavvolgiamo il nastro e parliamo di
quello che è stato un momento speciale per te e per tutta “A Sua immagine”, la
visita di Papa Francesco negli studi della Rai a Saxa Rubra, come è andata?
Avevo avuto l’occasione di
intervistarlo un anno fa a casa sua, a Santa Marta, ma accoglierlo in studio è
stato un dono molto speciale, un grande regalo per me, per la trasmissione e per
tutta la Rai. La sua presenza ha regalato perle importanti di vita, sia per i
credenti sia per i non credenti. Papa Francesco ha ribadito che la televisione
deve raccontare l’umanità, cosa che ho sempre cercato di fare nei programmi che
ho condotto, e di questo faccio tesoro. Mi hanno colpito ancora una volta la
sua umiltà, la sua disponibilità, il suo sorriso avvolgente. È stata una giornata incredibile, di
grande grazia.
Come ha reagito il personale dello
studio all’arrivo di un ospite così speciale?
Ho letto nei volti di tutti una
grande gioia, è stato un modo ulteriore per sentirci famiglia.
Una famiglia che frequenti ormai da
tanti anni…
Adoro la squadra che realizza “A Sua
immagine”, penso che la Rai possa vantare maestranze straordinarie. Molti di
loro mi hanno visto proprio crescere, feci il primo programma trent’anni fa,
ero molto giovane. Alcuni mi conoscono da una vita, ci sono stima, amicizia.
Sono molto fortunata a lavorare in questa azienda.
Sei senza dubbio una conduttrice
popolare, come senti, addosso, l’affetto del pubblico?
Come un incoraggiamento e un legame
all’insegna dell’umanità. Parlo al pubblico ma è il pubblico a regalare tanto a
me, è mia fonte di ispirazione. Mi sento al servizio di chi ci guarda, cerco di
portare la voce di tutti anche nelle mie interviste, come è stato con il Papa,
di prepararmi al meglio per riuscire a raccontare con semplicità. Non ho scelto
questo lavoro per avere popolarità, che è solo una conseguenza di ciò che
faccio. La mia scommessa è non perdere la vita, che continua a essere semplice,
in mezzo alla gente.
Cosa dice tua figlia Estelle di questa mamma che lavora in
Tv?
Sa che è un lavoro normale. Da figlia
di artigiani quale sono, le dico che anche la sua mamma è un’artigiana,
un’artigiana della Tv.
Con la nuova stagione debutterai
anche in “Mi presento ai tuoi” su Rai 2, cosa ci puoi anticipare?
Inizierà a ottobre e siamo già al
lavoro. Sarà un programma dal tono più leggero rispetto ad “A Sua immagine” e
anche in quel caso cercherò di mettere al centro l’umanità. Un pretesto leggero
che ci porterà ancora una volta all’incontro, al dialogo tra generazioni, tra
genitori e figli. È una nuova sfida, l’azienda mi ha chiamato e io sono pronta a viverla.
È un’occasione per mettermi alla prova con un nuovo progetto pur senza voler
rivoluzionare me stessa. La vita è fatta di varie corde, di vari contesti.
Siamo in un mondo che ci riempie di
stimoli, cosa riesce ancora a sorprenderti?
In senso negativo il poco valore che
spesso si dà alla vita umana, al rispetto degli altri. A volte sembra che sia
calato un tappeto di velluto sul cuore di alcune persone. Dall’altra parte vedo
che non è questo che vince, l’umanità silenziosa alla fine ha la meglio. Dalla pandemia siamo
usciti un po’ disorientati, è giunto il momento di ricostruire. La televisione
può fare la sua parte per trasmettere il senso della vita, che consiste nel
rispetto della dignità della persona, nell’accettare le specificità e le
diversità che sono ricchezze.
Cosa significa incontrare la felicità?
L’ho trovata nel mio matrimonio, in
mia figlia, nella famiglia d’origine. Il lavoro è soddisfazione, la felicità è
un’altra cosa. Il percorso che ci conduce alla felicità è importante: la gioia
e la bellezza di scalare una montagna sono altrettanto forti e fondamentali di
raggiungere la vetta.
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