Dal Lago Maggiore a Siracusa (via Orvieto)

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Martedi’ 4 gennaio, in prima serata su Rai1, torna Alberto Angela con la seconda puntata della nuova edizione del programma: un viaggio nella storia del nostro Paese tra opere, bellezze naturali e artistiche

Questa settimana il viaggio alla scoperta delle bellezze italiane inizierà dal nord del Paese e più precisamente dalle isole del Lago Maggiore, al confine tra Piemonte e Lombardia. Si partirà dall’Isola Bella, la più fastosa delle Isole Borromee, dove l’opera della natura e il genio dell’uomo si sono uniti per creare uno dei più spettacolari giardini al mondo e dove ammireremo il palazzo della famiglia Borromeo, una vera e propria reggia sull’acqua visitata da sovrani e condottieri e persino da un giovane Napoleone Bonaparte. Proprio la prima moglie di Napoleone, Giuseppina di Beauharnais, rivivrà i giorni della sua visita all’Isola Madre nell’interpretazione di Vittoria Belvedere. Si visiternno poi la Rocca di Angera, antica fortezza medievale appartenuta ai Visconti, e l’Eremo di Santa Caterina del Sasso, che da più di otto secoli offre silenzio e serenità a chi dedica la sua vita alla preghiera. Le atmosfere del Lago Maggiore saranno rievocate dai ricordi d’infanzia di Renato Pozzetto, da sempre frequentatore delle sue rive. Il racconto proseguirà alla scoperta di una delle più antiche città d’Italia: Orvieto. Con i suoi tremila anni di storia questo luogo incanterà con le sue meraviglie: prima fra tutte il Duomo, definito il “Giglio d’oro”, per lo splendore abbagliante dei mosaici della sua facciata. Massimo Bonetti interpreterà il pittore Luca Signorelli, che ha affrescato proprio all’interno del Duomo una delle più straordinarie opere del Quattrocento italiano. Si visiterà la città sotterranea, le sue gallerie, i cunicoli e i pozzi tra i quali uno in particolare è diventato famoso in tutto il mondo: il Pozzo di San Patrizio. Tra cielo e terra si svolge anche il racconto di Pino Strabioli, che a Orvieto ha trascorso la sua giovinezza. Con Alberto Angela approderà poi in Sicilia per immergersi nelle magnifiche atmosfere di Siracusa. Si partirà da Ortigia, l’isola su cui sbarcarono i greci che fondarono la città nel 733 a. C. per poi ammirare il Duomo che unisce bellezze antiche e settecentesche. Si indagherà sul mito di Aretusa per poi inoltrarci nel parco archeologico: dall’Orecchio, nome dato da Caravaggio, di Dionisio alle Latomie del Paradiso, enormi grotte scavate nei secoli, un luogo di grande suggestione che nasconde dolore e rivela bellezza. Risorte da una vecchia stampa due petulanti lavandaie settecentesche appariranno nell’incantevole ninfeo del Teatro Greco e ancora, dopo aver narrato la conturbante Venere Landolina con le parole di Maupassant, Alberto Angela guiderà lo spettatore in una delle più belle e possenti costruzioni fortificate medievali del Mediterraneo. Ospiti d’eccezione per raccontare i propri ricordi in queste terre di Sicilia saranno i comici Ficarra e Picone.

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La Fabbrica del Mondo

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Una serie originale in tre puntate, ideata e condotta da Marco Paolini e dallo scienziato evoluzionista Telmo Pievani, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica. Domande, storie, testimonianze per raccontare il nostro il nostro presente e temi come l’energia, la crisi ambientale, il saccheggio delle risorse naturali e il cambiamento climatico, l’evoluzione della specie e delle tecnologie. Sabato 8 gennaio alle 21.45 su Rai3

Rifare le cose con le parole è un’impresa. Marco Paolini ci prova ancora una volta, per raccontare non il passato, ma il presente del nostro pianeta, con una serie originale in tre puntate: La Fabbrica del Mondo, in onda da sabato 8 gennaio in prima serata su Rai3.
La trasmissione, ideata e condotta assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani, unisce la narrazione teatrale con il pubblico presente, alla divulgazione scientifica, al racconto cinematografico, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza, dell’economia, della letteratura che denunciano il disastro verso il quale siamo lanciati, restando però inascoltate.
Partendo dai temi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, Paolini e Pievani snodano la narrazione come fosse la costruzione di una cattedrale che non saremo noi a vedere, ma i nostri pronipoti.
Che cosa fece Gaudì con la Sagrada Familia? Sapeva che le dimensioni dell’impresa andavano oltre la sua vita. Quel che conta è che, anche se non ha finito, è riuscito a farne vedere il disegno.
Il racconto si svolge all’interno una grande fabbrica, stratificata per epoca e mutamenti, un luogo che diventa metafora di un mondo che fabbrica sé stesso.
Paolini e Pievani partono dalla nascita del pensiero ecologico e indagano il confine tra naturale e artificiale – una distinzione che oggi non regge più perché l’incontaminato è un mito – per parlare di un pianeta dove nel 2020 il peso di ciò che l’uomo nel tempo ha costruito ha superato quello della biomassa, di tutte le forme di vita.
Il dialogo tra Paolini e Pievani si arricchisce di incontri con grandi pensatori, noti o meno conosciuti, con i quali dare forma con le parole alla “cattedrale”: scrittori come Noam Chomsky, Andri Snaer Magnason e Daniele Zovi, saggisti come David Quammen e Loretta Napoleoni, scienziati come Naomi Oreskes, Barbara Mazzolai, Laura Airoldi e Mariella Rasotto, economisti come Mariana Mazzucato, giornalisti come Paolo Capelli, esploratori come Alex Bellini.
La Fabbrica si dilata, uscendo dalle mura dell’enorme costruzione: gli incontri avvengono in luoghi simbolo del disastro a cui andiamo incontro come l’altopiano di Asiago, dove nel 2019 la tempesta Vaia ha abbattuto un milione di alberi in pochissimi minuti, un disastro naturale che si origina da un errore umano, o in riva al mare, nel golfo di Trieste sferzato dalle raffiche di un giorno di bora.
La Fabbrica del Mondo, che per millenni ha garantito la sopravvivenza dell’essere umano, ora si è inceppata, tocca fare una gran manutenzione per ripararla, per salvare quel presente che lentamente si disfà sotto i nostri occhi e immaginare un’idea di futuro che non sia la ripetizione del presente. 
E allora il racconto si snoda anche attraverso incontri surreali come quello con Noè, il manutentore senza età della Fabbrica del Mondo che vive da sempre nei suoi sotterranei accostando conoscenza umana nelle sue varie forme.  Noè è il burbero attuatore degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, accompagnato da Gaia, altro personaggio fantastico che lo richiama ai suoi doveri e lo spinge a buttare il cuore oltre l’ostacolo.
Il racconto è scandito anche da momenti di teatro con i corvi “meccatronici” di Marta Cuscunà che, come un coro nel teatro greco, osservano e commentano.
Domande, storie, testimonianze per raccontare il mondo contemporaneo su temi come l’energia, la crisi ambientale, il saccheggio delle risorse naturali e il cambiamento climatico, l’evoluzione della specie e delle tecnologie. Fili e trame per comprendere quanto siano strettamente correlate l’immagine della foresta amazzonica depredata e quella di una vita umana appesa a un respiratore di una moderna terapia intensiva.

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Bravi, sconosciuti e uguali

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TALI E QUALI

Sull’onda del successo di “Tale e Quale Show” edizione 2021, al via sabato 8 gennaio in prima serata su Rai1 il varietà condotto da Carlo Conti che vedrà sul palco 42 specialissimi “non professionisti”. In giuria Loretta Goggi, Giorgio Panariello e Cristiano Malgioglio

Prende il via sabato 8 gennaio in prima serata “Tali e Quali”, il varietà di Rai1 che nel corso di quattro puntate darà spazio a straordinari artisti ‘non professionisti’, che si sono proposti nei mesi scorsi sul sito o alla redazione del programma, e sono stati scelti per il loro essere identici in tutto e per tutto ai personaggi musicali che interpretano. Padrone di casa, come sempre, Carlo Conti. Il nuovo anno inizia con un programma che, sulla scia del grande successo di pubblico e di social di “Tale e Quale Show” 2021, darà spazio ad Artisti bravissimi quanto sconosciuti, persone comuni ma vere eccellenze, che vivranno l’emozione di calcare lo stesso palcoscenico dei “Big” che li hanno preceduti, di presentarsi davanti alla stessa giuria (Loretta Goggi, Giorgio Panariello, Cristiano Malgioglio e un quarto giudice a sorpresa) e di affrontare lo stesso meccanismo di voto. Dagli studi televisivi ‘Fabrizio Frizzi’ di Roma, si potrà vedere una parrucchiera “che è” Mina o un geometra “Tale e Quale” a Vasco Rossi, e poi idraulici, professoresse, camerieri, infermiere, baristi… e anche “cover band” di studenti identici ai Beatles o agli Abba. Tutti loro, straordinariamente e incredibilmente uguali ai propri beniamini, racconteranno le loro storie e proporranno le loro passioni, la loro gioia, la loro musica e la loro bravura sul palco, rigorosamente dal vivo. Ascoltati e applauditi dagli ospiti musicali e dal pubblico presenti in studio. 42 esibizioni sorprendenti in 4 puntate. Tutti i protagonisti, oltre alla grande trepidazione della loro “prima volta”, proveranno anche il brivido di essere seguiti dal team di grandi professionisti di “Tale e Quale Show”: dai costumisti ai coreografi, dai truccatori ai parrucchieri, così come i “vocal coach” Maria Grazia Fontana, Dada Loi, Matteo Becucci e Antonio Mezzancella e la “actor coach” Emanuela Aureli. Gli arrangiamenti sono curati dal maestro Pinuccio Pirazzoli, le coreografie sono di Fabrizio Mainini, la scenografia di Riccardo Bocchini, i costumi di Simonetta Innocenti, la regia di Maurizio Pagnussat.

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NON MI LASCIARE

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Al via su Rai1 lunedì 10 gennaio in prima serata la serie thriller in otto episodi con Vittoria Puccini, Alessandro Roia e Sara Felberbaum. Una storia tesa e realistica, che ha al suo centro il tema mai così attuale dei reati informatici e dei crimini contro l’infanzia. Un poliziesco che porta i protagonisti dalle calli e dai canali di Venezia fino alle nebbie del Polesine e che terrà lo spettatore incollato alla poltrona. La regia è affidata a Ciro Visco.

Tra le profondità buie del deep web e la superficie dell’acqua della laguna, la serie scava negli abissi dell’animo umano unendo al mistero e all’azione l’indagine psicologica. “Non mi lasciare”, diretta da Ciro Visco,  è una storia che ha al suo centro le emozioni, perché per combattere il più odioso dei crimini, quello contro bambini innocenti, c’è bisogno di amore, di cura, di fiducia. A prendere il pubblico per mano in questa storia ricca di colpi di scena, è il vicequestore Elena Zonin (Vittoria Puccini), una poliziotta che dietro l’ossessione per il suo lavoro nasconde un passato doloroso. Elena si ritroverà a dare la caccia a una pericolosa rete di criminali che adesca bambini in condizioni svantaggiate e li vende all’asta sul web. In questo viaggio presto capirà che i suoi nemici sono molto più potenti di quello che credeva. E che, per riuscire a portare un po’ di luce nell’oscurità, dovrà prima salvare se stessa. Elena vive e lavora a Roma, dove si occupa di crimini informatici e dà la caccia a una rete di pedofili responsabile del rapimento e della vendita sul web di minori. Quando viene ritrovato nella laguna di Venezia il corpo senza vita di un bambino, indaga subito sul caso, convinta che sia riconducibile alla più vasta inchiesta alla quale si dedica da anni. Per lei andare a Venezia significa anche tornare a casa, perché è da lì che è andata via misteriosamente vent’anni prima. Qui ritrova Daniele (Alessandro Roia), il suo grande amore di allora, ora diventato poliziotto come lei, e Giulia (Sarah Felberbaum), la moglie di Daniele, che un tempo era la sua migliore amica. Tra i tre si ricostruisce, passo dopo passo, lo stesso legame forte e caldo di una volta, ma con la malinconia del tempo passato, delle occasioni perdute e dei segreti inconfessabili che riguardano quei vent’anni che Elena ha trascorso lontana da loro. La protagonista si ritroverà stretta tra i ricordi e i luoghi della sua giovinezza, proprio mentre l’indagine porterà i poliziotti a scoperchiare un caso complesso e articolato. Un caso che finirà per coinvolgere nemici influenti e insospettabili, ponendo Elena e Daniele nell’occhio del ciclone di una missione senza precedenti e che metterà a repentaglio la loro stessa vita.

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Il bambino 23: la storia e i sogni di Brando

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RAI LIBRI

È il romanzo d’esordio di Stefano Buttafuoco, giornalista Rai. Un libro crudo, capace di parlare al cuore del lettore senza tanti filtri. Un’autobiografia spietata in cui l’autore, partendo dalla malattia del figlio affetto da una sindrome genetica rara, parla di una famiglia che prova con forza e orgoglio a ritrovare il suo equilibrio, del suo rapporto con la fede e delle sue due grandi passioni che gli hanno dato la forza di andare avanti: l’amore per il suo lavoro da inviato e il pugilato, lo sport che più di altri incarna i valori della resilienza e dello spirito di sacrificio

Nel mondo, sono soltanto ventitré i casi di una particolare variante della Sin- drome di West riconducibile a una rarissima mutazione genetica: bambini innocenti colpiti dalla crudeltà del caso, da un destino che non guarda in faccia nessuno. Assieme a loro, ventitré famiglie a cui viene stravolta la vita e che vengono gettate nel baratro, senza preavviso, senza aver preparato lo straccio di un bagaglio per un viaggio verso una meta sconosciuta. Lungo il quale, di certo, non ti godrai il percorso. “Ventitré casi in tutto il mondo rappresentano un numero troppo esiguo per sperare nella scienza – afferma Stefano Buttafuoco, giornalista della Rai e autore de “Il bambino 23”, romanzo in cui racconta la vicenda di suo figlio Brando – nessuno si prenderà mai la briga di investire un solo euro o mezzo dollaro per trovare una soluzione. Fino al ventiduesimo caso, di questa variante aggressiva della Sindrome di West non sapevo praticamente nulla: quasi ne ignoravo l’esistenza, derubricandola men- talmente a umana compassione verso un problema altrui. Il ventitreesimo, invece, mi ha aperto gli occhi sull’abisso e adesso conosco tutto di questa maledetta disabilità infantile. Perché il bambino numero ventitré è Brando: mio figlio”. Il messaggio del volume, edito da Rai Libri, è forte e netto ed è quello di non mollare mai, anche quando tutto sembra perso, perché la vita è un viaggio a ostacoli che vale sempre la pena affrontare con entusiasmo e coraggio.

Che cosa racconta “Il bambino 23”?

È un libro scritto in maniera diretta, senza convenevoli, parla della mia vita che è cambiata dopo l’avvento del secondo figlio, Brando, affetto da una mutazione genetica rara, ma è anche la storia di una famiglia che cerca con forza di ritrovare il proprio equilibrio.

Un racconto che prevede chiavi di lettura differenti…

I temi trattati sono tanti, la fede, la paura e anche i valori a cui mi sono aggrappato per andare avanti, anche nei momenti più difficili. In particolare, la passione per la mia professione di inviato e poi la boxe, il pugilato, lo sport che più di altri incarna i valori della resilienza e il sacrificio.

Qual è il messaggio che vuole dare ai lettori?

Il messaggio è chiaro, la vita va vissuta comunque in ogni momento, anche se tutto sembra remare contro, perché è un bellissimo viaggio a ostacoli che vale sempre la pena di affrontare con entusiasmo e con il sorriso.

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La Befana vien di Notte II

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Nelle sale dal 30 dicembre

Monica Bellucci, Zoe Massenti, Alessandro Haber, Herbert Ballerina, Guia Jelo, insieme a Corrado Guzzanti e Fabio De Luigi, sono i protagonisti del film diretto da Paola Randi che ci accompagna ai giorni dell’Epifania. Un racconto avvincente e divertente, scritto da Nicola Guaglianone e Menotti, nel segno delle emozioni più vere e dell’ironia. Nelle sale dal 30 dicembre

VIII secolo. Paola (Zoe Massenti), una ragazzina di strada, truffaldina e sempre a caccia di guai, si trova inavvertitamente a intralciare i piani del terribile Barone De Michelis (Fabio De Luigi), un omuncolo gobbo sempre scortato dal fidato e bistrattato Marmotta (Herbert Ballerina), con una sconfinata sete di potere e uno smisurato odio verso le streghe. L’intervento della dolce e potentissima Dolores (Monica Bellucci), una strega buona che dedica la sua vita ai bambini, salva Paola da un rogo già acceso. Tra un magico apprendistato, inseguimenti, incredibili trasformazioni e molti, molti, guai, Paola scoprirà che il destino ha in serbo per lei qualcosa di davvero speciale… Con un avventuroso tuffo nella storia, ha inizio il secondo capitolo de “La Befana vien di Notte – Le origini”, scritto da Nicola Guaglianone e Menotti, già sceneggiatori di “Jeeg Robot”, e diretto da Paola Randi. Al cinema dal 30 dicembre, il film chiama a raccolta i bambini di ogni età. “Per tanti anni abbiamo dato per scontato che il pubblico italiano non avrebbe creduto a personaggi straordinari che parlassero la nostra lingua. Ma questo non è vero. Basta guardarci alle spalle e studiare la nostra tradizione, cinematografica e non solo – affermano gli sceneggiatori – la Befana, per dire, avrà parenti nordici ma è un personaggio rigorosamente italiano. E chi di noi, pensando alla propria infanzia, non ricorda l’emozione di scoprire, la mattina del 6 gennaio, cosa ci avrebbe portato?

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Bar Stella

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Vi aspetto al Bar Stella

Un carosello di chiacchiere, ironia, colori, citazioni, omaggi, canzoni con Stefano De Martino. Da martedì 28 dicembre alle 22.50 su Rai2

Su Rai2 apre il “Bar Stella”: luogo originale pronto a ospitare e intrattenere il pubblico con il suo giro di clienti un po’ bizzarri, la Disperata Erotica Band e il personale altrettanto sui generis, a partire dal suo gestore, molto speciale, Stefano De Martino.   Quattro appuntamenti più un “meglio di”, dalla sede Rai di Napoli, in onda dal 28 dicembre alle 22.50.  L’atmosfera è familiare e amichevole, popolare e calda come quella del vero “Bar Stella”: il bar di famiglia fondato cento anni fa dal bisnonno di Stefano De Martino, dove il conduttore ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza. La stessa scenografia è stata disegnata e in parte ricostruita da foto originali dagli scenografi Cappellini e Licheri, arricchita da alcuni reperti storici provenienti realmente dallo storico bar: una ricevuta, un autografo, una vecchia foto, una pala con cui il nonno faceva il gelato.  

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Il gatto del Papa

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Flavio Insinna

Una piccola favola senza tempo scritta da uno dei più apprezzati attori italiani e ormai storico conduttore della Rai

Quello raccontato da Flavio Insinna è un pontefice tormentato. Un gatto, entrato di soppiatto nei suoi alloggi, con le sue domande difficili e le sue considerazioni che insinuano dubbi e altri quesiti, mette alla prova la forza e la solidità della fede con cui il Papa deve condurre il gregge dei suoi fedeli nel mondo: sono questi i tormenti del pontefice, e ruotano intorno all’uomo che è davvero e intorno al reale significato del suo ruolo di pastore di anime. Il dialogo che nasce tra il pontefice e il felino si lega ai grandi temi dell’etica e della morale umane: dalla condivisione alla tolleranza, alla quotidiana pratica del concetto di fratellanza. Tra le mura vaticane e le strade di Roma, che rivivono anche nelle illustrazioni che Irene Rinaldi ha realizzato appositamente per il volume, il gatto e il Papa vivranno notti che per il pontefice saranno soprattutto l’occasione per riappacificarsi con tutti i valori etici e morali che il capo della Chiesa deve usare da timone nel suo ruolo di guida nel mondo. I proventi dell’autore derivanti dalla vendita del volume saranno donati a Emergency

Ogni favola è un viaggio, la sua in quale mondo ci porta?

“Il gatto del Papa” è la mia piccola favola che ci porta nel mondo che vorrei. È il mondo in cui ci si aiuta, in cui non si ha paura dell’altro, anche quando è nero come il gattone che c’è nel libro, provando a fidarsi degli altri e soprattutto a credere in un concetto fondamentale che mi ha insegnato mio papà, che era medico, tanto tempo fa. “Anche se non farai il medico e non potrai curare, potrai sempre prenderti cura di chi ha bisogno – diceva – girati perché c’è sempre qualcuno dietro che fa fatica ad arrivare”, perché è stanco, perché ha una disabilità, perché non ha mangiato, perché è sbarcato da un posto in cui c’è la guerra.

Una consapevolezza che ha origini lontane…

Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha insegnato che ci può essere sempre, che ci deve essere sempre, un altro mondo. La mia è una favoletta che non avrei scritto se vivessimo in un mondo perfetto. Gianni Rodari diceva che le favole sono anche il posto delle ipotesi, delle possibilità, la possibilità di darsi una mano. Il mondo non si potrà cambiare tutto, ma a pezzetti sì. Dobbiamo lasciarlo un po’ messo meglio di come l’abbiamo trovato.

Che cosa succede nella sua favola?

La vita è anche l’arte dell’incontro e tra i tanti viaggi che possiamo fare c’è proprio quello di incontrarsi.

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Rigoletto

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Rigoletto al Circo Massimo

In scena il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. L’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è diretta da Daniele Gatti, la regia di Damiano Michieletto. Giovedì 30 dicembre in prima serata su Rai3

© Kimberley Ross

Nel luglio del 2020, a 169 anni dal debutto veneziano del 1851, è l’opera Rigoletto, la più rivoluzionaria e cara al suo autore Giuseppe Verdi, il primo spettacolo dal vivo messo in scena in Italia dopo i lunghi mesi di chiusura legati alla pandemia. L’orchestra e il coro sono quelli del Teatro dell’Opera di Roma, la direzione d’orchestra è di Daniele Gatti. Sul palco Roberto Frontali (Rigoletto), Rosa Feola (Gilda), Iván Ayón Rivas (Il Duca di Mantova), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Martina Belli (Maddalena). La maestosa cornice del Circo Massimo ha accolto una nuova regia, imponente e spettacolare, firmata da Damiano Michieletto che si è dovuto confrontare anche con le limitazioni imposte dal virus, prima fra tutte la necessità di rispettare il distanziamento sul palcoscenico. Il film “Rigoletto al Circo Massimo”, con la regia dello stesso Michieletto, offre un percorso dell’opera in chiave filmica attingendo a tutto il materiale video dello spettacolo, in cui l’azione in diretta su un palcoscenico di 1500 mq dialogava con un maxischermo su cui venivano proiettate le riprese di alcune steadycam presenti sul palco, anch’esse parte della scena. Il film consente ora, in una riscrittura che compone tutti i materiali e i punti di vista a disposizione, una nuova esperienza di fruizione che permette allo spettatore di entrare nell’opera.

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Il viaggio riparte

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Meraviglie

Una rinnovata dichiarazione d’amore nei confronti dell’Italia. Martedì 28 dicembre in prima serata su Rai1 Alberto Angela presenta la quarta edizione del programma

Alberto Angela inaugura la quarta edizione di Meraviglie cominciando dall’isola di Procida, capitale italiana della Cultura 2022, tra le coloratissime case di Marina Corricella. Maria Grazia Cucinotta ricorderà come in una di quelle case girò le ultime scene de “Il postino”, l’ultimo indimenticabile film di Massimo Troisi. Sarà poi la volta di Ischia, con il suo affascinante Castello Aragonese, che fu la dimora della poetessa rinascimentale Vittoria Colonna, che rivivrà tra le sue rovine con il volto di Giusy Buscemi. Alle atmosfere ischitane è anche ispirata molta della musica di Stefano Bollani, che racconterà il suo profondo legame con l’isola. La tappa nell’area flegrea si conclude con la discesa nella “Piscina Mirabilis”, che dal ‘700 è meta di celebri viaggiatori, tra i quali un giovane Mozart. Dai tesori campani ci sposteremo poi nella città di Lucca. Dal giardino pensile della Torre Guinigi lo sguardo spazierà sulle tracce dell’antico anfiteatro romano fino alle mura rimaste intatte. Il Duomo di San Martino e Palazzo Pfanner ci parleranno della ricchezza di questo centro toscano. In un incontro davvero appassionante il disegnatore Milo Manara ci racconterà la sua scoperta della città attraverso il festival Lucca Comics & Games, mentre l’attore Flavio Parenti e il soprano Maria Sardaryan faranno rivivere il cittadino più illustre di Lucca: Giacomo Puccini.

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