Chiamatemi The Normal One

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Pierpaolo Spollon

Protagonista di una stagione di successo nelle fiction di Rai1 l’attore veneto parla del suo momento d’oro al RadiocorriereTv. «Sono esausto e felice di questo anno di lavoro» afferma, e in merito alla sua profonda passione per la recitazione confida: «Recitare mi aiuta a svuotarmi di questa umanità che sento»

Fino a dicembre ha interpretato Nanni nella serie “Blanca”, ed è stato un successo, ora torna Riccardo in “DOC”, come sta vivendo questa stagione che la vede lanciatissimo?

Sono felicemente esausto. Il lavoro non mi ha dato un minuto di tregua, ma se la stanchezza per essere felici è questa, allora viva la stanchezza. Quest’anno è stato pieno di lavoro come non mai, spero di avere lavorato bene. Sono molto felice che sia stato accolto come speravo il ruolo di Nanni, perché avevo bisogno di smarcarmi da un certo tipo di recitazione e di personaggio. Ringrazio Francesco Nardella (vice direttore di Rai Fiction) e Jan Michelini (regista di Blanca) che hanno avuto il coraggio di dare a uno che di solito fa il ruolo del buono, quello dello psicopatico.

La critica la definisce “giovane e promettente”, ma di anni ne ha 33 e la sua popolarità è ormai cosa reale… cosa rispondiamo ai critici?

Se mi definiscono giovane e promettente sono felice, i miei 33 anni non li sento. Se dopo 12 anni di gavetta, la gavetta è ancora questa, a me va benissimo. Giovane dentro e promettente, mi sta proprio bene.

Come è stato il suo ritorno sul set a “DOC”?

Molto emozionante, anche perché siamo collaudati. Mi complimento con gli sceneggiatori, che hanno scritto delle cose che ci hanno emozionalmente messo alla prova. Noi attori siamo stremati, svuotati, abbiamo pianto tutte le nostre lacrime. Hanno avuto l’intuito di fare passare le storie dei dottori attraverso il covid, ma puntando principalmente su quello che la pandemia lascia nelle persone. Parlo di chi ha preso il virus come di chi non l’ha preso.

Quello di un attore con il proprio personaggio è un confronto continuo, soprattutto nella lunga serialità, come è andata con Riccardo?

Ogni tanto penso che un personaggio cotto e mangiato mi piacerebbe (sorride), perché ho sempre paura di essere cambiato troppo rispetto al personaggio che devo interpretare, ma la verità è che i personaggi, in scrittura, cambiano come le persone. Quindi, se Pierpaolo fa un passo in avanti, perché non dovrebbe farlo anche Riccardo? Riccardo è cresciuto, avrà momenti difficili come tutte le persone nella vita, mantenendo comunque l’ironia che lo caratterizza.

Ha detto in alcune occasioni che “DOC” è forse il lavoro che più ha contribuito a una sua crescita, anche personale, che cos’è accaduto?

C’è sempre un momento in cui un attore, come per magia, fa un click. A me per congiunzione astrale è successo con “DOC”, dove sono stato un pochino più responsabilizzato. Da tifoso appassionato faccio sempre un paragone con il calcio. Ci sono giocatori dei quali dici “è bravo ma gli manca qualcosa”, poi capita che incontrino un allenatore e una squadra che gli danno fiducia, responsabilizzandoli, e sono costretti a fare il salto, per non disattendere le attese. Con “DOC” è successo questo. Mi rendo conto che anche in fase di studio ho fatto un passo avanti.

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Le Signore del Festival (e i grandi ospiti)

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#SANREMO2022

Ornella Muti, Lorenza Cesarini, Drusilla Foer, Maria Chiara Giannetta, Sabrina Ferilli. Saranno loro a calcare il palco dell’Ariston insieme ad Amadeus nel corso delle cinque serate della 72esima edizione, in onda dal 1° al 5 febbraio in prima serata su Rai1. Tra i grandi ospiti della manifestazione, l’attore Checco Zalone, il cantautore Cesare Cremonini e i Maneskin, vincitori dello scorso anno

Due settimane appena e i riflettori si accenderanno nella Città dei fiori per illuminare il 72° festival della Canzone italiana. Sul palco, insieme ad Amadeus, cinque co-conduttrici che si passeranno il testimone dall’1 al 5 febbraio su Rai1. Ad aprire il Festival Ornella Muti, icona del grande schermo diretta, nel corso di 50 anni di carriera, dai più grandi registi, attrice tra le più apprezzate e amate di sempre. Mercoledì 2, a scendere le scalinate dell’Ariston, sarà invece Lorenza Cesarini, che del nostro cinema è considerata una vera promessa. La sera di giovedì sarà il turno di Drusilla Foer (all’anagrafe Gianluca Gori), artista che dello stile e dell’ironia ha fatto la sua carta vincente. Nella quarta serata, dedicata alle cover, a condurre con Amadeus sarà invece Maria Chiara Giannetta, volto molto amato dai telespettatori della Rai, recente protagonista di “Blanca” serie rivelazione della stagione televisiva in corso. La serata finale vedrà invece l’atteso ritorno sul palco sanremese di Sabrina Ferilli, conduttrice del Festival nel 1996 e ospite nel 2002.

Va via via fiorendo anche la rosa dei grandi ospiti che si esibiranno nel corso delle cinque serate: ormai certi Checco Zalone e Cesare Cremonini, entrambi debuttanti all’Ariston, e i vincitori della scorsa edizione del Festival, quei Maneskin che proprio grazie a Sanremo hanno conquistato l’Eurovision Song Contest 2021 e le chart e un successo globali.

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Amo le storie intense (e folli)

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Alessandro Roia

Al cinema con “Diabolik”, nel ruolo di un politico assetato di potere, su Rai1 con la fiction “Non mi lasciare”, dove veste i panni di un poliziotto che si trova a indagare su reati contro i minori. Al RadiocorriereTv l’attore romano parla del rapporto con i suoi personaggi di oggi e di ieri: «Ho una serie di memorie che non appartengono alla mia vita ma alla loro». Sulla serie diretta da Ciro Visco dice: «È un prodotto contemporaneo, un action thriller proposto con un linguaggio attuale»

Come è stato l’incontro con Daniele e con questa storia?

Feci dei provini e da subito, con il regista Ciro Visco, si creò una chimica, un legame. Conoscendo passo dopo passo il personaggio abbiamo cercato di sottrarlo ai luoghi comuni, come quelli del maschio e del poliziotto alfa. All’inizio della serie Daniele è per certi versi un po’ tagliato con l’accetta, impenetrabile nei suoi ragionamenti. L’arrivo di Elena, però, scardina le sue sicurezze. Si tratta di un personaggio con una realtà familiare calda, piena di tenerezza, per i suoi bambini, per la moglie. Nella narrazione troviamo un Daniele a tratti più cool e a tratti più umano, pieno di errori e di difetti, che poi affronterà.

Il suo personaggio si trova ad affrontare un mondo per lui nuovo. Tutto ha inizio con un evento drammatico, l’omicidio di un bambino…

Daniele viene travolto delle indagini di Elena sul mondo del dark web, realtà che a volte non riesce a comprendere appieno. Il suo è un approccio investigativo diverso, lui, che è abituato a immergersi nei canali di Venezia con i sommozzatori della polizia, questa volta è costretto ad andare a fondo in un altro mare, ancora più oscuro.

Il regista Ciro Visco parla di “responsabilità del racconto”, una responsabilità in qualche modo condivisa anche con gli attori?

Credo che la Rai abbia un prodotto veramente contemporaneo, un action thriller proposto con un linguaggio attuale. Nella narrazione c’è anche una parte più leggera di intrattenimento, legata alle storie dei personaggi, ma c’è soprattutto un tema di grande importanza, affrontato di petto. Credo che sia il corto circuito migliore: avvicinare il pubblico a un’informazione senza volerlo tediare, facendolo correre per Venezia con noi, andando a tutta velocità con i motoscafi nei canali…

… come fecero in passato in Laguna Indiana Jones e 007… che esperienza attoriale è stata?

Durissima, per quanto possa essere duro il mio lavoro, ma fantastica. Abbiamo girato in una Venezia assurda durante il lockdown, quando la città era spesso in zona rossa o arancione. Anche per lo spettatore sarà una città pazzesca da un punto di vista visivo. Durante le riprese soffiava Burian e noi giravamo anche alle 5 del mattino, un’esperienza quasi trascendentale (sorride).

Tra cinema e televisione il suo è diventato un volto molto popolare, che rapporto ha instaurato, nel tempo, con il pubblico?

Ho una relazione tranquillissima con quello che faccio, non ho paturnie, sono abbastanza in pace con tutto questo (sorride). Con il pubblico ho un buon rapporto, a uno a uno, con la mia educazione e con quella delle persone.

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Vince chi gioca in squadra

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Luca Argentero

Tutto pronto per la seconda stagione di “DOC. Nelle tue mani” con l’attore ancora una volta nei panni di Andrea Fanti: “Abbiamo ancora delle grandi storie da raccontare”. E sul suo personaggio dice: “Mi ha insegnato il significato profondo della parola empatia e l’importanza dell’unione delle persone”

Ancora una volta nel camice di DOC. Pronto?

Si avverte una grandissima aspettativa, c’è molto fermento in giro. Le seconde stagioni sono sempre molto complesse, soprattutto se la prima è stata così d’impatto per il pubblico. Abbiamo però ancora delle grandi storie da raccontare, i nostri sceneggiatori sono davvero incredibili. Anche in questo nuovo capitolo, la grande sfida è stata adattare il racconto alla realtà.

In che senso?

Siamo andati in onda la prima volta durante una pandemia mondiale, la scrittura di Doc2 è invece avvenuta nello strascico di questo evento epocale, e in scena dobbiamo portare una realtà il più possibile “credibile” per chi questa vita l’affronta tutti i giorni. Mi riferisco ai medici, ma anche a tutti noi, perché siamo tutti coinvolti. Penso che ci siamo riusciti, le storie sono entusiasmanti e chi ha amato la prima stagione non potrà farne a meno, non rimarrà per nulla deluso.

È stata necessaria una nuova preparazione “medica”, o il training ospedaliero della prima stagione è stato sufficiente?

La prima volta era importante avere un affiancamento medico, questa volta posso dire che, nonostante la consulenza scientifica di esperti e di medici, la nostra è stata una preparazione di osservazione. Il caso medico spesso diventa solo un pretesto per raccontare le dinamiche interne del reparto, come interagiscono in un ospedale i diversi ruoli, il modo in cui, per esempio, un primario si rivolge agli strutturati e viceversa. In una puntata in particolare, attraverso flashback, raccontiamo la pandemia e il Covid. Per me è stato un momento importante, nel quale ho compreso meglio che tipo di inferno abbia vissuto chi è stato in trincea. Per due settimane abbiamo girato in tenuta anti contagio per almeno dieci ore al giorno. È stato faticoso per noi, non oso immaginare cosa sia stato per chi quella divisa l’ha tenuta per mesi. Tutti abbiamo ancora impresse le immagini forti di quei momenti e, come sempre, la realtà supera la finzione.

Nuove storie da raccontare, nuovi personaggi che fanno il loro ingresso…

Come succede con tutti i nuovi arrivi, anche in questo caso, sono stati tutti accolti più che bene. Di questo gruppo di ragazzi, sia per età anagrafica, sia per il ruolo, mi sento un po’ il fratello maggiore che ha il compito di creare e tenere unita la squadra. Proprio come avviene in un reparto di ospedale, a fare la differenza non è mai un solo medico, ma l’unione delle persone, il gioco di squadra. Giusy Buscemi è una psicologa che deve gestire le conseguenze dell’emergenza Covid tra i pazienti e soprattutto tra il personale medico, colpito duramente dal punto di vista emotivo: attacchi di panico, sindrome post traumatica da stress… Altrettanto interessante l’ingresso di Alice Arcuri nel ruolo della virologa, le nuove star della medicina, quelle che si contendono le ribalte televisive. Una figura importante che fa capire, dopo due anni di pandemia, dove si stanno muovendo gli equilibri dell’organizzazione ospedaliera.

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Il lupo e il leone

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Al cinema

Due cuccioli di mitici predatori vengono salvati e cresciuti da una ragazza su un’isola canadese. Un’intensa storia d’amicizia firmata da Gilles De Maistre con Molly Kunz. Dal 13 gennaio nelle sale

Dopo il successo internazionale della pellicola per famiglie “Mia e il Leone Bianco”, il regista Gilles de Maistre ha riportato sul set il suo gruppo di lavoro su un nuovo progetto: “Il lupo e il leone”. La pianista ventenne Alma, (Molly Kunz), ritorna nella sua casa d’infanzia su un’isola in Canada, dopo la morte del nonno. Durante il soggiorno sull’isola, la sua vita è stravolta dopo aver salvato due cuccioli, un lupo e un leone. Gli animali crescono e tra i tre si crea un legame indissolubile, che viene spezzato solo quando vengono scoperti. Il leone viene catturato e mandato in un circo itinerante, mentre il lupo viene portato in un centro di ricerca sugli animali. Il lupo è deciso a ritrovare suo fratello leone e a riunire la famiglia. Tornati insieme, i due animali intraprendono un’avventura straordinaria, affrontando qualsiasi avversità per ritrovare Alma. Il film è stato girato sull’isola di Sacacomie, due ore a nord est del Quebec, un’idilliaca riserva naturale abbastanza isolata da garantire la necessaria sicurezza per gli animali. “Abbiamo trovato questa baita sull’isola, che era stata costruita originariamente per un altro film, Secret Window, e abbiamo capito che quella piccola isola sarebbe stata perfetta per la nostra storia” dice de Maistre.

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Sotto lo stesso tempo

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Docufilm

Sulla piattaforma Rai un anno di pandemia attraverso gli occhi e le vite di dieci giovani studenti di cinema. Scritto e diretto dagli allievi della Scuola nazionale di cinema, sede della Sicilia, è stato presentato al Torino Film Festival

©️Archivio fotografico Cineteca Nazionale – Csc

Dieci studenti di una scuola di cinema si ritrovano chiusi in casa dopo poche settimane dall’inizio dei corsi. Fuori il Covid-19 sconvolge il mondo intero; nell’attesa che l’emergenza finisca, i ragazzi si interrogano su cosa significhi raccontare e filmare, inseguendo un tempo sospeso tra emozioni private e i grandi cambiamenti collettivi. «Il titolo “Sotto lo stesso tempo” rivela lo spirito con cui la scuola si è messa in gioco fin dai primi di marzo 2020 non solo per garantire la cosiddetta continuità didattica, ma anche e soprattutto perché l’isolamento diventasse un’opportunità – osserva Costanza Quatriglio, direttrice artistica della sede Sicilia del CSC. – La realizzazione del film è stata un modo per attraversare, per più di un anno, il diario di noi tutti, reso nudo dallo sguardo di un gruppo di ventenni che, scoprendo il cinema, si interrogano su se stessi e sull’immaginario di una contemporaneità bruciante che non assomiglia a nulla che abbiano mai vissuto.

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Da Monza a Palermo (via Tivoli)

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Meraviglie

Martedì 11 gennaio alle 21.20 su Rai1 si rinnova l’appuntamento con Alberto Angela alla scoperta delle bellezze italiane. Al via il terzo viaggio lungo la Penisola dei tesori

Il nuovo appuntamento partirà dalla magnifica Villa Reale di Monza. Scopriremo la storia della grandiosa residenza voluta dall’Imperatrice d’Austria Maria Teresa per il figlio Ferdinando, governatore generale della Lombardia. Una dimora di 740 stanze, che occupa solo una piccola parte dell’immenso Parco che la circonda. Fu poi Napoleone Bonaparte, succeduto agli Asburgo, a volerlo così grande, ben 700 ettari, più del doppio di Versailles! Oggi, come allora, il Parco Reale è il vero polmone verde di Milano e della Brianza e fra suoi viali si allena ancora uno dei calciatori più famosi d’Italia, Sandro Mazzola, che ci racconterà il suo particolare rapporto con Monza e con il Parco. Le vicende legate alla Villa Reale non si esauriscono con Napoleone. Qui a partire dal 1868 ha soggiornato una celebre coppia: Umberto I di Savoia e la moglie Margherita, la prima Regina d’Italia. Sarà proprio lei, Margherita, interpretata dall’attrice Anna Safroncik, a svelarci alcuni dei segreti legati ai Savoia. Monza è città di regine e il viaggio alla sua scoperta termina con la più famosa di tutte: Teodolinda, regina dei Longobardi. A lei è dedicata la splendida cappella racchiusa nel Duomo. Un gioiello che ne contiene un altro ancora più prezioso: la Corona Ferrea, la Corona dei Re d’Italia. 

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PIP E POSY: L’AMICIZIA RACCONTATA AI PIU’ PICCOLI

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Chi trova un amico trova un tesoro. Lo sanno bene il coniglietto Pip e la topolina Posy, legati da una fortissima amicizia. Insieme condividono ogni giorno nuove avventure. Ma non è sempre facile andare d’accordo, le incomprensioni infatti sono spesso dietro l’angolo e bisogna imparare a gestire e superare anche i momenti meno belli. La serie animataPip e Posy” è in onda dal lunedì al venerdì, alle 8 e alle 12 su Rai Yoyo, e, dal 16 gennaio, anche alle 15.30. Gli episodi sono disponibili anche su RaiPlay. Pip e Posy sono un coniglietto e una topolina legati da una forte amicizia. Le loro vite ruotano attorno a un meraviglioso mondo fatto di gioco: al parco, sulla neve, in giornate assolate o piovose, i due sono amici inseparabili che si divertono ad inventare giochi o, quando le cose non vanno bene, a risolvere i problemi in maniera creativa e divertente. L’amicizia, però, non è sempre semplice perché a volte può scatenare forti emozioni, anche negative.

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La danza parla al cuore

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ROBERTO BOLLE

Il nuovo anno di Rai1 si apre con quello che è diventato ormai un bellissimo e attesissimo appuntamento. Sul palco, insieme all’étoile italiana più amata al mondo, Serena Rossi e Lillo, conduttori della serata. Tra gli ospiti, attesissimi, John Malkovich, Ornella Vanoni, Margherita Buy, Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Micaela Ramazzotti, Colapesce e Dimartino. Sabato 1 gennaio in prima serata

Ciò che qualche anno fa poteva sembrare una follia, portare la danza in prima serata in televisione, non solo è diventato una realtà, ma una attesa consuetudine. Come vive questo appuntamento?

Portare la danza al pubblico di Rai1 è un privilegio. Sono veramente contento di essere alla quinta edizione, non era scontato, e anche per questo motivo è un grande piacere esserci. Abbiamo cercato di costruire un programma che sia piacevole, con l’obiettivo di fare stare bene le persone. Vogliamo iniziare l’anno con la poesia e la magia della danza, ma anche con la leggerezza, per questo, per accompagnarci in questo viaggio, abbiamo scelto Serena Rossi e Lillo, artisti che sono spontanei, genuini, amati dal grande pubblico, dei padroni di casa straordinari.

Un riflettore potente acceso sul ruolo della cultura e, al tempo stesso, una richiesta d’attenzione alle Istituzioni nei confronti della danza…

Nei giorni scorsi, in un’audizione alla Camera dei Deputati, ho parlato della danza e dell’importanza di tutelarla, di sostenerla. La trasmissione sposta la luce su questo mondo e fa avvicinare tantissimi giovani al balletto. È vero che ci sono canali dedicati che fanno un’ottima programmazione, penso a Rai5, ma avere un evento in prima serata sulla rete ammiraglia è molto importante. Sono contento che la Rai continui a programmare una serata così e capisca il ruolo educativo, sociale, culturale, che la danza può avere per le persone, per i giovani.

Un’edizione di “Danza con me” dedicata a Carla Fracci, che insegnamenti ci ha lasciato la regina della danza?

Carla ci ha insegnato tante cose. È un’artista che ha travalicato tutti i confini, passando dal palcoscenico al cinema, dalla Tv alla pubblicità, dai grandi teatri alle piccole piazze. Con la sua arte è arrivata ovunque. Non si poteva farle omaggio migliore che dedicarle questa trasmissione che vuole parlare al grande pubblico e arrivare al cuore di tutti.

Senza mai avere paura di essere popolari…

… senza avere paura di rompere le barriere. Carla è stata la prima a osare, portando la danza classica in contesti nuovi e inusuali.

Che cosa la accomuna a Serena Rossi e a Lillo?

Un grande amore per quello che facciamo, la professionalità. Hanno una grande capacità di stare sulla scena, di improvvisare, di gestire il palco, e di avere un calore umano meraviglioso. Noi dobbiamo parlare a tutti e loro lo sanno fare.

Una serata ricca di incontri ad altissimo livello, ci sarà anche il grande John Malkovich…

Sarà con noi insieme a due musicisti, un violinista e un pianista, ci presenterà uno sketch tratto da un lavoro teatrale che parla delle critiche feroci che anche grandi geni del mondo della musica hanno ricevuto. Entrerà in trasmissione con intelligenza e ironia.

Che cosa prova, come artista e come uomo, nell’attimo che precede l’apertura del sipario, e cosa prova invece subito dopo l’esibizione?

Prima ci sono tante emozioni contrastanti. Convivono la gioia, l’eccitazione, l’adrenalina, la tensione e un po’ di insicurezza, perché ogni volta che vai sul palco c’è sempre il timore di sbagliare. Quando l’esibizione si conclude, invece sono contento se è andata bene (sorride).

Il suo nome è sinonimo di arte, di classe, di sobrietà, ma una volta chiuso il sipario quanta ironia c’è nella sua vita?

Sono una persona positiva e allegra, mi piace condividere la mia vita privata con gli amici, stare bene. Ho un lato allegro, piacevole, insieme a uno più solitario e malinconico, però la convivialità e la spensieratezza fanno sicuramente parte delle mie cifre.

Come è cambiato, se è cambiato, nel tempo, il suo rapporto con la danza?

È cambiato perché sono cambiato io come persona. E con la pandemia, che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, il rapporto è ulteriormente mutato. La danza è qualcosa che per un certo periodo mi è stato tolto, creando un vuoto. Ciò che un tempo davo per scontato, il danzare, il creare danza, oggi l’apprezzo più di prima.

Se durante uno spettacolo le capita di incrociare lo sguardo di uno spettatore, che cosa prova?

Spero innanzitutto che non abbia il telefonino in mano (sorride). Non tanto in teatro, dove la sala è molto buia, ma negli spettacoli all’aperto, mi è capitato di vedere nelle prime file qualcuno con il telefono intento a riprendere. In quei casi mi verrebbe da fermarmi e da chiedere loro perché non si godano lo spettacolo. Ma mi sono sempre trattenuto dal farlo.

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Benvenuti al Bar Stella

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Attorno al locale e al suo gestore Stefano De Martino, gravitano divertenti personaggi che ritroviamo in ogni puntata: dal barista Luciano al cameriere Franco, dall’avvocato D’Afflitto alla cassiera Ambrosia. Il RadiocorriereTv ve li presenta

Il Barista Luciano (Herbert Ballerina)

È dietro al bancone, ogni tanto gira fra i tavoli, nutre velleità artistiche e cerca di infilarsi nei momenti di pausa per poter mostrare le sue doti attoriali. Frequenta un corso di attore e sfrutta il mezzo televisivo per proporre gratuitamente a coloro che non possono permetterselo, i “riassunti” delle lezioni a cui ha partecipato

Il Cameriere Franco (Franco Castiglia)

Dall’atteggiamento eccessivamente servile nei confronti di Stefano, anch’egli con nascoste velleità artistiche focalizzate più che altro sul canto

L’Avvocato D’Afflitto (Giovanni Esposito)

È un personaggio bonariamente truffaldino, un azzeccagarbugli sfrattato dall’ufficio che ha eletto a sua sede legale il Bar Stella. Seguiremo sia i suoi burrascosi rapporti con i clienti che i suoi strampalati commenti rispetto a ciò che accade intorno al bar e ai suoi clienti.

Il Critico “in diretta” Umberto Orfeo (Giorgio Melazzi)

È il tipico critico televisivo conosciuto a tutti gli addetti ai lavori. Normalmente i critici guardano il programma da casa, ma il nostro abita proprio lì in zona quindi viene a godersi la serata direttamente nel bar. E’ milanese, prende appunti su un taccuino e parla sempre malissimo di qualsiasi cosa abbia appena visto fare nel bar.

Ambrosia la cassiera (V. D’Ambrosio)

Tipica figura da bar, è seduta in un angolo fra espositori di dolciumi e tagliandi di Gratta e Vinci. Davanti a lei un grande telefono vintage, unico legame con il mondo esterno perché nel Bar Stella i cellulari non funzionano. Ogni tanto si sente lo squillo del vecchio telefono e la telefonata è occasione di ascoltare messaggi, critiche, richieste e altro provenienti dall’esterno del bar.

La professoressa Marta (Marta Filippi)

Romana, è una assidua frequentatrice del bar. Insegna alla scuola adiacente e viene tutte le sere a consumare qualcosa al Bar Stella. La cassiera Ambrosia insinua che la Signorina sia attratta dal cameriere Herbert. La particolarità del personaggio, istruito e colto è data dal fatto che la signorina è una “Sapio – sexual”, ovvero (malattia reale) una persona che si eccita sessualmente in presenza di chi parla di cultura. E lei stessa, esperta di figure retoriche della lingua italiana, si turba sentendo le sue stesse parole quando prova a spiegarle ai clienti del bar e a Stefano.

La Statua (Adelaide Vasaturo)

È una “vera” statua, un mezzo busto poggiato in bella mostra vicino al bancone del bar. A sorpresa, saltuariamente si anima declamando frasi e aforismi.

Il Professor Siniscalchi (Mario Porfito)

E’ l’intellettuale del bar Stella. Siede sul divano centrale, ha una pila di libri e giornali vicino alle sue sedute e viene sempre interpellato nelle dispute sugli argomenti un po’ più seri che talvolta aleggiano nelle discussioni fra i clienti. Il professore arringa, legge, spiega, e consiglia, non negando a nessuno la sua consulenza.

Libero Parere il dubbioso (Francesco Arienzo)

Personaggio dubbioso che prova a dare il suo parere, ma appena qualcuno lo contraddice abbraccia la teoria opposta. E questa sua ansia caratteriale si trasmette anche nei suoi comportamenti quotidiani.

Disperata Erotica Band

Otto elementi diretti dal Maestro Pino Perris. Sono una formazione tradizionale “alla Carosone”, con pianoforte verticale. Suonano solo canzoni italiane e la loro specialità è la canzone shakerata, mash up di canzoni famose che pescano dalla tradizione napoletana ai grandi classici della musica italiana. Il nome della band si ispira alla canzone di Lucio Dalla “Disperato erotico stomp”.

Niña del Sud, la Cantante del momento onirico (Carola Moccia).

In ogni puntata, a un dato momento, sarà servito ai clienti del bar il gelato in coppa, al particolare gusto di papavero. In modo non dichiarato, questo gelato trasporta tutti i presenti in una atmosfera fra il sogno e la visione che vedrà l’esibizione della cantante che, a fine canzone, scomparirà lasciando tutti con l’interrogativo se l’esibizione sia stata reale o immaginaria.

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