Noi

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La forza della famiglia

Tratto dall’americana “This is us”, serie creata da Dan Fogelman, l’adattamento diretto da Luca Ribuoli ci porta nella Torino degli anni Ottanta a casa Peirò. Pietro, Rebecca e i loro tre figli cercano la loro strada verso la felicità. Con Lino Guanciale e Aurora Ruffino. Da domenica 6 marzo in prima serata su Rai 1

© Jessica Guidi

Ognuno ha una famiglia. E ogni famiglia ha una storia. “Noi” è la storia della dei Peirò attraverso i decenni: da Pietro (Lino Guanciale) e Rebecca (Aurora Ruffino), giovane coppia che negli Ottanta affronta la sfida di crescere tre figli, fino ai nostri giorni in cui Claudio (Dario Aita), Caterina (Claudia Marsicano) e Daniele (Livio Kone) cercano la propria strada verso la felicità. Domenica 6 marzo debutta in prima serata su Rai 1 la serie tratta dall’americana “This is us”, il cui adattamento è firmato da Sandro Petraglia, Flaminia Gressi e Michela Straniero. Tutto ha inizio nel 1984, a Torino. È il compleanno di Pietro. Rebecca, che aspetta tre gemelli, comincia ad avere le doglie. È un parto difficile, uno dei gemelli non ce la fa e Pietro, che ha promesso a se stesso e a sua moglie che da quell’ospedale usciranno con tre bambini, prende la decisione che cambierà il corso delle loro vite: adottare Daniele, un neonato nero, che qualcuno ha abbandonato fuori da una caserma dei pompieri. E così, nel passato, seguiamo Pietro e Rebecca neo-genitori nel difficile compito di crescere tre neonati, poi tre bambini e infine tre adolescenti. Di episodio in episodio, li scopriremo sempre più in bilico e divisi tra l’amore per la famiglia e il bisogno di non sacrificare i propri sogni e le proprie ambizioni.  Nel presente Claudio, Caterina e Daniele cercano la propria strada: Daniele, marito e padre felice e uomo di successo, decide di cercare il proprio padre biologico; Claudio lascia una carriera ormai consolidata come attore televisivo per scoprire il proprio talento teatrale, mentre Caterina, stanca di lottare contro i suoi problemi di peso, ascolta il consiglio del fratello e decide di affrontarli per ritrovare fiducia in se stessa. Ciascuno di loro si troverà di fronte ai dolori e ai segreti che non ha voluto o potuto affrontare fino a quel momento, scoprendosi vulnerabile e insieme più forte di quello che credeva.

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Vi presento Oscio di Centocelle

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NERI MARCORE’

L’attore veste i panni di Enzo Baroni, l’antennista che all’improvviso diventa Santone e scopre un nuovo sé. Una storia ironica e divertente, ispirata all’Osho di Palmaroli. Dieci puntate dirette da Laura Muscardin su  RaiPlay

Neri, ci presenta Enzo Baroni, l’antennista che rinasce “santone”?

È un uomo anche al di sotto dell’ordinario, già sconfitto dalla vita sebbene sia di mezza età. Non ha più nessuna aspettativa o pretesa, il rapporto con la figlia è praticamente inesistente, lei non lo stima, lo considera un po’ una nullità, la moglie lo sopporta, ma oltre non va. Dopo l’ennesima umiliazione perde un po’ la bussola e, in questa sorta di delirio, si risveglia in un non luogo, un posto che non conosce, nel quale ritrova in qualche modo se stesso, assumendo così un’aria più inconsapevole rispetto a tutto quello che lo circonda. Da sconfitto, cambia atteggiamento, guardando le cose come se non gli appartenessero, come accade nell’incontro con l’energumeno della prima puntata.

Cambia la sua visione del mondo e il quartiere romano in cui vive, Centocelle, sembra percepirlo in modo nuovo…

È una ricetta vincente per guardare la realtà e farsi guardare da chi prima lo considerava un essere invisibile e comunque inutile. Da questa inversione di prospettiva nasce un personaggio che neanche lui voleva imporre o immaginava. Non è una costruzione fatta a tavolino, è una condizione nella quale si ritrova suo malgrado, frutto sempre di questa inconsapevolezza. Lui ne apprezza i risultati, vede crescere la considerazione di chi ha intorno e non fa nulla per tornare a essere quello che era prima.

Qual è l’universo che ruota intorno al suo personaggio?

Oscio è immerso nella realtà nella quale è sempre vissuto, però a volte basta cambiare occhiali per vedere la realtà in modo completamente opposto. Il suo cambiamento lo porta ad avere un atteggiamento completamente diverso rispetto alle cose che prima lo preoccupavano, lo affliggevano.

Da fenomeno social a serie televisiva, che percorso ha fatto Oscio?

Sono due cose diverse. Quello di Palmaroli è stato un grande successo che prendeva in considerazione il vero Osho, e che ha ispirato l’ideatore di questa serie. Alcune delle vignette più famose, che hanno riscosso più successo, danno il titolo ai nostri episodi…  È questo il ponte che unisce Palmaroli, le più belle frasi di Osho, ed Enzo Baroni, chiamato l’Oscio di Centocelle.

Da antennista a santone… tutti potrebbero avere questa possibilità?

Non sono definizioni che vanno prese per quello che sono. Antennista è vero, ma Baroni è tutt’altro che un santone (sorride). Interpretando un po’ più in senso lato questa domanda, posso dire che chiunque, qualunque lavoro svolga, se è infelice nella propria esistenza, può modificarla cambiando atteggiamento nel modo in cui si pone, in cui osserva, in cui si relazione alla realtà e agli altri. Questo sicuramente vale. Poi, per diventare una guida spirituale o un capo carismatico, ci vuole qualcosa di più. Nella fiction si riesce più facilmente che nella vita, ma non è neanche necessario diventare guida o tantomeno fenomeno social (sorride). Tra l’altro, quando parli di fenomeno social, non dici se sia negativo o positivo.

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Per amore di Matteo

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Stefano Accorsi

Suo figlio ha sbagliato e lui lo spinge ad assumersi le proprie responsabilità, fino a quando si rende conto che, così facendo, la vita del giovane è a rischio. Il dilemma è soltanto uno: che fare? Il protagonista di “Vostro onore” al RadiocorriereTv. «Credo che l’istinto primordiale di un genitore sia quello di salvare la vita del proprio figlio». Dal 28 febbraio in prima serata su Rai1

@ Francesca Cassaro

Come vive il ritorno alla fiction della Rai?

Mancavo da tanto e sono molto felice di essere tornato con una storia come questa. “Vostro Onore” è l’adattamento di una serie israeliana venduta in tutto il mondo, adattata al contesto italiano e ambientata a Milano. Il mio personaggio è in lizza per diventare presidente del Tribunale, ma nella storia si indaga il rapporto padre-figlio, perché nella nostra cultura i rapporti in una famiglia sono cuore pulsante.

Che approccio ha avuto con la serie originale?

Non avevo visto la serie israeliana e quando abbiamo cominciato a girare non era stata ancora distribuita quella americana. Per me l’unico elemento sono state le sceneggiature. Ho trovato il soggetto molto coinvolgente proprio perché porta il lettore, in prima battuta, poi il pubblico, a chiedersi: cosa farei in una situazione del genere? Posso giustificare la scelta del protagonista? E la domanda più complessa, che cosa si è disposti a fare per salvare la vita di un figlio?

Si sarà sicuramente posto questa domanda…

Ci ho pensato, e non è chiedersi che cosa si è disposti a fare per raccomandare un figlio, ma per salvargli la vita, e per questo non ci sono due risposte. Credo che l’istinto di un genitore sia quello di salvare la vita del proprio figlio. Il rapporto padre-figlio è un archetipo, basta pensare alla tragedia greca. Più di duemila anni di cultura, di legge, di etica, quando entrano in conflitto con una cosa così primordiale, come salvare la vita al proprio figlio, creano un bel corto circuito.

Vittorio non ha altra scelta?

È un padre che ha costruito una vita in assenza, perché pensava solo al lavoro, un lavoro che ha a che fare con la legge, con la giustizia, con la morale, con un ruolo pubblico. Questo è il cuore della narrazione, è ciò che non rende mai diabolico il personaggio, magari machiavellico. Credo ci siano cose di fronte alle quali non si riesca a riflettere più di tanto, ma semplicemente si agisce. Sono i grandi momenti di verità della nostra vita. Viene da dire, forse istintivamente farei lo stesso, non è detto, ma non si sa. Credo che la cosa bella di questa seria sia il non cercare una risposta.

Nessun giudizio, nessuna etichetta…

Mi dà fastidio se i personaggi vengono santificati quando non sarebbero da santificare, o eroicizzati quando non sarebbero da eroicizzare. In questo caso credo che non abbiamo tradito questo principio. È un magistrato che crede nella legge e che per salvare la vita di suo figlio rinnega tutto, comincia a mentire. Non abbiamo mai detto che sia un santo.

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Dalla, tra immaginario e realtà

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Per Lucio

Su Rai3 il film di Pietro Marcello dedicato al cantautore bolognese. Giovedì 3 marzo in prima serata

Presentato lo scorso anno in anteprima mondiale al Festival Internazionale del cinema di Berlino, “Per Lucio” di Pietro Marcello arriva sul piccolo schermo giovedì 3 marzo in prima serata su Rai3. Il film documentario prodotto da IBC Movie con Rai Cinema in collaborazione con Avventurosa con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, è un viaggio visivo e sonoro nell’immaginario poetico e irriverente del cantautore bolognese Lucio Dalla, una narrazione inedita del suo mondo condotta attraverso le parole del fidato manager Tobia e dell’amico d’infanzia Stefano Bonaga. Il film unisce biografia e storia, realtà e immaginario, dando vita a un ritratto che attinge dall’infinito bacino dei repertori pubblici e privati, storici e amatoriali, grazie ai materiali d’archivio di Istituto Luce Cinecittà, Fondazione Cineteca di Bologna, Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia, Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico e Fondazione CSC – Archivio Nazionale Cinema d’Impresa (Ivrea). Tutti elementi che riportano alla luce l’avventura di Dalla e le sue molte vite: il faticoso esordio, l’entusiasmo per la prima ascesa al successo, la fortunata collaborazione con il poeta Roberto Roversi, fino e alla consacrazione come autore colto e popolare. Liriche e musiche dipingono così un’Italia sotterranea e sfumata, immergendo lo spettatore in una libera narrazione del Paese che attraversa tanto il boom economico che i tragici eventi del periodo legato alla fine degli anni’ 70. Pietro Marcello ripercorre attraverso le vicende dell’artista anche l’Italia degli ultimi e degli emarginati, l’Italia di Lucio Dalla, una figura polimorfa che sfugge a ogni flash, a ogni definizione: istrione, clown, jazzista, viandante, eroe, poeta, cantore, profeta, trasformista, provocatore.

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Notre Dame de Paris: venti anni di successi

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Teatro

Il cast originale dell’opera moderna più famosa al mondo si riunisce per la prima volta in assoluto dal 2002. Riccardo Cocciante dichiara soddisfatto: «la forza, la maestosità e la grandezza di quest’opera popolare sono quelle del primo giorno». Il nuovo tour che toccherà tutta l’Italia, debutta il 3 marzo agli Arcimboldi di Milano

Venti anni di successi in Italia e “Notre Dame de Paris” si riunisce per la prima volta con il cast originale, quello del 2002 con Lola Ponce e Giò Di Tonno. Per il ventesimo anniversario, tutte le canzoni dello show sono disponibili sulle piattaforme con la studio versione e il live originale del 2002 dall’Arena di Verona. Il Tour riparte in sicurezza in tutta Italia con un grande debutto al Teatro degli Arcimboldi, a Milano, il prossimo 3 Marzo 2022 e proseguirà in lungo e in largo per tutta Italia fino a fine anno, facendo tappa ad Ancona, Jesolo, Firenze, Roma, Reggio Calabria, Lugano, Lanciano, Ferrara, San Pancrazio Salentino, Pula, Palermo, Torre del Lago, Napoli, Bari, Catania, Eboli, Casalecchio di Reno, Torino, con la conclusione nel dicembre 2022 a Trieste. “Notre Dame de Paris”, l’opera popolare moderna più famosa al mondo e spettacolo tra i più imponenti mai realizzati, celebra quest’anno il ventennale dall’esordio sulle scene italiane, avvenuto per la prima volta in italiano il 14 marzo del 2002 al GranTeatro di Roma, costruito appositamente per l’occasione per volontà di David Zard. In occasione di un anniversario così importante, solo ed esclusivamente per il 2022, lo show avrà come protagonista l’intero cast originale del debutto, con il grande ritorno di Lola Ponce nei panni di Esmeralda.

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L’ombra del giorno

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La luce dell’amore

Il RadiocorriereTv ha incontrato gli interpreti della pellicola che ha debuttato giovedì in sala, Riccardo Scamarcio, che del film è anche coproduttore, e Benedetta Porcaroli. «Il copione, i dialoghi, le battute, ci hanno suggerito l’architettura emotiva dei personaggi» dice il protagonista. «Nel 1938 c’era un pudore diverso – afferma l’attrice – dove la parola non arrivava dovevi fare arrivare altro. Questo mi ha fatto vibrare in modo diverso».  Insieme a loro, il regista Giuseppe Piccioni

Come è stato l’incontro con la storia e con i vostri personaggi?

RICCARDO: Appena ho letto il copione ho capito che era un film bellissimo, pazzesco. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Piccioni, abbiamo fatto un provino con Benedetta. Quando il vecchio produttore ha dovuto lasciare il progetto e il film non si sarebbe più fatto, ho deciso di assumermi la responsabilità, enorme, di produrre questo film. Con il senno di poi, avendolo girato e avendolo visto, sono felice di quanto accaduto.

BENEDETTA: Ho letto la sceneggiatura e sono rimasta folgorata, anche dal personaggio femminile (Anna Costanzi). I film non sono tutti uguali, alcuni, già dalla lettura, dimostrano di essere un unicum. Anna, pur vivendo in un’altra epoca, mi ha consentito di fare tante cose. È una storia d’amore in un contesto di guerra, una sceneggiatura densa e complessa.

Cosa significa per un attore calarsi in un momento storico così difficile e doloroso?

RICCARDO: In questo film abbiamo avuto la fortuna di avere come guida il copione stesso, le battute, i dialoghi. Al loro interno erano suggeriti l’intento, l’architettura emotiva dei personaggi. Da una parte è bastato semplicemente recitare quelle battute, il mio personaggio (Luciano) è claudicante, condizione fisica che costringe a una caratterizzazione molto precisa. E poi il film è quasi in lingua. Si parla un italiano che non si usa più, e devo dire che questo, paradossalmente, che poteva rappresentare un ostacolo, si è rivelata un’opportunità.

BENEDETTA: Avevo Riccardo in scena, Giuseppe al monitor, e una sceneggiatura bellissima con battute significative, rappresentative. Per quanto mi riguarda ho semplicemente cercato di rispettare una grammatica dell’epoca. Nel 1938 c’era un pudore diverso, non potevi dire tutto ciò che ti passava per la mente, ma allo stesso tempo dovevi cercare di farlo arrivare comunque, un ostacolo che ci ha liberati da un punto di vista emotivo. Dove la parola non arrivava dovevi fare arrivare altro. Questo mi ha fatto vibrare in modo diverso.

Che emozione avete provato, a film finito, vedendo i vostri personaggi sullo schermo?

RICCARDO: Essendo produttore ho visto il film numerose volte. Però non l’ho ancora visto con il pubblico in sala, e questo accadrà domani ad Ascoli. Vedremo il film con un pubblico di non addetti ai lavori. A questa domanda risponderò dopo domani (sorride).

BENEDETTA: Credo che “L’ombra del giorno” non possa lasciare indifferenti. Sono felice di avere fatto questa esperienza e credo che il film abbia in sé un grande valore: racconta un momento storico di cui non parliamo quasi più, è importante che le nuove generazioni, immedesimandosi in una storia d’amore, sappiano ciò che è stato.

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Vostro Onore

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Stefano Accorsi

La scelta di un uomo di legge costretto a tradire i propri principi per salvare la vita al figlio. In prima serata su Rai1, dal 28 febbraio, il legal drama con Stefano Accorsi ispirato all’israeliana “Kvodo”

@ Francesca Cassaro

La storia del conflitto morale, drammatico e assoluto, di un uomo che deve scegliere tra la fedeltà ai principi etici di giustizia sui quali ha modellato la sua vita personale e professionale, diventando esempio di rettitudine e affidabilità, e l’istinto più ancestrale di difesa degli affetti più cari. Il 28 febbraio su Rai1 debutta “Vostro Onore”, serie Tv in 4 serate con Stefano Accorsi per la regia di Alessandro Casale. Personaggio protagonista della serie, adattamento dell’israeliana “Kvodo”, è Vittorio Pagani (Accorsi), un giudice milanese conosciuto e rispettato per la sua integrità, in corsa per la carica di Presidente del Tribunale di Milano. La scomparsa della moglie ha segnato dolorosamente la sua vita e complicato il già difficile rapporto con suo figlio Matteo. Ma quando quest’ultimo investe con la macchina il giovane esponente di una famiglia criminale, i Silva, Vittorio si trova costretto a fare una scelta. I Silva sono una vecchia conoscenza del giudice: è stato lui infatti, quando era PM, a smantellarne l’organizzazione, arrestandone il capoclan. Quindi sa bene che, se scoprissero chi è che ha causato l’incidente, non esiterebbero un solo istante a vendicarsi, uccidendo Matteo. Preso dal panico lo stimato giudice denuncia all’Ispettrice Vichi il furto dell’auto incriminata e coinvolge l’amico ispettore della DIA Salvatore Berto, per farla risultare rubata. “Affrontare l’adattamento italiano della serie israeliana è stata una sfida entusiasmante e impegnativa, supportata dall’eccellente lavoro degli sceneggiatori. Loro il merito di aver trasposto sul territorio italiano una drammaturgia aderente alla realtà di una nazione come Israele, fortemente influenzata da un conflitto geopolitico e religioso pluridecennale – afferma Casale – Durante le riprese mi sono concentrato, innanzitutto, sull’approfondimento dei personaggi che sono protagonisti e motore della nostra serie: il giudice Vittorio Pagani e il figlio Matteo, incarnazione del rapporto padre-figlio, archetipo della letteratura e della cinematografia di tutti i tempi.

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Numeri da “brividi”

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Mahmood e Blanco R

Risultati straordinari per posizioni in classifica, ascolti e visualizzazioni del brano di Mahmood e Blanco, vincitori della 72esima edizione del Festival di Sanremo.


© Bogdan Chilldays Plakov

Numeri da “brividi” per i vincitori della 72esima edizione del Festival di Sanremo. Mahmood e Blanco conquistano la prima posizione della classifica EarOne delle canzoni più trasmesse in radio della settimana, oltre a rimanere #1 nella classifica Fimi / GfK dei singoli più venduti in Italia per la seconda settimana consecutiva e #1 su tutte le piattaforme digitali. “Brividi” è stato il brano più ascoltato di sempre in un giorno su Spotify Italia con 3.384.192 stream nelle prime 24 ore di release, un record che si aggiunge al più alto debutto di sempre per una canzone italiana in posizione #5 nella classifica global della piattaforma ed è ancora al #1 su Spotify, dove attualmente conta oltre 27 milioni di stream, mentre ha esordito in posizione #1 nella Top Songs Debut Global di Spotify. A questi risultati si sommano i 30 milioni di visualizzazioni combinate realizzate dal videoclip ufficiale e dal videoclip della performance della prima serata del Festival di Sanremo. Una canzone che Mahmood definisce come la storia di “due ragazzi, appartenenti a due generazioni, che amano con lo stesso trasporto e gli stessi timori, con la paura di sbagliare e di sentirsi inadeguati, incapaci di riuscire a trasmettere ciò che si prova e con la voglia di amare in totale libertà, dando tutto di sé”.

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Scelgo le storie che voglio raccontare

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Giorgio Pasotti

Nella serie di Rai1 è Marco Colomba, primario di Pediatria, chirurgo ed ex marito di Lea (Anna Valle). Al RadiocorriereTv parla del suo personaggio, dell’omaggio alla professione dei medici, da tempo in trincea contro il covid, della passione per la recitazione: «Per stupire il pubblico servono storie e un linguaggio universali»


© P. Bruni

Come è stato l’incontro con “Lea” e con il suo Marco Colomba?

Venivamo da un momento molto critico legato al covid. Sono bergamasco, ma abitando a Roma ho vissuto tutta la pandemia lontano dalla mia città, dai miei genitori, con una sorta di costante pena, preoccupazione, impotenza, rispetto a un disastro che si stava materializzando nella mia città e che ha sconvolto i miei amici, la mia stessa famiglia. Quando mi è stata proposta questa serie ho sentito come una sorta di responsabilità nei confronti di un mestiere, quello del medico, che abbiamo tutti imparato a conoscere e che si dava per scontato, come un po’ è accaduto con gli artisti. Marco Colomba, il mio personaggio, dimostra una grande padronanza della sua professione, grandi capacità, ma nella vita privata è un essere umano come tutti noi, con le sue fragilità, le sue preoccupazioni, i suoi errori, è un personaggio vero, di qui la curiosità di vestire i suoi panni. Il fatto che sia un primario di un reparto di pediatria lo rende ancor più accattivante. Tutto questo, la storia, lavorare con Anna Valle, ha fatto nascere in me il desiderio di affrontare questo personaggio.

Com’è stato trovarsi sul set che ricostruiva un reparto d’ospedale?

Sia io che Anna siamo andati a scuola. Quando Colomba entra in sala operatoria deve dare l’idea di sapere esattamente quello che sta facendo. Abbiamo fatto dei corsi di avvicinamento a una materia difficilissima, volevamo che tutto fosse il più realistico possibile.

Lea e Marco, qual è il filo che nonostante le difficoltà li mantiene uniti?

L’avere vissuto un grande amore e un grande dramma.  I grandi dolori uniscono due persone con un filo quasi invisibile, che il passare del tempo rende ancora più solido. Tra Lea e Marco emerge il non detto, il non vissuto, ho rispettato i sentimenti tenuti insieme da una tragedia.

La serie è ambientata a Ferrara, che rapporto ha avuto con la città?

Ferrara è una città molto quieta, è la sana provincia italiana, un luogo in cui la maggior parte delle persone circola in bicicletta, penso che sia la dimensione perfetta per ambientare una serie come questa. L’ambiente rende la storia ancora più umana e vera.

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Siamo lo scacciapensieri della Tv

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Stefano De Martino

Giochi e risate a non finire nel martedì sera di Rai2. Il conduttore del programma più divertente del piccolo schermo al RadiocorriereTv: «A “Step” l’ilarità diventa contagiosa in un continuo scambio tra noi e il pubblico»


© Anna Camerlingo

“Stasera tutto è possibile” è la casa della leggerezza… come sarà l’edizione di quest’anno?

Il nostro obiettivo è quello di distrarre le persone dai problemi di quest’ultimo periodo e per farlo ci stiamo impegnando tantissimo. Siamo alla terza edizione di “STEP” ed è stato molto bello ricominciare. Ritrovarci è stato un po’ come succede tra compagni di scuola, anche se non ti vedi per anni, dopo due minuti sembra non sia passato tanto tempo. Abbiamo ritrovato il ritmo dal primo incontro ed è stato stupefacente anche per noi. La ricetta è sempre quella di essere uno scacciapensieri.

Come è cambiato, nel tempo, il suo modo di divertirsi?

Sono molto più casalingo, mi piace riunirmi con gli amici e stare poco in giro. Credo sia un effetto collaterale del mio lavoro: le giornate sono sempre molto chiassose e così, nei momenti di svago, mi piace stare un po’ più a casa.

Qual è il gioco di “STEP” che la diverte di più?

Uno è “Segui il labiale”, basta anche un paio di cuffie per farlo, con la musica alta nelle orecchie devi capire cosa sta dicendo il tuo compagno. C’è “Alphabody”, nel quale bisogna comporre delle lettere con il corpo sul pavimento, ce ne sono tanti. E poi, irreplicabile a casa, la stanza inclinata.

Le cito tre dei suoi compagni di viaggio chiedendole un aggettivo per ognuno di loro. Partiamo da Francesco Paolantoni…

Il maestro che ci illumina. Francesco è la nostra stella polare, ha l’atteggiamento da insegnante, è un po’ il suo ruolo anche nella nostra comitiva. È il più anziano, elargisce spesso e volentieri consigli e nozioni, per questo ci diverte chiamarlo il maestro.

Biagio Izzo…

È il compagno di banco. Ha una comicità così naturale e spontanea che vorresti averlo in casa tutto il tempo. Basta averlo a fianco per ridere

Vincenzo De Lucia…

Poliedrico, ha mille personalità, è molto bravo. Avere lui nei programmi è avere tutti i personaggi che interpreta come ospiti. I suoi cavalli di battaglia sono Mara, Maria… quest’anno farà nuove interpretazioni davvero stupefacenti.

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