È partita la 33esima maratona a sostegno della ricerca per sconfiggere le malattie genetiche rare. Già attivo il numero solidale 45510. Fino al 18 dicembre in Tv, radio e sulla piattaforma Rai
Telethon
torna, come ogni dicembre, a ricordarci i risultati raggiunti e i nuovi
importanti obiettivi della ricerca medico-scientifica per donare speranze,
terapie e futuro ai bambini e a tutte le persone con una malattia genetica
rara. Se è stato Carlo Conti con lo speciale di “NaTale e Quale Show” ad aprire
la maratona solidale, fino al 18 dicembre saranno almeno 45 le trasmissioni in
campo con un unico obiettivo: fare crescere le cifre del numeratore. Nello slogan
#facciamolidiventaregrandi si sintetizza il grande impegno della Fondazione
Telethon e di tutta la Rai. «La Rai è per
noi un alleato prezioso. Insieme, grazie alla maratona televisiva, in questi
anni abbiamo dato voce a tantissime famiglie, abbiamo fatto conoscere al grande
pubblico realtà che erano marginali e favorito l’inclusione delle persone con
malattie genetiche rare – afferma Luca Cordero di Montezemolo, presidente della
Fondazione Telethon – Gli italiani hanno risposto con generosità contribuendo a
far avanzare la ricerca su malattie che prima erano trascurate». Grande la soddisfazione dei vertici Rai: «Telethon è un momento veramente
bello per l’azienda Rai che si mette al servizio di una causa difficile e per
una battaglia come la lotta alle malattie rare – afferma la presidente Marinella
Soldi – si tratta di un lavoro di squadra di tutta la Rai, dalle star
dell’intrattenimento ai lavoratori di cui il pubblico non conosce il nome, ma
senza i quali tutto questo non sarebbe possibile. La raccolta fondi è l’esempio
concreto di una società più inclusiva e sostenibile, i risultati ottenuti in
questi decenni sono veramente eclatanti. L’anno scorso sono stati raccolti 54
milioni, continuiamo su questa strada». Parole d’ordine consapevolezza e solidarietà. «È molto importante che la Rai collabori, ormai da decenni,
con Telethon per la ricerca sulle malattie rare penso che sia anche questo Servizio
Pubblico – dice l’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes – è importante informare tutti i cittadini sui progressi
della scienza e su quanto sia importante sostenere la scienza per aiutare i
bambini più sfortunati». Per
contribuire alla raccolta solidale è sufficiente comporre il 45510. I fondi
raccolti saranno dedicati alla ricerca su oltre 6 mila malattie genetiche rare.
Il 17 dicembre, su Rai3, “In mezzo al mare” e “Gola” con Valerio Aprea, le ultime due opere teatrali di Mattia Torre, con la regia televisiva del Premio Oscar Paolo Sorrentino. Ne abbiamo parlato con Paolo Calabresi, uno dei protagonisti della serie
Per cosa siamo grati a
Mattia Torre e qual è il valore di questo lavoro?
Io gli sono grato, ma credo anche chi guarderà questi
spettacoli in tv, perché è una cosa straordinaria, fuori dall’immaginario
comune, perché il teatro in televisione si faceva una volta. Gli siamo grati
perché ha portato in scena veramente la vita di tutti i giorni con i suoi temi
universali come la morte, la violenza, la sopraffazione e ci ha aggiunto un
elemento di comicità devastante, indimenticabile, che renderà le sue opere
molto longeve se non eterne.
Com’è lavorare su diversi
linguaggi? Dal teatro alla televisione con un regista che nasce dal cinema, come
ci si confronta?
Si tratta della vecchia domanda e cioè se il teatro e il
cinema sono compatibili. Mi sembra che attraverso la regia di Paolo Sorrentino,
abbiamo potuto dimostrare che non sono solo compatibili, ma anche necessari
l’uno all’altro. La modalità con cui Paolo ha deciso di entrare dentro a questi
spettacoli fisicamente, è stata leggerissima, è salito in punta di piedi sul
palcoscenico dove noi facevamo i nostri spettacoli. Un’esperienza unica, perché
le macchine da presa erano lì con noi ma non ne sentivamo il peso. Un vero
incontro tra il cinema ed il teatro. Cinema che poi diventa tv, ma c’è poca
differenza.
Davanti a quali
sensazione ci mettono questi monologhi?
C’è una risposta soggettiva che per me è lancinante dato che
ho un vissuto con Mattia Torre. Vent’anni della nostra vita e la commistione di
questa vita insieme che ha generato momenti di allegria esilaranti e di dolore,
causa la sua malattia e poi la sua morte, sono qualcosa di commuovente e
struggente. Credo che qualche pezzo di questo dolore comico, di questa allegria
dolorosa, arriverà a chi guarderà questi spettacoli.
Torna su Rai 2 la striscia quotidiana, rilettura dello storico format televisivo Rai, con la brillante conduzione dell’”Anziana Soubrette”. Dal 12 dicembre, dal lunedì al venerdì, prima del TG2 delle 20.30
2022, Drusilla
Drusilla
Foer ritorna su Rai 2 dal 12 dicembre con il suo programma “Drusilla e l’Almanacco del giorno dopo”,
in onda dal lunedì al venerdì in fascia preserale prima del TG2. Rilettura del
format di grande successo che ha segnato la storia della TV italiana,
l’Almanacco ritorna in una chiave leggermente rivisitata rispetto alla prima edizione
fatta nel giugno scorso. Ci saranno nuove rubriche quotidiane con un divertente
cast fisso che vede l’arrivo di Almanacchine, Almanacchini, Almanaccone e
Almanacconi: personaggi che si aggiungono al già collaudato cast in studio a
cominciare dall’irriverente cameraman “Romolo”. Inoltre, l’aggiunta del
pubblico, nel quale avrà un ruolo trascinante la fan di Drusilla Lilla (già nel
ruolo di cuoca nelle puntate estive), darà maggior vigore e partecipazione alle
performance in studio. Le personalità famose, che costelleranno ciascuna
puntata, saranno presentate come l’Appassionato del Giorno Dopo, in base alle
peculiarità delle passioni che le caratterizzano. Non mancheranno i contributi
video fra l’educativo, come l’Educazione Civica spiegata dagli adolescenti, e
il surreale come Capra Selvatica e le sue Erbe. Ritroveremo l’Osteopata che
suggerirà facili esercizi fai da te. E poi, tra le novità, l’Esperta di
curiosità cinesi, la Funeral Blogger e il velocissimo Astrologo. Il tutto sarà
condito da riflessioni brillanti e sagaci da parte dell’ “Anziana Soubrette “ –
come Drusilla è solita definirsi – che ci condurrà nel suo mondo fatto di
ironia, di canzoni, di monologhi e di musica suonata al pianoforte in studio
dal Maestro Loris Di Leo.
L’Almanacco
sarà preceduto da “Itpareid”, una rivisitazione della Hit Parade di Lelio
Luttazzi che celebra, attraverso le classifiche ufficiali, i brani storici dei
decenni ‘60, ‘70, ‘80 e ’90.
Alice torna con un nuovo album in cui interpreta sedici canzoni di Franco Battiato. Il progetto nasce dalla storica collaborazione artistica tra i due autori iniziata nel 1980 e praticamente mai interrotta
Alice è tornata con un nuovo album: “Eri con me”, disponibile
in versione CD e doppio vinile. Contiene sedici canzoni di Franco Battiato, ed
è stato registrato in studio con Carlo Guaitoli (pianoforte, direzione) e I
Solisti Filarmonici Italiani. Alle
origini del progetto, la storica collaborazione artistica iniziata nel 1980.
Quell’anno Battiato aveva lanciato “La voce del Padrone” ed intrapreso il
sodalizio indimenticabile con Alice per la quale scrisse hit come “Per Elisa” e
“Il vento caldo dell’estate”, duettando con lei in “I treni di Tozeur” che
arrivò in gara all’Eurovisione Song Contest del 1984. Rimasero impressi i due
look storici: lui senza cravatta e con gli occhiali, lei guanti di pizzo,
cappotto doppiopetto. L’alchimia era visibile a tutti e per entrambi iniziò un
periodo magico. “Eri con me”, il nuovo album di Alice, nasce proprio da questo
grande percorso artistico. Nel 1985, per la prima volta, Alice ha interpretato
canzoni di Battiato non scritte per lei, poi per molti anni e in molti progetti
discografici ha ripreso il suo abituale ruolo di cantautrice fino al 2003, anno
in cui viene pubblicato “Viaggio in Italia”, un album di sole cover
dedicato a grandi autori italiani; qui le canzoni di Battiato presenti erano
due, ma nei concerti che seguirono aumentarono sempre più, per il rinnovato
piacere di Alice nell’interpretare le sue composizioni. In seguito, ci sano
altre collaborazioni tra Alice e Franco Battiato, come per l’album
“Samsara” con “Eri con me” del 2012 e per l’album
“Weekend” con “Veleni” del 2014. Nel 2016 arriva anche
l’occasione del lunghissimo straordinario tour insieme “Battiato e Alice
“. Nel 2020 inizia il tour “Alice Canta Battiato”, tutt’ora in
corso, insieme a Carlo Guaitoli, pianista e direttore d’orchestra, già speciale
collaboratore di Battiato stesso per oltre vent’anni. Al tour hanno partecipato
molti ensemble, in particolare i Solisti Filarmonici Italiani, che sono stati
coinvolti anche nella registrazione in studio dell’album. Nella prefazione del
disco, Francesco Messina scrive: «Le canzoni inserite nell’album in buona parte
risultano quelle ascoltate nei concerti, ma non del tutto. Infatti, se alcune
di queste appartenevano già al repertorio discografico di Alice (ad esempio “I
treni di Tozeur”, “Prospettiva Nevski” e la stessa “Eri con me”), molte altre
sono per lei decisamente inedite. Tra queste una nuova versione di “Da Oriente
a Occidente”, “L’addio”, di cui Franco è coautore con Mino Di Martino e
Ippolita Avalli, e “Torneremo ancora”, l’ultima canzone da lui scritta e
registrata; un brano al quale teneva veramente molto». Alice, con la sua
personalità vocale unica e un percorso artistico sempre in evoluzione, grazie a
questo atteso disco, si fa ancora una volta strumento della musica di Franco
Battiato e di ciò che ha trasmesso, attraverso queste sedici canzoni a cui
sente di aderire pienamente. Quest’anno Alice ha ricevuto il Premio Tenco 2022
alla Carriera.
Reduce dal successo di “Tale e Quale Show”, Cristiano Malgioglio è pronto a debuttare nel programma che lo vedrà vestire i panni di sorprendente padrone di casa. L’appuntamento è per mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2
foto di Alessandro Bachiorri
È sufficiente suonare il campanello, varcare la soglia di casa, avere voglia di raccontarsi e di condividere, consapevoli del fatto che quando c’è amicizia, “Mi casa es tu casa”. Mercoledì 7 dicembre in prima serata su Rai 2 parte il programma che segna il debutto alla conduzione di Cristiano Malgioglio, già acclamato protagonista della giuria di “Tale e Quale Show”. In una dimensione domestica e informale, il programma permetterà di conoscere grandi personaggi dello spettacolo in modo unico, intimo e profondo. Il tutto arricchito da filmati d’archivio e da tante sorprese che caratterizzeranno e animeranno l’incontro tra Cristiano e gli ospiti di puntata. Tanti grandi nomi per cinque imperdibili appuntamenti in cui a farla da padrone saranno la sincerità, il sorriso e l’ironia. Un’atmosfera divertente, emozionante e irresistibilmente “almodovariana”.
Protagonista di imprese sportive mai dimenticate e oggi a “Il Circolo dei Mondiali” su Rai 1. Simeoni, anche in libreria con “Una vita in alto”, si racconta al RadiocorriereTv : «Non sono esperta di calcio, ma il bel gioco mi diverte». E ci confida di simpatizzare per il Senegal: «Ci andai ad allenarmi e ho dei bei ricordi di quel Paese»
Sara, come sta andando al Circolo?
Noi stiamo seguendo i Mondiali e ci stiamo
divertendo (sorride). Non sono mai stata un’esperta di calcio, ma sono
felice che mi abbiano voluto ugualmente in trasmissione, anche perché “Il
Circolo dei Mondiali” non vuole fornire un’analisi tecnica, e poi per farlo ci sono
gli ospiti, gli addetti ai lavori, che ci vengono a trovare ogni sera.
Come trova questo Mondiale?
Lasciando da parte tutto il contorno, per
quanto riguarda la competizione vera e propria ci siamo accorti fin dall’inizio
che era tutto un po’ diverso e nuovo rispetto al passato e che c’erano diverse
squadre alle quali anche le nazionali più forti dovevano prestare attenzione. È
un po’ quello che succedeva quando gareggiavo in atletica, avevo capito che
quando c’era una qualificazione non dovevo solo stare attenta a superare la
misura, ma dovevo guardarmi le spalle anche dalle atlete che, pur non essendo le
migliori, erano determinate a conquistare quella che per loro era la gara della
vita, per la quale erano in grado di fare la loro migliore prestazione. E qui è
stato un po’ così. Abbiamo visto buone prestazioni di formazioni che non
consideravamo in grado di comportarsi bene, e che invece hanno fatto partite
eccezionali. A parte il Qatar per il quale ci si aspettava qualcosa di più. Di
solito il Paese che organizza una manifestazione si prepara in modo da ben
figurare. Invece, nonostante abbiano mezzi incredibili, non sono riusciti. Vuol
dire che i soldi non riescono a comprare tutto.
Cosa la colpisce, gol a parte, di una partita
di pallone?
Premesso che non seguo il calcio se non per la
Nazionale, nelle partite viste sin qui mi è piaciuto il modo di molte squadre
di scendere in campo, divertente per come si sono confrontate. Parlo della
velocità d’azione, della bravura dei calciatori.
Guardando gli spalti cosa la incuriosisce?
In Italia siamo abituati a un clima diverso, a
vedere striscioni, a sentire cori. E poi mi sono chiesta come facessero le
squadre ad avere così tanti sostenitori al seguito. Scherzando abbiamo anche pensato
che fossero sempre gli stessi spettatori che da una partita all’altra
cambiavano la maglia (sorride), e che gli stadi fossero riempiti sempre con
le stesse persone. Il nostro tifo è un po’ più vivace, anche se non sempre la
vivacità è una cosa divertente. A volte sfocia in qualcosa che va oltre, e
questo negli anni ha allontanato il pubblico delle famiglie dagli stadi.
Le piace il calcio al femminile?
Ho seguito le partite dell’Italia e una cosa
che mi aveva un po’ inorgoglito era vedere come queste ragazze, anche se
subivano un fallo e cadevano, si rialzavano subito senza tante storie, quando
invece i ragazzi fanno più scena. Insomma, gli uomini sono un po’ più attori.
Sicuramente si abitueranno anche le ragazze a fare così.
Ha mai giocato?
No e le assicuro che è meglio così. Quando si
giocava tra amici a casa mi prendevano sempre in giro per le mie stoppate.
Una caratteristica per ognuno dei suoi
compagni di viaggio. Partiamo da Alessandra De Stefano…
Alessandra è una macchina, una rompighiaccio
per la sua attenzione a tutto. Ha le idee ben chiare, è il condottiero.
Jury…
L’esperto con la e maiuscola. È informato su
tutto, si prepara, non dà niente per scontato.
E
Diego?
L’uomo
dei numeri, molto simpatico (sorride).
C’è una nazionale per la quale simpatizza?
In trasmissione ho detto di tifare per il
Senegal, Paese in cui andai ad allenarmi. L’Africa ha un suo fascino, mi
sarebbe piaciuto poter fare un viaggio e vivere da vicino quella realtà. Nel
vedere il riscaldamento dei loro giocatori ho provato grande simpatia.
Recentemente ha pubblicato “Una vita in alto”
(Rai Libri), come nasce questo lavoro?
Era da un po’ che avevo questi appunti, questo
mio diario. Avevo sempre rinunciato all’idea di scrivere un libro pensando che
non fosse il caso. Poi mi è capitato di incontrare il giornalista della Rai Marco
Franzelli che mi ha convinto a farlo insieme. Gli ho mandato tutti gli appunti
e lui ha fatto sì che il libro non fosse solo il racconto delle mie gare, ma
che descrivesse anche il momento storico-sociale in cui gareggiavo. E così Marco,
profondo conoscitore dello sport e non solo, ha fatto il resto. Quando mi
capitava di incontrare gli studenti nelle scuole mi accorgevo che volevano
sapere anche che cosa fosse successo di importante in un particolare momento e
come l’avessimo vissuto.
Il sogno di una ragazzina, poi il successo. E
la sua vita cambia…
Lo sport mi ha aiutato a combattere la
timidezza e a sentirmi più sicura. Quando diventi famosa per qualcosa non puoi
sottrarti all’incontro con la gente che vuole parlare con te, e così
all’improvviso devi scrollarti di dosso le tue paure. Sono veneta e la gente
della mia terra non è mai troppo espansiva con chi non conosce perché il veneto
ti deve studiare (sorride). Ad aiutarmi sono stati anche i dieci anni
trascorsi a Formia, città che scelsi per gli impianti sportivi (la città è
sede del Centro di Preparazione Olimpica) e per il clima mite che mi
consentiva di allenarmi all’aperto per gran parte dell’anno. Il carattere
solare delle persone di quelle zone mi ha contagiata immediatamente.
C’è un momento della sua carriera che porta
nel cuore più degli altri?
Ho vissuto tutte le esperienze con lo stesso
entusiasmo, sempre intensamente. Poi è chiaro che quando arrivi alle Olimpiadi
e riesci a centrare l’obiettivo, quello dei sogni, ti senti al massimo.
E con il record del mondo come è andata?
La prima volta non avevo neanche ben capito
che cosa significasse, ho realizzato venti giorni dopo in occasione dei campionati
europei , dove ho trovato tutte le mie avversarie agguerrite perché avevo fatto
quel record. Lì ho il ricordo di una gara molto bella perché l’avversaria, la Ackermann,
detentrice del record del mondo prima di me, me l’ha tirata lunga fino alla
fine. È stata una sfida intensa. Olimpiadi e record sono momenti diversi e
altrettanto importanti. Ma la gioia non è mancata in molti altri momenti.
Cosa consiglia a un giovane che vuole riuscire
nello sport?
Sicuramente di avere pazienza, di non credere
nel tutto e subito. Tanti giovani desistono alla prima difficoltà, alla prima
sconfitta. Bisogna invece impegnarsi e riprovare. Da ragazza ho perso delle
occasioni per timidezza, non mi buttavo nella mischia. Ed è la cosa più
stupida, bisogna provarci. È anche
necessario trovare il divertimento in ciò che fai. La voglia ti fa anche
migliorare, non va mai bene sentirsi sconfitti in partenza.
Quattro brillanti commedie che raccontano il sentimento dei sentimenti nelle sue svariate sfaccettature: quello giovanile in “Diversi come due gocce d’acqua”, quello di una coppia a un passo dal matrimonio in “Se mi lasci ti sposo”, quello delle seconde occasioni ne “La fortuna di Laura” e quello tra nemiche amiche in “Una scomoda eredità”. Dall’8 dicembre in prima serata su Rai 1
La collana “Purché finisca bene”
torna nel periodo delle festività natalizie con quattro nuove commedie per
indagare con i toni leggeri la profondità dei sentimenti e i piccoli e grandi
problemi della contemporaneità.
Giovedì 8 dicembre
“Diversi come due gocce d’acqua” di
Luca Lucini con Alessio Lapice, Chiara Celotto, Thomas Trabacchi, Susy Del
Giudice, Monica Nappo e Giovanni Esposito.
Alessio Lapice è Gaetano, giovane
rampollo di nobile famiglia partenopea, in procinto di partire per Francoforte
dove lo attende un prestigioso lavoro deciso da suo padre Giorgio (Thomas
Trabacchi). Ma quasi ad assecondare un desiderio inconscio, un incidente
compromette la partenza del ragazzo: investe la bella Sharon (Chiara Celotto),
di estrazione assai più umile ma di carattere deciso, e si trova così costretto
a soddisfare le sue richieste per non far scoprire a suo padre che guaio ha
combinato.
Giovedì 15 dicembre
“Se mi lasci ti sposo” di Matteo
Oleotto con Sara Lazzaro, Alessio Vassallo, Paolo Calabresi, Paolo Bernardini e
Marina Massironi.
Racconta la storia di Giulia (Sara
Lazzaro) e Marco (Alessio Vassallo), una coppia in crisi come tante, che
continua a stare insieme per inerzia. Anche perché separarsi costa caro e non
solo per il prezzo emotivo: due case, spese multiple, il doppio delle bollette.
Insomma, bisogna poterselo permettere e Giulia e Marco, trentenni precari e
affaticati, sono anche in crisi economica. Ma ecco che Giulia ha un’idea: se
non hanno soldi per separarsi, potrebbero sposarsi per finta e approfittare
così dei regali dei generosi parenti. Sì, ma come?
Giovedì 22 dicembre
“La fortuna di Laura” di Alessandro
Angelini con Lucrezia Lante Della Rovere, Andrea Pennacchi, Emanuela Grimalda e
Ilaria Rossi.
Lucrezia
Lante Della Rovere è Laura Trabacchi, un’arredatrice di successo che ha
cresciuto da sola la figlia Emma (Ilaria Rossi) viziandola e mandandola a
studiare all’estero. Quando la sua relazione con il marito della sua cliente
più importante viene scoperta, in un istante Laura perde la casa, la
reputazione e il lavoro. Ad aiutarla è la sua ex domestica Agnese Santini
(Emanuela Grimalda) che la ospita a casa sua dove già vive il fratello Fabrizio
(Andrea Pennacchi) dopo la separazione.
Giovedì 29 dicembre
“Una scomoda eredità” di Fabrizio
Costa con Euridice Axen, Chiara Francini, Cristiano Caccamo, Mariangela
D’Abbraccio, Roberto Alpi e con la partecipazione di Cesare Bocci.
Due amanti sessantenni,
Mariella e Domenico, sono sul punto di raccontare alle rispettive figlie, Diana
(Euridice Axen) e Gaia (Chiara Francini), tutta la verità sul loro amore ma,
prima di riuscire a farlo, muoiono in un incidente automobilistico nei pressi
della loro bella villa sull’Isola di San Pietro. Le due donne, che non si sono
mai viste prima, sono quindi costrette loro malgrado a recarsi sull’isola per
occuparsi della casa che i due genitori hanno loro lasciato in eredità.
Grazie all’impegno della Rai, anche quest’anno l’inaugurazione della stagione del teatro milanese sarà fruibile da milioni di appassionati. Il 7 dicembre a partire dalle 17.45 su Rai 1, Rai 1 HD canale 501, RaiPlay e Radio 3 in esclusiva “Boris Godunov”, il capolavoro di Modest Musorgskij, con il direttore musicale Riccardo Chailly, il regista Kasper Holten e un cast di cantanti straordinari capitanato da Ildar Abdrazakov
foto Teatro alla Scala – Brescia Amisano
La Scala di Milano quest’anno inaugura la sua
stagione con “Boris Godunov”, il capolavoro di Modest Musorgskij proposto nella
sua prima versione in sette scene, presentata ai Teatri imperiali di San
Pietroburgo nel 1869. L’evento culturale più importante dell’anno vedrà
protagonisti il direttore musicale Riccardo Chailly, il regista Kasper Holten e
un cast di cantanti straordinari capitanato da Ildar Abdrazakov.
“Boris Godunov” sarà proposto da Rai Cultura in
diretta in esclusiva su Rai 1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45. Lo
spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in
diretta anche su Radio 3, su Rai 1 HD canale 501 e su RaiPlay, dove potrà essere
visto per 15 giorni dopo la prima. Oltre tre ore di trasmissione, completa di
sottotitoli, per portare il capolavoro di Musorgskij nelle case degli italiani,
perché la grande musica è di tutti, come hanno dimostrato gli oltre 2 milioni
di telespettatori del “Macbeth” del 7 dicembre 2021. Oltre a trasmettere l’opera, con grande attenzione per
la ripresa audio e video curata dal Centro di Produzione TV di Milano, come di
consueto la Rai racconterà anche ciò che accade attorno allo spettacolo più
atteso della Stagione. Su Rai 1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti
di Serena Scorzoni dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando,
prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti.
Per Radio 3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini. Saranno
coinvolte anche le diverse testate giornalistiche della Rai con dirette,
servizi e approfondimenti, con ospiti in studio e dal foyer della Scala.
Come per il “Macbeth” del 2021, anche quest’anno
la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta,
grazie alla quale anche le persone cieche e ipovedenti potranno avvalersi di
tutte quelle informazioni visive non trasmesse verbalmente – costumi, aspetto e
mimica dei personaggi, azioni non parlate, location, scenografia e luci –, tale
accessibilità sarà estesa anche a tutto ciò che accadrà intorno allo spettacolo
e verrà trasmesso in TV prima dell’inizio e durante l’intervallo. Il servizio è
realizzato da Rai Pubblica Utilità – Accessibilità. L’audiodescrizione,
attivabile dal televisore sul canale audio dedicato – e fruibile anche in
streaming su RaiPlay – fa parte del percorso di inclusione intrapreso con
impegno e determinazione dalla Rai, con l’obiettivo di rendere sempre più
concreta e ampia l’offerta di vero servizio pubblico.
Per garantire questo importante evento,
l’impegno della Rai è davvero ingente: undici telecamere in alta definizione,
45 microfoni nella buca d’orchestra e in palcoscenico, 15 radiomicrofoni
dedicati ai solisti. Un gruppo di lavoro di 50 persone tra cameraman,
microfonisti, tecnici audio e video. Una preparazione che vede lo staff di
regia seguire fin dalle prime prove la messa in scena dello spettacolo, e un
numero crescente di addetti lavorare nelle due settimane precedenti il debutto.
E delle riprese in Alta Definizione della Rai si avvarranno anche circa 40 sedi
coinvolte nell’iniziativa sociale “Prima Diffusa” del Comune di Milano e il
maxischermo collocato al centro dell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele
II, che offre la Prima ai cittadini.
Sono inoltre numerosi i broadcaster di tutti i
continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi
sottoscritti con RaiCom: da Arte per Francia, Belgio, Germania, alla Svizzera
Rsi, dalla giapponese Nhk alla portoghese Rtp e alla ceca Česká Televize.
L’opera sarà trasmessa in live streaming mondiale anche dalla piattaforma
Medici Tv e sarà proiettata in sessanta sale cinematografiche di Spagna,
America Latina e Australia.
Da “L’amica geniale” al film di Susanna Nicchiarelli: altra importante prova d’attrice per la giovane interprete. Dal 7 dicembre nei cinema la pellicola presentata in anteprima al Festival di Venezia
Come è stato il suo incontro con
Chiara?
Abbastanza inaspettato. Stavo ancora
girando “L’amica geniale” quando ho ricevuto la telefonata di Susanna
Nicchiarelli che mi ha parlato del suo progetto e mi ha detto di ritenermi
perfetta per interpretare il ruolo di Chiara. Mi sono messa immediatamente a
leggere la sceneggiatura e mi è piaciuta molto. L’idea di impersonare un
personaggio storico è certamente una grande responsabilità, e al tempo stesso è
una cosa stupenda, e così mi sono messa in gioco.
Siamo nel Duecento, Chiara cerca di
attribuire alla donna un ruolo nuovo… cosa ha scoperto di questa sfida?
Non conoscevo la storia di Chiara.
Dopo avere letto la sceneggiatura ho visto il film “Francesco” di Liliana
Cavani ed è stato di ispirazione. In quella pellicola Chiara era interpretata
da Helena Bonham Carter ed era simile al personaggio che volevamo mettere in
scena noi: un po’ più “sporca”, un po’ più rozza, con i capelli corti, non con
la classica immagine da santa. Ho poi ascoltato un’intervista di Liliana Cavani
a un gruppo di clarisse e ho scoperto molte cose che non conoscevo. Mi sono
appassionata molto.
Quanta modernità ha trovato nel suo
personaggio?
Susanna mi ha detto sin da subito che
la mia Chiara sarebbe assomigliata a una giovane degli anni Settanta.
Vestendone i panni ho solo cercato di essere me stessa.
Chiara è ispirata dalla religione ma
è anche una ragazza che vive di fantasia, che è visionaria. Quanto si ritrova
in questa figura?
La storia si ripete sempre. Credo che
in giro per il mondo sia possibile trovare tantissime Santa Chiara. Io per
prima sono circondata da amici visionari, sempre desiderosi di confrontarsi con
il prossimo. Quella compiuta da Chiara è una scelta anche politica, coraggiosa.
Lei è curiosa nei confronti del mondo, delle altre persone. Va nei lebbrosari a
curare i malati, tende la mano a chi ha bisogno.
Cosa
le ha chiesto la regista nella costruzione del personaggio?
Susanna
voleva una Chiara determinata, forte, magnetica, che riuscisse a confrontarsi
con tutti.
Ha
fatto visita ai luoghi di Chiara?
In
realtà no, ma c’è un episodio, accadutomi qualche tempo fa, che mi piace
raccontare. A Napoli vivo a due passi dal Monastero di Santa Chiara e mi capita
spesso di sedermi all’interno del chiostro. Un giorno, mentre ero lì, mi si
sono avvicinate alcune clarisse dicendomi di essere fan de “L’amica geniale” e
abbiamo cominciato a parlare, è stato davvero interessante. Non sono religiosa ma vado spesso in
chiesa alla ricerca del silenzio, della tranquillità. Quando sono agitata o triste è facile
trovarmi in chiesa (sorride).
Tre stagioni de “L’amica geniale”, il
successo, la popolarità. Come ha vissuto questo nuovo inizio con “Chiara”?
Bene, pensavo sarebbe stato più
difficile passare da un personaggio all’altro. Poi l’esperienza tra i due
progetti è stata simile, anche in questo caso è stato un lavoro di qualità.
Cosa le ha lasciato la sua Lenù?
All’inizio non mi piaceva, poi mi ci
sono affezionata tantissimo. Sembrava più interessante Lila, aveva più dialogo,
era più dinamica. Il regista Saverio Costanzo mi parlava sempre di Lenù, per farmene innamorare, e in
tre anni così è stato. Mi venne detto di non giudicare il mio personaggio e questo
feci, cosa che mi ha aiutato a entrare più facilmente in connessione con lei.
Si
sta girando il prossimo capitolo de “L’amica geniale”, questa volta senza di lei
e Gaia Girace. Vedrà la serie come spettatrice?
Quando
il cast sarà a Napoli andrò a curiosare sul set e poi la vedrò certamente in
Tv. Anche perché voglio scoprire come va a finire, per il momento, nel corso di
tutti questi anni, sono riuscita a non farmi spoilerare il finale (sorride).
Questo film è un’occasione per riflettere sull’amore…
Ho scoperto che Chiara e Francesco
non erano fidanzati, perché all’inizio pensavo di sì (sorride). Il loro
è un amore fraterno, bellissimo.
Guarda al futuro e cosa vede?
Spero di essere felice e di
continuare a fare questo lavoro per un po’…
Cosa prova di fronte all’apprezzamento del pubblico e della
critica?
Mi fa molto piacere, nonostante a volte mi senta un po’ in
imbarazzo.
Il suo “Stasera tutto è possibile” ha appassionato e divertito ancora una volta la grande platea Tv. Lo showman napoletano è ora protagonista su Rai 2 con “Bar Stella”, il martedì, il mercoledì e il giovedì in seconda serata : «Far rivivere quel luogo è riportare a galla tutte le mie emozioni»
Dalla prima partecipazione ad “Amici”
nel 2009 come ballerino alla conduzione delle prime serate sulla Rai, Stefano
De Martino di strada ne ha fatta tanta. Sul palco nelle vesti di padrone di
casa ha dimostrato di saperci fare, e così ecco arrivare i successi di “Made in
Sud”, condotto anche in piena pandemia, dell’esilarante “STEP”, del musicale
“Tim Summer Hits”. A Stefano l’applauso trasversale di un pubblico che ne
apprezza classe e genuinità e che dalla scorsa settimana ha ripreso a
frequentare il “Bar Stella”, luogo caro al conduttore e ormai familiare ai
telespettatori. «Se lo scorso anno abbiamo raccontato
la storia del bar di Torre Annunziata che fu del mio bisnonno, di mio nonno e
di mio padre, in questa seconda edizione ‘Bar Stella’ è sempre più un live
show, con la musica dal vivo, le chiacchiere tra amici, gli ospiti, il commento
alle notizie del giorno» dice De Martino. In onda dal Centro
di Produzione della Rai di Napoli, il programma si ispira alla Tv di ieri,
quella di Arbore e di Corrado, pur volendo raccontare le storie e le emozioni
dei nostri giorni. «Mi piace la televisione di un tempo, amo
rivedere i varietà che hanno fatto storia, i conduttori che hanno reso unica la
nostra televisione. Penso ad esempio, tra i più grandi, a Corrado, maestro di
ironia» prosegue lo showman che con “Bar Stella” si è messo in gioco
al cento per cento, come conduttore e autore: “Far rivivere il Bar Stella è
riportare a galla tutte le mie emozioni. Lì sono cresciuto, trascorrevo le mie
giornate dopo la scuola, pranzavo, facevo i compiti, giocavo con mio nonno.
Quel luogo rappresenta per davvero un pezzo di me». Obiettivo di De Martino, regalare un sorriso allo spettatore a fine
giornata: «Ci mettiamo tutto il nostro entusiasmo, la nostra curiosità, a chi
ci sceglie attraverso la Tv cerchiamo di trasmettere fiducia». Protagoniste di
“Bar Stella” anche nella nuova edizione sono la comicità e la musica. Dietro il
bancone il barista Luciano (Herbert Ballerina) e la barista Ambrosia (Vincenzo
D’Ambrosio), nel locale immancabile l’Avvocato D’Afflitto (Giovanni Esposito) e
il cameriere Franco (Franco Castiglia). Ad assicurare la musica dal vivo i
musicisti della Disperata Erotica Band. «Mi sento molto fortunato, faccio il
lavoro che amo insieme a persone che stimo. ‘Bar Stella’ è il mio programma del
cuore e mi rende felice» prosegue De Martino, che nella
stagione televisiva in corso ha già portato a segno un altro importante
risultato, la conferma del successo di “Stasera tutto è possibile” che
ereditato da Amadeus conduce da quattro edizioni. E ora? Tanta voglia di
continuare a raccontare e a raccontarsi, tre sere a settimana su Rai 2, con la
semplicità e il brio che da sempre lo contraddistinguono. Un po’ varietà, un
po’ late show, il conduttore apre le porte di “Bar Stella” a tutti, proprio
come accadeva nel locale di famiglia: «Tra i tavoli del bar c’era chi
festeggiava e chi cercava consolazione alla fine di una giornata andata così
così, c’erano il medico e il pescatore. C’era la vita. Nonno sapeva mettere
tutti a proprio agio».
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