La prima parte dell’opera di Marco Bellocchio sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, presentata al Festival di Cannes nella sezione Première, è già nelle sale cinematografiche. La seconda sarà in programmazione dal 9 giugno
1978. L’Italia è dilaniata da una guerra civile. Da una parte le Brigate Rosse, la principale delle organizzazioni armate di estrema sinistra, e dall’altra lo Stato. Violenza di piazza, rapimenti, gambizzazioni, scontri a fuoco, attentati. Sta per insediarsi, per la prima volta in un Paese occidentale, un governo sostenuto dal Partito Comunista (PCI), in un’epocale alleanza con lo storico baluardo conservatore della Nazione, la Democrazia Cristiana (DC). Aldo Moro, il Presidente della DC, è il principale fautore di questo accordo, che segna un passo decisivo nel reciproco riconoscimento tra i due partiti più importanti d’Italia. Proprio nel giorno dell’insediamento del governo che con la sua abilità politica è riuscito a costruire, il 16 marzo 1978, sulla strada che lo porta in Parlamento, Aldo Moro viene rapito con un agguato che ne annienta l’intera scorta. È un attacco diretto al cuore dello Stato. La sua prigionia durerà cinquantacinque giorni, scanditi dalle lettere di Moro e dai comunicati dei brigatisti: cinquantacinque giorni di speranza, paura, trattative, fallimenti, buone intenzioni e cattive azioni.
Max Giusti torna alla guida del programma di Rai2 nelle quattro nuove puntate. Da martedì 31 maggio in prima serata
Dopo il grande successo della scorsa edizione, torna su Rai2, a partire dal 31 maggio in prima serata, “Boss in incognito”, il docu-reality che racconta le storie degli imprenditori che hanno deciso di affrontare la sfida di lavorare per una settimana insieme ai loro dipendenti sotto mentite spoglie: camuffati, con una nuova identità e un aspetto fisico inedito, grazie a trucco e parrucco. Confermato alla conduzione Max Giusti che, come nella precedente edizione, anche quest’anno, grazie a un travestimento e a un nome di fantasia, andrà in incognito per dare una mano ai boss e sostituirli, in alcune occasioni, nella loro missione. Quattro puntate per raccontare altrettante realtà aziendali italiane d’eccellenza, tra cui un’azienda che produce yacht e un’azienda dolciaria. Sarà un’esperienza che permetterà a due mondi, quello dei boss e quello dei loro lavoratori, solitamente separati e distanti, di incontrarsi: da un lato, i boss avranno l’opportunità di conoscere meglio chi lavora per loro e di capire, più dall’interno, punti di forza e criticità della propria azienda; dall’altro, i lavoratori, senza saperlo, avranno l’opportunità di farsi conoscere dai propri titolari, spesso considerati inarrivabili, ma anche di conoscerli meglio umanamente, e non solo professionalmente.
Con il claim “cuori selvaggi” il Salone Internazionale del Libro di Torino ha accolto oltre 150 mila visitatori. Lettori in erba e consumati hanno affollato i padiglioni del Lingotto per vivere l’esperienza, sempre straordinaria, dell’incontro con il libro e con gli autori
“Leggere è una risorsa per la società, rende liberi. Lo
scambio di conoscenze crea ponti”. Sono state le parole del Capo dello
Stato Sergio Mattarella ad aprire il Salone Internazionale del Libro di Torino 2022,
definito dagli organizzatori “il più bello e grande di sempre”.
Superati i 150 mila visitatori, il Salone ha dimostrato ancora una vola di
essere luogo di incontro privilegiato di pensieri, idee ed esperienze. Un
susseguirsi di eventi, anteprime, presentazioni, tra gli affollati padiglioni
del Lingotto nei quali 938 editori hanno esposto i propri volumi. “È un momento
importante per il settore dell’editoria con grandi autori e grandi investimenti”
ha affermato da Torino il ministro della Cultura Dario Franceschini, che si è
impegnato a completare il percorso di approvazione della legge per la
promozione del Libro e della Lettura, che sosterrà tutta la filiera. Obiettivo,
dare una struttura solida a un settore che cerca regole certe per aumentare la
propria competitività. Per il ministro “i dati che riguardano l’editoria sono
confortanti e, in particolare, la stagione del lockdown ha riavvicinato le
persone ai libri, alla lettura e ai consumi culturali, mi aspetto una grande
crescita. In questi tempi di guerra il libro può fare tantissimo, è l’antidoto
principale contro l’odio e strumento importantissimo per promuovere il rispetto
e la conoscenza reciproca”. La fotografia del settore proposta da AIE,
Associazione italiana editori, evidenzia come negli ultimi quattro mesi le librerie
fisiche siano tornate a essere il canale di vendita privilegiato per romanzi,
saggi e manuali con il 52,4 per cento, l’online
si ridimensiona al 43 per cento, la grande distribuzione cala fino al 4,6 per
cento. I
libri venduti negli store tradizionali sono stati 32 milioni, con una flessione
del 2,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2021, pur mantenendo un dato
migliore del pre covid. “L’editoria italiana ha ben superato gli anni
della pandemia – dice Ricardo Franco Levi, presidente AIE, Associazione Italiana
Editori – ma adesso affronta un contesto economico caratterizzato dall’aumento
dei prezzi della carta, dall’inflazione, dalla caduta dell’indice di fiducia
dei consumatori. Sul lungo periodo, la sfida è conquistare nuovi lettori
giovani, che vanno raggiunti attraverso i canali di comunicazione da loro più
utilizzati e con un’offerta editoriale e culturale in cui possano sempre più
riconoscersi”. Un libro può aiutarci a riflettere e regalarci emozioni,
tanti libri insieme possono cambiare la nostra vita, indirizzare il nostro
destino. Il Salone, diretto da Nicola Lagioia, ha scelto il claim “cuori
selvaggi”: “Nelle nostre intenzioni i ‘cuori selvaggi’ sono i cuori luminosi, i
cuori generosi, i cuori coraggiosi, i cuori capaci di mettersi in gioco per
provare a immaginare un futuro migliore del presente che stiamo vivendo e
cominciare a costruirlo – ha affermato – Il Salone è un laboratorio di idee e
al tempo stesso una grande festa popolare. Arrivano lettori forti insieme ad
altri che non leggerebbero alcun libro se non venissero qui. Il Salone fa la
sua parte per la diffusione della lettura, insieme a una filiera impegnata in
questo, dalle case editrici alle librerie, alle biblioteche, alla scuola”.
Lettura che negli ultimi due anni ha rappresentato ancora di più, per
tantissimi italiani, un antidoto contro la solitudine. “Nei mesi della pandemia
il libro è stato per molte e molti un rifugio – prosegue Lagioia – un modo per
viaggiare, per provare a capire il mondo. Il libro è un’avventura solitaria e
intima, lo dimostra il fatto che ci portiamo i libri a letto, ma che richiede
anche il momento della condivisione, e il Salone è uno di questi momenti”. Al Lingotto
di Torino non ha mancato di portare il proprio contributo la Rai, con un ampio
palinsesto di eventi radiofonici e televisivi, momenti di confronto,
presentazioni librarie. Nello stand, che ha ricostruito una grande sala di
lettura aperta a tutti i visitatori, si sono succeduti molte decine di
scrittori, intellettuali, personaggi dello spettacolo, musicisti. Rai Libri,
casa editrice del Servizio Pubblico, ha presentato al Salone le proprie storie,
i propri autori. “Una casa editrice del Servizio Pubblico ha un compito molto
chiaro e molto preciso, fare Servizio Pubblico – dice il direttore Marco
Frittella – ciò vuol dire fare servizio a tutto il pubblico, a tutti i segmenti
del pubblico. A chi chiede svago e divertimento, ma anche a chi chiede analisi
e riflessione. Il Servizio Pubblico deve essere in grado di fornire al pubblico
degli elementi che siano credibili e fondati per comprendere e analizzare la
realtà che ci circonda. Questo è vero per la televisione, per la radio, ma è
soprattutto vero per uno strumento come il libro, che è il momento nel quale
più precisamente ci fermiamo a riflettere, a studiare, a capire. E in questo
nostro mondo, che è così dominato, purtroppo, dalla manipolazione mediatica,
dalle fake news, da tutti gli elementi fuorvianti che mettono addirittura a
rischio la solidità delle istituzioni democratiche, una casa editrice del
Servizio Pubblico deve fornire libri che aiutino l’onesta riflessione sulla
realtà, sulla storia, sulla nostra dimensione geopolitica, sull’economia, su
ciò che ci attende, sull’emergenza climatica. Non manipolata ma onesta, fondata
e veritiera”.
Nelle sale dal 19 maggio il film thriller di Alessio Della Valle coprodotto da Rai Cinema. Con Jonathan Rhys Meyers, Emile Hirsch, Paz Vega, Jeremy Piven, Fortunato Cerlino, Anastacia
Presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia 2021, il 19 maggio esce al cinema il thriller diretto da Alessio Della Valle. Michael Rubino, nei cui panni si cala Emile Hirsch, è appena diventato capo di tutti i capi della mafia di New York ma il suo più grande desiderio è quello di poter dedicare la sua vita alla pittura e diventare un grande artista. John Kaplan (Jonathan Rhys Meyers) è un mercante d’arte disordinato e ombroso, ma è anche il migliore al mondo per l’individuazione dei falsi. Le strade dei due, apparentemente così distanti, si incontreranno davanti a un bivio di cruciale importanza, quando il furto della Marylin di Warhol darà il via ad una serie di accadimenti imprevisti che sconvolgeranno le loro vite.
In prima visione assoluta con le testimonianze di amici e collaboratori dell’artista, da Gabriele Salvatores a Enzo Decaro, da Paolo Fresu a Silvio Orlando. Scritto e diretto da Giorgio Verdelli, in prima serata giovedì 19 maggio su Rai3
SANREMO 10 FEBBRAIO 2016. 2° PUNTATA DEL FESTIVAL DELLA CANZONE DI SANREMO NELLA FOTO EZIO BOSSO
“Ezio Bosso. Le cose che restano” è il racconto di una grande storia umana. La carriera di Bosso è stata quanto di più atipico si possa immaginare, sia per le vicende personali che per quelle professionali. Bosso nel suo percorso artistico si è lanciato spesso in forme ibride di narrazione e musica e questo film, che parla di lui, ha un approccio analogamente poliedrico come poliedrica è stata la sua vita. Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso un lavoro minuzioso di ricerca tra le tante interviste audio e video che ha rilasciato nel tempo. Il ritmo scorre fluido e spontaneo, proprio perché il docufilm è privo del solito narratore frontale: è il maestro stesso a svelarsi agli spettatori, a farci entrare nel suo mondo e nel suo immaginario, come in un diario. La narrazione è stratificata e crea un dialogo fra le varie età dell’artista in un continuo rimando fra immagine e sonoro.
A un anno dalla sua scomparsa, il primo documentario sul cantautore catanese: un ritratto intimo del “genio” che ha ridefinito il concetto di musica pop in Italia. Il 18 maggio in prima serata su Rai 1
A un anno dalla morte di Franco Battiato, Rai Documentari gli dedica una prima serata con “Il coraggio di essere Franco” in onda il 18 maggio su Rai 1. Scritto e diretto da Angelo Bozzolini e prodotto da Aut Aut Production in collaborazione con Rai Documentari, il film ripercorre la vita e la carriera di uno degli autori più rivoluzionari della musica italiana, pioniere di nuovi mondi musicali. Con la voce narrante di Alessandro Preziosi, il documentario cerca di restituire anche un ritratto intimo dell’artista, grazie al racconto della nipote Cristina Battiato e al materiale inedito degli archivi fotografici della famiglia, della Rai, della Cineteca di Bologna, della Universal Music, nonché alle riprese esclusive nelle case di Milano e Milo in Sicilia, oltre che nei luoghi della spiritualità così profondamente cara a Battiato. Tra i documenti inediti, i testi autografi del 1966 e le foto esclusive del suo primo duo con Gregorio Alicata, “Gli ambulanti”, insieme ad un brano mai ascoltato prima. Nessuno come Battiato è riuscito a scardinare le regole del gioco in così tanti ambiti, da quello musicale, cinematografico e televisivo, ma anche mistico e spirituale, votando la sua creatività al risveglio della coscienza del pubblico.
Flavio Insinna torna alla fiction con un ruolo da protagonista per raccontare la storia del dottor Antonio Maglio e di quelle che saranno riconosciute come le prime Paralimpiadi che si svolsero a Roma nel 1960. Con Claudia Vismara nei panni della moglie Stella, la regia è di Marco Pontecorvo. Lunedì 16 maggio in prima serata su Rai1
“A muso duro” di Marco Pontecorvo
racconta la storia di Antonio Maglio, un medico illuminato che, prendendo
spunto dagli studi e dalle metodologie del prof. Guttmann sul recupero dei
paraplegici, tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60, diede speranza
e dignità alle persone disabili che, fino a quel momento, giacevano in un letto
di ospedale, nascosti agli altri, alla società esterna. Il nome di Antonio
Maglio è sconosciuto alla maggior parte degli
italiani. Eppure, grazie a lui, alla sua dedizione e alla sua testardaggine
nacquero i primi Giochi paralimpici della storia cui
parteciparono 400 atleti provenienti da 23 nazioni. Per la prima volta i “paralitici”si mostrarono al mondo senza
vergogna, senza imbarazzo, ma con la consapevolezza di poter vivere una vita
come tutti.
FLAVIO INSINNA È ANTONIO MAGLIO
Nei
panni del dottor Maglio, come è andata?
È stato un regalo. Il mio papà era medico e
per un certo periodo ha collaborato con questo centro, importantissimo, che è
la Santa Lucia. Da bambino andavo con lui che era uno dei medici della
nazionale paralimpica, a vedere le partite di basket in carrozzina. A 11 anni, per
la promozione, mi fece il regalo di portarmi con sé alle Paralimpiadi in
Canada, gli feci da assistente a spingere le carrozzine, ad aiutare. Se ti
fanno vedere le cose, se hai la fortuna di guardarle e capire, questo ti cambia
la vita. Non ringrazierò mai abbastanza mio padre per avermi fatto capire
subito.
Quell’esperienza
contribuì a farle vedere la disabilità da un punto di vista diverso?
L’unica vera disabilità è fregarsene degli altri, poi ci sono tantissime problematiche e non ce le possiamo nascondere. Il professor Maglio, che era un genio, partiva dall’incontro con il malato, cercava di dare consapevolezza e lanciava una sfida. Diceva loro: “Possiamo costruire insieme una nuova vita, con altre cose belle”. Era un medico che non solo curava, ma si prendeva cura delle persone. Nei suoi appunti, nei suoi scritti, c’è una progettualità, appunto, per ricostruire non solo il malato, ma la persona, restituendo possibilità di vita, di lavoro. Parlarne oggi, nel 2022, sembra quasi banale, ma immaginiamo gli anni Cinquanta: Maglio puntò alla dignità della persona. Fare questo film è stato un viaggio bellissimo. Ho guardato le sue foto, nelle quali è sempre in mezzo ai suoi pazienti, spesso è seduto per terra insieme a loro. Maglio li metteva al primo posto, li considerava la sua seconda famiglia.
“Sapiens – Un solo pianeta” torna con nuove storie dedicate a un pubblico sempre più attento e desideroso di capire fenomeni spesso complessi attraverso l’approccio del metodo scientifico che da sempre contraddistingue il lavoro del ricercatore-divulgatore Mario Tozzi. Dalla rivoluzione biologico-filosofica di Charles Darwin al centenario dei primi parchi italiani; dalla fine dei combustibili fossili all’unica soluzione possibile: le energie rinnovabili; dalla spiegazione scientifica dei miti antichi all’insostenibilità di un inarrestabile sviluppo economico e tecnologico. Sono i macrotemi sui quali si concentra la quarta stagione del programma, spiegando, approfondendo, esprimendo perplessità, provocando reazioni e ponendo interrogativi con i quali i Sapiens dovranno, prima o poi, fare i conti. Il nuovo ciclo di puntate si apre con una singolare ricerca alla scoperta delle origini scientifiche dei miti antichi, da quelli greci alla Bibbia. Nello straordinario sito di Hierapolis (in Turchia), a ridosso delle piscine termali di Pamukkale, “Sapiens” compie un viaggio negli elementi – aria, acqua, terra, fuoco – alla ricerca delle origini fisiche del mito. Al centro della puntata il mito del più grande oracolo dell’antichità, quello di Delfi, dalle cui enigmatiche visioni è dipesa una parte cruciale della storia antica. Grazie a quali forze entrava in trance l’oracolo? Un giallo storico e scientifico lungo secoli che oggi possiamo finalmente svelare.
Con 631 punti gli ucraini hanno vinto l’Eurovision Song Contest di Torino. Record di ascolti su Rai 1. Per la finale 6 milioni e 590 mila spettatori e uno share del 41.93 per cento
I 439 punti
assegnati dal pubblico con il televoto hanno fatto la differenza portando la
Kalush Orchestra e il brano “Stefania”, in gara per l’Ucraina, alla vittoria
del 66esimo Eurovision Song Contest. Con 631 punti totali, la band ha
confermato un successo già in parte annunciato. Ad accoglierne il trionfo i 7 mila
del Pala Olimpico di Torino e una sterminata platea televisiva che ha
testimoniato piena vicinanza alle vittime della guerra. La voce di Oleh
Psjuk, la forza della musica, si sono fatte bandiera di un profondo messaggio
di pace. “Il nostro coraggio impressiona il mondo, la nostra musica conquista
l’Europa – ha dichiarato poco dopo la proclamazione il presidente ucraino
Volodymyr Zelensky – l’anno prossimo l’Ucraina ospiterà l’Eurovision per la
terza volta nella storia. Faremo tutto il possibile affinché possa essere
Mariupol la città ospitante”. A complimentarsi con
la Kalish Orchestra anche i vertici delle Istituzioni europee, Ursula von
der Leyen e Josep Borrell in testa. Secondo sul podio il Regno Unito (Sam
Ryder, “Space Man”, 466 punti), seguito dalla Spagna (Chanel, “SloMo”, 459
punti). Sesti i rappresentanti italiani Mahmood e Blanco che con la loro
“Brividi” hanno totalizzato 268 punti. Nella lunga notte della musica a
trionfare è stata anche la Rai, broadcaster che ha organizzato e realizzato
l’evento: a seguire la finale in Italia sono stati 6 milioni e 590 mila
spettatori per uno share del 41.93 per cento. “L’Eurovision Song Contest 2022 è
riuscito a cogliere appieno lo spirito del momento e i risultati di ascolto di
tutte le serate e della finale in particolare lo mostrano con chiarezza – dice
la presidente della Rai Marinella Soldi – Sono stati soprattutto i giovani a
seguire con passione la gara, in tv , in radio, in streaming, sui social e a
decretare, con il televoto, la vittoria dell’Ucraina: una scelta che, insieme
all’apprezzamento per la canzone in gara, rispecchia anche la volontà di pace
dei popoli d’Europa”. Per l’amministratore delegato Carlo Fuortes “gli ottimi
ascolti dell’Eurovision Song Contest 2022 in Italia e all’estero dimostrano la
ricchezza della musica di oggi, con tante e diverse tendenze e linguaggi
musicali, e sono una conferma della statura internazionale della Rai. La
vittoria dell’Ucraina, in gara con un brano vitale e originale, premia anche un
popolo al quale tutta l’Europa dimostra di stringersi in modo solidale”.
Sono 15 i premi conquistati dai film coprodotti da Rai Cinema, tra questi: “Freaks Out”, “Qui rido io”, “Ariaferma”, “A Chiara”, “Piccolo corpo”. Paolo Del Brocco: «Celebriamo la felicità di esserci ritrovati insieme a festeggiare dal vivo il nostro cinema»
Assegnati a Cinecittà i David 2022 in una serata nella quale i protagonisti del cinema italiano sono tornati in presenza dopo i due anni di pandemia. Importante il risultato di Rai Cinema, con ben 15 David ottenuti. “Oggi è un giorno di festa, contiamo con gioia le statuette vinte insieme agli autori, ai produttori, agli attori e a tutte le maestranze con i quali abbiamo lavorato, celebriamo la felicità di esserci ritrovati insieme a festeggiare dal vivo il nostro cinema” afferma Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, che aggiunge “Guardiamo con fiducia al futuro in una stagione ancora difficilissima come quella appena trascorsa, perché ancora una volta abbiamo la conferma che nel nostro cinema c’è passione, creatività, professionalità, capacità di rischio, e i premi David di Donatello ne sono una bella dimostrazione. Ci auguriamo che la grande serata televisiva di Rai1 e i premi del David contribuiscano a spingere il pubblico a tornare nelle sale con fiducia e con il desiderio di mantenere vivo il dialogo con il nostro cinema, e rinnoviamo l’appello lanciato qualche giorno fa per promuovere l’urgenza di provvedimenti che aiutino concretamente le sale a sopravvivere, e insieme riuscire a immaginare un altro futuro. È stato nonostante tutto un anno di ottimo cinema, con alcune opere che resteranno a lungo nella memoria, come ‘Freaks out’, che vince sei David, un film che è stato una vera sorpresa nel cinema della scorsa stagione, una ventata di energia creativa e di coraggio. Gabriele Mainetti è un regista di grande capacità e tenacia che ama le sue storie e le mette al servizio del desiderio di sperimentare, senza paura di attraversare i generi: un’idea originale e fuori dagli schemi che ci è sembrata subito affascinante. Il film è stato una scommessa anche a livello produttivo, con effetti, mezzi e risorse fuori dall’ordinario per il nostro cinema, e siamo felici che questo sia stato capito e riconosciuto. Ringraziamo per questo i giurati per il premio per il Miglior produttore che condividiamo con Lucky Red e la Goon Films. Anche a Mario Martone i nostri complimenti, il suo film e il suo cinema, sempre più ispirato, affonda le radici nelle origini del genio napoletano per parlarci di temi universali. ‘Qui rido io’ è un affresco straordinario di un’epoca e di una dinastia di teatranti. E la grande regia di Martone riesce a tenere insieme spettacolo e riflessione, teatro e cinema, leggerezza e cultura, come solo i maggiori registi riescono a fare. Congratulazioni per i due David ad ‘Ariaferma’. È stato il film rivelazione del 2021 e Leonardo Di Costanzo si conferma come un regista dallo stile definito che affronta con uno sguardo profondo e personale temi scottanti e attuali come il mondo delle carceri. Rai Cinema insieme a tempesta di Carlo Cresto-Dina, sostiene con convinzione ed entusiasmo il suo lavoro fin dall’esordio. È stata una bella sorpresa vedere salire sul palco dei David due giovani donne con le quali abbiamo condiviso lavoro ed emozioni in questi ultimi anni: i premi a Laura Samani, come Miglior regista esordiente con l’intenso e sorprendente ‘Piccolo corpo’ e a Swamy Rotolo per la sua interpretazione da protagonista nel bellissimo ‘A Chiara’, in cui Jonas Carpignano è riuscito a cogliere lo sguardo innocente e profondo di questa ragazza sul mondo dell’Ndrangheta. Sono riconoscimenti che fanno bene al nuovo cinema italiano.
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