Il fattore umano

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Seconda serata

Otto reportage giornalistici sulla violazione dei diritti umani nel mondo. Da lunedì 20 giugno alle 23.15 su Rai 3

Tornano da lunedì 20 giugno, in seconda serata su Rai 3, le inchieste giornalistiche de “Il fattore umano”. Otto puntate per monitorare quanto i diritti umani siano realmente rispettati nei Paesi del mondo. Anche se l’art.1 della Convenzione Onu sui diritti umani, approvata nel 1948, afferma che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, in molti Stati dittatoriali o autocratici tale principio viene ignorato o aggirato. E talora questo accade anche nei Paesi democratici nei confronti dei più deboli e delle minoranze. Otto diverse tematiche, raccontate dai protagonisti senza la presenza del giornalista inviato, per lasciare spazio al racconto corale delle vittime e dei “carnefici”, alle immagini, ai contesti, al materiale di repertorio. Il fil rouge del racconto è costituito da uno scrittore, un intellettuale o un artista, profondo conoscitore del problema che si affronta.

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Il giorno più bello

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Follie da matrimonio

Luca e Paolo rivali in amore nella commedia degli equivoci diretta da Andrea Zalone, al suo esordio al cinema. Nel cast anche Valeria Bilello, Stefano De Martino, prima volta sul grande schermo, e Fiammetta Cicogna

Film “Il giorno pi bello” di Andrea Zalone Nella foto: Scena 32 Aurelio (Paolo Kessisolugu), Billy (Lodo Guenzi), Adele (Violante Placido), Dottor Musso (Carlo Buccirosso), Stefanino (Tommaso Zalone), Tiziano (Riccardo Lombardo), Pasquale (Ettore Scarpa), Camillo (Massimo De Lorenzo), Giuliana (Barbara Mattavelli), Giorgio (Luca Bizzarri) © Marco Piovanotto

Da “Il giorno più bello” a festa da incubo è un attimo… Come ve la siete cavata?

PAOLO: Aurelio, il wedding planner, diciamo che se la cava così e così. Decide di risolvere tutti i suoi guai proprio durante l’organizzazione di uno dei matrimoni più difficili e importanti della sua carriera, molto più di quanto si immaginasse. Dopo aver vissuto la vita degli altri, per compiacere tutti, a un certo punto dice basta, vuole riprendersi la sua. Il problema è che lo fa a cinquant’anni e questo fa scaturire qualche problemuccio di troppo.

LUCA: Per Giorgio, il mio personaggio, non c’è mai un momento di incubo, riesce a farsi scivolare tutto addosso. Diciamo che lui si gode questa giornata di festa, anche se, a un certo punto, è costretto a tirare le somme, soprattutto nel rapporto con suo figlio. È questa l’occasione in cui dovrà tornare serio, ma solo per poco, perché alla fine sia Giorgio che Aurelio ridiventeranno i pirla dell’inizio.

BILELLO: Anche per Serena non c’è un vero e proprio incubo, lei è al di sopra di tutto, pare non ci sia niente che possa davvero farle del male, spostarla di un centimetro dalla sua serenità. Forse il suo momento peggiore è quando deve scegliere tra Giorgio e Aurelio, ma dura un attimo e, anche in questa occasione, ci mette davvero poco a buttarne uno giù dalla torre. È un personaggio molto tranquillo, fermo sulle sue posizioni, una donna leggera.

Una commedia che punta a divertire, quanto vi siete divertiti a farla?

LUCA: È stato un bel periodo, direi anche comodo, perché tutto il set si è svolto nella stessa location. Sono stati due mesi molto belli che ricordo con grande affetto.

BILELLO:Abbiamo anche visto gli Europei tutti insieme, c’è stato un compleanno importante…

LUCA: Ho festeggiato i miei 50 anni.

Ci raccontate il vostro giorno più bello?

Siamo tutti d’accordo, quello che deve ancora arrivare (ridono).

Un buon motivo per andare al cinema a vedere il film?

PAOLO:La gente deve andare al cinema, a vedere il nostro e tutti i film. È una forma d’arte importante capace di formare la cultura delle epoche e dei popoli. Ci stavo proprio pensando in questi giorni, capita di entrare in sala che sei di malumore e all’uscita, invece, ti senti diverso, più felice, vuol dire che qualcosa passa attraverso. Il cinema non è un’attività, non sai cosa fare e vai a vedere qualcosa, è una vera e propria esperienza. È una cosa importante.

BILELLO: È un atto politico a questo punto.

Luca e Paolo, il vostro è molto di più di un matrimonio, potete svelare il segreto per far funzionare un rapporto?

LUCA:Avere un progetto comune. Se questo è chiaro e tutti e due aderiscono, andare avanti è facile. È chiaro che ci sono, come in tutte le relazioni, momenti di difficoltà, di stanchezza, di gioia, di dolore e anche di fallimento. Quando però c’è un progetto insieme, quello conta più del resto.

Riuscire a far ridere il pubblico…

LUCA: Nel film lo facciamo con leggerezza, mai stupida. È un film cha fa sorridere molto, una caratteristica di tutti i progetti a cui aderiamo, cercando sempre di unire la risata al pensiero, alla presa di posizione.

PAOLO: Nel film accadono delle cose che somigliano molto a quello che ci capita nella vita. Non ricordo una cattiva notizia che non abbia in qualche modo fatto scaturire anche qualche risata.

Andrea Zalone (regista), Stefano De Martino (lo sposo), Fiammetta Cicogna (la sposa)

Esordio alla regia in una commedia degli equivoci. Com’è andata?

ZALONE: È andata bene, è stata una bellissima esperienza. Il film è divertente e spero che il risultato sia apprezzato anche dal pubblico. Un’esperienza che mi piacerebbe ripetere.

Stefano anche per lei un esordio…

DE MARTINO: Mi sono divertito molto, inizialmente ero un po’ preoccupato, ma Andrea è stato bravissimo a metterci a nostro agio, dai primi ciack ci siamo subito capiti e divertiti.

In cima alla torta gli sposi, protagonisti di quel grande spettacolo che è il matrimonio. Dall’alto della torta cosa si vede?

CICOGNA: Il mio giorno più bello è stato un disastro, mi sono rassegnata a fare una bella festa. Questo è stato l’occhio della sposa, che ha cercato per tutto il tempo di innamorarsi dello sposo, chiedendosi se veramente l’avesse scelto. Ci ha provato, la risposta bisogna trovarla nel film.

DE MARTINO: Con gli occhi dello sposo… beh è la sua festa, lo sposo è talmente egocentrico che alla fine il giorno più bello è solo il suo e di sua madre (ride), questo la dice lunga. Tutto deve ruotare intorno a lui, alla sua voglia di mettersi al centro, dimenticandosi perfino della sua sposa.

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Arena 60, 70, 80 e… 90

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Anteprima

Uno straordinario viaggio nel tempo insieme ad Amadeus per rivivere quattro decenni iconici della musica italiana e internazionale.
Con Ornella Vanoni, Rita Pavone, Gloria Gaynor, Bonnie Tyler,
Paul Young, Gianluca Grignani, Aqua e tanti altri.
A fine settembre in onda su Rai 1


 © Marco Rossi

Dopo il successo dello scorso anno, Amadeus torna all’Arena di Verona con “Arena ‘60 ‘70 ’80 e…‘90”, per far rivivere al pubblico dell’anfiteatro scaligero il 12, 13 e 14 settembre e al pubblico di Rai 1 e Rai Radio 2 (a fine settembre), 40 anni di hit iconiche della musica italiana e internazionale. Gloria Gaynor con “I Will Survive”, Holly Johnson (Frankie Goes To Hollywood) con “Relax”, Bonnie Tyler con “Total Eclipse of The Heart”, Paul Young con “Love of the Common People” e Richard Sanderson con “Reality” (“Il tempo delle mele”) sono i grandi protagonisti internazionali degli anni ‘70 e ’80. Gli Aqua con “Barbie Girl”, Gianluca Grignani con “Destinazione paradiso” e Snap! con “The Power” cominciano a comporre il set rappresentativo degli anni ’90. Sul palco dell’Arena di Verona anche due signore della musica italiana, che rappresentano gli indimenticabili anni ’60 e ‘70: Ornella Vanoni con “L’appuntamento” e Rita Pavone con “Il ballo del mattone”.

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Uno come me

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GIGI D’ALESSIO

Piazza del Plebiscito a Napoli è pronta ad accogliere uno dei suoi figli più amati che festeggia i trent’anni di carriera. «Non ho mai avuto il successo come obiettivo – dice il cantautore nell’intervista al RadiocorriereTv – ma quello di affermare e far arrivare la mia musica». Il 17 giugno in prima serata su Rai 1

Che emozioni prova quando ripensa a quel ragazzino che ascoltava la musica dei suoi idoli e che sognava di diventare musicista?

Innanzitutto, io mi emoziono ancora e sempre. Diciamo che sono cresciuto con la musica, fin da bambino da quando mio padre, di ritorno dal Venezuela, mi regalò la prima fisarmonica. E da lì la musica e le emozioni che mi regalava questo percorso sono cresciute con me. Credo che se non ti emozioni ci sia un problema. E la scelta di intitolare questo anniversario così speciale “Uno come te” vuole significare proprio questo: se ce l’ho fatta io ce la possono fare tutti, non solo nella carriera artistica.

Prima di raggiungere la fama ha collaborato con i grandi della musica partenopea, da Mario Merola ad Angela Luce. Cosa le hanno insegnato e cosa le hanno lasciato quelle esperienze?

Due artisti così completi mi hanno insegnato tantissimo. Per me, giovanissimo, diventare il pianista di Merola fu un passaggio molto importante nella mia carriera, fino ad arrivare a scrivere e interpretare insieme il brano “Cient’anne” che ebbe un successo enorme.

Nel 1992 inizia ufficialmente la sua carriera da cantautore con l’album “Lasciatemi cantare”. Cosa le ha fatto capire che la strada intrapresa era quella giusta?

In quel periodo a Napoli avevo già molto successo. Ma nel 1993, dopo il primo disco, feci il mio primo concerto al “Teatro Arcobaleno” di Secondigliano. E lì successe una cosa che mi colpì ed emozionò tantissimo allo stesso tempo: c’erano i bagarini fuori dal teatro. Questo mi fece capire che qualcosa di grosso stava succedendo. Ancora avevo poche canzoni mie, solo le otto del disco, ma avevo già scritto tanto per altri, quindi feci un medley di tutto quello che avevo composto. E il risultato fu che erano tutte hit per il pubblico.

A un certo punto da Napoli è partita un’autostrada che l’ha condotta alla popolarità in tutta Italia, in Europa e oltre… cosa è accaduto?

Non so se ci sia stato un evento scatenante. Credo più semplicemente una somma di tante cose, quelle fatte fino a quel momento, con la tanta gavetta che mi ha fatto arrivare nel 1994 a firmare il primo contratto con la Ricordi. E nel 1998 il primo con la RCA (oggi Sony). Io ero abituato a fare tutto da solo e anche adesso seguo la produzione di ogni disco dall’inizio alla fine, affiancato da altri produttori e arrangiatori. Non sapevo davvero cosa facesse una casa discografica, ma lì ormai la strada si era segnata. Nel 1997 cantai di fronte a 20.000 persone allo stadio San Paolo, iniziai a fare concerti anche all’estero, fino all’arrivo a Sanremo, che per noi cantanti è come andare a Lourdes.

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Musicultura

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Dalla parte della musica

Alla scoperta delle nuove tendenze della canzone popolare e d’autore. Sono otto gli artisti finalisti della 33esima edizione del Festival che si terrà il 24 e il 25 giugno allo Sferisterio di Macerata in onda in diretta su Rai Radio 1. A condurre le finali Veronica Maya ed Enrico Ruggeri. Rai 2 e Rai Italia trasmetteranno l’evento mercoledì 8 luglio in seconda serata

“Musicultura” è una grande palestra di vita dove la qualità viene privilegiata. Non a caso gli artisti che arrivano hanno delle cose da dire”, Enrico Ruggeri, conduttore delle finali insieme a Veronica Maya e membro del comitato di garanzia del Festival, parla con entusiasmo degli otto finalisti della 33esima edizione. I loro nomi sono Emit, Isotta, Cassandra Raffaele, Valeria Sturba, TheMorbelli, Martina Vinci, Yo, Yosh Whale, voci e volti che il pubblico radiofonico e televisivo potrà conoscere il 24 e il 25 giugno in diretta in prima serata su Rai Radio 1, radio ufficiale dell’evento, e l’8 luglio su Rai 2 e Rai Italia. A decretare il vincitore assoluto sarà il pubblico dello Sferisterio di Macerata. Un successo crescente quello del Festival, che ha visto quest’anno la partecipazione record di iscritti: 1086 musicisti. “‘Musicultura’, esperienza culturale e spettacolare ultratrentennale che ha cuore la dimensione artistica della canzone popolare, sta facendo incontrare artisti che hanno scritto la storia della canzone con chi cerca di scriverla, e potenzialmente ne ha le capacità”, afferma Ezio Nannipieri, direttore artistico della manifestazione, “da questo contesto sono stati valorizzati artisti come gli Avion Travel, Gianmaria Testa, Almamegretta, Simone Cristicchi, Pacifico, Patrizia Laquidara, Mirkoeilcane, la Rappresentante di Lista”.

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Benvenuti a Casa Foer

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Novità

“Drusilla e l’Almanacco del Giorno Dopo” è il nuovo programma in onda su Rai2 dal lunedì al venerdì alle 19.50. Mezz’ora di trasmissione per rivisitare lo storico appuntamento della Rai

© Assunta Servello

“L’Almanacco del Giorno Dopo”, format di grande successo che ha segnato la storia della TV italiana, raccontato da Drusilla Foer all’ora di cena su Rai2. In questa nuova chiave Drusilla affronterà temi che meriteranno una riflessione e un approfondimento, ma si divertirà anche con pennellate ironiche e sarcastiche date dalla sua personalissima interpretazione. Come nell’antico Almanacco ci saranno rubriche legate al Domani Avvenne, al Personaggio del Giorno Dopo, al sorgere del Sole, ma anche nuove idee ispirate a curiosi esperti, a ospiti noti e a personaggi inediti che la conduttrice coinvolgerà nel corso delle puntate. Non mancheranno la musica e le canzoni che Drusilla, con l’aiuto del Maestro Loris Di Leo e del suo pianoforte, eseguirà sul filo di ricordi e suggestioni. Una cuoca, un linguista, un ispettore di studio e un cameraman saranno di volta in volta gli interlocutori di Drusilla, della sua ironia e del suo sarcasmo.

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Immaginazione, la mia parola vincente

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Marco Liorni

Tutti i giorni alle 18.45 su Rai 1 torna “Reazione a catena”, il game show dell’estate che mette alla prova la padronanza della lingua italiana di concorrenti e telespettatori. Il conduttore al RadiocorriereTv: «Per vincere nel gioco come nella vita bisogna pensare e sentire da squadra togliendo più possibile di mezzo l’ego»

Si riparte, quali sono le novità di questa stagione?

Innanzitutto ritroviamo il pubblico in studio, ed è la cosa più bella. Per due anni lo abbiamo avuto solo collegato da remoto, persone nei confronti delle quali siamo comunque grati perché non ci hanno fatto sentire soli. Avremo una nuova scenografia e poi, altra novità, andremo in onda anche oltre l’estate, sino a fine ottobre, sentiremo i profumi dell’autunno (sorride).

“Reazione a catena” va in onda da Napoli e lei vive a Roma, cosa prova ogni anno al suo ritorno all’ombra del Vesuvio?

È come andare ad aprire la casa delle vacanze, ritrovi i vicini, le persone che conosci. A Napoli mi trovo molto bene, in città come con il gruppo di lavoro nel centro di produzione. E poi ritrovo gli autori, la redazione. Ogni anno è un ritorno in un luogo che mi è caro.

In quali occasioni Marco Liorni attiva la sua reazione a catena?

È tutta una reazione a catena (sorride). Sono molto riflessivo e così, quando finisce la giornata e sono a letto a luce spenta, oppure quando guido o cammino, penso a ciò che mi è successo e arrivano flashback a catena, sono reazioni legate ai ricordi. Ma siccome oltre a riflettere sono abituato a immaginare, ogni cosa me ne fa venire in mente un’altra. Ogni volta che arrivo in redazione tutti si chiedono cosa possa essermi inventato venendo da casa. Le mie reazioni a catena sono anche un po’ temute dal gruppo di lavoro (ride). Anche a “Italia sì” siamo tutti molto creativi.

Da studente che rapporto aveva con la lingua italiana?

Ho avuto la fortuna di incontrare dei professori che mi hanno fatto amare la lingua. Penso all’insegnante di lettere Antonio Pretoni, al quale devo tantissimo. A proposito di reazioni a catena, anche a lui piaceva molto immaginare e apprezzava il pensiero divergente, passava da una cosa all’altra trovando legami molto creativi. Con Dante, Manzoni, tutta la letteratura, trasmetteva l’amore per una lingua bellissima, piena di storia e sfumature. Dentro a “Reazione a catena” c’è la lingua italiana, ma c’è soprattutto l’associazione di parole, che è molto legata agli stati d’animo, alle esperienze di ognuno. Ai ragazzi che partecipano consiglio sempre di sentirsi liberi, di dimenticare di essere in televisione, il gioco. Più si immagina e più ci si avvicina alle soluzioni.

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Uno sguardo (indiscreto) su ciò che siamo

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ALESSANDRO DI SARNO

Prosegue su Rai 2, dal lunedì al venerdì alle 14, “Italiani fantastici e dove trovarli”, il nuovo programma di esperimenti sociali realizzato con la tecnica della candid camera ideato da Giorgio John Squarcia. Il Radiocorriere Tv incontra il conduttore: «Siamo tolleranti nei confronti di situazioni difficili. Ma anche sorprendenti e coraggiosi»

Come nasce il titolo del programma?

Da un’idea molto semplice, quella di trovare degli italiani che di fronte a dilemmi importanti abbiano una reazione fantastica. Partiamo dal presupposto che siamo un popolo di persone generose, tolleranti, simpatiche. Quelle che proponiamo in trasmissione più che candid camera sono degli esperimenti sociali veri e propri. Il programma ha pochissimo a che vedere con “Scherzi a parte”, o con gli scherzi che facevo anche io a “Le iene”. L’idea è di trovare questi italiani fantastici e di eleggerne uno o due ogni puntata. Ci ispiriamo senza dubbio al papà delle candid camera in Italia, Nanni Loy, riproponendo spezzoni in ogni puntata, per poi tentare di ricreare la stessa situazione 58 anni dopo e vedere così se ci sia stata un’evoluzione nella risposta.

In questo viaggio cosa avete scoperto degli italiani?

Quando si fa un esperimento sociale la vera difficoltà è data dalla quantità statistica: non basta farne uno su un tema, ma ne servono numerosi, per poi selezionare le tendenze. Abbiamo scoperto grande generosità, reattività, complicità e poi anche la capacità degli italiani di volere credere a situazioni assolutamente assurde. Questo nonostante oggi le persone abbiano la consapevolezza che possano esserci delle telecamere nascoste, difficoltà che Nanni Loy non aveva, perché ai tempi di “Specchio segreto” non si sapeva cosa fosse la telecamera. Noi stessi ci siamo stupiti delle reazioni. Abbiamo fatto credere a persone che passeggiavano in un parco che il loro cane avesse mangiato le chiavi della mia automobile, sono rimasto sorpreso che mi abbiano creduto anche quando ho detto loro che se non mi avessero seguito con il cane non avrei potuto aprire l’auto, accenderla e andare all’appuntamento che dicevo di avere. Abbiamo spolverato i temi della privacy, della fedeltà.

Ci sono state reazioni scomposte, qualcuno se l’è presa un po’ troppo?

In rarissimi casi e per motivi estremamente futili. Ci sono state invece reazioni molto sorprendenti di persone che accettavano di buon grado una situazione strana. Abbiamo fatto credere ad alcuni clienti di un hotel che la catena alberghiera in cui dovevano soggiornare avrebbe messo, di lì a poco, telecamere in ogni stanza, mettendo a disposizione un assistente virtuale pronto a interagire con loro per ogni bisogno, consapevole o inconsapevole. L’assistente virtuale ha cominciato a proporre una serie di opzioni, su comfort e sicurezza, difficili da accettare, ma le persone non si sono rifiutate. Di fronte a una coppia intenzionata a farsi delle coccole, l’assistente è intervenuto dicendo che nella camera il tasso di testosterone era eccessivo. E così un inserviente è entrato nella stanza spruzzando un prodotto per abbassare il livello di testosterone. Non so come avrei reagito se fossi stato al posto loro.

Giovani o anziani, chi ha risposto nel modo più interessante?

Ho notato come le generazioni più giovani siano molto più reattive, talvolta mi hanno sorpreso. Abbiamo simulato una sorta di casting, convocando una serie di attori e di comparse che avrebbero dovuto incontrare un regista, un finto regista. Una nostra complice, uscendo dal colloquio, ha affermato di essere stata oggetto di molestie. Ogni volta che il finto regista usciva dalla propria stanza, si mostrava sempre più violento. Molte persone adulte sono rimaste indifferenti, solo una ragazza di 23 anni è intervenuta in difesa della nostra complice. Grande solidarietà che si alterna a grande indifferenza. Nel mondo con gli arcobaleni e gli unicorni tutti saremmo buoni, ma le fotografie che scattiamo ci mostrano anche i lati oscuri.

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Il buongiorno del fine settimana

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WEEK END

“Weekly”, una finestra aperta sull’estate degli italiani, le vacanze, il turismo, il costume e la società. In onda il sabato e la domenica alle 8.30 a partire dall’11 giugno su Rai1

2022,Linea Verde,Carolina rei,Fabio Gallo

Condotto da Carolina Rey e Fabio Gallo, “Weekly” accompagnerà il pubblico nei luoghi più suggestivi, affollati o nascosti del nostro Paese dove Barbara Di Palma, Samuel Peron e Vito Francesco Paglia racconteranno la bellezza e le centinaia di tipicità, l’arte e i luoghi speciali che fanno dell’Italia una delle mete più ambite dal turismo internazionale. Non mancheranno le notizie, affidate alla giornalista Rai Cora Boccia, che seguirà l’attualità in Italia e nel resto del mondo con collegamenti e servizi di approfondimento sui fatti più rilevanti della settimana. Savino Zaba curerà invece una rubrica che affronterà le problematiche delle nuove generazioni, mettendo in primo piano la voce dei ragazzi. Tra interviste e approfondimenti, non mancherà anche un po’ di musica con la “morning band”, che aiuterà ad incidere la colonna sonora della prossima estate del pubblico di Rai1.

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Quando il potere è donna

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BRUNO VESPA

Il popolare giornalista racconta, tra pubblico e privato, 25 signore della politica, dell’impresa, della scienza, della comunicazione. Da Elisabetta Casellati a Chiara Ferragni, da Lady Gaga a Ilaria Capua, e ancora Marina Berlusconi, Elisabetta d’Inghilterra, Greta Thunberg, Ursula von der Leyen. “Donne al potere”, in vendita nelle librerie e negli store digitali, è edito da Rai Libri

Dedica il libro alla vicepremier dell’Ucraina Iryna Vereshchuk e sua moglie Augusta Iannini, cosa ci insegnano queste due donne?

Sono due donne forti. Iryna Vereshchuk, impegnata in prima linea, rischia di persona e rappresenta la forza e la voglia di resistere di un grande paese. Augusta, mia moglie, è stata un magistrato importante, e siccome per i magistrati la prima dote è quella dell’equilibrio, devo dire che lei ha svolto la sua attività con grande equilibrio.

Venticinque ritratti di donne di potere, come le ha scelte?

La prima scelta è stata quella di raccontare donne viventi. Nelle mie precedenti esperienze ero arrivato addirittura a Cleopatra. Il libro ha inizio con la categoria delle donne che per la prima volta si sono avvicinate veramente al Quirinale e con le sole due leader dell’intera storia italiana, Giorgia Meloni e Emma Bonino, seppure a mezzadria con Pannella. Poi le donne della scienza, dell’impresa, quindi le influencer.

Perché è ancora così difficile, per una donna, diventare Capo dello Stato?

Perché finora tutto è stato fatto perché lo diventasse un uomo. Non sono mai state prese seriamente in considerazione. Stavolta siamo andati molto vicini ma non siamo riusciti.

Quali sono i tratti distintivi di una leader in politica?

Intanto i tratti distintivi rispetto alle altre. Servono energia, visione, capacità di sopravvivere in questo mondo politico che è un mondo di squali, evidentemente, quindi molta resilienza e voglia di emergere. Senza dimenticare la serietà. Perché a una donna viene rimproverato sempre tutto.

L’economia, la grande impresa, le donne alla guida di importanti aziende, cosa è cambiato negli ultimi 30 anni?

Innanzitutto ce ne sono di più. Come sa la mia amica Lella Golfo, promotrice della legge sulla presenza delle donne nei consigli d’amministrazione, non sono favorevole a dare incarichi a donne in quanto tali, ma non c’è dubbio che moltissime donne meritano l’incarico che hanno avuto e altrettante lo meriterebbero e non ce l’hanno.

Da Chiara Ferragni a Maria De Filippi a Lady Gaga. Le donne hanno una marcia in più nel comunicare?

Sì, assolutamente, è sufficiente vedere che gli influencer sono prevalentemente donne. È un mestiere nuovo. Chiara Ferragni è partita da zero e oggi parla a milioni di persone.

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