Otto reportage giornalistici sulla violazione dei diritti umani nel mondo. Da lunedì 20 giugno alle 23.15 su Rai 3
Tornano da lunedì 20 giugno, in seconda serata su Rai 3, le inchieste giornalistiche de “Il fattore umano”. Otto puntate per monitorare quanto i diritti umani siano realmente rispettati nei Paesi del mondo. Anche se l’art.1 della Convenzione Onu sui diritti umani, approvata nel 1948, afferma che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, in molti Stati dittatoriali o autocratici tale principio viene ignorato o aggirato. E talora questo accade anche nei Paesi democratici nei confronti dei più deboli e delle minoranze. Otto diverse tematiche, raccontate dai protagonisti senza la presenza del giornalista inviato, per lasciare spazio al racconto corale delle vittime e dei “carnefici”, alle immagini, ai contesti, al materiale di repertorio. Il fil rouge del racconto è costituito da uno scrittore, un intellettuale o un artista, profondo conoscitore del problema che si affronta.
Luca e Paolo rivali in amore nella commedia degli equivoci diretta da Andrea Zalone, al suo esordio al cinema. Nel cast anche Valeria Bilello, Stefano De Martino, prima volta sul grande schermo, e Fiammetta Cicogna
Da “Il giorno più bello” a festa da incubo è un attimo… Come
ve la siete cavata?
PAOLO: Aurelio, il wedding planner, diciamo che se la cava
così e così. Decide di risolvere tutti i suoi guai proprio durante
l’organizzazione di uno dei matrimoni più difficili e importanti della sua
carriera, molto più di quanto si immaginasse. Dopo aver vissuto la vita degli
altri, per compiacere tutti, a un certo punto dice basta, vuole riprendersi la
sua. Il problema è che lo fa a cinquant’anni e questo fa scaturire qualche
problemuccio di troppo.
LUCA: Per Giorgio, il mio personaggio, non c’è mai un momento
di incubo, riesce a farsi scivolare tutto addosso. Diciamo che lui si gode
questa giornata di festa, anche se, a un certo punto, è costretto a tirare le
somme, soprattutto nel rapporto con suo figlio. È questa l’occasione in cui
dovrà tornare serio, ma solo per poco, perché alla fine sia Giorgio che Aurelio
ridiventeranno i pirla dell’inizio.
BILELLO: Anche per Serena non c’è un vero e proprio incubo,
lei è al di sopra di tutto, pare non ci sia niente che possa davvero farle del
male, spostarla di un centimetro dalla sua serenità. Forse il suo momento peggiore
è quando deve scegliere tra Giorgio e Aurelio, ma dura un attimo e, anche in
questa occasione, ci mette davvero poco a buttarne uno giù dalla torre. È un
personaggio molto tranquillo, fermo sulle sue posizioni, una donna leggera.
Una commedia che punta a divertire, quanto vi siete divertiti
a farla?
LUCA: È stato un bel
periodo, direi anche comodo, perché tutto il set si è svolto nella stessa
location. Sono stati due mesi molto belli che ricordo con grande affetto.
BILELLO:Abbiamo anche visto gli Europei tutti
insieme, c’è stato un compleanno importante…
LUCA: Ho festeggiato i miei 50 anni.
Ci raccontate il vostro giorno più bello?
Siamo tutti d’accordo, quello che deve ancora arrivare (ridono).
Un buon motivo per andare al cinema a vedere il film?
PAOLO:La gente deve andare al cinema, a vedere il
nostro e tutti i film. È una forma d’arte importante capace di formare la
cultura delle epoche e dei popoli. Ci stavo proprio pensando in questi giorni,
capita di entrare in sala che sei di malumore e all’uscita, invece, ti senti
diverso, più felice, vuol dire che qualcosa passa attraverso. Il cinema non è
un’attività, non sai cosa fare e vai a vedere qualcosa, è una vera e propria
esperienza. È una cosa importante.
BILELLO: È un atto
politico a questo punto.
Luca e Paolo, il
vostro è molto di più di un matrimonio, potete svelare il segreto per far
funzionare un rapporto?
LUCA:Avere un progetto comune. Se questo è chiaro e
tutti e due aderiscono, andare avanti è facile. È chiaro che ci sono, come in
tutte le relazioni, momenti di difficoltà, di stanchezza, di gioia, di dolore e
anche di fallimento. Quando però c’è un progetto insieme, quello conta più del
resto.
Riuscire a far ridere il pubblico…
LUCA: Nel film lo facciamo con leggerezza, mai stupida. È un
film cha fa sorridere molto, una caratteristica di tutti i progetti a cui
aderiamo, cercando sempre di unire la risata al pensiero, alla presa di
posizione.
PAOLO: Nel film accadono delle cose che somigliano molto a
quello che ci capita nella vita. Non ricordo una cattiva notizia che non abbia in
qualche modo fatto scaturire anche qualche risata.
Andrea Zalone (regista), Stefano De Martino (lo
sposo), Fiammetta Cicogna (la sposa)
Esordio alla regia in una commedia degli equivoci. Com’è
andata?
ZALONE: È andata bene, è stata una bellissima esperienza. Il
film è divertente e spero che il risultato sia apprezzato anche dal pubblico.
Un’esperienza che mi piacerebbe ripetere.
Stefano anche per lei un esordio…
DE MARTINO: Mi sono divertito molto, inizialmente ero un po’ preoccupato,
ma Andrea è stato bravissimo a metterci a nostro agio, dai primi ciack ci siamo
subito capiti e divertiti.
In cima alla torta gli sposi, protagonisti di quel grande
spettacolo che è il matrimonio. Dall’alto della torta cosa si vede?
CICOGNA: Il mio giorno più bello è stato un disastro, mi sono
rassegnata a fare una bella festa. Questo è stato l’occhio della sposa, che ha
cercato per tutto il tempo di innamorarsi dello sposo, chiedendosi se veramente
l’avesse scelto. Ci ha provato, la risposta bisogna trovarla nel film.
DE MARTINO: Con gli occhi dello sposo… beh è la sua festa, lo sposo è talmente egocentrico che alla fine il giorno più bello è solo il suo e di sua madre (ride), questo la dice lunga. Tutto deve ruotare intorno a lui, alla sua voglia di mettersi al centro, dimenticandosi perfino della sua sposa.
Uno straordinario viaggio nel tempo insieme ad Amadeus per rivivere quattro decenni iconici della musica italiana e internazionale. Con Ornella Vanoni, Rita Pavone, Gloria Gaynor, Bonnie Tyler, Paul Young, Gianluca Grignani, Aqua e tanti altri. A fine settembre in onda su Rai 1
Dopo il successo dello scorso anno, Amadeus torna all’Arena di Verona con “Arena ‘60 ‘70 ’80 e…‘90”, per far rivivere al pubblico dell’anfiteatro scaligero il 12, 13 e 14 settembre e al pubblico di Rai 1 e Rai Radio 2 (a fine settembre), 40 anni di hit iconiche della musica italiana e internazionale. Gloria Gaynor con “I Will Survive”, Holly Johnson (Frankie Goes To Hollywood) con “Relax”, Bonnie Tyler con “Total Eclipse of The Heart”, Paul Young con “Love of the Common People” e Richard Sanderson con “Reality” (“Il tempo delle mele”) sono i grandi protagonisti internazionali degli anni ‘70 e ’80. Gli Aqua con “Barbie Girl”, Gianluca Grignani con “Destinazione paradiso” e Snap! con “The Power” cominciano a comporre il set rappresentativo degli anni ’90. Sul palco dell’Arena di Verona anche due signore della musica italiana, che rappresentano gli indimenticabili anni ’60 e ‘70: Ornella Vanoni con “L’appuntamento” e Rita Pavone con “Il ballo del mattone”.
Piazza del Plebiscito a Napoli è pronta ad accogliere uno dei suoi figli più amati che festeggia i trent’anni di carriera. «Non ho mai avuto il successo come obiettivo – dice il cantautore nell’intervista al RadiocorriereTv – ma quello di affermare e far arrivare la mia musica». Il 17 giugno in prima serata su Rai 1
Che emozioni prova quando ripensa a
quel ragazzino che ascoltava la musica dei suoi idoli e che sognava di
diventare musicista?
Innanzitutto, io mi emoziono ancora e
sempre. Diciamo che sono cresciuto con la musica, fin da bambino da quando mio
padre, di ritorno dal Venezuela, mi regalò la prima fisarmonica. E da lì la
musica e le emozioni che mi regalava questo percorso sono cresciute con me. Credo
che se non ti emozioni ci sia un problema. E la scelta di intitolare questo
anniversario così speciale “Uno come te” vuole significare proprio questo: se
ce l’ho fatta io ce la possono fare tutti, non solo nella carriera artistica.
Prima di raggiungere la fama ha
collaborato con i grandi della musica partenopea, da Mario Merola ad Angela
Luce. Cosa le hanno insegnato e cosa le hanno lasciato quelle esperienze?
Due artisti così completi mi hanno
insegnato tantissimo. Per me, giovanissimo, diventare il pianista di Merola fu
un passaggio molto importante nella mia carriera, fino ad arrivare a scrivere e
interpretare insieme il brano “Cient’anne” che ebbe un successo enorme.
Nel 1992 inizia ufficialmente la sua
carriera da cantautore con l’album “Lasciatemi cantare”. Cosa le ha fatto
capire che la strada intrapresa era quella giusta?
In quel periodo a Napoli avevo già
molto successo. Ma nel 1993, dopo il primo disco, feci il mio primo concerto al
“Teatro Arcobaleno” di Secondigliano. E lì successe una cosa che mi colpì ed
emozionò tantissimo allo stesso tempo: c’erano i bagarini fuori dal teatro.
Questo mi fece capire che qualcosa di grosso stava succedendo. Ancora avevo
poche canzoni mie, solo le otto del disco, ma avevo già scritto tanto per
altri, quindi feci un medley di tutto quello che avevo composto. E il risultato
fu che erano tutte hit per il pubblico.
A un certo punto da Napoli è partita
un’autostrada che l’ha condotta alla popolarità in tutta Italia, in Europa e
oltre… cosa è accaduto?
Non so se ci sia stato un evento
scatenante. Credo più semplicemente una somma di tante cose, quelle fatte fino
a quel momento, con la tanta gavetta che mi ha fatto arrivare nel 1994 a
firmare il primo contratto con la Ricordi. E nel 1998 il primo con la RCA (oggi
Sony). Io ero abituato a fare tutto da solo e anche adesso seguo la produzione
di ogni disco dall’inizio alla fine, affiancato da altri produttori e arrangiatori.
Non sapevo davvero cosa facesse una casa discografica, ma lì ormai la strada si
era segnata. Nel 1997 cantai di fronte a 20.000 persone allo stadio San Paolo,
iniziai a fare concerti anche all’estero, fino all’arrivo a Sanremo, che per
noi cantanti è come andare a Lourdes.
Alla scoperta delle nuove tendenze della canzone popolare e d’autore. Sono otto gli artisti finalisti della 33esima edizione del Festival che si terrà il 24 e il 25 giugno allo Sferisterio di Macerata in onda in diretta su Rai Radio 1. A condurre le finali Veronica Maya ed Enrico Ruggeri. Rai 2 e Rai Italia trasmetteranno l’evento mercoledì 8 luglio in seconda serata
“Musicultura” è una grande palestra di vita dove la qualità viene privilegiata. Non a caso gli artisti che arrivano hanno delle cose da dire”, Enrico Ruggeri, conduttore delle finali insieme a Veronica Maya e membro del comitato di garanzia del Festival, parla con entusiasmo degli otto finalisti della 33esima edizione. I loro nomi sono Emit, Isotta, Cassandra Raffaele, Valeria Sturba, TheMorbelli, Martina Vinci, Yo, Yosh Whale, voci e volti che il pubblico radiofonico e televisivo potrà conoscere il 24 e il 25 giugno in diretta in prima serata su Rai Radio 1, radio ufficiale dell’evento, e l’8 luglio su Rai 2 e Rai Italia. A decretare il vincitore assoluto sarà il pubblico dello Sferisterio di Macerata. Un successo crescente quello del Festival, che ha visto quest’anno la partecipazione record di iscritti: 1086 musicisti. “‘Musicultura’, esperienza culturale e spettacolare ultratrentennale che ha cuore la dimensione artistica della canzone popolare, sta facendo incontrare artisti che hanno scritto la storia della canzone con chi cerca di scriverla, e potenzialmente ne ha le capacità”, afferma Ezio Nannipieri, direttore artistico della manifestazione, “da questo contesto sono stati valorizzati artisti come gli Avion Travel, Gianmaria Testa, Almamegretta, Simone Cristicchi, Pacifico, Patrizia Laquidara, Mirkoeilcane, la Rappresentante di Lista”.
“Drusilla e l’Almanacco del Giorno Dopo” è il nuovo programma in onda su Rai2 dal lunedì al venerdì alle 19.50. Mezz’ora di trasmissione per rivisitare lo storico appuntamento della Rai
“L’Almanacco del Giorno Dopo”, format di grande successo che ha segnato la storia della TV italiana, raccontato da Drusilla Foer all’ora di cena su Rai2. In questa nuova chiave Drusilla affronterà temi che meriteranno una riflessione e un approfondimento, ma si divertirà anche con pennellate ironiche e sarcastiche date dalla sua personalissima interpretazione. Come nell’antico Almanacco ci saranno rubriche legate al Domani Avvenne, al Personaggio del Giorno Dopo, al sorgere del Sole, ma anche nuove idee ispirate a curiosi esperti, a ospiti noti e a personaggi inediti che la conduttrice coinvolgerà nel corso delle puntate. Non mancheranno la musica e le canzoni che Drusilla, con l’aiuto del Maestro Loris Di Leo e del suo pianoforte, eseguirà sul filo di ricordi e suggestioni. Una cuoca, un linguista, un ispettore di studio e un cameraman saranno di volta in volta gli interlocutori di Drusilla, della sua ironia e del suo sarcasmo.
Tutti i giorni alle 18.45 su Rai 1 torna “Reazione a catena”, il game show dell’estate che mette alla prova la padronanza della lingua italiana di concorrenti e telespettatori. Il conduttore al RadiocorriereTv: «Per vincere nel gioco come nella vita bisogna pensare e sentire da squadra togliendo più possibile di mezzo l’ego»
Si riparte, quali sono le novità di questa
stagione?
Innanzitutto ritroviamo il pubblico in studio,
ed è la cosa più bella. Per due anni lo abbiamo avuto solo collegato da remoto,
persone nei confronti delle quali siamo comunque grati perché non ci hanno
fatto sentire soli. Avremo una nuova scenografia e poi, altra novità, andremo
in onda anche oltre l’estate, sino a fine ottobre, sentiremo i profumi
dell’autunno (sorride).
“Reazione a catena” va in onda da Napoli e lei
vive a Roma, cosa prova ogni anno al suo ritorno all’ombra del Vesuvio?
È come andare ad aprire la casa delle vacanze,
ritrovi i vicini, le persone che conosci. A Napoli mi trovo molto bene, in
città come con il gruppo di lavoro nel centro di produzione. E poi ritrovo gli
autori, la redazione. Ogni anno è un ritorno in un luogo che mi è caro.
In quali occasioni Marco Liorni attiva la sua reazione
a catena?
È tutta una reazione a catena (sorride).
Sono molto riflessivo e così, quando finisce la giornata e sono a letto a luce
spenta, oppure quando guido o cammino, penso a ciò che mi è successo e arrivano
flashback a catena, sono reazioni legate ai ricordi. Ma siccome oltre a
riflettere sono abituato a immaginare, ogni cosa me ne fa venire in mente un’altra.
Ogni volta che arrivo in redazione tutti si chiedono cosa possa essermi
inventato venendo da casa. Le mie reazioni a catena sono anche un po’ temute
dal gruppo di lavoro (ride). Anche a “Italia sì” siamo tutti molto
creativi.
Da studente che rapporto aveva con la lingua
italiana?
Ho avuto la fortuna di incontrare dei professori che mi hanno fatto amare la lingua. Penso all’insegnante di lettere Antonio Pretoni, al quale devo tantissimo. A proposito di reazioni a catena, anche a lui piaceva molto immaginare e apprezzava il pensiero divergente, passava da una cosa all’altra trovando legami molto creativi. Con Dante, Manzoni, tutta la letteratura, trasmetteva l’amore per una lingua bellissima, piena di storia e sfumature. Dentro a “Reazione a catena” c’è la lingua italiana, ma c’è soprattutto l’associazione di parole, che è molto legata agli stati d’animo, alle esperienze di ognuno. Ai ragazzi che partecipano consiglio sempre di sentirsi liberi, di dimenticare di essere in televisione, il gioco. Più si immagina e più ci si avvicina alle soluzioni.
Prosegue su Rai 2, dal lunedì al venerdì alle 14, “Italiani fantastici e dove trovarli”, il nuovo programma di esperimenti sociali realizzato con la tecnica della candid camera ideato da Giorgio John Squarcia. Il Radiocorriere Tv incontra il conduttore: «Siamo tolleranti nei confronti di situazioni difficili. Ma anche sorprendenti e coraggiosi»
Come nasce il titolo del programma?
Da un’idea molto semplice, quella di trovare
degli italiani che di fronte a dilemmi importanti abbiano una reazione
fantastica. Partiamo dal presupposto che siamo un popolo di persone generose,
tolleranti, simpatiche. Quelle che proponiamo in trasmissione più che candid
camera sono degli esperimenti sociali veri e propri. Il programma ha pochissimo
a che vedere con “Scherzi a parte”, o con gli scherzi che facevo anche io a “Le
iene”. L’idea è di trovare questi italiani fantastici e di eleggerne uno o due
ogni puntata. Ci ispiriamo senza dubbio al papà delle candid camera in Italia,
Nanni Loy, riproponendo spezzoni in ogni puntata, per poi tentare di ricreare
la stessa situazione 58 anni dopo e vedere così se ci sia stata un’evoluzione
nella risposta.
In questo viaggio cosa avete scoperto degli
italiani?
Quando si fa un esperimento sociale la vera difficoltà
è data dalla quantità statistica: non basta farne uno su un tema, ma ne servono
numerosi, per poi selezionare le tendenze. Abbiamo scoperto grande generosità,
reattività, complicità e poi anche la capacità degli italiani di volere credere
a situazioni assolutamente assurde. Questo nonostante oggi le persone abbiano
la consapevolezza che possano esserci delle telecamere nascoste, difficoltà che
Nanni Loy non aveva, perché ai tempi di “Specchio segreto” non si sapeva cosa
fosse la telecamera. Noi stessi ci siamo stupiti delle reazioni. Abbiamo fatto
credere a persone che passeggiavano in un parco che il loro cane avesse mangiato
le chiavi della mia automobile, sono rimasto sorpreso che mi abbiano creduto
anche quando ho detto loro che se non mi avessero seguito con il cane non avrei
potuto aprire l’auto, accenderla e andare all’appuntamento che dicevo di avere.
Abbiamo spolverato i temi della privacy, della fedeltà.
Ci sono state reazioni scomposte, qualcuno se
l’è presa un po’ troppo?
In rarissimi casi e per motivi estremamente
futili. Ci sono state invece reazioni molto sorprendenti di persone che
accettavano di buon grado una situazione strana. Abbiamo fatto credere ad
alcuni clienti di un hotel che la catena alberghiera in cui dovevano
soggiornare avrebbe messo, di lì a poco, telecamere in ogni stanza, mettendo a
disposizione un assistente virtuale pronto a interagire con loro per ogni
bisogno, consapevole o inconsapevole. L’assistente virtuale ha cominciato a
proporre una serie di opzioni, su comfort e sicurezza, difficili da accettare,
ma le persone non si sono rifiutate. Di fronte a una coppia intenzionata a
farsi delle coccole, l’assistente è intervenuto dicendo che nella camera il
tasso di testosterone era eccessivo. E così un inserviente è entrato nella
stanza spruzzando un prodotto per abbassare il livello di testosterone. Non so
come avrei reagito se fossi stato al posto loro.
Giovani o anziani, chi ha risposto nel modo
più interessante?
Ho notato come le generazioni più giovani siano
molto più reattive, talvolta mi hanno sorpreso. Abbiamo simulato una sorta di casting,
convocando una serie di attori e di comparse che avrebbero dovuto incontrare un
regista, un finto regista. Una nostra complice, uscendo dal colloquio, ha
affermato di essere stata oggetto di molestie. Ogni volta che il finto regista
usciva dalla propria stanza, si mostrava sempre più violento. Molte persone
adulte sono rimaste indifferenti, solo una ragazza di 23 anni è intervenuta in
difesa della nostra complice. Grande solidarietà che si alterna a grande
indifferenza. Nel mondo con gli arcobaleni e gli unicorni tutti saremmo buoni,
ma le fotografie che scattiamo ci mostrano anche i lati oscuri.
“Weekly”, una finestra aperta sull’estate degli italiani, le vacanze, il turismo, il costume e la società. In onda il sabato e la domenica alle 8.30 a partire dall’11 giugno su Rai1
2022,Linea Verde,Carolina rei,Fabio Gallo
Condotto da Carolina Rey e Fabio Gallo, “Weekly”
accompagnerà il pubblico nei luoghi più suggestivi, affollati o nascosti del
nostro Paese dove Barbara Di Palma, Samuel Peron e Vito Francesco Paglia racconteranno
la bellezza e le centinaia di tipicità, l’arte e i luoghi speciali che fanno
dell’Italia una delle mete più ambite dal turismo internazionale. Non mancheranno le notizie, affidate
alla giornalista Rai Cora Boccia, che seguirà l’attualità in Italia e
nel resto del mondo con collegamenti e servizi di approfondimento sui fatti più
rilevanti della settimana. Savino Zaba curerà invece una rubrica che affronterà le problematiche
delle nuove generazioni, mettendo in primo piano la voce dei ragazzi. Tra interviste e approfondimenti, non
mancherà anche un po’ di musica con la “morning band”, che aiuterà ad
incidere la colonna sonora della prossima estate del pubblico di Rai1.
Il popolare giornalista racconta, tra pubblico e privato, 25 signore della politica, dell’impresa, della scienza, della comunicazione. Da Elisabetta Casellati a Chiara Ferragni, da Lady Gaga a Ilaria Capua, e ancora Marina Berlusconi, Elisabetta d’Inghilterra, Greta Thunberg, Ursula von der Leyen. “Donne al potere”, in vendita nelle librerie e negli store digitali, è edito da Rai Libri
Dedica il libro alla vicepremier dell’Ucraina Iryna
Vereshchuk e
sua moglie Augusta Iannini, cosa ci insegnano queste due donne?
Sono due donne forti. Iryna
Vereshchuk, impegnata in prima linea, rischia di persona e rappresenta la forza e
la voglia di resistere di un grande paese. Augusta, mia moglie, è stata un
magistrato importante, e siccome per i magistrati la prima dote è quella
dell’equilibrio, devo dire che lei ha svolto la sua attività con grande
equilibrio.
Venticinque ritratti di donne di potere, come
le ha scelte?
La prima scelta è stata quella di raccontare
donne viventi. Nelle mie precedenti esperienze ero arrivato addirittura a
Cleopatra. Il libro ha inizio con la categoria delle donne che per la prima
volta si sono avvicinate veramente al Quirinale e con le sole due leader
dell’intera storia italiana, Giorgia Meloni e Emma Bonino, seppure a mezzadria
con Pannella. Poi le donne della scienza, dell’impresa, quindi le influencer.
Perché è ancora così difficile, per una donna,
diventare Capo dello Stato?
Perché finora tutto è stato fatto perché lo
diventasse un uomo. Non sono mai state prese seriamente in considerazione.
Stavolta siamo andati molto vicini ma non siamo riusciti.
Quali sono i tratti distintivi di una leader
in politica?
Intanto i tratti distintivi rispetto alle
altre. Servono energia, visione, capacità di sopravvivere in questo mondo
politico che è un mondo di squali, evidentemente, quindi molta resilienza e
voglia di emergere. Senza dimenticare la serietà. Perché a una donna viene
rimproverato sempre tutto.
L’economia, la grande impresa, le donne alla
guida di importanti aziende, cosa è cambiato negli ultimi 30 anni?
Innanzitutto ce ne sono di più. Come sa la mia amica
Lella Golfo, promotrice della legge sulla presenza delle donne nei consigli
d’amministrazione, non sono favorevole a dare incarichi a donne in quanto tali,
ma non c’è dubbio che moltissime donne meritano l’incarico che hanno avuto e
altrettante lo meriterebbero e non ce l’hanno.
Da Chiara Ferragni a Maria De Filippi a Lady
Gaga. Le donne hanno una marcia in più nel comunicare?
Sì, assolutamente, è sufficiente vedere che
gli influencer sono prevalentemente donne. È un mestiere nuovo. Chiara Ferragni è partita
da zero e oggi parla a milioni di persone.
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