É in onda in questi giorni il nuovo spot ideato e realizzato
dalla Rai per promuovere la nuova edizione
della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che si
svolgerà dal 31 agosto al 10 settembre. L’idea dello spot, che sarà inoltre
sigla di apertura e chiusura del Festival, è quella di celebrare alcune delle
leggende che hanno reso il cinema italiano famoso in tutto il mondo.
Da quando esiste il Festival, Venezia è diventata il
palcoscenico ideale per star italiane e internazionali, attori, attrici e
registi costantemente accompagnati dal suono delle macchine fotografiche di
reporter e paparazzi. Il connubio tra volti noti e gli splendidi scorci della
città ha dato vita negli anni a scatti divenuti iconici, e a ritratti d’autore
ormai considerati veri e propri classici.
Lo spot, diretto dal regista Rai Daniel Marini, dà vita ad
alcune di queste fotografie memorabili, ricostruendo fin nei dettagli un
immaginario backstage dei servizi fotografici e degli scatti che hanno
immortalato leggende come Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Monica
Vitti.
Tra il bagliore dei flash e le grida dei fotografi che
chiamano per nome i divi, Venezia diventa un red carpet al di là del tempo, sul
quale appaiono personaggi come Sergio Leone e Brigitte Bardot. Insieme a loro
sono protagonisti dello spot i luoghi culto del Festival e della storia del
cinema: Ennio Morricone viene evocato
nella Sala degli Stucchi dell’Hotel Excelsior, resa celebre dal film C’era una
volta in America, Federico Fellini appare sul molo, intento a fissare un mare
solcato da star di tutti i tempi.
Il legame tra il cinema e Venezia è testimoniato anche da
alcuni frammenti audio, provenienti dalle Teche Rai, grazie ai quali percepiamo
l’emozione di Monica Vitti e Claudia Cardinale nel ricevere i loro premi alla
carriera. Una storia alla quale si aggiungono nuove foto e nuovi capitoli a
ogni edizione del Festival. Perché il cinema è, citando i versi cantati da
Ornella Vanoni nel brano scelto come colonna sonora dello spot, “Senza fine”.
“Il cinema è senza fine” è proprio il claim scelto per questa
campagna, che non è solo una celebrazione del passato, ma un atto d’amore per
quest’arte che sa darci ancora grandi emozioni, e ci invita a unirci alla voce
di Federico Fellini, che chiude lo spot dichiarando “Evviva il cinema!
Tra innovazione e tradizione, la “Fabbrica delle Storie” del Servizio Pubblico ancora una volta in campo per alimentare l’immaginario dei telespettatori
Tradizione e innovazione, un patto di fedeltà che si rinnova
di racconto in racconto. È questa la mission della “Fabbrica delle Storie” del
Servizio Pubblico, ancora una volta in campo per alimentare l’immaginario dei
telespettatori.
Rai Fiction, forte degli ottimi risultati in termini di
ascolti, lancia la sfida per la nuova stagione autunnale, muovendosi tra finzione
e realtà: da una parte, l’invenzione di racconti e di protagonisti immaginari (Mina
Settembre, Lolita Lobosco e Vincenzo Malinconico), dall’altra, la realtà di
persone e fatti (rapimento di Aldo Moro e il generale Carlo Alberto
dalla Chiesa), che nella finzione trova profondità, introspezione e
descrizione dei sentimenti.
Un’offerta ricca, composita e con uno sguardo rivolto al
futuro, che si nutre della creatività e della ricchezza di scrittura di sceneggiatori
e autori in grado di interpretare il contemporaneo, mantenere viva la letteratura,
scavare nella cronaca e ispirarsi alle vite esemplari di una vocazione civile e
ai protagonisti del teatro.
Dal poliziesco alla commedia, dal dramedy al coming of age
alla linea civile, il marchio Rai, autorevole e competitivo, punta alla valorizzazione
del talento a tutti i livelli, esportando nel mondo la qualità del made in
Italy.
La direttrice di Rai Fiction presenta la nuova stagione al RadiocorriereTv: «Vogliamo raccontare storie che parlino del presente e che siano popolari per la capacità di coinvolgere il pubblico, forti di valori positivi e inclusivi, con trame che affrontino le contraddizioni e i problemi della realtà attraverso personaggi complessi e sempre multidimensionali»
Su dodici
titoli per l’autunno, otto saranno nuove produzioni. Che cosa ci aspetta?
Sarà un autunno sorprendente che
coinvolgerà gli spettatori con tante novità e la conferma di personaggi
amatissimi. Su Rai 1 sono in programma titoli evento che ci ricordano fatti
della nostra storia recente come Esterno notte, la serie di Marco
Bellocchio sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro interpretata da Fabrizio
Gifuni, Margherita Buy e Toni Servillo, o Il nostro generale con Sergio
Castellitto, dedicato alla figura di Carlo Alberto dalla Chiesa nel
quarantennale della strage di Via Carini. E storie che, spaziando dalla
commedia al giallo, propongono nuove trame e personaggi: tra questi, Vincenzo Malinconico, avvocato
d’insuccesso, dai romanzi di Diego De Silva
con Massimiliano Gallo. E poi due grandi coproduzioni nel quadro dell’Alleanza Europea
con France Télévisions (Francia) e ZDF (Germania): il mistery-dramaa
guida italiana Sopravvissuti
con Lino Guanciale e l’avventura de Il giro
del mondo in 80 giorni con David Tennant. In autunno debutterà anche un
nuovo titolo della collection dedicata alla trasposizione televisiva delle
opere teatrali di Eduardo De Filippo, Non
ti pago. Sempre sul fronte dei tv movie, Tutto per mio figlio con
Giuseppe Zeno, la lotta di un uomo come tanti contro il racket della
camorra. Per quanto riguarda la docufiction Arnoldo Mondadori – I libri per cambiare il mondo con Michele Placido, dedicata a una
figura cardine dell’imprenditoria e del mercato letterario. E poi le ‘amiche’ e
gli ‘amici’ che il pubblico riconosce e aspetta. Nel solco della serialità al
femminile, torneranno Mina Settembre
con Serena Rossi e Imma Tataranni con
Vanessa Scalera. Ritroveremo anche Il
commissario Montalbano con i primi quattro episodi di una storia gloriosa restaurati
in 4k.
Passando alla piattaforma Rai
Play, dove si concentra l’offerta complementare a quella delle Reti generaliste
per intercettare soprattutto i target più giovani, in autunno debutta la serie Cinque
minuti prima con Tecla Insolia. Un titolo che esplora il rapporto degli
adolescenti con il sesso e, in particolare, la soglia importante e problematica
al tempo stesso della prima volta.
E voglio ringraziare tutti, i produttori,
gli scrittori, gli attori, i registi, la squadra dei nostri grandi talenti e il
patrimonio di esperienza e competenza della Fabbrica delle Storie della Rai per
il loro impegno e la grande collaborazione.
Quali sono i
tratti distintivi per una storia del Servizio Pubblico?
Vogliamo raccontare storie che parlino del presente e che siano
popolari per la capacità di coinvolgere il pubblico, forti di valori positivi e
inclusivi, con trame che affrontino le contraddizioni e i problemi della realtà
attraverso personaggi complessi e sempre multidimensionali. E poi – credo sia
importante sottolinearlo, perché di fiction stiamo parlando – storie che
appassionino, fondate sui sentimenti, popolari nella loro vocazione a
rivolgersi a tutti e declinate su tutti i generi.
Cosa rende una
storia attraente agli occhi del pubblico?
È la grande scommessa di chi si occupa di raccontare storie:
centrare le attese del pubblico anticipando il tempo che serve a metterle in
cantiere e realizzarle. Occorrono antenne sensibili per intercettare il futuro e
noi cerchiamo di farlo con il contributo prezioso della nostra collaudata
squadra e della creatività degli autori, dei produttori e di tutte le maestranze
coinvolte. E poi, le nostre storie si nutrono del mondo che ci circonda:
cronaca, letteratura, arte, cinema, moda, costume. Siamo e dobbiamo essere sempre
aperti e in ascolto.
Uno sguardo alla contemporaneità senza perdere il
contatto con le nostre radici, come si bilanciano questi elementi?
Produrre fiction è un mestiere
che si fonda sulla capacità di alimentare e dare continuità al rapporto e alla
fidelizzazione con il pubblico. Le storie vivono negli anni e dunque il nostro
è un lavoro di misura e dosaggio: valorizzare, confermare e rinnovare finché si
può il successo di un personaggio e, al tempo stesso, introdurre novità e
sorprendere lo spettatore. E questo esercizio non può essere disgiunto
dall’ascolto della società. Anch’essa si sposta, si trasforma e riarticola il
rapporto tra le sue radici e il cambiamento che inevitabilmente interviene e
obbliga a guardare al futuro. Ne sentiamo la responsabilità, tanto più in un
momento come questo.
Come essere attrattivi
sul mercato nazionale e internazionale?
Il mercato internazionale non è una sponda accessoria. La fiction
vive e si nutre di uno scambio aperto e ininterrotto. L’internazionalizzazione
è un banco di prova e una vetrina per il racconto italiano e l’italianità che
veicola. La fiction della Rai ha dimostrato nel tempo la sua capacità di
competere ai massimi livelli in un mercato in cui vince la qualità e la
creatività. Voglio solo ricordare, in tempi recenti, la linea che va dalle tre
stagioni della saga dei Medici alle
tre de L’amica geniale.
In questo quadro è decisiva la nostra partecipazione all’Alleanza Europea
con i servizi pubblici francese e tedesco. Siamo tre broadcaster che cooperano in
una logica pragmatica, flessibile e fattiva volta a realizzare progetti di
grande impatto rivolti al pubblico internazionale, in cui tutti possano
riconoscersi. Ne è un esempio il mistery drama Sopravvissuti di cui, come
dicevamo, siamo stati Paese guida.
La Rai è alla
continua ricerca di nuovi autori, lo testimonia il master in scrittura seriale
di fiction
Nei giorni scorsi è stata inaugurata la quarta edizione del Master
di Scrittura Seriale di Fiction organizzato
dal Centro italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in
Giornalismo Radiotelevisivo, con sede a Perugia, in collaborazione con la
Direzione Fiction. È una grande opportunità per i
giovani che sono interessati a imparare come si scrive e realizza una serie televisiva
e a conoscere i segreti della nostra Fabbrica delle Storie. Ho citato più volte
la serie Sopravvissuti e mi fa piacere ricordare che il progetto è stato
ideato proprio da quattro giovanissimi autori formatisi al nostro Master. Gli
autori sono il pilastro del processo creativo di una storia. La serialità Rai si
alimenta della loro capacità di essere in sintonia con il pubblico e
interpretarne – con l’anticipo che dicevo – preoccupazioni e desideri. In altre
parole, di tradurre l’attualità che sarà in un immaginario attraente e, come si
richiede al servizio pubblico, legato al nostro Paese, forte di valori e capace
di raccontarlo nel mondo. Ma la considerazione è ancora più generale, è nostro
ed essenziale compito sostenere ogni sforzo per portare nuovi talenti in tutte
le fasi del ciclo produttivo, dagli attori alle professionalità tecniche e
creative.
Quanto la
contaminazione tra fiction e cinema ha dato impulso a una serialità sempre più
di qualità?
Non si tratta tanto di contaminazione quanto di un allargamento di
prospettiva. Sono cadute le barriere che una volta isolavano la fiction dal
cinema. In questi anni il comparto della serialità e delle storie per la
televisione è cresciuto in consapevolezza e qualità e ha costruito un rapporto
profondo con il pubblico più largo. La svolta è arrivata con il digitale: oggi
non ci sono più compartimenti stagni, conta la trasversalità del prodotto
audiovisivo e le sue tante declinazioni possibili in termini di destinazione e
di formati, con registi, attori, scrittori che lavorano su tutto l’arco delle
possibilità offerte da un sistema così ricco e articolato. La fiction Rai degli
ultimi anni può vantare un carnet importante di firme prestigiose del grande
cinema: da Costanzo ad Archibugi, da Andò a De Angelis, solo per citarne
alcuni. Ed ecco così che anche Marco Bellocchio per la prima volta con Esterno
notte ha realizzato un grande progetto seriale, che ha avuto il privilegio
di essere presentato in anteprima alla 75^ edizione del Festival di Cannes e che
arriverà a novembre su Rai 1.
“Piero Angela modello esemplare di servizio pubblico” Le parole dell’AD Carlo Fuortes e della Presidente Marinella Soldi
“Prepararsi al futuro” è il titolo scelto da Piero Angela per la prossima edizione del suo Superquark. Novantatré anni di età, maestro nella divulgazione scientifica, manteneva intatta curiosità di un bambino che scopre il mondo. Al suo entusiasmo per la conoscenza e per la scoperta la Rai e l’Italia intera devono molto. Le sue trasmissioni hanno saputo raccontare a tutti in modo semplice e affascinante argomenti complessi, aspetti del sapere che in passato erano riservati alle fasce più istruite della popolazione. Piero Angela nella sua lunga attività per la Rai ha mostrato come si possa fare un uso alto e insieme popolare del mezzo televisivo, realizzando un modello esemplare di servizio pubblico. Sperimentatore di tecniche televisive all’avanguardia, era amatissimo in azienda per professionalità e dedizione al lavoro. Sapeva valorizzare il contributo di ognuno, consapevole che la televisione richiede gioco di squadra.
Nei giorni scorsi Piero Angela, giornalista divulgatore di alta qualità e decano dell’Azienda, ha voluto lasciare sul social del suo programma SuperQuark l’ultimo messaggio di saluto ai telespettatori
“Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano. Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche, sedici puntate dedicate alla scuola sui problemi dell’ambiente e dell’energia. È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati. A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato. Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese.
La casa di distribuzione cinematografica di Rai Cinema ha presentato i titoli che vedremo nelle sale da settembre a Natale. Pellicole attesissime firmate dai giganti del grande schermo (da Spielberg a Pupi Avati, da Garrone a Bellocchio a Polanski) e con gli interpreti più amati
Titoli capaci
di lasciare un segno nel cuore e nella mente di ogni appassionato, racconti
intensi che rappresentano il sogno e la contemporaneità. 01 Distribution ha
presentato il listino dei film che ci accompagneranno nei mesi autunnali. Ed è
proprio il caso di dire che ce ne sarà per tutti i gusti. Dal semi
autobiografico “The Fabelmans” di Steven Spielberg a “Il signore delle
formiche” di Gianni Amelio, da “Dante” di Pupi Avati a “Io Capitano” di Matteo
Garrone. E ancora gli ultimi lavori di Marco Bellocchio, “La conversione”, di Susanna
Nicchiarelli, “Chiara”, di Nanni Moretti, “Il sol dell’avvenire”. Parola
d’ordine, ancora una volta, qualità, per rinsaldare il rapporto con il pubblico
nella magia della sala. Attesa per “Il colibrì” di Francesca Archibugi
(adattamento del romanzo premio Strega di Sandro Veronesi), di “Killers of the
flower moon” di Martin Scorsese, con De Niro e DiCaprio. Sul grande schermo
accoglieremo le nuove opere di Roman Polanski (“The Palace”), Michele Placido
(“L’ombra di Caravaggio”), Florian Zeller (“The son”). In arrivo il secondo
capitolo della trilogia su “Diabolik” dei Manetti Bros e il nuovo documentario
di Gianfranco Rosi, “In Viaggio”, che racchiude una serie di momenti dei viaggi
e dei discorsi di Papa Francesco. Nel listino anche autori cresciuti in casa
Rai Cinema, come Pietro Marcello (“Le Vele scarlatte”) e Sydney Sibilia (“Mixed
ByErry”) e due commedie italiane: “Tramite amicizia” di Alessandro Siani, e
“Quasi Orfano” di Umberto Carteni. Nel nostro speciale l’intervista a Paolo Del
Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, e le schede, in anteprima, dei
24 titoli del listino 01 Distribution.
L’amministratore delegato di Rai Cinema al RadiocorriereTv: «Dal punto di vista produttivo il cinema italiano è cresciuto moltissimo. Nel listino proponiamo film di grandi autori che vogliono essere anche popolari, rivolti a un pubblico vasto»
Foto di Assunta Servello
Presentato
da 01 il listino per la stagione autunnale, in quali mondi ci porterete nei
prossimi mesi?
I film sono tanti e molto diversi tra loro. Al centro ci
sono i grandi autori del cinema italiano, ma teniamo anche uno sguardo molto
attento ai nuovi talenti, ai nuovi linguaggi. L’obiettivo è quello di tornare a
stupire il pubblico cinematografico con film pensati e voluti per il grande
schermo e che raccontino la storia del nostro Paese, i suoi grandi
protagonisti, con una rilettura che sia un mix bilanciato tra cinema classico e
moderno. Un modello che nel passato ci ha regalato grandi titoli, da “Il
giovane favoloso” ad “Hammamet”, da “Il traditore” a “Dogman” e che in qualche
modo, con “Dante” di Pupi Avati, “Chiara” di Susanna Nicchiarelli, “L’ombra di
Caravaggio” di Michele Placido, “Il Colibrì” di Francesca Archibugi, “Il
signore delle formiche” di Gianni Amelio e altri in preparazione, continui su
quel percorso. Senza dimenticare che
abbiamo altri maestri al lavoro, come Matteo Garrone (“Io capitano”), Nanni
Moretti (“Il Sol d’avvenire”), Marco Bellocchio (“La conversione”).
Numerosi
anche i titoli e gli autori internazionali…
Abbiamo
Steven Spielberg con “The Fabelmans” e Martin Scorsese con “Killers of the
flower moon”, tanto per citarne due non proprio marginali, e abbiamo coprodotto
anche il nuovo film di Roman Polanski
“The Palace”. Un listino di tanti film di grande peso specifico che
spero ci possano aiutare a riportare il pubblico italiano in sala.
In
che direzione sta andando il cinema italiano e cosa è possibile fare per salvare
le sale?
Dal
punto di vista produttivo il cinema italiano è cresciuto moltissimo, prova ne
sono i film che compongono il nostro listino, titoli importanti sia dal punto
di vista dell’investimento sia nella cura e nella scelta delle storie, con una
prevalenza di film di grandi autori che si rivolgono però a un pubblico vasto. Dal punto di vista produttivo è un momento
florido, positivo, la qualità media è aumentata, i produttori sono cresciuti,
sulla sala purtroppo stiamo affrontando la crisi più grande dalla nascita del
cinema, soprattutto in Italia. In altri Paesi c’è stata un’inversione di
tendenza, il pubblico è tornato parzialmente in sala, anche se ancora non ci
sono i numeri del pre covid, mentre in Italia questa tendenza ancora non c’è,
soprattutto per il cinema italiano. Il nostro mestiere è quello di fare bei
film, film importanti, cercando di far sì che la comunicazione arrivi a un
pubblico più vasto possibile, sperando che ci si svegli da questo incubo che ci
ha lasciati sul divano di casa per tre anni, e che la gente possa trovare lo
stimolo a cercare di nuovo il piacere della visione nel buio di una sala, che è
e resta completamente diversa da ogni altra forma di fruizione.
Quanto
i fatti drammatici degli ultimi anni, covid in primis, hanno influenzato la
narrazione cinematografica?
Gli
ultimi due anni hanno stimolato una forte produzione creativa e hanno visto
autori e registi concentrarsi sulla nostra storia, pensiamo “All’ombra di
Caravaggio”, a “Dante” o a “La conversione”, la storia di un bambino ebreo
rapito dal Vaticano, a “Chiara”, che parla di Santa Chiara e San Francesco. Il
cinema di narrazione prende molti spunti dalla storia del nostro Paese e del resto
del mondo: c’è voglia di raccontare cose realmente accadute o personaggi
esistiti.
Qual
è il punto d’incontro tra gli obiettivi del Servizio Pubblico e dei vostri
partner privati impegnati nella coproduzione?
Il
punto virtuoso è fare bei film, opere che possano essere visibili il più
possibile in sala e in tutte le altre forme di fruizione. Non facciamo
beneficienza, siamo partner industriali, dobbiamo avere da un lato la
visibilità più ampia possibile dei nostri film, dall’altro riscontri in termini
commerciali ed economici. Fino allo scorso anno è sempre avvenuto.
Si
avvicina il Festival di Venezia…
Sono
convinto che avremo una presenza come e anche più forte del solito. A Venezia portiamo
sempre tantissimi film, penso che ci aspetterà un bel concorso, anche per i
film italiani. Sarà una bella edizione.
Quale
auspicio per il cinema italiano?
Che
il pubblico, che fino al febbraio del 2020 aveva fatto sì che il nostro cinema attraversasse
un periodo meraviglioso, (pensiamo che in quel periodo la quota del cinema italiano
in Italia era del 37 per cento), ritorni al cinema per godersi la magia dello
spettacolo nel buio di una sala, per rimanere in una situazione di protezione,
di sospensione, lasciando vita e problemi al di fuori. La sala è una forma di
fruizione assolutamente unica e insostituibile.
E’ uno dei fumettisti italiani contemporanei di maggior successo, capace di declinare le sue vignette su media diversi, spaziando tra giornali, web e persino audiolibri. Vanta inoltre ottimi risultati per la sua proposta di cartoni animati e serie tv. Sotto lo pseudonimo c’è Michele Rech, che si racconta al Radiocorrieretv
Sta diventando il punto
di riferimento per una generazione. Cosa ne pensa?
Non credo di essere un modello per le nuove generazioni che
hanno la possibilità di scegliere tra una vastissima offerta di fumetti,
soprattutto, con linguaggi e stili diversi.
Pensando al futuro, si
vede sempre fumettista o pensa di cambiare genere?
Penso che il mio futuro sia sempre il mondo del fumetto.
Partecipa a diversi Festival,
ultimo Cartoons On The Bay a Pescara. Come vive queste esperienze?
Ci ho messo un po’ di anni ad abituarmi ai Festival di
fumetti, per me questo è un mondo ancora nuovo, nel quale mi sento un po’ un
“abusivo”. Sono comunque molto contento.
Che sensazione ha
provato nel ricevere il premio Sergio Bonelli?
Questo premio unisce il mondo del fumetto e quello
dell’animazione dal quale provengo. Per me “Strappare lungo i bordi” era
davvero una super scommessa, qualcosa di “strano” anche formalmente, un solo
doppiatore che fa tutte le voci… non avevo idea di come sarebbe stata accolta.
Il fatto che sia stata così apprezzata ovviamente mi rende felice e premia il
lavoro delle tante persone coinvolte. È un premio di tutti.
Il fumetto che si anima
in una serie televisiva, che tipologia di lavoro diventa?
Per quanto riguarda il mio lavoro, la parte cioè più
artistica, l’aspetto più figo è la presenza della musica, il fatto di poter
controllare completamente l’esperienza dello spettatore creando un’atmosfera.
Questo mi ha spinto a realizzare i cartoni oltre ai fumetti. Da addetto ai
lavori le differenze però sono davvero tante, per prima cosa nella creazione di
un fumetto non devo rendere conto a nessuno, ho i miei tempi. Una produzione
che coinvolge centinaia di persone significa incastrare le agende di tutti,
tenere conto delle professionalità coinvolte. All’inizio è stata per me
un’esperienza terribile, adesso ho cominciato a coglierne i lati positivi.
Un tuffo nel Medioevo con i toni della commedia. Il 18 agosto arriva nelle sale il film diretto da Francesco Lagi con Lino Musella, Giorgio Tirabassi, Viviana Cangiano, Giovanni Ludeno, Vincenzo Nemolato, Daria Deflorian, Alessandro Gassmann e Valerio Mastandrea
In un remoto medioevo immaginato, un improbabile gruppo di soldati e cortigiani, capitanati dal Marconte Berlocchio e dalla sua fresca sposa Bernarda, arriva in un feudo lontano. Ma quel castello è un postaccio decrepito abitato da villani per niente disposti a farsi governare. Tra appetiti profani e sacri languori, militi sgangherati e povericristi, un racconto sulla libertà, la fame, il sesso e il potere. A dirigere la commedia, tratta da un adattamento dell’omonimo romanzo di Luigi Malerba, il regista Francesco Lagi. Nel cast Lino Musella Berlocchio), Giorgio Tirabassi (Belcapo), Viviana Cangiano (Bernarda), Giovanni Ludeno (Manfredo), Vincenzo Nemolato (Ulfredo), Daria Deflorian (Vecchia del Castellazzo) e Alessandro Gassmann, nel ruolo di Frate Cappuccio, e Valerio Mastandrea, in quello di Migone. “Incontrare il libro di Malerba è stato l’inizio di un viaggio in un mondo altro, un invito ad andare in un tempo e in un luogo che altrimenti non avrei mai visitato – afferma Lagi – mi hanno fatto compagnia personaggi strampalati e struggenti che ho subito riconosciuto come nostri contemporanei”. Le musiche originali del film sono scritte da Stefano Bollani.
È uno dei volti più amati della tv per ragazzi, scrittrice, presentatrice e conduttrice, da “L’Albero Azzurro” su Rai Yoyo al podcast su RaiPlay Sound con il collega Andrea Beltramo (“In viaggio con Laura e Andrea”). La musica e i bambini il filo conduttore della sua esistenza e della sua carriera
Caldo a parte, cosa evoca nella sua memoria la stagione
estiva?
Viaggiare, il desiderio di partire, ancora una volta, per gli
Stati Uniti e New York a fine mese. Non è una novità, ogni anno raggiungo
quella meta e, quando per la pandemia non è potuto succedere, è stata davvero
una grande mancanza. Ho recuperato immediatamente però appena ci hanno dato la
possibilità.
Cosa l’attrae di questi luoghi?
Più che una passione è una ossessione, puro amore. New York è
la città delle città, un luogo che mi fa stare bene e dove riesco a dare il
meglio di me. Pur amando il mio Paese e Milano, qui mi sento a casa, c’è l’energia
giusta.
Grandi soddisfazioni anche a livello professionale…
Sono successe tante cose, maggio e giugno sono stati mesi “caldi”.
L’Eurovision Song Contest a Torino è stata un’esperienza straordinaria, una
bella sfida! Mi sono messa in gioco in un evento internazionale, conducendo conferenze
e interviste in inglese. Nel bagaglio riporto l’affetto e l’empatia degli
artisti, il feeling con i colleghi e i complimenti della stampa internazionale
(ride).
… e poi il Salone Internazionale del libro e Cartoons On The
Bay a Pescara…
A Torino si rinnova sempre l’appuntamento con “L’Albero
Azzurro”, a Pescara invece ho condotto la premiazione del Festival
dell’animazione, partecipando anche agli eventi in piazza con Rai Yoyo. Una
gioia incredibile, finalmente tutto si è svolto in presenza, in mezzo alla
gente.
E a fine maggio l’uscita del suo nuovo libro…
“Bea contro Bea” (Battello
a vapore) è il mio quarto libro, una storia a cui sono molto affezionata e che
sta andando molto bene. Lo spunto, questa volta, è personale, l’esperienza
della protagonista è stata la mia. Bea è una bambina molto vivace, appassionata
di danza moderna e nel corso della storia dovrà fare i conti con le prime
“delusioni”. Io amo presentarla come una piccola Bridget Jones molto autoironica
che vive un roller coaster di emozioni.
Ci spieghi meglio…
Bea ha paura di deludere i genitori, non è stata scelta come
protagonista del saggio di fine anno e, per questo, crede di non essere all’altezza.
Alla fine, passando attraverso un turbinio di emozioni, compirà un importante
gesto di generosità che commuoverà perfino la severa insegnante di danza Gilda.
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