Con Federico Quaranta e Giulia Capocchi ilracconto del territorio italiano attraverso il mezzo “green” per eccellenza: la bicicletta. Il sabato alle 12.00 su Rai 1
2022,Linea Verde,Federico Quaranta
In Italia esiste una moltitudine di
piste ciclabili e ciclovie, in alcuni casi ricavate da vecchie ferrovie ormai
dismesse, tracciati di bike-trekking, itinerari storici, naturalistici ed
enogastronomici dedicati alle due ruote, con percorsi permanenti segnalati.
Proprio attraversando questa ricca ragnatela di rotte dedicate alle due ruote, “Linea
Verde Bike”, alle 12.00 su Rai 1, dà vita ad un racconto delle bellezze e delle
peculiarità di un territorio italiano, diverso ogni settimana.
“Linea Verde Bike” è un format
televisivo settimanale condotto da Federico Quaranta e Giulia Capocchi, arguti
e genuini storytellers. Ideato da Ludovica Casellati e Giuseppe Bosin, è un
racconto del territorio italiano, con una carrellata di situazioni e personaggi
virtuosi legati al mondo dell’ambiente, dell’agricoltura e dell’enogastronomia,
dalla prospettiva di chi, questo territorio, lo percorre grazie all’utilizzo
del mezzo di trasporto “green” per eccellenza: la bicicletta.
Nella prima serie di Linea Verde Bike
Federico Quaranta e Giulia Capocchi attraverseranno le zone a ridosso della
laguna veneta fra le province di Treviso e Venezia, il Salento, le montagne del
cuneese in Piemonte, la maremma toscana, la provincia bresciana in Lombardia e
quella perugina in Umbria.
Angela Casella madre coraggio, Domenico Modugno, Padre Pio e Marco Pantani sono i protagonisti della seconda edizione del programma in onda su Rai 3 dal 9 settembre. Uomini e donne che si sono ribellati alle convenzioni e al sistema a costo di grandi sofferenze e solitudini. La conduttrice al RadiocorriereTv: «Raccontiamo storie di coraggio e libertà»
“Ribelli”, siamo alla seconda edizione,
che viaggio faremo?
Un viaggio che racconta le
personalità uniche e ribelli di uomini e donne che, in vari campi, hanno rotto,
scardinato, schemi precostituiti, e hanno avuto il coraggio di affrontare rischi
e sfide.
Quattro grandi storie con
personaggi altrettanto significativi …
Apriremo l’edizione, che prenderà
il via il 9 settembre, raccontando una storia straordinaria, che anche
personalmente mi ha appassionata tantissimo, quella di Cesare Casella, ma
soprattutto di sua mamma Angela, la vera ribelle. La ricordiamo come madre
coraggio, un’eroina moderna. Cesare fu rapito a Pavia nel 1988, vittima di uno
dei più lunghi sequestri a scopo di estorsione mai avvenuti in Italia, e venne
rilasciato dopo 743 giorni di prigionia. Lui è vivo quasi solo grazie a questa
mamma che, in preda a una solitudine disperata, arrivò a sfidare la criminalità organizzata. Andò
nella Locride dove si incatenò e si rivolse alle donne calabresi parlando loro
da mamma a mamma. Questo smosse la coscienza collettiva e portò alla
liberazione di Cesare. Grazie anche ad Angela Casella e al suo coraggio in
Italia si approvò di lì a poco la legge sul blocco dei beni, provvedimento che
diede fine alla lunga lista di sequestri che per decenni aveva tenuto l’Italia
sotto scacco dei rapitori.
Non sono solo storie di persone
che hanno cambiato il corso della loro vita…
… ma che hanno contribuito a
cambiare anche la nostra e quella del nostro Paese. La seconda personalità che
incontreremo sarà quella di Domenico Modugno, prima grande icona pop della
musica leggera nazionale. Entrò come un tornado nel paludato mondo della musica
degli anni Cinquanta, in cui si parlava sono di amore, introducendo i temi del
suicidio, dei figli non riconosciuti, solo per citarne alcuni. Con lui la musica
leggera cambiò, Modugno fu rivoluzionario anche per la sua gestualità, per il
suo vivere la scena. La sua vita stessa fu una vita da ribelle.
Sabato 23 settembre incontrerete
una ricorrenza importante.
Quella della morte di Padre Pio
da Pietralcina. A San Pio sarà infatti dedicata la terza puntata di “Ribelli”.
Parleremo di una delle figure più importanti della chiesa moderna, amatissima e
al tempo stesso molto discussa, anche dalla Chiesa stessa. Padre Pio non si
fermò davanti a nessuno, nemmeno contro chi contestava il suo agire.
Nell’ultimo appuntamento di
“Ribelli” sarà invece raccontato un grande sportivo.
Marco Pantani, icona del mondo
del ciclismo, protagonista di una storia dalle tinte chiaroscure. L’aspetto di
ribellione, di coraggio, dell’uomo e dello sportivo Pantani, è stato quello di
avere denunciato un malfunzionamento del mondo dello sport e del ciclismo in
particolare.
Quanta contemporaneità c’è in
queste storie?
Tantissima, le figure che
raccontiamo possono essere davvero una fonte di ispirazione. Si tratta di
persone che hanno avuto il coraggio di prendere in mano la propria vita e di
andare oltre gli ostacoli. La società contemporanea ci porta a volte a stare
nel nostro comodo, bisogna invece avere il coraggio di scardinare lo status
quo. Penso che, ad esempio, Angela Casella sia una donna a cui ispirarsi. La
parola ribelli unisce in sé i concetti di coraggio e libertà.
Cosa rappresenta per te
“Ribelli”?
Un passaggio importantissimo.
Sono felice perché questo programma arriva in un momento di grande maturità, al
di là dell’età anagrafica. Parto facendo giornalismo, quello più tradizionale,
poi con “Vita in diretta” ho fatto un po’ di tutto, dalla cronaca bianca allo
spettacolo, quindi, mi sono dedicata al territorio e alla cucina. “Ribelli” è
un regalo del mio direttore, Angelo Mellone, che ha colto in me la voglia di
rimettermi in gioco, spero di poter dare tanto. Raccontare storie è un
privilegio assoluto, il motivo per cui faccio questo lavoro.
In attesa della nuova stagione, uno speciale
del programma di inchiesta e approfondimento con Duilio Giammaria. Mercoledì 6
settembre in prima serata su Rai 3
«Longevità significa
riuscire ad andare avanti negli anni e sentirti bene con il tuo corpo». Parola di Roberto Bolle, 48
anni e un’intensissima attività con una tournée in tutto il mondo. Anche lui,
che parla del proprio rapporto con il fisico e l’età, è tra le voci dello speciale
sulla longevità di “Petrolio”, il programma di inchiesta e approfondimento con
Duilio Giammaria, in onda mercoledì 6 settembre in prima serata su Rai 3.
La scienza e la ricerca annunciano l’arrivo,
entro dieci anni, di farmaci capaci di interrompere o rallentare il processo di
senilità. Ma c’è, intanto, chi non aspetta e “Petrolio” ha seguito la giornata
tipo del milionario texano Brian Johnson che investe due milioni di dollari
l’anno nel suo tentativo di bloccare la senilità: «Dimostrare che l’età può essere arrestata – dice
– cambierebbe ogni cosa».
In attesa delle cure rivoluzionarie contro la
senilità, invece, nel nostro Paese crescono l’età media e contemporaneamente
numerose patologie croniche, infiammatorie e neuronali, legate alla
degenerazione senile che pesano sulla vita degli anziani e delle loro famiglie,
e sul sistema sanitario.
“Petrolio” indaga, inoltre, sul
rischio di pericolose conseguenze dovute all’uso di integratori che, seppure di
origine vegetale, possono avere impatti drammatici sulla salute e mette in luce
i retroscena di un mercato valutato miliardi, che sfugge ai controlli, in
quanto gli integratori sono catalogati come alimenti e non farmaci. La speranza
di potersi curare con metodi alternativi spinge al consumo di integratori e
vitamine: un fenomeno che ha trasformato l’Italia in uno dei principali mercati
a livello globale. L’uso di pillole che promettono miracoli è diventato
un’abitudine per molti italiani, che cercano facili soluzioni: dalla stanchezza
all’irascibilità, dalla caduta dei capelli alle malattie neurodegenerative.
Attraverso il contributo degli esperti della
società pubblica “Sport e Salute”, “Petrolio” esplora anche quali siano metodi
e accorgimenti per una vita più longeva: la restrizione calorica, il digiuno
intermittente, cibi naturali e attività fisica. Tutti metodi per mantenere
attivo il metabolismo e vivere meglio. Anche perché bisogna fare i conti con le
conseguenze mediche e sociali di una popolazione più longeva, ma ancora in gran
parte sedentaria e quindi soggetta a sovrappeso e obesità: in alcune regioni,
più del 50% dei bambini rientra in queste categorie e ciò ha e avrà un impatto
pesante sul sistema sanitario già oberato dalla cura di patologie che
potrebbero essere prevenute.
Protagonista anche lo scienziato Luigi
Fontana, specialista mondiale di longevità e metabolismo, in un viaggio dalla
Puglia al Trentino, in cui l’attualità scientifica si fonde con la pratica
ospedaliera.
In studio, con Duilio Giammaria, il decano
della farmacologia italiana Silvio Garattini e l’immunologa Alessandra Viola
condivideranno le migliori conoscenze e le pratiche per vivere una vita lunga e
sana, mentre il filosofo della biologia Telmo Pievani esplorerà la storia
biologica del mondo per comprendere il contesto in cui digiuno intermittente e
restrizione calorica sono stati la prassi nell’evoluzione millenaria
dell’umanità.
Il programma è firmato da Duilio Giammaria e
scritto con Marco Bonfante, Salvo Carrara, Giovanna Ciorciolini, Micaela
Farrocco. Collaborazione di Chiara Cetorelli. La scenografia è di Claudia
Sammicheli, Luca Marianelli, il direttore di produzione è Guido Costantini e
quello della Fotografia Gianni Tosti. I costumi sono di Alessandra Di Battista
e il produttore esecutivo è Gabriella Serafini. A cura di Laura Chieregato, la regia
è di Marco Bonfante.
Il RadiocorriereTv intervista la direttrice di Rai Fiction: «Vogliamo essere all’altezza delle attese del nostro grande pubblico»
Maria Pia Ammirati ,2021
Tra novità e riconferme, come sarà la
nuova stagione delle fiction?
Sarà un racconto articolato e ricco
per formati, generi e ibridazioni. Tante novità insieme al ritorno di storie e
personaggi che gli spettatori hanno amato. Perché vogliamo essere all’altezza
delle attese del nostro grande pubblico e della responsabilità che abbiamo
verso il Paese. In autunno, tra le novità, “Il metodo Fenoglio” (regia di
Alessandro Casale), “Il caso Claps” (regia di Marco Pontecorvo), “Noi siamo
leggenda” (regia di Carmine Elia) e l’original Rai Play “Eppure cadiamo felici”
(regia di Matteo Oleotto), mentre tornano con nuove stagioni serie amatissime
come “Blanca” (regia di Jan Maria Michelini, Michele Soavi), “Un professore”
(regia di Alessandro Casale), “Imma Tataranni – Sostituto procuratore” (regia
di Francesco Amato, Enrico Rosati), “I bastardi di Pizzofalcone” (regia di
Monica Vullo, Riccardo Mosca), “Cuori” (regia di Riccardo Donna) e “Lea” (regia
di Fabrizio Costa). In primavera, in prima visione moltissimi titoli originali,
tra cui “La Storia” (regia di Francesca Archibugi) dall’omonimo romanzo di Elsa
Morante con Jasmine Trinca, “Gloria” (regia di Fausto Brizzi) con il grande
ritorno da protagonista di Sabrina Ferilli, “Mameli” (regia di Luca Lucini, Ago
Panini) sul grande eroe del Risorgimento, “La lunga notte – La caduta del Duce”
(regia di Giacomo Campiotti) con Alessio Boni, “Il clandestino” (regia di
Rolando Ravello) con Edoardo Leo. Tra le conferme, la nuova attesissima
stagione della serie cult “Mare fuori” (regia di Ivan Silvestrini), il ritorno
di “Doc – Nelle tue mani!” (regia di Jan Maria Michelini, Nicola Abbatangelo,
Matteo Oleotto), “Màkari” (regia di Monica Vullo, Riccardo Mosca) e “Studio
Battaglia” (regia di Simone Spada).
Quale narrazione state “disegnando”
per le storie che vedremo nei prossimi anni?
Il lavoro sulla fiction non può che
nascere dal rapporto consolidato con il nostro pubblico. Occorrono attenzione e
sensibilità per intercettare e anticipare quello che gli spettatori vedranno
perché costruiamo adesso il racconto di domani e dunque è fondamentale
confermare il patto di fiducia che ci lega al nostro destinatario. La nostra
Fabbrica continua a lavorare per produrre storie che accompagnino il Paese che
cambia, interpretandolo.
Le parole chiave della narrazione del
Servizio Pubblico?
Spirito del tempo e cioè una capacità di ascolto che
traduca in storie la singolarità complessa e stratificata del momento che
stiamo vivendo; Paese, che vuol dire il racconto dell’Italia e della sua
ricchezza di sentimenti, speranze, tradizioni e territori; Giovani, che
custodiscono il futuro e che stanno diventando sempre più periferici rispetto
alla televisione; Qualità quale segno distintivo della nostra offerta; Made
in Italy, che trova nella fiction una vetrina che si apre sul mondo; Fiducia,
un valore decisivo che dice dell’indispensabile reciprocità tra il nostro
racconto e chi ci guarda.
Personaggio cruciale e misterioso al contempo, uomo di intelligenza, forza e volontà fuori dal comune. Corrado Augias racconta Saulo di Tarso, il Santo folgorato sulla via di Damasco, che raccolse l’irripetibile magistero di Gesù di Nazareth e lo canonizzò. Dal 5 settembre in libreria e negli store digitali
Un viaggio
alle origini della dottrina cristiana. Corrado Augias ricostruisce nei suoi
momenti topici la vita pubblica e religiosa di Saulo di Tarso, conosciuto con
il nome di Paolo, analizzando la figura dell’Apostolo delle genti, dell’uomo
che raccolse l’insegnamento di Gesù di Nazareth, lo elaborò e lo divulgò nel
mondo. Nel volume, che unisce la cifra della narrazione a quella del saggio,
tra cronaca e speculazioni filosofiche e sociologiche, l’autore ritrae un
personaggio controverso e misterioso: Paolo è l’ebreo che non conobbe Gesù e
che ne perseguitò i seguaci. Ma Paolo è soprattutto l’uomo che, folgorato sulla
via di Damasco, dedicò la propria vita alla diffusione delle parole del Nazareno
e alla canonizzazione dei suoi insegnamenti. Con il lascito di Gesù nelle
proprie mani, Paolo pose le basi per la nascita del Cristianesimo.
“Paolo. L’uomo che inventò il Cristianesimo” di Corrado Augias, edito da Rai Libri, è in vendita nelle librerie e negli
store digitali.
La
vita è un’avventura per i quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo
cretaceo. Sono loro i protagonisti della serie animata in onda tutti i giorni
alle ore 12.35 su Rai Yoyo e disponibile su RaiPlay
I
dinosauri sono sempre molto amati dai bambini. E si rivolge proprio a loro la
serie animata “Gigantosaurus” prodotta da Rai Kids e Cyber Group Studios. I
nuovi episodi della terza stagione sono in onda tutti i giorni, alle ore 12.35
su Rai Yoyo, oltre a essere disponibili su RaiPlay (dove ci sono anche le
precedenti stagioni).
Quattro
piccoli dinosauri e un enorme Gigantosauro! Rocky, Bill, Tiny e Mazu sono
quattro giovani dinosauri che crescono nel periodo cretaceo. La vita è sempre
un’avventura: nuovi vulcani spuntano continuamente, brachiosauri dal collo
lungo ed enormi triceratopi vagano liberi, docce meteoriche illuminano il cielo
notturno e l’enorme T-Rex Gigantosaurus che regna su tutto! La semplice
menzione del nome di Gigantosaurus è sufficiente per suscitare una serie di
emozioni contrastanti nei quattro giovani dinosauri: paura (Bill), fascino
(Rocky), risate (Tiny) e interesse scientifico (Mazu). Attraverso le avventure
dei giovani dinoeroi, la serie riflette i diversi modi in cui i bambini di 4-6
anni scoprono il mondo e se stessi.
Da sempre i dinosauri appassionano
i bambini piccoli (dai 2 ai 6 anni), fino al punto da diventare quasi
un’ossessione per circa un bambino su tre, che arriva a conoscerne a memoria
nomi, caratteristiche, alimentazione. Una passione così particolare, da non
poter essere ignorata dalla scienza. Dagli studi svolti, è di fatto emerso un
impatto positivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini che nutrono un interesse
così profondo verso qualcosa, in particolar modo verso i dinosauri.
Tra
sequel e novità, ancora una stagione ricca di emozioni grazie all’offerta
fiction. Storie sorprendenti e personaggi coinvolgenti che nascono dalla forte
vocazione di servizio pubblico
L’offerta
di fiction della prossima stagione nasce dalla forte vocazione di servizio
pubblico e con l’obiettivo di raccontare il Paese con la densità di temi,
fermenti e conflitti che lo caratterizzano. Tanti nuovi titoli e i sequel delle
serie più amate che hanno l’ambizione di restituire la ricchezza e la
complessità del presente senza mai perdere il legame con il passato, né lo
sguardo verso il futuro. §
La “visione” della grande serialità targata Rai, un vero e proprio patrimonio a
disposizione del Paese, mira da un lato a raccordare l’attualità alla memoria e
ai valori che custodisce, dall’altro, a scorgervi gli indizi di un futuro da intercettare.
La consapevolezza è quella di essere responsabili di una parte importante
dell’immaginario collettivo, il mestiere, invece, è costruire storie
sorprendenti, proporre personaggi coinvolgenti affidandoli ai grandi talenti di
una tradizione tutta italiana che si rinnova e continua: scrittori, registi e
attori, volti di un nuovo divismo che entra nelle case degli italiani e in cui
tanti si riconoscono.
“Mi manda Rai Tre” torna dal 16 settembre il sabato e la domenica mattina alle 9.10. Il RadiocorriereTv incontra il conduttore del programma amico dei consumatori
Per
il quarto anno alla guida di “Mi manda Rai Tre”, com’è cambiato il programma
nel corso delle edizioni?
Quando
l’ho ereditato, “Mi manda Rai Tre” era molto, molto differente da quello che è
oggi, nonostante fosse già in parte cambiato nel corso degli anni precedenti. Quando
Michele Lubrano iniziò nel 1990 la televisione era diversa, così come il
concetto di diritto del consumatore.
Era
la Tv rivoluzionaria di Angelo Guglielmi…
Era
un momento in cui tutto quello che veniva fatto era nuovo e lo era anche il
linguaggio utilizzato. Ovviamente le cose dopo tanto tempo vanno riviste, e
così con Franco Di Mare, allora direttore di Rai 3, ci siamo interrogati su
quale potessero essere il percorso e l’idea da seguire. Pensammo di fare quello
che era stato fatto anni prima con “Chi l’ha visto?”, la cui formula originale
era già stata rivisitata. Perché occuparsi soltanto delle persone scomparse cercando di riportarle
a casa, quando la tecnologia aveva un po’ preso il posto di quello che faceva la
Tv? E così il programma aprì alla cronaca nera, ai grandi delitti, con grande
successo di pubblico. A “Mi manda Rai Tre” abbiamo capito che era necessario
spostarsi sul reportage, sull’inchiesta, invertendo il paradigma: mentre prima
erano solo ed esclusivamente i cittadini a segnalarci quello che non andava,
quello che subivano e a chiederci una mano, dovevamo anche noi raccontare loro
quello che non sapevano. Si è allargato il nostro raggio d’azione, siamo andati
oltre le truffe, abbiamo cominciato a parlare della qualità del cibo, di
salute, di come vengono spesi i soldi delle nostre tasse…
Per essere ancora di più a
servizio del pubblico…
E sempre con la schiena dritta. Parliamo
a tutto il pubblico, anche ai giovani, lo facciamo attraverso RaiPlay, Internet,
con numeri importanti. Anche in termini di risultati social siamo subito dietro
i grandi programmi e, di puntata in puntata, crescono gli spettatori giovani.
Quanto è complesso, oggi, difendersi
dalle truffe?
Mostruosamente, perché è tutto molto
più veloce di un tempo, quando le truffe
richiedevano diversi passaggi. A chi
non è accaduto in questi anni di rischiare di rimanere vittima del fishing (truffe
informatiche), anche attraverso il telefono? Chi non ha ricevuto un
messaggio, una mail, che sembravano arrivare dalla banca, e che invece
nascondevano una truffa? Ricevi il messaggio sullo smartphone, lo apri, vieni
avvertito della presenza di operazioni sospette sul conto corrente e ti si
chiede di verificarle aggiornando le informazioni. A quel punto, nel giro di cinque
minuti, i tuoi soldi sono ci sono più.
Distinguere il vero dal verosimile, è
questa la sfida?
È soprattutto capire che il verosimile
è diventato molto più verosimile di un tempo. Prima, con un minimo di
attenzione, potevi capire, ora non più. La parola d’ordine è prevenire.
In che modo?
Informando, spiegando, e nel caso di
“Mi manda Rai Tre” spingendo il pubblico a porsi delle domande. Perché se hai un dubbio, se non riesci a capire dove
qualcuno stia guadagnando in un’operazione che ti viene proposta, allora vuol
dire che il guadagno sei tu.
Come è cambiato il rapporto del
programma con il pubblico?
La casalinga di Voghera non è più quella
di trent’anni fa. Ha studiato, non chiede che le si spieghino in maniera
semplice le cose, ma pretende qualità e cerca un racconto che sia dinamico,
pretende che le cose abbiano senso, che siano di qualità. La qualità continuerà
a fare la differenza.
“Mi manda Rai Tre” ha oggi una nuova
pelle, un’identità riconoscibile…
Non è stato facile cambiare marcia,
cambiare linguaggio, capire quale poteva andare bene. Io arrivavo da “Report”, una
delle prime serate più viste dell’azienda, ed ero convinto che quel linguaggio
potesse funzionare. Ma nel tempo ho capito che quella marcia, in questo
programma, non era giusta.
Che cosa ti hanno insegnato questi
tre anni di trasmissione?
A dedicarmi completamente a un
programma, a diventarne genitore. Essere a capo di un progetto è un po’ come
esserne il papà. Ho avuto dei maestri eccezionali che non si staccavano un
minuto dal montaggio, penso a Riccardo Iacona che non si allontana mai dalla
redazione. Riccardo è un gigante. Lo stesso valeva per tanti maestri che a
volte mi sembravano frettolosi nei tagli e nelle valutazioni, che mi pareva non
capissero quanto lavoro c’era dietro. Poi, quando diventi genitore, capisci che
avevano sempre ragione loro. Per me è stato così. Di un programma devi
conoscere ogni frame. Devi assicurarti che ogni secondo di quello che hai
prodotto, sia il meglio che si potesse fare.
Con il programma hai raccontato tante
storie, ce n’è una che ti ha toccato più delle altre?
A segnarmi di più è stata quella
degli orsi del Trentino, in particolare quella di M49 che è stata rivelatrice
di tante cose, a partire da una percezione netta tra chi in questo Paese è
convinto che dobbiamo restituire qualcosa alla natura e chi invece pensa il
contrario. Di quel reportage mi occupai in prima persona per vedere da vicino
quell’essere magnifico, fu incredibile sentirlo respirare a un metro da me e
capire che era condannato all’ergastolo. Penso anche a una storia sulle contaminazioni alimentari, la
gente spesso dimentica che anche mangiare soltanto un pezzo di formaggio fatto
con il latte non cotto, può costarci un’infezione incredibile.
Ai
vostri telespettatori che cosa auguri?
L’augurio
è doppio, in primo luogo di non avere bisogno di noi (sorride). Quindi di
essere contenti di vederci, di pensare che il tempo che trascorrono con noi sia
ben speso. Anche perché il tempo, lo sappiamo, è la cosa più preziosa che
abbiamo.
Da lunedì 4 settembre in prima serata su Rai 3 le inchieste e i reportage della squadra di “PresaDiretta” affronteranno i grandi temi dell’attualità: la guerra, la crisi economica e le sfide del lavoro, le migrazioni, la temperatura del Pianeta, i diritti umani violati, il crollo demografico del Paese, la sostenibilità del sistema agroalimentare, le nuove frontiere della scienza che cambieranno per sempre il nostro modo di vivere. Ad aprire il ciclo, un viaggio nei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna
“PresaDiretta” pronta a raccontare ancora
una volta l’Italia e il mondo. Sono in arrivo nove nuove puntate, che viaggio
sarà?
Porteremo i telespettatori nel mondo
intero, perché non riusciamo a comprendere quello che ci succede se non lo
inseriamo nel contesto per lo meno europeo.
Ma io sono anche tornato dall’Ucraina, ed è la seconda volta che ci
andiamo, la collega Francesca Nava ha fatto un viaggio importante a Mosca e
dintorni, stiamo seguendo tutta la partita dei Brics. Sarà un viaggio veramente
narrativo: siamo al 15° anno di messa in onda, un momento importante per noi. Voglio
pensare a questa serie di “PresaDiretta” come se fosse la prima, faremo uno
sforzo per raccontare le puntate non come singoli episodi che nascono e
muoiono, ma proprio come una serie, come se fosse una fiction. Gli argomenti
saranno legati l’uno all’altro. Al centro ci sono due elementi fondamentali,
che parlano del nostro futuro, uno è la guerra e le sue conseguenze, l’altro è
la questione ambientale, con tutte le conseguenze, anche dal punto di vista
delle enormi occasioni di sviluppo che ci sono dentro al green deal, la
transizione energetica, a cominciare dal motore elettrico e dalle innovazioni
tecnologiche.
Con quale argomento aprirete?
Ci occuperemo dell’alluvione in
Romagna, dove siamo stati per quasi tre settimane, con una puntata che si
intitola “Stato di calamità permanente”, titolo bellissimo trovato dalla
redazione che rende conto del fatto che non si tratta più di eventi eccezionali,
ma che avremo a che fare sempre di più con questo tipo di alluvioni. È chiaro che dobbiamo mettere in campo
un piano di rigenerazione del territorio e che non possiamo più permetterci di
consumare il suolo così come eravamo abituati. L’equilibrio che legava le
montagne, i fiumi, la pianura e il mare, che ha retto per cento anni, anche per
colpa del cambiamento climatico non regge più. Ci troviamo anche di fronte a un’occasione
enorme, positiva, di sviluppo, sarebbe un cantiere che oltre a rigenerare il
territorio rigenererebbe il Paese da un punto di vista economico. Poi c’è tutta
la partita di attualità legata ai ristori, ai soldi, sulla quale avremo in
diretta il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. C’è una polemica
pazzesca tra il Governo e la Regione. Chi ha ragione dei due? Chi è che non
dice la verità? Oppure la verità sta nel mezzo. Cercheremo anche di capire a che
punto sia la ricostruzione.
“PresaDiretta” ha un’identità ben
definita che la rende punto di riferimento per il pubblico…
So per certo che “PresaDiretta” è uno
dei pochi programmi che fa dell’approfondimento vero, quanto meno nelle
intenzioni, nelle settimane che spendiamo, nello studio delle fonti, in tutto
il lavoro di scrittura che facciamo prima. Ogni puntata ha dietro un lavoro
prezioso, e questo è un po’ un unicum. Molti settimanali e molte trasmissioni
hanno dietro l’agenda politica che preme. Quest’anno vedremo alla prova dei nuovi
talk show, nei quali a portar via spazio sarà proprio l’agenda politica. Alla
prima puntata, quella dedicata all’alluvione, abbiamo lavorato per mesi. Adesso
l’informazione quotidiana e i settimanali ci ritornano, giustamente per mettere
sul fuoco la questione delle risorse, ma non hanno avuto il tempo per pensare e
lavorare su quello che era successo prima. Per identità di “PresaDiretta”
intendo la qualità e la ricchezza dell’approfondimento. Poi ci metterei la
capacità empatica di entrare dentro la realtà, che è un’altra chiave che noi
coltiviamo. Sia io che i nostri inviati, cerchiamo di consentire al pubblico
che sta a casa non solo di comprendere, ma anche di partecipare, elemento
fondamentale per la costruzione della democrazia. Perché se non partecipiamo
alle vicende degli altri, anche se non apparteniamo a quei ceti sociali, anche
se non siamo migranti o disoccupati, costruiamo una società in cui ognuno si fa
i fatti propri e non riusciamo a costruire un destino comune. Partecipare,
essere presi per mano da uno dei nostri inviati e portati sulla barca delle ONG
o nella casa di un operaio, significa vivere assieme. Questo la televisione lo può
fare perché ci sono le immagini. Con un pezzo di giornale si fa un po’ più
fatica, i grandi scrittori lo sanno fare anche con la carta stampata, ma noi
abbiamo uno strumento enormemente importante e potente e vogliamo utilizzarlo al
massimo.
Come si persegue la verità in uno
scenario internazionale a dir poco complesso nel quale è spesso difficile
verificare le fonti?
Intanto la verità la devi cercare,
nel momento in cui la cerchi hai già costruito qualcosa, ti sei avvicinato,
qualche volta ci arrivi anche. E poi devi saper scegliere cosa pensi sia
interessante di ciò che stai cercando. Magari non esisterà la verità con la “v”
maiuscola, ma ne esistono tante e soprattutto ci sono tanti elementi di queste
che non vengono raccontati, che vengono nascosti, e che sono importanti per
crearsi un’opinione su quello che sta succedendo. Vedi la questione
Ucraina-Russia, la puoi narrare come il conflitto tra i due Paesi e raccontare
la resistenza del popolo ucraino, l’abbiamo fatto e continueremo a farlo, ma
puoi anche alzare un attimo lo sguardo e cercare di vedere cosa sta succedendo
in Sudafrica con i russi che stanno dentro questo processo dei Brics, e quali
sono anche le cause internazionali, a prescindere dall’invasione della Russia,
che muovono quella guerra lì. Raccontare verità poco raccontate ci aiuta a
capire un po’ meglio quello che sta succedendo su quel terreno di guerra.
Cosa rappresenta per te
“PresaDiretta”?
Personalmente ci metto tutto l’entusiasmo,
la passione, il tempo e anche la mia vita. Tante volte mi sono immaginato, e
prima o poi succederà, che questo programma andrà avanti anche senza di me.
Spero che “PresaDiretta” continui, perché questo programma è un marchio della
Rai. Dietro a “PresaDiretta” c’è la Rai.
Il nuovo singolo della cantautrice e attrice Anna Capasso è un pezzo da ballare per tutta l’estate. Un pop fresco e frizzante che, come ci spiega l’autrice, «racconta le sfumature più belle dell’amore, come la possibilità di concedersi una meritata serenità da conservare e proteggere da chiunque»
Un nuovo singolo tutto
da ballare per l’estate 2023 e l’amore sempre in primo piano…
Racconto la storia di due persone che si sono follemente
innamorate da giovani. Poi, a causa dei gossip, si sono lasciate per ritrovarsi
per caso dopo alcuni anni ad una cena. Da quell’incontro di sguardi capiscono
che la scintilla non si è mai spenta. Questa canzone non è solo un messaggio
per chi vive una situazione del genere, ma sicuramente anche un modo per
ribadire che se c’è amore vero non esistono ostacoli.
L’amore è sempre unico
ed eterno come descrive nel suo pezzo?
L’amore, anche dopo alcuni anni, va sempre alimentato.
Bisogna sempre viverlo come se fosse il primo giorno e creare momenti di
pathos. Così può restare eterno.
Lei è una sognatrice?
Certo. Tutti dovremmo sognare, perché la vita altrimenti non
avrebbe senso.
Le relazioni sono
spesso esposte a giudizi ed interferenze?
Succede. Il brano, scritto con Massimo D’Ambra, lo abbiamo
realizzato pensando ad una situazione immaginaria che è quella di un calciatore
innamorato di un’artista. Abbiamo preso spunto dal Napoli che ha vinto lo
scudetto. Nel video lui porge il pallone alla sua amata come a dire che le ridà
la sua vita in mano senza più pensare ai giudizi esterni. Ma è solo un esempio,
in realtà il calciatore e l’artista potrebbero fare qualsiasi altra cosa.
Perché ha scelto la
luna?
La luna è intesa come specchio riflesso di ciascuno di noi,
ma anche come unica luce che illumina i due protagonisti della canzone. La luna
molte volte per me è stata una compagnia, la mia migliore amica. In alcuni
momenti l’ho guardata in relax. E poi quanti amori sono nati sotto la luna e si
sono consumati sotto la luna? E’ molto romantica.
I suoi videoclip sono girati
in luoghi riconoscibili. In primo piano c’è Napoli.
Ho voluto rappresentare una Napoli particolare, elegante, che
non perdesse comunque la sua storicità.
Prendendo spunto dal
murale dedicato a Maradona, cosa ha immaginato?
Ho voluto omaggiare lo scudetto del Napoli e lasciare un
segno con l’immagine di Maradona. Nella canzone si parla infatti proprio della
storia d’amore di un calciatore.
Cosa ama di Napoli?
Soprattutto i panorami, come le serate a guardare Posillipo.
Spettacolare. Ma anche l’aria che si respira nei quartieri popolari, con le
persone che parlano con tutti anche se non si conosco. Ogni volta che ci vado
sento questa predisposizione ad una comunicazione spontanea.
Qual è la più grande
forza dell’amore?
Quando non si smette mai di meravigliarsi e di essere diversi
ogni giorno. Colgo l’occasione per salutare i lettori del RadiocorriereTv e
invitarli ad ascoltare e a ballare la mia canzone.
Il nuovo singolo della cantautrice e attrice Anna Capasso è un pezzo da ballare per tutta l’estate. Un pop fresco e frizzante che, come ci spiega l’autrice, «racconta le sfumature più belle dell’amore, come la possibilità di concedersi una meritata serenità da conservare e proteggere da chiunque»
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