LA VITTORIA DELLA VITA

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LA STOCCATA VINCENTE

Domenica 24 settembre in prima serata su Rai 1 la straordinaria storia di Paolo Pizzo, il due volte campione del mondo di scherma che da bambino dovette affrontare la sfida più importante, lottare contro untumore al cervelloche sembrava invincibile. Protagonisti del film Tv diretto da Nicola Campiotti, coprodotto da Rai Fiction e da Anele, sono Alessio Vassallo e Flavio Insinna

Alessio Vassallo

Il coraggio di rialzarsi

«Il sacrificio è la parola chiave di tutti in questo lavoro, ci siamo messi in gioco» afferma l’attore siciliano che nel film “La stoccata vincente” veste i panni dello schermidore Paolo Pizzo, un campione nello sport e un esempio nella vita

Sulla rete ammiraglia della Rai arriva una storia di resilienza…

È certamente una storia di resilienza attraverso la quale capiamo l’importanza del “cadere” nella vita. Faccio mia una frase bellissima di Paolo Pizzo, “a volte, quando si cade, non è detto che ci si rialzi subito, a volte si rimane a terra e si guarda il mondo da un’altra prospettiva. Prima o poi una mano tesa ad aiutarti arriverà”. Anche se spesso tendiamo a colpevolizzarci, la caduta fa parte di noi, il film invita tutti, i giovani in particolare, a non vergognarsi di fronte a un fallimento, a un inciampo. In questo la storia di Paolo è un esempio per tutti, un campione nello sport e nella vita.

Come si è sentito in questo ruolo?

È stato un privilegio e una responsabilità. Ero costantemente osservato dalla persona di cui stavo interpretando la vita, le emozioni. Sono entrato in questa storia in punta di piedi, posso dire che io e Paolo ci siamo preparati insieme. L’ho seguito negli allenamenti, mi svegliavo la mattina presto per andare a correre con lui, ho fatti di tutto per stargli dietro. Sono partito dal corpo per capire cosa significasse andare a letto con le ossa rotte, stanco da non riuscire più a muoversi. Questi atleti fanno veramente una fatica incredibile, a me interessava comprendere il senso del sacrificio, del lavoro nell’ombra, in silenzio per mesi per un duello che, alla fine, dura pochi minuti. Questi sono degli esempi per tutti, sono persone che lottano per aver riconosciuto il proprio lavoro, contro una società nella quale si corre per essere riconosciuti.

Che scambio avete avuto con Pizzo?

È un mio coetaneo, siciliani entrambi. Ci siamo riconosciuti subito, dalle prime settimane di allenamento ero un cazzeggio continuo. È nata una complicità incredibile, ho osservato i suoi occhi lucidi dalla commozione quando abbiamo girato alcune scene delicate, e avvertivo, in un certo senso, una responsabilità tripla. Ci sono stati tanti momenti di leggerezza, per esempio durante una scena d’amore con Lavinia (moglie dello schermidore), Paolo mi ha guardato e ha detto: “Compare, mi raccomando, non mi far sfigurare” (ride). Abbiamo vissuto in simbiosi, guarderemo il film insieme e quello sarà, per me, il duello più complesso da superare. La vera stoccata l’avrò il 24, non tanto con il pubblico, ma con lui.

Cosa non avrebbe voluto vedere sullo schermo Paolo Pizzo?

La commiserazione, il vittimismo… lui è una persona piena di energia e di positività, è un vulcano, è l’Etna. La caduta è un punto di partenza, non bisogna avere fretta di rialzarsi, ma avere il coraggio di aspettare il momento giusto. Paolo è stato un maestro di vita in questo.

“La stoccata vincente” si inserisce perfettamente nella linea editoriale di Rai Fiction dedicata alle grandi figure dei campioni sportivi che lasciano un segno. Come si bilanciano in questa storia la vicenda sportiva e umana?

Siamo partiti dal corpo, piano piano questa fisicità si è andata a trasporre nell’emotività del personaggio. All’inizio lo vediamo sempre scontroso con tutti, dall’esterno potrebbe apparire antipatico, poi, però, lo accompagniamo dall’inizio alla fine, comprendiamo immediatamente il suo bisogno profondo di riscatto. Nel film avviene grazie allo sport, per me attraverso la recitazione. Ognuno trova la propria strada per risalire.

Qual è stata la sua “caduta”?

Il bullismo da ragazzo, quando mi sentivo perennemente a terra. La recitazione mi ha liberato, è stato il mio riscatto, ovviamente con le dovute proporzioni, pensando alla storia di Paolo che, giovanissimo, ha incontrato la malattia. Pizzo mi ha raccontato che da adulto, ogni volta che aveva un piccolo mal di testa aveva l’incubo che quel male potesse tornare. La sua, dunque, è una vita sempre all’erta, mi ha colpito molto la sua perenne attenzione, vigilanza su se stesso e su quello che lo circonda.

Paolo Pizzo è un “figlio” della Sicilia come te, lui dell’Etna e lei di Palermo…

…e questo è stato l’unico grande punto di scontro, una continua presa in giro (ride).

Che ruolo gioca in questa vicenda questa terra che ricerca di riscatto ha costellato la sua storia?

Fondamentale, vedendo il film si comprende la forza dell’isola. I siciliani hanno questa forma di riscatto innata, che io ho vissuto quando a diciannove anni me ne sono andato per affrontare questo mestiere e che Paolo ha cercato iniziando la sua carriera sportiva. Noi ci svegliamo la mattina e pensiamo e ragioniamo in siciliano, è scritto nel DNA, come la storia di questo ragazzo, rimane sulla pelle.  

In che senso?

Non è il classico film da promuovere, è qualcosa che rimarrà dentro di me per sempre, un rapporto che avrà un futuro. Ritornando alla Sicilia, c’è finalmente l’opportunità di raccontarne la bellezza con una lente di ingrandimento diversa, non stereotipata. Non solo la terra della mafia, ma una Sicilia laboriosa, fatta di siciliani che con il sacrificio quotidiano, con la voglia di riscatto ce la fanno, vanno avanti.

Nel libro autobiografico Paolo Pizzo scrive a un certo punto: “Non ho mai apprezzato il talento in quanto tale ma la grinta, la capacità di un atleta di lottare e raggiungere un grande risultato”. Come si riempie di significato la parola talento?

Una volta che comprendi di avere un talento, lo devi mettere da parte e iniziare a lavorare sodo. Paolo è uno schermidore atipico, curvo, scomposto nelle sue stoccate e per questo, all’inizio, veniva preso di mira perché non aveva quell’eleganza a cui si era tutti abituati. Pizzo non è “pulito”, ma è esplosivo, bada poco alla figura, ma molto alla sostanza, non punta al talento, ma alla perenne lotta con se stesso e con l’avversario.

Insinna e Vassallo in scena, un padre e un figlio, un allenatore e un atleta. Com’è andata?

Tra noi è nato un rapporto simbiotico, da subito abbiamo trovato una comunione di intenti speciale. In lui ho ritrovato molto mio padre, a volte severo, ma con il quale c’è un legame strettissimo, conflittuale, un cordone ombelicale che non si taglia. È quello che vedremo anche ne “La stoccata vincente”, un padre e un figlio stretti in un legame non facilissimo, ma con un figlio che vuole suo padre accanto nonostante tutto. Il giorno prima di girare una scena importante, io e Flavio andavamo da soli nel luogo prestabilito, ci facevamo una lunga passeggiata per trovare la “nostra” scena, quell’intimità che può esserci solo tra chi è connesso emotivamente.

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Devo tutto alla vita

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MARA VENIER

La regina della domenica si racconta al RadiocorriereTv: «Non avrei mai pensato di fare la televisione, l’attrice. Non sono mai stata ambiziosa, è capitato tutto per caso». E di “Domenica In”, che conduce per la quindicesima stagione, dice: «Non c’è un programma giusto per me se non questo. Ecco perché dico sempre che è l’ultimo anno, poi mi convincono e… sono ancora qua…». Dal 17 settembre alle 14.00 su Rai 1

Mara Venier 2023

Le vacanze sono ormai alle spalle, il ritorno in studio si avvicina. Mara, come sta?

Sono più stanca di quando ho finito a giugno, ma credo valga per tutti (sorride). Dopo un mese trascorso a Santo Domingo, al mare, l’effetto del rientro è stato abbastanza traumatico… Stavo così bene fuori da tutto: le camminate, i bagni, la dieta.

Che il pubblico le voglia bene è cosa nota, ma cos’è che la porta a dedicare le sue domeniche per un anno intero alla televisione?

La possibilità di essere ancora, per la quindicesima volta, la conduttrice del programma più popolare della Rai. La domenica pomeriggio entri nelle case degli italiani quando la famiglia è riunita. Pensi che ho cominciato esattamente 30 anni fa…

“Domenica In” ce l’ha un po’ sottopelle…

Se qualche dirigente della Rai mi chiedesse se volessi fare altro, a parte “Domenica In”, sinceramente non saprei rispondere. Non c’è un programma giusto per me se non questo. Ecco perché dico sempre che è l’ultimo anno, poi mi convincono e… sono ancora qua… (sorride). Nei giorni scorsi ho girato un promo, ideato da me, molto divertente. Siamo in studio, ho l’elmetto da cantiere e tutti sono al lavoro per allestire la scenografia. Mentre mi rivolgo al pubblico e annuncio che stiamo tornando, una voce fuori campo dice “ancora lei signora Venier, non doveva andare in pensione?”. Un promo ironico in cui mi prendo in giro da sola.

Come è cambiato, nel tempo, il suo rapporto con il pubblico?

Non è mai cambiato. Non sono mai stata una diva della televisione. Il pubblico mi riconosce come una persona normale, una vicina di casa, un’amica che va a fare la spesa, una che cucina, una che si dà da fare nella vita quotidiana. Poi c’è mio marito che mi fa i video a tradimento mentre pulisco il terrazzo (sorride). La mia realtà è questa. Il pubblico mi vuole bene perché si riconosce in me, nella mia normalità.

Le sue interviste hanno fatto scuola. Con l’ospite trova empatia, condivide emozioni, ma c’è qualcosa che non chiederebbe mai a un suo intervistato?

Sono sempre molto discreta e penso di avere un’innata sensibilità nei confronti di chi ho davanti. Non le nascondo che sto molto attenta, soprattutto quando mi viene chiesto di evitare un argomento, poi mi capita di vedere gli stessi personaggi in altri programmi, come “Belve” della bravissima Francesca Fagnani, dove raccontano tutto… Ecco quest’anno sarò pure io un po’ più pungente (sorride).

C’è un ospite che, con il senno di poi, non rivorrebbe in trasmissione?

Arnold Schwarzenegger fu molto antipatico, supponente. Stavamo registrando l’intervista al Grand Hotel di Roma. Lui aveva un auricolare per la traduzione simultanea, che, infastidito, buttò per terra per quattro volte. A raccoglierlo e a riconsegnarglielo era un operaio. Dissi al produttore del programma che se Schwarzenegger lo avesse rifatto io me ne sarei andata. Per fortuna non accadde. Nel corso della mia carriera ho intervistato tutte le star più grandi, da Andy García a George Clooney, da Brad Pitt a Matt Damon, ma questo è l’unico brutto ricordo.

Con l’ospite trova sempre il giusto feeling?

Amo ogni ospite che siede davanti a me. Lo guardo con curiosità, le mie interviste funzionano proprio perché sono curiosa. Non ho nulla di scritto, di preparato, e soprattutto ascolto. Mi preparo molto, leggo tutto sull’ospite, a partire dalle vecchie interviste. Memorizzo delle cose e vado a ruota libera.

Sempre più spesso capita di ricordare con malinconia gli anni Ottanta e Novanta. Cosa rimpiange di quei decenni?

Le lettere d’amore, i rapporti interpersonali. Quello che non amo di questi ultimi anni sono proprio i social, credo che bisognerebbe contenerli, mettere dei paletti.

La sua storia parla di una persona che è stata capace, più volte, di ripartire…

Sono caduta tante volte, l’importante è rialzarsi…

Cosa significa per una donna, oggi, avere coraggio?

Andare avanti tutti i giorni. Lasciamo stare la televisione, parliamo proprio della vita, che ti può portare dei dolori, dei momenti in cui pensi di non farcela. La forza è quella di ritrovare l’energia per andare avanti e la  ritrovi dentro te stessa, non ti può aiutare nessuno. Cadere serve.

Cosa prova quando si ripensa, giovanissima donna, con tutta la vita davanti?

Quella giovane ragazza non ha mai voluto entrare in questo mondo, tutto è stato molto casuale. Non avrei mai pensato di fare la televisione, l’attrice. L’attrice l’ho fatta per inseguire un marito, a 17 anni, che mi aveva sposato e mi aveva lasciato il giorno del matrimonio per fare l’attore a Roma. Ho inseguito lui, sono rimasta a Roma, e l’attrice l’ho fatta io. È stato per sopravvivenza, non avevo una lira, ero carina e mi offrivano i film. Per quanto riguarda la televisione devo tutto a Renzo. Essere per 12 anni la compagna di Arbore ti insegna moltissimo. Ma accettai quella “Domenica In” perché Renzo era sempre in giro per il mondo con l’Orchestra italiana e io ero da sola. Non sono mai stata ambiziosa, è la vita che mi ha portata a essere quello che sono.

Per salutarci le propongo un gioco. Tra Miranda Priestley de “Il Diavolo veste Prada”, la Principessa Leila di “Guerre Stellari” e Rossella O’Hara di “Via col vento”, quale ruolo pensa le sarebbe stato più congeniale?

(ride) Rossella O’Hara tutta la vita. In fondo io lo sono… è la mia filosofia. Andiamo avanti: domani è un altro giorno.

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TIM MUSIC AWARDS

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EVENTO

In diretta dall’Arena di Verona, venerdì 15 e sabato 16 settembre in prima serata su Rai 1, Carlo Conti e Vanessa Incontrada conducono l’appuntamento con le premiazioni della musica italiana. Mercoledì 20 su Rai 2, saranno invece Nek e Carolina Di Domenico i padroni di casa di una festa con alcuni degli artisti più conosciuti e amati di sempre

La diciassettesima edizione dei TIM Music Awards accende l’Arena di Verona! Venerdì 15 e sabato 16 settembre, in prima serata su Rai 1, andranno in onda due magiche serate, in compagnia della ormai affermatissima coppia formata da Carlo Conti e Vanessa Incontrada che si troveranno per la dodicesima volta a consegnare i prestigiosi premi della musica italiana.

Oltre 50 i grandi artisti che saliranno sul palco per ricevere i prestigiosi premi, in una magica atmosfera di fine estate, che promette già di regalare grandi emozioni e sorprese sia al pubblico presente all’Arena di Verona che a quello che seguirà in diretta da casa.

Un riconoscimento importante, che sarà conferito a tutti coloro che hanno ottenuto i migliori risultati con i loro album, singoli, concerti. Anche quest’anno, verranno premiati gli Album che hanno raggiunto la Certificazione FIMI/GFK Oro, Platino e Multiplatino tra settembre 2022 e settembre 2023 e i singoli Multiplatino usciti nello stesso periodo.

Ai TIM Music Awards non mancheranno poi le premiazioni legate alle Certificazioni Siae sugli eventi e i tour che hanno raggiunto gli oltre 100mila spettatori (Oro), 200mila (Platino) e oltre 300mila (Diamante) svolti tra settembre 2022 e settembre 2023. Non mancano, inoltre, i premi speciali SIAE, EARONE e ARENA DI VERONA.

Inoltre, mercoledì 20 settembre, in prima serata su Rai 2, andrà in onda sempre dall’Arena di Verona, lo Speciale TIM Music Awards – La Festa, che vedrà ancora una volta alla conduzione l’ormai padrone di casa Nek, insieme, per il secondo anno consecutivo, a Carolina Di Domenico. Uno show musicale coinvolgente, che porterà nelle case la musica di alcuni tra gli artisti più conosciuti e amati di sempre.

TIM Music Awards è prodotto da FriendsTv per Rai.

Rai Radio 2 e Radio Italia Solomusicaitaliana sono le radio ufficiali dei TIM Music Awards.

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Orgoglio Rai

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VENEZIA 80

Sono sei i premi conquistati dai film in gara alla Mostra coprodotti da Rai Cinema. Grande la soddisfazione per “Io Capitano” di Matteo Garrone, Leone d’argento per la regia. L’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio: «Sforzo produttivo eccezionale»

Dall’ottantesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia la Rai torna con sei importanti riconoscimenti: il Leone d’argento per la miglior regia a Matteo Garrone per il film “Io Capitano”, il Premio Mastroianni come miglior attore esordiente a Seydou Sarr, per la stessa pellicola, il Premio speciale della giuria Orizzonti per “Una sterminata domenica” di Alain Parroni, il Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura a Enrico Maria Artale per “El Paraìso” e il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile a Margarita Rosa de Francisco (El Paraìso). Premio Orizzonti Extra a Micaela Ramazzotti per “Felicità”. «Orgoglio: credo sia questa la parola che meglio descrive lo stato d’animo della Rai dopo la 80esima Mostra del Cinema di Venezia – afferma l’amministratore delegato dell’azienda Roberto Sergio – è l’orgoglio per i premi vinti dai film coprodotti da Rai Cinema, a partire dal Leone d’Argento per Matteo Garrone e il suo ‘Io Capitano’, una pellicola di estrema attualità. Orgoglio per quanto la stessa Rai Cinema ha portato a Venezia, con un numero mai così ampio di film di grande qualità. Orgoglio, infine, per essere stati Host Broadcaster della rassegna, portandola in tutto il mondo, con Rai Movie canale ufficiale». La presenza a Venezia «con tanti titoli e tanti riconoscimenti – prosegue Sergio – è la dimostrazione che la Rai è vicina con grande concretezza al mondo del cinema e ne è essa stessa soggetto attivo. Una vicinanza che si è tradotta anche in un eccezionale sforzo produttivo, con oltre 130 ore di trasmissione su tutti i media del Servizio Pubblico che hanno raccontato la Mostra in tutte le sue sfaccettature, anche grazie al grande lavoro della sede Rai di Venezia e della Tgr Veneto, oltre a quello dei giornalisti e dei lavoratori di tutte le testate e le reti Rai presenti. Sono tutti loro l’ultimo motivo del grande orgoglio con cui Rai torna da Venezia». Grande la soddisfazione anche sul fronte Rai Cinema: «Matteo Garrone si conferma come uno dei più grandi narratori di storie del cinema contemporaneo – commenta l’amministratore delegato Paolo Del Brocco – ha la straordinaria capacità di maneggiare la materia incandescente della contemporaneità e tirarne fuori opere d’arte, trasfigurando quello che abbiamo quotidianamente davanti i nostri occhi in immagini che sembrano disvelarsi per la prima volta, grazie ad una forza visiva ed emotiva di grande potenza.   In questo film racconta, senza nessuna retorica, l’avventura di due giovani ragazzi africani che attraversano il deserto per arrivare in Europa, un viaggio che lui stesso descrive come “epico”, “un’odissea contemporanea”. Il tema della migrazione è uno dei più complessi e dibattuti della nostra attualità, ma Matteo Garrone riesce a proporre un piano diverso, a volgere lo sguardo verso l’interno, verso le storie individuali, tenendo al centro la sete di vita di due ragazzi, i loro sogni, i loro destini. ‘Io Capitano’ è un film che ci ricorda il ruolo del cinema: emozionare, far discutere e alimentare la riflessione.  Complimenti anche a Seydou Sarr che, alla sua prima prova d’attore, ha saputo incarnare con forza e autenticità i sogni e l’innocenza della giovinezza». Il film è già in sala da qualche giorno con 01 Distribution. Grande risalto hanno avuto anche altre due opere presentate nel Concorso della sezione Orizzonti, che hanno colpito i giurati per la loro originalità, le scelte estetiche e la forza espressiva degli interpreti. «‘Una sterminata domenica’ di Alain Parroni ed ‘El Paraìso’ di Enrico Maria Artale sono la conferma che i nuovi registi non devono avere paura di giocare con linguaggi diversi per raccontare al pubblico le storie in cui credono e che hanno urgenza di affrontare – prosegue Del Brocco –.  Sorprendente anche l’opera prima di Micaela Ramazzotti, che per la prima volta si mette alla prova dietro la macchina da presa e dimostra di avere talento, conquistando subito il cuore del pubblico con il suo “Felicità”; dal 21 settembre gli spettatori potranno vederlo anche nei cinema, dove lo distribuiremo con 01 Distribution».  A testimoniare l’impegno della Rai per il cinema sono i numeri: «Venticinque titoli in totale, di cui quattro film italiani e uno internazionale nel Concorso e altri quattro Fuori concorso – afferma il presidente di Rai Cinema Nicola Claudio – indice di una tendenza produttiva del nostro Paese, che conferma la scelta di Rai Cinema di investire in progetti sempre più competitivi a livello internazionale, con budget anche molto consistenti e opere sempre più differenziate come target di riferimento e con le caratteristiche giuste per conquistare anche gli spettatori che nei prossimi mesi potranno vedere in sala molti dei film presentati alla Mostra di Venezia». 

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Il territorio, la sua anima

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FEDERICO QUARANTA

Un’Italia da vivere e da raccontare con “Linea Verde Bike”, il sabato alle 11.55 su Rai 1, e con “Il Provinciale”, da domenica 17 settembre, per tre puntate, in prima serata su Rai 3. «Sono tre racconti incredibili che ci porteranno in Sardegna, in Lucania, in Puglia» spiega il conduttore, che al pubblico promette emozioni vere: «Non quelle studiate a tavolino, ma frutto di esperienze e di incontri»

La sua nuova stagione Tv è partita in bicicletta…

Con “Linea Verde Bike” racconto dell’Italia che percorriamo pedalando. Con le tante ciclabili che abbiamo, con le ciclovie, con i sentieri praticabili in bicicletta, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Abbiamo tutto da offrire. Con la bicicletta arrivi ovunque. La bici è un mezzo lento, sostenibile. Circa la metà dei turisti che viene in vacanza in Italia, usa la bicicletta almeno una volta durante il soggiorno. È il mezzo più antico e al tempo stesso più contemporaneo che ci sia.

Ci parla del suo rapporto con la bici?

Sono un ciclista, uso in particolare le mountain bike, anche quelle a pedalata assistita, molto tecnologiche e performanti. Ho un rapporto ludico e al tempo stesso di sentimento. Quando ho sentito parlare del programma ho pensato che sarebbe stato giusto per me.

Un consiglio a chi voglia mettersi in viaggio con la bici…

L’importante è non volere strafare e prepararsi un po’. Se lo fai invece come attività sportiva, come faccio io, allora ci si deve preparare bene, la bici non è un mezzo da prendere alla leggera. In ogni caso bisogna utilizzare tutte le dotazioni di sicurezza: il casco, le ginocchiere, tutto quello che può servire per non farsi del male.

A breve vedremo “Il Provinciale” arriverà in prima serata. Una nuova sfida…

È il momento più importante, il coronamento di un viaggio incredibile che ha messo a repentaglio anche le cose importanti della mia vita. Lo spirito di abnegazione che ho dedicato non è solo mio, ma è anche il sacrificio di tutta la mia famiglia, alla quale devo dire solo grazie. E poi è una responsabilità, perché essere scelti dalla rete come i sostituti di Fabio Fazio, dopo vent’anni, fa anche paura. Però io e i miei autori non ci tiriamo indietro e vogliamo fare bene. “Il Provinciale” è un viaggio antropologico, culturale. Sta bene a Rai 3 la domenica sera alle 21.15, l’ora del divano. Perché è un programma che devi seguire davvero passo passo, parola per parola, immagini e parole. Poi c’è la storia umana.

In quali mondi ci porterete?

Sono tre racconti incredibili. Partiremo dal cuore della Sardegna con il racconto del codice barbaricino del banditismo, dei mamuthones, degli acabadora, degli janas, fino ad arrivare alla civiltà nuragica. Andremo poi in Lucania per quello che è il racconto dei racconti, cercheremo l’origine di tutte le storie, in particolare quelle utilizzate dai fratelli Grimm per scrivere le favole più belle. E poi concluderemo il ciclo in Puglia, dove il racconto sarà legato alla taranta, all’origine del tarantismo e della catarsi da parte delle donne che volevano emanciparsi da una società maschilista, materialista e patriarcale.

Vi ritroveremo di nuovo in onda sul finire del 2023…

A Natale proporremo altri due racconti. Il primo sarà dedicato a Santa Claus, a Babbo Natale, l’altro al santo d’Italia, San Francesco d’Assisi, e a Santa Chiara. La forza della disobbedienza, la fede come unica strada. Dopo Sanremo ci saremo con altre otto puntate.

E’ uno dei narratori televisivi più apprezzati. Cosa significa trasferire le proprie emozioni al pubblico?

Tutto è nato per caso, un percorso lento, di studio, di spirito di abnegazione, di volontà, di mettersi in grande discussione. Servono fatica e preparazione. Anche il talento va alimentato, va sostenuto. La differenza la fanno il sacrificio, la preparazione, ma soprattutto l’emozione. Mentre racconto provo quelle emozioni, non sono studiate a tavolino. Le vivo talmente con trasporto che i telespettatori le avvertono, sono partecipi. È bellissimo. Un’esperienza di condivisione e di inclusione stupefacente.

Da qualche giorno è in libreria con “I diari del Provinciale” (Rai Libri), in che mondo ci porta?

È un libro intenso, sono i racconti de “Il Provinciale” che si leggono. È stato bellissimo farlo, scriverlo, riprendere i copioni, ritrovare le storie che avevamo portato nel programma. Con la scrittura si applica un altro valore, quello della fantasia. Con il libro entri in un racconto e lo fai tuo. “I diari del Provinciale” mi ha consentito anche di scrivere dei pensieri molto importanti su valori persi e ritrovati. Oltre ai racconti ci sono momenti di antropologia e di filosofia, spicciola, perché non sono un filosofo o un antropologo. È un libro da non perdere.

A chi dedica questo lavoro?

In primo luogo, alla mia famiglia, a mia moglie, che ha avuto pazienza, che ha saputo aspettare, che ha fatto cose magnifiche per me e che io tante volte ho trascurato in nome della mia crescita, e alla mia bambina.

In questo libro, nei suoi programmi, c’è tanto amore… Senza l’amore non faccio niente. Senza amore non sarei un uomo, senza amore non varrebbe la pena vivere questo viaggio incredibile che è la vita. L’amore va preservato, tutelato, curato, mantenuto. Se uno perde l’amore cosa progetta a fare, cosa cammina a fare? Lo scopo della vita è l’amore. L’amore per la famiglia, per gli amici. Senza l’amore nulla ha senso

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Tutto il giorno con la Rai

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DAYTIME

Dall’attualità di “Unomattina” agli appassionanti game del preserale: “Reazione a catena”, “Il mercante in fiera”, “L’eredità”. Dalla conferma di appuntamenti di successo come “È sempre mezzogiorno” e “La Vita in diretta” al nuovissimo “La Volta Buona”. La Direzione Daytime guidata da Angelo Mellone ha presentato i programmi in onda da lunedì 11 settembre su Rai 1, Rai 2 e Rai 3

Una Tv che si confronta con il proprio pubblico e che racconta ciò che siamo, con intelligenza, con il sorriso e sempre con empatia: dalle prime ore del mattino fino al telegiornale della sera. La Direzione Daytime ha presentato i programmi che vedremo in onda dalle prossime ore e che ci terranno compagnia sino alla primavera sulle reti generaliste della Rai. «Sarà una stagione di grandissime conferme: “Reazione a catena”, “È sempre mezzogiorno”, “Unomattina”, “La vita in diretta”, “I fatti vostri”, “Bella ma’”, “Unomattina in famiglia”, cioè le corazzate del day time, che sono però anche piattaforme dove appoggiare sperimentazioni, nuovi programmi» afferma il direttore Angelo Mellone. «“Il Provinciale” passa in prima serata, arriva “Origini”, un programma di archeologia. Il daytime arriva anche su Rai 3, nel pomeriggio, con “Il Palio d’Italia”, un programma sui giochi da strada, una gara fra paesi. Ritorna “Per un pugno di libri”, arriva “La seconda vita”, dedicato agli anziani che non sono tanto anziani, nella vita dopo la pensione, e poi un dating dedicato al rapporto genitori-figli. Ma tutto su un grande consolidato: il grande racconto italiano. Questo è il daytime: intrattenere, informare, educare gli italiani, dalla mattina fino all’ora di cena, dialogare con le altre direzioni e soprattutto raccontare l’identità italiana e far stare bene le persone che ci guardano. Accompagnare le tante solitudini che ci sono in Italia».

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Lucio per amico

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DOCUFILM

A 25 anni dalla scomparsa di Battisti, l’omaggio a uno degli artisti italiani più amati di sempre tra ricordi di amici e colleghi, materiali d’archivio inediti e le performance esclusive di Gianluca Grignani, Noemi, Giovanni Caccamo e Giusy Ferreri. Con la partecipazione straordinaria di Mogol, mercoledì 13 settembre in prima serata su Rai 1

MONTIBATTISTI 016

In occasione dei 25 anni dalla scomparsa, arriva su Rai1 in prima serata, mercoledì 13 settembre, il docufilm evento “Lucio per amico. Ricordando Battisti”, ideato e scritto da Maite Carpio e prodotto da Garbo Produzioni in collaborazione con Rai Documentari, per provare a raccontare l’avventura umana e artistica di Lucio Battisti, attraverso un vasto e, in alcuni casi, inedito materiale d’archivio italiano e internazionale, unito ai ricordi di chi lo ha conosciuto, primo fra tutti Mogol,il compagno d’arte e d’avventura.

Pietruccio Montalbetti, Roby Matano, Gianni Dall’Aglio, Mario Lavezzi, Franco Daldello, Mara Maionchi, Caterina Caselli, Adriano Pappalardo, Franco Mussida e Tony Ciccoaccompagneranno il telespettatore alla scoperta del ‘mistero Battisti’, figura centrale della cultura musicale di un intero Paese, che ha rifiutato lo stardom e la visibilità per rimanere fedele a sé stesso. Testimone d’eccezione sarà Giulio Rapetti, in arte Mogol, al centro di un’ampia intervista che ripercorrerà l’amicizia e la lunga collaborazione di questa memorabile coppia creativa.

A scandire il racconto, le canzoni che hanno rivoluzionato il panorama musicale italiano, molte eseguite dalla voce dello stesso Battisti, altre con le perfomance esclusive di Gianluca Grignani, Noemi, Giovanni Caccamo e Giusy Ferreri. Sotto la direzione artistica del Maestro Enrico Melozzi, interpreteranno, ognuno con il proprio stile unico e personale, quattro canzoni – “Il tempo di morire”, “Amarsi un po’”, “Emozioni” e “Io Vivrò” – quattro successi tratti da un repertorio che rappresenta un unicum nella storia della musica, capace di parlare ancora oggi a intere generazioni.

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La tv che parla di noi

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Da lunedì 11 settembre alle 8.30 torna lo storico programma di Rai 1 con Massimiliano Ossini e Daniela Ferolla. L’attualità, gli approfondimenti e una particolare attenzione alle notizie positive, tutto rigorosamente in diretta. Il RadiocorriereTv ha incontrato i conduttori  

Massimiliano

Con gentilezza e sorriso

Prossimo al ritorno a “Uno Mattina”, come si sta preparando?

Intanto nella sveglia (sorride), nonostante anche nel corso dell’estate non mi sia mai svegliato troppo tardi, proprio per rimanere allenato. Stiamo lavorando per apportare qualche piccola modifica al programma. Mi piacerebbe avere ancora più finestre aperte con i nostri inviati, per raccontare da vicino quello che accade fuori dallo studio, nella quotidianità di chi ci guarda, di noi tutti.

Cosa le ha insegnato il pubblico della Rai?

A essere sincero, a essere me stesso e a portare il sorriso, il buon umore. Una scelta che ha sempre pagato, che mi contraddistingue. Un’eredità del mitico Fabrizio Frizzi che mi piacerebbe portare avanti.

Qual è stata la difficoltà più grande nel portare avanti la sua rivoluzione gentile in Tv?

Attirare l’attenzione del pubblico con le notizie belle, parlando di solidarietà, di empatia, di gentilezza, non fermandosi alla cronaca nera, evitando un racconto urlato. Continueremo a proporre una narrazione e talk garbati e rispettosi.

Quali sono i propositi per questa nuova stagione televisiva?

Riuscire a fare un ottimo prodotto, soprattutto nella nuova fascia del programma, tra le 8.30 e le 9.

Un pregio e un difetto di Massimiliano…

Ho tanta voglia di fare, di imparare, di mettermi in gioco, ho tante passioni e mi entusiasmo facilmente. In tutto quello che faccio metto tutto me stesso. Un mio difetto? A volte sono un po’ troppo testardo.

Ci svela qualcosa che il pubblico ancora non sa di lei?

Che faccio con passione questi programmi, che amo i temi della sostenibilità, dell’ambiente, ma che dentro di me c’è una gran voglia di fare un quiz (sorride).

Rivolga un pensiero alla sua compagna di viaggio…

A Daniela dico “kalipè”, che è il mio motto. Oppure, visto che sono appena tornato dall’Africa, “pole pole”. La invito ad andare con passo lento e corto, di godersela piano piano per poi fare grandi passi, che è quello che ho imparato in questi 24 anni di televisione.

Daniela

Sempre me stessa

Come ci si prepara al debutto in un programma tanto amato?

È importante capire cosa chiede il pubblico. Si studia, ci si documenta e ci si affida ai grandi professionisti della Rai, autori in primis. Ingredienti fondamentali sono anche la curiosità e la spontaneità, capaci di catturare chi ti segue da casa.

Cosa le ha insegnato, in tanti anni di Tv, il pubblico della Rai?

A essere vera. Con pregi, difetti, errori, semplicità. Cercherò, anche questa volta, di essere me stessa.

Dopo migliaia e migliaia di chilometri per raccontare l’Italia verde la vedremo in uno studio Tv, che Daniela scopriremo?

Spero la Daniela di sempre, nonostante il contesto sia diverso, un po’ più istituzionale. Vorrei portare un sorriso, gentilezza e anche un pizzico di spensieratezza.

Quali sono i propositi per questa nuova stagione televisiva?

Stare bene, essere in forma, lavorare con serenità e provare tante emozioni, perché emozionarsi significa vivere. Spero quindi in una stagione piena di momenti belli e interessanti, per noi e per chi ci seguirà.

Un pregio e un difetto di Daniela…

(sorride) Penso di essere molto altruista e “capatosta”. Quando mi impunto su qualcosa faccio proprio fatica a cambiare idea.

Ci sveli qualcosa che il pubblico ancora non sa di lei?

Che sono una donna molto ordinata. Un ordine quasi maniacale, che io sia a casa o in albergo, punto a non lasciare nulla fuori posto.  E poi… ho paura dei ragni.

Rivolga un pensiero al suo compagno di viaggio… Insieme faremo una bella stagione televisiva, con spensieratezza, gentilezza, dolcezza, portando avanti le nostre battaglie green, a partire da quella per una vita sana. Divertiamoci.

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ULISSE, IL PIACERE DELLA SCOPERTA

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Da 7 settembre, in prima serata su Rai 1, quattro puntate con Alberto Angela per conoscere luoghi affascinanti e personaggi dalle storie emozionanti

A partire da giovedì 7 settembre alle 21,25 su Rai 1 riprendono i grandi viaggi del programma di Rai Cultura “Ulisse, il piacere della scoperta”. Alberto Angela torna in prima serata con una nuova stagione di quattro puntate dedicate a luoghi da sogno e a personaggi del passato dalle storie emozionanti.

La prima puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta” ci porta alla scoperta di Petra,l’affascinante città dei Nabatei, dimenticata per secoli e riscoperta solo all’inizio dell’Ottocento. È Il punto di partenza per un itinerario alla scoperta della Giordania, una terra di mercanti, di profeti, di re. Qui, in un angolo del fiume Giordano, Gesù è stato battezzato; dall’alto del monte Nebo Mosè ha guardato la terra promessa senza tuttavia poterla raggiungere; e qui sorgevano le mitiche città di Sodoma e Gomorra sprofondate nel Mar Morto. Sono molte le sorprese che ci riserva questo lembo di Oriente. A cominciare da una delle città romane meglio conservate: Jerash, l’antica Gerasa, fino alla distesa pietrosa di Um Ar-Asas, e Amra. Tanti i personaggi mitici nella storia della Giordania, ma uno in particolare si impone nell’immaginario collettivo grazie anche a uno splendido film: Lawrence d’Arabia. Impossibile percorrere l’ammaliante deserto del Wadi Rum senza pensare continuamente a lui.

La seconda puntata, in onda il 14 settembre, ha per protagonista una ragazza ebrea divenuta immortale grazie al suo emozionante diario:Anna Frank. Alberto Angela ci conduce nei luoghi dove Anna è cresciuta ed è stata felice prima che la sua vita cambiasse per sempre obbligandola a rifugiarsi con la famiglia in un nascondiglio segreto per sfuggire alla violenza dei nazisti. Scopriremo quante insidie la clandestinità nascondesse, conosceremo i benefattori che aiutarono i Frank in quei terribili momenti. Ma chi invece li ha traditi? Esiste davvero un cold case Anna Frank, sapremo mai i nomi dei possibili delatori? E mentre Anna si nascondeva, una sua coetanea faceva la staffetta contro gli invasori: è Audrey Hepburn.Ascolteremo una sua rara intervista, nella quale ha raccontato di essere stata una delle prime persone a prendere in mano e a leggere il diario originale di Anna. Nei medesimi anni un’altra ragazzina ebrea, in Ungheria, viveva gli stessi travagli di Anna Frank, è la scrittrice Edith Bruck, che ci ha raccontato la sua terribile esperienza nei campi di sterminio e di concentramento di mezza Europa, fra cui il campo di Bergen Belsen. E’ proprio qui, che con Alberto Angela rivivremo gli ultimi giorni di vita di Anna e di sua sorella Margot.                                                                                                                             

 “Istanbul, la città che visse tre volte” è il titolo della terza puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta” in onda giovedì 21 settembre. È un viaggio di Alberto Angela nella storia di una delle città più affascinanti del mondo: prima colonia greca col nome di Bisanzio, poi con il nome di Costantinopoli per più di mille anni capitale dell’Impero Romano d’oriente e per altri cinquecento dell’Impero Ottomano e infine megalopoli della moderna Turchia con il nome di Istanbul. Nell’appassionante storia di questa città, divisa tra Europa ed Asia, si muovono imperatori e sultani, basilisse e concubine, eunuchi e visir, e ciascuno lascia un’impronta più o meno duratura del suo passaggio nell’inconfondibile skyline che si affaccia sul Corno d’Oro. Un viaggio nella storia e nelle bellezze artistiche di una città che ha avuto centinaia di vite diverse, sicuramente almeno tre, se si considerano i nomi con cui è stata conosciuta nei secoli: Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul.

Nella quarta ed ultima puntata di questa stagione, giovedì 28 settembre, insieme ad Alberto Angela ripercorreremo la storia di uno dei più famosi, affascinanti e discussi imperatori di Roma: Nerone. Figura fuori dagli schemi tradizionali, il ritratto che di Nerone che ci è stato tramandato dalle fonti antiche è quello di un imperatore lussurioso, megalomane e sanguinario, capace di uccidere la madre, Agrippina, e addirittura di incendiare Roma per poter dare libero sfogo ai suoi progetti urbanistici. Ma chi era davvero Nerone? Indagheremo sulla vita di questo personaggio, facendo luce sui molti lati oscuri – e sulle molte fakenews – che per secoli ne hanno alimentato il mito. Un viaggio che avrà inizio proprio da quello che è stato l’evento più famoso del suo regno, il Grande Incendio di Roma che nel luglio del 64 d.C. ridusse la capitale dell’impero a un cumulo di macerie. Come in una moderna “spy story”, insieme ad Alberto Angela proveremo a ricostruire le tappe del più grande incendio dell’antichità, smentendo molti dei “falsi miti” intorno a questa tragedia ed evidenziando il reale ruolo avuto da Nerone in questo episodio cruciale non solo per la storia di Roma, ma per tutto il mondo occidentale.

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Una commedia pericolosa

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Enrico Brignano, Gabriella Pession, Paola Minaccioni e Fortunato Cerlino sono i protagonisti della pellicola diretta da Alessandro Pondi, coprodotta da Rai Cinema e Rodeo Drive. «Un film sulla verità e la menzogna, due concetti separati da un labile confine – dice il regista – tutti nascondono qualcosa, tutti hanno un piccolo o grande segreto inconfessabile»

Una commedia a tinte gialle, rosa e nere. È nelle sale il quarto film di Alessandro Pondi interpretato da Enrico Brignano, Gabriella Pession, Paola Minaccioni e Fortunato Cerlino. Da quando a sette anni vide per la prima volta un film di James Bond, Maurilio Fattardi (Brignano) sogna di diventare un agente segreto. Oggi è responsabile della sicurezza di un centro commerciale e si fa chiamare Agente Mao. Vive da solo in un appartamento a Roma e dalla sua finestra sul cortile spia i condomini, di cui sa tutto! Proprio nell’appartamento di fronte si trasferisce una donna molto attraente: è Rita (Pession), una hostess di linea un po’ malinconica. Una sera Maurilio assiste ad una furiosa litigata tra lei e uno sconosciuto. Le ombre che intravede suggeriscono che l’uomo le sta mettendo le mani al collo. Questo è omicidio! Ma quando Maurilio arriva nell’appartamento di Rita in compagnia della polizia il cadavere non si trova. Per giunta, sulla porta appare Rita che li guarda allibita. Maurilio sembra l’unico a credere a ciò che ha visto e inizia un’indagine privata e rocambolesca, coinvolgendo la bella vicina di casa. La verità non è mai quel che sembra e ognuno cerca di nascondere i propri segreti. Indizio dopo indizio, nonostante tutto sembri giocare contro di loro, i due riusciranno a ricostruire una serie di segreti e a scoprire la verità. “Il film si ispira ad un grande classico del cinema, ‘La finestra sul cortile’ di Alfred Hitchcock, raccontato con le sfumature di ‘Misterioso omicidio a Manhattan’ di Woody Allen e il tono scanzonato e avvincente de ‘La pantera rosa’ di Blake Edwards, dove il giallo si mescola alla commedia causando una serie di reazioni a catena esilaranti” afferma il regista Alessandro Pondi. “‘Una commedia pericolosa’ – prosegue – è un film sulla verità e la menzogna, due concetti separati da un labile confine, e racconta come, per arrivare alla verità, bisogna necessariamente cercare le cause di determinate azioni e non soffermarci esclusivamente sugli esiti finali. I vari personaggi della storia sono tutti in bilico tra verità e menzogna, tutti nascondono qualcosa, tutti hanno un piccolo o grande segreto inconfessabile”. Maurilio (per tutti ‘Agente Mao’) esplora le vite degli altri raccontandoci che la verità cambia aspetto a seconda dell’angolazione da cui la si guarda.

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