La prima serata che tutti aspettavano arriva su Rai 2, in anticipo rispetto alla prevista messa in onda. Francesca Fagnani alla guida del programma ormai “cult” della tv. Da martedì 26 settembre
Cinque nuove
puntate in prima serata della trasmissione “cult” condotta da Francesca Fagnani
che, come sempre, darà spazio a interviste imprevedibili a personaggi al centro
della cronaca, del costume e della politica. Novità di questa nuova edizione di
“Belve” la presenza di un cast fisso con Vincenzo De Lucia e le Eterobasiche,
oltre a una serie di stand up affidati ad attori e attrici.
Daniele Pecci, Matteo Martari e Pilar Fogliati sono i protagonisti delle nuove puntate dirette da Riccardo Donna, una coproduzione di Rai Fiction, Rai Com e Aurora Tv. Da domenica 1° ottobre in prima serata su Rai 1
Dopo il
successo della prima stagione tornano le vicende e i protagonisti di “Cuori”,
serie di Rai 1 che ci porta nel cuore degli anni Sessanta, a Torino. Lasciata
definitivamente alle spalle la Seconda guerra mondiale, si diffonde la
sensazione di poter cambiare il corso della vita umana sconfiggendo malattie
fino ad allora incurabili. La medicina appassiona e arroventa dibattiti etici,
religiosi, filosofici, politici. “Cuori” racconta la storia di un gruppo di
medici che si avventurano come pionieri in territori sconosciuti, nel tentativo
di salvare quante più vite umane possibile. In questa seconda stagione Alberto,
Cesare e gli altri medici delle Molinette sono impegnati a inventare nuove
soluzioni creative: come un sistema per il monitoraggio a distanza sfruttando
il telefono o addirittura un piccolo pezzo di legno utilizzato per stabilizzare
il flusso di sangue nel cuore. E non manca un grande progetto: l’avventura del
primo pacemaker italiano, con il tentativo di migliorare il progetto originale
americano. Inventato agli inizi degli anni ’60 per errore, come spesso accade
nella scienza, dal chirurgo americano Clarence Walton Lillehei e dall’ingegnere
e appassionato radiotecnico Wilson Greatbatch, il pacemaker è l’apparecchio
capace di stimolare elettricamente i circuiti difettosi di un cuore. Uno
strumento talmente rivoluzionario che la National Society of Professional
Engineers lo ha inserito tra i dieci contributi ingegneristici più importanti
dell’ultimo secolo. Ma “Cuori” non è solo medicina e cardiologia, è anche
grandi amori, passioni che tolgono il sonno, sentimenti delicati che chiedono
di crescere. Alberto (Matteo Martari), Delia (Pilar Fogliati), Cesare (Daniele
Pecci) e tutti gli altri lo sanno bene: è più facile guarire un cuore da una
malattia che curare le ferite del proprio animo. La prima stagione si chiude
con Cesare sospeso fra la vita e la morte. Anche se l’intervento fatto da
Alberto è andato a buon fine la sorte del primario rimane appesa a un filo e
Delia non trova il momento adatto per parlargli. Passano nove mesi.
La nuova
stagione
È il luglio del
1968. Il sogno d’amore di Delia e Alberto non si è compiuto. La notizia della
gravidanza di Karen ha separato una volta ancora i due innamorati che vivono
cercando di mantenere le distanze. Inoltre Luisa è alle prese con le
conseguenze fisiche degli elettroshock subiti, tanto che Alberto inizia una
corsa contro il tempo per riparare il suo cuore malato tentando un’altra
clamorosa impresa. Come se non bastasse Cesare torna deciso a riprendersi le
Molinette e tutte le rivincite che ritiene di meritare. Mette nel mirino Mosca
che nel frattempo è divenuto primario. L’ambizioso medico è determinato ad
affrancarsi dal suocero e dalla moglie per poter finalmente vivere alla luce
del sole l’amore che prova per Agata, l’unica donna che l’abbia mai davvero
compreso. Assieme a Cesare torna anche Virginia, durante i mesi trascorsi con
il padre in Francia è cresciuta, come donna e come medico. E anche se non ha
dimenticato Fausto quando si imbatte in Helmut, un giovane inserviente delle
Molinette arrivato da Berlino Est che dà prova di un grande talento per la
medicina, desidera aiutarlo… E forse non è solo per altruismo. Così come
certamente non è per altruismo che Serenella si dà da fare per aiutare il nuovo
radiologo, Andrea Foschini. È un uomo galante, gentile e rispettoso. Tutto il
contrario di Ferruccio Bonomo. Incredibile che i due siano cugini. E anche se
l’anestesista dongiovanni continua imperterrito a fare strage di cuori, forse
inizia a guardare ai due con un pizzico di gelosia. In tutto questo la vita
dell’ospedale scorre come sempre. E il destino che sembra fare di tutto per
tenere separati Delia e Alberto sembra tramare anche per farli riavvicinare. Se
Alberto, infatti, si innamora del piccolo Carlo sin dalla prima volta in cui lo
tiene in braccio e deve scoprire cosa significhi essere padre, Delia si trova
alle prese con Anna, una paffuta neonata che riesce a salvare durante un
intervento. Nasce così un percorso parallelo, fatto di presenze discrete e
vicinanze sottovoce, che alimenta quell’amore che i due medici tentano invano
di sopire. Un amore che sembra ormai impossibile, visto che Alberto ha formato
una nuova famiglia. Allora forse per Delia sarebbe meglio chiudere con il
passato e aprirsi all’ispettore Marcello Giraudo, un uomo affascinante e
galante che arriva alle Molinette per seguire un’indagine e che inizia a
corteggiarla con dedizione e dolcezza, facendola di nuovo sorridere dopo tanto
tempo. A sconvolgere Le Molinette arriva, infatti, anche la misteriosa morte di
uno dei personaggi. Ma si è trattato di un incidente o di un omicidio? In
questa seconda stagione di Cuori non manca nemmeno un giallo… Da domenica 1°
ottobre in prima serata su Rai 1.
Ottant’anni fa la città del Golfo fu la prima a liberarsi dai nazifascisti. In strada scesero donne, uomini, bambini e femminielli. Venerdì 29 settembre in prima serata su Rai 3
Con
l’armistizio dell’8 settembre 1943 la guerra si fece ancora più sanguinosa. Le
truppe tedesche e i soldati fascisti, invece di lasciare il Golfo da sconfitti,
ordinarono lo sgombro di centinaia di migliaia di abitanti dalla costa,
continuando a mettere a fuoco e saccheggiare, ordinando il rastrellamento dei
giovani, e la fucilazione per chi si sottraeva. Hitler ordinò che Napoli
venisse ridotta in “cenere e fango”. Ma Napoli reagì, «prima metropoli
europea a levarsi contro l’oppressore nazifascista con le sole forze del suo
popolo», come ha scritto lo studioso Guido D’Agostino, rendendosi protagonista
di una delle pagine più intense e commoventi della Resistenza. Tra il 27 e il
30 settembre 1943 in strada scesero tutti, aristocratici e operai, donne,
femminielli e bambini; si persero moltissime vite, ma la vittoria arrivò,
dolorosa, eroica e potente. “Quattro giorni per la libertà: Napoli 1943”, di
Massimo Ferrari, una produzione Big Sur con Luce Cinecittà in collaborazione
con Rai Documentari, Titanus s.p.a. e Mad Entertainment, celebra la liberazione
di Napoli in occasione del suo ottantesimo anniversario. Con i testi di
Maurizio De Giovanni e la voce di Napoli interpretata da Luisa Ranieri, con
l’amichevole partecipazione di Massimiliano Gallo E Con Marisa Laurito,
Cristina Donadio, Peppe Barra, Enzo Gragnaniello. In onda venerdì 29 settembre alle
21.15 Rai 3.
Le notizie, il racconto della politica nelle prime ore del giorno, il talk, il confronto con la Rete. Il conduttore di “Agorà” al RadiocorriereTv: «La televisione deve comprendere le esigenze d’attenzione e d’ascolto della società». E di sé rivela: «Da bambino cantavo nel coro della Cappella Sistina. Fu la voce, a vent’anni ad avvicinarmi alla Tv»
Roberto Inciocchi,2023
Come
vivi l’arrivo ad “Agorà”?
Con
grande felicità. Vengo da vent’anni a Sky, quando si è concretizzata questa
possibilità ho riflettuto e c’è stato il passaggio. Una volta arrivato abbiamo
cominciato a confrontarci e ho trovato un clima molto bello, di grande
disponibilità. Entrando in una casa nuova ho ascoltato tutti quanti, ma ho
portato anche un po’ della mia esperienza. Quello che mi ha fatto davvero
felice, nel corso delle settimane, conoscendo le persone, è stato trovare una
squadra straordinaria, con autori altrettanto straordinari. Ho capito da subito
che era un gruppo collaudato sul lavoro, ma anche di brave persone che avevano
voglia di fare bene. Questo mi ha messo in una situazione di relativa serenità.
Non potevo essere accolto meglio.
Che
cosa significa raccontare la politica, i grandi fatti, di prima mattina?
Lo
faccio da molto tempo. Ognuno sceglie la propria cifra, quella che gli viene
naturale: io sono un conduttore garbato, certo, il confronto può anche
accendersi, ma deve rimanere all’interno di un confine accettabile. La
conduzione del mattino accompagna le persone al loro risveglio con serenità, al
tempo stesso devi fare in modo che tutti i passaggi della trasmissione siano
ritmati.
Come
sta cambiando il racconto della politica in Tv, nei talk?
È evidente che la politica oggi
interagisce con la Rete in maniera primaria. Ma la televisione, che racconta
tutto ciò che accade in Rete, diventa un ulteriore amplificatore di quello che
è il mondo social. Penso che chi fa Tv debba comprendere le esigenze d’attenzione
e d’ascolto della società, credo che oggi possa funzionare un talk garbato condotto
con grandissima ironia. Ovviamente tu non porti la Bibbia, ma puoi portare
elementi di verità politica. Si va verso un racconto più lineare.
Ci
sono domande che non farebbe mai a un suo ospite?
Non
c’è domanda che a un politico non si possa fare. Ce ne sono alcune molto
scomode, ma sulla base della mia esperienza dico che a quella domandina che
proprio non vogliono, se gliela fai al momento giusto, non attaccando, e con un
po’ di ironia, i politici sono persino felici di rispondere.
Come
nasce una tua intervista?
Sono
un po’ un malato della preparazione, non stacco mai la spina e sono
continuamente aggiornato. Qualsiasi cosa io faccia controllo le agenzie, sul
tablet, sul telefonino. È difficile che io possa perdere anche un solo
passaggio, sono in aggiornamento continuo (sorride). Preparo sempre uno
schema di intervista, per poi, spesso, non seguirlo nel corso della diretta. Ascolto
le parole dell’interlocutore, penso che una buona intervista arrivi solamente
da un buon ascolto. È l’intervistato a portarti sul terreno buono. Tutti
vogliono dire qualcosa, tu devi comprendere in quale momento fare la domanda.
Se non ascolti e segui una griglia preparata, spesso l’intervista non viene bene.
Lo stesso approccio vale per la gestione della diretta. Raccontiamo minuto per
minuto quello che accade, allontanandoci quando necessario dalla scaletta, aprendo
finestre.
Come
ti poni di fronte a una palese bugia di un tuo intervistato?
Arrivo
da una formazione musicale. Quando sono in onda avverto una specie di ritmo,
quando diventa controtempo, perché c’è qualcosa che non funziona oppure io non
riesco a portare l’ospite sul terreno giusto, o cambio completamente approccio
o uso l’arma dell’ironia per ritrovare il ritmo. Devi cambiare spartito e per
farlo devi avere più registri. Spesso ce la si fa.
Se
potessi intervistare un protagonista della storia repubblicana passata, chi
sceglieresti?
Dopo
trent’anni che frequento il Salento sono un salentino di elezione. Ogni volta
che mi capita di arrivare a Maglie vedo la statua di Aldo Moro davanti alla
casa natia e mi colpisce tanto: raffigura Moro con l’Unità sotto il braccio. È
un’immagine che racconta un pezzo della nostra storia. Il primo personaggio che
vorrei intervistare è proprio lui.
Cosa
gli chiederesti?
In
una lettera alla famiglia scrisse una cosa bellissima, vado a memoria: “Mia
dolcissima Noretta, se ci fosse luce sarebbe bellissimo…”. Era la rassegnazione
di sapere di andare alla morte, di essere probabilmente un meccanismo
importante della storia. In quel momento si rivolge a quel che accadrà di lì a
poco e dice. Se potessi gli chiederei,
ma c’è luce?
Politica
a parte cosa ti dà emozione?
La
musica. Ha fatto parte della mia vita sin da bimbo. Sembra 150 mila vite fa, ma
nel 1978 ero solista del coro della Cappella Sistina, il più grande coro
polifonico del mondo. Mi impegnava per molte ore della giornata. A 18-19 anni
me ne andavo a fare pianobar la sera e mi guadagnavo qualche soldino per
studiare…
Il
tuo pezzo forte?
Gino
Paoli. Andavo molto sul cantautorato italiano. Poi 20-25 anni fa, scoprii il
ritmo ipnotico salentino, mi appassionai anche a tutti gli strumenti a cornice,
dai tamburelli alle tammorre. Negli ultimi anni sono andato più sulla musica
popolare che è un grande patrimonio del nostro Paese. A casa come in macchina,
un sottofondo musicale devo sempre averlo.
La
voce è stata per te anche la via d’accesso alla carriera televisiva…
È andata proprio così. Nel 1991
arrivai in Rai con un contratto da annunciatore, per leggere il giornale radio.
Lavorai per un paio d’anni, fu una scuola straordinaria. Ero giovane e mi
confrontavo con professionisti stimati. Poi, dentro alla voce, nel tempo, ho
dovuto mettere dei contenuti (sorride).
La
prima cosa che fai e pensi quando ti svegli…
Apro
il tablet e vedo scaletta, copione e agenzie. Tutto questo con il primo caffè.
E
la sera prima di dormire?
Ancora
scaletta, copione e agenzie. È un microcosmo.
Attesissimo dal pubblico, torna “Il mercante in fiera”. Il gioco, le carte (dal lattante al boomer), i concorrenti, un mix di allegria e pathos per accompagnare il pubblico al telegiornale della sera. Il padrone di casa si racconta al RadiocorriereTv: «La mia vita è avvolta dal sorriso. Mi prendo sempre in giro, questo non significa però che prenda le cose a barzellette». Dal lunedì al venerdì alle 19.50 su Rai 2
Roma, 27/07/2023
Pino Insegno posato in studio per RAI
Foto: Federico Guberti – GRM Foto
“Il mercante in fiera” la aspetta, pronto a
dare le carte ai suoi concorrenti?
Ho cominciato a registrare e sembrava passato
un minuto dall’ultima puntata trasmessa anni fa. L’empatia con il gioco è stata
immediata. È stata fatta una bellissima ricerca di concorrenti in tutta Italia.
Al lavoro c’è una squadra in gamba, con Celeste Laudisio capo progetto, Dario
Di Gennaro capo degli autori. Siamo tutti molto felici, è come se fossi mancato
anch’io un po’ a tutti quanti. Ho sempre lasciato un buon ricordo di me, non ho
mai costruito o creato problemi, ma ho sempre cercato di risolverli. Quando sei
il conducente della macchina e sei nervoso, anche coloro che sono a bordo non
sono tranquilli. Io rido e scherzo, sto con il pubblico, con tutti, siamo sulla
stessa linea. Pensa se in sala operatoria arrivasse un chirurgo nervoso, come
lavorerebbero mai l’anestesista, l’infermiera? Perché uno dovrebbe portare i
propri problemi dove invece stai bene… Fai il contrario, prendi l’energia
positiva e portala con te dove le cose vanno meno bene.
Che rapporto ha con i giochi di società, i
giochi di carte…
Sono incapace (ride). Ancor più con giochi
in cui serve pazienza, come gli scacchi. Gioco a dama perché è più rapido. Gioco
a briscola, ecco, ma già il tressette mi crea problemi. Non gioco, non ho mai
grattato e vinto. Magari consiglio il risultato della schedina, ma non la
gioco. Non ho la pazienza di essere un concorrente. Meno male che “Il mercante
in fiera” lo conduco. Anche con i videogiochi non è mai andata bene, mi prende
l’ansia.
Da concorrente, dunque, non sarebbe
competitivo…
Noooo (sorride). Entrambe le volte che
ho giocato a “L’eredità” nelle edizioni Vip sono stato il primo a uscire.
Come si scoprono le criticità dell’avversario?
Bisogna essere esperti di comunicazione
verbale e non verbale. Io porto avanti il gioco anche grazie a Dario Di
Gennaro, che ho sempre come consigliere all’auricolare. Se vedo l’attaccamento di
un concorrente a una carta che vale molto, devo fare il possibile per togliergliela.
L’uomo da battere sono io. Certo, nel gioco c’è il libero arbitrio, sei tu che
decidi se vendere, se scambiare, se accettare.
Il bluff è dietro l’angolo…
Dico a chi gioca di fidarsi di me… oppure no (sorride).
Valgono tutto e il contrario di tutto. La cosa importante sono i concorrenti e
le carte, a cui ti affezioni. E poi la possibilità, per il pubblico, di giocare
da casa.
C’è una carta alla quale è più affezionato?
Alcune sono state cambiate. Potrei dire il
lattante, quello classico del “Mercante in fiera”, che c’è ancora. E poi hanno
fatto il boomer, che sono io, è terribile quella carta (ride).
Quanto boomer c’è, per davvero, dietro a Pino
Insegno?
Se per boomer si intende una persona
analogica, allora in me c’è il 100 per cento di boomer. So che il risultato
delle cose è nel vinile, non nel cd. Dicono che la televisione sia cambiata, ma
non è cambiato chi la guarda. Si dice che il calcio sia cambiato, ma non sono
cambiati i tifosi. La gente è sempre affezionata alla verità, ai valori veri,
alla famiglia, all’amore, alla simpatia, all’empatia. Sono quelle le cose che
vincono. I film che funzionano sono quelli in cui alcune persone si uniscono e,
insieme, arrivano all’obiettivo. Non è un caso. Se boomer significa questo, allora
sono boomer.
Boomer e contento di esserlo…
È il fruscio del vinile che vince, non ce n’è
per nessuno, pensi a un pezzo dei Pink Floyd, dei Deep Purple, dei Genesis, dei
Rolling Stones. È gente che canta da quarant’anni, senza nulla togliere agli
interpreti di oggi, che non sappiamo però se resisteranno altrettanto tempo.
Lei è scaramantico?
Il mio rapporto con la scaramanzia cambia in base
a quello che faccio. Se salgo sul palcoscenico, sbatto accidentalmente il piede
e lo spettacolo va bene, allora ogni sera sbatterò il piede. Non ci sono il
viola, il 17…
Quando ha capito che la sua voce avrebbe
potuto darle grandi soddisfazioni?
La voce la costruisci, proprio come gli
addominali. La voce, che io insegno, è uno strumento con il quale nasciamo
tutti, va dalla punta della testa a sotto il pube, ma devi saperla utilizzare,
devi studiare.
Qual è il segreto?
… sono le intenzioni della voce a fare bello
un discorso. Non è la voce bella, che è quella bassa. Perché se la utilizzo per
cinque minuti con gli stessi hertz tu ti stanchi, ti addormenti. O se io urlassi
per dieci minuti infastidirei chi ascolta. A contare sono le appoggiature, il
modo di parlare, è questo che crea l’empatia con la persona.
Cos’è per lei la popolarità e come la vive?
È un’arma a doppio taglio, per questo devi
saperla gestire, perché può anche essere una febbre. Devi accettarla, avere
gratitudine nei confronti della gente e ricordartene sempre. Devi gratificare
chi ti ferma per strada e farlo con grande umiltà. Spero ogni giorno che la
gente mi saluti con affetto, mi auguro di azzeccare ogni nuovo doppiaggio, di
fare bene ogni nuova trasmissione. Non do nulla per scontato, ricomincio da
capo ogni minuto. Non mi dispiace se una persona mi chiede di fare una foto, mi
dispiacerà il giorno in cui non me lo chiederà più.
Che cosa porta nel suo bagaglio, dagli esordi
a oggi?
Tutto. Non dimentico di avere iniziato
doppiando i film hard. So che agli inizi una direttrice del doppiaggio mi disse
che non avrei mai fatto questo mestiere, ma non me lo porto dentro con rabbia,
ma con gioia. Quei “no” mi sono serviti per scardinare quel portone, per
vincere in qualche modo. La gavetta, i sacrifici, le difficoltà del passato
rimangono in te e se li ritrovi sai come affrontarli.
Come vede il futuro per Pino?
Bello e gioioso, come sempre. Ha delle porte
spalancate che non vedo l’ora di varcare per sapere cosa ci sia dietro. È un
bellissimo mistero, anche se quel mistero può essere una capocciata forte. Però
io entro, io vado, non torno indietro.
Quando il gioco si fa duro dove trova la leggerezza
che la contraddistingue?
Qualche volta mia moglie dice superficialità, ma
è leggerezza. Mi prendo sempre in giro, questo non significa però che prenda la
vita a barzellette. Moriva mia mamma e il giorno dopo nasceva mio figlio, il
giorno dopo ancora debuttavo su Rai 2 e c’era il funerale. Non l’ho presa con superficialità
ma l’ho vissuta con un sorriso, pur mancandomi mamma ogni minuto. Se sei
conscio dei tuoi punti di debolezza puoi farli diventare punti di forza.
Che cosa la rende felice?
Il fatto che questa mattina stiamo parlando
del mio presente e del mio futuro, perché significa che sto facendo qualcosa di
buono. Mi rende felice il sorriso di un bambino, quello di una persona che non
sta bene e che magari grazie a un abbraccio sta meglio. Mi fa felice la gente
che sorride, che attorno a me ci siano persone serene, e non parlo solo della
mia famiglia.
Incorruttibile, implacabile, dissacrante, ma di grande umanità e graffiante ironia: da lunedì 25 settembre torna in prima serata su Rai 1 l’amato sostituto procuratore. Quattro nuove puntate per incontrare gli amatissimi protagonisti della fiction ispirata ai romanzi di Mariolina Venezia. Con Vanessa Scalera, Massimiliano Gallo, Alessio Lapice, Barbara Ronchi e la partecipazione di Cesare Bocci e Carlo Buccirosso. La regia è di Francesco Amato e Kiko Rosati
Una terza stagione da non perdere. In onda dal 25 settembre in
prima serata su Rai 1 quattro nuove puntate di “Imma Tataranni – Sostituto
Procuratore”, che miscelano la detection con le vicende familiari della
protagonista della serie nata dalla penna di Mariolina Venezia. Tenace e decisa,
controcorrente anche nel vestire, la Tataranni si trova a indagare sulle
ragioni profonde dell’odio, sugli ostacoli dell’integrazione, sulle diverse
conflittualità sociali e ad arrivare alla verità, ai colpevoli, abbattendo,
prima di ogni altra cosa, pregiudizi e sentenze popolari affrettate. Nel suo
viaggio verso la giustizia viene affiancata dagli ormai familiari componenti
della sua squadra, a partire dal Procuratore capo Alessandro Vitali (Carlo
Buccirosso), sempre più insofferente ai metodi della Piemme più indisciplinata
della Procura; da Diana De Santis (Barbara Ronchi), la sua cancelliera ed ex
compagna di classe, che entusiasticamente la supporta nel lavoro investigativo,
ancora di più da quando il maresciallo Calogiuri (Alessio Lapice) è stato
ferito nell’attentato in cui ha perso la vita il boss Saverio Romaniello, in
conclusione della seconda stagione. Sono passati alcuni mesi e ritroviamo la
Tataranni impegnata nella solita routine tra famiglia e lavoro, ma con delle
novità. La figlia Valentina (Alice Azzariti) si è diplomata e ha deciso di studiare all’Orientale di Napoli. Imma e
Pietro (Massimiliano Gallo) si ritrovano nella casa vuota e invece di lasciarsi
andare alla malinconia tornano a essere la coppia di un tempo. Almeno fino a quando Calogiuri non si sveglia dal coma: inizialmente sembra
aver perso la memoria; poi, pian piano, recupera tutto, tranne la
consapevolezza di essere innamorato di Imma: è freddo con lei e pericolosamente
determinato a scoprire cosa si nasconde dietro l’attentato. Nello stesso tempo,
nel matrimonio qualcosa si incrina e Pietro, per reagire, si iscrive a un corso
di pugilato. Qui conosce Sara (Sara Drago), una trascinante e brillante paleontologa che lo invita a
seguire un corso di scrittura sul giallo. Succede così che Imma si trova con
Pietro e Calogiuri che sembrano aver preso strade che portano lontano da lei. «La terza stagione è sempre un po’
quella della maturità – dichiara il regista Francesco Amato – giunta sin qui,
si può dire che Imma sia diventata adulta. Eppure, nonostante la maggiore età e
una certa consapevolezza dell’orizzonte drammaturgico e visivo in cui ci
muoviamo, il progetto Tataranni resta sempre dinamico, pieno di sorprese,
grandi amori, intuizioni improvvise, cambi di programma, ispirazione che ti
viene lì al momento e cancella una pianificazione di settimane che pareva
consolidata». Protagonista delle puntate, ancora una volta Matera,
la città proclamata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. La serie è stata girata nei
celebri Sassi, nella frazione agricola La Martella, nella gravina di Laterza,
come nelle sale del Museo Archeologico Nazionale Ridola. La terza stagione di
“Imma Tataranni – Sostituto procuratore” è una coproduzione Rai Fiction – IBC
Movie – Rai Com.
Presentata l’offerta 2023-2024 dei 12 canali radiofonici del Servizio Pubblico. L’informazione e l’approfondimento, insieme allo sport, all’intrattenimento, alla musica, ma anche alla cultura e agli eventi. Una nuova stagione da vivere con gli ascoltatori e un compleanno, i primi 100 anni di Rai Radio, da festeggiare
«Vogliamo
continuare a offrire un palinsesto ricco, credibile, inclusivo e sostenibile.
Guardiamo all’audio come punto di contatto per i ragazzi. Lo smartphone diventa
sempre più rilevante per ascoltare musica, podcast, anche a livello europeo. Secondo
l’EBU sono il 77 per cento gli utenti nella fascia 18 -29 anni. Il pubblico è
sempre più preparato, attento e merita che i nostri prodotti siano eccellenti e
aumentino l’impatto virtuoso nella nostra società». È il messaggio della presidente della
Rai Marinella Soldi ad aprire la presentazione dell’offerta radiofonica del
Servizio Pubblico nella storica sede di Via Asiago a Roma. Un’offerta ricca, che
si rivolge a un pubblico sempre più ampio e diversificato. «I tredici canali di Rai Radio, in
una logica per generi, presentano una offerta straordinaria sempre più visual e
multipiattaforma – afferma l’amministratore delegato Roberto Sergio – Dalla presentazione
odierna è emerso tutto il valore del Servizio Pubblico e delle strutture
aziendali coinvolte, che sotto la guida di Flavio Mucciante proseguiranno
l’opera di digitalizzazione intrapresa e lo sviluppo di nuovi modelli
produttivi per confermare la ritrovata leadership di Rai Radio nel mercato. Un
esempio è quello di No Name Radio impegnata nella ricerca di nuove forme di
linguaggio giovanile». Musica, cultura, intrattenimento, sport sono i tasselli
principali di un mosaico che ci connette con un mondo che cambia.
Al via il 18 settembre in prima serata su Rai 2 il nuovo programma
condotto da Max Giusti. Un format leggero e divertente con tanti ospiti veri e
falsi
2 agosto 2023
FAKE NEWS
Max Giusti
Si riderà,
si riderà molto da lunedì 18 settembre in prima serata su Rai 2. E’ infatti
questa la data di inizio di “Fake Show – Diffidate delle imitazioni”, il nuovo
format condotto da Max Giusti che riscoprirà, attualizzandolo e adattandolo ai
nuovi tempi e ai nuovi modi di fruizione, uno storico patrimonio televisivo,
quello appunto delle imitazioni. Un programma leggero, divertente, nuovo,
realizzato da Direzione Intrattenimento Prime Time ed Endemol Shine Italy Spa.
Non un talent, non un varietà classico, ma una nuova formula, che si inserisce
a pieno titolo nella linea editoriale della rete che farà della sperimentazione
la sua mission in questa nuova stagione televisiva.
Ogni puntata di “Fake Show – Diffidate delle imitazioni”
ospiterà alcuni personaggi del mondo dello spettacolo che giocheranno con il
conduttore misurandosi in prove individuali, di coppia o di gruppo basate sulle
imitazioni di personaggi famosi, ma anche di oggetti, rumori, suoni, balli e
altro ancora. Ad accompagnare Max Giusti, oltre ai due ospiti fissi di tutte le
puntate Francesca Manzini e Claudio Lauretta, ci sarà anche una versione un po’
folle dell’Intelligenza Artificiale, generatore imprevedibile di tante
situazioni. Tra le
prove proposte nel corso della serata ci sarà la “Realtà Artificiale”: l’IA, a
sorpresa, animerà lo studio riproponendo la scenografia di un programma
televisivo e gli ospiti chiamati a giocare dovranno interagire con gli
imitatori professionisti che impersoneranno, di volta in volta, il conduttore
del programma. Nella prima puntata, per esempio, Francesca Manzini si
calerà nei panni di Mara Venier, mentre Claudio Lauretta diventerà Gerry Scotti
e Antonino Cannavacciuolo.
Un’altra prova sarà: “La senti questa voce”, che
vedrà uno degli ospiti, seduto di spalle a centro studio, ascoltare alcune
canzoni. Sulla base musicale, farà il suo ingresso in studio un cantante che
eseguirà il pezzo dal vivo e l’ospite, senza poter vedere il cantante, dovrà
indovinare se si tratta del cantante originale o di un imitatore.
Inoltre, agli ospiti della puntata, si
aggiungeranno le “FakeStar”, sosia e imitatori di grandissimi personaggi
musicali, in momenti che vedranno coinvolti anche gli ospiti della puntata, e i
“Fakenomeni”, una serie di personaggi eccentrici che si esibiranno in
imitazioni originali e fuori dagli schemi.
Ci saranno, inoltre, le incursioni di Maurizio
Di Girolamo e Gennaro Calabrese, con le loro imitazioni, tra cui quella di
Roberto Benigni e di Flavio Insinna, e non mancherà uno spazio dedicato alle
“Fake News” con Vincenzo Albano, che commenterà alcune notizie.
“Fake
Show – Diffidate delle imitazioni” è un programma scritto da Max Giusti,
Luciano Federico, Paolo Mariconda, Alessio Parenti, Luca Rea, Giuliano Rinaldi,
Dario Tajetta, Marco Terenzi. La regia è di Luigi Antonini.
Con la voce
narrante di Stefano De Martino, domenica 24 settembre alle 21.20 su Rai 2,
inizia l’ottava edizione del docu-reality che quest’anno porta i protagonisti
nell’anno più vicino ai giorni nostri da quando è
iniziato il format. Tra le novità, le “masterclass” con docenti “speciali”:Antonio Orefice, Leo Gassmann, Joe Bastianich, Raimondo Todaro e BarbaScura
X
Da domenica 24
settembre al via su Rai2, alle 21.20, l’ottava edizione de “Il Collegio”.Il docu-reality,
realizzato in collaborazione con Banijay Italia, che quest’anno porta i protagonisti nel 2001. Da quando è iniziato il format è l’anno più vicino ai giorni nostri.
Prima novità di questa stagione è la voce narrante, interpretata da Stefano
De Martino, conduttore e volto del
canale, che accompagnerà il racconto della
vita quotidiana dei 23 protagonisti.
Anche il luogo che ospiterà le
avventure dei collegiali sarà un nuovo edificio: il Collegio San Francesco a
Lodi. Il percorso dei ragazzi avrà, per la prima volta, un suo fulcro anche in
una sana competizione per determinare chi, per merito, può concorrere auna
Borsa di studioun periodo di formazione negli Stati Uniti, che verrà assegnata allo studente che nella graduatoria finale avrà
ottenuto la migliore media di voti e i crediti individuali superiori. I
collegiali si cimenteranno, infatti, in attività di gruppo che permetteranno
loro di acquisire dei crediti, dovranno quindi impegnarsi puntata dopo puntata
per conquistare il privilegio di trascorrere un periodo all’estero presso
realtà d’eccellenza che possano contribuire alla loro formazione.
Ultima novità le “masterclass” con docenti
“speciali”,lezioni con special
guest del mondo dello spettacolo, della musica e della cultura come:l’attoreAntonio Oreficedi “Mare
Fuori”, che darà i giusti consigli per una rappresentazione teatrale, il
cantautoreLeo Gassmannper una lezione di canto;Joe Bastianichper mettere alla prova i collegiali con la
lingua inglese;Raimondo Todaro per una lezione di latino-americano e BarbaScura X per una lezione di fisica.
Per i collegiali quest’anno la parola d’ordine è “globalizzazione” un
fenomeno che, in quegli anni, parte dall’economia e investe cultura e
comunicazione. Il 2001 è anche l’anno dell’attentato alle Torri Gemelle; il
telefonino diventa mezzo di comunicazione privilegiato; internet si impone
sempre più come lo strumento di informazione preferito e l’ambientalismo
comincia ad affermarsi come una tematica cui prestare molta attenzione. In
quell’anno a Sanremo, sotto la conduzione di Raffaella Carrà vince la giovanissima
Elisa con “Luce”; Fiorello fa il suo grande ritorno in tv e diventa
personaggio dell’anno; la Roma vince il suo terzo scudetto, Totti si consacra
nella storia del calcio italiano e Don Matteo diventa un vero e proprio cult.
“Il Collegio 2001” avrà la struttura di un vero college americano: con
due indirizzi sperimentali, due diversi percorsi fra cui i collegiali potranno
scegliere: da un lato la specializzazione in arte, rivolta a favorire lo
sviluppo di un approccio creativo; dall’altro l’indirizzo linguistico,
maggiormente razionale e pragmatico, strutturato sull’insegnamento delle lingue
più parlate al mondo: inglese, spagnolo e cinese. La disciplina da strumento
“correttivo” diventa più un modo per far emergere le potenzialità dei
collegiali: chi viene espulso dal Collegio perde una grande occasione di
crescita personale. In linea con i tempi moderni la tecnologia fa il suo
ingresso sulla scena delle giornate degli studenti, ai ragazzi verranno
consegnati, per periodi di tempo definiti, dei telefonini con carta prepagata
che dovranno gestirsi fino ad esaurimento credito e anche i professori
utilizzeranno i cellullari dell’epoca. Nel Collegio ci sarà una sala computer
dove gli studenti potranno seguire delle lezioni di informatica con internet a
56k; ogni aula avrà un proiettore con il quale i docenti potranno fare lezione;
nella sala ricreativa e per le lezioni di musica ci saranno cd, dvd e
videocamere. Infine, per le comunicazioni, sia per la sveglia mattutina che per
info di servizio, verrà utilizzata la filodiffusione.
Su
Rai Play sono già disponibili i provini più divertenti e tutte le back stories
dei partecipanti.
Le più celebre hit internazionali e le canzoni simbolo di anni indimenticabili: Amadeus, live dall’Arena di Verona, torna a farci ballare e cantare. In prima serata su Rai 1 sabato 23 settembre, mercoledì 27 settembre e mercoledì 4 ottobre
Dopo i grandi successi delle passate
stagioni, Amadeus sarà di nuovo protagonista di tre eventi dedicati alla grande
musica degli anni 60-70-80-90 ai quali si aggiungeranno gli anni 2000. Tre
appuntamenti live dall’Arena di Verona, in onda in prima serata su Rai 1 sabato
23 settembre, mercoledì 27 settembre e mercoledì 4 ottobre. Sarà un’occasione
per celebrare decenni felici del made in Italy musicale e per far risuonare le
più celebri hit internazionali, capaci di unire il pubblico di più generazioni
nel tempio della musica. Prenderanno parte alle serate artisti leggendari e
canzoni simbolo di un’epoca irripetibile. Inoltre, Amadeus tornerà anche nel
ruolo di DJ e farà ballare tutta l’Arena con le sue compilation. Ancora una
volta uno straordinarioviaggio nel tempo attraverso ricordi indelebili
e canzoni apprezzate da più generazioni, con gli artisti originali e i loro
successiimmortali che hanno fatto la storia e che
torneranno a riecheggiare in una gioiosa atmosfera di festa.
“ARENA SUZUKI dai 60 ai 2000”è
prodotto da Arcobaleno Tre e Rai Radio 2 è la radio ufficiale.
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