L’amore, il motore di tutto

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Nella serie l’attore ha vestito i panni di Gildo Claps: «Era la prima volta che raccontavo una storia realmente accaduta. Ho temuto che, nonostante lo sforzo, il progetto non riuscisse a rappresentare in toto trent’anni di sofferenza e di dolore»

Qual è stata la sua preoccupazione nell’avvicinarsi a questa storia?

Quella di non fare abbastanza. Era la prima volta che raccontavo una storia realmente accaduta. Ho temuto che, nonostante lo sforzo, il progetto non riuscisse a rappresentare in toto trent’anni di sofferenza e di dolore.

Nei lunghi mesi di preparazione, di lavorazione, lei e Gildo Claps siete diventati amici. C’è qualcosa che nonostante un rapporto di fiducia che si è instaurato non è riuscito a chiedergli?

Devo confessare che io e Gildo abbiamo raramente parlato del caso, nonostante il tanto tempo trascorso insieme. Non mi sono mai permesso di chiedergli di eventi e situazioni specifici, proprio perché non ho mai voluto che lui pensasse che lo stessi studiando, che da lui potessi rubare delle cose. Nel non chiedergli niente, prima di iniziare le riprese, gli ho domandato solo se ci fosse qualcosa di cui si pentisse, qualcosa che avrebbe potuto fare diversamente, o meglio. Lui mi parlò della giornata al mare a Montegiordano in cui incontrarono Danilo Restivo. Gildo mi disse che se avesse intuito qualcosa, se fosse stato brusco nei suoi confronti, Restivo forse non si sarebbe più avvicinato a Elisa.

Quanto amore ha incontrato in questa storia?

Infinito, infinito. Per la storia, per la famiglia Claps, per i miei colleghi di scena. L’amore ha mille facce diverse, ma è sempre il motore di tutto. È un racconto d’amore gigantesco nei confronti di una sorella, di tutta una famiglia, di una comunità. Amore puro che ha spinto tutti noi a metterci anche qualcosa in più.

Qual è il valore della memoria?

Ha senso fare una serie del genere per la memoria, nel nome di Elisa. Mamma Filomena dice che della figlia non si parla mai abbastanza, la sua è la storia di una ragazzina di quindici anni piena di sogni, di speranze, di vita, che a un certo punto viene interrotta. Ma lo è anche per ricordare tutto ciò che di terribile circonda questa vicenda della quale abbiamo a fuoco un personaggio che rappresenta il male, il maligno per eccellenza. Dietro c’è invece una serie di personaggi sfocati, nascosti, di cui si vedono solo dei tratti. Sono i personaggi che vanno ricordati ancora di più perché non pagheranno mai fino in fondo.

Nel suo percorso artistico “Per Elisa” e altri recenti lavori ci parlano di un attore che si mette in discussione, che non teme il cambiamento… cosa la muove?

La voglia di provare un rischio, che mi permetta di essere più vivo, vitale. A un certo punto avevo bisogno di alzare l’asticella, per dimostrare a me stesso e a chi guarda che potevo fare meglio e di più. C’è una continua voglia di crescere, che mi fa scorrere il sangue più veloce, che non mi fa stare mai sereno.

Che Gianmarco ha trovato?

In divenire. Ho trovato qualcuno che vuole assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, nei progetti, nei gruppi di lavoro.

Cosa ha provato nel rivedere la serie sullo schermo?

Ho rivisto le prime due puntate insieme al cast, ho provato un’emozione forte e grande commozione. Non solo perché la serie è il risultato di una fatica gigantesca, anche per le scene potentissime che abbiamo girato, ma per le reazioni della troupe, che mi hanno restituito il senso che il lavoro fosse valido. Sono speranzoso che la serie possa andare molto bene e, al tempo stesso, che con la sua uscita si continui a parlare di questa storia e che tutto questo possa portare anche a nuove rivelazioni. Perché mollare?

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Quanta vita tra le Stelle

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Tra i programmi più amati e popolari della Tv “Ballando” ha raggiunto l’edizione numero diciotto con un cast “alla stars”. La conduttrice al RadiocorriereTv: «Il ballo è protagonista insieme ai personaggi che lo interpretano, con le loro debolezze, la loro forza, la loro vita». Con Paolo Belli, la big band, il grande team Rai dell’Auditorium del Foro Italico di Roma, da sabato 21 settembre in diretta in prima serata su Rai 1

“Ballando” diventa maggiorenne… Milly sta preparando la festa?

Queste sono feste da fare un po’ in silenzio perché porta sempre male celebrarsi. Non è una cosa da fare (sorride). Però è chiaro che sentiamo l’onore e l’onere di essere al diciottesimo anno, non è tanto usuale per i programmi. Ci sono titoli che possono essere in onda da cinquant’anni, ma sono titoli con i contenuti che cambiano. Penso alla serie dei “Fantastico”, ma anche di “Domenica In”, altro successo contemporaneo e di sempre. Però è un titolo che rappresenta uno slot orario e ognuno ci mette dentro il programma che vuole. Con “Ballando” il programma è fisso, ha una sua fisionomia che non è cambiabile, questo rende più complicato rimanere attuali, piacere alla gente. Per questo dobbiamo darci un gran da fare.

Che ricordo ha del debutto, 18 edizioni fa?

Fu all’insegna del grande entusiasmo, se vuoi anche dell’incoscienza. Tutti dicevano che un programma di ballo non sarebbe andato bene in Tv, ma nel nostro caso il ballo non rappresentava un siparietto di snodo all’interno di un varietà, di un one man show, bensì un argomento a cui appassionarsi. A “Ballando” il ballo è protagonista insieme ai personaggi che lo interpretano, con le loro debolezze, la loro forza, la loro vita. Il programma fu un successo dalla prima puntata, non ci fu bisogno di spiegarlo alla gente.

Come si mantiene vivo un format?

Intanto con un cast sempre diverso. Ogni anno devi trovare la soluzione giusta per avere un cast che non ripercorra nulla di quello che è già successo l’anno precedente. E poi ci sono tanti accorgimenti, piccole innovazioni introdotte di edizione in edizione, che non devono però sconcertare il pubblico. Serve cautela, devi rimanere fedele a te stesso con piccoli cambiamenti di scrittura.

C’è chi pensa che dietro alle schermaglie tra concorrenti e giuria ci sia il suo zampino…

Assolutamente no. La nostra è una giuria indipendente, non è guidata con l’auricolare da un autore. Ognuno dei giurati interviene spontaneamente. E se i concorrenti fossero stati in qualche modo imboccati da noi, in diciotto anni qualcuno lo avrebbe detto. Nessuno ha mai condizionato nessuno.

Le è mai capitato di temere che lo “scontro” potesse andare oltre?

Ho grande fiducia nel sentimento Rai 1 che anima tutti noi. Quando si arriva a “Ballando con le Stelle” l’apparato ti dà subito la sensazione di essere in un luogo in cui la nostra storia, la nostra tradizione, il nostro rispetto reciproco sono un fatto assodato nel tempo. C’è quasi una legge non scritta, se non ti comporti in una certa maniera la gente si arrabbia. Il pubblico non vuole trovare su Rai 1 quello che magari trova da altre parti.

Si pensi per una volta concorrente, tra i giurati chi temerebbe di più?

(sorride) Non è un fatto individuale ma corale. Tra loro c’è una dinamica straordinaria, si compensano e si esaltano a vicenda. Li temerei come insieme, sono un insieme compatto, ma che non ha mai intenzioni malvage: quando ti criticano lo fanno per non farti adagiare, per farti tirare fuori la grinta. Stiamo in televisione, non stiamo facendo una gara. La giuria ha ben presente quella che è l’aspettativa del pubblico e sprona i personaggi a dare di più.

Mandiamo in pista i giurati e assegniamo un ballo a ognuno di loro… cosa facciamo ballare a Mariotto e compagni?

Lui è un tanguero appassionato, ma devo dire che il tango è un ballo che si adatta un po’ a tutti. Salvo Carolyn, che è una tecnica e che può davvero ballare quello che vuole. Affiderei a tutti il tango come prova di maturità.

Quanto le fa bene “Ballando”?

Lo trovo un programma straordinario perché nel corso degli anni mi ha messo in contatto con tantissimi personaggi. Ho esplorato storie, ho capito cose delle persone, del loro modo di vivere. Al di là della meravigliosa cornice del ballo, che è anche motore del programma, il lato umano è importantissimo: è un’esperienza istruttiva.

Veniamo al cast 2023…

Abbiamo cercato di fare un cast più che mai “all stars”, cercando di mantenere il più possibile fedeal nostro titolo.Un cast di stelle che sono onoratissima di avere con noi, sono personaggi che ci hanno dato fiducia, che hanno messo la loro professionalità nelle nostre mani: abbiamo il massimo impegno per valorizzarli tutti in maniera straordinaria. La nostra vittoria è quando un personaggio che esce da “Ballando” non solo ha vissuto una bella esperienza dal punto di vista umano e professionale, ma ne esce arricchito come immagine, con ancora più affetto e simpatia da parte del pubblico di quando è entrato.

Chi è il suo ballerino impossibile?

Lo dico da sempre: Richard Gere. Nell’anno in cui iniziammo il programma uscì nelle sale “Shall we dance”, il paradigma di quello che facciamo noi, la storia di una persona normale che trova soddisfazione e realizzazione in una cosa semplice quale è ballare. Avere Richard Gere come ballerino per una notte sarebbe la quadratura del cerchio.

Cosa ballano Milly e suo marito Angelo in una serata tutta loro?

Angelo non è uno da ballo del mattone, da ballo romantico. Il suo genere è “La febbre del sabato sera”, che conosce alla perfezione. A lui piace questo e io un po’ lo seguo (sorride).

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Apulia Digital Experience 2023

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Dal 10 al 12 novembre Bari aprirà le porte di ADE, la prima conferenza internazionale made-in-Italy dedicata all’innovazione digitale nelle industrie creative. L’appuntamento è organizzato da Apulia Film Commission e Rai Com, sotto la direzione artistica di Roberto Genovesi, finanziato dalla Regione Puglia e promosso dalla Rai

Un punto di incontro tra creatività e innovazione per gli universi del gaming, del cinema e audiovisivo, dell’arte e del branding, con un focus speciale dedicato ad Israele. La Puglia e il suo capoluogo sono pronte a ospitare ADE Apulia Digital Experience 2023, conferenza internazionale in programma tra il 10 al 12 novembre, evento, organizzato da Apulia Film Commission e Rai Com, sotto la direzione artistica di Roberto Genovesi, finanziato dalla Regione Puglia e promosso da Rai. ADE racchiude l’essenza della creatività digitale, dell’interattività e della tecnologia. A partire dal gaming, cinema, audiovisivo, arte e branding alle frontiere dell’innovazione digitale, web3, metaversi e Intelligenza Artificiale, la conferenza sarà il cuore pulsante del mondo creativo per tre giorni intensi con panel, keynote e presentazioni. Incontri esclusivi e approfonditi con figure di spicco dei diversi settori digitali e creativi. Un’opportunità di networking senza eguali per aziende, professionisti e creativi per promuovere collaborazioni e immaginare il nostro futuro. La Puglia, con la sua ricca eredità culturale e un attento impegno verso l’innovazione, offre lo sfondo perfetto per creare nuova convergenza tra talenti. L’evento di quest’anno è un appello ai professionisti, artisti e innovatori di tutto il mondo per incontrarsi a Bari e ridefinire le opportunità di sviluppo delle industrie creative. In un segmento speciale, ADE 2023 rivolge la sua attenzione a Israele, Paese ospite della prima edizione. Una nazione che è stata all’avanguardia negli avanzamenti dell’IA nell’ultimo decennio, con un numero crescente di startup di IA che continuano a prosperare in Israele. L’evento metterà in luce i leader dell’industria delle intelligenze artificiali israeliana, condividendo spunti e promuovendo il networking con le startup tecnologiche italiane.

La prima giornata sarà un tuffo nel mondo dei videogiochi in collaborazione con VGHC Video Games and High Culture, componente integrante di ADE 2023. Il programma aprirà le conversazioni sull’intersezione tra videogiochi e alta cultura, con un approfondimento sulla storia e l’evoluzione dell’arte dei videogiochi, arricchito da spunti di professionisti, educatori e ricercatori del settore. Quest’anno, il focus verrà dedicato al racconto della Storia nei videogiochi, sottolineando come questo mezzo sia in grado di educare, informare e diffonde la consapevolezza del nostro passato. ADE 2023 esplorerà anche il legame intricato tra avanzamenti tecnologici e industrie creative. Il programma sarà arricchito da due concorsi: “Raccontare la Puglia con l’IA” dedicato agli autori e ai creativi italiani, promuove la realizzazione di progetti destinati alla presentazione, alla valorizzazione e alla diffusione del patrimonio artistico, culturale e turistico della Regione Puglia attraverso l’ideazione di prodotti digitali basati sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. E Digital Licensing Excellence Awards, organizzati in collaborazione con Licensing Italia e Licensing International, per celebrare aziende, brand, influencer e creatori di contenuti che hanno saputo innovare il mondo del licensing esplorando gli universi del digitale.

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Killers of the Flower Moon

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Arriva nelle sale l’attesissimo film del premio Oscar Martin Scorsese con Robert De Niro e Leonardo Di Caprio

Un cast stellare con i premi Oscar Robert De Niro e Leonardo Di Caprio per un crime epico basato su una storia vera: una sequenza di omicidi brutali, e misteriosi, nota con il nome di “regno del terrore”, che insanguinarono la nazione Osage negli anni ’20. Fra i protagonisti anche Jesse Plemons, Lily Gladstone e Brendan Fraser. Arriva nelle sale il 19 ottobre “Killers of the Flower Moon”, il nuovo attesissimo film del premio Oscar Martin Scorsese presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes.

All’inizio del XX secolo la scoperta del petrolio trasformò l’esistenza degli Osage, che diventarono da un giorno all’altro immensamente ricchi. L’improvviso benessere di questi nativi americani attirò l’interesse dei bianchi che iniziarono a manipolare, estorcere e sottrarre con l’inganno i beni degli Osage fino a ricorrere all’omicidio.

Tratto dall’acclamato, omonimo, best seller di David Grann, “Killers of the Flower Moon” è una storia d’amore e tradimento in un intrigo avvincente per la scoperta della verità. Diretto da Martin Scorsese e scritto da Scorsese con Eric Roth, “Killers of the Flower Moon” è un’esclusiva per l’Italia Leone Film Group in collaborazione con Rai Cinema.

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I tanti colori del Tango

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L’attualità da conoscere e capire. La contemporaneità da vivere e da ballare. Da lunedì 16 ottobre in seconda serata su Rai 2 il nuovo appuntamento con l’approfondimento

Luisella Costamagna,2023

Dal 16 ottobre il ritmo della seconda serata di Rai 2 sarà quello del tango…

Il ritmo del tango è il ritmo della realtà in questo momento storico. Il tango può essere struggente, passionale, feroce, ma anche melanconico o nostalgico. Mi sembra che la realtà abbia esattamente lo stesso ritmo non lineare: vive di accelerazioni, di frenate, esattamente come il tango. Puoi metterti il pugnale in bocca o la rosa, ti puoi innamorare o puoi lasciarti. Il tango è il modo giusto per raccontare la realtà, con punti di vista diversi, spiazzanti, con sorprese. Il programma vorrebbe tener dentro tutti questi elementi, la leggerezza ma anche il dramma, passare dal talk con l’approfondimento sui temi di attualità, all’intervista al vip.

In studio non sarai da sola…

Con me ci saranno due amici, Saverio Raimondo e Francesco Pannofino. Saverio sarà al mio fianco per tutta la puntata, Francesco sarà protagonista di un ingresso a sorpresa. Sono orgogliosa che abbiano accettato e che siano convinti della partecipazione a “Tango”.

Come hai immaginato il programma?

L’ho immaginato pensando a quello che poteva divertirmi, e quindi divertire gli spettatori. Io vivo nel mondo e credo che la gente, in questo momento, abbia bisogno di sapori diversi, con ingredienti differenti, proprio come la realtà in cui viviamo. Dobbiamo fare i conti con l’accelerazione improvvisa e drammatica della guerra in Israele, dobbiamo capire, ma dobbiamo anche di distrarci. “Tango” è anche quello che cerco io quando guardo la televisione.

Nove mesi fa la vittoria a “Ballando con le Stelle”, ora un programma tutto tuo…

Sono stati mesi diversi nei quali sono tornata a fare l’opinionista politica. Ho anche sperimentato un ruolo nuovo, come ad esempio al tavolo de “La vita in diretta”, dove si commentano argomenti più leggeri. Il fatto che siano più leggeri non vuol dire che siano meno interessanti e meno utili. Anzi, il racconto del compleanno della centenaria è un racconto del paese che vorrei mettere dentro a un approfondimento settimanale. Detto ciò, ora sono felice di tornare alla conduzione.

Che cosa significa raccontare la realtà di oggi?

La realtà di oggi è un ritmo non lineare, è un’accelerazione, è un’impennata improvvisa e poi una frenata. Per inseguirla e per coglierla devi raccontarla in modo spezzato. Per esempio, con l’ingresso di un comico che ti aggiunge quella punteggiatura che magari fa venire fuori da un personaggio più di quanto tu ti aspettassi. Intervistando la persona che hai visto spesso in Tv, ma raccontandola in un altro modo. Le persone sono dei mondi, da un personaggio dello spettacolo puoi tirar fuori elementi profondi, da un politico invece le sue passioni.

Qual è il punto d’incontro tra fare Servizio Pubblico e fare ascolti?

Non ho mai ragionato sull’inseguimento degli ascolti. Mi sono sempre preoccupata di fare una cosa dignitosa, che mi piacesse, che fosse quella che volevo fare, una cosa che mi rappresentasse. Voglio fare quello che piace a me sperando che la gente da casa ci si riconosca.

C’è un personaggio della politica, dello sport, della società civile, con il quale vorrebbe ballare il tango?

(sorride) Mi viene in mente Papa Bergoglio, sarebbe dirompente…

Essendo per di più argentino…

… chi meglio di lui, un tango argentino con Papa Bergoglio. Il tango è un approccio, è un punto di vista, è un modo. Non è necessariamente un ballo, poi chissà che non ballerò anche con qualche ospite…

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Per Elisa

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«Una storia di ingiustizia, sofferenza e dolore, ma anche di forza, ribellione, riscatto»: il regista Marco Pontecorvo ha diretto la serie su uno dei casi di cronaca tra i più sconvolgenti della storia italiana. Con Gianmarco Saurino nel ruolo di Gildo Claps, martedì 24 ottobre in prima serata Rai 1

«Raccontiamo la storia di una infaticabile battaglia per la verità durata diciassette anni, durante i quali la famiglia Claps ha dovuto subire quasi due decenni di false piste e vicoli ciechi, di richieste di riscatto e di falsi avvistamenti, di opache complicità̀ e cospirazioni, dell’alternarsi della solidarietà della gente, con tentativi di screditare ed emarginare la famiglia, di depistaggi e bugie deliberate, di silenzi e di voci, di dolorosi colpi di scena e rivelazioni, prima che fosse finalmente resa giustizia ad Elisa». Con queste parole il regista Marco Pontecorvo presenta “Per Elisa. Il caso Claps”, una narrazione asciutta e realistica su uno dei casi di cronaca tra più sconvolgenti della storia italiana: l’omicidio della sedicenne potentina Elisa Claps.

Una storia che unisce drammaticamente l’Italia all’Inghilterra quando, nella tranquilla cittadina di Bournemouth, viene assassinata Heather Barnett, madre single, vicina di casa proprio di Danilo Restivo. Anni per connettere i due delitti, per arrivare alla condanna di quello che fin dal principio era stato indicato come sospetto. Ancora oggi però, su questi fatti non è stata scritta la parola fine, troppi i lati oscuri e i quesiti senza risposta. «È un grande privilegio per me aver potuto raccontare questa storia al pubblico televisivo italiano e internazionale, perché si tratta di una storia privata ma esemplare, di ingiustizia, sofferenza e dolore, ma anche di forza, ribellione e riscatto» continua Pontecorvo, che si è addentrato nei meandri della personalità dei personaggi per esaltarne le sfumature e le profondità, rendendoli così veri e tridimensionali. «La responsabilità di portare una storia realmente accaduta sullo schermo è sempre tanta – aggiunge il regista – e l’aver conosciuto e instaurato un rapporto di fiducia e amicizia con i veri protagonisti della vicenda mi ha spinto a un rigore e a un rispetto, se possibile, ancor più̀ grande nell’approccio ai contenuti, allo stile e al senso intrinseco della storia. Senza il supporto sentito e sincero di Filomena, Gildo, Irene, senza la loro vicinanza agli attori che li hanno interpretati, non ce l’avremmo fatta. Speriamo di aver onorato le loro battaglie».

La storia inizia così

Potenza, 12 settembre 1993, domenica mattina. Elisa Claps esce di casa con l’amica Eliana per andare a messa alla chiesa della Santissima Trinità, dove incontra Danilo Restivo. Da quel momento nessuno avrà più sue notizie. Danilo Restivo torna a casa in ritardo, stravolto, con una ferita sulla mano. I fratelli di Elisa, Gildo e Luciano, insieme agli amici e alla fidanzata di Gildo, Irene, la cercano ovunque, invano. Danilo Restivo ammette di aver incontrato Elisa, ma suo padre Maurizio interrompe il confronto del figlio con Gildo. Il comportamento di Danilo appare sempre più sospetto. Il padre lo manda a Napoli. Tornato a Potenza, Danilo Restivo viene finalmente interrogato, si dichiara innocente e la polizia non ha sufficienti elementi per trattenerlo. Partono comunque le indagini ufficiali, ma i vestiti che Danilo indossava la domenica non vengono sequestrati. La mamma di Elisa, Filomena, ha un colloquio con Don Mimi’, il parroco della chiesa della Santissima Trinità, che afferma di non aver notato nulla di particolare il giorno della scomparsa della ragazza. Gildo scopre, leggendo il diario segreto della sorella, che lei era stata più volte seguita da Danilo. Porta il diario in procura, ma gli viene detto che non si tratta di un indizio utile.

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Giovani che raccontano i giovani

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LA RAI IN DIGITALE

Nuovi format e nuovi linguaggi più agili nei palinsesti della prossima stagione di Rai Contenuti Digitali e Transmediali, la direzione guidata da Maurizio Imbriale. Un’offerta che parla ai nativi digitali con produzioni originali e idee innovative abbracciando i temi più vari. Parola d’ordine sperimentare nuovi format per indagare la realtà in tutte le sfaccettature

Direttore Imbriale, “Nati digitali” è un claim che va oltre il claim. Oggi più che mai la Rai ha un obiettivo importante.

Una direzione che nasce per andare a intercettare il pubblico tra i 18 e i 35 anni, quello della generazione Z e dei millennials, che tradizionalmente segue tantissimi prodotti audiovisivi ma non sulle reti generaliste e su quelle specializzate.

Che cosa ci regalerà questa stagione?

Tanti prodotti che vanno dall’intrattenimento, alle docu-serie, alla fiction. Spaziamo un po’ in tutti i generi declinandoli anche in forme differenti, che avranno come sede naturale d’approdo RaiPlay, ma che avranno anche versioni realizzate ed editate in maniera differente per la rete generalista.

Cosa significa fare Servizio Pubblico e al tempo stesso dover portare a casa nuovi spettatori…

È una sfida molto importante, intrigante, ma anche molto ardua. Il pubblico soprattutto dei nativi digitali è abituato ad avere informazioni snack molto veloci, rapide. Mentre in realtà Rai e RaiPlay hanno una funzione che è leggermente diversa, tanto è vero che noi vinciamo sempre in termini di permanenza ma non di click. Questo vuol dire che chi si collega a RaiPlay lo fa per vedere il contenuto, non per consumarlo. È una differenza sottile e importante. Noi cerchiamo comunque, attraverso la nostra direzione, di realizzare dei prodotti che siano declinati in maniera differente. Prodotti leggermente più brevi per RaiPlay, che possibilmente verranno anche “spillolati”, suddivisi in tante piccole sezioni, per essere visti in maniera random, mentre per la Tv useremo un linguaggio più televisivo, con un respiro più ampio e una narrazione diversa, con prodotti che potranno variare dai 50 ai 90 minuti.

Quali sono le storie che i giovani vogliono sentirsi raccontare?

Soprattutto le storie che li riguardano, fatte da persone che vivono le loro stesse esperienze: giovani che raccontano i giovani. Noi cerchiamo di farlo attraverso vari prodotti, cito “Confusi 2”, sketch comedy che parla di giovani ed è scritta da giovani. Ricordo “Faccende complicate” con Valerio Lundini, “Conferenza stampa”, che vede protagonista un pubblico di liceali, a domanda libera sui talent. Cerchiamo sempre di coinvolgere i giovani parlando il loro linguaggio.

Con uno sguardo attento alla contemporaneità…

Parlando dei giovani non si può non essere contemporanei, quindi indagare la realtà in tutte le sfaccettature, le problematiche legate a un disagio giovanile che esiste e che con il covid si è molto accentuato.

Da direttore qual è il suo sogno più grande?

Di fare un prodotto che abbia una forza da tale da poter attrarre i giovani così come, per altro, in alcune situazioni è già accaduto per prodotti non della mia direzione, che è appena nata, come “Mare fuori” e “Una pezza di Lundini”.

TITOLO BOX:

Cosa vedremo

TESTO:

La Conferenza Stampa

Torna il programma di Giovanni Benincasa che segue l’incontro di 350 ragazzi con grandi personaggi dello spettacolo, dello sport e del giornalismo. I giovani, fra i 14 e i 20 anni, diventeranno giornalisti per un giorno e incalzeranno gli il- lustri ospiti con domande semplici e dirette ma anche bizzarre e inaspettate.

Faccende Complicate

Una serie di reportage filmati, scritti e realizzati dal comico Valerio Lundini. Un viaggio in giro per l’Italia per intervistare e raccontare storie che ci riguardano tutti da vicino. Dieci tappe durante le quali Lundini sarà testimone di tutte le “faccende complicate” che coinvolgono gli italiani.

Listen to me – Ascoltami

Un palco dove si esibiscono in successione cinque persone, un pubblico di ragazzi. I personaggi – persone comuni o volti noti del mondo dello spettacolo o dello sport – raccontano in cinque minuti una storia inedita e densa di
autenticità.

Confusi 2

Una real comedy che aspira a raccontare i ventenni di oggi con un taglio ironico e divertente e un linguaggio veloce, troncato, contaminato dai social network. I quattro protagonisti di “Confusi” vivono sempre sotto lo stesso tetto, all’interno delle proprie camerette, a volte si sentono a casa, a volte si rifugiano, altre volte chiudono la porta del mondo per vivere la propria intimità e la propria confusione.

Scuola di danza 2 – I ragazzi dell’Opera

La seconda stagione del programma vede i giovani diplomati alla ricerca di un lavoro e di un equilibrio emotivo ed esistenziale. I ragazzi del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma daranno vita a momenti emozionanti e a storie legate all’inarrestabile passaggio al mondo adulto

Le Città del futuro

Le città rappresentano il fulcro della civiltà umana, ma sono diventate il luogo e la principale causa di aggressione dell’ambiente da parte dell’uomo. “Le Città del futuro” è una serie documentaristica, realizzata in collaborazione con Rai Documentari, che racconta come i centri urbani dovranno cambiare per trasformarsi da parte attiva del cambiamento climatico in fonti di soluzioni

Touch – Il futuro a portata di mano

Riprende, in veste completamente rinnovata, il magazine settimanale dedicato a tutto ciò che fa cambiamento: digitale, ecologico, sociale. Un viaggio nelle nuove tecnologie e nei nuovi stili di vita.

Voci fuori dal coro

La storia dell’arte è stata contrassegnata, nei secoli, da un atteggiamento di grande pregiudizio e diffidenza verso le figure femminili: uomini potenti, artisti molto noti, persino familiari e amici si sono dimostrati totalmente riluttanti a riconoscere il valore, la creatività, l’immaginazione, la competenza, la cultura delle loro colleghe donne. Attraverso un percorso di otto puntate da venti minuti, dalla sala A di Via Asiago, il direttore d’orchestra Beatrice Venezi racconterà altrettante figure femminili che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica, addirittura cambiandola.

Pillole contro la disinformazione

Guerra, clima, vaccini, migranti, elezioni politiche, mercati finanziari, relazioni. La disinformazione investe tutti gli ambiti dell’attualità e inquina l’ecosistema mediatico con fake news, bufale, teorie del complotto. Per combatterla occorrono: consapevolezza del fenomeno, conoscenza dei suoi meccanismi, utilizzo di specifici strumenti di contrasto. La terza stagione vede dieci brevi filmati che, oltre ad essere pubblicati su RaiPlay, sono trasmessi da tutti i canali Rai.

Lillo e Greg 610 da vent’anni

Serata di festa il 3 dicembre 2023 per Rai Radio2 che nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma celebrerà il ventesimo anniversario di “610”, il programma cult di Lillo e Greg con Carolina Di Domenico. Buonumore assicurato per il pubblico presente che si divertirà assistendo a una rassegna degli sketch che hanno caratterizzato il programma negli anni.

SkillZ

Il lavoro e le competenze digitali sono necessari per i giovani e per tutta la popolazione. Per questo Rai, con il Fondo Repubblica Digitale (voluto dal Governo e da ACRI), sta sviluppando un progetto dedicato alle competenze necessarie per i lavori del futuro, con l’obiettivo di raggiungere i giovani tra i 15 e i 34 anni. Martina Socrate è il volto di “SkillZ”. È lei, influencer da un milione e seicentomila followers, che ci guida nei mondi della musica, dei videogiochi, del giornalismo o della moda con un linguaggio efficace e coin- volgente.

Women of Science EBU

Un innovativo progetto pilota di EBU – Europe – an Broadcasting Union – che mette al centro le opportunità che le materie STEM (science, technology, engineering and mathematics) possono offrire alle donne. Rai Contenuti Digitali e Transmediali sta producendo un documentario da 15’ sul tema e la stessa cosa stanno facendo altri 5 broadcaster (compresa BBC). Il progetto prevede in totale sei storie raccontate con un linguaggio armonizzato.

Drugs

La serie, in collaborazione con Rai Documentari, descrive le patologie legate a dipendenze da sostanze o da comportamenti compulsivi e vuole raggiungere e informare un pubblico soprattutto giovanile. Il racconto mescola linguaggi visivi diversi, mutuati dalla fiction e dai videoclip.

Oltre il cielo

La docu-serie “Oltre il Cielo” racconta le fasi del recupero, in carcere e in comunità, di alcuni giovani coinvolti in storie di varia criminalità. Parallelamente, in un montaggio tra presente e passato, si snoda la vita di Don Claudio Burgio, responsabile della Comunità di Vimodrone e cappellano dell’istituto di pena minorile Cesare Beccaria di Milano. Si seguirà poi Don Claudio e una delle giovani educatrici che lo supporta, nel lavoro di recupero dei ragazzi della comunità Kairos e in un istituto di pena.

Parti da qui

Un format itinerante, realizzato in collaborazione con le Direzioni Comunicazione e RaiPlay e Digital, che raggiungerà le scuole di molte città italiane per coinvolgere le ragazze e i ragazzi e metterli a confronto con personaggi noti sui temi a loro più cari.

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La casa di tutti

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«Il programma sarà un luogo di incontro e confronto. Cerchiamo una connessione sana tra la politica e le persone». Parte “Avanti Popolo”, martedì 10 ottobre in prima serata su Rai 3

Nunzia De Girolamo,2023

Per la prima volta alla conduzione di un programma che racconta la politica, la società. Che narrazione sarà?

Sarà un programma di infotainment che racconta la politica, la società, la cronaca. Tutto quello che riguarda il nostro Paese, dove a essere protagonista tornerà a essere il popolo, la gente comune. Un programma di racconto, realistico, pluralistico. “Avanti popolo” sarà la casa di tutti dove non porterò in scena le idee personali legate alle mie esperienze, ma il mio ruolo di conduttrice, che è anche un po’ di arbitro, tra il popolo che ha perso i luoghi del confronto con la politica o i protagonisti della vita pubblica, e quei protagonisti.

Cosa ti ha spinto ad accettare questa sfida?

Un po’ perché sono una folle con elementi di razionalità (sorride). La sfida l’ho accettata perché, nel bene e nel male, fa parte della mia esistenza. Ho vissuto sfidando innanzitutto me stessa, e continuo a farlo buttando il cuore oltre l’ostacolo. In virtù anche della mia precedente esperienza, amo il racconto della vita reale, ascoltare le persone, mi piacerebbe tanto poter condurre delle battaglie che, attraverso il Servizio Pubblico, possano diventare anche delle piccole soluzioni. So che sarà una goccia nell’oceano, ma tutti dovrebbero dare il proprio contributo. Quando mi è stato proposto mi sono tremate le vene, e ancora mi tremano. Entro in punta di piedi cercando di fare una cosa completamente diversa, la mia ansia è anche sinonimo di grande rispetto per il pubblico di Rai 3.

“Avanti popolo” sembra essere anche un’esortazione. Come vedi oggi il rapporto tra i cittadini e la politica?

Come sigla del programma abbiamo scelto “Amen”, la canzone di Francesco Gabbani, il cui testo dice “E allora avanti popolo, che spera in un miracolo”. C’è ancora un popolo che ci crede, che va a votare, che pensa che le cose possano cambiare, che vuole essere protagonista. Questo nasce dal fatto che abbiamo perso i luoghi del confronto, non solo con la politica. Siamo tutti parte dell’evoluzione culturale del Paese, nell’esserne parte siamo tutti complici e protagonisti. Il problema è che mentre prima, anche rispetto alla politica, c’erano le piazze, le sezioni, i circoli, le case del popolo, le segreterie politiche, oggi tutto questo non esiste. Certo, abbiamo la piazza virtuale dei social, ma lì non metti la faccia, non ti incontri con gli occhi, non è carne viva. Tanto è vero che abbiamo il problema che molte persone si nascondono dietro quello schermo, poi quando le incontri, gli rispondi, ci interloquisci, cambiano anche idea perché si sentono considerate. Anche con i social, spesso si esprime, con i cosiddetti haters, un malessere che non trova sfogo in altri luoghi. Questo vorrei portarlo in televisione nel rispetto di tutti, sia della politica sia del popolo, cercando di creare una connessione sana.

Si dice che giovani e politica non siano mai stati così distanti. È davvero così?

Dobbiamo capire che sono cambiati i linguaggi, gli strumenti. I ragazzi si sentono spesso non considerati, talvolta delegittimati. I giovani hanno un linguaggio che devi intercettare, e non parlo solo della politica. C’è un’intera generazione che vorrebbe essere ascoltata e io credo che sia arrivato il momento di farlo. Non abbiamo le soluzioni in tasca per ogni cosa, ma già l’ascolto renderebbe tutto più semplice nel circuito malato che si è generato oggi.

Come spieghi la politica a tua figlia?

Nelle azioni quotidiane. Gea è una bambina molto interessata, ti può parlare di reddito di cittadinanza o di altri problemi, però ha il privilegio di stare in una famiglia in cui la politica è pane quotidiano. Cerco di spiegargliela attraverso i valori. Non è facile, guardiamo il Tg, documentari, e parliamo di ciò che viene raccontato. Con Gea guardiamo “Mare fuori” e attraverso quella serie le racconto dove inizia il male e dove finisce, come ci si riabilita. Cerco di farle capire come la politica sia nella vita di tutti noi, la facciamo in ogni nostra azione. Quando getti una carta o una gomma per strada hai fatto una scelta: non rispettare l’ambiente, la collettività. Stare in società significa seguire le regole, rispettando gli altri.

La politica vista da fuori, la politica vista da dentro. Cosa cambia?

Cambia che sono diventata una conduttrice con un master in politica e questo per certi versi è un vantaggio. Mi porta anche tante polemiche, tanto pregiudizio, ma tra i miei tanti scopi ci sarà quello di dimostrare agli altri che saprò essere equidistante da tutto e saprò usare il vantaggio di avere visto la politica da vicino per farla capire anche agli altri, rispettando le differenze.

Un’intervista impossibile, chi vorresti di fronte a te?

Come politico Obama. Lui è un “yes we can”, è una cultura che cambia, un’America che riprende forma. Al di là delle ideologie, è un po’ una speranza. È un po’ come Giorgia che fa cadere il tetto di cristallo e dimostra che una donna può governare un Paese, come Elly leader delle opposizioni. Noi immaginiamo e desideriamo ciò che vediamo.

La tua carriera televisiva procede a gonfie vele. Te lo aspettavi?

Non me l’aspettavo e speriamo che queste vele non si sgonfino (sorride).

A cosa penserai, martedì sera, un istante prima di andare in onda?

Alle parole di Gea. Quando è iniziata “Estate in diretta” mi ha detto “mamma, quando si accende la telecamera giocatela tutta, non ti hanno scelto per caso”. Questo mi ha fatto calare la tensione. Insieme a Gea penserò alle persone a casa, sono le uniche alle quali vorrò parlare.

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Al cuor non si comanda… mai

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Divisi tra ragione e sentimento, i protagonisti della seconda stagione della serie ambientata a Le Molinette, nella Torino degli anni Sessanta, si raccontano al Radiocorrieretv. Il pubblico può seguire le loro vicende la domenica in prima serata su Rai 1

Matteo Martari è Alberto Ferraris

Come si dividerà il suo personaggio tra ragione e sentimento?

Il dottor Ferraris è un uomo sopraffatto dalla ragione ma che, come spesso accade, non può sottrarsi alle ragioni dettate dal sentimento. In questa seconda stagione il nostro Alberto vivrà molto in bilico tra testa e cuore, è il suo destino.

Nella serie il racconto di anni pieni di poesia…

Siamo alla fine dei Sessanta, anni che entrano prepotentemente nelle vite dei personaggi, si respira un’aria magica, tutti abbiamo potuto apprezzare quella grande attenzione al dettaglio, così magistralmente riprodotta in scena dalle maestranze. Ci si è presi cura di ogni piccolo particolare per rendere la narrazione sempre più credibile e aiutare cast e spettatori a lasciarsi avvolgere da questa atmosfera.

Come spiega il successo internazionale di “Cuori”?

Raccontiamo bene un Paese che puntava all’eccellenza, nel caso specifico quella del reparto di cardiochirurgia de Le Molinette, una realtà all’avanguardia. Dietro questo successo c’è però anche la grande capacità italiana di raccontare le storie d’amore.

Come ci si prende cura del proprio “cuore”?

Dal punto di vista medico… con uno stile di vita sano, una buona alimentazione e attività fisica (ride). Umanamente, avendo il massimo del rispetto verso se stessi.

Daniele Pecci è Cesare Corvara

L’immagine dell’Italia viaggia nel mondo grazie alla serialità…

Con “Cuori” stiamo raccontando un periodo storico piuttosto felice dell’Italia, florido, pieno di speranza e di eccellenze, di voglia di fare e di sperimentazione. La serie ha mostrato al mondo la grandezza di un ospedale, all’avanguardia per quello che riguardava il trapianto di cuore, la creazione della macchina cuore polmone. In questo modo siamo riusciti ad approfondire un pezzo importante della nostra storia, un’operazione molto interessante per comprendere che tipo di Paese siamo e siamo stati.

Come evolve il personaggio del dottor Corvara?

Non è certo un periodo facile per lui, da una parte rimane lo scienziato che abbiamo conosciuto nella prima stagione, proiettato nello studio, attento al suo ospedale, dall’altra ritroviamo un uomo che deve fare sempre di più i conti con la malattia, con la perdita dell’amore. Dovrà imparare a ripartire da zero, nella vita come nella professione. Sarà una bella avventura umana, credo che per lo spettatore sarà interessante vedere come risalirà la china.

Come si “cura” il cuore?

Questa è la domanda delle cento pistole… Non saprei, probabilmente lasciando entrare solo le cose belle, dando spazio al positivo. A volte però, come nel caso di Corvara, potrebbe non essere sufficiente perché, per quanto lui eccella nella professione, l’incontro con l’amore di una donna molto giovane lo espone a pericoli, a situazioni che lo rendono sempre più vulnerabile.

Andrea Gherpelli è Mosca

Un racconto sempre un po’ in bilico tra i battiti del cuore e le ragioni della testa…

Tra cuore e testa c’è una continua invasione di campo, non esiste mai una separazione netta, a volte si riesce a tenere a casa il cuore, altre si esce completamente dai binari. Mosca questo lo sa bene, deraglia spesso, un comportamento, purtroppo per lui, molto spontaneo. Dovrà però accorgersi che bisogna farsi scrupoli delle proprie azioni.

Come considera il periodo storico che racconta la storia?

Sono anni pieni di poesia, caratterizzati da uno spiccato senso del bello, un’epoca che si racconta anche attraverso le musiche e nella quale si assecondava il desiderio di abbattere le distanze. La gente aveva la necessità di guardarsi a fondo, di toccarsi, di animare il proprio cuore, qualcosa che stiamo perdendo, oggi siamo più propensi a dare spazio ai social network, invece di vivere la magia di un incontro.

Cuori e l’amore del pubblico internazionale…

Questa è una storia che non ha confini, è soltanto ambientata in Italia, ma è costruita con ingredienti che fanno parte dell’essere umano. Il cuore, d’altra parte, si sa, è uno zingaro e va.

Bianca Panconi è Virgina Corvara

Bentornata “Virginia”…

Il pubblico ha ritrovato una ragazza più matura e sicura di sé, non più la ragazzina “ribelle” che non sapeva quale direzione prendere nella sua vita. In questa seconda stagione si percepisce il forte desiderio di ricominciare.

Come manifesta questa sua nuova consapevolezza?

Virginia è apparsa fin da subito come un personaggio all’avanguardia, nello stile e dell’atteggiamento. Dopo una delusione sentimentale ha il coraggio di lasciare Torino e, per sette mesi, si trasferisce a Parigi per studiare. Al suo ritorno in Italia è una ragazza più consapevole delle sue capacità, meno attenta all’abbigliamento e più concentrata sul proprio sviluppo intellettuale.

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Amiche (e rivali)

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Paola e Simona. In gara il sabato sera su Rai 1 a “Ballando con le Stelle”, padrone di casa la domenica mattina a “Citofonare Rai 2”. Il RadiocorriereTv incontra le due popolari conduttrici

Come è andata la partenza della terza stagione del vostro programma?

SIMONA: Assolutamente bene, c’era e c’è la felicità di ritrovarsi. Attraverso la nostra amicizia abbiamo creato una cosa molto divertente, uno show di intrattenimento leggero, puro al cento per cento, “Citofonare Rai 2” sta andando nella direzione che noi vogliamo.

Quali le novità?

PAOLA: Innanzitutto si comincia prima, alle 10.30. Con noi c’è Gene Gnocchi ospite fisso, che si è creato un ufficio speciale, l’ufficio “di Gene”. È lui a riferirci il sentiment del pubblico, anche se molto spesso le cose se le inventa (sorride). Con noi ci sono sempre Valeria Graci e Antonella Elia. Abbiamo anche un nuovo gioco musicale con la nostra band l’Isola delle rose.

Due amiche sempre più amiche, come si costruisce un rapporto professionale partendo dall’amicizia?

PAOLA: Con la stima reciproca e con il rispetto.

SIMONA: Con grande lealtà.

Cosa ha aggiunto questa esperienza al vostro rapporto?

SIMONA: Siamo sempre più unite, ci confidiamo, ci aiutiamo. Non parlo solo di lavoro, è un’amicizia vera, quasi una parentela.

PAOLA: Sicuramente conoscenza, perché la nostra è comunque un’amicizia fresca, di poco tempo. Una frequentazione assidua ci ha fatto conoscere molto meglio.

Che cosa avete scoperto, di più, l’una dell’altra?

PAOLA: Che Simona è esattamente quella che avevo immaginato. Una persona schietta e leale, una professionista molto seria e dedita al lavoro.

SIMONA: Che Paola è una persona molto buona, generosa, cosa che avevo già intuito.

Quando la si pensa diversamente, o qualcosa non va, cosa succede?

PAOLA: È normale non pensarla sempre allo stesso modo e in tal caso ci si confronta. Quando c’è l’educazione si parla e si individua la soluzione migliore.

SIMONA: Se c’è qualcosa che non va, ad esempio nel lavoro, ci sentiamo io e Paola, ne parliamo, poi condividiamo con tutto il gruppo.

In che cosa siete totalmente diverse?

SIMONA: Forse nella follia, ma lo siamo sempre meno. Quando abbiamo iniziato avevamo prerogative di carattere differenti. Nel tempo ci siamo mischiate e unite: io ho dato a lei un po’ di follia, lei mi ha dato un po’ più di razionalità.

PAOLA: In video Simona ha più un’attitudine a mostrarsi, io sto più in difesa.

A cena insieme di che cosa parlate?

SIMONA: Non di televisione. Abbiamo tanto in comune, anche se lei è già nonna e io spero di diventarlo più tardi possibile (sorride).

PAOLA: Di figli, di famiglia, come accade tra le donne che vanno a cena da sole. Parliamo di tutto tranne che di lavoro.

Che cosa rimane dello stupore degli inizi della vostra carriera?

PAOLA: Tutto, quando parto con un nuovo progetto c’è lo stesso stupore di un tempo, sento le farfalle nello stomaco. Accade a ogni prima puntata (sorride). È adrenalina, è linfa vitale.

SIMONA: Sono ancora emozionata e curiosa di fare cose nuove. È tutto come all’inizio.

Cosa provate se vi ripensate agli esordi?

SIMONA: Che non ho mollato mai!

PAOLA: Mi faccio tanta tenerezza. Non ero ragazza, ma una bambina. Avevo 16 anni e all’epoca a quell’età si era veramente bambini. Mi ricordo spaurita, non conoscevo niente della vita, tutto era difficile.

In che cosa il mondo dello spettacolo vi ha deluso e vi ha sorpreso?

PAOLA: Come in tutti i lavori si vivono momenti diversi, talvolta hai soddisfazioni altre hai delusioni. A stupirmi ancora oggi è l’ansia che provo prima di una prima. C’è ancora dopo quarant’anni, ma credo che se facciamo questo lavoro è anche per quell’energia lì.

SIMONA: Anche nelle delusioni ho sempre trovato il lato positivo, mi sono servite a crescere, a migliorare. Siamo un po’ un’azione in borsa, l’ho sempre avuto chiaro, possono esserci up e down (sorride). L’importante è essere sempre qui. Bene o male, anche quando non ero nella Tv generalista, ho sempre lavorato, e il pubblico mi ha seguito e voluto bene. Un grande orgoglio.

Che cosa significa confrontarsi con il pubblico della domenica mattina?

SIMONA: È un pubblico nuovo, che abbiamo scelto, è stato bello poter crescere e coprire una fascia difficile. Piano piano, con il lavoro e l’entusiasmo, siamo riuscite a riempire uno spazio che non c’era.

PAOLA: Quando scrivi un programma, e “Citofonare Rai 2” l’abbiamo scritto Serena Costantini e io, pensi sempre al pubblico a cui ti stai rivolgendo, cercando di arrivare con empatia e con il sorriso nelle case di chi ti guarda.

Da complici ad avversarie in pista… sta per arrivare “Ballando con le stelle”…

PAOLA: Esatto! C’è tanta ansia, ma ci sono anche entusiasmo e curiosità perché è una sfida nuova, che mi permette di mettermi in gioco in modo diverso rispetto a ciò che ho fatto fino ad ora.

SIMONA: Siamo avversarie per modo di dire. Certo, anche se ci vogliamo bene, la competizione c’è, con grande affetto, grande amore.

Cosa vi ha convinte a partecipare, a fare fatica in sala prove per tante settimane?

SIMONA: Milly! È stata fondamentale, me ne ha parlato durante “Il cantante mascherato”, ha avuto l’idea di mettere le componenti di una coppia l’una contro l’altra.

PAOLA: Milly mi ha convinto a mettermi di nuovo alla prova con me stessa. Per quanto riguarda la fatica non mi spaventa, è l’ultimo dei miei pensieri.

Cosa temete di “Ballando”?

PAOLA: Di non essere in grado di ballare, ad esempio… vedendo che non l’ho mai fatto nella mia vita (sorride). Non mi spaventa mostrare quello che veramente sono, con le mie fragilità, le mie insicurezze. Fa parte di un processo di consapevolezza che credo fondamentale. Quando ti conosci così bene da non temere il giudizio degli altri hai raggiunto un obiettivo importante.

SIMONA: Non temo niente, devo solo stare attenta a gestire bene le energie. Ho paura di farmi male, non sono più quella di vent’anni che faceva l’ISEF e praticava tanti sport contemporaneamente.

Che spazio ha la Tv nella vostra vita?

PAOLA: Un lavoro bellissimo che ho il privilegio di fare, ma non viene prima dei miei affetti, della mia famiglia.

SIMONA: È il mio lavoro principale pur non essendo l’unico. Con il mio compagno Giovanni Terzi abbiamo una società di produzioni che realizza documentari, attività che mi dà grande soddisfazione.

Che cosa dite a voi stesse quando vi guardate allo specchio…

SIMONA: Mi dico che non ho mollato mai. Crederci sempre arrendersi mai è il claim della mia vita.

PAOLA: Mi do una pacca sulla spalla e mi dico brava, perché ho fatto tanta strada in salita, anche con me stessa, e ho retto botta comunque. Sono qui oggi con il sorriso, l’entusiasmo, la conoscenza e la consapevolezza.

Quale giravolta siete pronte a fare nella vostra vita?

PAOLA: Vivo molto il presente e sono per il qui e ora. Sono pronta a tutte le giravolte che la vita mi presenterà e che avrò voglia di fare.

SIMONA: Ogni giravolta. Ho sempre gettato il cuore oltre l’ostacolo. Può andar bene o può andar male, ma dopo non ho rimpianti.

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