Un documentario che racconta la storia del Festival della canzone italiana e dei grandi artisti che lo hanno reso unico. in onda mercoledì 21 febbraio in prima serata su Rai 1
Da più di settant’anni, il Festival della canzone italiana invade le cronache, il costume e il panorama musicale del nostro Paese. Un caso unico al mondo, non solo per la sua longevità, ma per il suo enorme impatto. Il Festival di Sanremo, con i suoi pregi e i suoi difetti, rappresenta in qualche modo l’Italia, la nostra storia e il nostro carattere nazionale. Ogni anno, l’Italia intera si ferma di fronte ad un evento così popolare da esser diventato un fenomeno mediatico. “Perché Sanremo è Sanremo”, in onda mercoledì 21 febbraio in prima serata su Rai 1, racconta una storia fatta di grandi sorprese, di forti scandali, di enormi successi, di un evento drammatico, di pesanti polemiche, di grandissimi ospiti noti in tutto il mondo, di bellissime canzoni e di messaggi alla Nazione. Il documentario racconterà gli eventi politici e di cronaca che hanno attraversato l’Italia in quegli anni, e i personaggi, cantanti, autori e produttori che hanno animato la storia musicale del Festival. Un caleidoscopio di storie ed eventi, canzoni e canzonette, personaggi e comparse, raggruppate in un unico grande racconto popolare che ci racconterà “perché Sanremo è Sanremo”. Rai Documentari rende omaggio alla storia del Festival della canzone italiana e ai grandi artisti che lo hanno reso unico. Un viaggio all’insegna della musica, alla scoperta delle storie, le emozioni e la magia del palco dell’Ariston. Una serata speciale dedicata al Festival che da settant’anni rappresenta l’Italia e la sua eccellenza musicale.
I fatti e i loro protagonisti di gente comune e non. Il sabato in seconda serata su Rai 2 c’è “Tg2 Storie”, il RadiocorriereTv incontra la curatrice
Un appuntamento amato dal pubblico che si rinnova, il sabato sera c’è Tg2 Storie…
Raccontiamo storie di personaggi conosciuti e di persone comuni, per capire di che colore siano le loro vite. Per farlo ho ritenuto che fosse utili unire alla parte di reportage in esterna, interviste in studio, il programma ha adottato così una formula mista. Il nuovo Tg2 Storie propone anche la personalità di chi lo conduce e lo cura, perché ognuno di noi ha una propria biografia, una storia personale e professionale, un approccio. Io porto anche il mio essere cronista, le tematiche che ho approfondito nel corso degli anni. Nella puntata in onda sabato 24 febbraio ospiterò in studio Santo Versace, ci occuperemo anche degli orfani di femminicidio, tema di drammatica attualità, con una conversazione tra Carmelo Calì, l’uomo che alcuni anni fa adottò i figli della cugina uccisa, e uno di questi ragazzi. Il tema non è creare scalpore, emozione, bensì affrontare una problematica da più punti di vista, attraverso le testimonianze dei protagonisti.
Cosa significa raccontare la contemporaneità utilizzando lo strumento dell’intervista…
Mi permetto di citare l’esperienza accumulata negli anni trascorsi a “Tv7” e a “Speciale Tg1”, dove ho sempre raccontato la vita delle persone, la loro quotidianità. Siamo spesso portati a vedere la vita della gente comune come ordinaria, ma non è così. Sono proprio loro, molto spesso, ad avere delle risorse da offrire agli altri, e a fornire alla narrazione spunti interessanti. Lo straordinario è ben presente anche nell’apparente ordinario. In questa nuova versione di “Tg2 Storie” puntiamo a una cura ulteriore nello stile narrativo a partire dalla grande attenzione all’immagine. Il nostro racconto deve mettere sempre più al centro la storia delle persone.
C’è una storia che ti piacerebbe raccontare più delle altre?
Sono molto curiosa e questo mi porta sempre ad ascoltare con attenzione gli altri. A cogliere tanti spunti interessanti. Se penso a un personaggio pubblico dico Patty Pravo, vorrei che mi parlasse a cuore aperto. L’abbiamo sempre vista nelle sue performance, vorrei incontrare Nicoletta, i suoi pensieri, le sue emozioni. Vorrei incontrare nuovamente Giovanni Allevi, vederlo sul palco di Sanremo è stato un tuffo al cuore. Vorrei anche raccontare le persone che scelgono la solitudine, che vivono da eremita. Anche la solitudine, l’isolamento, hanno un grande fascino. Mi pongo sempre la domanda “cosa c’è dietro al silenzio”?
Raccontare storie in Tv, cosa può ancora dare, nell’era della rete, il piccolo schermo?
Se un tempo la televisione era il focolare di fronte al quale si riunivano le famiglie, oggi la Tv è sempre più una scelta. Nell’era di Internet molto è cambiato, ma sono certa che la qualità continui a pagare. I programmi di approfondimento, la divulgazione, ma anche l’intrattenimento intelligente, possono ancora offrire chiavi di lettura della realtà, possono raccontare chi siamo e indicarci dove stiamo andando.
Obiettivo è quello di attrarre anche un pubblico giovane…
La Tv è vista per lo più da persone adulte, ma può dare molto anche ai più giovani, esempio ne sono quanto fatto da Amadeus con il Festival di Sanremo e la grande offerta della piattaforma della Rai.
Promessa del cinema e della Tv è tra i protagonisti di “Mare Fuori” nei panni di Micciarella, ruolo che ricopre anche a teatro. L’attore napoletano al RadiocorriereTv: «Sono grato al pubblico. Spero di continuare a fare questo lavoro ma senza perdere il contatto con la vita reale». Su Rai 2 il mercoledì in prima serata e su RaiPlay
Come ritroviamo e dove va Micciarella in questa quarta stagione?
È un Micciarella diverso da quello della teza stagione. Il primo affrontava le situazioni in maniera giocosa, a lui piaceva scherzare con gli altri ragazzi dell’IPM, voleva sempre fare festa e divertirsi. Nella quarta stagione invece il suo comportamento cambia, diventa cupo, scontroso, arrabbiato, e non riesce a vedere con lucidità le vicende che gli girano attorno. Vuole sentirsi indispensabile e inizia per lui un cammino diverso.
Giovanissimo ma con una carriera importante alle spalle, cosa rappresenta per te “Mare Fuori”?
Ho iniziato all’età di tre anni per gioco grazie a mio padre Vincenzo Pirozzi, attore, sceneggiatore e regista. Lui fu chiamato da una nota casting che gli chiese di portarmi al provino per un film perché cercavano un bambino della mia età. I miei genitori decisero di farmi provare, ero piccolissimo quindi senza pretese, mi presero… Venni scelto per Benvenuti al Nord il film di Luca Miniero. Poi ho avuto la fortuna di continuare e lavorare in tanti altri progetti importanti e dall’iniziare come un gioco, è diventato oggi il mio lavoro, ed è ciò che vorrei continuare a fare nel mio futuro. “Mare Fuori” mi ha dato in poco tempo notorietà e successo e gliene sono grato.
Cosa ti sta insegnando questa esperienza in Tv e a teatro?
La TV, e in particolare “Mare Fuori”, mi hanno reso quasi subito popolare e mi stanno insegnando molto, prima di tutto che bisogna essere riconoscenti al pubblico che ci segue e che ci ama, e che non bisogna perdere di vista la nostra vita reale: io sono un ragazzo di 16 anni, vado a scuola, frequento i miei amici di sempre e vivo con i piedi per terra. Ho avuto la fortuna di vivere i palchi teatrali da quando ero molto piccolo, sempre grazie a mio padre che gestiva il teatro del mio quartiere, la Sanità. Ho imparato molto da queste esperienze, ho ricevuto i miei primi applausi, delle emozioni incredibili. Con “Mare Fuori” il musical, torno a teatro dopo un anno. Mi sentivo arrugginito ma poi il palco, l’amore del pubblico mi hanno completamente travolto, sono felice. Lavoro sodo e con determinazione per qualsiasi progetto mi ritrovo a vivere.
Che cosa rappresenta per te la libertà?
Per me una persona libera è una persona che vive, dobbiamo essere capaci di non farci imprigionare dai nostri demoni. Per quanto strano possa sembrare, “Mare Fuori” mi dà l’idea di libertà, perché dà ai ragazzi l’opportunità di sperare: la vita è un dono prezioso e solo noi possiamo fare in modo che sia unica e libera.
Se potessi dare un consiglio al tuo personaggio, quale sarebbe?
Se Giuseppe potesse dare un consiglio a Micciarella sarebbe sicuramente “Micciare’ fa o brav!, rifletti di più prima di agire. Vivi la tua età in maniera più spensierata e felice godendoti le piccole e le grandi cose”.
Un pensiero a tuo “fratello” Cucciolo e a Francesco Panarella…
Francesco per me è un fratello, da quando ci siamo conosciuti abbiamo avuto da subito una grande sintonia. Abbiamo un legame stabile e fortissimo, ci aiutiamo, ci consigliamo sul set e fuori dal set, gli voglio un bene dell’anima. Cucciolo per Micciarella è il fratello maggiore a cui non rinuncerebbe mai. Cucciolo è la sua vita.
Il RadiocorriereTv incontra gli interpreti degli amatissimi Saverio Lamanna e Peppe Piccionello
Saverio e Peppe, un’amicizia che non teme niente e nessuno…
CENTAMORE: Il nostro rapporto si fortifica, si rafforza ancora di più. In questa terza stagione Saverio Lamanna si mette a dura prova con questioni sentimentali. Arrivano due nuovi personaggi, interpretati da Serena Iansiti ed Eugenio Franceschini, che entrano a fra parte della vita sentimentale di Saverio e di Suleima. Piccionello è nel mezzo, viene messo a dura prova.
GIOÈ: Si consolida questa amicizia e Saverio Lamanna non può fare a meno del suo amico.
CENTAMORE: Piccionello è molto più presente anche nelle investigazioni.
Una sintonia piena, dove finiscono i due personaggi e dove iniziano invece Claudio e Domenico?
CENTAMORE: Non sappiamo mai quali siano i confini. Quando giriamo in Sicilia non è chiaro dove finisca il lavoro, io e lui siamo sempre Lamanna e Piccionello (sorride).
GIOÈ: I confini sono molto labili (sorride).
Qual è il filo conduttore che lega tra loro le puntate e tutta la vicenda?
GIOÈ: È sempre la ricerca della verità in tutta la realtà che circonda il mondo creato da Gaetano Savatteri. A fare la bussola è ancora una volta il ritorno al passato, alla memoria, alle tradizioni più intime. La terza serie propone quattro nuovi casi. Lamanna inizialmente vuole tenersi lontano dai gialli, dal poliziesco, vuole dedicarsi a un romanzo distopico ambientato in Sicilia, un po’ di fantascienza, un po’ apocalittico, ma il richiamo all’indagine sarà molto forte e giocoforza Lamanna tornerà alla sua vecchia passione.
Qual è lo strumento che consente ai vostri personaggi di affrontare e vincere le loro sfide?
GIOÈ: Per affrontare le sfide del contemporaneo dobbiamo guardare sia al passato che al presente, sempre con l’ansia di verità. Senza non avremmo modo di evolvere.
CENTAMORE: Peppe Piccionello tiene alla tradizione, alla memoria. Il passato è per lui modello. Di Saverio Lamanna apprezza prima di tutto la correttezza.
La Sicilia ancora una volta protagonista della serie…
GIOÈ: Abbiamo attraversato posti diversi dalle scorse stagioni, siamo stati a Favignana, a Mazara del Vallo, a Gibellina. Luoghi tutti da scoprire. La regia di Monica Vullo e di Riccardo Mosca ha saputo valorizzare al massimo questi scenari, rendendoli protagonisti della storia, non lasciandoli solo come sfondo. La Sicilia risuona nella vita e nell’animo dei nostri personaggi.
«Gloria è piena di passione, energia, spesso ingombrante e attraversa le vite degli altri con forza, prepotenza ma immenso amore. Ci si scorda difficilmente di una donna così» racconta l’attrice romana che ritorna sulla rete ammiraglia con un progetto ambizioso e irriverente. “Gloria” di Fausto Brizzi arriva su Rai 1 lunedì 19 febbraio e poi 26 e 27 febbraio
Chi è Gloria Grandi?
Per me una grande sorpresa. È un personaggio inusuale, non convenzionale, a tratti bizzarro, molto diverso da quelli che ho interpretato fino a oggi. È una donna con molte sfaccettature, sicuramente non inserita nei soliti cliché femminili, può risultare sorprendente, a volte discutibile, direi politicamente scorretta, un po’ come me. Gloria è piena di passione, energia, spesso ingombrante, attraversa le vite degli altri con forza, prepotenza ma immenso amore. Ci si scorda difficilmente di una donna così!
Cosa l’ha colpita di più di questa donna?
Non sempre si ha l’opportunità di interpretare ruoli di questo genere, mai scontati, audaci. L’ho capito fin dalla lettura della sceneggiatura, un personaggio così ben delineato, una donna “scomoda”, a tratti poco accogliente, che vive la vita in una maniera talmente bizzarra da risultare spesso incomprensibile. Una diva sulla via del tramonto che fa di tutto per non essere dimenticata e tornare alla ribalta, senza però pensare alle conseguenze delle sue scelte. Interpretarla è stata una sfida molto divertente.
Ritrovare sullo stesso set Massimo Ghini…
Lavorare con Massimo è come stare a casa, tra noi c’è feeling, affetto, stima, siamo legati da una bellissima amicizia. Manlio, il personaggio che interpreta, è il fido consigliere e complice di Gloria, era fondamentale avere accanto un attore con il quale questo tipo di rapporto venisse spontaneo per essere credibile. Ghini poi è perfetto per interpretare un personaggio cinico, divertente, istrionico come Manlio.
Qual è il rapporto tra Gloria e il suo manager?
C’è una forte intesa, sono come il gatto e la volpe, ma legati da un grande affetto. Lui conosce tutti i punti deboli di questa donna, la rappresenta anche professionalmente perché probabilmente è l’unico in grado di gestire il suo carattere ingombrante, il solo, forse, che in qualche modo ascolta. Manlio regge le fila del racconto con Gloria, costruiscono e distruggono insieme, è in tutto e per tutto il complice in tutte le follie…
Ogni diva ha però bisogno di un assistente…
Ho avuto l’onore di avere al mio fianco un’attrice bravissima in un ruolo assolutamente inusuale. Con Emanuela Grimalda abbiamo avuto la possibilità di sperimentare un rapporto bizzarro e strano tra i nostri due personaggi: lei è un po’ la mia la mia badante tuttofare, ma anche il mio “grillo parlante”.
Ci racconta la famiglia di Gloria?
Disfunzionale, caciarona ma piena di amore e passione, che vive le emozioni al cento per cento, anche gli scontri. Non è certamente tradizionale, ma c’è unità e, ovviamente, gira tutto intorno a Gloria che sottoporrà tutti i componenti della sua famiglia, figlia e fratello in particolare.
E il rapporto con la figlia?
Gloria ha una figlia meravigliosa che ama profondamente, ma Gloria è Gloria e si rapporta con tutti nella stessa maniera. Cerca supporto, comprensione e adorazione, si appoggia a Emma come se fosse lei la madre, con un ribaltamento dei ruoli che crea tensioni e incomprensioni. La figlia conosce la fragilità della madre, ma vorrebbe essere ascoltata, accolta e incoraggiata, qualcosa che questa donna fatica a fare, perché pretende amore, ma difficilmente lo sa restituire. O almeno così sembra…
Non dobbiamo però dimenticare un ex marito…
Alex è la figura romantica e malinconica della storia, un personaggio che dona umanità a questa donna. È passionale, caldo, ha un temperamento forte, proprio come Sergio Assisi che lo interpreta. Un guerriero romantico che ama la sua famiglia in maniera incondizionata e resta accanto a Gloria anche quando lei tratta male. In realtà questa donna ha un rapporto curioso con tutti gli uomini che, con ruoli e modi diversi, le ruotano intorno e sono affascinati da questa donna dai mille colori.
Quanta aderenza alla verità c’è nella serie sul dietro le quinte della vita degli artisti?
Direi abbastanza. Il nostro è un mestiere nel quale non ci si può nascondere, nel quale il consenso o la bocciatura la si vivono sempre in prima persona e, a volte, minano la serenità, la fiducia, la stima che tu hai di te stesso. Quando non ci sono successi, quando gli attacchi sono molto forti, nonostante le radici ben piantate per terra, ci sono grandi scossoni. È un mestiere faticoso sotto quest’aspetto. In America, dove c’è uno star system molto più forte che da noi, se qualcuno ha delle fragilità, il malessere viene fuori in maniera evidente. È un mestiere che mette parecchio a repentaglio la tua salute mentale, fortunatamente in Europa sentiamo meno questa problematica, perché non abbiamo quel tipo di consenso mondiale.
Cosa rende un artista un’icona senza tempo?
Credo la possibilità di interpretare un ruolo, staccandosi da se stesso, consegnando all’eternità il personaggio.
Per celebrare la festa degli innamorati, arriva su Rai 1 l’opera show più emozionante e visionaria di Claudio Baglioni. Mercoledì 14 febbraio in prima serata
San Valentino, il giorno dedicato all’amore e agli innamorati, verrà celebrato dalla rete ammiraglia Rai con il visionario ed emozionante progetto live che Claudio Bagioni ha scelto per l’inizio del countdown del suo addio alle scene, tra mille giorni. L’opera show più spettacolare ed epica dell’artista, “aTUTTOCUORE”, andrà in onda infatti su Rai 1 in prima serata mercoledì 14 febbraio. Firma la regia televisiva dell’evento di Rai 1 Duccio Forzano. La direzione artistica e la regia teatrale sono di Giuliano Peparini. La produzione è affidata a FriendsTv. In “aTUTTOCUORE” energia e passione si fondono per creare l’armonia perfetta tra musica, canto, danza, spazio, suono, performance, costumi, movimenti scenici, giochi di luce e immagini tridimensionali. Il cuore – primo strumento di ogni essere umano, percussione essenziale per la vita stessa di ciascuno di noi – è al centro di questa rappresentazione. Tutto, sul palco e intorno al palco, è ricerca di bellezza. Bellezza che semina bellezza. La musica, innanzitutto, grazie a una scaletta mozzafiato che raccoglie 38 straordinari successi senza tempo di un repertorio che non ha eguali dell’artista che ha segnato indelebilmente la storia della musica del nostro Paese, ricco di brani-manifesto che sono entrati a far parte del linguaggio e della cultura italiani e che continuano a regalare fascinazioni, emozioni e nuove energie a tre generazioni. Ma bellezza sono anche le coreografie, i 550 costumi originali, disegnati e realizzati appositamente per questi live, i movimenti scenici, la statuaria fisicità dei ballerini, l’energia e vitalità dei performer, le proiezioni e gli spazi e i tagli di luce creati dai 450 corpi illuminanti programmati dal light designer Ivan Pierri.
Sull’immenso spazio scenico 3D, nel quale tutte le dimensioni – orizzontalità, verticalità, profondità – vengono esplorate ed esaltate, la narrazione fonde i linguaggi del cinema e del teatro. Racconti per immagini, sviluppati – per la prima volta in un live di Baglioni – su grandi schermi e atmosfere, costumi e tatuaggi tribali che richiamano pellicole come “Mad Max” o “Codice Genesi” si mescolano, infatti, al ruolo e agli interventi di un coro che si ispira alla tragedia greca e a imponenti movimenti scenici che richiamano gli allestimenti teatrali delle rappresentazioni operistiche. Ben un centinaio, infatti, gli artisti sul palco: 21 polistrumentisti e 80 performers.
L’ex ragazza del Piper si racconta tra vita privata e successi professionali. Con immagini di repertorio e contributi di grandi artisti, in prima visione martedì 13 febbraio alle 21.20 su Rai 3
Un documentario, con la regia di Duccio Forzano, che ripercorre la vita privata e i successi discografici di una delle voci femminili più importanti della storia della musica italiana: Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo. L’artista ritorna nei luoghi della sua infanzia e si racconta attingendo al repertorio della sua memoria privata e professionale. È Venezia a fare da sfondo alla narrazione, dal Ponte Dell’Accademia fino alla Fondazione Guggenheim; in quei luoghi Patty Pravo ci rivela gli aneddoti legati ai suoi successi, partendo da “Ragazzo Triste” (1966), suo disco d’esordio, fino ad arrivare a “Harry’s Bar”. Alternandosi ad immagini di repertorio e contributi di grandi personaggi come Vasco Rossi, Laura Pausini, Ornella Vanoni, Nicoletta Mantovani, Elisa e molti altri, l’ex ragazza del Piper ci racconterà com’è arrivata a diventare icona indiscussa della musica italiana. Il documentario in prima visione è in onda martedì 13 febbraio alle 21.20 su Rai 3.
Rai 1 trasmette la fiction evento che racconta la vita di Goffredo Mameli, poeta ed eroe del Risorgimento. Il RadiocorriereTv incontra Riccardo De Rinaldis Santorelli, nel ruolo del protagonista, Amedeo Gullà (Nino Bixio), Chiara Celotto (Adele Baroffio). “Mameli” andrà in onda lunedì 12 e martedì 13 febbraio in prima serata
Dopo avere vissuto questa esperienza cosa evocherà in voi l’ascolto dell’Inno di Mameli?
DE RINALDIS: Questa esperienza è stata stupenda, ascoltare l’Inno evocherà in me sicuramente tanta gioia.
GULLA’: Prima di girare questo film il mio ricordo era legato ai Mondiali di calcio del 2006, ora avrà sicuramente radici più solide.
CELOTTO: Per me oggi questo canto acquisisce ancora più significato, lo ascolto con più consapevolezza.
Goffredo Mameli, Bixio, ragazzi che avevano la capacità di smuovere coscienze. Che idea vi siete fatti di quei giovani?
CELOTTO: Hanno avuto tanto coraggio e hanno scelto di condividere un messaggio con chi la pensava come loro, rischiando la vita per giungere all’obiettivo. La loro spinta emotiva e ideologica era molto forte.
GULLA’: Avevano percorsi e personalità diverse ma condividevano lo stesso ideale, e non è cosa scontata.
DE RINALDIS: È stato bello scoprirne l’umanità. Non mi aspettavo di trovarmi davanti personaggi tanto ricchi di sfumature.
Cosa più vi accomuna a quei giovani e ai vostri personaggi?
GULLA’: Ci accomuna l’essere ragazzi e il lottare per quello in cui si crede.
DE RINALDIS: I punti in comune sono tanti. Entrambi siamo romantici, crediamo nella libertà, nei diritti per i quali siamo pronti a lottare. Siamo entrambi due teste calde. Diversamente da Goffredo, capisco però quando è il momento di dire basta. Lui a volte non lo fa.
CELOTTO: Un forte senso di indipendenza, di determinazione.
Carlo Conti conduce due serate dedicate ai grandi successi del Festival. In giuria Loretta Goggi, Giorgio Panariello e Cristiano Malgioglio affiancati da Pupo, nel primo appuntamento, e da Iva Zanicchi nel secondo. Il 17 e il 24 febbraio alle 21.25 su Rai 1
Lo sbirro di penna Saverio Lamanna, l’amata Suleima, il formidabile Piccionello, insieme per affrontare nuovi casi di omicidio. Con Claudio Gioè, Ester Pantano, Domenico Centamore, per la regia di Monica Vullo e Riccardo Mosca. Da domenica 18 febbraio la terza stagione in prima serata su Rai 1
Torna su Rai 1 la serie tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri che nelle precedenti stagioni ha raccolto grande consenso di pubblico e critica. Sullo sfondo di una Sicilia autentica e verace, ritroviamo Saverio Lamanna, giornalista e scrittore, mancato investigatore. Nelle quattro nuove puntate dirette da Monica Vullo e Riccardo Mosca, Saverio (Claudio Gioè) dovrà affrontare nuovi intricati casi di omicidio che hanno al centro la terribile faida fra due sue ex fidanzate, un mistero che affonda le radici nella tragica storia di Gibellina, un antico amore di Marilù che viene ucciso nel corso di un festival letterario, un presunto incidente all’interno di un bellissimo centro termale. Ma non saranno solo questi delitti a metterlo alla prova. Perché mai come adesso Saverio e Suleima (Ester Pantano) scopriranno che l’amore funziona proprio come la chimica: ci sono elementi che hanno una naturale capacità di attrarre e legarsi ad altri e, quando lo fanno, distruggono i precedenti legami con altre sostanze. Ed è così che l’arrivo di due nuovi personaggi, Michela (Serena Iansiti) e Giulio (Eugenio Franceschini), rischia di trasformarsi in una catastrofe per i nostri i protagonisti. Perché Michela, se non ci fosse Suleima, sarebbe davvero perfetta per Saverio. E Giulio, se non ci fosse Saverio, sarebbe davvero perfetto per Suleima. No? Michela e Giulio arrivano come amici, ma sono tutt’altro che amici. In questo pericoloso gioco di affinità elettive Peppe Piccionello (Domenico Centamore), da vera Cassandra, sarà il solo a vederci chiaro fin dall’inizio. Riuscirà a impedire che avvenga l’irreparabile? «La Sicilia che abbiamo raccontato in ‘Màkari’ è una terra azzurra come il mare che la lambisce, celeste come il cielo che la avvolge, ma anche verde e ocra come le pietre, il tufo e il calcare che la rivestono – afferma la regista Monica Vullo – quella che abbiamo scelto di inquadrare è una terra piena di forza ed energia e crediamo di aver trasmesso queste caratteristiche alla nostra serie: ‘Màkari’ comunica forza a chi la guarda. La fiction è arrivata alla sua terza stagione e con la nostra regia abbiamo cercato di allinearci a un racconto già definito e collaudato e a delle immagini che avevano raggiunto il pubblico. Ci siamo trovati catapultati all’interno di un team affiatatissimo, in cui ci siamo sentiti subito a casa. Abbiamo trovato interpreti straordinari, disponibili al gioco, mai spaventati dalle emozioni, pronti a calarsi con noi in un racconto sfaccettato, che parla direttamente al cuore degli spettatori alternando commedia, dramma e indagine. Quello a Màkari è stato un viaggio bello e interessante, in un luogo magico. Un viaggio che vi invitiamo a fare con noi».
La prima puntata della terza stagione
Un bizzarro appello dal passato: dopo tanti anni si fanno vive non una, ma ben due ex fidanzate di Saverio. E non si tratta semplicemente di due vecchie fiamme: Antonia e Serena erano rivali e la vicenda all’epoca finì malissimo, con strascichi e rancori. È passata una vita, eppure oggi Antonia e Serena sono divise da una nuova controversia: all’origine vi è una banale baruffa fra i due rispettivi figli, ma a quanto pare alla base della nuova faida c’è ancora l’antica contesa che aveva al centro il nostro Lamanna. Saverio viene quindi chiamato per cercare di porre rimedio, ma i suoi sforzi di mediatore cadono nel vuoto. Tanto che una mattina il marito di una delle due ex viene trovato morto, assassinato. Saverio, ora più che mai, non può tirarsi indietro e dovrà scoprire la verità sul delitto. Intanto due nuovi personaggi, Michela e Giulio, entrano nella vita di Saverio e Suleima. Si presentano come amici, ma chissà se sono davvero amici. E anche nella vita di Piccionello si apre una nuova pagina.
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