Al via la tredicesima stagione di una delle fiction più seguite di sempre. Insieme all’amatissimo prete-investigatore, interpretato dal grande Terence Hill, troviamo don Massimo, nei cui panni si cala Raoul Bova, sacerdote al primo impegno in una parrocchia. Con loro vecchi e nuovi amici: il maresciallo Cecchini (Nino Frassica), il capitano Anna Olivieri (Maria Chiara Giannetta), il colonnello Flavio Anceschi (Flavio Insinna), la perpetua Natalina (Nathalie Guetta), il pm Marco Nardi (Maurizio Lastrico). Da giovedì 31 marzo in prima serata su Rai1
E tredici!
Terence Hill e il suo don Matteo tornano sui teleschermi di Rai1 (e sulla
piattaforma RaiPlay) per dieci serate e altrettante avventure straordinarie.
Una stagione speciale, quella che entrerà nelle nostre case a partire da
giovedì 31 marzo, che vedrà l’attesissimo debutto nella serie di don Massimo,
interpretato da Raoul Bova. “Don Matteo” rimane fedele a se stesso, continuando il viaggio
nella vita e nella società di oggi, ma al tempo stesso si rinnova, dimostrando
di stare al passo con i tempi, mantenendo sempre lo sguardo positivo e la
convinzione che sia sempre possibile cambiare e avere una seconda possibilità. I numeri della serie sono i veri testimoni
di un successo planetario: 256 gli episodi realizzati, 1.659 (tra repliche e
prime Tv) i passaggi solo su Rai1. A seguire Hill-don Matteo nelle sue indagini
sono stati nel corso degli anni i telespettatori dell’America Latina e quelli
degli Stati Uniti, del Giappone e dell’Australia e, ovviamente, del Vecchio
continente. “Vorrei ringraziarvi
tutti, – ha detto Terence Hill intervenendo da Los Angeles alla conferenza
stampa di presentazione della tredicesima stagione – in particolare il pubblico
perché senza di voi che seguite Don Matteo da tanti anni, Don Matteo non
esisterebbe. Da quando ho lasciato il set, ancora vi penso. Un grande abbraccio
a tutti, agli attori, alla troupe e a Luca Bernabei che mi ha sempre fatto
lavorare bene”. La serie è prodotta da Lux Vide e da Rai Fiction. “La longevità
di Don Matteo – ha affermato Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction – ci
ha permesso di diventare un brand, un marchio che continuiamo a esplorare nella
sua evoluzione, nel coraggio e nella possibilità di cambiare. Nel frattempo,
ricordiamo che questa è stata una grande palestra per molti attori, per registi
e anche per noi, perché 22 anni sono tantissimi. Un grazie davvero a tutti”. Dietro
la macchina da presa, in questa tredicesima stagione, Francesco Vicario, Riccardo
Donna e Luca Brignone.
Le grandi sfide della scienza e gli interrogativi dell’umanità. Da sabato 12 marzo alle 21.45 su Rai 3 il nuovo programma di approfondimento e divulgazione scientifica. «Conoscenza come dimensione umana e desiderio di raccontare quello che avviene alle frontiere della ricerca» afferma la conduttriceC
Che cos’è la quinta dimensione?
Albert Einstein ci ha mostrato un universo in quattro dimensioni, le tre dello spazio e la quarta del tempo, però i fisici già ritengono che possano esistere delle dimensioni aggiuntive. Abbiamo chiamato il programma “Quinta dimensione” per esprimere la nostra intenzione di raccontare quello che avviene alle frontiere più avanzate della ricerca, ma allo stesso tempo, per come la intendiamo noi, la quinta dimensione è anche quella della conoscenza, del desiderio degli esseri umani di indagare la natura, di capire come funziona quello che ci circonda, della curiosità che ci rende umani.
Dove ci porterete con la prima puntata?
La prima puntata sarà un po’ un tirare le fila di tutto quello che ci è accaduto negli ultimi anni, quelli della pandemia, per fare il punto sulle grandi domande, che in molti casi sono rimaste in sospeso, anche perché i fatti si sono succeduti in modo molto veloce. Ci chiederemo come abbia avuto origine tutto, se saremo costretti a vivere altre emergenze di questo tipo, come si sono sviluppati i vaccini e i farmaci. Affronteremo le grandi questioni sullo sviluppo della pandemia, ma cercheremo anche di capire cosa abbiamo imparato e cosa potrà portarci dei buoni frutti in futuro. Infine, ci domanderemo quali altre emergenze potremmo dovere affrontare e come sapremo affrontarle alla luce di quello che abbiamo vissuto.
Il suo libro “Le grandi epidemie” (Donzelli) è stato quasi profetico alla luce di quanto accaduto, e così ci chiediamo a che punto siamo nella lotta al covid? Questa lezione a cosa ci è servita?
Ho sempre pensato che, tutto sommato, questa pandemia ci sarebbe servita a capire che le grandi emergenze. Le difficoltà, in particolare quelle dei cambiamenti climatici, si vincono solo compatti come esseri umani, vedendo però ciò che sta accadendo in questo momento del mondo, da questo punto di vista si perdono un po’ le speranze. Credo che l’insegnamento principale della pandemia avrebbe dovuto essere che abbiamo nemici comuni, come umanità, e che vanno affrontati in maniera compatta. Penso che, dal punto di vista strettamente dell’epidemia, la parte peggiore sia dietro di noi, perché adesso abbiamo dei vaccini, sappiamo come farne eventualmente aggiornati se dovessero comparire delle mutazioni particolarmente preoccupanti del virus, cominciamo ad avere dei farmaci. Insomma, è finito l’effetto sorpresa, quello che ci ha messo più in difficoltà. Cominciamo a essere ragionevolmente immunizzati come umanità, quindi, starà probabilmente succedendo quello che i ricercatori hanno previsto sin dall’inizio, ossia che saremmo andati incontro a ondate epidemiche sempre meno forti e dalle conseguenze sempre meno gravi. Credo che possiamo augurarci di essere sulla via d’uscita. Il problema è che in qualche modo questa epidemia non è stata che un assaggio della grande emergenza rappresentata dai cambiamenti climatici, che dobbiamo affrontare tutti insieme.
Sottotitolo del programma è “Il futuro è già qui”, ma il futuro nasce dai successi e dagli insuccessi del presente, del passato recente. Quali sono le grandi conquiste degli ultimi cinquant’anni e quali, invece, le occasioni perdute?
Il futuro è già qui perché, effettivamente, quello che accadrà nel nostro futuro lo stiamo decidendo e impostando adesso. Quello che ha messo in luce l’epidemia è che se si fanno degli sforzi molto grandi e con grande determinazione la conoscenza accelera in maniera veramente straordinaria. Possiamo pensare che i semi per i vaccini a RNA che stiamo utilizzando adesso, siano stati messi trenta, quaranta anni fa, ma probabilmente farmaci a RNA paragonabili a questi li avremmo ottenuti fra diversi anni, se non ci fosse stata la straordinaria accelerazione data dai fondi e dalle energie profusi per far fronte alla pandemia. Negli ultimi decenni abbiamo perso l’occasione a livello planetario di affrontare molto meglio il problema energetico, che porta all’emissione di una quantità di gas serra che mette in crisi la nostra possibilità di sopravvivenza sul Pianeta come specie. Credo sia il grande rimpianto che possiamo avere come comunità. D’altro canto, se guardiamo alle conoscenze scientifiche che avevamo nel 1970 e a quelle che abbiamo oggi, agli strumenti che abbiamo dal punto di vista medico, tecnologico, dell’efficienza energetica, è chiaro che di occasioni ne abbiamo colte moltissime.
In un altro suo libro, “Confini invisibili” (Mondadori), ci ricorda come l’uomo non sia il padrone della Terra ma un ingranaggio, forse anche uno dei più fragili. Oggi sembriamo avere maggiore consapevolezza della necessità di affrontare le emergenze, quali sono le priorità del pianeta Terra?
La grande emergenza ha a che fare con il fatto che qualcosa come il 70 per cento degli uccelli che abita sulla Terra è pollame per la nostra alimentazione. Allo stesso tempo, una percentuale impressionante di mammiferi presenti nel Pianeta è rappresentata da noi stessi e dai nostri animali da allevamento. Nell’ultimo secolo abbiamo plasmato, con una grande accelerazione, l’intero ecosistema Terra, di cui siamo una componente. Un ecosistema funziona quando tutte le componenti godono di buona salute. La grande sfida è quella di non tornare a un passato in cui le persone avevano una speranza di vita di 26 anni, se eravamo nell’Impero romano, o di 42 se eravamo nel 1901 in Italia. Vogliamo raggiungere una condizione in cui ci sia una qualità della vita che reputiamo accettabile e allo stesso tempo sostenibile.
L’energia, la gestione delle risorse, i conflitti a Est rischiano di farci fare scelte repentine, quali strade seguire?
I problemi complessi non hanno purtroppo soluzioni semplici, e questa è una cosa a cui dobbiamo in qualche modo rassegnarci. Ci troviamo di fronte a moltissime scelte da compiere, anche come cittadini, che hanno dei contro, oltre ad avere dei pro, e dobbiamo imparare a bilanciare pro e contro. Dal punto di vista della gestione energia c’è un problema enormemente complesso. In questi giorni si è parlato di riattivare le centrali a carbone che erano in via di dismissione in Italia. Ce ne occuperemo nella puntata sulla sostenibilità, in cui un esperto ci spiegherà come questa sia una soluzione sicuramente possibile ma non pensabile a lungo termine, una soluzione di emergenza. A lungo termine, invece, dovremo evidentemente trovare un bilanciamento di produzione di energia che ci porti a rinunciare ai combustibili fossili entro pochissimo tempo per ridurli drasticamente entro il 2030 e cercare di eliminarli entro il 2050. Questo ci porta a fare delle scelte: o puntare moltissimo sulle rinnovabili, o valutare se utilizzare per esempio certe forme di nucleare, che nel frattempo si stanno sviluppando. Sono decisioni che comportano pro e contro.
Il nucleare oggi è più sicuro che in passato?
È una tecnologia che diventa sempre più sicura, ma soprattutto, entro dieci anni e in un passo successivo entro venti, dovrebbero essere disponibili sistemi che permettano una drastica riduzione delle scorie, una maggiore sicurezza rispetto alle centrali tradizionali, parlo ad esempio di piccole centrali nucleari come quelle che alimentano alcuni sottomarini. Un sistema di centrali più sicuro, che produca meno scorie e che sia più efficiente. Però è cruciale capire se la cittadinanza le vorrà utilizzare.
La scienza è al centro della sua vita, alla vigilia dell’8 marzo possiamo dire che il ruolo e le capacità delle donne siano sempre più determinanti nel terreno della ricerca?
Credo che possiamo dire che anche nella scienza non si può fare a meno delle donne, che non ci si può permettere di rinunciare a quel 50 per cento di creatività e di intelligenza che rappresentano nella popolazione mondiale. Ne parleremo in una delle puntate, in cui racconteremo la figura di Rosalind Franklin e la scoperta della struttura del DNA. Lei è diventata un po’ l’emblema del mancato riconoscimento, nella storia, del ruolo delle donne nella scienza, situazione che tuttavia il mondo della scienza affronta ormai da anni in maniera molto seria. Questo dovrebbe avvenire anche in altri campi, con la consapevolezza che le donne a volte incontrano ostacoli ingiustificati nella loro carriera.
A chi dedica la “Quinta dimensione”?
Mi piacerebbe dedicarla alle nuove generazioni, perché il futuro è già qui, ma il futuro è soprattutto loro. Contribuiranno molto presto a cominciare a costruirlo perché, per come siamo strutturati come società, facciamo sin da piccoli delle scelte importanti. Sarebbe bello coinvolgere da subito i giovani nel dibattito sulla scienza. ν
È il volto della notte di Rai 1, ma è anche ospite fisso di programmi popolarissimi come “Che tempo che fa” e “Dedicato”. Giornalista e scrittore, racconta nel libro “La vita è un sogno” (Rai Libri), alcune delle sue interviste televisive con le più grandi star del cinema, dello spettacolo, della cultura, da Monica Vitti a Richard Gere, da Ennio Morricone ad Alberto Sordi: «Volevo fare lo psichiatra, ero affascinato dall’analisi della mente delle persone»N
MILANO 28 GIUGNO 2017 PRESENTAZIONE DEI PALINSETI TELEVISIVI RAI PER L’ ANNO 2017 2018
NELLA FOTO GIGI MARZULLO
Nella prefazione al libro Dacia Maraini parla di “ritratti affabili”. La sua narrazione, le sue interviste hanno sempre un tono lieve, anche di fronte a tematiche importanti, profonde…
Perché per avere risposte vere, sincere, costruttive, bisogna sapere chiedere.
Il segreto è dunque nella domanda giusta…
Bisogna chiedere non per scoprire qualcosa di strano nella vita degli altri, per un puro gusto di gossip, ma per la curiosità di sapere com’è la vita degli altri. La risposta deve arricchire anche un tuo modo di essere. Attraverso le risposte degli altri si diventa migliori, si arricchisce il proprio modo di essere. Questo è il metro che mi ha aiutato in tutti questi anni di incontri. Non mi comporto così solo davanti a una telecamera, ma anche nella vita di tutti i giorni. Mi sforzo di capire gli altri per capire meglio me stesso. Se vedo qualcosa che non va, chiedo come mai e mi vengono date risposte, credo, molto sincere.
Qual è la prima cosa che la incuriosisce di un suo ospite?
L’aspetto estetico è il primo segnale che ti arriva. Poi c’è il suo modo di parlare, di porsi, c’è il look, sono tante informazioni che mi consentono di formulare domande per capire per davvero chi ho di fronte.
Cosa significa raccontare la vita degli altri?
Volevo fare lo psichiatra, ero affascinato dall’analisi della mente delle persone. Poi non ho fatto lo psichiatra, anche se sono laureato e abilitato in medicina, ma sono riuscito a farlo, in un certo senso, davanti alle telecamere. Senza fare diagnosi e terapie (sorride), ma facendo raccontare all’ospite, complice anche la telecamera, cose che, a detta dell’ospite stesso, non avrebbe mai raccontato a nessuno. Forse nemmeno allo psichiatra.
Come nasce questo “La vita è un sogno”?
Da un progetto che volevo fare, e in sintonia con l’amministratore delegato di Rai Libri, che mi ha detto di non fermarmi all’intervista ma di raccontare gli incontri con un prima, un dopo, un durante, con le mie impressioni, tenendo presenti anche le risposte degli intervistati. Abbiamo dato al libro un profilo internazionale, tenendo presenti anche numeri uno italiani conosciuti nel mondo, dando spazio anche a persone che oggi non ci sono più, da Gigi Proietti a Franco Battiato. Penso che la memoria sia un qualcosa che non ci debba mai abbandonare. Si può costruire il futuro e vivere il presente tenendo presente il passato, non abbandonandolo o cancellandolo.
Le chiedo di associare un aggettivo ad alcuni personaggi che lei racconta nel libro… partiamo con Sofia Loren.
Semplice e divina.
Massimo Troisi.
Massimo è il massimo, in ogni manifestazione, professionale e umana. Sincero, vero, sempre se stesso.
Alda Merini.
Affascinante, eccezionale, eccelsa.
Luciano Pavarotti
Semplice e complesso allo stesso tempo. Un grande artista e un grande uomo, che con la sua arte può arrivare a tutti.
Franco Battiato.
Eccezionale come artista, come filosofo, come autore. Una persona che non amava molto parlare di sé, ma che con me ha avuto un incontro che ha meravigliato entrambi. Si è raccontato con il cuore in mano.
Claudia Cardinale
Meravigliosa, forte e coraggiosa allo stesso tempo.
Quali sono gli incontri che le hanno lasciato qualcosa di davvero speciale?
Penso a quelli con Fanny Ardant, Laetitia Casta, Glenn Ford. Fanny mi ha fatto sempre sognare, sia al cinema che come donna. Incontrai Laetitia Casta a Sanremo, quando condusse il Festival con Fabio Fazio: piccola, ma con un cervello apertissimo e di una bellezza acqua e sapone. Glenn Ford è un uomo di grande esperienza ed umanità. L’unica persona che al temine dell’intervista mi chiese, senza sapere: “Ma perché lei non fa lo psichiatra?”.
C’è qualcosa che non chiederebbe mai a un suo intervistato?
Cerco di non mettere mai in imbarazzo la persona con la quale parlo. Appena vedo che si può creare imbarazzo cambio strada, devio. Se l’ospite vuole dirti tutto lo farà, ma non devi mai istigarlo.
Cosa prova di fronte alla simpatia, all’affetto, alla fiducia che il pubblico le riconosce da così tanto tempo?
Ne prendo atto con molto piacere (sorride). Ho fatto sempre e soltanto il mio lavoro, poi sono arrivate tante gratificazioni e, ovviamente, qualche dispiacere. Specie in questa stagione della mia vita sto raccogliendo i frutti e ho scoperto con grande piacere che la gente mi vuole bene. Forse gli invidiosi no, ma l’invidia è qualcosa che non mi appartiene.
Quanto la popolarità dà forza alla sua vita?
Non ho mai pensato alla popolarità, ma a fare il lavoro che mi piace fare. La popolarità è qualcosa di interiore, non qualcosa di esterno a te.
Citandola… Se la vita è un sogno, qual è il sogno della sua vita?
Continuare per sempre a fare quello che faccio e non morire mai (ride). Impossibile, ma mi piacerebbe.
Quando iniziò a fare televisione pensava che sarebbe arrivato un successo così pieno?
No. Non ho mai pensato al traguardo. Penso che ognuno di noi debba essere felice durante il percorso, poi se ne arriva uno ne prendi atto.
Nella vita cosa le dà più gioia?
L’amore, fare il mio lavoro, frequentare le porche persone che mi piace frequentare, fare una passeggiata, fare shopping.
Marzullo, siamo certi che i lettori del RadiocorriereTv, incontrandola, le chiederebbero di farsi una domanda e di darsi una risposta…
Le domande che potrei farmi sono tante. Ma vedendo che ho atteso tanti anni prima di sposarmi, mi chiedo: ho fatto bene a sposarmi? La mia la risposta è sì. ν
Dopo l’atteso debutto, “Il cantante mascherato” si appresta a vivere una seconda emozionante e avvincente puntata. «Dietro il mascheramento puoi essere folle, puoi tirare fuori ciò che il pubblico di te, se ci fosse la tua faccia, non accetterebbe» dice la conduttrice, che al RadiocorriereTv confida: «Se partecipassi come concorrente mi piacerebbe vestire la maschera della Strega dell’Ovest de “Il mago di Oz”»
2022, Milly Carlucci, Il cantante Mascherato – foto di Assunta Servello
Cominciamo
dalla sera del debutto e dall’affetto che il pubblico di Rai1 ha tributato al
programma… soddisfatta?
C’era la
tensione di andare in onda dopo un periodo turbolento. Fare un programma
nell’era covid implica che, improvvisamente, metà squadra possa diventare positiva,
quindi che si fermino i lavori di costruzione dello studio. Ci è capitato tutto
questo (sorride). Siamo arrivati affannati, abbiamo finito le prove alle
sette di sera. Siamo andati in onda come una valanga che continuava a rotolare.
Poi è andato tutto bene, con il sollievo di essere riusciti a portare a casa il
programma, questo ci ha dato gioia e ci siamo congratulati con noi stessi.
Si
aspettava lo svelamento di Gallina Bluebell?
Al “Cantante”
non sai mai che cosa accadrà. C’è la volontà dello smascheramento dei
giurati-investigatori, c’è il pubblico in sala con Sara Di Vaira che ha la possibilità
di confermare, poi c’è il voto social. Le parti in causa sono tante. L’eliminazione,
quella vera, è fatta sempre dal pubblico a casa, sono loro che per curiosità,
non votando qualcuno, lo indicano come quello da smascherare. La maschera di
Gallina Bluebell incuriosiva perché insolita.
I
duetti hanno contraddistinto la prima puntata, da venerdì cosa accadrà?
Sembrerà
incredibile a dirsi, ma ci stiamo ancora lavorando. Abbiamo preparato le
canzoni, la parte artistica è pronta, dobbiamo capire come coniugarla, se in
duetto o canzone singola.
È
opinione diffusa che dietro a SoleLuna canti Cristiano Malgioglio, potremmo
trovarci di fronte a un depistaggio?
Al “Cantante
mascherato” tutto può essere, pensate al fatto che l’anno scorso il pubblico
era convinto che dentro Lupo ci fosse Gigi D’Alessio e così non era. È il mondo della fantasia dove può essere
tutto: alfa o omega, qualunque cosa.
Cosa
spinge un personaggio dello spettacolo a dire di sì al suo invito di cantare
sotto la maschera?
Nel caso del “Cantante
mascherato” è la grande libertà che ti dà la maschera. Dietro il mascheramento puoi
essere folle, puoi tirare fuori ciò che di te il pubblico, se ci fosse la tua
faccia, non accetterebbe. Pensiamo a Coniglio (vincitore della prima
edizione del programma) che ha fatto il romanticone per tutto il tempo.
Sotto la maschera c’era Mammuccari, conosciuto dal pubblico per non essere
romantico ma ironico, beffardo, a volte addirittura oltraggioso. E invece lui è
un romantico, cosa che gli ha consentito di fare vivere Coniglio, amato
disperatamente dalle signore a casa. Questo perché siamo spesso molto veloci nel
mettere etichette addosso alla gente per poi non offrire più la possibilità di
cambiamento. Ognuno di noi è tante cose, si evolve. Nella vita cambi perché ti
fa cambiare la vita, anche artisticamente. Al “Cantante” hai l’occasione di
cambiare.
I
costumi sono un grande esempio di artigianato di casa nostra, come sono
cambiati nel corso delle tre edizioni?
Abbiamo
cercato di renderli più agevoli per chi ci sta dentro. Se sei una persona
allenata e sportiva non hai fastidio ad avere un peso sulla testa perché hai
una muscolatura tale da reggerla. Se sei una persona sedentaria fai più fatica.
Il nostro tentativo è quello di rendere la maschera vivibile. Certo, oltre un
certo limite non si riesce ad andare, perché la persona deve ovviamente essere
mascherata.
Dodici artisti si esibiranno travestiti da Volpe, Lumaca, Gallina Bluebell, Cavalluccio Marino, Camaleonte, Pinguino, Pesce Rosso, Medusa, Pastore Maremmano, Soleluna, Aquila e Drago. A doverne scoprire l’identità gli investigatori della giuria e il pubblico a casa. Conduce Milly Carlucci, in prima serata su Rai1 dall’11 febbraio
Torna “Il Cantante Mascherato”, l’attesissimo talent game
show prodotto in collaborazione con EndemolShine Italy che coinvolgerà il
pubblico televisivo e quello social in un gioco investigativo alla scoperta del
volto nascosto dietro la maschera. Tra novità e gradite conferme, Milly
Carlucci condurrà dall’Auditorium Rai del Foro Italico per sei imperdibili
venerdì sera il programma rivelazione delle ultime stagioni televisive. Al
suo fianco, in questa terza edizione, quattro investigatori d’eccezione che
giudicheranno le esibizioni dei concorrenti in gara e proveranno a scoprire chi
si nasconde sotto le maschere, provando a riconoscere la voce del personaggio
famoso durante ogni esibizione: si tratta di Flavio Insinna, Caterina Balivo,
Francesco Facchinetti, mentre il quarto verrà svelato a ridosso del debutto.
Insieme a loro, il pubblico oltre a votare le esibizioni tramite i canali
social, potrà tentare di indovinare l’identità di ciascun concorrente basandosi
non solo sulla voce del cantante, ma anche su possibili indizi forniti
dalle clip di presentazione dei protagonisti. Ci sarà anche un pool
investigativo popolare capitanato da Sara Di Vaira, volto amatissimo dal
pubblico, nelle vesti di “Capo investigatore”. In questa edizione vedremo
gareggiare dodici spettacolari maschere: la Volpe, la Lumaca, la Gallina
Bluebell, il Cavalluccio Marino, il Camaleonte, il Pinguino, il Pesce Rosso, la
Medusa, il Pastore Maremmano, Soleluna, L’Aquila, e il Drago. Sotto di esse si
celano altrettanti personaggi famosi la cui reale identità è completamente
nascosta dagli sfarzosi costumi che indossano. Elementi scenici sorprendenti,
piume variopinte, paillettes scintillanti, abiti sontuosi e voluminosi rendono
ognuna di queste maschere originale e straordinaria. Le sei puntate vedranno
come special guest il vincitore di “Ballando con le Stelle” Vito Coppola che
accompagnerà con le sue performance alcuni numeri dei cantanti mascherati in
gara. Le bellissime coreografie delle maschere in sfida di questa edizione sono
affidate a Simone Di Pasquale che si avvarrà della collaborazione di Matteo
Addino. Tra le tante sorprese che attendono il pubblico ci saranno i duetti
nella prima puntata dello show, ogni protagonista mascherato duetterà infatti con
un personaggio celebre. Al termine di ogni puntata, uno dei concorrenti dovrà
togliere la maschera, svelando così a tutti chi si cela sotto il costume. A
partire dalla seconda puntata gli smascheramenti saranno due.
Sono quasi le 3 della notte tra il 5 e il 6 febbraio quando Mahmood e Blanco, Elisa, e Gianni Morandi, podio del 72esimo Festival, entrano nella sala stampa del Casinò di Sanremo. Un applauso ad accoglierli e l’affetto di oltre cento giornalisti che per una settimana hanno seguito senza sosta la gara musicale più attesa dell’anno
foto di Maurizio d’Avanzo
“Non abbiamo ancora realizzato,
avevamo preso tutto come un gioco fin dall’inizio e ora siamo arrivati qui che
hanno detto i nostri nomi, e ci siamo guardati e non potevamo crederci. Domani
realizzeremo meglio”. Felici e quasi increduli Mahmood e Blanco, i vincitori
del 72esimo Festival di Sanremo, hanno incontrato la stampa pochi minuti dopo
la vittoria sul palco dell’Ariston: “Siamo felicissimi di andare
all’Eurovision. Ci saremo e rappresenteremo l’Italia. Sarà ancora più bello
perché si terrà a Torino. Il nostro desiderio più grande è portare la nostra
musica all’estero. Non sappiamo ancora se cambieremo ‘Brividi’ in inglese.
Vedremo”. Un podio che attraversa le generazioni, quello del Festival, seconda
Elisa, che ai giornalisti parla di un Sanremo eccezionale: “Emotivamente è
stato impegnativo, ma avrò un ricordo incredibile. È stata una settimana molto
speciale. Dopo ventuno anni tornare qui e vivere questa settimana così, essere
sempre in vetta non tanto alle classifiche ma proprio ai cuori e ai pensieri
delle persone, mi ha fatto veramente tanto piacere”. Decano del Festival,
amatissimo dal pubblico di ogni età e due volte conduttore, Gianni Morandi: “Le
celebrazioni ti fanno un po’ pensare a quando arriva quel momento là, come dice
Fiorello, da eterno ragazzo a eterno riposo è un attimo… oggi sono ancora qui
e me la godo tanto, essere vicino a questi due straordinari artisti è un onore,
non me lo sarei mai immaginato. Mia moglie piangeva, mi diceva ‘non ci credo,
fammi svegliare, non è possibile’. Io mi sono ‘jovanottizzato’? No, è Lorenzo
che si è ‘morandizzato’”. A Gianni Morandi anche il Premio della Critica della
Sala Stampa “Lucio Dalla”, a Massimo Ranieri è stato invece assegnato il premio
della Critica “Mia Martini”: “Lo aggiungerò al filo di perle che mi porto
appresso e sarà una perla inimmaginabile per la mia vita. Sono stato un
emigrante anch’io e non potete immaginare cos’è stato per me. Per questo
cantare questo brano mi fa pensare alle migrazioni di oggi, ai poveri cristi
che viaggiano nei barconi lasciando il loro Paese per trovare fortuna in un
altro Paese”. Grande la soddisfazione dei vertici della Rai per i numeri
da record del Festival, per la qualità degli artisti in gara e dello show: “Gli
straordinari dati d’ascolto dell’ultima serata sono la conferma che questo
Festival ha davvero colpito nel segno – ha affermato la presidente della Rai
Marinella Soldi – Sanremo 2022 ha unito le generazioni, mettendo insieme
cantanti di ogni età, ha fatto parlare, con linguaggi diversi, una società
attuale ed inclusiva. L’offerta Rai ha attraversato tutte le piattaforme,
partendo dalla tv generalista per passare alla radio ed esplodere sui social,
rimanendo sempre fruibile in streaming. La partecipazione è stata massima,
polemiche comprese”. “Amadeus ha condotto in modo magistrale sia la parte
artistica che la conduzione del Festival – ha detto l’amministratore delegato
della Rai Carlo Fuortes – un lavoro corale che ha coinvolto tutti, dal più
giovane tecnico al direttore di Rai1”. Soddisfazione dell’ad per il successo
dell’edizione, da attribuirsi “al pubblico giovane, vero motore di questa
edizione”.
Per il terzo anno consecutivo Fiorello sarà al fianco di Amadeus sul palco dell’Ariston: «Non so cosa farà Ciuri – afferma il conduttore – ed è una cosa che incredibilmente mi piace molto». Su Rai1, Rai Radio2 e RaiPlay da martedì 1 febbraio. L’intervista del RadiocorriereTv
Quando a Sanremo
arriva anche Fiorello significa che quel grande show che è il Festival può davvero
cominciare. L’invito di Amadeus all’amico Ciuri è stato finalmente accolto, lo
showman siciliano ha raggiunto la Città dei fiori in tempo utile per le prove all’Ariston e per
salire sul palco martedì sera. La coppia televisiva Ama-Fiore è pronta a divertire
(e a divertirsi) tra le 25 canzoni in gara, insieme a loro i grandissimi ospiti
attesi sul palco e le cinque conduttrici, che l’una dopo l’altra, da martedì a
sabato, scenderanno come da tradizione le scale del Festival. “Sono felice –
afferma Amadeus – perché da Ciuri a tutti gli altri si preannuncia un
Sanremo di numeri uno. Non so cosa farà ed è una cosa che incredibilmente mi
piace molto”. È il
Festival della ripartenza, lo sostiene il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri,
ne è altrettanto certo il conduttore e direttore artistico. “La presenza del pubblico all’Ariston è
la più grande gioia, la cosa che ci emoziona di più – dice Amadeus – tornare in scena
con il teatro pieno, certo con green pass e mascherina FFP2, ma di avere
l’applauso dell’Ariston. È accaduto
due anni fa, ma a noi sembra un’eternità. L’immagine dello scorso anno con la
sala vuota non la dimenticheremo più”. La macchina del Festival è pronta a partire a
pieni giri, martedì le prime 12 canzoni e già grandi emozioni. A garantire
sulla buona riuscita, il “metodo” Amadeus, improntato sul sorriso in scena, ma
sul massimo rigore dietro le quinte e in tutta la fase di preparazione: “Dietro c’è un controllo maniacale di
ogni dettaglio –
conclude – seguo tutto in prima persona, sono del segno della vergine,
preciso, pignolo. Sono sempre presente e seguo qualsiasi passaggio in maniera
scrupolosa, al Festival come ai Soliti Ignoti. Se guidi la macchina devi anche conoscere
il motore, non basta entrare e mettersi al volante”.
A poche ore dal Festival che aria si respira a Sanremo?
Si torna a respirare l’aria del Festival, questa è la
notizia. Torna finalmente il pubblico all’Ariston e la città si sta accendendo
a festa. Dopo lo scorso anno vorrei che questo fosse il Sanremo della gioia, la
gioia della ripartenza. Un modo per regalare al pubblico cinque serate di
musica e divertimento.
In ogni big che porta a Sanremo c’è un potenziale
vincitore o c’è qualche brano che ha una marcia in più sulla strada della
vittoria?
Sembrerà una frase fatta, ma per me sono 25 vincitori.
Ascolto e riascolto le canzoni ovunque, le faccio mie. Le scelgo perché mi
piacciono e spero possano piacere agli altri.
Di fronte a lei e ai cantanti, una platea vera, piena…
che emozione sarà?
Sarà l’emozione della prima volta, perché ogni volta che
si sale su palco è una prima volta. Io spero di divertirmi e di far divertire
chi ci guarda.
Il suo legame con il Festival ha origini lontane, quali
sono i suoi primi ricordi legati alla Città dei Fiori?
Sanremo per chi ama la musica e la televisione è quasi
come un timbro alla nascita. I primi ricordi mi fanno pensare ai Festival che
guardavo sul divano con la mia famiglia. E faccio un passo avanti, penso ai
miei primi impegni con la radio come inviato. Lunghe attese sotto agli
alberghi, le interviste ai grandi della musica. Bellissimi ricordi.
Un anno fa Sanremo ha consacrato i Maneskin, che ha
fortemente voluto al Festival, il loro successo oggi è mondiale. Cosa li rende
vincenti?
Io sono veramente felice del loro successo, lo dico
davvero. E sono ancora più felice di averli di nuovo sul palco. Loro sono
pazzeschi, lasciano il segno, ti raccontano un mondo. Quello che hanno dentro
esplode e travolge chi ascolta.
Ornella Muti, Lorenza Cesarini, Drusilla Foer, Maria Chiara Giannetta, Sabrina Ferilli. Saranno loro a calcare il palco dell’Ariston insieme ad Amadeus nel corso delle cinque serate della 72esima edizione, in onda dal 1° al 5 febbraio in prima serata su Rai1. Tra i grandi ospiti della manifestazione, l’attore Checco Zalone, il cantautore Cesare Cremonini e i Maneskin, vincitori dello scorso anno
Due
settimane appena e i riflettori si accenderanno nella Città dei fiori per
illuminare il 72° festival della Canzone italiana. Sul palco, insieme ad
Amadeus, cinque co-conduttrici che si passeranno il testimone dall’1 al 5
febbraio su Rai1. Ad aprire il Festival Ornella Muti, icona del grande schermo
diretta, nel corso di 50 anni di carriera, dai più grandi registi, attrice tra
le più apprezzate e amate di sempre. Mercoledì 2, a scendere le scalinate dell’Ariston,
sarà invece Lorenza Cesarini, che del nostro cinema è considerata una vera
promessa. La sera di giovedì sarà il turno di Drusilla Foer (all’anagrafe
Gianluca Gori), artista che dello stile e dell’ironia ha fatto la sua carta
vincente. Nella quarta serata, dedicata alle cover, a condurre con Amadeus sarà
invece Maria Chiara Giannetta, volto molto amato dai telespettatori della Rai,
recente protagonista di “Blanca” serie rivelazione della stagione televisiva in
corso. La serata finale vedrà invece l’atteso ritorno sul palco sanremese di
Sabrina Ferilli, conduttrice del Festival nel 1996 e ospite nel 2002.
Va
via via fiorendo anche la rosa dei grandi ospiti che si esibiranno nel corso
delle cinque serate: ormai certi Checco Zalone e Cesare Cremonini, entrambi debuttanti
all’Ariston, e i vincitori della scorsa edizione del Festival, quei Maneskin
che proprio grazie a Sanremo hanno conquistato l’Eurovision Song Contest 2021 e
le chart e un successo globali.
Il nuovo anno di Rai1 si apre con quello che è diventato ormai un bellissimo e attesissimo appuntamento. Sul palco, insieme all’étoile italiana più amata al mondo, Serena Rossi e Lillo, conduttori della serata. Tra gli ospiti, attesissimi, John Malkovich, Ornella Vanoni, Margherita Buy, Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Micaela Ramazzotti, Colapesce e Dimartino. Sabato 1 gennaio in prima serata
Ciò
che qualche anno fa poteva sembrare una follia, portare la danza in prima
serata in televisione, non solo è diventato una realtà, ma una attesa consuetudine.
Come vive questo appuntamento?
Portare
la danza al pubblico di Rai1 è un privilegio. Sono veramente contento di essere
alla quinta edizione, non era scontato, e anche per questo motivo è un grande
piacere esserci. Abbiamo cercato di costruire un programma che sia piacevole,
con l’obiettivo di fare stare bene le persone. Vogliamo iniziare l’anno con la poesia
e la magia della danza, ma anche con la leggerezza, per questo, per
accompagnarci in questo viaggio, abbiamo scelto Serena Rossi e Lillo, artisti
che sono spontanei, genuini, amati dal grande pubblico, dei padroni di casa
straordinari.
Un
riflettore potente acceso sul ruolo della cultura e, al tempo stesso, una
richiesta d’attenzione alle Istituzioni nei confronti della danza…
Nei
giorni scorsi, in un’audizione alla Camera dei Deputati, ho parlato della danza
e dell’importanza di tutelarla, di sostenerla. La trasmissione sposta la luce
su questo mondo e fa avvicinare tantissimi giovani al balletto. È
vero che ci sono canali dedicati che fanno un’ottima programmazione, penso a
Rai5, ma avere un evento in prima serata sulla rete ammiraglia è molto
importante. Sono contento che la Rai continui a programmare una serata così e
capisca il ruolo educativo, sociale, culturale, che la danza può avere per le
persone, per i giovani.
Un’edizione
di “Danza con me” dedicata a Carla Fracci, che insegnamenti ci ha lasciato la
regina della danza?
Carla
ci ha insegnato tante cose. È un’artista che ha travalicato tutti i confini, passando
dal palcoscenico al cinema, dalla Tv alla pubblicità, dai grandi teatri alle
piccole piazze. Con la sua arte è arrivata ovunque. Non si poteva farle omaggio
migliore che dedicarle questa trasmissione che vuole parlare al grande pubblico
e arrivare al cuore di tutti.
Senza
mai avere paura di essere popolari…
…
senza avere paura di rompere le barriere. Carla è stata la prima a osare,
portando la danza classica in contesti nuovi e inusuali.
Che
cosa la accomuna a Serena Rossi e a Lillo?
Un
grande amore per quello che facciamo, la professionalità. Hanno una grande
capacità di stare sulla scena, di improvvisare, di gestire il palco, e di avere
un calore umano meraviglioso. Noi dobbiamo parlare a tutti e loro lo sanno
fare.
Una
serata ricca di incontri ad altissimo livello, ci sarà anche il grande John
Malkovich…
Sarà
con noi insieme a due musicisti, un violinista e un pianista, ci presenterà uno
sketch tratto da un lavoro teatrale che parla delle critiche feroci che anche
grandi geni del mondo della musica hanno ricevuto. Entrerà in trasmissione con
intelligenza e ironia.
Che
cosa prova, come artista e come uomo, nell’attimo che precede l’apertura del
sipario, e cosa prova invece subito dopo l’esibizione?
Prima
ci sono tante emozioni contrastanti. Convivono la gioia, l’eccitazione,
l’adrenalina, la tensione e un po’ di insicurezza, perché ogni volta che vai
sul palco c’è sempre il timore di sbagliare. Quando l’esibizione si conclude,
invece sono contento se è andata bene (sorride).
Il
suo nome è sinonimo di arte, di classe, di sobrietà, ma una volta chiuso il
sipario quanta ironia c’è nella sua vita?
Sono
una persona positiva e allegra, mi piace condividere la mia vita privata con
gli amici, stare bene. Ho un lato allegro, piacevole, insieme a uno più
solitario e malinconico, però la convivialità e la spensieratezza fanno sicuramente
parte delle mie cifre.
Come
è cambiato, se è cambiato, nel tempo, il suo rapporto con la danza?
È cambiato perché sono cambiato
io come persona. E con la pandemia, che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, il
rapporto è ulteriormente mutato. La danza è qualcosa che per un certo periodo mi
è stato tolto, creando un vuoto. Ciò che un tempo davo per scontato, il
danzare, il creare danza, oggi l’apprezzo più di prima.
Se
durante uno spettacolo le capita di incrociare lo sguardo di uno spettatore,
che cosa prova?
Spero
innanzitutto che non abbia il telefonino in mano (sorride). Non tanto in
teatro, dove la sala è molto buia, ma negli spettacoli all’aperto, mi è
capitato di vedere nelle prime file qualcuno con il telefono intento a
riprendere. In quei casi mi verrebbe da fermarmi e da chiedere loro perché non
si godano lo spettacolo. Ma mi sono sempre trattenuto dal farlo.
Attorno al locale e al suo gestore Stefano De Martino, gravitano divertenti personaggi che ritroviamo in ogni puntata: dal barista Luciano al cameriere Franco, dall’avvocato D’Afflitto alla cassiera Ambrosia. Il RadiocorriereTv ve li presenta
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
2021,”BAR STELLA” Rai2,con Stefano De Martino
Il
BaristaLuciano(Herbert Ballerina)
È
dietro al bancone, ogni tanto gira fra i tavoli, nutre velleità artistiche e
cerca di infilarsi nei momenti di pausa per poter mostrare le sue doti
attoriali. Frequenta un corso di attore e sfrutta il mezzo televisivo per
proporre gratuitamente a coloro che non possono permetterselo, i “riassunti”
delle lezioni a cui ha partecipato
Il
Cameriere Franco(Franco
Castiglia)
Dall’atteggiamento
eccessivamente servile nei confronti di Stefano, anch’egli con nascoste
velleità artistiche focalizzate più che altro sul canto
L’Avvocato
D’Afflitto (Giovanni Esposito)
È
un personaggio bonariamente truffaldino, un azzeccagarbugli sfrattato
dall’ufficio che ha eletto a sua sede legale il Bar Stella. Seguiremo sia i
suoi burrascosi rapporti con i clienti che i suoi strampalati commenti rispetto
a ciò che accade intorno al bar e ai suoi clienti.
Il
Critico “in diretta”Umberto
Orfeo (Giorgio Melazzi)
È
il tipico critico televisivo conosciuto a tutti gli addetti ai lavori.
Normalmente i critici guardano il programma da casa, ma il nostro abita proprio
lì in zona quindi viene a godersi la serata direttamente nel bar. E’ milanese,
prende appunti su un taccuino e parla sempre malissimo di qualsiasi cosa abbia
appena visto fare nel bar.
Ambrosia
la cassiera (V. D’Ambrosio)
Tipica
figura da bar, è seduta in un angolo fra espositori di dolciumi e tagliandi di
Gratta e Vinci. Davanti a lei un grande telefono vintage, unico legame con il
mondo esterno perché nel Bar Stella i cellulari non funzionano. Ogni tanto si
sente lo squillo del vecchio telefono e la telefonata è occasione di ascoltare
messaggi, critiche, richieste e altro provenienti dall’esterno del bar.
La
professoressa Marta(Marta
Filippi)
Romana,
è una assidua frequentatrice del bar. Insegna alla scuola adiacente e viene
tutte le sere a consumare qualcosa al Bar Stella. La cassiera Ambrosia insinua
che la Signorina sia attratta dal cameriere Herbert. La particolarità del
personaggio, istruito e colto è data dal fatto che la signorina è una “Sapio –
sexual”, ovvero (malattia reale) una persona che si eccita sessualmente in
presenza di chi parla di cultura. E lei stessa, esperta di figure retoriche
della lingua italiana, si turba sentendo le sue stesse parole quando prova a
spiegarle ai clienti del bar e a Stefano.
La
Statua (Adelaide Vasaturo)
È
una “vera” statua, un mezzo busto poggiato in bella mostra vicino al bancone
del bar. A sorpresa, saltuariamente si anima declamando frasi e aforismi.
Il
Professor Siniscalchi
(Mario Porfito)
E’
l’intellettuale del bar Stella. Siede sul divano centrale, ha una pila di libri
e giornali vicino alle sue sedute e viene sempre interpellato nelle dispute
sugli argomenti un po’ più seri che talvolta aleggiano nelle discussioni fra i
clienti. Il professore arringa, legge, spiega, e consiglia, non negando a
nessuno la sua consulenza.
Libero
Parere il dubbioso (Francesco Arienzo)
Personaggio
dubbioso che prova a dare il suo parere, ma appena qualcuno lo contraddice
abbraccia la teoria opposta. E questa sua ansia caratteriale si trasmette anche
nei suoi comportamenti quotidiani.
Disperata
Erotica Band
Otto
elementi diretti dal Maestro Pino Perris. Sono una formazione tradizionale
“alla Carosone”, con pianoforte verticale. Suonano solo canzoni italiane e la
loro specialità è la canzone shakerata, mash up di canzoni famose che pescano
dalla tradizione napoletana ai grandi classici della musica italiana. Il nome
della band si ispira alla canzone di Lucio Dalla “Disperato erotico stomp”.
Niñadel Sud, la Cantante del momento onirico (Carola Moccia).
In
ogni puntata, a un dato momento, sarà servito ai clienti del bar il gelato in
coppa, al particolare gusto di papavero. In modo non dichiarato, questo gelato
trasporta tutti i presenti in una atmosfera fra il sogno e la visione che vedrà
l’esibizione della cantante che, a fine canzone, scomparirà lasciando tutti con
l’interrogativo se l’esibizione sia stata reale o immaginaria.
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