ROSARIO FIORELLO

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Questione di Fiorellanza

 

L’intelligenza artificiale e il politically correct, Fabrizio Biggio e Jannik Sinner… l’amato showman, conduttore de “La Pennicanza” dal lunedì al venerdì alle 13.45 su Rai Radio 2, incontra (a ruota libera) il RadiocorriereTv

 

Come è arrivato dalla pennichella a “La Pennicanza”?

Mi sono reso conto che, a parte quando facevo il varietà del sabato sera, ho sempre lavorato in orari in cui la gente dorme: o la mattina presto o il pomeriggio, all’ora della pennichella. Questa volta ho scelto quello della pennichella, l’ho fatto osservando i segnali del corpo dei miei collaboratori, di tutto l’entourage, di coloro che ruotano attorno al programma. Dopo “Viva Rai2!” ho capito dalle loro occhiaie che avremmo dovuto cambiare orario: non si può più lavorare alle 7 del mattino. Quindi, ben vengano le 13.45 e… viva la Pennicanza (sorride).

Fiorello e Fabrizio Biggio, come vi siete scelti?

Non c’è né un come, né un perché, è stato davvero il caso. Una mattina, verso le undici, davanti alla sede della radio a via Asiago a Roma, di fronte a un bel glass, precursore di quello che poi sarebbe diventato “Viva Rai2!”, all’epoca si chiamava “Viva Asiago 10!” e faceva parte di tutta un’operazione denominata “Viva RaiPlay!”, vedo Biggio che stava per entrare negli studi. Mai conosciuto e mai incontrato prima. Lo conoscevo solo per le sue gesta ne “I soliti idioti”. L’avevo visto anche a “Stracult”, programma che mi piaceva molto. Lo fermo e gli dico: “Ciao Biggio, piacere, hai niente da fare?”. Lui stava andando a trovare un’amica. Lo prendo sottobraccio e lo porto con me dentro al glass. È nato tutto così, da lì siamo arrivati a “La Pennicanza”.

Come si muove tra politically correct e il politically “scorrett”?

Sinceramente non ho mai cambiato niente del mio modo di essere, tra il corretto e lo scorretto. Non sono stato mai scorretto e non sono stato neanche tantissimo corretto (sorride), quindi ho sempre navigato tra i due binari e sono stato sempre bene. Si lima qualcosa ogni tanto, non si fa più la battutina sul politico cicciottello o su quello nanetto. Si rimane sui binari della regolarità. Poi, ogni tanto, qualcosina bisogna lasciarla scappare, perché altrimenti si vive in una melassa che veramente annoia.

Quanta intelligenza artificiale c’è nel suo quotidiano?

Di intelligenza artificiale nella mia vita di tutti i giorni ce n’è pochissima: non sto certo lì a chiedere all’intelligenza artificiale quale integratore devo prendere per stare meglio, perché ormai funziona così (sorride). Magari, talvolta, la uso per qualche notizia storica. Ogni tanto ci si ricorre ma ad esempio, in trasmissione, pochissimo, visto che io sono bravissimo a cantare, non sto lì certo a usare l’auto-tune, un’intelligenza artificiale e quant’altro.

Cosa la diverte di questa esperienza radiofonica?

Il condividere il progetto con degli amici, con il mio gruppo di lavoro ormai consolidato da trent’anni, appunto con Fabrizio, con il maestro Cremonesi… C’è ancora quel sapore di divertimento di una volta, ma attenzione, il fine di questo divertimento è divertire. Spesso, nelle interviste, si dice “ma quanto ci divertiamo!”, perdendo di vista che l’obiettivo vero è quello di far divertire la gente che ti segue. Bisogna sempre cercare di divertirsi e divertire. Speriamo di riuscirci.

Il tennis è una sua grande passione, cosa chiederebbe a Jannik Sinner se fosse suo ospite a “La Pennicanza”?

Se potessi avere Sinner ospite a “La Pennicanza” farei domande super tecniche, solo quelle, solo quelle (sorride). Chiederei, ad esempio, “ma quando fai il rovescio quanto rimani piegato? Quale impugnatura per fare a due mani? Ma tu, la racchetta, la metti con la testa in giù o con la testa in su? Il servizio, il foot-up, come lo fai? Fai il salto? Ma dopo ti butti in avanti? Ma senti, ma il dritto… la palla… guardi la palla fino al punto d’impatto e poi dopo lasci andare il braccio… mentre il braccio non dominante dove lo tieni?” Eccetera, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera (sorride).

 

 

 

SANREMO GIOVANI

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I 24 protagonisti

 

Da martedì 11 novembre in seconda serata su Rai 2, Radio2 e RaiPlay scenderanno in campo per conquistare la finalissima di “Sarà Sanremo” il 14 dicembre

 

E sfida sia, ma a colpi di musica e parole. Dopo ore di audizioni dal vivo nella storica Sala A di Via Asiago a Roma, che hanno visto sfilare 34 giovani artisti di fronte alla Commissione Musicale composta dal direttore artistico Carlo Conti, dal vicedirettore Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo, Ema Stokholma, Carolina Rey, Manola Moslehi, Enrico Cremonesi e Daniele Battaglia, sono stati selezionati i 24 protagonisti di “Sanremo Giovani” che, da martedì 11 novembre, scenderanno in campo per conquistare la finalissima di “Sarà Sanremo”. E l’11 di novembre, in seconda serata su Rai 2, Radio2 e RaiPlay, si ripartirà proprio dalla Sala A di Via Asiago per cinque settimane, in compagnia del podcaster e conduttore radiofonico Gianluca Gazzoli. In ciascuna delle prime quattro puntate si esibiranno 6 giovani “promesse”, ma solo 3 di loro avranno accesso alla semifinale del 9 dicembre, in cui da 12 selezionati si passerà a soli 6 finalisti di Sarà Sanremo, in diretta il 14 dicembre, dal Teatro del Casinò di Sanremo. Solo i primi 2 avranno la possibilità di partecipare alla prossima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, nella sezione Nuove Proposte, insieme ai 2 giovani artisti di Area Sanremo che invece entreranno di diritto, dopo aver superato la selezione dei primi di dicembre, ad opera della medesima Commissione Musicale capitanata da Carlo Conti.

LE STELLE DI BALLANDO

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Un’ottima annata

 

I successi discografici e l’amore del pubblico. Icona della musica italiana, Marcella Bella sfida ogni sabato se stessa, in coppia con Chiquito, nello show di Milly Carlucci su Rai 1: «Ho scoperto di avere un’agilità che non credevo di avere, faccio cose che non immaginavo di poter fare»  

 

Cosa l’ha spinta a dire “sì” alla proposta di Milly Carlucci?

Quest’anno mi è sembrato fosse arrivato il momento giusto, erano anni che Milly mi faceva la “corte”, ma per una ragione o per l’altra non era mai tempo. Il 2025 con Sanremo e tutto quello che è venuto dopo, con tanti concerti e impegni, mi hanno in qualche modo, dato una spinta. Non ho mai ballato, ma mi piace ballare perché è ovviamente un crossover con la musica, il ritmo, che sono il pane con cui sono cresciuta!

Marcella e Chiquito sono una delle coppie più affiatate dello show… un pregio e un difetto del suo maestro…

Siamo davvero molto affiatati ed è stata una bella sorpresa per me, riuscire ad entrare in sintonia con lui in questo modo. È molto più giovane di me, ma nonostante questo, andiamo molto d’accordo. Difficile trovare un difetto per ché è davvero una bella persona, ma se proprio devo, posso dire che la sua esuberanza ogni tanto lo fa distrarre e devo frenarlo per trovare la giusta concentrazione. Devo dire che ci riesco, perché mi ascolta, a dimostrazione del fatto che siamo davvero una coppia affiatata e c’è reciproco rispetto ed intesa. Il pregio più grande è la sua passione e il suo grande entusiasmo rispetto al suo lavoro in cui dà sempre il massimo, senza risparmiarsi. Lavoriamo tanto ma sempre col sorriso, perché non è mai di malumore. Questo è fondamentale perché a fronte di tanto impegno, il saper sorridere aiuta ed alleggerisce la fatica.

Vi si vede spesso ridere, vi capita mai di entrare in contrasto?

Quando si distrae e mi fa perdere la concentrazione lo sgrido. Ma non entriamo mai davvero in contrasto, anzi, ci divertiamo anche a dialogare con i nostri followers girando piccoli video, con una sorta di diario, del tipo “Casa Vianello” che prima di tutto diverte noi e ci ha aiutato a conoscerci, ad entrare in sintonia.

C’è qualcosa che sta scoprendo di Marcella che non conosceva grazie a questa nuova esperienza?

Ho scoperto di avere un’agilità che non credevo di avere! Faccio cose che non immaginavo di poter fare con una flessibilità naturale che non sapevo di possedere. Ho molta fiducia in Chiquito e quando mi chiede di fare prese complicate, inimmaginabili, mi metto d’impegno e mi affido, ma davvero ho scoperto che il mio fisico può osare molto di più di quello che pensavo.

“Ballando” è sinonimo di continue sfide e allenamenti; che rapporto ha con la fatica?

“Ballando” è arrivato in quella che ritengo essere “un’ottima annata”, che ha aperto letteralmente le danze con il Festival di Sanremo e poi mi ha vista impegnata con tanti concerti ed impegni, costringendomi a un allenamento continuo! Se devo essere sincera, non mi stanco più di tanto e mi sorprendo! Lavoriamo tutti i giorni, ma a pesarmi è più la noia di dover ripetere le stesse cose, ma mai ballare o allenarmi.

Cosa si dice in famiglia di questa Marcella ballerina?

All’inizio ne ridevano, ora certe volte sentendo le cose che talvolta vengono dette, ci rimangono un po’ male. I miei figli sono protettivi e guardando da casa, faticano a capire che fondamentalmente è un gioco e ci sta che si “carichino” un po’ le cose, anche per tenere alta l’attenzione sul programma.

Quale posizione auspica di raggiungere in classifica?

Nessun podio, se arriverò in finale sarà miracoloso. Per me essere riuscita a portare avanti questa esperienza con determinazione e costanza è già una vittoria. Ho comunque settantatré anni e posso essere soddisfatta di quello che, a prescindere dalla classifica, sarà il mio percorso. Quando riesco a dare il meglio di quello che ho, sono felice. Questo è il mio obiettivo, il mio “podio”.

Molti concorrenti, anche delle passate edizioni, dicono che “Ballando” ha cambiato loro la vita… sta accadendo anche a lei?

Cambiare la mia vita è difficile, sono una donna adulta, ma certamente l’aver capito di avere una agilità che non sapevo, mi farà fare qualche scelta diversa. Mi sono accorta che grazie al movimento il mal di schiena si allevia, che il mio corpo si è modellato con tutta la palestra che faccio e sicuramente è tutta salute! Nonostante tutti gli impegni, vorrei dedicare un po’ più di tempo all’attività fisica e perché no, anche cercare una scuola di danza per continuare a ballare!

I Giorni della Ricerca

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Rai e Airc da trent’anni insieme per la ricerca

 

Dal 2 al 16 novembre scende nuovamente in campo la trentennale alleanza di AIRC e RAI, a sessant’anni dalla nascita della Fondazione. Lo sguardo, ancora una volta, è sempre rivolto alle sfide del futuro, perché la cura del cancro sia sempre più possibile grazie alla ricerca

 

Da domenica 2 a domenica 9 novembre, RAI e AIRC tornano con i “Giorni della Ricerca”, una campagna che da trent’anni unisce informazione, solidarietà e impegno per la lotta al cancro. Nata nel 1995 con le “Storie al Microscopio” di Pippo Baudo, questa alleanza ha portato nelle case degli italiani una corretta informazione sul tema cancro e raccolto, grazie al numero solidale 45521, oltre 156 milioni di euro per sostenere centinaia di progetti innovativi. Secondo il CENSIS, AIRC è conosciuta da 9 italiani su 10 – sottolinea Andrea Sironi, Presidente di Fondazione AIRC –. La televisione ha avuto un ruolo decisivo: il 67,6% degli italiani ci ha conosciuto attraverso la RAI. Insieme abbiamo costruito un’alleanza che informa con chiarezza e coinvolge nel sostegno ai ricercatori. Un percorso iniziato grazie a Pippo Baudo, proseguito oggi con i nostri Ambassador, come Antonella Clerici e Carlo Conti.” La collaborazione tra RAI e AIRC rappresenta, dunque, un esempio autentico di Servizio Pubblico che ogni anno, durante i Giorni della Ricerca, vede mobilitare tutta l’Azienda – reti, redazioni e piattaforme – per sostenere la ricerca e offrire speranza. Informare, sensibilizzare e ispirare significa prendersi cura del Paese: la comunicazione diventa così una forma di cura collettiva. “Con la RAI condividiamo un impegno che unisce intrattenimento e solidarietà – racconta Carlo Conti –. Anche nella serata finale di Tale e Quale Show, AIRC sarà protagonista per invitare il pubblico a donare e sostenere la ricerca.” “La collaborazione con la RAI – conclude Anna Mondino, Direttrice Scientifica di AIRC – è fondamentale per sensibilizzare il pubblico su prevenzione e stili di vita salutari. La ricerca ha già portato a risultati tangibili, come le terapie immunitarie CAR-T e CAR-NK o la diagnosi guidata da anticorpi. Ma la sfida resta anche culturale e sociale: per questo è importante continuare a informare, con chiarezza e autorevolezza.”

In occasione dei Giorni della Ricerca, RAI e AIRC offrono un palinsesto ricco e articolato che accompagna per tutta la settimana il pubblico. Per otto giorni si uniscono le forze dando vita a una straordinaria campagna d’informazione, cresciuta nel corso degli anni e che ha fatto entrare nelle case degli italiani la corretta informazione sul tema ‘cancro’. Grazie alla mobilitazione di tutta la Rai, le trasmissioni della tv e della radio, le testate giornalistiche, i canali tematici e digitali, propongono al pubblico contenuti e testimonianze di chi ogni giorno affronta il cancro, in laboratorio, in corsia, nella propria vita. Sarà possibile seguire tutta la programmazione in diretta sulle reti Rai, su RaiPlay e su RaiPlaySound.

Tra le novità più attese di questa edizione il documentario “Nessun uomo è un’isola” prodotto da Rai Documentari – trasmesso in prima TV martedì 4 novembre alle 15.30 su Rai 3 e poi su RaiPlay – per esplorare il percorso visionario della Fondazione attraverso le testimonianze di ricercatori, medici, persone che hanno vissuto l’esperienza con la malattia insieme agli Ambassadors che ne sono diventati autentici portavoce, come Antonella Clerici e Carlo Conti che, insieme, hanno raccolto il testimone da Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. “La maratona RAI per AIRC è un momento che ogni anno mette insieme due realtà a cui sono profondamente legato. Un’alleanza confermata anche dal documentario nel quale ho potuto portare la testimonianza della decennale collaborazione con la Fondazione – racconta Carlo Conti, Ambassador AIRC – Tutti noi, direttamente o indirettamente, abbiamo incontrato il cancro nel corso della vita. È una malattia che tocca chi riceve la diagnosi ma insieme coinvolge tutte le persone vicine, famiglia, amici e affetti, e credo sia importante parlarne e farlo anche in un contesto più leggero, come nella serata finale di Tale e Quale Show, dove AIRC sarà protagonista. Sentiamo forte la responsabilità di tenere vivo l’impegno di Pippo Baudo, mettendo l’intrattenimento al servizio della ricerca: lo faremo ospitando sul palco la voce di una ricercatrice e di una persona che ha superato il cancro. Insieme alla giuria e agli artisti faremo il possibile per coinvolgere il pubblico e invitarlo a donare per contribuire tutti insieme a trasformare le donazioni in nuove cure”.

INTRATTENIMENTO DAY TIME

Il 2 novembre, Mara Venier inaugurerà ufficialmente il numeratore delle donazioni in diretta a “Domenica In”, insieme all’amico e Ambassador AIRC Ferzan Ozpetek. Il testimone passerà poi a Francesca Fialdini con “Da Noi… A Ruota Libera”, mentre per tutta la settimana Marco Liorni sosterrà AIRC con “L’Eredità”, culminando il 9 novembre con uno “Speciale Eredità” in cui campioni e ricercatori si sfideranno nella “ghigliottina”, affiancati dall’Ambassador Loretta Goggi. Dal 3 novembre, le principali trasmissioni del daytime Rai accoglieranno testimonianze e storie di ricerca e speranza. Si parte con “Uno Mattina” con Massimiliano Ossini e Daniela Ferolla, poi “È sempre mezzogiorno” con Antonella Clerici, “La Volta Buona” con Caterina Balivo e gli Ambassador Andrea Lo Cicero e Justine Mattera, fino a “La Vita in Diretta” con Alberto Matano. La maratona coinvolgerà anche “A Sua Immagine”, “Bar Centrale”, “Bella Mà”, “Ciao Maschio”, Finché la barca va”, “I Fatti Vostri”, “In mezz’ora”, “La Porta Magica”, “Linea Verde”, “Linea Verde Italia”, “Playlist”, “Sulla Via di Damasco”, “Storie Italiane” e molti altri programmi. Beppe Convertini, Ingrid Muccitelli e Monica Setta sosterranno la campagna a “Uno Mattina in Famiglia” il 2 e l’8 novembre, promuovendo la missione AIRC e i Cioccolatini della Ricerca. Nella puntata del 9 novembre apriranno la maratona finale con la testimonianza di Laura, guarita da un tumore alla cervice uterina, prima di passare il testimone alle trasmissioni della domenica per la grande staffetta conclusiva di informazione e raccolta fondi.

INTRATTENIMENTO PRIME TIME

Punta di diamante della maratona AIRC in prime time su Rai 1, venerdì 7 novembre “Tale e Quale Show”: Carlo Conti, Ambassador AIRC, insieme a giuria e artisti, inviterà il pubblico a sostenere la ricerca. Ospiti Massimo Sirelli, guarito da un linfoma non-Hodgkin, ed Elisa Taiana, ricercatrice AIRC. Sabato sarà la volta di “Ballando con le Stelle”, con Milly Carlucci, Carolyn Smith, la giuria e i ballerini impegnati a far crescere il numeratore delle donazioni. Impegno quotidiano anche per Stefano De Martino, che in “Affari Tuoi” invita il pubblico a sostenere la ricerca. Alla maratona partecipano inoltre “Belve” e “Blob”.

APPROFONDIMENTO E CULTURA

“Elisir” su Rai 3, con Michele Mirabella, Benedetta Rinaldi e Francesca Parisella, dedica la settimana ad AIRC, affrontando temi di diagnosi, prevenzione e cura. Lo speciale del 7 novembre farà il punto su trent’anni di “Rai per AIRC” con ospiti come Michele Maio, Franco Perrone, Alberto Bardelli e Riccardo Di Deo. “Elisir Speciale AIRC” ospiterà inoltre Rossella Elisei, Alessandra Lugo, Letizia Lafuente e l’atleta Giacomo Perini per parlare di tiroide, fumo, resilienza e storie di guarigione. Domenica 9 novembre, “Check-Up” con Luana Ravegnini e la ricercatrice Sara Pilotto affronterà il tema alimentazione e attività fisica nei pazienti oncologici. Anche “Geo” dedicherà ampio spazio ai 60 anni di ricerca AIRC con Anna Mondino. Partecipano inoltre “Buongiorno Benessere”, “Generazione Z”, “Chi l’ha visto”, “Passato e Presente”, “Porta a Porta”, “Quante Storie” e altri programmi.

SPORT

Le trasmissioni RaiSport sostengono l’iniziativa “Un Gol per la Ricerca”, in collaborazione con Lega Serie A e FIGC, con gli Ambassador Francesco Acerbi, Gianluigi Buffon, Lorenzo De Silvestri e Claudio Marchisio. Primo appuntamento durante l’11ª giornata di Serie A, poi doppio impegno della Nazionale il 13 novembre (Moldova–Italia) e 16 novembre (Italia–Norvegia), commentati da Alessandro Antinelli e Alberto Rimedio.

RAI RADIO

Per tutta la settimana le emittenti Radio Rai promuovono la campagna AIRC con linguaggi e format diversi. Su Radio 1 saranno impegnati il Giornale Radio, “Radio Anch’io”, “Zapping”, “Sportello Italia”, “Un Giorno da Pecora” e “Wannabe”, e le rubriche sportive racconteranno “Un Gol per la Ricerca”. Su Radio 2, i conduttori parteciperanno a una gallery dedicata ai Cioccolatini della Ricerca (8 novembre) e ne parleranno programmi come “Caterpillar”, “I Lunatici”, “Radio2 Social Club” e 2Stai Serena”. Su Radio 3, spazio a “Fahrenheit”, “Radio3 Scienza” e “Tutta la città ne parla”. Isoradio seguirà con “Sabina Style”, “Da Casello a Casello” e “IsoWeekend”. Infine, tutte le dirette saranno disponibili su RaiPlay Sound.

TESTATE GIORNALISTICHE

I TG Rai e RaiNews racconteranno i principali appuntamenti, dalla cerimonia al Quirinale alle storie di ricerca e speranza. La TGR darà voce alla scienza nei territori. Domenica 2 novembre, “TG1 Medicina” tratterà i progressi nella cura del fegato con Michele Vacca; il 6 novembre, “TG2 Medicina 33” con Laura Berti parlerà di osteosarcoma con Biagio De Angelis e la testimonianza di Barbara, guarita a 9 anni.

SPOT, CINEMA E DIGITAL

La Direzione Creativa Rai firma gli spot tv e radio che celebrano 30 anni di alleanza Rai–AIRC, ricordando Sandra Mondaini, Raimondo Vianello e Pippo Baudo, ideatore delle Storie al Microscopio nel 1995. Grazie a Rai Cinema e ANEC, il video con Antonella Clerici sarà proiettato nelle sale, raccontando le storie di Camilla (leucemia) e Mariarosa (linfoma di Hodgkin). Sui canali digital e social Rai, la campagna vive con video, spot, testimonianze e inviti alla donazione, rilanciati anche da RaiPlay, TGR e gli account Rai per il Sociale.

Gli hashtag ufficiali: #igiornidellaricerca e #RaiperAIRC.

 

COME DONARE

AIRC.IT: UN FILO DIRETTO PER INFORMARSI E DONARE

Per tutta la durata della campagna il sito airc.it si arricchisce di notizie, approfondimenti in tempo reale e aggiornamenti sulle iniziative per consentire al pubblico di informarsi e partecipare. Già da ora possiamo sostenere il lavoro dei ricercatori con una donazione: – con tutte le carte di credito, PayPal e PostePay su airc.it;

– con bonifico bancario su conto corrente dedicato Banco BPM

IT45E0503401633000000008069;

– chiamando da telefono fisso o inviando uno o più SMS al numero 45521;

– su app Satispay nella sezione “Donazioni” del menu “Servizi” per tutto il mese di novembre.

 

Hype

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Non arrendersi mai

 

Una storia di lotta, ambizione e resilienza, in cui i protagonisti, Anna, Luca e Marco, dovranno dimostrare che la loro passione è più forte delle minacce che li circondano. Otto episodi diretti da Fabio Mollo e Domenico Croce, in esclusiva su RaiPlay, con la partecipazione e le musiche di Ernia e de I 2 Rari, il duo musicale dei rapper gemelli Tommy e Ronny Rari 

 

Una storia di sogni, amicizia e lotta per il successo, ambientata nel vibrante quartiere QT8 di Milano. In un contesto urbano denso di contraddizioni, tre giovani amici — Anna, Luca e Marco — inseguono il loro sogno: diventare stelle della scena rap. Uniti da una passione autentica per la musica, vogliono usare il proprio talento per cambiare le loro vite e superare i limiti imposti dall’ambiente in cui sono cresciuti. Quando la prestigiosa etichetta discografica Parsifal si accorge di loro e propone un contratto, il sogno sembra finalmente a portata di mano. Con il supporto di Fabrizio, un giovane producer di talento, i tre cominciano a intravedere un futuro luminoso. La loro musica, cruda e sincera, conquista il pubblico e li avvicina al successo. Ma nel quartiere nulla è mai semplice. Il gruppo deve affrontare la resistenza di Nicola, uno spacciatore che controlla il territorio e teme che la visibilità dei ragazzi possa attirare attenzioni indesiderate su QT8, minacciando i suoi affari. Determinato a mantenere il controllo, Nicola è pronto a fermarli a ogni costo. Le cose si complicano ulteriormente quando il suo braccio destro, Giacomo, intreccia una relazione con Marco. Nonostante non sia un tipo violento, il legame con Marco lo mette in conflitto tra il sentimento e la lealtà verso Nicola. Diviso tra due mondi, Giacomo si ritrova a essere insieme una risorsa e un rischio per il gruppo. A fianco dei tre protagonisti c’è la QT Gang — Jessica, Sarah, Omar e Coma — un gruppo di amici uniti da un profondo senso di comunità. Nonostante le difficoltà del quartiere, sono sempre pronti a difendere Anna, Luca e Marco e a sostenerli in ogni momento della loro ascesa. Nel frattempo, Luca deve fare i conti con il ritorno del padre Carlo, appena uscito di prigione dopo una condanna per spaccio. Tornato a gestire il bar del quartiere, Carlo riapre ferite mai guarite. Per Luca, la lotta più dura diventa quella contro il proprio passato: riuscirà a costruirsi un futuro diverso da quello che ha sempre conosciuto? “Hype” non è solo una storia sulla musica, ma un vero e proprio coming of age dal forte valore umano e sociale. Tra sogni, paure e scelte difficili, i protagonisti devono affrontare non solo le minacce di chi vuole tenerli legati al quartiere, ma anche la pressione di una strada che li ha cresciuti e che ora sembra pronta a inghiottirli. Eppure, nonostante tutto, la forza dell’amicizia e la passione per la musica li spingono a non arrendersi mai.

 

I PERSONAGGI

ANNA (Martina Sini)

Anna è la regista e manager del gruppo, una ragazza di buona famiglia, cresciuta nel quartiere. Figlia di due musicisti famosi, ha sempre respirato arte e musica. Nonostante il suo background, è molto legata ai suoi amici Luca e Marco, che considera come una seconda famiglia.

MARCO (Gabriele Careddu)

Marco è un giovane dal carattere gentile e altruista, che aiuta Luca a scrivere i testi delle sue canzoni. Cresciuto con una madre single, che lavora nel bar del padre di Luca, Marco ha sempre avuto a cuore il desiderio di migliorare la situazione economica della sua famiglia e sostenere la madre nel suo percorso.

LUCA (Lorenzo Aloi)

Luca è il leader del gruppo, scrive e canta le sue canzoni, con il sogno di lasciare il quartiere grazie alla sua musica rap. Sebbene a volte possa sembrare un po’ presuntuoso, è il vero collante del trio, sempre pronto a guidare gli altri e a mantenere unito il gruppo.

FABRIZIO (Luigi Bruno)

Fabrizio è un A&R, talent scout musicale, che aiuterà i ragazzi a realizzare il loro sogno di emergere nel mondo della musica. Originario di Napoli, ma da tempo residente a Milano, sviluppa un legame autentico con il gruppo, finendo per diventare il loro producer.

GIACOMO (Luka Zunic)

Giacomo è un ragazzo cresciuto in casa-famiglia, che per sopravvivere si è trovato a spacciare nel quartiere. È una persona solitaria, ma prova un forte sentimento nei confronti di Marco, sentendosi attratto da lui e desiderando un legame più profondo.

CARLO (Alessandro Tedeschi)

Carlo è tornato da poco in libertà dopo anni di carcere per spaccio e ora gestisce il bar del quartiere, un punto di ritrovo per tutti. Non è d’accordo con la carriera rap che vuole intraprendere suo figlio Luca, vedendola come una strada senza futuro. Dietro la sua durezza, però, c’è un amore profondo e il desiderio di proteggerlo dagli errori del passato. Carlo è un uomo segnato dal tempo che cerca di ritrovare il suo posto in un quartiere cambiato.

NICOLA (Fabio Barone)

Nicola è il giovane boss del quartiere, cresciuto in strada tra le palazzine di QT8. Pupillo di Carlo, ha preso in mano la piazza mentre lui era in carcere, gestendo lo spaccio con intelligenza e sangue freddo. È rispettato da tutti, temuto da molti, e ha imparato presto che la fiducia è un’arma a doppio taglio.

ALESSANDRA ZAVOLI

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Nel mondo segreto dei gatti

Storie, affetti e misteri raccontati da chi li ama davvero

 

La giornalista e conduttrice radiofonica, voce di “Colpo di Coda” su Rai Radio2, firma per Rai Libri il volume “Colpi di Coda”. Un viaggio delicato e profondo nel legame tra personaggi della televisione e dello spettacolo e i loro gatti, dove libertà, mistero e affetto si intrecciano in storie autentiche e sorprendenti. Un libro che accarezza l’anima e invita all’empatia, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza. Un amore per gli animali che si riflette anche nel ricordo di Sergio Zavoli, che trovava nella cura e nella vicinanza con loro una forma profonda di umanità

 

Nel suo libro racconta il legame profondo tra personaggi famosi e i loro gatti. Come nasce l’idea di dare voce a questo mondo così discreto, ma anche pieno di sfumature?

Da tre anni conduco “Colpo di coda”, una rubrica su Rai Radio2 dedicata agli animali, uno sguardo nella vita degli artisti al di fuori dalla ribalta. Gli intervistati mi raccontano il legame con i loro animali domestici. Non solo per pura curiosità, ma perché le adozioni e i loro incontri speciali, siano di esempio per chi li ascolta. È venuto fuori un mondo variegato. Molti personaggi pubblici hanno più gatti che cani, forse per una questione di gestione e compatibilità con la loro vita professionale. Da qui l’idea di raccontare questa vita un po’ nascosta, fatta di un amore silenzioso ma intensissimo.  Ho 4 gatte e 5 cani. La mia vita con loro è piena e serena. Sono la mia famiglia.

Il gatto incarna libertà, mistero e una forma silenziosa di affetto. Cosa le ha insegnato questo animale nel modo di osservare la vita delle persone?

I gatti insegnano la pazienza, la lentezza, il saper aspettare. Con loro nulla è immediato: bisogna meritarsi l’affetto. I sentimenti che regalano non sono mai scontati. Alcuni gatti sono più socievoli, altri più distaccati, ma è proprio in questa varietà che si nasconde la ricchezza del loro modo d’amare. Chi impara a vivere con i gatti, secondo me, diventa una persona più completa.

Tra le tante storie che ha raccolto, ce n’è una che l’ha colpita in modo particolare per intensità o somiglianza tra il carattere del gatto e quello del suo umano?

Sono tutte diverse, ma tutte speciali. Forse il racconto di Luca Barbareschi e della vita con i suoi gatti, in particolare con Abramo, un micio magico, speciale, in grado di sentire persino le presenze occulte. O anche il rituale dei gatti di Tony Esposito ai quali il musicista faceva ascoltare per primi le sue nuove composizioni. I gatti hanno una sensibilità che va oltre ciò che percepiamo.

Il libro è anche un inno all’empatia. Crede che il modo in cui trattiamo gli animali rifletta il modo in cui trattiamo noi stessi e la società?

Negli ultimi anni c’è stata una maggiore consapevolezza nei confronti degli animali. Le leggi oggi finalmente puniscono in modo più severo maltrattamento e uccisione di animali e anche il riconoscimento delle creature viventi come esseri senzienti nella Costituzione è un bel passo avanti. C’è però ancora molto da fare. Persistono alcune mentalità per così dire antiche, per le quali l’animale è ancora visto come “qualcosa che serve a”. Non un compagno, ma un mezzo. Fortunatamente oggi si fa strada una visione diversa, fondata sul rispetto della loro natura. Anche il mercato del pet non conosce crisi: è il segno che c’è una maggiore attenzione al loro benessere, non un bisogno di sostituire qualcosa, come qualcuno crede, ma un desiderio sincero di cura.

Come ha scelto le parole per raccontare queste storie così intime, rispettando la sensibilità dei protagonisti?

Ho chiuso gli occhi e ho provato a immedesimarmi nei gatti. Ho immaginato che fossero loro a raccontare la vita all’interno delle case dei loro “umani”. Questo punto di vista, tenero ma ironico, mi ha permesso di evitare il tono didascalico e di restituire l’essenza del legame. I 28 vip intervistati mi hanno svelato vizi e virtu’ dei loro piccoli amici; raccontato il colpo di fulmine che li ha fatti incontrare. Ma hanno anche immaginato che all’improvviso diventassero parlanti: cosa avrebbero detto se si fossero espressi in “umanese”? Scopritelo leggendo il libro… E poi c’è un aspetto importante: il ricavato del libro sarà interamente devoluto in beneficenza al “Rifugio di Hope”, un santuario per il recupero di animali da reddito a Castel Sant’Elia, alle porte di Roma, che accoglie animali salvati da situazioni difficili e offre loro una nuova vita in libertà, nel rispetto della loro natura. Qui vivono tutti insieme senza gabbie né sbarre 500 animali strappati a destini terribili come maiali, struzzi, lama, pavoni, bufali.  A guidarlo è Corinna, una donna meravigliosa con cui collaboro da vent’anni, capace di trasformare l’amore per gli animali in un progetto concreto di accoglienza e speranza.

Se dovesse descrivere il gatto con una sola parola?

Magico.

E se invece fosse il gatto a descrivere noi?

Credo direbbe: “Ti concedo il privilegio di vivermi accanto: ma   rispetta i miei spazi, e fammi tante coccole, dammi del buon cibo, non tradirmi mai e sarò tuo per sempre”.

Che rapporto aveva Sergio Zavoli con gli animali, e in particolare con i gatti?

Avevamo entrambi un grande amore per gli animali. La nostra casa era un via vai di piccoli ospiti: gatti, cani, uccelli. Viveva con noi anche un airone bianco reso incapace di volare dal fucile di un cacciatore.  Sergio era forse un tantino più gattofilo rispetto alla mia sfrenata “canitudine”. Nel ’95, mentre era alle prese con la sua inchiesta sulla fede in “Credere non credere” che girava nella Basilica di Sant’Alessandro a Roma, ebbe un incontro speciale. Improvvisamente dal nulla apparve sul set un bellissimo gatto bianco con gli occhi azzurri. Partecipava ogni giorno in modo diligente alle riprese. Per nulla intimidito dal gran trafficare dei tecnici, tra luci e grovigli di fili. Per Sergio era diventata una presenza insostituibile al punto da non iniziare a girare se prima Alessandro (volle chiamarlo così) non si fosse piazzato sulla colonna di marmo che era diventata ormai la sua postazione. Finite le riprese, come era prevedibile, il gatto si trasferì a casa nostra. E che dire di Magò, l’altra felina di casa Zavoli, sgusciata fuori da chissà dove sul trafficatissimo piazzale di Palazzo Madama davanti al Senato. Era poco più grande di una pallina di pelo quando rotolò proprio davanti ai piedi di Sergio che stava per entrare in auto: altro che segno del destino.

Che belle storie…

Sì, sono storie di amore profondo che lasciano per sempre un segno indelebile sul cuore. E che scaldano i ricordi.

Tosca di Puccini dall’Opera di Roma

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Con Daniel Oren sul podio e le voci di Eleonora Buratto, Jonathan Tetelman e Luca Salsi. In diretta sabato 1° novembre alle 20.50 su Rai 3

 

 

La prima Tosca: è la ricostruzione dell’allestimento originale del 1900 riproposto al Costanzi di Roma, dove nacque il capolavoro di Giacomo Puccini, quello che Rai Cultura propone sabato 1° novembre alle 20.50 in diretta su Rai 3. L’evento straordinario, realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, anticipa l’apertura della stagione 2025/2026 dell’Opera di Roma e celebra il 125° anniversario dell’opera. A introdurre e commentare la serata su Rai 3, sono Cristiana Capotondi e Alessandro Preziosi. Il 14 gennaio del 1900 infatti, Roma assisteva alla prima assoluta di “Tosca”, che segnava in maniera indelebile la storia della musica e della città. Sullo stesso palco torna oggi una ricostruzione completa e dettagliatissima dell’allestimento originale di Adolf Hohenstein, realizzato con la supervisione dell’Archivio Storico Ricordi. Sul podio sale Daniel Oren, mentre la regia è affidata ad Alessandro Talevi. Protagoniste le grandi voci di Eleonora Buratto (Tosca), Jonathan Tetelman (Cavaradossi) e Luca Salsi (Scarpia). Completano il cast Gabriele Sagona (Angelotti), Domenico Colaianni (Sagrestano) e Matteo Mezzaro (Spoletta). Le scene e i costumi originali, disegnati da Adolf Hohenstein, sono ricostruiti rispettivamente da Carlo Savi e Anna Biagiotti, mentre le luci sono curate da Vinicio Cheli. Il coro è diretto da Ciro Visco. Già ospitata anche in Spagna, Israele e Giappone, questa produzione dell’opera di Puccini ricostruisce per lo spettatore odierno la Roma vissuta dal compositore lucchese. «Non ho mai smesso di ammirare la sottigliezza e la cura dei particolari con cui Puccini crea i suoi scenari – dice il regista Alessandro Talevi – e il modo in cui richiedono costantemente un’indagine psicologica profonda da parte di cantanti e regista». Le vedute dell’alba romana dalla terrazza di Castel Sant’Angelo, gli interni dorati di Sant’Andrea della Valle, i rintocchi del Mattutino che Giacomo Puccini aspettava di cogliere all’alba per annotare l’intonazione corretta da inserire in partitura. Seguendo le originali volontà pucciniane, l’allestimento punta a far rivivere al pubblico l’opera così come Puccini la vide per la prima volta.

AL CINEMA

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Io sono Rosa Ricci

 

Nelle sale dal 30 ottobre con Maria Esposito, Andrea Arcangeli e Raiz. «Un film drammatico e d’azione che vuole intrattenere ed emozionare offrendo al pubblico di “Mare Fuori” un punto di vista inedito su uno dei suoi personaggi più affascinanti» dice la regista Lyda Patitucci

 

Napoli, 2020. Rosa Ricci ha quindici anni e un’eredità ingombrante: è figlia di uno dei boss più temuti della città. È una ragazzina schiva, che vive in una gabbia dorata protetta da Don Salvatore e dal suo clan. Quando viene rapita da un narcotrafficante intenzionato a colpire suo padre, Rosa si ritrova prigioniera su un’isola remota. Minacciata e costantemente in pericolo, durante la sua prigionia, intraprende però un percorso di crescita e stringe un legame profondo che le darà forza e una nuova consapevolezza. Mentre il padre scatena una guerra per salvarla, Rosa non aspetta di essere salvata: progetta la sua fuga. Quando finalmente torna a Napoli, non è più la ragazza di prima: ora è pronta a riprendersi la sua vita. E a scegliere, da sola, il suo destino. Cresce l’attesa per “Io sono Rosa Ricci”, diretto da Lyda Patitucci con Maria Esposito, Andrea Arcangeli e Raiz, nelle sale italiane da giovedì 30 ottobre. “Un film drammatico e d’azione che vuole intrattenere ed emozionare, offrendo al pubblico di ‘Mare Fuori’ un punto di vista inedito su uno dei suoi personaggi più affascinanti” afferma la regista. L’obiettivo è raccontare il suo percorso di formazione, non riproducendo ciò che la serie ha già mostrato, ma ampliandone l’universo con uno stile nuovo, in continuità con ciò che tutti conoscono. “Il pubblico deve riconoscersi in questo mondo, ma al tempo stesso guardarlo da una prospettiva diversa – prosegue Patitucci – Se nella serie Rosa Ricci si presenta sparando a un amico per entrare in carcere e vendicare il fratello, la domanda che ha guidato questo film è: quali esperienze l’hanno portata a diventare quella ragazza? La risposta è in una storia che mostra il prima: Rosa, cresciuta sotto la protezione paterna e amata nonostante il contesto criminale, viene improvvisamente strappata al suo mondo e scaraventata in una realtà ostile, abitata da uomini minacciosi e da una lingua che non comprende. Lì vive un’esperienza estrema, con in gioco la vita stessa. Il suo obiettivo, per tutto il film, resta chiaro e universale: essere libera e tornare a casa”. Nel buio di questa prigionia, l’unica luce è l’incontro con Victor. Giovane narcos al soldo di Agustin, inizialmente suo carceriere, diventa presto il suo grande alleato. “Rosa si aggrappa a lui per sopravvivere e fuggire, ma la liberazione non è a senso unico. Se Rosa è pronta a morire pur di essere libera, Victor è un ragazzo che vive rassegnato alla morte, intrappolato in un mondo che non ha scelto, svuotato dei sentimenti. Proprio questo è il dono che Rosa gli farà: restituirgli la possibilità di vivere” conclude la regista. La storia si sviluppa tra due mondi: l’isola di Agustin, dove Rosa è prigioniera, e Napoli, la sua casa, dove Don Salvatore lotta disperato per trovare i soldi del riscatto. L’isola è un luogo immaginario, sospeso fra il Mediterraneo e l’Atlantico. Come in un western contemporaneo, il paesaggio contribuisce a definire l’identità visiva ed emotiva del film. Questi due mondi si raccontano anche attraverso il cast e la lingua. Da un lato i napoletani – guidati da Maria Esposito e Raiz – dall’altro i sudamericani, capeggiati da Jorge Perugorría (Agustín). In bilico tra i due universi c’è Victor, che attraverso Rosa riscopre anche le sue origini. “Io sono Rosa Ricci” è una storia di vita, morte e amore: sentimenti forti e universali che spero di aver raccontato in maniera dinamica, materica, con un tono deciso che sposa il genere.

Serie Tv     

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Uno slancio d’amore

 

«Nelle prime due stagioni ho voluto tenere la briglia corta per non sciupare la meravigliosa fioritura che vive ora. È la stagione più complessa e completa: c’è davvero di tutto. Vedremo Ricciardi abbandonarsi all’amore e alla gioia di vivere» commenta Lino Guanciale intervenuto a Napoli in occasione del Prix Italia. La terza stagione de Il Commissario Ricciardi da novembre in prima serata Rai 1

 

Nella sua Napoli, tra le luci e le ombre della città, Luigi Alfredo Ricciardi ha conquistato ancora una volta il suo pubblico, accorso numeroso al Prix Italia per salutarlo. Un evento sold out, reso ancora più speciale dalla cornice d’eccezione: un Teatro San Carlo gremito per l’anteprima della terza stagione della serie. Là dove tutto era cominciato, là dove si è accesa la magia di Maurizio De Giovanni, che racconta: «Questa terza serie è quella dei romanzi più potenti dal punto di vista della storia orizzontale, cioè quella di Ricciardi. Il Commissario compie uno scatto in avanti emotivo e sentimentale, cambiando radicalmente la propria vita. Sono convinto che sia la stagione più intensa da questo punto di vista e confido che possa piacere agli spettatori ancora più delle prime due». Molte le novità di questo nuovo capitolo, in onda a novembre in prima serata su Rai 1, a cominciare da quelle raccontate da Lino Guanciale, entusiasta lettore della saga. L’attore descrive così il suo legame con il personaggio: «Dal punto di vista professionale è stato uno snodo fondamentale per me. Ricciardi è uno di quei personaggi difficili da non guardare con ammirazione, per la sua capacità di restare saldo in anni oscuri e di convivere con la maledizione che lo perseguita. Mi ha conquistato il suo grande coraggio, la sua umanità. Da lettore prima e da attore poi, cerco in ogni modo di esserne all’altezza». Entrando nel vivo della nuova stagione, Guanciale aggiunge: «Nelle prime due stagioni ho voluto tenere la briglia corta per non sciupare la meravigliosa fioritura che vive ora. È la stagione più complessa e completa: c’è davvero di tutto. Vedremo Ricciardi abbandonarsi all’amore e alla gioia di vivere. È anche quella più divertente, perché perfino il Commissario si troverà in situazioni capaci di strappare un sorriso». Il racconto riparte dalla Napoli del 1933, dove Ricciardi inizia finalmente a frequentare ufficialmente la sua Enrica, pur senza liberarsi del tormento interiore e della maledizione che resta un segreto troppo pesante da condividere: «Ho tenuto Luigi Alfredo stretto nel suo impermeabile, proprio come nei romanzi di De Giovanni, per liberarlo un po’ alla volta dai suoi fardelli e farlo abbandonare all’amore», spiega ancora Guanciale. Ma il cuore pulsante della storia rimane Napoli, «una città che non ha specchi, non si guarda e vive la vita come se fosse un eterno presente», osserva De Giovanni. «Se solo si convincesse delle sue caratteristiche uniche, potrebbe davvero diventare qualcosa di straordinario». Il viaggio nel mondo del Commissario Ricciardi non può prescindere dal dottor Bruno Modo, interpretato con classe da Enrico Ianniello, che riflette sul profondo significato della libertà: «La libertà è la possibilità di amare gli altri senza alcuna barriera. C’è una caratteristica che Modo e Maurizio (De Giovanni) condividono: una gigantesca tenerezza nei confronti del mondo». Una tenerezza che si trasforma in amore attraverso le due figure femminili che da sempre avvolgono Ricciardi. La prima è Enrica, interpretata da Maria Vera Ratti: «Sono cresciuta con Enrica, sia come persona che come attrice. È un personaggio al quale ci si può ancorare con grande libertà, cosa rara, soprattutto all’inizio di una carriera. Ci sono aspetti in comune che porto con me anche nella vita quotidiana, e che sono cambiati nel corso delle stagioni».  Poi Livia, portata in scena da Serena Iansiti, che ricorda: «È stato un regalo pazzesco. Alessandro D’Alatri, il primo regista della serie, mi diceva sempre di pensare a questa donna come a una rockstar capace di rompere gli schemi. Livia mi ha dato la possibilità di essere tutto: una star e, allo stesso tempo, una donna fragile che vive i suoi sentimenti con estrema verità e sincerità. La sua è una vita in ascolto, umana e straziante al tempo stesso». A chiudere il cerchio è il brigadiere Maione, ombra del Commissario, interpretato da Antonio Milo: «Maione è un personaggio che mi ha permesso di comprendere meglio cosa significa essere napoletano, cosa rappresenta per me questa città. È stato come vivere una favola, ritrovare un amico caro».

 

Il Collegio 9

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Un racconto che commuove

 

Presentato in anteprima a Napoli in occasione della 77^ edizione del Prix Italia, suona la campanella su RaiPlay per i diciotto nuovi allievi della nona edizione del docu reality diventato un vero e proprio cult generazionale. Obiettivo finale: superare l’esame di terza media

 

 

Diciotto nuovi allievi si siederanno tra i banchi di scuola del Convitto Nazionale Mario Pagano di Campobasso, in Molise, per misurarsi con il severo corpo docente e puntare a superare l’esame di terza media. La classe protagonista si troverà catapultata nel 1990: l’anno del crollo definitivo del blocco sovietico, della liberazione di Nelson Mandela, dell’indimenticabile Mondiale di calcio di Italia ‘90, dei walkman sempre accesi e delle cassette registrate a casa. Alla guida del collegio ci sarà ancora l’inimitabile preside Paolo Bosisio mentre dietro la cattedra ritroveremo: Andrea Maggi, prof di italiano e di educazione civica, Maria Rosa Petolicchio docente di matematica e scienze, David. W Callahan di inglese e poi ancora Alessandro Carnevale insegnante di arte e Luca Raina per storia e geografia. Ai docenti storici si aggiungeranno tre nuove professoresse: Giusi Serra per Musica, Lucia Bello per Educazione Fisica e la dottoressa Monica Calcagni, medico chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia, che terrà un corso di Educazione Sessuale. A raccontare le avventure dei prossimi collegiali ci sarà Pierluigi Pardo nuova voce narrante della tanto attesa serie.

 

Il RadiocorriereTv ha incontrato Andrea Maggi, prof di italiano e di educazione civica, e Maria Rosa Petolicchio docente di matematica e scienze.

 

Una posizione privilegiati di osservazione per questi ragazzi de Il Collegio. Come vi sentite?

Petolicchio: Non siamo nuovi a questa esperienza, diciamo che, con il tempo, ci abbiamo preso la mano. Accogliere ragazzi nuovi, conoscerli sul momento e iniziare con loro un percorso di relazione e di dialogo educativo è sempre qualcosa di nuovo e stimolante, un’esperienza positiva.

Maggi: È come una caccia al tesoro! I ragazzi arrivano mostrandosi in un modo e poi, man mano che li conosci, scopri volti e sfumature diversi. Questo, secondo me, è l’aspetto più affascinante de Il Collegio.

 

I giovani sono spesso sotto la lente di ingrandimento degli adulti. Come li racconterà questa nuova edizione?

Petolicchio: È bello che i ragazzi de Il Collegio si raccontino in prima persona, portando con sé le loro storie, le loro fragilità, i loro pensieri. È un racconto autentico, che commuove.

Maggi: È vero, è un racconto che ci tocca nel profondo. Ma vorrei anche aggiungere, cara collega, che se i ragazzi riescono ad aprirsi così, un po’ di merito è anche nostro (ride). Non siamo qui per caso!

 

Cosa rappresenta per voi l’esperienza de Il Collegio?

Petolicchio: Come insegnante, mi sono ritrovata quasi per caso, per una fortunata coincidenza, a vivere un’esperienza straordinariamente positiva e arricchente, che mi ha permesso di conoscere un mondo diverso da quello della mia quotidianità. Un mondo che, ogni volta che si riapre la parentesi de Il Collegio, ritrovo con grande piacere. È davvero un momento di vita che mi ha dato tanto. È sempre commovente rivedere le persone che ho conosciuto grazie a questo programma e scoprire cosa c’è dietro lo schermo, dietro la televisione: un universo che non avrei mai immaginato così ricco e autentico.

Maggi: Io, semplicemente, mi diverto. Mi emoziono, anche se cerco di non darlo troppo a vedere. Quando i ragazzi tirano fuori la loro genuinità sanno essere davvero spiazzanti. E poi mi diverto tantissimo con la collega Petolicchio e con il preside Paolo Bosisio. Siamo molto legati, ormai amici.

 

Come sono stati i vostri anni Novanta?

Petolicchio: Il 3 maggio del 1990 sono diventata mamma per la prima volta, un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Per me, dunque, quell’anno è davvero speciale.

Maggi: Il 1990 è l’anno di Italia ’90! Come dimenticarlo? Ricordo il mitico Totò Schillaci, che oggi ci guarda da lassù. Sicuramente farà il tifo per noi, perché questa edizione, ambientata proprio nel 1990, è anche un po’ dedicata a lui.