Blanca – Terza stagione

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La forza della fragilità

 

Maria Chiara Giannetta per la terza volta nei panni della consulente di Polizia più colorata e intuitiva, ma molte cose sono cambiate. Indossa sempre felpe colorate e l’atteggiamento è ancora scanzonato, ma la nostra eroina rivelerà un’inedita fragilità. Per la regia di Nicola Abbatangelo, da lunedì 29 settembre per sei serate in prima visione su Rai 1

 

Torna la consulente più colorata e intuitiva, ma molte cose sono cambiate, a cominciare dalla regia, affidata a Nicola Abbatangelo che afferma: “un’esperienza splendida raccogliere l’eredità di una serie potentissima ma anche stimolante dal punto di vista umano. Ho conosciuto da spettatore questa serie e vedendo una protagonista che lotta per vedere e farsi vedere e guardare il mondo. Nel pensare e immaginare questa terza stagione, tutto ruota attorno a questo sguardo. Quello che mi ha fatto innamorare di questa stagione è stato proprio vedere i personaggi guardare la propria vita e cercare di dare ora un nome alle cose, il nome ai sentimenti che provano, alle scelte che fanno.» E a proposito di Genova, sempre più protagonista, Abbatangelo aggiunge: «Non conoscevo bene Genova, sono entrato con gli occhi nuovi, di uno che osserva una città cercando dei posti magici e quelli anche più scuri.»

 

Eccola, è di nuovo lei: Blanca! Stesso intuito infallibile, sempre coraggiosa e generosa ma qualcosa è cambiato. La nostra eroina veste felpe colorate, porta la frangetta e non è più accompagnata da Linneo, la sua fedele amica a quattro zampe. Ora Blanca ha paura del buio, rifiuta il futuro e ha deciso di bastare a se stessa. Quale nuova sfida esistenziale la attende in questa nuova stagione?

Il suo sguardo, che ha sempre guardato al futuro con fiducia, all’inizio della nuova stagione mostra una inedita fragilità. Ha paura del buio e del futuro, nonostante le tante scommesse vinte. Accanto a lei i compagni di avventura di sempre: la giovane Lucia (Sara Ciocca), la fidata amica Stella (Federica Cacciola) e il padre Leone (Ugo Dighero), amorevole e premuroso; in commissariato, il Vicequestore Bacigalupo (Enzo Paci) e soprattutto l’ispettore Liguori (Vincenzo Zeno) che, alla fine della seconda stagione, ha scelto un’altra donna, anche se i sentimenti che prova per Blanca sono tutt’altro che svaniti. E anche Blanca non riesce a ignorare gli stessi sentimenti fino a quando, a sparigliare le carte nel loro rapporto, non arriverà Domenico Falena (Domenico Diele), un contractor che si occupa di sicurezza navale in zone marittime pericolose. Domenico lavora per un’agenzia diretta dalla affascinante manager Eva Faraldi (Matilde Gioli), che lo considera il suo agente migliore. Blanca lo incontra durante il caso di indagine della prima puntata, che si svilupperà per tutta la stagione e li metterà a stretto contatto sulle tracce di un bambino scomparso in circostanze misteriose, facendoli scoprire molto più simili di quanto pensassero. In ogni puntata un caso d’indagine con un’ambientazione particolare tra i luoghi caratteristici di Genova.

 

 

 

I NUOVI PERSONAGGI

 

Domenico Falena – 40 anni (Domenico Diele)

Scarponi consumati da anni di missioni e uno sguardo che tradisce la capacità di tenere a bada le emozioni. Domenico Falena non è un uomo comune: è un contractor, specializzato nella protezione armata delle navi cargo che attraversano le rotte marittime più insidiose. Quando non è in azione, vive a Genova, quartier generale della SSG – Superba Security Group – l’agenzia di sicurezza per cui lavora. È proprio qui, nella città portuale, che Blanca lo incontra durante l’indagine del primo caso di stagione. Falena, infatti, è coinvolto in prima persona in un mistero che si dipanerà lungo l’intera serie. Blanca inizialmente diffida di lui: i suoi “superpoteri” sembrano non avere effetto su quell’uomo enigmatico. Eppure, non può fare a meno di rimanere affascinata, scoprendo poco a poco che Falena le somiglia più di quanto avrebbe mai immaginato. Un incontro destinato a mettere in discussione molte delle sue certezze.

 

Eva Faraldi – 35 anni (Matilde Gioli)

Genova è da sempre una porta sul Mediterraneo, crocevia di commerci e turismo, con un porto capace di accogliere qualsiasi tipo di imbarcazione. È in questo scenario che opera la Superba Security Group, agenzia specializzata nella selezione e formazione di professionisti della sicurezza, nonché nella protezione armata dei cargo in partenza verso rotte ad alto rischio. A guidarla è Eva Faraldi, donna di grande fascino e carattere, stimata e rispettata nel suo settore. La incontriamo già nella prima puntata, quando le indagini portano Blanca e i suoi colleghi a incrociare Domenico Falena, suo dipendente. Fin da subito, Eva si mostra disponibile e collaborativa, pronta a fornire tutte le informazioni utili sul caso. Ma il legame con Falena non è soltanto quello tra datrice di lavoro e agente: per lei Domenico è il migliore, forse qualcosa di più.

 

Cristian Gardi – 50 anni (Biagio Forestieri)

Medico brillante e carismatico, Cristian Gardi dirige la prestigiosa Clinica San Francesco di Genova, rinomata per la neonatologia. Accanto alla carriera, coltiva però una profonda vocazione umanitaria: da anni è volontario in una Onlus di cooperazione internazionale che si occupa di promozione sociale e adozioni internazionali. I nostri lo incontrano mentre indagano sulla scomparsa misteriosa di un bambino. Dietro la sua competenza professionale e il rigore del ruolo, emerge un uomo di straordinaria umanità, capace di conciliare carriera e altruismo. Sarà proprio grazie a lui che il caso troverà la sua chiave di svolta?

 

Le prime due puntate

Serata 2 – Cane 3

Per la prima volta, Blanca sembra avere paura del buio: fatica ad accettare il suo nuovo cane guida – non gli dà nemmeno un nome, chiamandolo solo Cane 3 – mentre Liguori, ancora insieme alla fidanzata Veronica, forse è pronto a prendere una decisione per il futuro che potrebbe cambiare tutto. Ma le attenzioni del commissariato vengono presto catalizzate dal caso dell’omicidio di Valya, una suora venuta dall’Ucraina, legata alla misteriosa scomparsa di un bambino. L’indagine porta Blanca a conoscere Domenico Falena, un affascinante ed enigmatico contractor che lavora per un’agenzia di sicurezza navale genovese.

 

Serata 2 – Il Genovese

I nostri indagano sulla morte di una psicologa del carcere di Marassi, mentre Blanca vive un momento di grandi domande e affronta alcune questioni personali spinose. Eva Faraldi, la responsabile dell’agenzia di sicurezza per cui lavora Domenico, gli assegna una nuova missione lontana da Genova, ma la gelosia di Liguori, che non passa inosservata a Veronica, non riesce a placarsi. Dopo un incontro inaspettato con sua madre Nadia in carcere, Blanca sembra trovare le risposte che cercava.

 

Elisa Isoardi apre il Bar Centrale

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La provincia per capire meglio il Paese. Dal 4 ottobre alle 14 il nuovo show del sabato pomeriggio di Rai 1

 

 

Al via su Rai 1 dal 4 ottobre alle 14 “Bar Centrale”, il nuovo appuntamento del sabato pomeriggio, condotto da Elisa Isoardi, format originale prodotto dalla Direzione Intrattenimento Daytime in collaborazione con Stand by me. In “Bar Centrale” le notizie più commentate della settimana e quelle locali (di costume, società, spettacolo) diventano il pretesto per un confronto corale e inaspettato. In studio, insieme a Elisa Isoardi, tre ospiti fissi Serena Bortone, Rosanna Lambertucci e Davide Rondoni pronti a commentare l’attualità con intelligenza e leggerezza. Il cuore del programma è il collegamento con un bar di provincia. Ogni settimana, un piccolo borgo italiano apre le sue porte al pubblico, raccontando le storie della sua comunità. Tra un caffè e l’altro, le notizie vengono commentate in diretta dagli avventori del bar con un punto di vista autentico della provincia, che arricchisce e sorprende con spontaneità, ironia e buon senso. Studio e bar del paese danno così vita a un dialogo che unisce piazza e salotto, quotidiano e attualità, leggerezza e profondità. “Bar Centrale” è un racconto corale: la provincia non come folclore, ma come lente per capire meglio il Paese. Qui le notizie si trasformano in storie condivise, e il sabato pomeriggio diventa l’occasione per ritrovare il senso di comunità che unisce l’Italia.

 

AL CINEMA

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Testa o croce?

 

Ballata western ambientata in Italia con Nadia Tereszkiewicz, Alessandro Borghi e John C. Reilly. Nelle sale da giovedì 2 ottobre il film coprodotto da Rai Cinema, diretto da Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis

 

Agli inizi del ‘900, il Wild West Show di Buffalo Bill arriva a Roma per vendere agli italiani il mito della frontiera, a colpi di fucili a salve e spettacoli di cowboy. Qui, nella cornice di una gara di doma divenuta leggenda tra cowboys e butteri italiani, Rosa, giovane moglie del signorotto locale, si innamora di Santino, il buttero che vince la sfida. In seguito all’omicidio del marito, Rosa e Santino fuggono insieme, ma la giustizia, come sempre, è venduta al miglior offerente e sulla testa di Santino viene messa una grossa taglia. Con Buffalo Bill sulle loro tracce, Rosa sogna l’America, quella vera, non quella dei manifesti pubblicitari con i bisonti, ma il suo sogno dovrà fare i conti con la realtà. Perché, come in ogni ballata western che si rispetti, il destino lancia la moneta. E spesso, la verità resta sepolta sottoterra. Nelle sale da giovedì 2 ottobre “Testa o roce?” il film diretto dai registi italo-americani Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis, che vede nel cast Nadia Tereszkiewicz, Alessandro Borghi, John C. Reilly, Peter Lanzani, Mirko Artuso, Gabriele Silli, con la partecipazione di Gianni Garko. «Il nostro film nasce da una passione profonda per le ballate popolari, le leggende tramandate oralmente e i racconti che da bambini ci venivano narrati come se fossero verità. Storie tramandate di bocca in bocca, come le leggende di frontiera, dove la verità è sempre incerta e si trasforma, diventando mito – dicono i registi – con “Testa o Croce?” abbiamo messo in scena una ballata western ambientata in Italia, un anti-western che parte da premesse classiche (il cowboy, il duello, la fuga) per poi trasformarsi gradualmente in qualcosa di più magico e surreale. L’intento era rompere le convenzioni del genere, reinterpretandolo in chiave italiana e contemporanea». Per i registi il Wild West Show di Buffalo Bill è il punto di partenza, uno spettacolo itinerante che già all’epoca mescolava storia e finzione e costruiva miti attraverso la narrazione. «Secondo i giornali dell’epoca i butteri locali sconfissero i cowboy americani in una gara di doma – proseguono – da lì, abbiamo immaginato un film che si costruisce come racconto epico e postmoderno, dove realtà e finzione si confondono, e dove la narrazione stessa diventa parte del film».

 

RADIO RAI

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Dalla parte degli ascoltatori

 

Presentata all’Auditorium Parco della Musica a Roma l’offerta 2025-2026 di tutti i 12 canali della radiofonia del Servizio Pubblico

 

Web, FM e DAB; smartphone e smart speaker; PC, TV e connected cars; streaming e on demand. Una pluralità di accessi, formati e device, in un ecosistema radiofonico che ha moltiplicato negli anni le occasioni di ascolto. La radio: un’evoluzione continua e inarrestabile. Radio Rai, con il suo racconto infinito, propone l’’offerta più completa del panorama radiofonico italiano. Dodici Canali, tra generalisti e specializzati, e una vastissima offerta di podcast Original che arricchiscono la library di RaiPlay Sound. Un’offerta diversificata consente alle radio di distinguersi per linea editoriale, per raggiungere target differenti e più ampie fasce di pubblico. Sono 163 i Giornali Radio Nazionali e 18 quelli Regionali in onda settimanalmente su Radio1, alternandosi a spazi di attualità, politica, cronaca, fili diretti e speciali, mentre oltre 1.600 ore di sport all’anno fanno del Canale un’eccellenza nel presidio di tutti gli eventi sportivi, nazionali e internazionali. Più musica è la parola d’ordine di Radio2, che spinge sulla strada dell’intrattenimento con nuovi programmi e conduzioni, spazi di comicità, imitazioni e divertimento e una rafforzata presenza sul territorio. Radio3 è la radio del dibattito culturale e dell’approfondimento, con una proposta musicale ricca e di qualità e iniziative editoriali volte alla valorizzazione dei giovani talenti. Isoradio rafforza la sua mission di radio in mobilità, con una programmazione di flusso in cui l’informazione sul traffico si intensifica nelle fasce interessate da più elevati flussi di traffico. E poi le Radio Specializzate: Radio1 Sport, GR Parlamento, Radio3 Classica, Radio Tutta Italiana, Radio Kids, Radio Live Napoli, Radio Techetè e No Name Radio. Tutto questo è “raccolto” nella piattaforma, RaiPlay Sound, che contiene anche molto, molto altro. Un’offerta di podcast Original unica e contenuti che si arricchiscono sempre di più con contributi ogni volta diversi, che attingono anche all’universo della produzione Rai in logica effettivamente crossmediale e nel contesto degli obiettivi del Servizio Pubblico. Il presidio degli eventi accomuna tutte le radio, siano esse musicali, di intrattenimento, culturali, di informazione o in mobilità: attività on field ed iniziative editoriali, dal grande sport alla musica live, e poi ancora Festival, Fiere e Manifestazioni, per raggiungere il pubblico nel suo territorio. Radio Rai è ovunque, è community, è per tutti e per ciascuno, parla alla platea e al singolo ascoltatore, in una relazione unica e personale. Radio Rai si evolve e rimodula l’offerta. Una sfida complessa, in cui il cambiamento non può prescindere dalla necessità di salvaguardare l’unicità e la qualità del prodotto. L’innovazione editoriale si coniuga ogni giorno con la funzione di Radio Rai di servizio pubblico: tutte le attività e le iniziative traggono ispirazione dai principi generali definiti dal Contratto di Servizio. Radio Rai si distingue per il proprio impegno nel promuovere progetti di comunicazione sociale e culturale, rafforzando il legame con le istituzioni, con le organizzazioni del Terzo Settore e con i più importanti network di broadcaster internazionali. L’inclusione sociale, il pluralismo culturale, le battaglie contro il razzismo e le discriminazioni, la sostenibilità ambientale sono temi cari a Radio Rai e che Radio Rai tratta con forza e sensibilità attraverso contenuti dedicati, podcast, iniziative di sensibilizzazione, programmi di efficientamento energetico. Dietro Radio Rai ci sono le persone: quelle che la ascoltano e quelle che la fanno. C’è l’impegno di tutti, per portare ovunque voci, suoni, emozioni.

 

L’intervista a Marco Caputo, direttore Radio Rai

Dove ci porterà Rai Radio?

La Radio ci porta inevitabilmente verso il futuro perché ci “racconta” in tempo reale, ci porta verso il futuro perché è lo strumento più dinamico e si evolve con il cambiamento della società. La Radio ci porta dove vogliamo essere, facendoci vivere le emozioni di momenti ai quali non possiamo partecipare in prima persona.

La sua sfida per la nuova stagione?

 

Essere dove gli ascoltatori ci cercano e arrivare dove non siamo mai stati, per farci trovare. La sfida di Rai Radio è portare la ricchezza dei suoi contenuti agli ascoltatori con tutti i mezzi, anche quelli legati alle nuove tecnologie e alle nuove modalità di condivisione: dall’investimento sulla rete, all’utilizzo pieno ed efficace della piattaforma e delle nuove modalità di fruizione, alla presenza sul territorio (grandi eventi, live, manifestazioni sportive e culturali), dove possiamo incontrare i nostri ascoltatori rafforzando il senso e i valori della nostra community.

Come guardare al futuro senza dimenticare la nostra storia e la tradizione?

Alla Festa di Rai Radio abbiamo premiato Federica Taddei, conduttrice, in particolare di “Chiamate Roma 3131”, fin dalla sua prima edizione del 1969. Federica. assieme ad altri colleghi di Radio Rai” ha trasformato il modo di fare Radio, creando una comunicazione “bidirezionale”, aprendosi, grazie al telefono, a un confronto con gli ascoltatori che hanno iniziato a partecipare, attivando un dialogo. Tutto questo, che a noi sembra banale, soprattutto nell’epoca dei social, è stato, allora, una grande novità o meglio una straordinaria innovazione. L’innovazione è, da sempre, un valore di Rai Radio e il legame forte del servizio pubblico che ci proietta nel futuro, cercando di interpretare il contesto, e se possibile anticiparlo. Rai Radio per prima ha creato il senso di una community, sta a noi proseguire in questa direzione.

Quale è l’asso nella manica dei nuovi Palinsesti Radio?

La ricchezza dell’offerta di Radio Rai. La forza di dodici palinsesti che legati dai valori del Servizio Pubblico intercettano esigenze e necessità degli ascoltatori in ogni ambito.

Cosa rappresenta per lei la Radio?

La Radio mi ha accompagnato nella scoperta della musica, mi ha aiutato, con il suo racconto, a “immaginare” i fatti del mondo concedendomi spazi di riflessione ed emozione, creando quel legame individuale che è esclusivo del linguaggio della Radio. Dopo una lunga esperienza in tanti e diversi settori della Rai, la Radio rappresenta oggi una sfida professionale straordinariamente stimolante, per la sua storia, per la sua capacità di proiettarsi nel futuro, per quello che rappresenta come valore centrale della Rai e del Servizio Pubblico e per la possibilità di poter vivere questa esperienza assieme alle donne e agli uomini di Rai Radio, allo loro passione ed al loro entusiasmo.

 

TALE E QUALE SHOW

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I magnifici 11 (10 + 1) di Carlo Conti

Uno degli appuntamenti televisivi più apprezzati da pubblico e critica, fiore all’occhiello di Rai 1. Il programma di Carlo Conti è pronto a riaprire i battenti per una quindicesima edizione ricca di novità.  Da venerdì 26 settembre in prima serata con la super giuria composta da Cristiano Malgioglio, Giorgio Panariello e Alessia Marcuzzi

Un mix vivace e multigenerazionale di volti noti dello spettacolo italiano, che unisce personalità della televisione, della musica e dell’intrattenimento. Dal 26 settembre, in diretta dagli studi Fabrizio Frizzi di Roma, torna su Rai 1 “Tale e Quale Show” di Carlo Conti.

Il cast della 15esima edizione:

Pamela Petrarolo
Le Donatella
Marina Valdemoro Maino
Antonella Fiordelisi
Carmen Di Pietro
Samuele Cavallo
Gianni Ippoliti
Tony Maiello
Peppe Quintale
Flavio Insinna & Gabriele Cirilli

Gli artisti si esibiranno rigorosamente dal vivo, accompagnati dagli arrangiamenti del maestro Pinuccio Pirazzoli, con l’obiettivo di immedesimarsi nei grandi protagonisti della musica italiana e internazionale. Le varie ‘interpretazioni’ saranno impreziosite dalle coreografie di Fabrizio Mainini e del corpo di ballo fisso del programma. I tre talent più votati otterranno un bonus che si sommerà al voto della giuria composta da Giorgio Panariello, Cristiano Malgioglio e Alessia Marcuzzi. A loro si aggiungerà, in ogni puntata, l’ormai celebre quarto ospite speciale, interpretato in ciascuna puntata da un diverso protagonista del mondo dello spettacolo.

APPROFONDIMENTO

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Lo Stato delle Cose

Al via lunedì 22 settembre la seconda stagione del programma condotto da Massimo Giletti. In prima serata su Rai 3

Un racconto contemporaneo, immerso nella complessità dei tempi, che mescola destra e sinistra, il centro e la periferia del mondo, riuscendo a conquistare il pubblico più rigoroso ed esigente. La seconda stagione de “Lo Stato delle Cose”, il programma condotto da Massimo Giletti torna in onda da lunedì 22 settembre in prima serata, alle 21.20, su Rai 3. “Lo Stato delle Cose” è in continuo cambiamento e, per questo, non si lega ad un format scritto o ad una ritualità televisiva precisa, ma si presenta fluido come la realtà, in costante divenire. L’attualità, la cronaca, la politica, saranno cucite insieme dall’unico filo che da sempre caratterizza i programmi di Massimo Giletti: la ricerca, l’analisi e il racconto dei fatti, dai quali partire per “sapere” e ai quali tornare per “capire”.  “Ci sono temi che fanno molto discutere, che sono divisivi, ecco, bisogna avere la forza di andare su quelli – afferma il conduttore – Penso che la televisione debba vivere di ciò che succede nelle ultime 24 ore, è ovvio che si preparano racconti nel tempo di una settimana, ma devi anche essere in grado di avere il coraggio di buttare a mare tutto se un altro tema diventa dominante”. Le notizie e le storie al centro del dibattito pubblico saranno affrontate con ospiti e linguaggi sempre diversi: testimonianze in studio, servizi, ricostruzioni. Con l’abilità del conduttore che accompagnerà lo spettatore in un racconto che farà da bussola per coinvolgere e mettere ordine agli eventi. Tornano, poi, i “faccia a faccia” di Massimo Giletti con i nomi più prestigiosi del mondo del giornalismo e della cultura italiana e i confronti tra i protagonisti della scena politica che saranno chiamati a “sfidarsi” sui temi più urgenti: ciascuno difendendo il proprio punto di vista, ma accettando le regole di un confronto dialettico con l’avversario.E tornano anche le inchieste, per indagare in profondità e fornire al pubblico tutti gli elementi per informarsi al meglio. Protagonisti saranno anche i cittadini, con le loro denunce e il bisogno di risposte.  “Cercherò di scavare come abbiamo sempre fatto, questo è il mio obiettivo – dice il conduttore – a noi interessa fare un prodotto televisivo come si faceva ai vecchi tempi. Oggi è complicatissimo, i mezzi non ci sono più come prima, ma le idee, la passione e il coraggio suppliscono alle mancanze”.  “Lo Stato delle Cose” è un programma di Massimo Giletti, Emanuela Imparato, e di Elisa Esposito. La scenografia è di Maurizio Zecchin. La regia è di Sabrina Busiello.

LUANA RAVEGNINI

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La voglia di volersi bene

Al timone del programma di medicina ideato da Biagio Agnes nel lontano 1977, la conduttrice di “Check-Up” incontra il RadiocorriereTv: «I nostri obiettivi sono autorevolezza e chiarezza. Mi fa piacere, attraverso la divulgazione, essere d’aiuto alle persone che ci seguono». Tutte le domeniche alle 9.15 su Rai 1

Ventinovesima stagione di un programma che è parte della storia della nostra tv. Come sta oggi “Check-Up”?

“Check-Up” è in salute, sta bene. Il pubblico ha avuto piacere di ritrovare questo programma storico cinque stagioni fa, e anno dopo anno ci è stato vicino. Questo ci dà doppiamente gioia perché significa anche che le persone hanno voglia di volersi bene, di prendersi cura di loro stesse. La gente vuole stare meglio e in salute il più a lungo possibile. Il nostro è un viaggio che ogni settimana va dalla prevenzione, alla cura, alla guarigione.

Fare un programma di medicina, in televisione, nell’era dei social media… da dove si parte?

Credo che l’elemento più importante sia l’autorevolezza. I social stanno creando abbastanza scompiglio, soprattutto tra i giovani che li usano come principale strumento per documentarsi. “Check-Up” cerca di aprire gli occhi alla gente dicendo che quando c’è di mezzo la salute è fondamentale rivolgersi a uno specialista accreditato e non fidarsi del primo bravo oratore che afferma di avere la pillola portentosa per qualsiasi cosa.

Come nascono le vostre puntate?

Le nostre sono puntate a tema, che ci consentono di sviluppare un argomento a trecentosessanta gradi. Nella prima della stagione, ad esempio, ci siamo occupati di come rigenerarsi dopo il periodo estivo di vacanza. Partendo dall’alimentazione siamo arrivati alle patologie, alle abitudini di vita, con un occhio sempre attento a chi non è più giovanissimo.

Rigore scientifico ed empatia con il pubblico, qual è il punto di incontro?

Il paziente esce spesso dallo studio del medico chiedendosi “che cosa mi ha detto? Che cosa ho veramente?”. Credo che la cosa importante sia cercare di tradurre il linguaggio dei medici, il messaggio scientifico, in uno più alla portata della gente. È necessario arrivare al pubblico in modo chiaro.

Nel vostro dialogo con i telespettatori quali sono gli argomenti che più interessano?

La gente è molto interessata all’alimentazione. Oggi, grazie all’informazione, si conosce cosa fa bene e cosa fa male, quale sia lo stile di vita da adottare, così come quanto sia importante fare controlli periodici. C’è grande attenzione anche nei confronti delle problematiche psicologiche, che dopo il Covid si sono moltiplicate.

Cosa ti sta insegnando “Check-Up”?

Sono sempre stata interessata alla medicina e oggi sono davvero onorata di condurre questo programma. Mi fa piacere, attraverso la divulgazione, essere d’aiuto alle persone.

Una carriera iniziata proprio in Rai con Renzo Arbore, dopo l’intrattenimento sono arrivati i programmi di approfondimento, cosa significa lavorare per il Servizio Pubblico?

Mi reputo una donna molto fortunata, felice di questa possibilità che mi è stata data. Durante il mio percorso professionale ho preso parte a molti programmi di genere diverso, col senno di poi posso dire di essere orgogliosa di me: non finirò mai di dire grazie alla Rai che mi ha dato la possibilità di crescere.

Qual è il suo sogno professionale?

Con “Check-Up” il sogno è già stato realizzato (sorride).

Che cosa augura a Luana?

L’augurio non lo faccio a me stessa ma ai nostri figli, che possano vivere in un mondo migliore. Possiamo curarci, fare prevenzione, cercare di vivere in salute, ma voglio immaginare un domani in cui a prevalere non sia l’egoismo ma l’attenzione al prossimo.

ROCÍO MUÑOZ MORALES

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L’arte è anche bella risata

 

Protagonista al cinema, a teatro e oggi in tv con “Freeze” insieme a Nicola Savino. L’artista spagnola parla del game show del martedì di Rai 2 e del suo rapporto con il gioco: «Sono una eterna bambina. Mi piace giocare, imparare giochi nuovi, anche attraverso le mie figlie». E al RadiocorriereTv confida: «Amo l’imprevedibilità. Non organizzo mai troppo, non sono impostata. Mi piace sorprendermi, vivere la verità del momento»

Rocío, che rapporto ha con il gioco?

Sono una eterna bambina. Mi piace giocare, imparare giochi nuovi, anche attraverso le mie figlie. Credo che crescere non significhi smettere di giocare, bisognerebbe farlo più spesso anche da grandi.

A che cosa le piace giocare?

Sono molto fisica, amo i giochi che hanno a che fare con il movimento. Con le bambine organizziamo spesso delle caccia al tesoro, in casa o all’aperto. Negli ultimi tempi ho imparato a giocare a padel, ma amo anche giocare a palla e a racchettoni quando vado al mare.

Con i giochi di società come se la cava?

Mi piacciono i giochi di carte, ci gioco con mia madre e le mie figlie. Nel corso dell’estate ci siamo divertite molto tutte insieme.

Cosa ha pensato quando le hanno proposto di condurre “Freeze”?

Mi sono innamorata di questo gioco da subito, dopo aver visto l’edizione giapponese. Ridendo dall’inizio alla fine ho pensato che fosse giusto per me, che ne sarebbe valsa la pena farlo. Sia io che Nicola (Savino) ci stiamo divertendo proprio tanto…

Che intesa si è creata tra voi?

Ci conosciamo da tempo, avevamo già lavorato insieme e ritrovarsi è stato molto piacevole. Già all’epoca c’era intesa: abbiamo stima l’uno dell’altra, tra noi c’è fiducia.

Come sta andando con Mara Maionchi e Ubaldo Pantani?

Sono persone meravigliose, li ho sempre seguiti in tv. È bello ora averli vicino, da loro si può imparare questo mestiere, sono molto fortunata a poter condividere questa esperienza.

Che rapporto ha con l’improvvisazione e con l’imprevedibilità?

Amo l’imprevedibilità. Non organizzo mai troppo, non sono impostata. Mi piace sorprendermi, vivere la verità del momento. Credo che le cose più interessanti accadano proprio in quei frangenti. Vengo dal teatro, ogni anno mi ricavo uno spazio per farlo e del teatro amo la verità, l’immediatezza, anche l’imprevedibilità.

Da attrice di teatro che rapporto ha con la conduzione televisiva?

Credo nell’arte a 360 gradi. Mi piace l’idea di generare emozioni in qualsiasi modalità, non amo gli schemi e ho sempre voluto mettermi alla prova. Anche la televisione è un modo molto potente di comunicare con il pubblico e di farlo viaggiare lontano dal proprio presente attraverso l’intrattenimento. Ho studiato giornalismo ma non l’ho finito, ma più che l’informazione amo soprattutto l’intrattenimento.

Che cosa le ha lasciato lo studio del giornalismo?

Mi ha aiutato ad avere un’attenzione diversa verso gli altri e le loro storie. Mi ha fatto anche conoscere meglio le modalità per approcciarmi alle altre persone.

Che ruolo ha il pubblico nella sua vita?

Sono molto grata alle persone. Sono arrivata in Italia dodici anni fa e sono cresciuta professionalmente insieme al pubblico italiano che continua a seguirmi e a donarmi tanto calore. È sempre generoso, empatico. Tento di diventare una professionista ancora migliore proprio per dire grazie al mio pubblico con il massimo rispetto.

Che cos’è per lei la comicità?

Ho grande stima per chi sa fare ridere. È un mestiere difficile, serve talento. La velocità mentale e intellettuale alla quale viaggiano i comici mi incuriosisce tantissimo. Vivono a 300 km all’ora.

Cosa la diverte di più nella vita di tutti i giorni?

Nelle mie giornate sorrido moltissimo. Potrò sembrare banale ma a oggi le mie figlie mi fanno divertire, riescono a toccare corde che solo loro sanno toccare, con una purezza che mi fa davvero tanto ridere.

Che cosa le piace che le sue bambine dicano di questa mamma che lavora in teatro, al cinema e in tv?

Per loro sono semplicemente la mamma che fa questo lavoro. Mi vedono provare, studiare. Per loro quella è la mamma. Voglio che siano fiere di me, non tanto come professionista, ma come donna.

CRISTIANA CAPOTONDI E LUCIA MASCINO

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Vivaci, sanguigne, vitali, come la Romagna

La vita insegna a non adagiarsi mai, ma non fornisce istruzioni su come ricostruirsi. In che modo queste due donne si scopriranno resilienti?

CAPOTONDI: Marta è una donna a cui, improvvisamente, esplode la bolla della perfezione: una vita costruita e vissuta all’oscuro di molte verità. La sua resilienza e la sua trasformazione nascono proprio da questa necessità: scoprire la verità. È un percorso che la spinge a compiere una scelta folle — intraprendere un viaggio, un’avventura, coinvolgere la figlia e la suocera — fino ad approdare da Susanna.

MASCINO: Susanna ha cresciuto una figlia da sola, con qualche aiuto dal padre e dal fratello. Quando Marta entra nella sua vita, la vediamo barcamenarsi tra difficoltà economiche, il lavoro e la gestione della casa, senza smettere di occuparsi di una figlia quasi diciottenne che cresce in fretta. Si trova in un momento di grande crisi: ha rinunciato a molto, e non sappiamo cosa avrebbe potuto fare se la vita avesse preso una direzione diversa. L’incontro con Marta rappresenta per entrambe una nuova partenza, un’occasione per rimettersi in gioco.

 

La vicenda è ambientata in due mondi molto diversi: Milano e la riviera romagnola. Cosa rappresentano simbolicamente queste due ambientazioni?

 

CAPOTONDI: Per Marta, Milano è la città in cui non ha trovato la forza di esprimere il suo talento, perché ha scelto di essere prima di tutto moglie e madre. La Romagna, invece, la risveglia: è una terra meravigliosa, baciata dal mare, abitata da persone che buttano il cuore oltre l’ostacolo. Questo viaggio verso la Romagna è, in realtà, un viaggio dentro se stessa.

MASCINO: La Romagna viene raccontata come un luogo sanguigno, e lo è davvero, al di là della serie. È un posto che ti fa venir voglia di viverci subito. Marco Martinelli, fondatore del Teatro delle Albe, diceva: “È l’unico luogo che ha la radice nel mantello della terra unita all’Africa”. È una terra calda, vitale, vivace. Noi la rappresentiamo attraverso una comunità allegra e solidale che ruota attorno alla vita di Susanna: un luogo di provincia dove ci si sente liberi di essere anche un po’ strani.

L’inizio della storia…

Marta Rampini ha una vita perfetta: una bellissima casa a Milano, una figlia adolescente, Greta, e un marito, Enrico Rampini, che sembrano usciti da un libro delle fiabe. Tutto cambia quando Enrico improvvisamente scompare senza lasciare spiegazioni. Marta, insieme a Greta e alla suocera Rosa, parte alla volta di Marina di Romagna: un paesino della Riviera dove potrebbe esserci un indizio sul guaio in cui si è cacciato suo marito. Un guasto all’auto costringe Marta e la sua famiglia a fermarsi in una stazione di servizio particolare, che comprende anche un’officina, una piadineria e una pensione. La Rotonda – questo il nome del posto – è il regno di Susanna Niccolai. Ma accanto a lei c’è un colorito gruppo di familiari e amici: il padre Giovanni, detto Giovà, la figlia Asia, la cuoca Ornella, suo figlio Ahmed. C’è anche il fratello di Susanna, Giacomo, che è maresciallo dei Carabinieri. Il guasto alla macchina costringe Marta a prendere delle stanze nella pensione. Mentre la suocera Rosa fa amicizia con Giovà e la figlia Greta cerca di farla con Asia, Marta si avvicina a Susanna, una donna molto diversa da lei ma con cui, dopo un brusco impatto iniziale, sembra esserci una buona chimica. Bloccata lì, Marta decide di iniziare le sue indagini e per farlo cerca l’aiuto dell’affascinante Carabiniere Giacomo.


 

Il cast, la forza della serie

Il regista, Giacomo Campiotti, racconta…

«Ho accettato con piacere di lavorare a questo progetto perché i temi “nascosti” in questa divertente commedia mi sono subito sembrati interessanti. Marta (Cristiana Capotondi) è una donna a cui, improvvisamente ed inaspettatamente, crolla il mondo addosso. Decide di reagire, e per scoprire cosa le sia realmente successo, inizia un’indagine che la porta lontano da Milano. Ha perso tutto, ma si mette in gioco in modo originale, con una leggerezza molto “femminile”, aperta al nuovo. E il “nuovo” le si presenta appena approda in una piccola comunità che vive attorno a una stazione di servizio/bar/piadineria di Marina di Romagna. È una specie di famiglia allargata, allegra e un po’ sgangherata, in cui si affronta la vita con vitalità e una schiettezza ruvida ma sincera…  esattamente l’opposto della vita patinata di Marta, che sembrava perfetta ma si è invece rivelata basata su relazioni false e superficiali. Marta viaggia con la figlia Greta (Nicky Passerella), un’adolescente viziata e molto social, e la suocera Rosa (Valeria Fabrizi), un’anziana signora molto borghese, un po’ persa ma vitale e imprevedibile. Quando arriva in questo nuovo mondo la serie si “apre” insieme a lei, dando vita a un racconto corale. Con Marta scopriamo i nuovi personaggi, un’umanità ricca e variegata, e non solo per le fasce di età.  Ho cercato di dare una certa verità e profondità a tutti questi personaggi, ognuno raccontato nel mezzo di un percorso autentico di trasformazione, grande o piccolo.  Centrale è il personaggio di Susanna (Lucia Mascino), diffidente, pessimista, un po’ disillusa. Una mamma single in crisi economica.  Sua figlia Asia (Emma Benini) è un’adolescente introversa che sogna di diventare una scienziata, Giacomo (Eugenio Franceschini), il fratello di Susanna, si è appena separato, Giovà (Andrea Roncato), il loro padre, è un ex “plaboy romagnolo” che deve affrontare la vecchiaia. Con loro c’è Ornella (Valentina Ruggeri), “la regina della piadina”, che in teoria è solamente una dipendente, ma in realtà divide con loro tutte le gioie e i problemi. Anche lei ha un figlio adolescente, Ahmed (Omar Diagne), che piace molto alle ragazze, compresa Asia. Con l’arrivo delle “milanesi”, le loro storie si sfiorano, si intrecciano, e dalle diffidenze iniziali nascono delle amicizie: Marta con Susanna, e con Giacomo, Greta con Asia, Rosa con Giovanni. Giorno dopo giorno, le relazioni si fanno più profonde, anche se vengono messe a dura prova da avvenimenti clamorosi. Ho cercato di raccontare questi personaggi, arricchendo le sceneggiature con affetto, senza giudizio, trovando in ognuno di essi un momento di verità e di profonda umanità, per dimostrare che esiste la possibilità di vivere delle relazioni sincere, pulite, solidali e gioiose, anche in mezzo al turbinio di avvenimenti complicati. Siamo stati un gruppo di lavoro straordinario, abbiamo lavorato molto seriamente e con fatica: gli attori hanno resistito, davvero eroicamente, nei loro abiti estivi durante le riprese invernali.  Ma ci siamo anche molto divertiti, e fino ad oggi il gruppo non si è ancora sciolto! La forza di questa serie è, infatti, proprio il cast, a partire da Cristiana Capotondi, con cui avevo già lavorato altre due volte in passato. Insieme abbiamo cercato di rendere credibile il viaggio di Marta: una borghese, freddina e anche un po’ viziata, che si trasforma in donna intraprendente, pratica, capace di creare relazioni profonde.  Abbiamo giocato sulla sua iniziale leggerezza, a due spanne dalla realtà: un’apparente debolezza che diventerà la sua forza, in un’evoluzione sorprendente. Cristiana ha dato vita ad un personaggio così autentico, che tutti vorremmo avere Marta come amica. La sua trasformazione, come avviene nella vita, è contagiosa, per quelli che le stanno accanto., iniziando da Susanna, a cui Lucia Mascino (siamo alla terza serie insieme!) ha donato verità e una struggente fragilità che cerca di nascondere dietro a una dura scorza. Marta e Susanna si scoprono come due universi opposti ma complementari, e fondano un rapporto di autentica “sorellanza” (aiutate anche dalla grande sintonia che si è creata sul set proprio tra le due interpreti). Ho avuto l’onore di lavorare con due grandi, intramontabili star, Valeria Fabrizi e Andrea Roncato, i più “giovani” del cast per entusiasmo e apertura, pronti a seguirmi nell’arricchire e approfondire i loro personaggi in una linea di commedia agrodolce. Insieme abbiamo riso e ci siamo commossi. Con Emma Benini sono al terzo progetto, e per me è una certezza. Con Emma, Nicky Passarella e Omar Diagne ho lavorato cercando prima di tutto di mantenere la loro naturalezza e di utilizzare la loro naturale simpatia. I tre ragazzi assomigliano davvero ai loro personaggi e Nicky, come Greta, nasconde la sua profondità e sensibilità. Con Eugenio Franceschini abbiamo creato un bel personaggio maschile, forte senza paura di essere sensibile. Lascia il segno. Come la simpatica Valentina Ruggeri, con cui è stato un piacere lavorare per il suo grande talento e la simpatia. Intorno a loro si muove un intero cast di caratteri caldi e brillanti che aiutano a creare il nostro mondo intorno alla “Rotonda”. Voglio ringraziare la Rai e la Stand by me per la fiducia e il sostegno in questa bella sfida, e vorrei ricordare i miei grandi collaboratori del cast tecnico, che hanno regalato a questo film molto di più che la loro pur grande professionalità: il direttore della fotografia, Stefano Ricciotti, Davide Miele (montaggio), Enrico Serafini per la scenografia, Enrica Biscossi e Angela Capuano per i costumi e Carmine Padula per le musiche originali.»

MILLY CARLUCCI

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Festeggio con i miei dodici supereroi

 

Pronto ad alzarsi il sipario, all’Auditorium del Foro Italico di Roma, sulla ventesima edizione di “Ballando con le Stelle”. Il RadiocorriereTv ha incontrato la conduttrice (e anima) dell’amatissimo show di Rai 1 per carpire le emozioni della vigilia. Dal 27 settembre alle 20.35

Edizione del ventennale, quali sono gli obiettivi che si è proposta per festeggiare come si deve?

Il primo è sempre quello di divertire il pubblico sorprendendolo. Vent’anni significano tanta storia e tante storie che abbiamo raccontato. Potrebbe esserci anche un’assuefazione a tante delle nostre dinamiche, per questo vogliamo sorprendere tutti un’altra volta.

 

C’è un fil rouge che lega “Ballando” delle origini con quello della sua maturità?

La fortuna di avere incontrato vent’anni fa questo programma fortunatissimo che nel mondo sta continuando a mietere successi. È una formula universale che piace in Corea come in Australia, negli Stati Uniti come in Italia. Il bello è che il pubblico italiano ha amato il ballo e le storie dei nostri protagonisti, si è immedesimato nei nostri eroi. E così “Ballando” è diventato casa.

 

Paolo Belli da “bidello” diventa concorrente… lei e la giuria come farete a rimanere imparziali di fronte a un concorrente di famiglia?

Io rimango imparziale perché non mi butto mai nella mischia dei giudizi. È chiaro che per me Paolo è talmente fratello che non lo posso guardare con occhio neutro. La giuria, invece, lo aspetta al varco perché è divertente avere tra le grinfie un personaggio che conosci da vent’anni, di cui sei amico fino al midollo, e che puoi punzecchiare senza pietà senza che se la prenda a male.

 

Al di là del suo ruolo super partes, di tanto in tanto le viene voglia di spogliarsi dai panni dell’imparzialità e intervenire nel dibattito tra giuria e concorrenti per dire la sua?

No (sorride), sono l’allenatore della squadra che sta a bordo campo e vede i suoi impegnarsi in gara. L’allenatore conosce le storie di ognuno, le aspettative, le speranze. Ci sono un affetto e una complicità diverse da quelle di chi ha il ruolo del giudice.

 

Un ritorno in veste nuova per Massimiliano Rosolino, hai un consiglio per lui?    

Di essere semplicemente se stesso, spontaneo e simpatico come è. Sta conoscendo i protagonisti, ha fatto “Ballando con le Stelle” e sa cosa vuol dire.

 

Cosa ha dato “Ballando con le stelle” alla Tv italiana?

“Ballando” ha mantenuto in vita un genere che purtroppo è sparito dalla televisione italiana, il varietà. Noi siamo un talent, ma molti dei nostri ingredienti, dalle musiche ai costumi, dalle scenografie alle coreografie, tutto realizzato con la massima cura, fa parte della tradizione del varietà, soprattutto di quello di Rai 1.

 

Il varietà, genere di cui gran cerimoniere è stato Pippo Baudo, che abbiamo salutato il mese scorso…

Pippo ha creato una televisione che ha fatto crescere il gusto degli italiani negli anni, sprovincializzando l’Italia, portando al nostro pubblico i concetti del grande spettacolo americano. Pippo ha fatto da noi la sua ultima apparizione televisiva come ospite d’onore, ci fu un momento di celebrazione insieme a una bellissima intervista.

Quando pensa ai suoi spettatori raccolti davanti al televisore in salotto il sabato sera, ma anche ai tantissimi che vi seguono sui social e su RaiPlay, cosa prova?

Sono sempre emozionata del fatto che ciò che mettiamo in scena il sabato riesca a conquistare il cuore delle famiglie italiane. Questa è la nostra vera missione.

 

Ha voglia di attribuire un aggettivo a ognuno dei suoi magnifici dodici?

Ne voglio dare uno collettivo. La mia è una squadra di supereroi, ognuno di loro ha il proprio superpotere, la propria capacità di essere speciale per il pubblico italiano, una riconoscibilità, una fama importanti. Vengono a “Ballando con le Stelle” a mettersi in gioco per noi, e di questo gli siamo infinitamente grati.

A chi dedica questa ventesima edizione?

Innanzitutto, a Fabrizio Frizzi e a Bibi Ballando, che c’erano quando siamo partiti e che adesso non ci sono più, ma che rimangono per noi delle colonne del nostro mondo.

 

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LE COPPIE DI “BALLANDO CON LE STELLE”

Andrea Delogu-Nikita Perotti

Barbara D’Urso-Pasquale La Rocca

Emma Coriandoli-Simone Di Pasquale

Fabio Fognini-Giada Lini

Filippo Magnini-Alessandra Tripoli

Francesca Fialdini-Giovanni Pernice

Beppe Convertini-Veera Kinnunen

Marcella Bella-Chiquito

Martina Colombari-Luca Favilla

Nancy Brilli-Carlo Aloia

Paolo Belli-Anastasia Kuzmina

Rosa Chemical-Erica Martinelli

A giudicare le esibizioni, la giuria di “Ballando con le stelle 2025”: ai posti di comando ritroviamo pronti ad alzare le palette: Guillermo Mariotto, Fabio Canino, Ivan Zazzaroni, la capitana Carolyn Smith e Selvaggia Lucarelli. Immancabile la presenza fissa di Alberto Matano, conduttore di “Vita in Diretta”.