Beppe Convertini

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Una bella sfida

 

Le emozioni, la fatica, la gioia di Beppe Convertini: il RadiocorriereTv incontra il popolare conduttore, tra i protagonisti del sabato di Rai 1

 

 

Come vive la sfida di “Ballando”?

È tutto molto elettrizzante, adrenalinico perché è una bella sfida. Non essendo un ballerino, affronto ogni volta una prova diversa, con un ballo o una coreografia differenti. Bisogna ricordarsi tutto, seguire al meglio, ed è un’emozione continua.

 

Che cosa l’ha spinta ad accettare la sfida di Milly Carlucci?

Esclusivamente mia madre, la persona più importante della mia vita. Quando mi ha chiamato Milly era il giorno del suo 88° compleanno e stavamo a cena con tutta la famiglia: sorelle, nipoti, pronipoti, cognati. Lei era sorpresa dalla chiamata e, ascoltando Milly, le brillavano gli occhi. Diceva: “Dai, dai, vai a fare Ballando con le Stelle, figlio mio!”. Non potevo dire di no.

 

A cosa pensa un istante prima di esibirsi?

Quando estraggono la busta con i nomi c’è molta adrenalina. Poco prima di scendere in pista è un mix di emozioni: ti dai la carica, ti fai il segno della croce e pensi “facciamo del nostro meglio”, perché abbiamo lavorato tanto, fatto allenamenti, provato la coreografia. Allo stesso tempo, non essendo un  ballerino c’è l’incertezza: riuscirò a fare tutto? È emozionante e imprevedibile.

 

Il ballo è anche una prova fisica notevole. Come sta vivendo la fatica degli allenamenti?

La maggior parte dei muscoli del mio corpo non aveva mai lavorato così. È impegnativo ma fa bene: è uno sport straordinario, apre mente e cuore. Invito tutti a ballare: il ballo fa vivere meglio, distrae dalla quotidianità e permette di vivere momenti speciali. In quel momento sei tu e il ballo.

 

C’è qualcosa della sua sensibilità di conduttore che ritrova in questa nuova avventura da ballerino?

Sono due mondi completamente diversi. Qui gareggi con atleti, conduttori, attori, cantanti, persone con carriere importanti e affascinanti. Devi confrontarti su un terreno completamente nuovo, e questo mix di personalità, esperienze e caratteri diversi è il segreto del programma.

 

Mi dica un pregio e un difetto della sua maestra di ballo, Veera Kinnunen.

È molto brava, generosa, bella, simpatica, dolce. Cura davvero il ballerino e sa capire dove puoi arrivare, in che cosa puoi migliorare. Non le trovo difetti.

 

Ci racconta un aneddoto del dietro le quinte?

Accade di tutto: Filippo Magnini fa flessioni e addominali, Rosa Chemical canta meravigliosamente. Ognuno cerca di scaldarsi e prepararsi, emergono le caratteristiche di ciascuno.

 

C’è un passo che l’ha messa particolarmente alla prova?

Tutti, proprio perché non ho mai ballato. Ogni passo realizzato, ogni parte di coreografia completata, dà grande soddisfazione ed è molto emozionante e appagante dopo tante ore di allenamento.

 

Se dovesse fare un pronostico sul podio, chi metterebbe?

Metterei Francesca Fialdini al primo posto, poi Barbara D’Urso. Al terzo posto un uomo: Filippo Magnini, che è bravissimo e si impegna tanto. Come outsider, bravo anche Paolo Belli. Quest’anno le donne sono molto forti, eccezionali.

 

Paolo Belli

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Sono in ballo… e balliamo

 

Al fianco di Milly Carlucci nello show di Rai 1 da venti edizioni, Paolo Belli ha accettato la nuova sfida gareggiando come ballerino: «In pista provo un grande senso di libertà»

 

Quali emozioni la animano in questo momento?

Dopo la disperazione iniziale che ha preceduto il debutto, mi sento di dire libidine, leggerezza. È come se mi fossi tolto vent’anni di dosso. Mi piace fare sport, ho sempre giocato a calcio, vado in bici, ma da qualche anno a questa parte, cominciando ad avere una certa età, ha iniziato a farmi male tutto (sorride). La gara mi ha spronato…

… come convive con questa nuova fatica fisica?

Ho scoperto dei muscoli che non pensavo di avere, soprattutto nelle braccia. Ma la cosa bella è come tutto questo faccia bene. Ho raccontato nella prima puntata come quando non sono sul palco io sia spesso in conflitto con me stesso. Beh, da quando è iniziata l’avventura qualcosa è cambiato, sto bene fisicamente e nella testa. La mia soddisfazione è da sempre quella di far star bene gli altri, ma oggi sentirmi così bene è una grande emozione. Ringrazio mia moglie che mi ha spinto a dire di sì a Milly, a lasciarmi andare, a godermela.

Come va con la sua maestra, Anastasia Kuzmina?

È tanto brava quanto esigente. Mi ha già fatto vedere la nuova coreografia, sono 1880 passi quando ne basterebbero 8 (sorride). Lei è davvero eccezionale, una persona dolce, bella, simpatica, ma al tempo stesso estremamente severa, è Paolo Belli al femminile. Quando sono in prova con l’orchestra pretendo molto da me stesso come dai miei musicisti, Anastasia è come me, non mi dà tregua. Ma sono in ballo e balliamo.

Cosa ha pensato la sera del debutto un istante prima di scendere in pista?

Quello che penso da molti anni a questa parte prima che si accenda la luce della telecamera: che fortuna che ho avuto nella vita. Sin da bambino sognavo di fare lo show del sabato sera e ancora una volta sono lì, mettendoci ogni giorno tutto me stesso. Sono consapevole del fatto che c’è della gente più brava di me che però non ha avuto questo privilegio.

Ha un gesto scaramantico all’inizio di puntata?

Quando entro con Milly dal ledwall a inizio puntata guardo con la coda dell’occhio i miei musicisti. Un sorriso per dirci, siamo ancora qui!

Sua moglie a parte, cosa si dice in famiglia di Paolo ballerino?

Sono rimasti increduli tutti quanti. I bimbi, i miei nipotini, erano fuori di testa, mio figlio stesso era contento e sorpreso, mi ha mandato un vocale alle due di notte, era commosso.

Gli amici?

Va beh, gli amici sono fatti per prenderti in giro, dissacrano tutto. Ci conosciamo da una vita, sono quelli dell’asilo, siamo cresciuti insieme. Da loro mi è arrivato tutto quello che mi aspettavo (ride), la pagheranno cara al momento giusto.

Qual è l’avversario che teme di più?

Tutti, sono uno più bravo dell’altro. Sono tutti alti, belli, capaci, fighi. Ma più che altro temo me stesso perché conosco il mio corpo, quando giocavo a calcio mi strappavo spesso, e vorrei arrivare in finale perché è una bellissima esperienza. Vorrei anche riuscire a mantenere la concentrazione, i passi da memorizzare in ogni esibizione sono davvero tantissimi (sorride).

Immagina già un podio?

No, la gara è ancora lunga, sono tutti bravi. Ma una persona la metto al primo posto incontrastato, ed è Milly. Mi ha regalato tantissimo in questi venti anni.

Cosa la sorprende ancora di Ballando?

L’entusiasmo e l’affetto della gente che segue il programma è ancora meravigliosamente sorprendente. Credo che il mix tra ballo, musica, begli abiti, educazione, belle luci, sia ancora vincente. Viviamo in un contesto storico difficile, non posso dimenticare che in questo momento a Gaza, come a Est, in Ucraina, ci sono situazioni molto, molto difficili, così come le difficoltà non mancano nel quotidiano di ognuno di noi. Lo spettacolo serve per alleggerire le cose che fanno parte del quotidiano delle persone.

 

Salvo Sottile

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Siamo inviati vecchio stile

 

In prima serata su Rai 3 tutti i venerdì l’approfondimento di “FarWest”: «Il mestiere mi ha insegnato a non avere pregiudizi, a essere sempre curioso verso le cose e di allargare gli orizzonti, di avere sempre la mente aperta» racconta il conduttore al RadiocorriereTv

 

 

Che Italia stai scoprendo stagione dopo stagione?

Sto scoprendo un’Italia aggrappata alla speranza di non soccombere di fronte alla mancanza delle regole. I farwest non sono soltanto italiani, ma mondiali, visto tutto quello che sta succedendo a Gaza, in Ucraina, ed è per questo che all’interno del programma abbiamo cercato di aprire una finestra sui farwest del mondo, sugli esteri, sulle guerre, con gli occhi ben puntati su tutto quello che sta succedendo. Il piano di pace di Donald Trump, Hamas… Ci rendiamo conto che il farwest non è solo un mondo senza regole italiano, ma a livello internazionale.

Quali sono le nuove frontiere dell’Italia?

Le truffe. Le più disparate. Ad andare per la maggiore sono quelle legate all’intelligenza artificiale. Dopo la prima puntata abbiamo scoperto che ci sono truffatori che utilizzano l’IA con volti riconoscibili, da Meloni a Giorgetti, a personaggi dello spettacolo, e che hanno a disposizioni delle banche dati di gente già truffata, a cui si rivolgono proponendo loro di recuperare i soldi che hanno perso. Ma lo fanno per truffarli di nuovo. Ci sono persone che vengono truffate per due volte.

Come è cambiato, negli anni, il lavoro del cronista?

Quando ho iniziato io, 33 anni fa, non c’erano i telefonini, attraverso un cellulare puoi collegarti e andare in diretta da ogni luogo. Credo che il futuro sia proprio questo, la possibilità di andare in diretta da ovunque, di raccontare le cose per come le vedi in maniera immediata. Ovviamente, tutto questo passa spesso per una mancata verifica delle fonti. Il mondo veloce a cui assistiamo cerca a volte di andare per le vie brevi, di acquisire immagini, contenuti, testi senza verificare la loro origine, un po’ come fa anche l’intelligenza artificiale quando le chiediamo di risolvere un problema. Credo che il valore aggiunto di “FarWest” sia quello di avere una squadra di cronisti che vanno sul posto, che prediligono la qualità dell’immagine, del racconto. Siamo ancora inviati vecchio stile, che cercano di fare dell’inchiesta il corpo principale del nostro lavoro.

 

Cosa ha insegnato il mestiere del giornalista all’uomo Salvo Sottile?

Il mestiere mi ha insegnato a non avere pregiudizi, a essere sempre curioso verso le cose e ad allargare gli orizzonti, ad avere sempre la mente aperta, ad andare a scavare sempre un po’ più a fondo, senza accontentarmi della prima cosa che guardo.

 

Tra le tante storie di frontiera che racconti quali ti colpiscono di più e perché?

C’è sicuramente l’Ucraina. Ho la sensazione, a volte, che su Gaza ci sia un sacco di empatia da parte di tutti, la Flotilla, la gente che sta scendendo in piazza. Mi sembra, invece, che dell’Ucraina ci siamo tutti un po’ dimenticati. Anche lì ci sono donne e bambini uccisi, e quando lo fai notare ti rispondono che l’Ucraina ha armi, ha soldi, ha l’appoggio dei governi del mondo, mentre i palestinesi no. È vero, però vorrei che non si facessero vittime di serie a o di serie b. Tutti hanno diritto ad avere il nostro appoggio e la nostra solidarietà.

Puoi anticiparci alcuni temi delle prossime inchieste?

Ci occuperemo di tanti argomenti. Abbiamo scoperto truffe clamorose, faremo un’inchiesta sulla qualità del cibo che si mangia in autostrada: spesso non ci pensiamo, arriviamo lì, prendiamo un panino, una bibita e pochi di noi stanno attenti a cosa mangiano. Faremo un’inchiesta sulle grandi opere incompiute, sui ponti sui quali nessuno è intervenuto e che dopo Genova restano obsoleti. Faremo un grosso reportage dall’Ucraina, per raccontare il dramma dei bambini che rimangono senza genitori e ai quali nessuno sa che fine far fare. Racconteremo ciò che si nasconde dietro ai teatri, ai cinema, parleremo di un certo modo di fare cultura che predilige il denaro piuttosto che la qualità.

Elisa Isoardi

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Al bar non si è mai soli

 

Un viaggio nella provincia italiana, le storie della gente della strada. La conduttrice di “Bar Centrale” al RadiocorriereTv: «Il bar è un luogo aperto e democratico dove tutti possono dire tutto, dove non si arriva a inviti». Il sabato alle 14 su Rai 1

 

 

Tante le trasmissioni televisive che si propongono di raccontare gli italiani. Cosa cerca di scoprire “Bar Centrale”?

Tutto (sorride), della provincia in generale, che ha persone e personaggi dei più vari. C’è ancora tanto da raccontare, basta guardare nelle nostre case. Per me passare dal territorio e dal prodotto alle persone è un bell’upgrade.

 

Perché, per farlo, ha scelto i tavolini e il bancone di un caffè?

Il bar è il posto dove tutti possono dire tutto, dove non si arriva a inviti. È un luogo aperto e democratico, in cui persone anche con idee diametralmente opposte possono convivere. Perché non portare in televisione questo esempio bello di serenità e dialogo? Questa è stata l’idea di partenza e sarà anche il punto d’arrivo. Anche lo studio è un bar con il suo bancone, il suo barista, con i nostri tipi da bar, avremo la nostra compagnia di giro che sarà fissa, Serena Bortone, la nostra amica geniale, Davide Rondoni, il poeta dei poeti, Rosanna Lambertucci l’amica delle donne. Non farò altro che far palleggiare il bar del paese con quello che abbiamo noi in Rai.

 

Che ricordi ha del bar della sua Caraglio nella provincia cuneese?

Era un’istituzione. Nella piazza c’erano la chiesa, il negozio di alimentari e il bar, luogo di aggiornamenti e dove passavano tutti. Nel bar, ieri come oggi, le notizie andavano in pasto alla filosofia popolare. E anche nel nostro programma avremo le notizie dell’attualità, quelle più leggere, quelle su cui riflettere. Nel corso delle settimane visiteremo tanti bar nei quali cercheremo di scoprire anche ciò che succede nei diversi paesi della provincia italiana.

 

Ricorda qualche curioso frequentatore del bar del suo paese?

C’era un signore che sapeva sempre tutto di tutti perché stava al bar dall’alba al tramonto, era bello vederlo, un’abitudine, un punto di riferimento. Il bar ti restituisce tanto, gli aneddoti e personaggi particolari. Al bar, anche quando cerchi la solitudine, non sei mai solo, perché in paese non si è mai soli.

 

Cosa era ed è solita ordinare al bar?

La mattina il caffè, così come dopo pranzo. La sera invece è il momento della cena piccola o dell’aperitivo lungo. Il bar ti accoglie in ogni momento della giornata.

 

Lei è nata in provincia, cosa c’è delle sue origini nella donna che è oggi?

La provincia ti aiuta a essere solido. Poi puoi girare il mondo, ma avere le radici forti può fare la differenza. In provincia ci sono verità e schiettezza, attaccamento al senso della realtà, ai valori veri. Mi ha aiutato a sdrammatizzare certe situazioni, a superarne altre in modo sereno. La provincia è accarezzante.

 

Cosa le ha lasciato l’esperienza di “Linea Verde”?

Il coraggio di chi vuole fare impresa nel nostro Paese, di chi fa agricoltura. Ti porti a casa la grinta di persone che da sole cercano di andare avanti e di proteggere l’ambiente. Gli agricoltori tutelano il paesaggio, senza di loro le montagne cadrebbero a pezzi. Con “Linea Verde” abbiamo cercato di tutelarli, territorio e cucina sono nel mio cuore da sempre, sin dall’inizio della mia carriera.

 

Qual è la televisione che le piace?

Cerchiamo di fare una televisione gentile. “Bar Centrale” fa suo il gesto del caffè sospeso, rituale napoletano che abbiamo tradotto in modo metaforico, raccontando un gesto gentile che una persona ha fatto nei confronti di un’altra. Lo spirito di emulazione si ha sulle cose negative ma soprattutto su quelle positive. Dobbiamo fare un passo in avanti e raccontare ciò che dovrebbe essere scontato ma non lo è più. La televisione ha ancora una grande responsabilità.

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Ha iniziato da giovanissima, quali sono i momenti televisivi che porta con sé con maggiore affetto?

“Unomattina” con Franco Di Mare, esperienza che è stata un po’ la mia università professionale, “Ballando con le stelle” che è stata una rivoluzione, e poi “Bar centrale”, programma tutto mio in età matura della mia carriera.

 

Chi è Elisa Isoardi oggi?

Una donna che a livello televisivo deve fare ancora tanto e che deve imparare tante cose. Ma fortunatamente la Rai ti dà tante possibilità di misurarti su sfide diverse.

 

Cosa le rende felice?

Guardandomi indietro sono felice di tutto ciò che ho fatto sino a oggi. La felicità sarà anche per quello che verrà.

 

 

 

Fin che la barca va… ma devi remare!

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Venti minuti di navigazione quotidiani, al calar della sera lungo il Tevere, immersi nella bellezza e nella storia di Roma. Il viaggio con Piero Chiambretti riprende lunedì 6 ottobre alle 20.15 su Rai 3

 

 

Al via la nuova stagione del programma di Piero Chiambretti, traghettatore e conduttore delle nuove venticinque puntate del preserale di Rai Cultura, in onda da lunedì 6 ottobre su Rai 3. “Fin che la barca va…” ospita personaggi del giornalismo, della cultura, della politica, dello sport, del costume e dello spettacolo. Insieme a loro, Chiambretti pone riflessioni e approfondimenti su dove si sta andando e in quali acque si sta navigando. Immersi nella bellezza di una Roma da cartolina, nasce l’opportunità di confrontarsi e dialogare su temi attuali, provando a dimostrare che si è tutti sulla stessa barca. In questa edizione è ospite fisso Patrick Facciolo, che analizza le strategie comunicative di personaggi pubblici italiani e internazionali. “Fin che la barca va lasciala andare” cantava Orietta Berti… Chiambretti aggiunge alla nota canzone che dà il titolo al programma: “ma devi remare!”

 

 

 

Fabio Gallo

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In viaggio tra comunità, tradizioni e natura

 

La domenica alle 12.20 su Rai 1 è tornata “Linea Verde”, con una nuova stagione dedicata al racconto dell’Italia più autentica. Il conduttore è alla guida del programma insieme a Peppone Calabrese e Margherita Granbassi

 

 

Come ha vissuto l’emozione di diventare uno dei volti di “Linea Verde”?

Una gioia grandissima. Non vedevo l’ora, perché in fondo ce l’eravamo quasi promesso dieci anni fa, con Peppone, che prima o poi avremmo fatto qualcosa insieme. Quando finalmente è arrivato il momento, l’ho vissuto con grande entusiasmo e riconoscenza.

 

Come è stato iniziare questo percorso al suo fianco?

È stato come incontrare un amico. Ci siamo conosciuti a una presentazione dei palinsesti, ci siamo scambiati subito i numeri, e da lì sono nati pranzi, cene, lunghe chiacchierate al telefono durante i viaggi di lavoro. Abbiamo condiviso tanto anche prima di lavorare insieme e questo rende il nostro rapporto molto vero e spontaneo.

 

Qual è l’aspetto del programma che sente più vicino alla sua sensibilità?

Il racconto delle comunità, delle tradizioni, dei paesaggi, sono tutti elementi fondamentali, ma quello che sento più vicino è il racconto delle storie. È il motivo per cui faccio questo lavoro da sempre. “Linea Verde” offre infinite possibilità di incontrare persone e vicende che ti arricchiscono, grazie a una squadra che lavora con passione e attenzione. Ogni territorio diventa lo spunto per dare voce a chi lo vive.

 

Che cosa può rendere speciale una comunità locale italiana?

Paradossalmente il fatto che non la conosciamo. Spesso pensiamo di sapere tutto del nostro Paese, ma in realtà ci fermiamo ai luoghi comuni o alle grandi città. Invece le comunità vere, quelle che custodiscono identità e tradizioni, restano nascoste. La bellezza sta proprio nello scoprirle, perché ogni incontro riserva sorprese ed emozioni che non avresti immaginato.

 

Le feste popolari sono molto presenti nelle vostre puntate. Quale valore trasmettono al pubblico?

Sono un’autostrada che collega passato e presente. Raccontano come si è formata una comunità e come si è trasformata negli anni. In televisione hanno un impatto forte, perché non sono solo tradizione, ma diventano emozione condivisa.

 

C’è una storia di agricoltori o artigiani che l’ha colpita in modo particolare?

Sì, è accaduto di recente a Erice, in Sicilia. Ho incontrato una donna poco più che cinquantenne che lavora ancora con il telaio tradizionale, tessendo tappeti tipici. Prima ancora di iniziare l’intervista, soltanto sedendosi al telaio, si è commossa. In quel momento ho capito quanto quel gesto fosse profondamente legato alla sua identità e alla memoria della comunità. Una singola storia, anche nata da un’emozione, ti permette di spiegare un mestiere, una tradizione, un luogo. È come una festa popolare: dentro c’è l’anima di chi la vive.

 

Come si è preparato a questo nuovo ruolo di narratore dell’Italia più autentica?

In realtà non c’è stata una preparazione particolare, perché è ciò che faccio da 15 anni. Ho portato semplicemente la mia esperienza e la mia sensibilità dentro “Linea Verde”, dopo aver già avuto la fortuna di lavorare con altri spin off del programma negli ultimi anni. Sono una persona molto precisa, a volte persino troppo. Sono noto per essere un “rompiballe” e cerco sempre di migliorare. Mi impegno a fondo in ogni dettaglio.

 

C’è un territorio che l’ha sorpresa particolarmente?

I borghi interni del Cilento. Hanno una bellezza autentica: costruzioni in pietra, richiami medievali, un patrimonio rispettato e vissuto con orgoglio dagli abitanti.

 

Il programma mette al centro anche il rapporto tra uomo e natura. Lei come vive questo legame nella vita di tutti i giorni?

Lo vivo costantemente. Credo che per raccontare la natura bisogna viverla davvero. Io, paradossalmente, già prima di condurre programmi legati al territorio passavo molto tempo all’aperto. Sono nato a Roma, ma appena posso scappo fuori città. Anche con le mie figlie, cerco di trasmettere questa abitudine: certo, ogni tanto vogliono andare al parco giochi o a una festa, ed è giusto così, ma appena posso le porto al mare in inverno o a fare una scampagnata. È un modo di vivere, più che un semplice interesse.

 

Che cosa spera resti al pubblico di una puntata di “Linea Verde”?

La curiosità. Oggi, rispetto al passato, nelle nuove generazioni vedo appiattimento, e mi dispiace. Vorrei che chi guarda “Linea Verde” si sorprendesse e avesse voglia di scoprire di più. Spero che resti anche la sensibilità con cui cerchiamo di trattare le persone e i temi che incontriamo. Perché alla fine il programma è fatto di incontri, di storie e di rispetto.

Elenoire Casalegno

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Vi aspetto alle 6

Con “Good Morning Radio2”, in onda dal lunedì al venerdì, la conduttrice dà il buongiorno al pubblico del secondo canale di Rai Radio. Al RadiocorriereTv racconta il momento della sveglia alle 4.30, il frullato energetico con frutti di bosco pochi minuti dopo, l’arrivo negli studi di Corso Sempione alle 5.27 e, alle 6 in punto, la diretta. Un appuntamento nel segno del sorriso «perché sorridere – afferma – è fondamentale per la sopravvivenza del genere umano, fa bene alla mente e al cuore»

 

Dà il buongiorno, o meglio il good morning, al pubblico di Radio2, come sta andando questa nuova avventura?

Benissimo, abbiamo messo su una bella squadra, insieme a me ci sono Max Zoara, Mandrake (Giuseppe Ninno) e il Milanese Imbruttito (Luca Abbrescia). Cerchiamo di portare, per primi a noi stessi, e poi anche agli ascoltatori un po’ di leggerezza. “Good Morning Radio2” è una citazione del celeberrimo film “Good Morning Vietnam”, dove si vuole, in momenti complicati come il nostro, cercare di strappare un sorriso. Sorridere è fondamentale per la sopravvivenza del genere umano perché fa bene alla mente e al cuore.

 

Alle 6 in onda, a che ora suona la sua sveglia?

Esattamente alle 4.30 (per precauzione di sveglie ne metto tre), cosa che comporta una cena leggera tra le 19 e le 19.30, e poi alle 21.30 finire al cinema bianchini, tra materassi e cuscini (sorride), cercando di addormentarmi. I primi giorni non è stato facile, ma pian piano mi sto abituando. Alle 4.30 apro un occhio, tendenzialmente quello destro, poi l’altro, e cerco di strappare altri cinque minuti senza riaddormentarmi. Per fortuna sono molto veloce ed esattamente in 9 minuti sono pronta. Sono ritornata al passato, all’adolescenza, quando la sera, prima di andare a letto, mi preparavo già i completini, la borsa, il computer e il cellulare. È tutto organizzato e trovo il tempo di farmi anche un frullato…

 

Energetico…

Ci metto latte, banane, frutti di bosco e altri frutti.  E poi esco di casa. A Milano abito dal lato opposto di quello della sede della Rai di Corso Sempione, da dove andiamo in onda, ma poco dopo le 5 del mattino ci metto esattamente dodici minuti. Per la strada, a quell’ora, incontro gli operatori ecologici, i pochi edicolanti rimasti aperti in città, i panettieri, e arrivo in radio alle 5.27. Praticamente apro lo studio (sorride).

 

Com’è a quell’ora il primo approccio con i suoi compagni di viaggio?

Ho la fortuna di essere immediatamente sveglia, di non avere bisogno di carburare, sono da subito in modalità sorriso.

 

Che ruolo ha la radio nella sua vita?

Un amore che c’è sempre stato, che a volte ritorna, come in questo caso. La radio è divertente, veloce, ti permette di avere un contatto immediato con l’ascoltatore, a differenza della televisione. Ti dà la percezione degli umori delle persone in un preciso momento. La radio è libera.

 

C’è un brano musicale che la aiuta ad avere energia di prima mattina?

Quando salgo in macchina la radio è già sintonizzata su Rai Radio2 e mi fa compagnia fino agli studi. La musica che ascolto è molto legata al mio umore. Quando mi capita di essere un po’ abbacchiata preferisco brani molto ritmati…

 

Elenoire ha quindi uno spirito rockettaro?

Sì, lo ammetto (sorride). Vado dal punk rock a un rock più glam. Uno dei miei pezzi in assoluto preferiti è “Life on Mars?” di David Bowie, brano meraviglioso, che racconta di questa ragazza che fa fatica a vivere il presente e si domanda se ci sia mai vita su Marte….

 

Cosa probabile, la Nasa parla di tracce di vita passata…

Marte a parte, la Nasa dice che c’è vita altrove e che potremmo trovare a breve gli UFO.

 

Chi è Elenoire Casalegno oggi?

Una donna più ponderata e riflessiva di quando avevo vent’anni. Oggi non ho l’ansia di dover dimostrare, sono molto più presente a me stessa, più lucida, ho accettato anche i miei lati ombra. Poi, certo, la vita non smette mai di metterti alla prova. Quando arrivi a un’età certa, non a una certa età (sorride) hai più confidenza con te stesso, sei anche più in pace con te stesso. Al tempo stesso la bambina e la ragazza che ero non le abbandono mai. Quel bambino continua a essere dentro di noi e bisogna coccolarlo per non diventare grigi. L’entusiasmo di un bambino è contagioso e per questo amo farmi contagiare dalla loro energia.

 

Nel suo cassetto dei ricordi professionali ce n’è uno che le sta particolarmente a cuore?

Sono tanti, ma uno che porto con me da sempre è quello di aver lavorato con Raimondo Vianello, un gigante della televisione italiana. Raimondo mi ha insegnato tanto, a partire dal ritmo, bastava osservarlo. E poi la battuta, diceva che non è importante quanto rimani in video, ma come. Se azzecchi la battuta giusta al momento giusto, anche se sei rimasto per soli 5 minuti il pubblico ti ricorderà per tutta la puntata. Ed è così. Apprezzavo la sua semplicità, come quella della moglie Sandra Mondaini. Due persone normali, umili, i vicini della porta accanto.

Cosa la diverte e cosa la emoziona nella vita di tutti i giorni?

L’essere umano mi diverte molto, a tratti mi fa arrabbiare ma mi sa anche emozionare. Mi emoziono nel vedere due ragazzi giovani che si tengono per mano e si baciano, così come due anziani che hanno alle spalle 50 anni di vita insieme che si tengono ancora per mano. E poi il sorriso di chi incontri nell’ascensore, che ti dà il suo “good morning”. Amo sentire l’empatia.

 

 

Maria Chiara Giannetta e Giuseppe Zeno

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Nuove forze

 

Giunti alla terza stagione per Blanca e Liguori, per i quali sembra ancora difficile far uscire allo scoperto i profondi sentimenti che li uniscono, è arrivato il momento di iniziare un confronto profondo con se stessi. Ce lo hanno raccontato i protagonisti della serie, in onda il lunedì in prima serata Rai 1

 

Per Blanca e Liguori è proprio il caso di dirlo… che coppia!

GIANNETTA: Rispetto a dove li avevamo lasciati nella scorsa stagione, per loro non ci sono nuove avventure. Liguori inizia una convivenza con un’altra persona, mentre Blanca ha perso il suo Linneo e ora, più che mai, sente il bisogno della presenza di un amico.

Come cambiano gli equilibri con le new entry di questa terza stagione?

ZENO: I nuovi personaggi portano fratture, in alcuni casi insanabili, influenzando sia la trama orizzontale che quella verticale. Introducono mistero e tutto ciò che serve per far evolvere la storia in modo naturale.

GIANNETTA: Alcuni cambiamenti saranno indelebili.

Questa è la stagione della fragilità. In che cosa i vostri personaggi si scoprono vulnerabili?

GIANNETTA: Blanca si sente fragile ogni volta che deve affrontare responsabilità da sola. Questa volta non potrà contare sull’aiuto di nessuno.

ZENO: Liguori è un uomo emotivamente fragile: non riesce mai ad aprirsi davvero con l’altro. Forse, però, in questa stagione riuscirà a “curare” questa difficoltà, prendendo una direzione inaspettata.

Cosa significa avere qualcuno accanto per Blanca e Liguori?

GIANNETTA: Al di là del tipo di rapporto, tra loro c’è un legame profondo di fiducia ed empatia. Dopo tutto quello che hanno vissuto, si capiscono al volo. Blanca, ad esempio, sa che affrontare la perdita di Linneo con il sostegno di Liguori è meno doloroso.

ZENO: Avere qualcuno accanto è sempre fondamentale. Il confronto con l’altro ti aiuta a conoscerti, a riconoscere e superare fragilità e difetti, o a far emergere punti di forza. Essere soli, senza qualcuno che ti conosce, ti apprezza e ti rispetta, rende difficile persino riconoscere le proprie qualità.

Genova è una città molto presente nella serie. In cosa la ritrovate nei vostri personaggi?

GIANNETTA: Genova è tanto affascinante quanto complessa, anche dal punto di vista architettonico. C’è una confusione visiva in cui però ci si muove con naturalezza, proprio come Blanca. Vederla a suo agio in questa complessità racconta moltissimo di lei.

ZENO: Genova non è una città semplice, nemmeno da girare in auto con il navigatore. Ma è il luogo ideale per la storia di Blanca: percorsi tortuosi, intrecci complicati, quando basterebbe essere più diretti. E poi c’è il mare: a volte tempesta, altre rifugio e calma. Per Liguori rappresenta entrambe le dimensioni.

GIANNETTA: Non è un caso che molte scene di confronto tra i personaggi siano girate proprio davanti al mare.

In che cosa vi hanno sorpreso Blanca e Liguori?

GIANNETTA: Per me è stato un viaggio necessario, che mi ha permesso di scoprire fino a dove potevo spingermi, anche tirando fuori la mia parte più infantile e spontanea.

ZENO: In teatro e in tv spesso pensiamo che l’arte drammatica sia soprattutto parola. Invece, Liguori comunica più con i silenzi, che a volte sanno essere persino più incisivi.

 

 

La storia continua…

Serata 3 – Il delfino

Il tentato omicidio di un giovane tirocinante del Centro Recupero Animali Marini, precipitato da un tetto in circostanze sospette, porta Blanca e Liguori a indagare fianco a fianco e fa riaccendere i sentimenti dell’ispettore per la collega, ma Blanca è presa da altro. Insieme a Domenico, infatti, continua la ricerca del bambino legato a Valsa, su cui il mistero si infittisce: i due, sempre più vicini – con grande disappunto di Eva Faraldi, che tiene molto a Domenico, battono nuove piste per far luce sul caso.

 

Serata 4 – Paura del buio

Blanca, dopo un’aggressione subita dall’assassino di uno psichiatra al Museo del Buio, vive un momento di forte spavento. Decide quindi di prendersi una pausa dal lavoro operativo e Liguori si trova a indagare direttamente con Bacigalupo, che appare particolarmente interessato al caso. Intanto, Liguori cerca di stare vicino a Blanca, ma si accorge di non essere l’unico: anche Domenico le fa spesso visita per aggiornarla sul caso del bambino scomparso, su cui finirà per fare delle scoperte inaspettate.

 

Serata 5 – Acido

Mentre il commissariato San Teodoro è in subbuglio per il caso di uno sfregiatore che colpisce ragazze che si sottopongono alla chirurgia estetica, Blanca accoglie a casa Lucia, in visita a Genova e più caustica che mai. Mentre la nostra protagonista è alle prese con un segreto che fatica a rivelare alla ragazzina, anche Domenico sembra nascondere qualcosa a Blanca. Se ne accorge Liguori, che per proteggerla decide di seguire personalmente i movimenti di Domenico, finendo nei guai.

 

Serata 6 – Il bambino

Mentre Liguori affronta le conseguenze delle sue azioni, Blanca deve confrontarsi una volta per tutte con le bugie di Domenico, che la riguardano da vicino e la portano a chiedersi una volta per tutte se faccia bene a fidarsi di lui. In una corsa contro il tempo, Blanca decide di portare avanti l’indagine sul bambino scomparso mettendosi in pericolo in prima persona. Riuscirà a non avere paura del “buio” che troverà?

 

La Porta Magica

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Al via la seconda stagione del programma che mette al centro le persone comuni e il loro desiderio di trovare finalmente il coraggio di cambiare un aspetto della propria vita. Con Andrea Delogu, dal 29 settembre, dal lunedì al venerdì, alle 17 su Rai 2

 

 

Dopo aver raccontato in prima persona le loro storie, i protagonisti di puntata saranno guidati in un percorso di trasformazione per rivoluzionare il loro modo di vivere. I cambiamenti avranno a che fare con il look, la sfera fisica, il rinnovamento dell’ambiente in cui si vive, il life style, la cucina e altri aspetti cruciali della loro esistenza. Le storie de “La Porta Magica”, a seconda dei casi e dell’importanza della trasformazione richiesta, saranno raccontate nell’arco di una puntata, con la conclusione e lo svelamento del cambiamento in studio, o seguite nel corso di più puntate, con aggiornamenti periodici e uno svelamento finale in studio. Al timone Andrea Delogu, che prenderà per mano i suoi ospiti e li condurrà in un percorso di rinnovamento, avvalendosi, di volta in volta, della collaborazione dei suoi “Angeli”, un cast fisso selezionato per l’empatia, lo stile personale, la riconoscibilità al grande pubblico e la capacità di essere un supporto umano – oltre che tecnico – al cambiamento: il team metterà tutto il proprio sapere, la propria rete di collaboratori e un tocco squisitamente personale nella realizzazione del cambiamento desiderato. Dal 29 settembre, dal lunedì al venerdì, alle 17 su Rai 2.

 

 

 

FALCHI & MONTRUCCHIO

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Nella piazza più amata della Tv

 

Dal 6 ottobre alle 11.10 su Rai 2 riapre “I Fatti Vostri”. Alla conduzione, al fianco di Anna Falchi arriva Flavio Montrucchio. La trasmissione, tra le più longeve e amate della tv italiana, ideata da Michele Guardì, si rinnova con una scenografia moderna, nuove rubriche e un gioco telefonico per il pubblico da casa, senza rinunciare alla musica dal vivo dell’orchestra di Stefano Palatresi e al racconto quotidiano di attualità, emozioni e vita di tutti i giorni

 

Anna Falchi

Dal 2021 al timone de “I Fatti Vostri”: cosa significa per lei questa continuità?

Mi riempie di gioia perché ho trovato la mia seconda famiglia, che lavorando non è una cosa da poco, a partire da Michele Guardì e Giovanna Flora che continuano a darmi conferma, questo significa che hanno piacere di avermi e che ci troviamo bene. È una trasmissione che sento effettivamente mia ed è davvero come tornare a casa. È gioia allo stato puro.

Questa nuova stagione in che cosa si distingue rispetto alle precedenti che ha condotto?

Innanzitutto, c’è il mio nuovo partner. Poi abbiamo un nuovo studio, motivo per il quale iniziamo più tardi dell’altra programmazione del daytime. Tanti nuovi innesti, nuovi volti, confermati Stefano Palatresi, la sua band, Ilaria Mongiovì che canta, ragazza veramente molto talentuosa. Ci saranno nuove rubriche e un nuovo gioco. Quindi tante novità.

Qual è la sfida più grande nel mantenere vivo un programma così storico senza tradirne l’identità?

Sicuramente quella di mantenere un programma molto vivace, che cambia registro continuamente. L’intrattenimento inizia già dal primo mattino con musica, giochi e rubriche, e questo lo trovo molto rassicurante. Inoltre, vengono raccontati alcuni fatti di attualità. Ogni dieci minuti si cambia, cosa che rende il programma sempre dinamico e coinvolgente.

 “I Fatti Vostri” è una piazza che accoglie storie quotidiane, a volte commoventi, altre leggere: quale registro sente più vicino al suo modo di comunicare?

Negli anni ho avuto modo di toccare tante corde, perché le storie legate all’attualità si sono susseguite naturalmente. Spesso, grazie agli autori sempre vigili, abbiamo cambiato il programma anche all’ultimo momento, imparando così ad adattarmi e a vivere le storie con empatia. Allo stesso tempo sono abituata anche all’intrattenimento più leggero della quotidianità, dal cucinare al fare la spesa, dai fiori alla medicina. Mi viene naturale spaziare tra tanti argomenti. In tutto questo metto sempre passione e dedizione, cercando di entrare nelle case con garbo e gentilezza.

In questi anni il pubblico le si è affezionato molto: come vive questo rapporto diretto e familiare con i telespettatori?

Fortunatamente nella mia vita ho avuto un percorso ricco e variegato, cimentandomi in tanti lavori nell’ambito dello spettacolo. Ho iniziato come attrice, poi sono diventata conduttrice, ho fatto radio e teatro, riuscendo così ad abbracciare pubblici diversi. Quello che però sento più vicino è il pubblico della mattina, formato soprattutto da persone che restano a casa, magari più grandi o non più al lavoro. Essere per loro un punto di riferimento mi dà una grande gioia. All’inizio non è stato semplice, perché per una donna come me, che è stata anche un sex symbol, conquistare il pubblico femminile poteva sembrare più difficile. Ma col tempo ho avuto la soddisfazione di essere molto apprezzata dalle donne, e questo per me è il riconoscimento più bello. Le donne, si sa, sono più severe ed esigenti: per questo la loro stima mi gratifica enormemente. Quando vado in giro sento il loro affetto, vedo che si riconoscono in me, e questo mi riempie di piacere e orgoglio.

Dopo tanti anni di conduzione, cosa continua ancora a sorprenderla o a emozionarla in diretta a “I Fatti Vostri”?

Bisogna sempre saper improvvisare, e io sono sempre pronta. La cosa più bella è proprio l’adrenalina della diretta: è quello che amo di più, la capacità di regalare emozioni sempre nuove. In molti lavori, con il tempo, può subentrare la monotonia. Invece andare in onda tutti i giorni, con la necessità di restare attenta e vigile, mi fa sentire viva e mi dà una grande energia.

C’è un consiglio o una raccomandazione che Michele Guardì non manca mai di dare?

Sì, di porsi sempre con gentilezza, con rispetto, trattando tutti allo stesso modo. Qualunque persona ci si trovi davanti, bisogna mantenere educazione e, soprattutto, rivolgersi ancora con il “lei”.

Come concilia il lavoro con i suoi impegni in famiglia?

Fortunatamente è un programma che si concilia perfettamente con la mia vita di mamma. La mattina mi sveglio presto: accompagno mia figlia a scuola e poi vado a lavorare. A pranzo rientriamo insieme, e il resto della giornata è libero. È davvero un ottimo compromesso.

 

FLAVIO MONTRUCCHIO

Qual è stata la sua prima reazione quando le è stato proposto di condurre “I Fatti Vostri”?

Ero in una situazione piuttosto particolare quando mi ha chiamato Angelo Mellone, direttore del Day Time: mi trovavo in campagna a tagliare il grano con una falce. È stata una notizia del tutto inaspettata che mi ha travolto con un susseguirsi di emozioni improvvise. Ricordo bene quel momento così anomalo e surreale: ho avuto bisogno di un po’ di tempo per razionalizzare tutto.

Raccoglie il testimone da conduttori storici, ultimo in ordine di tempo Tiberio Timperi. Sente più responsabilità o più entusiasmo?

Entusiasmo è una parola che mi piace moltissimo ed è un aggettivo che mi accompagna sempre nelle mie conduzioni, perché è uno degli aspetti su cui faccio maggior affidamento. Mi piace trasmettere l’entusiasmo che provo nel fare questo lavoro. Non posso negare di sentire anche una certa responsabilità: non tanto nel confrontarmi con chi mi ha preceduto, ma perché è un programma storico e spero possa continuare anche con me.

Quale lato della sua esperienza porterà a “I Fatti Vostri”?

Porterò ciò che ho imparato non solo dalle conduzioni televisive, ma anche da altre esperienze: per tanti anni ho fatto l’attore, ho lavorato nel musical, quindi magari canticchierò qualche canzone (sorride). Porterò tutto me stesso, a partire dall’entusiasmo di cui parlavamo prima.

Qual è secondo lei la chiave per rinnovare un programma storico senza snaturarlo?

In questo caso sono stati rinnovati il conduttore e lo studio. Restano sempre la struttura e l’obiettivo del programma.

Nella piazza televisiva di Michele Guardì entrano in scena tante storie di persone comuni. Come si prepara ad accoglierle davanti alle telecamere?

Le persone comuni mi piacciono tantissimo, perché sono quelle con cui mi trovo meglio nella vita reale. Cercherò di ascoltarle, perché spesso in televisione vedo che alcuni conduttori prestano più attenzione a ciò che devono fare piuttosto che a ciò che dice l’interlocutore. Spero di riuscire sempre ad ascoltare attentamente quello che le persone raccontano.

Sta iniziando un percorso accanto ad Anna Falchi. Cosa apprezza di più del suo stile e cosa pensa che vi renderà una coppia equilibrata?

Credo ci sarà una giusta alchimia. Penso che troveremo la chiave giusta per lavorare bene insieme. L’importante è che la coppia risulti equilibrata e armoniosa davanti alle telecamere.

Cosa non può mancare nelle sue giornate per sentirsi a casa, anche durante il lavoro?

Per sentirmi a mio agio devo occuparmi anche della mia vita privata: accompagnare i miei figli a scuola, portare fuori l’immondizia. Quando sono al lavoro cerco di creare lo stesso senso di casa.