MARIA ESPOSITO

Posted on

Al cuore della gente

 

«Oggi sono molto felice della mia vita e sinceramente voglio godermi quello che ho» racconta la giovanissima interprete, protagonista della nuova stagione di “Mare Fuori”, in onda su Rai 2, e del film “Io sono Rosa Ricci”

 

 

Maria, partiamo dall’inizio. È passata in pochissimo tempo dall’essere una ragazza con un sogno a diventare un volto iconico della serialità italiana. Se guarda indietro alla prima scena girata nei panni di Rosa Ricci, cosa vede?

Non posso negarlo, sono una ragazza molto fortunata, ho realizzato il mio più grande sogno quando ero ancora molto piccola. Se ripenso al mio primo ciak mi viene in mente tutta l’ansia che provavo in quel momento: non mi sentivo all’altezza dei miei colleghi, che invece mi hanno accolto fin da subito nel loro gruppo e nei loro cuori. Questo per me è stato fondamentale, mi ha aiutato a lavorare al meglio delle mie possibilità.

“Mare Fuori” è stato, ed è, un fenomeno senza precedenti, ma ora la stiamo vedendo “crescere” professionalmente: dal teatro con il musical della serie fino ai primi passi importanti nel cinema. Com’è cambiare pelle?

È un percorso di crescita professionale che mi sta facendo vivere delle sensazioni bellissime. Amo misurarmi con nuove sfide, mettere alla prova le mie capacità interpretative.

Spesso vieni descritta come “l’anima verace” di Napoli. Il successo ha cambiato il tuo rapporto con la tua città?

Niente potrà mai cambiare il rapporto con la mia città. Napoli è passione, schiettezza e voglia di vivere, come quelle che mi porto dentro sempre, anche adesso che mi sono trasferita a Roma.

Quali sono le sfide che la spaventano di più nel lavoro?

La mia più grande paura è quella di non arrivare al cuore del mio pubblico, di non riuscire a trasmettere un sentimento sincero, ecco perché quando mi calo in un nuovo ruolo cerco un’affinità con il mio personaggio, in modo da poter esprimere verità.

Per il suo personaggio in “Mare Fuori” c’è stato un vero spartiacque, con una Rosa Ricci diversa, meno “guerriera” e più tormentata. Come ha vissuto questa sua trasformazione interiore?

Siamo cresciute insieme. In questa stagione Rosa si mostra più consapevole, riflessiva: ciò che è giusto vince su ciò che “si deve fare”. Per lei è una bella sfida indubbiamente, per me un modo per trasmettere un grande messaggio, che nella vita tutti posso cambiare.

Parliamo del film “Io sono Rosa Ricci”. Portare il personaggio sul grande schermo è una sfida enorme. Come l’ha vissuta?

Il film è un prequel, Rosa prima della sua ascesa al potere, più ingenua e spensierata, che si trova ad affrontare una situazione tanto violenta quanto inaspettata. Ho dovuto rimuovere la consapevolezza di Rosa della serie e ritrovare la sua parte innocente e ingenua. In questo processo di destrutturazione, è stato fondamentale l’aiuto della regista.

Hai un legame importante con i tuoi fan, il pubblico ti vuole bene. Come gestisci questa attenzione?

Il successo è arrivato praticamente subito e senza preavviso. Ammetto di essermi spaventata all’inizio, non riuscivo neanche a uscire di casa senza essere avvicinata da tantissimi fan. Poi però ho imparato ad apprezzare il loro calore. A Roma mi succede meno, ma quando sono a Napoli mi fermo spesso per scattare selfie e registrare video saluti.

Come vive il successo?

Il successo fa parte del mio lavoro ed è sicuramente molto gratificante.

Quali sono i sogni, oltre quelli professionali, che non ha ancora realizzato?

Oggi sono molto felice della mia vita e sinceramente voglio godermi quello che ho.

SERIE TV

Posted on

Le libere donne

 

Un avvincente dramma storico-sentimentale che esplora il sottile confine tra passione e follia, affrontando la contrapposizione fra conformismo e individualità. Tratta dal romanzo di Mario Tobino – “Le libere donne di Magliano”, edito Mondadori Libri, è in onda da martedì 10 marzo in prima serata Rai 1. Protagonisti di questo nuovo racconto diretto da Michele Soavi: Lino Guanciale, Grace Kicaj, Gaia Messerklinger e Fabrizio Biggio. La serie è realizzata con il patrocinio del Comune di Lucca e con la collaborazione della “Fondazione Mario Tobino ETS”

 

 

 

Ambientata fra Lucca e Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale, la serie segue Mario Tobino, uno psichiatra non convenzionale con una passione per la poesia, mentre sfida le regole repressive dell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano per salvaguardare la dignità delle sue pazienti. Alcune di loro hanno trovato conforto nella follia come unica forma di libertà a cui aspirare, mentre altre sono state ingiustamente recluse solo perché hanno osato affermare il loro spirito libero. Mario vive all’interno del manicomio confrontandosi — e talvolta scontrandosi — con i diversi approcci dei suoi colleghi. In particolare, trova un alleato nel dottor Anselmi, un giovane medico schietto e altruista, con il quale riesce anche a instaurare un sincero rapporto di amicizia e fiducia. La vita di Mario prende una svolta inaspettata quando a Maggiano arriva Margherita Lenzi, una giovane donna rinchiusa nell’ospedale dal marito contro la propria volontà. L’istinto spinge Tobino a dubitare della presunta pazzia di Margherita e a domandarsi se non sia piuttosto la vittima di un uomo violento, ansioso di mettere le mani sulla sua eredità. Mario intraprenderà un’avvincente ricerca della verità, combattuto tra un sentimento intenso e inaspettato per Margherita — che lo spinge a confrontarsi con dilemmi morali e a rischiare la sua posizione — e un amore che torna dal passato, quello per Paola Levi, nel frattempo diventata una staffetta partigiana.

 

I PERSONAGGI

Mario Tobino (Lino Guanciale)

Psichiatra con una profonda passione per la poesia e la scrittura, è reduce dal fronte libico della Seconda Guerra Mondiale. Tornato in Italia, lavora nel manicomio femminile di Maggiano, dove si distingue per un approccio umano e innovativo alla cura della malattia mentale. A differenza di molti colleghi, evita le terapie più violente e cerca metodi alternativi, come un laboratorio creativo che permetta alle degenti di esprimersi e ritrovare una voce. La sua sensibilità lo porta a indagare i traumi nascosti dietro i silenzi e le fragilità delle pazienti, come nel caso di Margherita, giovane donna internata su richiesta del marito. In un contesto segnato dalla guerra e dalle persecuzioni, Mario si trova diviso tra il suo ruolo di medico, il senso di giustizia e i propri sentimenti. Il legame mai del tutto spento con Paola Levi, insieme all’attrazione crescente per Margherita, lo trascina in un profondo conflitto interiore.

 

Margherita Lenzi (Grace Kicaj)

Giovane moglie dell’avvocato Filippo Lenzi, vive un matrimonio segnato da soprusi e umiliazioni. In un gesto di disperazione e ribellione fugge di casa e si presenta nuda sul sagrato del Duomo durante la messa di Natale, gesto che porta al suo internamento nel manicomio di Maggiano. Qui il suo destino si intreccia con quello del dottor Tobino, che intuisce subito la sofferenza nascosta dietro il suo comportamento: agli occhi di Mario, quel gesto appare come una disperata richiesta d’aiuto. Divisa tra momenti di lucidità e crisi profonde, Margherita sviluppa un sentimento nei confronti di Tobino. Decisa a far emergere la propria verità e costretta a confrontarsi con chi la considera pazza, non smette di lottare per riconquistare dignità e libertà.

 

Paola Levi Olivetti (Gaia Messerklinger)

Ebrea e partigiana, Paola Levi — ex moglie di Adriano Olivetti — è una donna forte, indipendente e anticonformista. Negli anni della persecuzione nazista vive costantemente in pericolo, ma non rinuncia al suo impegno nella Resistenza. Dopo molti anni, ritrova Mario Tobino, con cui aveva vissuto un intenso amore giovanile mai del tutto sopito. Il loro incontro riaccende sentimenti che il tempo non ha cancellato. Coraggiosa e determinata, Paola affronta i rischi della lotta clandestina senza piegarsi, diventando un punto di riferimento per chi si oppone al regime nazifascista. Tuttavia, l’amore per Mario fa riaffiorare anche le sue fragilità più profonde.

 

Guido Anselmi (Fabrizio Biggio)

Il dottor Anselmi è uno dei medici del manicomio di Maggiano e stringe fin da subito con Mario Tobino un rapporto di amicizia e fiducia. Diversamente da molti colleghi, non appare rigido né incline ai metodi di cura più aggressivi. Ironico e sempre pronto alla battuta, è spesso l’unico capace di alleggerire l’atmosfera cupa dell’ospedale. Consapevole dei compromessi imposti dal regime fascista, mostra empatia nei confronti delle degenti, ma anche una certa rassegnazione che lo porta a non sfidare apertamente le regole. Molto legato a Mario, cerca di metterlo in guardia dai rischi di un coinvolgimento personale con Margherita.

 

Direttore Roncoroni (Paolo Giovannucci)

Direttore del manicomio di Maggiano, Roncoroni è un uomo pragmatico, abituato a governare l’istituto con disciplina e distacco. Dietro l’apparente severità burocratica si nasconde però una sensibilità che la guerra e il regime fascista mettono continuamente alla prova. Consapevole della delicatezza della propria posizione, è costretto a mediare tra le pressioni politiche e il benessere delle pazienti. Si trova spesso a dover bilanciare l’approccio duro del dottor Parisi — sostenitore di elettroshock e lobotomia — e i metodi più umani e anticonformisti di Tobino, che finisce per accettare, seppur con iniziale scetticismo.

 

Gianmassimo Parisi (Massimo Nicolini)

Parisi è uno dei medici del manicomio e rappresenta l’anima più dura e coercitiva dell’istituto. Convinto sostenitore dell’elettroshock, lo utilizza senza esitazione, ignorando spesso le sofferenze delle pazienti. Ambizioso, autoritario e poco incline a mettersi in discussione, è l’antitesi di Tobino. Il suo atteggiamento, unito alla simpatia per il regime fascista, lo rende temuto e poco amato. Più interessato alla propria carriera che alla cura delle degenti, nei rapporti personali si dimostra spregiudicato e manifesta una crescente ostilità nei confronti di Tobino.

 

Dottor Olivieri (Adriano Exacoustos)

Il dottor Olivieri è il più giovane medico del manicomio di Maggiano. Sensibile e idealista, conserva un entusiasmo e una purezza di sguardo che lo avvicinano all’approccio umano di Tobino più che a quello dei colleghi più anziani. È segretamente innamorato di suor Maria — che sembra ricambiare i suoi sentimenti — e questo lo pone di fronte a un conflitto tra sentimento e dovere. Olivieri rappresenta la speranza di una nuova generazione di medici, più aperta al cambiamento e alla compassione.

 

Capoinfermiera Zonin (Francesca Cavallin)

La capoinfermiera Zonin è una donna forte, pragmatica e abituata a gestire la difficile quotidianità del manicomio. All’apparenza severa e inflessibile, nei momenti decisivi rivela grande coraggio e un profondo senso di giustizia. Muovendosi con abilità tra le rigide regole dell’istituto, cerca sempre di proteggere le pazienti più fragili.

 

Filippo Lenzi (Paolo Briguglia)

Marito di Margherita, Filippo Lenzi è un avvocato dall’apparenza rispettabile e irreprensibile. Dietro la facciata integerrima si nascondono però ombre inquietanti nel rapporto con la moglie. È lui a decidere il suo internamento a Maggiano. La sua vicinanza al regime fascista lo rende un uomo potente e temuto, incarnazione dell’abuso di potere che può celarsi dietro una rispettabilità di facciata.

 

Beppe (Riccardo Goretti)

Infermiere del manicomio di Maggiano, Beppe è un uomo ambiguo e pericoloso. Brutale e corrotto, rappresenta il volto più oscuro dell’istituzione. Arruolatosi come squadrista fascista, incarna la violenza e l’arbitrio di un sistema fondato sulla sopraffazione. La sua presenza all’interno dell’ospedale mette continuamente in pericolo le pazienti e chiunque osi opporsi ai soprusi.

 

Suor Maria (Vittoria Gallione)

Suor Maria è una giovane religiosa in servizio a Maggiano, nota per la sua sensibilità e compassione. A differenza di altre figure più rigide, mostra sincera attenzione verso le pazienti e apprezza fin da subito le iniziative di Tobino per migliorare la loro condizione. Novizia prossima a prendere i voti, si trova però a fare i conti con i sentimenti che nascono per il giovane dottor Olivieri, vivendo un intenso conflitto interiore tra vocazione religiosa e amore.

 

Madre Assunta (Paola Sambo)

Madre Assunta è una delle suore che lavorano a Maggiano e rappresenta un punto di riferimento nella vita dell’istituto. Molto legata a suor Maria, si prende cura di lei fin da quando la ragazza è rimasta orfana da bambina. Vive la propria missione spirituale con totale dedizione e rispetto della gerarchia, esercitando la sua autorità con fermezza ma senza perdere un autentico senso di protezione verso chi le è affidato.

 

Le pazienti di Maggiano

Lella (Irene Muscarà); Faina (Dodi Conti); Gabi (Marta Bulgherini); Morena (Filippo Caterino); Margherita (Grace Kicaj); Lilli (Gea Dall’Orto); Galli (Pia Lanciotti); Marta (Ianua Coeli Linhart).

 

La storia inizia così…

Lucca, 1942. Notte della Vigilia di Natale. Durante la messa solenne nel Duomo, una giovane donna irrompe sul sagrato: è nuda, ferita, sconvolta. Si chiama Margherita Lenzi, moglie di un rispettato avvocato della città. Il suo gesto scandaloso scuote la comunità. Poche ore dopo, su decisione del marito, Margherita viene internata nell’ospedale psichiatrico di Maggiano. Qui incrocia il destino del dottor Mario Tobino, medico e poeta, appena rientrato dal fronte libico. Disilluso dalla guerra ma ancora animato da un profondo senso di giustizia, Tobino si trova a lavorare in un istituto dominato da regole rigide e da un approccio alla malattia mentale più votato al contenimento che alla cura. Il direttore Roncoroni e i suoi colleghi — Anselmi, Parisi e il giovane Olivieri — sono abituati a mantenere l’ordine, non a mettere in discussione il sistema. Fuori dalle mura dell’ospedale la guerra si intensifica, mentre la persecuzione nazista stringe la sua morsa. In questo clima sempre più cupo, Mario ritrova Paola Levi Olivetti, il grande amore della sua giovinezza. Ora Paola è una staffetta partigiana e, in quanto ebrea, vive costantemente in pericolo. Intanto, a Maggiano, il direttore affida a Tobino un incarico delicato: stabilire se Margherita sia davvero malata di mente o se la sua reclusione nasconda qualcos’altro. La donna si chiude in un silenzio ostinato, ma qualcosa nel suo sguardo convince Mario che dietro quel gesto scandaloso si nasconda una storia di violenza e libertà negata. Quando Margherita riceve la visita del marito e della sua famiglia, però, reagisce con un’esplosione di rabbia che sembra confermare i sospetti sulla sua follia. Viene rinchiusa in isolamento e, disperata, tenta il suicidio. Solo l’intervento di Tobino riesce a salvarla. Sempre più coinvolto nel suo destino, Mario decide di andare oltre il ruolo di medico. Mentre cerca di introdurre a Maggiano un approccio più umano alla cura delle pazienti — arrivando a creare un laboratorio creativo che lentamente conquista la fiducia delle degenti — inizia anche a indagare sulla vita di Margherita. Si reca a casa dell’avvocato Lenzi, parla con la sua famiglia, e arriva persino a incontrare il giudice chiamato a decidere del destino della donna. Ma più si avvicina alla verità, più Mario capisce che sfidare il potere di un uomo influente potrebbe costargli tutto: la carriera, la reputazione e forse anche la libertà. E mentre la guerra stringe Lucca nella sua morsa, il destino di Margherita si intreccia sempre più profondamente con quello di Tobino, costringendolo a scegliere fino a che punto è disposto a spingersi per difendere la verità.

 

Michele Soavi, il regista, si racconta

«“Le libere donne” nasce dal diario di Mario Tobino, psichiatra e scrittore, durante la sua permanenza nel reparto femminile nell’ospedale psichiatrico di Maggiano, vicino Lucca. È un diario che nasce dal cuore dell’autore e che offre spunti e riflessioni sulla condizione della donna e la sua libertà. Un percorso impegnativo per superare discriminazioni, sopraffazioni e qualsiasi tipo di violenza, sia fisica che psicologica. In questa storia, datata 1943, non c’è uguaglianza di diritti. Le donne non erano padrone di loro stesse, non avevano l’autonomia del proprio corpo, il diritto alla vita, all’istruzione, al lavoro e alla libertà di espressione. Nel nostro racconto – un libero adattamento del libro – una di loro farà breccia nel cuore di Tobino, che cercherà con tutte le sue forze di salvarla. Spero che questa storia possa offrire spunti di riflessione sulla condizione della donna di ieri e di oggi, e possa toccare il cuore di chi sta dalla parte della giustizia e della libertà.»

NOVITÀ 

Posted on

Tra scienza e “Rieducational Channel”

 

La sfida di Stefano Mancuso e Lillo per un’ecologia del sorriso. “La pelle del mondo”, la nuova proposta di Rai Cultura, il venerdì in prima serata su Rai 3, è un viaggio originale nella biosfera in cui scienza e ironia si uniscono con ospiti d’eccezione, da Corrado Guzzanti a Jovanotti, per raccontare il futuro del pianeta oltre agli allarmismi

 

 

Di fronte alla crisi climatica, la televisione pubblica sceglie una strada nuova, che unisce il rigore accademico alla leggerezza della commedia. Al timone di questo viaggio nella biosfera c’è una coppia inedita e sorprendente: lo scienziato di fama internazionale Stefano Mancuso e l’attore Lillo Petrolo. L’obiettivo è ambizioso: raccontare lo strato sottile di vita che avvolge la Terra, circa 20 chilometri di spessore, dove si consumano i nostri sogni, i nostri viaggi e la nostra stessa sopravvivenza. Il format nasce da un “cortocircuito” creativo. Mancuso rappresenta la guida scientifica, mentre Lillo è l’uomo comune che interroga la natura con curiosità e ironia: “Io sono un appassionato, ma non ne so nulla”, confessa l’attore, che aggiunge: “Tra me e Stefano è nata un’improvvisazione continua. Il messaggio fondamentale è che in natura non esiste gerarchia: siamo una cosa unica.” Un approccio condiviso da Stefano Mancuso: “L’umorismo ha un potere straordinario. Le persone ricordano ciò che emoziona, non solo ciò che è logicamente vero. Vogliamo far capire che prenderci cura di ciò che ci circonda significa curare noi stessi. Come diceva Papa Francesco, non si può essere sani in un mondo malato”.

Il programma non si limita al dialogo tra i due conduttori; coinvolge icone dello spettacolo in ruoli inediti. Corrado Guzzanti torna nei panni dell’indimenticabile Vulvia nel suo “Rieducational Channel”, mentre Maccio Capatonda propone un surreale “Podcast sostenibile”. Chiara Francini darà voce e volto alle storie di alberi straordinari, aggiungendo una dimensione emotiva e simbolica al racconto. Il parterre di ospiti è variegato: nella prima puntata c’è stata una lunga conversazione con Jovanotti, affiancato da Vinicio Capossela, la giornalista Cecilia Sala e Mario Calabresi. Nel corso delle settimane si alternano nomi come Alessandro Barbero, Christian De Sica, Alessandro Gassmann e Serena Dandini. Ogni puntata sarà monografica e dedicata a un pilastro della vita sulla Terra: le piante (protagoniste del debutto), l’intelligenza, le città, la cura, le comunità, e il viaggiare e sarà accompagnata dal suggerimento di Mancuso: “Viviamo in un momento in cui la scienza viene trasformata in posizione politica, ma la scienza non ha appartenenza. Il suo compito è far conoscere il problema, la politica deve trovare le soluzioni. Sono due ambiti che non dovrebbero mescolarsi.” Per la Rai, il programma rappresenta un punto di svolta, come sottolinea il Direttore Fabrizio Zappi: “Il format è una sfida di innovazione che punta su qualità e rigore, ma con il contraltare mai banale di Lillo che rende la narrazione vivace”. Rai Cultura cerca di offrire una divulgazione differente, in cui i volti noti accettano di uscire dalla propria comfort zone per parlare del futuro comune.

“La pelle del mondo” è scritto da Stefano Mancuso e Davide Savelli, con la regia di Graziano Conversano. Una produzione che promette di insegnarci a smettere di “consumare” la Terra per cominciare, finalmente, a proteggerla.

SERIE TV

Posted on

Nel cuore e nella memoria di Imma

 

Tra addii commossi e nuove consapevolezze, Barbara Ronchi, Massimiliano Gallo e Alice Azzariti raccontano la quinta stagione di “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”: un viaggio tra radici arcaiche, trasformazioni familiari e il legame indissolubile con una terra che rallenta il tempo. La domenica in prima serata su Rai 1

 

 

Dopo otto anni di successi, indagini e caffè presi al volo tra i Sassi di Matera e dintorni, il mondo di Imma Tataranni giunge al capitolo finale. La quinta stagione non è solo il proseguimento di un racconto poliziesco, ma un bilancio emotivo profondo per i suoi protagonisti. Nelle parole di Barbara Ronchi, Massimiliano Gallo e Alice Azzariti, emerge il ritratto di una “famiglia” cinematografica cresciuta insieme ai propri personaggi, in simbiosi con una Basilicata che non è mai stata un semplice sfondo, ma un’anima pulsante e contraddittoria. Dalla “danza” di complicità tra Diana e Imma, alla rivoluzione tecnologica e personale di Pietro, fino alla maturità di Valentina, questa stagione segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, dal passato al futuro. Un addio (o forse un arrivederci) che profuma di pazienza, resilienza e di quella bellezza lucana che, come dicono i protagonisti, “è sempre stata lì, aspettando solo di essere vista”.

 

Massimiliano Gallo (Pietro De Ruggeri)

Come cambia la “danza domestica” tra Pietro e Imma in questa stagione? Cambia il contesto: c’è una casa nuova, piena di tecnologia straordinaria con cui Pietro litiga spesso. Ma cambia soprattutto la vita rispetto alla figlia, dopo l’uragano che ha colpito la famiglia. Pietro in questa stagione è rivoluzionario: cambia look, cambia tutto. Non trattiene nulla della vecchia casa, vuole voltare pagina.

Pietro sembra mostrare sfumature diverse in questi nuovi episodi…

Mi sono divertito molto perché le dinamiche sono scritte benissimo. I personaggi sono evoluti rispetto alle prime stagioni perché è cambiata la loro storia d’amore. Ho avuto la possibilità di esplorare sfumature diverse, passando con naturalezza dalla commedia ai momenti più emozionali.

La serie racconta una Basilicata reale, lontana dalle cartoline. Come si riflette questo in Pietro?

Pietro è l’emblema di quella terra. Ha una forte identità territoriale, un legame viscerale con i valori arcaici ma anche lo slancio verso il futuro. Quando vado a Matera, nel centro storico, sento la “centralità della terra”: il silenzio ti costringe a rallentare. Pietro incarna questo ritmo.

Cosa vi siete detti con il cast l’ultimo giorno di riprese?

Ci siamo guardati e abbiamo realizzato di aver vissuto sette anni intensissimi. Abbiamo girato durante la pandemia, in una Matera blindata e deserta che attraversavamo da soli. Ne esco arricchito: lavorare con professionisti di questo livello ha trasformato il cast in una vera famiglia.

 

Barbara Ronchi (Diana De Santis)

Nella quinta stagione riparte la “danza” tra Imma e Diana. Che tipo di ballo dobbiamo aspettarci?

È un ballo estremamente felice. Sono innamorata di questa amicizia così immediata, fatta di un passato lungo che affonda le radici nel liceo, ma nutrita oggi di ascolto e fiducia. Sono donne adulte che continuano a crescere e cambiare, quasi fondendosi. Diana è l’altra metà di Imma; in questi anni si sono donate tantissimo.

Diana sembra aver trovato la sua dimensione ideale, quasi “dietro le quinte”. È così?

Sì, ha fatto un percorso importante. A un certo punto ho pensato che la crescita professionale dovesse definirla come donna realizzata in modo autonomo, ma lei ha capito — e in fondo lo sapeva già — che il suo posto è dove ama essere: nel dietro le quinte. Diana brilla di luce riflessa ed è felice di farlo. Ama aiutare la “front woman” perché vede in Imma una forza capace di fare del bene a Matera.

A proposito di Matera e della Basilicata: terra di contraddizioni arcaiche ma aperta al progresso. Quale tratto di questa terra appartiene a Diana?

Direi la pazienza. È il tratto che più la unisce alla sua terra: una terra che ha sofferto, che è risorta e che oggi è bellissima, anche se forse lo è sempre stata e non sapeva come dirlo.

Come ha salutato Diana alla fine di questo lungo viaggio?

È stata una separazione consensuale. Non ci siamo dette addio, perché lei sarà sempre lì, sugli schermi, ogni volta che vorrò rivederla. Porto con me otto anni di memoria e il regalo più grande: l’amicizia profonda con Vanessa (Scalera), un legame che è andato di pari passo con quello dei nostri personaggi.

 

Alice Azzariti (Valentina Tataranni)

Crescere tra bilanci e nuove consapevolezze

Valentina è cresciuta molto. Cosa rappresenta per lei questa nuova stagione? Valentina non è più una bambina. Questa è la stagione dell’importanza dell’unione familiare, un tema centrale proprio mentre i suoi genitori, ormai separati, decidono di vendere la casa di famiglia. Inizialmente prova a farsela andare bene, ma emergeranno tristezza e dispiacere. Inoltre, verrà ammaliata da una “guru spirituale”, Barbara Piacentini, in una fattoria ecosostenibile. Scoprirà presto che non è tutto oro quel che luccica.

Quali tratti dei genitori convivono nel carattere di Valentina?

Dal padre ha preso la tenacia, l’essere testarda e il credere fermamente in ciò che fa. Dalla madre, invece, una certa sensibilità e, paradossalmente, la capacità di essere accondiscendente a volte, nonostante tiri dritto per la sua strada.

Dopo tutti questi anni sul set, che bilancio fa di questa esperienza?

Sono cresciuta letteralmente con il personaggio. Ho iniziato a 17 anni e ora ne ho 24. È stato un percorso bellissimo che porterò sempre nel cuore; Valentina è parte della mia vita e finisco questa avventura con il cuore pieno.

NUOVA STAGIONE

Posted on

Illuminate

 

 

La domenica in seconda serata su Rai 3 la docu-serie sulle vite esemplari di quattro grandi donne italiane. Dopo la prima puntata su Tina Lagostena Bassi, in arrivo quelle dedicate a Lea Pericoli, Eleonora Giorgi e Rosita Missoni

 

 

 

Ci sono le protagoniste del Novecento italiano al centro della settima stagione di “Illuminate”, la docuserie in quattro puntate di Rai Cultura, in onda la domenica in seconda serata su Rai 3. Se nella prima puntata, disponibile su RaiPlay, Cristiana Capotondi ha raccontato Tina Lagostena Bassi, una delle pioniere della giustizia femminile in Italia. Nel secondo docu-film, Sveva Alviti dà voce e corpo a Lea Pericoli, “La Divina” icona del tennis femminile italiano tra gli anni ‘50 e ’60, prima telecronista donna e pioniera di uno stile che ha cambiato per sempre l’eleganza in campo. Il racconto si struttura come una partita di tennis: scambio dopo scambio, set dopo set, l’attrice attraversa le tappe decisive della sua vita. Dall’infanzia in Africa alla determinazione di diventare una campionessa, dal ritiro dall’attività agonistica alla lunga carriera come giornalista di moda e commentatrice sportiva, fino alla battaglia contro il cancro, che la rese la prima testimonial italiana per la ricerca e la prevenzione oncologica. Ironica, colta e combattiva, Lea Pericoli è stata tra le prime sportive a imporsi anche fuori dal campo, lasciando un’eredità di libertà, grinta e modernità. Nel terzo episodio, a un anno dalla sua scomparsa, il docu-film dedicato a Eleonora Giorgi, icona del cinema italiano, si costruisce come un omaggio intimo e sincero che intreccia due storie e due sguardi: quello di Eleonora e quello di Ornella Muti, altra diva senza tempo, collega e amica. È proprio Ornella Muti a guidare gli spettatori in un viaggio nel ricordo della vita e dell’arte di Eleonora, ma anche nella stagione d’oro del cinema italiano degli anni ’70 e ’80, che entrambe hanno attraversato da protagoniste assolute. Il racconto ripercorre gli esordi di Eleonora, la consacrazione con “Borotalco” – che le valse il David di Donatello e il Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista – fino al debutto alla regia con “Uomini & donne, amori & bugie”, che segna simbolicamente l’incontro artistico tra le due dive, con Ornella Muti nei panni della protagonista. Infine, Greta Ferro intraprende un viaggio intimo e simbolico alla scoperta di Rosita Missoni, eccellenza della moda e del design italiano nel mondo. Accolta dalla famiglia Missoni nella storica casa-atelier a Sumirago (Varese), l’attrice condivide una giornata speciale con le persone più vicine alla stilista, scoprendone un volto inedito: non solo l’artefice di un successo internazionale, ma anche la donna, la creatrice e la custode di un’eredità fatta di affetti, visione e memoria. Il racconto si snoda anche attraverso i luoghi che hanno fatto da sfondo alle vicende delle protagoniste. “Illuminate” si conferma un importante appuntamento del racconto al femminile della Rai, che ha portato sullo schermo, attraverso altrettanti docu-film originali, ben ventotto storie di donne italiane esemplari, talentuose e appassionate che, con la potenza di un uragano, hanno rivoluzionato gli ambii in cui si sono distinte – dalla scienza al cinema, dalla letteratura alla moda, dal canto all’imprenditoria – raggiungendo importanti traguardi anche a livello internazionale e diventando un modello di determinazione e coraggio per generazioni di donne. “Illuminate” è una produzione Anele in collaborazione con Rai Cultura.

 

ALESSANDRO GASSMANN

Posted on

A tu per tu con Guerrieri

 

L’attesa è finita: uno dei personaggi più amati della letteratura giudiziaria italiana approda finalmente sul piccolo schermo. Il RadiocorriereTv ha incontrato l’attore protagonista che dà corpo e voce all’avvocato penalista nato dalla penna di Gianrico Carofiglio. La serie diretta da Gianluca Maria Tavarelli è in onda il lunedì in prima serata su Rai 1

 

 

Finalmente Guerrieri arriva in Tv. Come si affronta un personaggio così radicato nell’immaginario dei lettori? È stato un lavoro di addomesticamento”?

Non l’ho addomesticato, perché un uomo così va vissuto, non domato. Siamo partiti da una base di scrittura altissima, quella dei romanzi di Carofiglio. Il nostro compito era restituire cinematograficamente la bellezza di quelle pagine. È stata la sfida interpretativa più impegnativa della mia carriera: Guido è un uomo complesso, un bravissimo penalista di Bari che affronta casi di omicidio, ma di cui seguiamo soprattutto le mille sfaccettature della vita privata.

Com’è stato lavorare con Gianluca Maria Tavarelli alla regia?

Sono felice di aver affrontato questo viaggio con lui. Gianluca è uno dei registi più forti che abbiamo; ha il dono di portare il cinema in TV senza snaturarlo. Ha creato una serie appassionante, emozionante e, a tratti, anche divertente. Ha saputo scegliere il cast giusto per rendere la serie corale: qui non c’è un “eroe” perfetto, ma un gruppo di persone che mostrano i propri difetti.

Nella serie vediamo Guerrieri tornare a boxare. Che valore ha questo sport per lui? È solo una questione di forma fisica?

Assolutamente no. La boxe è il suo specchio, il suo modo di parlare con se stesso. È lo sfogo necessario per elaborare le ingiustizie che deve superare quotidianamente. Sul ring, Guido dialoga con la propria persona e cerca di migliorarsi. È una metafora del suo stare al mondo: un uomo che non è un mero esecutore di leggi, ma uno che “parteggia” per le persone che difende.

Che ruolo gioca la città di Bari in questa produzione?

Bari ne esce bellissima, misteriosa, quasi magica, specialmente nelle scene notturne. È a tutti gli effetti la seconda protagonista della serie.

Tra i faldoni dello studio, l’aula di tribunale e i vicoli della città, quale dimensione di Guerrieri ha preferito interpretare?

Come attore, ho amato profondamente la parte giuridica. Essendo Carofiglio un uomo di legge, era necessaria una precisione assoluta. Volevo essere credibile per chi fa questo mestiere davvero. Durante il dibattimento avevamo sul set veri avvocati penalisti che seguivano la costruzione dei processi; ricevere i loro complimenti è stato il regalo più grande.

Carofiglio dice spesso che “la verità è un’idea complessa”. Cosa rappresenta per lei e per il suo personaggio?

Per Guerrieri la verità è essenziale, vive per perseguirla. Personalmente, io sono uno che tende a dire sempre quello che pensa; mia moglie mi rimprovera spesso per questo, ma credo sia il modo migliore di vivere. Mi affascinano le fragilità di Guido: non nasconde i suoi errori, non si vergogna di chiedere scusa o di piangere. In un mondo che insegue la perfezione, io cerco personaggi fallaci, imperfetti. Sono i più interessanti da raccontare.

Cosa si augura per il futuro di questo progetto?

Un attore deve rappresentare una vita. Io fingo di essere altri e spero che la gente ci creda. Guerrieri mi ha regalato l’orgoglio di portare in scena un uomo dedito alla giustizia ma profondamente umano. Continuerò a farlo finché avrò storie così potenti da raccontare.

ULISSE

Posted on

Versailles in piano sequenza

 

 

Rai Cultura e Alberto Angela, in collaborazione con l’Établissement public du château, du musée et du domaine national de Versailles presentano lo speciale in onda lunedì 2 marzo in prima serata su Rai 1

 

 

Un viaggio alla scoperta di una delle regge più famose al mondo, attraverso le stanze più sfarzose, ma anche quelle più nascoste e inaccessibili che solo raramente i turisti visitano. Alberto Angela esplorerà Versailles attraverso un percorso di due ore e venti minuti, interamente girato con la tecnica del piano sequenza, il più lungo mai realizzato in tv al mondo, senza montaggio e senza stacchi su una seconda camera, droni inclusi. Una vera sfida che l’intero gruppo di lavoro ha deciso di accettare, poiché attraverso il piano sequenza il pubblico potrà rendersi conto dell’esatta collocazione di ogni spazio e capire meglio com’è fatta Versailles, quanto è grande e quanto magnifica. La telecamera seguirà Alberto lungo scale che portano ad alcove d’amore, attraverso porte segrete oltre le quali si infiltrano il desiderio d’amare e la paura di morire, sbucando in passaggi nascosti agli occhi dei curiosi. All’interno della reggia, un’assurda magnificenza creata per stupire, echeggiano le voci dei personaggi che l’hanno resa immortale: Il Re Sole, che ampliando il casino di caccia del padre, ha creato un altare al proprio orgoglio; Luigi XV, il beneamato, che ha intuito i primi scricchiolii di un mondo dorato che si sarebbe sbriciolato, ma fu incapace di porvi rimedio; Luigi XVI, e sua moglie Maria Antonietta, ultima regina di Francia e forse il personaggio più chiacchierato a Versailles. Parte del percorso segue la sua parabola in una reggia piena d’intrighi che, fin dal suo arrivo a soli quattordici anni, l’ha accolta come un corpo estraneo, un’intrusa, un’austriaca, e l’ha resa protagonista di una leggenda nera e terribile, incarnazione di tutti i mali di Francia. Eppure, nelle stanze da parata e in quelle private di Maria Antonietta, ristrutturate di recente, è evidente il volto di una donna che dalla frivolezza iniziale, ha saputo evolversi affrontando con dignità il suo tragico finale. Nel percorso anche la sosta in una piccola stanza, il gabinetto Fersen, dove il conte svedese Hans Axel Von Fersen, suo presunto amante, sostò a dormire durante le sue visite a Versailles. Si trattò di umore sublime e casto, come voleva la tradizione cavalleresca, oppure appassionato e carnale? Una risposta è nella loro corrispondenza, perché come disse la regina stessa: “tutto a te mi guida”. Tra le sue passioni certe c’era invece la moda: un meraviglioso vestito realizzato da Milena Canonero, per il film “Marie Antoinette”, diretto venti anni fa da Sofia Coppola, attende gli spettatori nella camera da letto della regina. L’interno della reggia, che ha più di duemila stanze e oltre duemila finestre, sarà animato dalla presenza di rievocatori storici e di un team di esperti – i curatori stessi del castello di Versailles – che racconterà la rigida etichetta attraverso la quale Luigi XIV teneva sotto controllo la nobiltà di corte. E poi la moda e i vestiti, i menù dei pranzi da parata e quelli privati preparati dal re stesso, gli oggetti preziosi che sono scampati alla violenza dei rivoluzionari, i delicati lavori di restauro delle tappezzerie. Il racconto di Alberto Angela sarà anche un tuffo nella vita quotidiana del castello nel “grand siècle”: come venivano riscaldate le stanze, le musiche e i balli, i giochi a carte e quelli sotto le lenzuola, tra favorite in competizione per sedurre il re e amanti ufficiali che si comportavano come vere regine.  E, per la prima volta in televisione, sarà visibile il nuovo allestimento della Galleria degli Specchi, ritornata al suo aspetto originario, così come i cortigiani la vedevano durante il regno del Re Sole. Un viaggio all’interno di una reggia dove si è praticata un’arte del vivere alla francese che ha suscitato l’ammirazione di tutte le corti europee del Settecento. E che attraversa la storia di un Paese anche quando la Rivoluzione pone drasticamente fine alla monarchia assoluta. Ci penserà infatti Luigi Filippo, molto tempo dopo il Terrore, a fare della reggia un museo dedicato a tutte le glorie di Francia, glorie fra le quali spicca una figura: Napoleone Bonaparte. A distanza di più di tre secoli dalla sua costruzione la reggia di Versailles continua a brillare come un diadema che la forza della Storia ha ineluttabilmente macchiato di oro e di sangue. “Versailles in piano sequenza”, con la regia di Gabriele Cipollitti, è stato realizzato dalla Direzione Produzione Tv della Rai, Centro di Produzione di Napoli, con la consulenza scientifica di Mathieu Da Vinha, Direttore del Centro di Ricerca della Reggia di Versailles.

 

 

 

#SANREMO2026

Posted on

Sal Da Vinci re del Festival

 

Con il brano “Per sempre sì” il cantautore ha vinto la 76esima edizione della kermesse sanremese e rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest di Vienna. Secondo sul podio Sayf con “Tu mi piaci tanto”, terza Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. La serata finale del Festival ha visto anche il passaggio di testimone da Carlo Conti a Stefano De Martino, prossimo direttore artistico e conduttore di Sanremo

 

 

 

Grande commozione e la dedica a Napoli. Sal Da Vinci ha trionfato al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Per sempre sì”. Secondo gradino del podio per Sayf, con “Tu mi piaci tanto”, terzo per Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. Alla cantautrice romana è stato assegnato anche il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale. Il Premio Bardotti per il miglior testo a Fedez & Masini con “Male necessario”. Fulminacci, con la canzone “Stupida sfortuna”, ha vinto il Premio della Critica “Mia Martini” per la Sezione Campioni. A lui, 26 voti dei giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Ariston Roof. A Serena Brancale, assegnato il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” Sezione Campioni. Nicolò Filippucci con “Laguna” si è aggiudicato infine il primo posto tra le nuove proposte.

La classifica di Sanremo 2026:

1 Sal Da Vinci – Per sempre sì

2 Sayf – Tu mi piaci tanto

3 Ditonellapiaga – Che fastidio!

4 Arisa – Magica favola

5 Fedez e Masini – Male necessario

6 Nayt – Prima che

7 Fulminacci – Stupida sfortuna

8 Ermal Meta – Stella Stellina

9 Serena Brancale – Qui con me

10 Tommaso Paradiso – I romantici

11 LDA e AKA 7even – Poesie clandestine

12 Luche’ – Labirinto

13 Bambole di pezza – Resta con me

14 Levante – Sei tu

15 J-Ax – Italia Starter Pack

16 Tredici Pietro – Uomo che cade

17 Samurai Jay – Ossessione

18 Raf – Ora e per sempre

19 Malika Ayane – Animali notturni

20 Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

21 Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta

22 Michele Bravi – Prima o poi

23 Francesco Renga – Il meglio di me

24 Patty Pravo – Opera

25 Chiello – Ti penso sempre

26 Elettra Lamborghini – Voilà

27 Dargen D’Amico – AI AI

28 Leo Gassmann – Naturale

29 Mara Sattei – Le cose che non sai di me

30 Eddie Brock – Avvoltoi

 

 

SERIE TV

Posted on

Mare fuori, stagione 6

 

I primi sei episodi disponibili dal 4 marzo su RaiPlay, l’intero box set dall’11 marzo. La serie, diretta da Beniamino Catena e Francesca Amitrano, sarà trasmessa in sei serate prossimamente su Rai 2

 

 

 

Torna su RaiPlay e Rai 2 una delle serie Tv più amate dal grande pubblico televisivo e della rete. Protagonista della vicenda l’IPM di Napoli, con le storie dei giovani detenuti che cercano di trovare la loro strada tra le sfide e le ombre della reclusione e la luce del mondo esterno. Al centro della narrazione c’è ancora Rosa Ricci, l’ultima e invidiatissima erede del boss don Salvatore, che navigherà tra complessi conflitti familiari, vendette incrociate del clan Di Salvo e la ricerca di un domani fatto di redenzione. L’arrivo tra le detenute di tre sorelle assetate di potere alimenterà dinamiche e storie segnate dal crimine, ma anche dalla possibilità di invertire la rotta. Tra i nuovi ingressi anche una ragazza di buona famiglia che ha commesso un errore imperdonabile e una giovane detenuta straniera dal passato misterioso. Parallelamente, altri ragazzi affronteranno le conseguenze delle proprie azioni, costruiranno relazioni significative e lotteranno per un futuro diverso, mentre le pressioni e i pericoli del loro ambiente di origine continueranno a minacciarli. A dirigere la serie, da un’idea di Cristiana Farina, i registi Beniamino Catena e Francesca Amitrano.

I PERSONAGGI

I RAGAZZI

Simone (Alfonso Capuozzo): che sia proprio lui ad aver attentato alla vita di Rosa? Il ragazzo sembra disposto a tutto per diventare il re di Napoli e regolare i conti in sospeso una volta per tutte. Ma ad ostacolare i suoi piani ci sono l’amore e la passione per due ragazze che lo affascinano per motivi diversi.

Tommaso (Manuele Velo): si è preso una pallottola per salvare Rosa e si trova a dover riflettere su quello slancio, semplice altruismo o le conseguenze di un amore difficile da decifrare? Intanto i sensi di colpa per il delitto commesso lo mettono a dura prova.

Luigi Di Meo detto Cucciolo (Francesco Panarella): mentre su di lui aleggia il sospetto di essere il killer di Rosa il ragazzo vive una fase difficile, diviso tra il dolore della morte di Milos e la preoccupazione per la madre. Il pensiero di vendicare il suo perduto amore e il desiderio di trovare nuove alleanze per prendersi la carriera criminale che desidera, lo terrà in vita.  Ma quale sarà il suo futuro?

Raffaele Di Meo detto Micciarella (Giuseppe Pirozzi): dopo essersi preso le sue responsabilità per la morte dell’avvocato, Micciarella è un ragazzo nuovo pronto ad affrontare la vita e ad aiutare gli altri. In particolare le sue attenzioni si rivolgono a Marta che fatica a sopportare la lontananza da Sonia. E alla fine si troverà di fronte ad una scelta che potrebbe cambiare la sua vita.

Pino ‘o pazzo (Artem): Alina è il nuovo amore di Pino, pronto per essere vissuto. Il ragazzo è convinto che lei sia quella giusta e nonostante alcuni imprevisti la rendano una sfida ardua da cogliere, Pino è pronto a sostenerla. Ma un evento drammatico lo metterà a dura prova e Pino potrebbe non essere abbastanza forte da gestire questa dura fase della sua vita.

Diego detto Dobermann (Salahudin Tidjani Imrana): Dobermann ha chiuso con la droga ed è deciso a riconquistare l’amore per Sonia che una leggerezza con Marta nella precedente stagione ha compromesso.  La sfida appare molto difficile ma Diego non è uno disposto ad arrendersi facilmente.

Samuele (Francesco Luciani): la sua passione per Lorenza lo porta a commettere qualche errore di troppo e la contrapposizione con la direttrice avrà tragiche conseguenze e qualcuno deciderà che è ora che paghi per la sua cattiveria.

Federico (Francesco Di Tullio): è il momento per Federico per capire da che parte stare, se continuare a sprecare la sua vita insieme all’amico di sempre oppure cominciare un cammino di redenzione.  Visto il rapporto tra i due, non sarà facile prendere una decisione.

LE RAGAZZE

Rosa Ricci (Maria Esposito): l’attentato che ha subito la porta a riflettere sulla sua vita e sulle scelte che ha fatto dettate anche dall’appartenenza alla sua famiglia. Ma chi ha provato ad ucciderla non ha intenzione di arrendersi. Intanto, grazie a Tommaso ma anche a sua madre, capisce qual è la vita che vuole davvero vivere.

Alina (Yeva Sai): la felicità sembra finalmente bussare alla sua porta con l’amore per Pino e una notizia che la scuote ma che alla fine accetta con entusiasmo. Il destino, però, ha scritto per lei un’altra storia.

Carmela (Giovanna Sannino): vive con preoccupazione l’attentato che Rosa subisce ma la ragazza è determinata a portare avanti il sogno che era di Edoardo. Diventare la regina di Napoli: per farlo è disposta a tutto. Ma un’inaspettata passione per un ragazzo rischia di compromettere i suoi piani.

Marta (Rebecca Mogavero): vive un momento di grande crisi per il riavvicinamento di Sonia e Dobermann ma trova in Micciarella un inaspettato sostegno. La ragazza conosce un sentimento fino a quel momento sconosciuto ma l’amore può fare anche molto male.

Sonia (Elisa Tonelli): il riavvicinamento con Dobermann la porta a riflettere sulla vera natura del suo rapporto con Marta a cui deve molto ma che deve gestire per poter crescere e diventare autonoma. Il cammino è duro e pieno di insidie che metteranno a dura prova le sue convinzioni.

Lorenza (George Li): impegnata come sempre a fare la ribelle per vendicarsi della madre, non si accorge dei pericoli che corre ma, quando la situazione sembra degenerare, Lorenza sembra ritrovare la ragione.

Mei Ling (Joyce Huang): di origini cinesi, quando arriva in IPM mette tutti in difficoltà, poiché nessuno riesce a comunicare con lei. La ragazza porta con sé un mistero, un oggetto segreto che deve nascondere e proteggere a ogni costo.

Sharon (Cartisia Somma): è una ragazza di umili origini, costretta a gestire il banco del pesce della sua famiglia, ambisce alla ricchezza e al potere. Ha stretto un’alleanza preziosa che può aiutarla nella sua ascesa e, anche se l’arresto potrebbe compromettere i suoi piani, sa come rendersi utile anche in IPM.

Marika (Carlotta Pinto): sorella di Sharon, Marika non condivide le sue stesse ambizioni. Coltiva invece il sogno del canto e troverà un’inaspettata alleata proprio in IPM. Non è facile per lei affrancarsi e liberarsi dall’influenza di Sharon, che continua a osteggiare il suo sogno.

Annarella (Greta De Rosa): adottata dalla famiglia di Sharon e Marika, Annarella farebbe di tutto per loro, in particolare per Sharon. Per la prima volta però le richieste di sua sorella la mettono in difficoltà, quando inizia a provare un inconfessabile attrazione per quello che dovrebbe essere il suo principale nemico.

Stella (Virginia Bocelli): è una giovanissima ragazzina allevata rigidamente per divenire un talento musicale, si macchia suo malgrado di un terribile crimine pur di sfuggire all’oppressivo ambiente domestico. In IPM si ritrova sola e spaurita, ma ha l’occasione per la prima volta di scoprire il potere dell’amicizia.  Alina, infatti, rivedendosi in lei la mette sotto la sua ala protettrice.

GLI ADULTI

Massimo Esposito (Carmine Recano): l’attentato a Rosa lo avvicina sempre di più a Maria e presto dovrà confrontarsi con i sentimenti che prova per lei. Ma non dimentica il suo ruolo all’interno dell’IPM e fa di tutto per convincere Rosa ad abbandonare la sua vita criminale. In un momento di crisi commette una leggerezza con una donna che lo metterà in grande difficoltà.

Sofia Durante (Lucrezia Guidone): la disperazione per la fuga della figlia metterà in grande crisi il rapporto con Beppe. Ma quando sembra essere tornato il sereno i drammatici eventi che accadono in IPM la porteranno a prendere importanti decisioni.

Beppe (Vincenzo Ferrera): vive con sofferenza la crisi del rapporto con Sofia ma i drammatici eventi che accadono all’IPM lo porteranno a concentrare le sue attenzioni su Pino.

 

Lino (Antonio De Matteo): gli errori del passato, la complicità con i milanesi, continuano a tormentare Lino fino a spingerlo a prendersi le sue responsabilità. Ma l’agente non è ancora pronto per ripartire e anzi precipita in una crisi difficile da affrontare.

Stefano Stazi (Romano Reggiani): è il nuovo giovane direttore dell’IPM soffocato da un padre oppressivo e intimorito dal nuovo incarico, si aggrappa scrupolosamente alle regole per non venire schiacciato dal peso delle responsabilità. Massimo è un prezioso alleato per lui ma rischia di diventare troppo ingombrante.

Claudia (Francesca Agostini): è una giovane e scrupolosa educatrice che arriva in IPM ad affiancare Beppe. Sotto l’ineccepibile preparazione nasconde un segreto del passato che ancora la tormenta e che è decisa ad affrontare proprio grazie alla vicinanza con i ragazzi.

Maria Ricci (Antonia Truppo): mentre lotta contro i fantasmi del passato, per vivere liberamente l’amore appena nato con Massimo, Maria cerca di stare vicina a sua figlia. Fa di tutto per sottrarre Rosa alle dinamiche dei clan e ricostruire con lei una vita normale.

Loredana (Tea Falco): nel disperato tentativo di essere madre per i suoi figli si avvicina pericolosamente a una figura autorevole nell’IPM e sviluppa per lui una crescente e pericolosa ossessione.

Gennaro (Agostino Chiummariello): una figura insostituibile nei complessi meccanismi dell’IPM è sempre un riferimento per i ragazzi che nutrono per lui un profondo rispetto.

Nunzia (Carmen Pommella): è la mamma che ogni figlio vorrebbe, severa ma sempre pronta al colloquio e al dialogo con i ragazzi, non esita a mettersi in gioco per farli sentire meno soli.

 

 

 

 

Sabrina Ferilli

Posted on

Una umanità travolgente


«Nel momento in cui Gloria diventa vera, senza rinunciare a se stessa, scopre di essere amata ancora di più» racconta l’attrice romana a proposito del suo personaggio – Gloria Grandi -, una donna che ora è costretta a misurarsi con la fragilità, riconciliandosi con le proprie radici e scegliendo di mostrare il suo lato più autentico

 

 

 

La prima volta di Gloria in tv ha spiazzato il pubblico per la sua irriverenza e originalità. Quale sarà il mood di questo film?

La bellezza di questo personaggio è sempre stata proprio la sua natura inusuale. È difficile raccontare figure così politicamente scorrette, che non inseguono facili simpatie o empatie. Ed è proprio questo che mi divertiva: è stata una scommessa che, fortunatamente, abbiamo vinto. La serie si chiudeva in modo molto misterioso, non si capiva esattamente cosa stesse accadendo, con il film riprendiamo Gloria esattamente da dove l’avevamo lasciata. Il suo è un percorso burrascoso – ma del resto, se non vive situazioni tempestose, Gloria non si sente nemmeno in pace con se stessa. Il film avrà un finale a sorpresa, ma questa volta chiude davvero il cerchio, concludendo la storia della nostra beniamina.

L’abbiamo conosciuta mentre tirava fuori gli artigli contro il giudizio degli altri. Ora la ritroviamo nel momento più basso della sua vita. Come reagirà?

Gloria non è una che si abbatte, figuriamoci nelle difficoltà, anche se ha fatto talmente tante cose che, in un certo senso, si trova a pagare per i propri errori. Senza anticipare troppo, posso dire che il film segna un passaggio importante, quello della riappacificazione con la sua vera identità, con le sue radici. Rispetto al passato, questa storia ha una cifra più umana, più intima, mostra un lato di Gloria che prima non avevamo visto.

Che cosa scopre delle sue fragilità?

In realtà Gloria non è fragile, piuttosto viene messa nella condizione di capire che forse il modo in cui si raccontava e si muoveva prima non era il migliore. Decide allora di diventare autentica, senza rinunciare alle sue caratteristiche – che fanno parte della sua natura di donna e di persona. E nel momento in cui si mostra per quella che è davvero, si accorge di essere amata ancora di più rispetto a quando appariva come una diva distante da tutto e da tutti. Questa nuova consapevolezza le regala un’umanità travolgente.

Quanto c’è di suo in Gloria? Quali caratteristiche personali ha portato nel personaggio?

Quando il personaggio è stato scritto, sono stata coinvolta attivamente e ho collaborato su alcuni temi e situazioni. Gloria ha delle particolarità caratteriali che mi appartengono: la velocità nella battuta, una certa goliardia, la capacità di raccontare anche le cose più pesanti con leggerezza, con un tono da commedia piuttosto che tragicomico. Questa è una cifra che sento molto mia, e ho fatto in modo che appartenesse anche a Gloria Grandi.