ANTONINO MONTELEONE & ADELE GROSSI
I fatti prima di tutto
Dal mondo a casa nostra, un viaggio in diretta che lega politica, cronaca, economia. Torna “Filorosso”, l’approfondimento del lunedì di Rai 3. «Un programma dinamico che si plasmerà sull’attualità» dice Adele Grossi. Antonino Monteleone promette «un confronto tra idee, tutte tranne quelle violente, che invece negano il dibattito»
Quella che stiamo per vivere sarà sotto molti aspetti l’estate più calda e difficile degli ultimi anni. Dove ci porterà “Filorosso”?
ADELE: Racconteremo l’attualità, stiamo lavorando alla costruzione delle prime puntate, pronti a rivedere le scalette fino all’ultimo istante, per poter raccontare tutto ciò che accade. Siamo in un momento difficilissimo, soprattutto sul piano internazionale, ma anche sulla cronaca, sulla politica interna. Stiamo preparando un programma dinamico che si plasmerà sui fatti.
ANTONINO: Se poi vuoi vederla sul piano filosofico, perché la trasmissione si chiama “Filorosso”, proviamo a tenere insieme piani apparentemente scollegati tra loro, che vanno dagli eventi esteri alla politica economica interna, toccando il mondo della cronaca nera, la giustizia, proponendo l’approfondimento su temi che stanno molto a cuore all’opinione pubblica. Ci occuperemo di Garlasco come di altre storie strettamente legate alla cronaca, che aiutano anche a sentire la temperatura del Paese sui temi della giustizia, sul modo in cui si svolge la vita di tutti i giorni. Penso al caso di Pierina Paganelli, una storia molto forte, con un unico indiziato: io ero convinto che ci fosse un pregiudizio negativo su Louis Dassilva, non voglio dire a sfondo razziale, ma è stato dipinto come latin lover, traditore seriale, e da questo suo comportamento, chiamiamolo così, poco commendevole, si faceva discendere la possibilità, l’elevata probabilità, che fosse anche un assassino. Questa è una cosa che il pubblico oggi vuole capire, c’è una fetta importante di persone che non ci sta a questo gioco, per cui un aspetto della personalità viene utilizzato, viene scagliato addosso, per dimostrare che sei anche altro. Vorremmo dimostrare che un conto è ciò che si è, altra cosa è ciò che si fa. La giustizia deve essere il luogo in cui si giudica quello che si fa.
ADELE: Poi vogliamo raccontare una realtà internazionale estremamente incandescente, e per quanto si possa dire che il pubblico della Tv italiana non è appassionato di esteri, gli italiani vogliono sapere in che modo la nostra politica interna si relazioni agli eventi esteri, quanto questi siano distanti geograficamente e quanto siano invece vicini al portafoglio delle persone.
ANTONINO: Fino a qualche settimana fa non sapevamo se saremmo andati in vacanza, se avremmo potuto imbarcarci su un aereo ad agosto perché il carburante era a rischio. Ora c’è un timido segnale di ripresa, per cui forse viene scongiurato il blocco delle forniture e così gli italiani potranno partire. Quello che indaghiamo è un filo sottile, si spezza e si paralizza il mondo.
Volgendo lo sguardo a casa nostra, cosa ci dobbiamo aspettare sul fronte politico dai prossimi due mesi?
ANTONINO: Ci sono due fenomeni. Uno molto importante a destra che si chiama Roberto Vannacci, che ha dalla sua il vento in poppa di chi si presenta come duro e puro verso quella fetta di elettorato. Vannacci potrebbe anche essere l’uomo che farà perdere le elezioni a una coalizione che fino all’altro ieri era convinta, malgrado il referendum, di potersi presentare all’appuntamento elettorale molto compatta e molto centrata sugli obiettivi conseguiti. Nemmeno a sinistra manca il subbuglio, anche il Partito Democratico sta vivendo le sue piccole scosse di terremoto. L’uscita di Pina Picerno è un tentativo, l’ennesimo, di una fetta importante del centro che guarda a sinistra, che ci dice che nel 2027 nulla è scontato. Chi era dato per perdente potrebbe recuperare e chi veniva messo in discussione non è detto che non mantenga un feeling con l’elettorato. Destra o sinistra, c’è un tema che sta sopra tutti gli altri, sono i soldi.
ADELE: Abbiamo l’esigenza di fare crescere l’economia del Paese perché solo se cresce paghi gli interessi sul debito, aumenti l’occupazione, puoi aumentare i salari e stare su un mercato che oggi è spietato. L’Italia ha una serie di vantaggi e beneficia di alcune rendite di posizione anche per la propria posizione geografica.
La politica riesce ancora a intercettare le esigenze dei cittadini?
ANTONINO: C’è un segnale molto positivo che è arrivato dall’ultimo referendum che dimostra che quando la domanda politica è chiara allora l’elettorato risponde. E te lo dice uno che ha votato sì, e poi ha vinto il no. Le persone vanno a votare quando la partecipazione si traduce in un fatto politico concreto e apprezzabile. Quando invece l’offerta politica è deludente, l’elettore è scoraggiato in partenza. Penso che la politica debba comunicare come partecipare sia il primo passo necessario per il cambiamento.
ADELE: Anche noi dovremmo fare uno sforzo nel racconto del Paese per accendere i riflettori sulle cose che non vanno, sulle ingiustizie, sulle diseguaglianze, ma anche su come si intende agire, facendo capire che contano le soluzioni.
ANTONINO: È importante che ai problemi si contrappongano le soluzioni, siano queste di destra o di sinistra, ma la gente deve sapere che ci sono. Puoi scegliere il colore, la temperatura e il tipo di soluzione.
Cosa significa raccontare i fatti nella loro complessità e farlo in televisione?
ANTONINO: Personalmente sono contrario alla demonizzazione della semplificazione. La sfida di spiegare le cose complesse si vince attraverso la scelta del linguaggio, credo si debba smettere di avere la puzzetta sotto il naso e di voler spiegare le cose a chi già le sa. Dobbiamo invece avere l’umiltà, la voglia e l’entusiasmo di spiegarle a chi non le sa e farlo in modo semplice, assumendoci la responsabilità di eliminare il superfluo da una discussione, da un racconto, e resistere alla tentazione di imporre, a chi ci guarda, la nostra visione delle cose. Al pubblico non interessa la mia interpretazione delle cose, o quella di Adele, e quando sente le lezioncine cambia canale.
ADELE: In un’epoca in cui tutto è disintermediato, in cui il leader politico non va più a fare l’intervista ma apre una diretta sui social e parla direttamente al suo elettorato, il lavoro del giornalista è sempre più quello dell’artigiano. Tu vai a ficcare il naso in un fatto, in una cosa che sta succedendo, e ti incarichi di semplificarla e di proporla a una platea che sia la più ampia possibile. Nel nostro “Filorosso” l’esigenza di semplificazione di cui parla Antonino si sposa con l’approfondimento e quindi con i servizi, con il racconto degli inviati.
Quale può essere il valore aggiunto di una conduzione a due?
ADELE: La doppia conduzione è un valore aggiunto, ci sono due sguardi e nessuno dei due nega l’altro. Se su alcune cose siamo in sintonia, su altre siamo su posizioni completamente diverse.
ANTONINO: Serve un confronto tra idee, tutte tranne quelle violente, che negano il dibattito. Ognuno ha il diritto di esprimersi, siamo in onda su Rai 3, e la Rai è uno spazio aperto a tutti. Ma questo a una sola condizione, che si accetti la sfida di mettere a confronto la propria idea con quella dell’altro. Lo scambio aiuta il lettore a comprendere la complessità.
Strettissima attualità a parte, cosa prevede la prima scaletta?
ADELE: Ci occuperemo di quello che è accaduto in questi giorni nel Regno Unito, dove sono aumentate le tensioni sul tema della convivenza. C’è un governo che è sotto fortissima pressione, noi cercheremo di capire perché. Sul fronte interno parleremo anche delle polemiche aperte dopo le dichiarazioni di Erri De Luca: in bilico fra la libertà d’espressione e l’esigenza di prese di posizione nette davanti a quanto accade a Gaza o in Libano.
ANTONINO: Torneremo anche ad occuparci della strage di braccianti ad Amendolara, che ci insegna come per avere abbassato il costo della manodopera siamo oggi chiamati a una sfida di legalità, di rispetto delle regole. In assenza di una cornice di regole presidiate dalle autorità questi lavoratori finiscono nelle mani dei caporali e poi, per avere chiesto il riconoscimento di un diritto, che può essere non dormire in una topaia o ricevere lo stipendio, vengono arsi vivi dentro una macchina.