Anteprima

Celestino V – L’eremita che diventò Papa

Presentato in anteprima mondiale alla 78ª edizione del Prix Italia il film con Michele Placido, diretto da Edoardo Re, dedicato all’eremita della Maiella che nel 1924, all’età di ottant’anni, viene eletto Papa. Una figura lontana dalle logiche del potere che, in pochi mesi, compie due gesti destinati a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa: la Perdonanza e la scelta di rinunciare al pontificato: «L’avventura di Celestino è stata qualcosa che mi resterà addosso per sempre» commenta l’attore che dà voce, corpo e anima a Pietro da Morrone

Al Prix Italia il film tv con Michele Placido dedicato a Pietro da Morrone, l’eremita della Maiella che
nel 1294, all’età di oltre ottant’anni, viene eletto papa con il nome di Celestino V.Una figura lontana dalle logiche del potere che in pochi mesi compie due gesti destinati a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa. Il primo è la Perdonanza, concessa il 29 agosto 1294 con la Bolla del Perdono: un atto che anticipa di sei anni il Giubileo indetto da Bonifacio VIII e che ancora oggi è al centro della tradizione aquilana, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il secondo è la rinuncia al pontificato, un atto senza precedenti. La rinuncia di Celestino non è soltanto il gesto di un uomo incapace di adattarsi al potere: è la scelta di un uomo che rivendica la propria libertà di fronte alle pressioni politiche del suo tempo e, in particolare, al controllo di Carlo II d’Angiò, re di Napoli. Una vicenda lontana sette secoli che continua a interrogare il presente: la storia di un uomo che, arrivato al vertice del potere, sceglie di sottrarsi al potere. L’anno di partenza è il 1294: la Chiesa è attraversata da profonde divisioni. Le lotte tra Orsini e Colonna paralizzano il conclave, che da ormai due anni non riesce a eleggere un nuovo Papa. A Roma cresce il malcontento popolare e la protesta contro il cosiddetto “clero grasso”. In questo clima arriva la voce di Pietro da Morrone, un eremita ultraottantenne che vive sui monti d’Abruzzo. Pietro annuncia una profezia: se la Chiesa non troverà presto il proprio Pastore, arriveranno terribili castighi. La profezia raggiunge Carlo II d’Angiò, re di Napoli, che, comprendendo immediatamente la forza di Pietro, lo raggiunge e fa arrivare le sue parole al conclave. Dopo due anni di stallo, i cardinali scelgono proprio lui e Pietro da Morrone diventa Papa Celestino V. È un uomo estraneo alle logiche della politica e del potere: un eremita abituato alla solitudine, alla preghiera e alla vita aspra dei monti della Maiella. La sua elezione alimenta le speranze di un popolo che chiede alla Chiesa un pastore diverso e di una comunità ecclesiale che cerca una nuova guida spirituale. In pochi mesi Celestino V concede la Perdonanza, destinata a diventare il primo Giubileo della storia cristiana, e compie poi una scelta ancora più radicale: rinuncia al pontificato. Da quel momento la sua vita cambia ancora una volta. Dalla gloria del soglio pontificio all’isolamento, fino alla morte nel castello di Fumone nel 1296. La parabola di Celestino V diventa così il racconto di un uomo che attraversa uno dei momenti più drammatici del Medioevo senza mai smettere di cercare la propria strada: un viaggio tra fede e potere, solitudine e responsabilità, politica e libertà. Una storia reale, insieme avventurosa e spirituale, che conserva ancora oggi tutta la sua forza e il suo mistero.

 

INTERVISTE

Michele Placido racconta il suo “Celestino”

Milioni di peccati è un mondo che non può concedersi il perdono. Un messaggio potente…

La “Perdonanza” è ancora viva e attuale. Siamo stati cacciati dal Paradiso terrestre perché il Padre eterno ci ha puniti, ma sapeva che sarebbero venuti uomini come Celestino, capaci di dare un senso al proprio percorso e alle proprie scelte. Celestino ha fatto tutto questo in tempi davvero difficili. Ho cercato di fare mio tanto l’uomo Pietro da Morrone quanto il Papa Celestino V.

Cosa le resta di questo viaggio?

Di Celestino avevo già letto molto. A nove anni frequentavo il Collegio dei Padri Redentoristi a Scifelli, vicino a Frosinone, dove sono rimasto per quattro anni. In qualche modo, lì ho maturato una certa cultura cristiana. Volevo persino diventare missionario, dare un senso a questo viaggio. Così, quando mi hanno parlato di questo personaggio e mi è stato “presentato” Celestino, dopo aver incontrato il regista Edoardo Re, mi sono illuminato. Ho subito capito che, per me, che ho ottant’anni, sarebbe stato molto faticoso. Poi, però, mi sono detto: “Se Pietro da Morrone è riuscito a diventare Papa a ottantaquattro anni, compiendo una vera rivoluzione, perché io non avrei dovuto provare a mettermi in gioco anche a questa età?”. L’attore ha sempre bisogno di personaggi impegnativi, capaci di aprire le porte a una nuova avventura. E quella di Celestino, per me, è stata un’esperienza che resta profondamente addosso, per sempre.

Cosa l’ha emozionata di questo personaggio?

È stato un uomo raro, capace di dare valore al lavoro, uno spirito forte e gentile allo stesso tempo.

 

Edoardo Re, regista

La vita di Celestino V, una scelta di libertà

Da dove nasce la scelta di portare sul piccolo schermo la storia di Pietro da Morrone, poi Papa Celestino V?

Mi è stato proposto di realizzare questo progetto, ma la verità è che certe storie superano il tempo e alcune figure vanno oltre la leggenda: sono uomini capaci di parlarci ancora oggi. Non volevamo fare una lezione di storia, ma realizzare un film capace di emozionare. La storia di Celestino V è quella di un uomo che non ha mai abdicato alla propria umanità, una dimensione che passa anche attraverso la spiritualità e il rapporto con il sacro. Credo che questa sia la forza di quell’uomo, che non era affatto una persona fragile e manovrabile dal potere. La sua vicenda parla a tutti noi, credenti e non credenti, e porta con sé un messaggio ancora profondamente attuale.

Nel Medioevo la libertà era un concetto complesso, e lo è, in realtà, ancora oggi. Perché un uomo “libero” fa così paura?

Credo che essere liberi, e Celestino V lo era, significhi non disperdere la propria umanità, mantenere viva la fiamma che ciascun uomo porta dentro di sé e che non deve essere spenta né addomesticata. È proprio questa fiamma a mettere in comunicazione e in relazione gli esseri umani tra loro e con il mondo.

 

Giovanni Scifoni

Voce narrante che ci immerge nella storia

Questa opera non è una docufiction, ma un film con un giullare che accompagna il pubblico dentro la storia di Celestino V, un uomo libero, un Papa oltre il potere. È stato un uomo che ha scelto la libertà di spogliarsi di tutte le nostre catene, a partire da quelle del consenso degli altri, un uomo e un Papa capace di far arrabbiare tutti, di deludere i potenti, tradendo l’idea che gli altri si erano fatti di lui. Era stato scelto perché pensavano di poterlo governare, ma non avevano messo in conto che non si sarebbe fatto governare da nessuno, mandando all’aria i progetti che gli altri avevano costruito su di lui. Questa è la vera libertà. Ce l’hanno molti anziani, ma sarebbe bello che riuscissero a conquistarla anche i più giovani.

Il potere della “Perdonanza”

Nel Medioevo il perdono dei peccati si pagava profumatamente, ma Celestino, con un atto di coraggio rivoluzionario, decide di renderlo accessibile a tutti. Fu questo il più grande regalo fatto alla cristianità: rendere accessibile a tutti il perdono di Dio. È un tema su cui anche Papa Francesco ha insistito moltissimo.