ANNA CHERUBINI

Un Professore. Prima che tutto abbia inizio

 

Rai Libri pubblica il romanzo che racconta l’anno precedente agli eventi narrati nella serie di Rai 1 e svela le ferite, le scelte e le contraddizioni di Dante, Anita, Manuel e Simone prima del loro incontro al liceo Leonardo. Il libro intreccia tensioni familiari, desideri inespressi e vite sospese, mostrando l’umanità dei protagonisti e il momento esatto in cui tutto stava per cominciare

 

Come nasce l’esigenza narrativa di esplorare l’origine emotiva dei personaggi della serie?

Quando una serie viene molto amata, cresce naturalmente il desiderio di approfondire i personaggi. Essendo sceneggiatrice, per me è stato spontaneo immaginare anche il loro “prima”. Nei libri tratti dalle serie ha senso evitare la semplice riscrittura della trama televisiva: nessuno leggerebbe ciò che ha già visto. Per questo ho scelto un tempo precedente, più libero e senza il rischio di anticipare elementi futuri. Il romanzo mi ha permesso anche di introdurre personaggi nuovi, situazioni non presenti nella serie e zone d’ombra che si possono esplorare solo conoscendo a fondo il mondo narrativo di partenza.

Dante vive un dolore che non si è mai davvero sedimentato. Quanto è stato complesso entrare nelle sue fragilità senza scivolare nella retorica?

Il dolore legato alla perdita del figlio è ancora vivo e non elaborato, e l’ex moglie ha contribuito a tenerlo nascosto, generando in lui una forte inquietudine. Nel libro questo trauma è ancora più fresco: Dante fugge da tutto, dalla famiglia, dai ricordi e soprattutto da se stesso. Prova a soffocare il dolore attraverso relazioni leggere che non lo salvano mai davvero. Emotivamente resta un uomo errante, capace però di ritrovare un equilibrio solo nella scuola, l’unico luogo in cui si sente autentico. Anche quando infrange le regole, come accade con Mimmo, lo fa sempre per un senso profondo di responsabilità verso i ragazzi.

Anita si muove tra sacrifici, lavori precari, maternità totalizzante. Perché era importante raccontare questa sua dimensione prima dell’incontro con Dante?

Anita nasce in un contesto familiare fragile e questo la rende una donna abituata a cavarsela da sola. Cresce il figlio senza una base professionale solida e si muove tra molti lavori, seguendo talenti e passioni, ma senza una direzione stabile. Nel libro è ancora in bilico: frequenta un corso per diventare traduttrice, vive momenti quasi adolescenziali e perfino una relazione senza peso con un ragazzo molto più giovane. Raccontare questa instabilità era fondamentale per capire il suo incontro con Dante: due solitudini che si riconoscono prima ancora di avvicinarsi.

Manuel e Simone sembrano due pianeti destinati a collidere fin dall’inizio. Da cosa nasce il loro conflitto profondo, che precede anche la narrazione della serie?

Il loro contrasto nasce soprattutto dalle differenze sociali e familiari. Manuel cresce con una madre imperfetta ma presente, con cui ha un dialogo spontaneo e continuo. Simone, invece, vive in una famiglia piena di non detti, segnata dalla perdita del fratellino gemello, un dolore che lui stesso ha rimosso ma che continua a pesargli dentro. È intelligente, sensibile, ma fragile e alla ricerca di un’identità che non ha ancora definito. Manuel è più diretto, più immediato. Due mondi distanti che si attraggono e si respingono allo stesso tempo.

Mimmo è uno dei personaggi più delicati, sospeso tra il fascino della filosofia e il richiamo dei traffici illegali. Che cosa rappresenta per lei questa sua “doppia traiettoria” morale?

Mimmo è un ragazzo brillante, molto più di quanto il suo contesto sociale riesca a sostenere. Vive circondato da stimoli criminali, ma ha una sensibilità e un’intelligenza che potrebbero portarlo altrove. Cammina su un filo sottile: basta un passo falso per ricadere nell’ambiente da cui vorrebbe emanciparsi. È la storia di molti ragazzi delle periferie, che spesso sono migliori del luogo in cui nascono ma non sempre riescono a liberarsene. La sua delicatezza nasce proprio da questa lotta continua contro un destino che non sente suo.

Nel romanzo compaiono nuovi personaggi e nuove dinamiche. Come ha lavorato sulla loro costruzione?

Ho lavorato molto sulle sfumature linguistiche e culturali, anche consultando dizionari napoletani per evitare stereotipi, soprattutto per i personaggi legati a Torre del Greco. Elena, la psicologa scolastica, è un esempio di figura complessa: una donna etica, rigorosa, con problemi familiari importanti. Tra lei e Dante c’è attrazione, ma vivono secondo codici diversi: lui infrange le regole per proteggere un ragazzo, lei non può ignorare l’illegalità. Questo crea una distanza interessante, anche nella loro vicinanza.

Che cosa spera che il lettore porti con sé dopo aver letto il libro, al di là del rapporto con la serie?

Spero che il lettore trovi una storia autonoma, capace di vivere anche senza il riferimento televisivo. Il romanzo regge da sé, con personaggi completi e coerenti. Chi conosce la serie ritroverà sfumature nuove; chi non l’ha mai vista potrà comunque entrare in un mondo narrativo che funziona anche da solo.